Ian Martin, forse si considera, come è tradizione per I mandarini delle Nu in Nepal, una sorta di Rais. Con qualche posto di lavoro per i nipoti, qualche jeep ai figli e un po’ di soldi regalati per progetti finti, i mandarini delle Un sono stati fra i più grandi responsabili dell’inefficienza della burocrazia nepalese e della corruzione e inefficienza che ha bloccato lo sviluppo del Paese. I maoisti dovrebbero ringraziare le NU per il successo ottenuto.
Ma, forse, qualcosa, sta cambiando anche in questo settore. Gajurel, uno dei leader maoisti, ha risposto alla richiesta del Martin di prolungare la missione dell’inutile UNMIN (United Nation Mission in Nepal) con un no grazie, possiamo farcela da soli.
Il Martin vagheggiava una grande mangiatoia come quella fatta in Cambogia post-conflitto e raccontata come un grande successo, in cui il Nepal sarebbe diventato un protettorato delle NU e lui il Grande Rais, dispensatore di prebende.
Gajurel, come per altre questioni, ha pienamente interpretato il sentimento delle persone che hanno visto solo grandi sprechi, macchinoni, e poca efficienza. Cose che i giornali raccontano da mesi.
Had there been an acceptable alternative to multilateral monitoring, the term of UNMIN would probably have been allowed to lapse. So UN SUVs with proboscis antennae will continue their high visibility presence outside famous eateries along national highways for at least another six months.
The mission’s high visibility (the takeover of one of Kathmandu’s grandest buildings for its office, its host of cars, jeeps, helicopters and planes that have become a constant feature of the Nepali landscape regardless of bandas or fuel shortages) contributes to the illusion that it was a force far more powerful than any indigenous political party or institution. (Nepal Times 10\2007)
In reality, UNMIN has proven itself worse than even the simple International Non Governmental Organizations (INGO) in Nepal. At least the INGOs are trying to meet some of the aspirations of ailing Nepalese souls. But, UNMIN, in contrast is rather fully and solely occupied with its own survival and expansion and is slandering the hopes of the Nepalese people. UNMIN officials have often been censured for not doing the jobs they are expected to do and for entering areas where they are not supposed to intervene (South Asia 12\2007)
Il ruolo dell’UNMIN è stato quello di esortare e pubblicare la solita immensa mole di rapporti e di organizzare meetings e conferenze. Nel concreto il suo lavoro dovrebbe essere vigilare sui cantonamenti in cui erano rinchiusi i militari del PLA (esercito del popolo maoista) e impedirgli di partecipare alla competizione politica. Cosa che non è avvenuta. Cosi come censirli, non si sa ancora adesso l’esatto numero. Vigilare sulla regolarità del periodo pre-elettorale dove sono accaduti un sacco di disordini e una mezza rivoluzione nel Terai.
Non può quindi sorprendere che un nuovo corso chieda la chiusura di questa greppia di cui non si riesce a conoscere bilanci, personale impiegato, salari, attrezzature. I dati li hanno, forse, seppelliti nella montagna di siti e pagine delle NU. Ricordiamo che oltre l’UNMIN operano in Nepal in campi simili UNDP (che ha ricevuto finanziamenti per il processo elettorale; OHCHR, grandi discorsi sui diritti umani; UN OCHA Coordinamento degli Affari Umanitari (?). Grandi jeeps con antennoni in giro per Kathmandu (raramente fuori), spesso parcheggiati nei grandi hotels (meetings e trainings).
Questo post è stato pubblicato il Lunedì, 21 Luglio 2008 alle 9:01 pm ed è archiviato in commenti. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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For years, I worked in Nepal in projects related to education, health, community development in the area of Kavre, Chitwan and Kathmandu. More than 8000 children and 60.000 people were the beneficiaries of our work done in cooperation with community and local organizations. In 2005 we started up the same projects in Cambodia.
Before I collaborated with Tribhuvan University and other organizations. I wrote several guide and travel books on Nepal and himalayan countries and collaborated in shooting documentaries on Nepal, Tibet, Sikkim and Mozambique.
Now I decided to work again in a private company fed up by most of the methods and people in the self-called no-profit organizations. I am sorry for the local people really committed in creating opportunities and hopes.
Gerald Durrell scrive come un fighetto inglese, scanzonato e ironico stile Chatwin. Ho letto uno dei suoi molti libri di viaggi e di lavoro nella natura (Madagscar, Camerun, etc.) che, forse, è un pò diverso dagli altri: Luoghi sotto spirito (Adelphi, euro 9,50). E' una specie di diario suggestivo.
In Italia esistono ONLUS che sono associazioni senza fine di lucro che possono lavorare sia in Italia (assistenza negli ospedali, agli anziani, etc.) che all'estero. Il governo italiano, poi riconosce le ONG (Organizzazioni non Governative o NGO non-governmental organization o INGO International non-governmental organization, quando operano nel paese estero) che hanno così diritto ai fondi pubblici della cooperazione allo sviluppo o dell'UE. Queste possono essere anche ONLUS. Entrambe le categorie hanno diritto a chiedere il 5 per mille e a rivolgersi alla donazione privata (che usufruisce di sgravi fiscali sulle donazioni).
ADB Asia Development Bank; WB World Bank, UN (o NU) Nazioni Unite
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NU: un bel “sistema”
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