Anche in Mozambico non si scherza

Luglio 7, 2009

mozambicoSono andato qualche volta in Mozambico dove si respira un aria mista, un po’ europea almeno nelle città. Beira sembra appena uscita dalla guerra (del resto durata ufficialmente fino al 1992) s’aggirano vecchi portoghesi residui dell’impero, poco traffico, strade dissestate. Questi mangiano montagne di verdure bollite (specie patate) nei baretti ex-coloniali, quando possono corrono a Maputo ad ascoltare il fadoVillankulos e Pemba (e le stupende isolette vicine) sono state scoperte dal turismo e i sud-africani hanno costruito belle lodges. Maputo e l’area circostante è stata trainata dallo sviluppo del vicino Sud-Africa e le case sul lungomare fra cui la residenza di Mandela (e, si dice della sua amante) sono state occupate dai burocrati ( e amici) del Frelimo, il movimento marxista (ora convertito al libero mercato) che vinse la guerra. All’opposizione il Renamo, un tempo appoggiato da USA, cinesi e Sud-Africa per constratare la forte spinta sovietica nella regione. Oggi i cinesi sono i veri vincitori: costruiscono strade, sfruttano le risorse minerarie, fanno commerci, danno aiuti vincolati al business. Non solo in Mozambico ma in quasi tutta la regione sub-sahariana.

Fra qualche mese, ad ottobre, le elezioni,  che si faranno, anche qui, in presenza di una strisciante crisi economica. Le esportazioni sono calate del 36% (primo trimestre 2009), specialmente quelle di alluminio la principale, gestita dalla potentissima Mozal (ben messa con il governo, i donatori internazionali e d’origine anglo-australiana). 1000 dipendenti fra i meglio pagati in questa parte di mondo. La Mozal dovrebbe trainare investimenti stranieri in nuovi grossi impianti localizzati nel Beluluane Industrial Park, l’area industriale appena costruita nei pressi della capitale. Lodi e critiche al progetto: scuole, sanità, assistenza sociale sono assicurate ai dipendenti (prossimi per l’intera area a 5000); niente ricadute sulle aziende locali (e , dunque, sullo sviluppo economico diffuso) perché tutti i materiali ed esperti arrivano dal Sud- Africa o dall’estero.

La Mozal è una potenza: l’alluminio pesa per i 2\3 sulle esportazioni mozambicane e copre la metà della crescita del PIL (che nel 2008 è stato un bel 7%). Armando Guebuza (presidente) e il potentissimo e inossidabile Joaquim Chissano guardano con preoccupazione al crollo dell’alluminio, del gas naturale (-50%) e dei prodotti agricoli (cotone, noci, tabacco, legname, -30%) e al coseguente dimezzamento della crescita del PIL (si preannuncia un PIL in crescita per il 2009 solo del 4%), non sufficiente a ridurre la povertà, combattere l’aids (1,5 milioni affetti) e la malaria (5 milioni colpiti), estendere l’educazione nelle aree rurali (2\3 della popolazione) come era nelle intenzioni di governanti e donatori. Aumenta la migrazione verso il Sud Africa e scoppiano disordini con i locali (22 stranietri uccisi nell’ultimo mese).

Quindi, malgrado il naturale sviluppo dell’economia e del mercato: trasporti, comunicazione, conoscenze, reddito, educazione, sanità, permangono elevati gli indicatori di povertà che pongono il paese, malgrado l’enorme sviluppo degli ultimi anni, in fondo alla classifica dei paesi più sfigati: 167 su 179. In teoria, accanto al mercato, avrebbe dovuto agire la gran ghenga della cooperazione internazionale che qui ha riversato fiumi di miliardi e innumerevoli politici (molti dei quali italiani, dato che il Mozambico è il paese che riceve, tramite le ONG, il più alto obolo dalla cooperazione italiana).

Uno spicchio di cosa fanno questi proviene da un collaboratore italiano, che lavorò per 10 anni per CCS Italia (abituale esempio citato dell’inefficienza e cialtroneria delle ONG). Leggiamo cosa mi scrive (la sua mail è disponibile per i malfidenti) e per quei poveretti di Promodigital (spariti dala circolazione dopo le promesse di documentazione) che hanno pubblicizzato questi succhia soldi.

“Sono 3 anni non hanno fatto quasi nulla bel modo di fare cooperazione fanno una o due distribuzioni l’anno 50 o 60 mila meticais. 20 dollari (in Italia raccolgono euro 250 a bambino ndr) circa questo piu o meno l’aiuto che riceve un bambino all’anno. Tempo fa c’erano qui degli ispettori (i perdigiorno della teorica, ma costosa certificazione di qualità ndr) per vedere se tutto era in regola hanno dichiarato che tutto era perfetto chissa a chi hanno chiesto informazioni forse in qualche hotel a 5 stelle a Maputo. comunque questa è la cooperazione che fa il CCS (Centro Cooperazione Sviluppo ONLUS) qui in Mozambico”.

Questa mail fa mucchio con quelle provenienti dal Nepal e con l’incredibile storia dei Boat INGO People dalla Cambogia (progetti per favorire l’ammortizzamento di barche dei cooperanti come si legge). Per farci qualche altra risata aspettiamo il bilancio, che per vergogna forse, quest’anno è stranamente in ritardo.


Storie di Yarchagumba, business sull’Himalaya

Luglio 6, 2009

dolpoLe scuole si chiudono per due mesi nei distretti occidentali del Dolpo, nelle alti valli del Manang di Darchula e del Rolpa, tutti, compresi, vecchi donne e bambini salgono montagne e colline per raccogliere il magico (e costoso) fungo-larva del Yarchagumba. Una muffa-fungo, (Cordyceps sinensis) durante i mesi invernali, fagocita il corpo di una specie di bruco\larva (Thitarode) mummificandolo. La reputazione della Yarchagumba come revitalizzante è vecchia di 1500 anni. Nei villaggi tibetani si fanno  fanno infusi nel tè e nelle  zuppe per migliorare le prestazioni sessuali, purificare il fegato e rafforzare l’energia vitale.

Anche in Himachal Pradesh, Uttarakhand, Sikkim and Arunachal Pradesh si trova questa muffa, il cui nome deriva da “estate pianta e inverno insetto”,  anche lì utilizzato dalla medicina tradizionale ed esportato in Cina, Giappone e mezzo mondo. Si lasciano una decina di funghi\muffe biancastre in infusione nel chang (orzo o riso fermentato) per un mese e poi si beve la pozione. Risultati: stile quelli del ginseng, un po’ più di tonicità. Molti, anche fra gli espatriati di Kathmandu, ne parlano come una svirgolata di potenza ma a me non è sembrato.

Queste qualità energetiche (vere o presunte) hanno creato un vasto mercato (enormemente cresciuto dal 2001 quando il governo nepalese liberalizzò la raccolta, chiedendo una tassa formale) portando reddito fra i raccoglitori. Intere famiglie salgono fra le montagne (il fungo nasce fra i 3000-5000 metri), costruiscono tendopoli di plastica o si rifugiano nelle grotte. Lassù fa ancora freddo e c’è rischio di valanghe. Per questo i brokers attendono nei villaggi per poi veicolare la muffa bianca verso il Tibet (Cina), Kathmandu e l’occidente. La Yarchagumba inizia ad essere raccolta quando si scioglie la neve da metà giugno. Non è facile trovarla fra l’erba e deve essere poi ripulita con uno spazzolino da denti. Un chilo viene venduto dai raccoglitori per euro 500 e poi rivenduto per il doppio dai brokers, per finire a un costo finito di oltre euro 15.000 per la migliore qualità. Un chilo è composto da circa 4200 funghetti.         Ogni cercatore si porta a casa una trentina di euro al giorno, se è fortunato, racconta l’amico Gyathsen che arriva da quei villaggi, una cifra enorme che permette di comprare casa, terra, mandare i figli a studiare. Come sempre accade c’è chi la produce in casa con funghi marci e cerca di rivenderla.

Si racconta che parte di fondi utilizzati dai maoisti per le armi provenissero dal controllo del commercio della Yarchagumba nelle aree da loro controllate in Rolpa e Dolpo. In Tibet i profitti derivanti dal fungo (nelle poche aree in cui si raccoglei)  hanno provocato, nel luglio 2007, scontri fra cercatori a Dabba (Sichuan) con una decina di morti e qualche centinaio di feriti. In Tibet la raccolta è controllata (almeno dove può, dal Governo) e naturalmente limitata. Durante i giochi olimpici diversi atleti utilizzarono il fungo sollevando qualche problema di anti-doping. Poiché il business non conosce frontiere (specie quelle bucate nepalesi) è iniziato un fiorente contrabbando del fungo verso la Cina (dove vi è grande richiesta e poca produzione) con al centro l’antica città mercato tibetana di Taklakot. Qui si commercia di tutto (illegalmente), pelle di animali protetti, muschio di gazzella, droghe varie e anche la Yarchagumba.

Business crescente e lucroso, tant’è che nello sperduto villaggio di Nar, fra i bellicosi manangi, un gruppo di sette cercatori estranei è stato fatto fuori. Di norma, come in Italia per i cercatori di funghi, si poteva arrivare a qualche bastonata per chi si avventurava a cercare il costoso fungo fuori dalle sue zone. Ma ora con la crescita dei guadagni anche i cittadini (o gli abitanti delle pianure, 2000 solo in quest’area) s’avventurano a cercare fortuna in assenza di opportunità di lavoro e reddito. E’ una lotta per la soppravviveza e, chiaramente,  i montanari s’incazzano dalle botte sono passati a metodi più spicci. La polizia ne ha arrestato 63, la conseguenza sarà proteste a non finire nei prossimi giorni.

Chi vive nelle città nepalesi è un po’ allo stremo con un inflazione (ufficiale) del 13% che si concentra sui generi alimentari primari (riso, verdure, zucchero) dove i prezzi sono aumentati nell’ultimo anno di oltre il 30% e un economia sempre più basata sulle rimesse degli emigranti e gli aiuti internazionali. Lo sviluppo del sistema produttivo, delle piccole medie-industrie, dell’agricoltura moderna sono rimaste nei papiri delle organizzazioni internazionali. L’unica politica economica è “si salvi chi può” come è ben rappresentato dall’affaire Yarchagumba nel Manang.


Re D’Asia

Giugno 30, 2009

Gran mangiate di dahichura (riso battuto), innaffiate dal chang, riso o orzo fermentato nei villaggi del Nepal per celebrare l’antica festa dell’inizio dei monsoni. Quest’anno in ritardo di due settimane (evento mai accaduto9 ma finalmente arrivato. ” The fluctuating weather system over the Bay of Bengal and northern India had pushed this year’s monsoon some two weeks back, against the early forecast of weathermen. Monsoon normally begins in the second week of June” dicono dal Dipartimento di meteorologia. Si preannunciano piogge torrenziali nei prossimi giorni che faranno felici gli agricoltori ma non chi abita lungo i fiumi, non curati e sempre pericolosi in questo periodo.

Senza il monsone il Nepal non mangia poiché solo il 21% della terra coltivabile è irrigata artificialmente, malgrado 40 anni di progetti internazionali dedicati all’acqua. Come ogni anno esploderanno epidemie di difterite nel Terai (acqua inquinata) e frane e straripamenti faranno fuori centinaia di persone e villaggi. Non è portare sfiga ma è un tragico evento che si ripete ogni anno anche qui malgrado miliardi di euro spesi per gestire i disastri. Inoltre il governo non governa e dunque tutto si fa più difficile. Segnale positivo: il Comitato Centrale dei maoisti ha rigettato la linea del duro Mohan Baidya (a dire il vero anche lui poco convinto) per un ritorno alla guerra popolare e accettato il morbido Prachanda che chiede un governo d’unità nazionale. Ipotesi accettabile anche dagli altri partiti e dall’India che sta manovrando per stabilizzare il paese.

La democrazia ottocentesca, fatta di riti, elezioni, spartizioni non sembra più funzionare (già diceva qualche anno fa l’amico politologo Francesco quando era in forma (carico). I tempi sono cambiati, le società più veloci, i diritti rappresentati dalle opportunità economiche più che dal voto e, quindi, bisogna cambiare tutto. La soluzione, valida anche per la dissestata (politicamente Italia) è votare solo per una lista di ministri, senza più parlamento, controllati da efficienti (non come accade adesso lottizzate e controllate dai controllori) corti costituzionali e dei conti. Se il governo fa dei casini, la sfiducia viene data dalla maggioranza dei governi regionali (eletti con lo stesso sistema). E, secondo, lui tutto fila senza tante perdite di tempo e soldi per la nomenclatura (nazionale, regionale, comunale, etc.). Un ipotesi da rivalutare quando si è meno carichi.

Norodom SihamoniIn Asia si è piantata anche l’alternativa monarchica che, anche quella, almeno qui non funziona. Troppo somari i sovrani. L’ex re Gyanendra Shah sta per compiere gli anni, isolato nel suo cottage a Nagarjuna non si è fatto più sentire ma sta preparando un discorso alla nazione, annunciano i suoi scarsi seguaci. Probabile contenuto: peggio di così non si può andare, i partiti si sono dimostrati ancora una volta inefficienti e corrotti, meglio che torni io. Come già scritto, è troppo tardi, poteva abdicare prima a favore del nipote, e non attirarsi le antipatie indiane e occidentali.

Il suo compleanno non muoverà più cavalieri, elefanti, popolo come accadeva nel passato. Stessa sorte, almeno per il compleanno, sembra subire il dimenticato Re della Cambogia Preah Karuna Preah Bat Sâmdech Preah Bâromneath Nai Preah Reacheanachakr Kampuchea, più noto come Norodom Sihamoni. Lui ha sempre preferito fare il ballerino più che il monarca ed è stato completamente soffocato dal potente, dinamico e populista primo ministro Hun Sen. Il padre, Norodom Shianouk, si è ritirato a Pechino dopo aver governato la Cambogia per 60 anni quando si accorse che, per anzianità, malattie, situazione politica non poteva contare più niente nel suo paese. Abdicò nel 2004 e fra la ventina di figli (legittimi e no) che generò durante il suo regno, gli fu imposto quello meno simile a lui. Timido e schivo, non amante delle donne, senza prole, privo del carisma populista e dell’arte del barcamenarsi del padre è finito a 55 anni a portare fiori all’ambasciata della Corea del Nord, che, sembra, fornisca nerborute e disponibili guardie del corpo (in senso stretto) al sovrano,  large basket of flowers to the DPRK embassy in Phnom Penh on the occasion of the birthday of General Secretary Kim Jong Il. Written on the ribbon of the basket were letters reading “Glory to H.E. Kim Jong Il, the great leader of the Democratic People’s Republic of Korea. Cambodian King Norodom Sihamoni.” Scrivevano i giornali qualche giorno fa.

L’unico che se la passa bene (e detiene potere reale) è il Re della Thailandia (Bhumibol Adulyadej o Rama IX), amato dalla sua gente e gran controllore dei potenti generali e dell’esercito.


Nepal, difficile trovare un respiro

Giugno 22, 2009

budhanilkanta-vishnu-dormiente, l'ecquilibratoreUna ragazza di 18 anni rapita e uccisa a Bungamati (ai margini di Kathmandu, dove risiede l’attualmente venerato e vagante Rato Machendranath). I suoi compagni di scuola che protestano a Kalimati perché siano catturati i delinquenti che hanno fatto a pezzi la giovane Khyati Shestra, arrivata da Biratngar per studiare e lavorare nella capitale. Non è il primo caso di quelli che sono chiamati rapimenti random, in cui i rapitori chiedono il riscatto dopo aver ucciso la vittima. Un brutto segno che conferma disperazione e rottura di sistemi sociali e culturali.

A Baglung, nell’estremo ovest, sono scoppiati violenti disordini a seguito di un matrimonio fra un Dalit e un membro di una casta più elevata. Due persone sono state linciate a Bara (nel Terai centrale) perché accusate di aver ucciso un esponente maoista.

Intanto non piove e si ritarda la semina del riso con inevitabili conseguenze negative sui prossimi raccolti; l’alta temperatura e la mancanza d’acqua rischiano di ridurli del 30-40% con gravi conseguenze sulle scorte alimentari delle famiglie. Nell’estremo ovest (distretto di Achham) già si parla di carestia come preannunciato da tutti (comprese le varie cocche delle NU) da mesi, senza però che dopo gli annunci seguissero i fatti.

Kathmandu è perennemente sconquassata: dai maoisti che, nei giorni scorsi, hanno bloccato gli uffici pubblici, vandalizzato qualche sede degli oppositori. Nel distretto di Dhading gli scontri fra partiti hanno obbligato al coprifuoco. Dai nazionalisti che hanno accolto con bandiere nere il potente emissario del governo indiano Menon, salito a Kathmandu per cercare di convincere i partiti sostenuti (Madhesi, Congresso e UML) a mettersi d’accordo. Impresa difficile ma necessaria per porre le minime basi per rimettere ordine ai confini. Tanto più isto che i maoisti indiani hanno ripreso l’offensiva (11 morti nell’India centrale) e che, addirittura, in Bhutan sono comparsi gruppi armati che si richiamano al vecchio e in disuso (almeno in Cina) Gran Timoniere.

Fra i nazionalisti arrestati (e malmenati) il regista Manoj Pundit, autore del documentario Greater Nepal: In Quest Of Boundary in cui addirittura chiede di ripristinare gli antichi confine del Grande Nepal (prima dell’accordo del 1876 con l’ Impero inglese a Segauli) e che includevano Darjeeling e il Sikkim.

Insomma il solito casino che tende ad aumentare dopo che in 1 mese il governo non è stato neanche in grado di definire i propri ministri, figuriamoci di prendere qualche decisione a beneficio del paese. Nella logica del non c’è mai peggio, qualcuno inizia a rimpiangere i maoisti di Prachanda e a preoccuparsi di una ripresa, in forme diverse, del conflitto.

L’arresto di Manoj introduce, però, qualche avvenimento interessante. Sta girando per il Nepal (145 proiezioni in tutti i distretti) il film Frames of War (visto da decine di migliaia di persone) che racconta in 45 minuti la storia di sette famiglie schiacciate dalle opposte fazioni durante il conflitto civile e il desiderio del paese di chiudere definitivamente quel capitolo durato dieci anni di morti, torture sparizioni e violenze . The testimonies we gathered, the emotions expressed were so raw and so powerful that we felt we have to document them, racconta Kunda Dixit (lo Scalfari del Nepal) e dal suo giro per il paese segnala con preoccupazione “More worryingly, we saw rising ethnic friction. Class war seems to have been replaced by growing ethnic and communal violence.” I registi sono Prem BK and Kesang Tseten.

Si raccontano tragedie non risolte, sfruttate e dimenticate anche nella mostra fotografica aperta a Bhrikuti Mandap Exhibition Hall. Qui 90 fotografi di tutti i paesi hanno portato tristi testimonianze dei disperati del mondo: i milioni di rifugiati Pakistani dell’Afghanistan, dal campo profughi di Mugunda in Congo. Un po’ di speranza la racconta un fotografo nepalese nelle sue foto sui profughi buthanesi As a photographer, I toured the camps in search of sadness but found hope. I searched for photogenic miseries but found bright eyes and easy smiles I searched for fatalism but found a vibrant community.

Un respiro.


Kathmandu di notte

Giugno 16, 2009

3081879398_48f5638e4fNon si riesce a fare un governo decente, sono passate due settimane e l’elencodei ministri si fa e si disfa ogni giorno, cercando di conciliare le necessità dei 22 partiti che formano la coalizione.I maoisti accentuano la pressione per non restare fuori, bloccando Kathmandu, molti distretti del Terai (e dunque i trasporti dall’ India) e ricostituendo strutture di governo indipendenti.

I micidiali militari indiani delle Forze di frontiera spazzano via interi villaggi nel Nepal occidentale (già sfigato e povero) per allargare i confini dell’India in attesa della firma del trattato (fermo da un anno) da parte dei fantomatici governi nepalesi.

I partiti Madhesi vogliono tutto e subito: ministri, loro uomini nelle forze armate, autonomia del Terai e già protestano nell’Assemblea e nelle piazze. Nel gran baillame ne approfittano i mangiasoldi delle Nazioni Unite e ottengono il prolungamento dei mandati per due enti inutili, dannosi e costosi:Office of the High Commissioner for Human Rights, Nepal (OHCHR-Nepal) e lavergognosa UNMIN. Il mancato rinnovo degli accordi con questi qua avrebbe portato danni non solo agli espatriati e locali foraggiati per far nulla (o danni) qualche migliaio, ma anche al fiorente mercato della bella vita notturna, condito con prostituzione e sexi (dance)bar .

In questo settore, esploso, negli ultimi 5 anni lavorano oltre 5000 persone (fra cui si racconta qualche centinaio di ragazzini\ragazzine). Thamel, i grandi alberghi, i casinò sono i pilastri della nuova night life della capitale. I tristi bar/bordelli di Thamel con incredibili insegne luminose o dipinte a mano; i sorpassati full massage, unici centri di diffusione del sesso a pagamento fino a pochi anni orsono; gli occulti giri d’alto bordo negli hotels a 5 stelle e nei casinò. In ordine: nepalesi, turisti ed espatriati il mercato.

Pensare che fino a pochi anni orsono, tutto si spegneva alle 22 (anche i pochi televisori che esaurivano programmi di ballo e soap opera indiane). Strade deserte, solo il sabato s’aggirava qualche ubriacone magari uscito dai ristoranti indiani che vendevano alcol e propinavano un po’ di musica. Bisognava stare attenti alle alle ronde costanti dei poliziotti intabarrati in paurosi mantelli verdi.

Negli ultimi anni, al sabato e al venerdì il centro di Kathmandu è pieno di gente. Ragazze e butta dentro cercano d’infilare gente negli afosi bar che hanno ripreso a funzionare a pieno ritmo, malgrado ordinanza e proclami. Nel settembre 2008, il ministro degli interni Bam Dev Gautam, chiuse per 15 giorni i i dance bars. Poi manifestazioni delle lavoranti, proteste della potente lobby dei gestori, interventi dellepotenti mafie Tamang, Manangi e tibetane che procurano voti e stipendi a mezzostato hanno fatto arretrare il governo.

Gli unici che ci hanno rimesso in questa tentata ondata moralizzatrice sono stati i travestiti che hanno abbandonato Tridevi Marg (troppo centrale) e si sono piazzati all’angolo buio di Lazimpath.  I baretti hanno continuato come prima. Le donnine d’alto bordo che s’aggirano negli hotels per gli espatriati se ne sono fregate alla grande delle parole del ministro, contano su protezioni più potenti. Qualche parlamentare e ministro è stato beccato nei bordelli ma tutto è finito nel gossip popolare (evento di cui l’Italia è campione) senza alcuna conseguenza per i protagonisti.

Per certi versi è vero quello che dichiarò il ministro restaurants and bars have encouraged youths to criminal activities, leading the society to chaos; e d è vero che la mentalità dei nepalesi è cambiata velocemente nell’ultimo decennio. Luoghi considerati da fuori casta (bar e discoteche) sono oggi frequentati dalla buona società nepalese;  le ragazze che ci lavorano, un tempo socialmente emarginate, iniziano ad essere accettati. Non si raggiunge il livello della Cambogia dove tutto e in ogni luogo è in vendita ma il trend sembra questo.

Chi rischia di stare fuori dal giro chiaramente ne soffre e s’incazza. Per bere, andare ai rave party, rimorchiare qualche ragazza servono soldi,macchine, telefonini (gli espatriati danno l’esempio) che non si fanno coltivando i campi della famiglia, vendendo cipolle, lavorando nelle fabbrichedi tappeti. Chi non ha i soldi, come ovunque, dà via di matto ed ecco fatti fino a pochi anni orsono impensabili. Alle 9 di sera, una donna è stata assalita nel centralissimo Ratna Park, a pochi metri dalla stazione di polizia. Non si contano le rapine violente nelle strade e i furti ngli appartamenti.

Dl resto servono bei soldi per andare nei locali, come ovunque. Tanti ragazzi s’affollano nei luoghi cult: il Platinum allo Yak and Yeti (che se ne impippa dell’obbligo di chiusura alle 23), al vicino Lakhey a Durbar Marg. Al Fire Club nel centro di Thamel che sembra esplodere per la musica sparata e a decine d’altri che diventano cool in base a stagioni e mode, come ovunque. Ogni tanto la polizia interviene bastona qualcuno, chiede una mancia e si ritira. Le ragazze si cambiano nelle toilette dei locali perché non possono uscire di casa con minigonne e abiti scollati, i ragazzi, come ovunque, tendono più al trash.

La mano d’opera, nei locali, è gente arrivata dai villaggi, facce da contadini, che malgrado la maschera di malizia e furbizia mi sembrano ancora fuori posto.


Un passo in Bhutan

Giugno 8, 2009

flagsIn Nepal tutto fila come previsto e con grandi difficoltà. Il governo s’allarga a dismisura per accogliere membri dei diversi gruppi di potere, i partiti si sfaldano per accaparrarsi posti (specie il Madhesi Janadhikar Forum e l’UML), i maoisti bloccano la capitale con continui chakka jam. Qua mancano veline, cantanti e regali da nababbi ma i sudditi sono comunque dimenticati. Una decina di giorni ed è già marasma, come ai vecchi tempi. La gente inizia ad essere stanca di tutto questo casino, degli scioperi che bloccano movimenti, lavoro, commerci. A Banepa, pochi chilometri da Kathmandu, nel distretto di Kavre centinaia di persone hanno attaccato la sede dei maoisti, cercato i forzare i blocchi degli stessi, sono scoppiati disordini ed è stato imposto il coprifuoco. Lo stesso sembra avvenire in altri distretti.

Da Patan è partito l’immenso carro di Rato Machendranth, Controllore delle Acque e del Monsone (già arrivato). E’ una divinità Newari (gli originali abitanti della Valle) venerata sia dai fedeli del buddhismo che dell’hinduismo tantrico da loro sempre praticato. Una forma di Shiva e del Boddhisattva Avalokitesvara che deve essere propiziato per assicurare il regolare ciclo della natura.

Questo è quanto accade nella capitale; poi incontro Bernard, ormai un freakkettone sessantenne, che conobbi a Kathmandu all’inizio degli anni ’80. Lì viveva al mitico Kampo Hotel, una stamberga essenziale molto cool in quegli anni. Non c’era niente (servizi, acqua) ma era a pochi passi dalla Piazza in quella che un tempo era chiamata Cake Street, per i numerosi negozi di torte e costava quasi niente. Lì come tanti altri viveva da anni (arrivò in Nepal con le prime migrazioni di hippy nella metà degli anni ’70) trasferendosi durante il monsone a Goa, Cochin ed altri posti sull’oceano indiano. Aveva, come molti, una piccola rendita che arrotondava dipingendo belle cartoline. Per aumentare i guadagni (allora investiti in ganja), utilizzando le sue capacità artistiche, si specializzò nella falsificazione dei visti nepalesi, uno dei servizi più richiesti per il limite di 5 mesi da sempre posto ai turisti. Un bel giorno gli astuti nepalesi hanno cambiato, senza avvertirlo, il colore dello stick del visto che s’appone sul passaporto ed è finito in gattabuia, insieme a qualche cliente.I nepalesi gli apposero un bel timbro nero sul passaporto e per cinque anni dimenticò l’Himalaya nepalese e si spostò su quella indiana. Grande viaggiatore e coltivatore d’amicizie nel tempo divenne esperto di piante medicinali, riuscì a trovare un lavoro nel proibito Bhutan e da lì è oggi ritornato.

Porta sempre bei racconti; un tempo aiutato dai prodotti locali sparava frasi e pensieri che sembravano usciti da un libro di Buddha (eravamo giovani ed ingenui). Testa e cuore chi deve prevalere, si discuteva: la testa che deve servire per togliere blocchi, preconcetti, pensieri che, fissi, impediscono lo scorrere dei sentimenti, proclamava tanti anni fa. Tramite lui ci facciamo un viaggetto in quel simpatico e dimenticato paese, il Bhutan.

Nello scorso marzo vi furono le prime elezioni, il paese divenne una monarchia costituzionale. Ma con qualche problema, molta gente è stata esclusa. I monaci e i religiosi e, specialmente, i Lhotshampa (i bhutanesi d’origine nepalese che vivono nel sud del paese. Per lavorare, andare a scuola, aprire attività devono ricevere il No Objection Certificates (NOC) e pochi l’hanno ottenuto malgrado la democrazia. Bernard ricorda che centomila furono espulsi in 24 ore nel 1989, spediti nei campi profughi del Terai, in una delle più grandi (e non considerate) pulizie etniche dell’Asia.

Anche l’economia sembra peggiorare; resiste l’export d’energia idroelettrica verso l’India e aumentano gli aiuti internazionali, malgrado tutto. Il partito di governo Druk Phuensum Tshogpa (DPT) lanciò lo spettacolare Gross National Happiness (in sostituzione del più prosaico Gross National Product) con obiettivo, fra gli altri, di assicurare l’indipendenza economica del paese. Ma Thimbhu continua a chiedere soldi ai donatori internazionali che sono ben felici di darglieli, malgrado la debole difesa dei diritti dell’uomo. Il Bhutan è posto bello e remunerativo per gli espatriati.

Racconta Bernard, che anche la gente comune (oltre gli sfigati Lhotshampa) iniziano a lamentarsi e cita un rapporto pubblicato lo scorso settembre dall’ Anti-Corruption Commission. Il 55% ha dichiarato che nepotismo e favoritismo limitano libertà economiche e opportunità e sono un freno allo sviluppo del paese. Il “misuse” dei fondi pubblici a favore dei gruppi legati alla monarchia e al partito di potere, le mazzette sono altri fenomeni indicati nel Rapporto. Più recentemente il 47% della popolazione non crede più alll’ideologia ufficiale del Gross National Happiness e nella gestione del potere da parte del nuovo governo.

In realtà Re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck ha fatto un ‘opera di maquillage, conclude Bernard, primo perché si ètenuto il potere di rigettare le decisioni del Parlamento non gradite, secondo perché gran parte degli eletti sono legati da sempre, per ragioni famigliari o di potere, alla monarchia. Bernard, che ama il Bhutan, i bhutanesi, le montagne, i monasteri persi nel verde, le erbe medicinali e le gonne colorate che è il vestito nazio ale, si domanda, però, coma mai nessuno (e specie quei dormiglioni delle NU) non parlino dei problemini che, anche, qui affliggono i diritti dei meno ammanigliati.


Nepal: tensioni e fragilità

Maggio 26, 2009

con Padre Anthony Sharma, nella chiesa di KathmanduLa crisi si sta risolvendo come scritto in altri posts. Il veterano Madhav Kumar Nepal, (nuovo Primo Ministro)  uno dei maggiori responsabili dello sfascio del paese dal 1990, è riuscito ad assicurare al suo partito (UML- (Unione dei marxisti leninisti) uscito duramente sconfitto dalle elezione un po’ di potere, sicuramente temporaneo. I maoisti sono incazzatisimi e giudicano il governo un fantoccio (puppet) creato con un alchimia politica da “foreign masters”, cioè India e USA.

Non hanno tutti i torti per entrambe le definizioni, il nuovo governo indiano gongola nel vedere i maoisti isolati, le loro velleità verso la Cina stroncate e il possibile appoggio ai maoisti indiani annullato. Inoltre, il loro protetto il Congresso nepalese, malgrado l’assoluta crisi di leadership (ancora comanda il vecchissimo Koirala), riprende l’iniziativa e il comando, strumentalizzando la voglia di potere del Partito comunista moderato (UML), in perenne competizione con i maoisti.

Prachanda ha fatto, come in tutti questi 9 mesi di governo, la figura del somaro. Sputtanato a livello planetario per lo scandalo del sovra-dimensionamento del suo esercito, dei fondi per i combattenti transitati nelle casse del partito (grazie al fancazzismo e incompetenza delle Nazioni Unite), per il suo piacere manifesto per mangiate, belle macchine e prebende non sarà neanche credibile quando il nuovo governo s’insabbierà nelle lotte di potere e nell’incapacità di governare. I maoisti non sono ricordati positivamente per le loro capacità dalla gente del Nepal. Adesso hanno due strade davanti e un opportunità: cercare di co-partecipare al governo e spingere per la soluzione dei problemi del paese o, come sembra, ricostituire un governo alternativo nei villaggi e nelle città, basato sulla violenza e le minacce. Nel primo caso sarebbe un grande merito da spendere nel secondo un ulteriore spinta verso al disgregazione sociale del paese.

Sabato,  il noto Nepal Defence Army (gruppo terroristico hindu)  è ricomparso a Kathmandu facendo esplodere una bomba artigianale nell’unica chiesa cattolica della capitale, sede del nuovo vescovado. Due morti, molti feriti. I due ragazzi rimasti uccisi portano nomi occidentali Patric, Celestina. Erano membri della comunità cattolica che è cresciuta negli ultimi vent’anni, da quando fu costruita la strana chiesa di Jawalakhel, sede dell’attentato. I sacerdoti cattolici hanno, lentamente perché in Nepal era vietato fare proselitismo religioso, costruito scuole, centri d’assistenza, muovendosi come operatori sociali . Del resto il Vaticano è la più grande (e forse più efficace) ONLUS\ONG del mondo. In Nepal, poi, l’essere cattolici è diventata una specie di moda, d’avanzamento sociale e d’occidentalizzazione.

La chiesa ha una stravagante architettura, che compare a sorpresa alla fine di uno stretto vicolo. Mischia stili buddhisti, hinduisti e il cupolone è sovrastato da un immenso angelo con un topi (cappello nepalese). Nel compound funzionava una scuola per bambini abbandonati. Father Antony Sharma (nella foto), da un paio d’anni, nominato vescovo è un simpatico vecchietto nepalese che proviene, però, da Darjeeling il centro dell’intellighenzia della diaspora; chiaramente è un brahmino. Con lui iniziammo a lavorare nel 2003, cooperando per la creazione e il sostegno di una scuola a Chitwan per i bambini Chepang.

Dolore, sconforto e preoccupazione sono i sentimenti dominanti nella comunità cattolica (un paio di migliaia di fedeli) e fra i sacerdoti e missionari. Qualche mese fa, si sospetta, fu ucciso un missionario nell’ovest del Nepal dalla Nepal Defence Army che richiede uno stato hindu, il sanscrito obbligatorio nelle scuole, il divieto di altre religioni. Lo stesso gruppo ha rivendicato, nei mesi scorsi, attentati con vittime nel Terai e a Kathmandu. Legati ai gruppi oltranzisti hindu indiani, mano armata dell’ex re Gyanendra in una strategia della tensione; queste sono le voci che circolano. Dato certo che compaiono nei momenti di crisi politica e contribuiscono a rendere il paese pericolosamente fragile.


Manca il sale sull’Himalaya

Maggio 21, 2009

himalyan traders Fino a pochi anni fa, nel mercato di Patan si vendevano blocchi da sale minerale, marrone biancastro e perfino nero. Scendevano come secoli orsono dal Tibet attraverso le antiche carovaniere molte delle quali utilizzate oggi dai trekkers. La stessa Kali Gandaki era una delle strade più importanti e decine di libri sono stati scritti sul complesso meccanismo che governava questo commercio. Qualche anno fa avevo scritto anch’io un articolo per una rivista nepalese che oggi ricordo leggendo che, nell’era della globalizzazione, alcuni distretti nord-occidentali del Nepal (per tradizione i più sfigati) soffrono di carenza di sale.

 La notizia riporta che nel distretto di Mugu decine di migliaia di persone sono senza saleGold is more readily available here,”  dice Bhakta Bahadur Shahi del villaggio di  Narthub . “I have not been able to get a kg of salt in four days2. Da queste parti passava una delle vie del sale da cui le carovane scendevano (e salivano) al posto di confine di Taklakot, in Tibet. Su questo commercio si formò il Regno dei Malla, descritto e scoperto dall’italiano Giuseppe Tucci.

Ma in tutta l’Himalaya s’intersecano antiche vie del sale, i monopoli di questi commerci hanno permesso ai mercanti Thakali della Kali Gandaki e Sherpa di Namche Bazar di raccogliere enormi fortune. In queste due regioni passavano le principali carovaniere che attraversavano i passi himalayani e scendevano verso le pianure. In questi villaggi dovevano fermarsi gli himalayan traders  del  Dolpo, di Humla o  tibetani che scendevano dai posti di Tingri, Tichurong, dalle città di Shigatzè, Gyantsè o dai lontani pianori del Chantang.

Queste due erano fra le strade più accessibili verso sud e con i passi meno insidiosi. Il sale minerale raccolto nei laghi dell’altopiano tibetano (un tempo il fondo del Mare Tethis) aumentava di prezzo man mano veniva scambiato con riso, grano, manufatti, prodotti in Nepal. Ad ogni villaggio nepalese (come oggi con i trekking permits) un piccolo balzello. In Tibet s’acquistavano con 4 misure di riso 9 di sale, nelle colline del Nepal ne servivano 3 di riso per 1 di sale. Tutto era monopolizzato da patenti tibetani (che garantivano gli acquisti per dolpali, tibetani e mustangi) o nepalesi che obbligavano la vendita a Sherpa o Thakali.

Poi, come oggi, venne la liberalizzazione dei commerci (1928), iniziò a salire il sale marino dall’India (1950) che pur non dotato delle qualità di quello minerale costava la metà. Così le fortune monopolistiche cessarono e i capitali iniziarono ad essere impiegati nelle costruzioni a Kathmandu. Su questa fitta rete di strade faticose, passi e sentieri transitarono non solo merci ma anche idee, forme d’arte e di pensiero. Si mossero pellegrini ed artisti e ancora ne restano i segni nelle fedi e nelle loro rappresentazioni artistiche.


Nepal: la crisi s’allunga, andiamo fra le montagne

Maggio 19, 2009

pumoriCrisi definita sulla carta: 22 partiti (incluso il Terai Madhesh Loktantrik Party, allettato dalle offerte di leadership dei maoisti e diviso al suo interno) sono pronti a formare il governo. All’opposizione restano Unified CPN (Maoisti) and Nepal Workers and Peasants’ Party (NWPP). Soluzione che non può reggere dati gli interessi contrastanti della coalizione (federalismo, madhesi, centralismo UML, etc.) e le immancabili lotte di potere e spartizioni. I maoisti incazzati faranno il resto.

Nella capitale sono tornati i bus carichi di contadini di Gorkha, Kavre, Sindhuli cooptati dai maoisti. Molti si godono una gita gratis a Kathmandu, incontrano parenti, vendono e acquistano. Le sfilate bloccano la città e sarà un evento ricorrente, come previsto. Intanto i maoisti, malgrado le proteste generali, continuano a impedire i lavori dell’Assemblea Costituente e dunque l’elezione del nuovo governo.In sintesi i maoisti chiedono di non essere esclusi e, sono convinto, sono disposti ad entrare nel nuovo governo se gli concedessero qualche pezzo di potere, che gli altri, invece, vogliono tenere tutto per sé. Soluzione che, ovviamente, non risponde alle priorità del paese: stabilità, pace, costituzione.

In queste condizioni un po’ desolanti è meglio parlare di montagne che rimangono la parte più bella e affascinante del Nepal. E’ bello guardarle quando compaiono dietro le colline della Valle di Kathmandu (se lo smog lo permette), vederle sfilare lontane dai villaggi del Nepal centro-occidentale, quasi toccarle durante le faticose marce nei trekking. Una bella fatica era partire da Pokhara, come si faceva un tempo, salire sul crinale di Naudanda, scendere nella gola di Biretanti e, finalmente, vedere uno scorcio del gruppo dell’Annapurna, dopo e grazie a una faticata di una decina d’ore. Poi risalire come in una pratica yogica gli infiniti scalini di pietra di Ulleri, far scomparire tutti i pensieri nella fatica della salita, pensare al bagno caldo nelle fonti di Tatopani. Sulla sinistra il panettone dell’Annapurna e la splendida coda di pesce del Machapuchari. Intorno riso, grano, mele fino a 3000 metri. Oltre i villaggi Thakali di Marpha, Tukche, che conducono all’immensa e lunare vallata della Kali Gandaki. Negli anni, in questo percorso, che è fra i più popolari, le lodges sono moltiplicate ed ora una strada cerca di salire faticosamente fino al Mustang.

Le strade: da sempre il simbolo di sviluppo per i politici di Kathmandu e, anche per la gente dei villaggi. Oggi, però qualcosa sta cambiando, la strada della Kali Gandaki sta generando più dubbi che speranze. Adesso un centinaio di jeep (per 500 rupie) porta fino a Jomosom (90 chilometri di sterrato da Beni) in poche ore (prima erano tre\quattro giorni a piedi), qualche moto fa lo stesso servizio. L’idea quella di trasportare in bus i turisti (cinesi e pellegrini indiani). Ma la gente si lamenta, vi è stato un calo dei turisti; vi è preoccupazione per l’inquinamento e la perdita di fascino del percorso a piedi. Adesso non è stagione ma in primavera e autunno salivano fra le montagne 15.000 visitatori, la maggioranza pellegrini indiani che si recavano al santuario di Mukthinath e alle 108 sacre fontane.

Anche l’altra area turistica, quella del Khumbu che racchiude l’Everest (Sagarmatha), il Pumori, il Lotshe, il Nuptse e altre tremende e meravigliose montagne non se la passa bene. Qui si stanno sciogliendo i ghiacciai, il clima sta cambiando e segnala l’ICIMOD (International Centre for Integrated Mountain Development) una seria organizzazione, che le ragioni stanno a nord dell’Himalaya. China has 14 or so of the most polluted cities in the world. The so-called development activities in Tibet have resulted in more roads on the Tibetan plateau. Added recently in Tibet is a railway and a road up to the base camp of Mt. Everest on the Tibetan side.

L’Everest è, poi, assalito dai pazzi dei record e dei guinness dei primati. Il più vecchio, (Former Foreign Minister Shailendra Kumar Upadhyaya at the age of 80 will attempt to beat the previous world record of scaling Mt Everest (8848m) by the oldest man in the world in order to register his name in the Guinness Book of World Records), il più giovane, la mamma e la figlia, le gemelle, e via discorrendo. Questi pazzi del record fanno la gara con le spedizioni commerciali (USD 30.000 a cranio) che s’accodano sui percorsi alpinistici. Ogni tanto, per la fretta e l’incuria degli organizzatori, succede qualche massacro (ogni anno salgono sulla vetta circa 2000 alpinisti e ne muoiono 200). Appa Sherpa, (48 anni) l’ha scalato (per lavoro 19 volte) e anche lui è un recordmen ma, tante volte, è dovuto salire per riportare indietro incauti alpinisti o montagne di spazzature lasciata fra i ghiacciai. Addirittura, qualche mese, fa con questo raccolto (un tempo usato dagli abitanti dei villaggi per arredare le case con pezzi di bombole, scatolette, pezzi di tenda) è stata fatta una mostra di sculture a Kathmandu, strane e un po’ inquietanti.

Sulla strada per il Campo Base resiste, da una ventina d’anni, la Piramide del CNR italiano. Pochi sanno cosa serve, quanto costa, che intrallazzi la mantengono in piedi. Iniziano a domandarselo anche i nepalesi che, in un recente articolo, hanno sollevato il problema della sua utilità per il paese che la ospita.

Gli originali abitanti, gli Sherpa, se ne impippano. Hanno costruito come pazzi in tutta le regione, accompagnano i turisti su e giù, hanno comprato terra e case a Kathmandu. Sono fra le etnie più ricche del Nepal. When I first visited the Khumbu in 1951 the forests were superb—big trees up to an altitude of 13,000 feet (3,900 meters) and extensive areas of azaleas and juniper shrubs…up to 16,000 feet [4,900 meters],” scriveva  Edmund Hillary. Oggi le foreste sono drasticamente diminuite: un turista consuma cinque volte la media giornaliera di una famiglia sherpa e di turisti ne arrivano, migliaia da decenni (media annua 25.000 trekkers). Malgrado tutto, il Khumbu rimane una meraviglia. Io ricordo la salita affannosa sul Kala Pattar, dalla simil-spiaggia di Gorak Shep, per raggiungere il pianoro prima delle nuvole che stavano coprendo le montagne. Lì c’è da piangere per la bellezza. L’Everest (pur sempre un mito) compare fra le vette immense del Nuptse e Lothse. Intorno una corona di montagne, fra cui l’incredibile cono del Pumori. Malgrado lodges e spedizioni, che bello.


India election: stabilizziamoci

Maggio 17, 2009

india-congress-Il Congresso e la sua coalizione (UPA) hanno vinto le elezioni con il doppio dei seggi rispetto alle ultime del 2004. Ne avevamo già parlato quando iniziò la lunga trafileaelettorale. L’India cerca stabilità e ha evitato di rifluire nel fondamentalismo hindu del BJP, sulla demagogia delle sinistre e sul particolarismo della miriade di partiti regionali.

Bastonate alla sinistra nei feudi tradizionali: Calcutta (West Bengala), Kerala. Bastonate anche all’alleata della sinistra, presunto astro nascente, Kumari Mayawati, la milionaria sedicente leader dei Dalit (che, giustamente gli hanno voltato le spalle). Questa sembra la sinistra italiana, finti proclami per le classi disagiati e gran intrallazzi fra di loro. Sale il giovane Rahul Gandhi (figlio di Sonia e Rajiv); hanno successo molti candidati giovani nel paese più giovane del mondo ma con la classe politica più vecchia.

Elezioni sostanzialmente pacifiche, di massa (714 milioni di elettori), incasinate come tante cose in India. Il vecchio Man Mohan Singh, malgrado le critiche per la mancata prevenzione degli attacchi terroristici, per gli scandali finanziari, per la gestione delle crisi nei paesi che circondano l’India è stato premiato, in assenza di alternativi credibili. L’India vuole continuare a muoversi, con i suoi tempi lenti  (tipici di una mastodontica democrazia), nella strada interrotta dello sviluppo. Crede nell’alleanza strategica che è stata costruita con gli USA (fino a pochi anni fa antagonisti e legati strettamente al Pakistan).

India più forte e stabile (si presume) pronta a riprendere in mano le questioni regionali che tanta influenza hanno per la propria sicurezza interna. Speriamo pronta a negoziare con il fragile Pakistan, a mediare nel massacro che sta avvenendo in Sri Lanka, a cooperare per ridare stabilità al Nepal e frenare le manovre di potere e pericolose per la pacificazione del Congresso nepalese.