Un missionario mi scrive dal Terai, a proposito del post precedente sulle ONLUS in Nepal. Lui lavora da anni con le comunità Chepang, una delle etnie dimenticate del Nepal.
Sono circa 50.000 e vivono in villaggi arrampicati sulle prime colline che salgono dalle piane del Terai. L’esempio della loro marginalità è in questo dato: nella storia solo 3 Chepang sono riusciti a raggiungere il SLC (School Leaving Certificate), l’equivalente del nostro diploma. Il missionario ha creato una scuolaostello che consente a qualche centinaio di bambini di frequentare la scuola primaria. Anche lui si trova in difficoltà con l’ONLUS in questione e quasi strozzato dagli accordi imposti e dal ritardo e taglio dei fondi pattuiti.
Inettitudine, burocrazia e formalismi stanno affondando un’altra realtà di speranza. Come già scritto, è fenomeno generalizzato e tutti copiano il peggio degli altri. Gli accordi proposti, scrive il missionario abituato a lavorare con sostanza e non forma “are ‘carbon copied’ from the MOU of some other larger organizations which are not suiting to the situation of the partner organizations” Il risultato l’ONLUS ” has become too far from the partner organizations”. La ragione: The huge number of officers appointed in italian Office often intrigues me. Before, five or six people managed all these programs. My annoyance increased when I read in your post their very high salary.
Intanto il povero missionario è in giro per il mondo a cercare fondi per la sua scuola per i bambini Chepang, perché il suo budget è stato tagliato.
Nello scorso post mi è un po’ scappata la mano dopo essere stato nei villaggi e aver visto e parlata con contadini e insegnanti, stupefatti e preoccupati perché tante cose che avevano contribuito a creare e su cui contavano per i propri figli e scolari stavano, progressivamente scomparendo. Indignazione che ogni tanto deve fluire.
Anche Salam, come il missionario e tanta altra gente mi chiedeva la ragione. Si domandavano perché, pur essendo il numero dei bambini sostenuti sempre uguale (e dunque i fondi teoricamente a disposizione) si era giunti, perfino, a tagliare le integrazioni alimentari ai
bambini degli asili (per più di 800 bambini).
La risposta è nei numeri del Bilancio che quest’ONLUS ha depositato nel 2008 e relativo al 2007: su 100 euro che ogni sponsor versa per sostenere un bambino del Nepal ne sono utilizzati per i progetti solo 25. E in un prossimo blog vedremo come questi sono, spesso, mal spesi. Se qualcuno si pigliasse la briga di spulciare con attenzione i bilanci di altre organizzazioni ne scoprirebbero delle belle. Per non perderci nei numeri vediamo quello di questa ONLUS a titolo d’esempio.
Nel Bilancio di Missione (?) (pubblicato), si legge che sono andati “in attività nei PVS” il 55,5% (68.81% nel 2006) dei fondi raccolti. Il 44,5 è rimasto in Italia (si parla di oltre euro 1.400.000) spese in attività istituzionale (viaggi), costi di struttura (stipendi), etc. Fra la montagna di carte inutile e dichiarazioni formali si può trovare anche un Impegno sottoscritto da tutte le associazione del Forum SAD (Sostegno a Distanza) che s’impegnano a inviare nei paesi l’80% dei fondi raccolti.
Fra le spese balza agli occhi gli oneri diretti (?) che sono così descritti nel bilancio “ Gli Oneri diretti riguardano principalmente il costo delle campagne nazionali di distribuzione volantini effettuate nei mesi di novembre e dicembre 2007 che sono state interamente spesate nell’esercizio.” La cifra per questa operazione è di oltre euro 473.000 (+72% rispetto al 2006), questa brillante e dispendiosa campagna ha portato “durante l’esercizio 2007 il numero delle nuove adesioni è stato di 1.775 unità” se tutte le nuove adesioni (sponsors) sono venute da questo investimento significa che ogni nuovo bambino sostenuto è costato euro 266 (cioè la metà del reddito procapite annuo di un nepalese)
Per autenticare questi sprechi e cattivi investimenti, questi azzeccagarbugli hanno comprato anche una certificazione (sappiamo quanto vale per le aziende private figuriamoci per certificare fatture e spese scritte in altre lingue e alfabeti). Il bello viene quando si vede quanti soldi sono stati inviati in Nepal e come loro dichiarano di averli utilizzati.
Nel 2007 arrivarono in Nepal euro 356.338, secondo la relazione dell’Associazione euro 217.550 sono stati utilizzati per “progetti e sviluppo“, gli altri per spese di gestione. Si parla di euro 150.000 per stipendi, ufficio, labtops ai funzionari, pranzi e cene, meeting in grandi hotels, viaggi in Indonesia, Thailandia etc. (come ha tristemente denunciato il povero Salam). In sintesi significa che se un sostenitore ha versato euro 100 per aiutare un bambino nepalese, euro 45 sono rimasti in Italia; dei 55 che sono arrivati in Nepal 30 se li sono mangiati in stipendi, hotel di lusso, viaggi e cotillons.
Con questi numeri e gestione non sorprende che il povero Salam s’incazzi, vedendo che il suo lavoro di 5 anni è stato vampirizzato dai nuovi arrivati (dal 2007 in Italia e in Nepal). Non sorprende che le comunità si vedano abbandonate, né che ai bambini degli asili siano tolte le integrazioni alimentari e che decine d’insegnanti ( e rispettive famiglie) siano senza più reddito).
E’ stata fatta una redistribuzione del reddito come nelle migliori società capitaliste: tanto a pochi e poco a tanti, peccato che l’abbia fatta una ONLUS.
Concludo citando i programmi tagliati da una lettera inviata al SWC (Social Welfare Council) l’ente nepalese che si dovrebbe occupare delle INGO, dalle ONG nepalese di Salam a cui sono stati tagliati fondi e non rispettati gli accordi stipulati.
-food integration for around 800 children enrolled in Bal Bikas Kendra (ECDs) -
-rent of Bal Bikas Kendra (ECDs) before supported and founded-
-coaching classes for secondary schools for around 450 students-
-text books for sponsored children sponsored in six and seven classes for around 251 students-
-distribution to all children in primary schools of copy books, pens, pencils and other didactical materials twice at year for around 5000 children sponsored -teachers salary for secondary schools 11 teachers-
-high secondary school (10+2) built by community (in 2006) support-
-health programms for children and community, distribuition of de-worming, water sanitation in schools-
Moreover even the buffalo project directed to the poorest families in the community has been severely reduced.
We heard about plan to further reduce the support of our children for 2009 as well as not start new schools or ECDs building.
















Settembre 19, 2008 alle 5:47 am
Caro Enrico,
ti seguo con affetto e attenzione da qualche tempo. Grazie per le informazioni utili che dai, senza peli sulla lingua, con esempi chiari e pratici. Che tristezza vedere come si vada a mangiare anche sulle ONLUS e sulle donazioni. Ma credo che l’unico modo per porre un freno sia diffondere il più possibile questo genere di informazioni. Perché l’alternativa quale sarebbe? Non donare? Gli effetti sarebbero ancora peggiori.
Tieni duro mi raccomando!
Un saluto da Hong Kong.
Settembre 20, 2008 alle 11:40 am
Simone
la soluzione è fare donazioni dirette a gente che conosci bene. Quando vivevo in Italia io sovvenzionavo un orfanatrofio, scuola, ospedale in Kerala gestito da delle monachine bravissime che lavoravano in Italia e mandavano gli stipendi in India.
Ciao Niki
Dicembre 12, 2008 alle 10:50 am
[...] ONLUS sotto l’albero, la corsa per raccogliere fondi È un tipino inglese che sembrava fuori posto in Nepal. Un po’ affettato parlava, ovviamente, un inglese oxfordiano e, dunque, non lo capiva nessuno. Però ha marciato in lungo e in largo nei villaggi, dormito in catapecchie senz’acqua, parlato (a volte a gesti) con centinaia di persone. La sua piccola ONG inglese ha lavorato durante il conflitto e ha portato aiuto, progetti ancor oggi esistenti e funzionanti nel campo educativo, grazie alla cooperazione e partecipazione che seppe creare con le comunità. Lui, come altri, rientra nelle bestpractices che pur esistono nel mondo della cooperazione e che, dovrebbero essere la norma: la piccola 12 Dicembre in Italia, Karuna Bhawan, CCS Nepal e Little Flower Society in Nepal, i missionari di Shianoukville e Kampot in Cambogia, i medici del CUAMM in Mozambico e di Medici senza Frontiere in Nepal o di Emergency sempre in Cambogia. Almeno quelle con cui ho collaborato o conosciuto. Max mi ricorda, con la sua mentalità anglosassonebuddhista, che criticare è giusto e necessario se indirizzato a smuovere e a favorire la presa di coscienza degli errori e il loro miglioramento. Sorrido; lui stesso mi ha raccontato che alle critiche mosse sull’utilizzo dei fondi dagli operatori locali di una ONG nepalese, i finanziatori italiani hanno risposto tagliandogli i fondi e minacciando (e operando licenziamenti). Addirittura la ONG nepalese pensa di fare causa alla INGO italiana (CCS Italia, Centro Cooperazione Sviluppo) per il non rispetto degli accordi sottoscritti e il danno arrecato ai bambini beneficiari. Del resto anch’io ho ricevuto segnalazioni di come questa organizzazione Centro Cooperazione Sviluppo (CCS Italia) ONLUS, malgrado una certificazione di facciata, non abbia rispettato il Codice Etico delle associazioni che aderiscono al Forum SAD (Sostegno a Distanza) di cui, fra l’altro è stata promotrice, che impegna le associazioni aderenti a mantenere entro il 20% le spese di struttura (speso il 55% secondo il loro ultimo bilancio). Questi discorsi sono particolarmente attuali nel periodo natalizio quando le ONLUSNGO s’agitano per aumentare le entrate. In teoria il cosiddetto lavoro di fund raising per raccogliere fondi e donatori per i progetti dovrebbe essere un attività costante delle ONLUSNGO perché presupporrebbe un rapporto solido fra organizzazione e donatore basato sulla conoscenza dei progetti, degli scopi, delle realtà in cui la stessa opera. Volontari e operatori dovrebbero incontrare i potenziali donatori per spiegargli le realtà dei paesi e il lavoro svolto e, per questo, a me piacciono i banchetti e le attività dei gruppi locali; cioè chi opera non solo a Natale ma tutto l’anno per diffondere il suo lavoro. Altrettanto bello è vedere le ONG che regalano o vendono prodotti fabbricati nei paesi in cui operano piuttosto che cianfrusaglie confezionate in Italia. Risulta triste chi si getta nel telemarketing, mailing (lettere con qualche testimonial magari formalmente autorevole ma estraneo all’attività dell’Associazione), o addirittura viaggi premio. Max mi racconta che in Inghilterra, i donatori non esauriscono il loro impegno con il versamento ma sono costantemente attenti all’utilizzo dei fondi, alle attività; insomma sono dei rompicoglioni positivi verso gli enti che finanziano. Anche le attività di raccolta fondi delle ONLUS/INGO sono uno strumento per valutare la serietà ed eticità delle stesse. Tanto più che i costi del marketing sono lievitati vertiginosamente fino a rappresentare in qualche caso quasi un quinto del bilancio delle associazioni, suggerisce Giulio Marcon, autore di “Le ambiguità degli aiuti umanitari (Feltrinelli, ma purtroppo esaurito). Non è facile districarsi in un bilancio di una ONLUS che opera nella cooperazione internazionale poiché, in assenza di leggi e norme precise, molte spese (fundraising, consulenze, costi del personale, costi di struttura, missioni) possono essere incluse nei costi dei progetti a favore dei beneficiarie e ridurre così i costi di struttura della sede italiana. E fare bella figura. In Gran Bretagna e Francia la rendicontazione dei singoli progetti è obbligatoria, in Italia no: eppure questo è un modo per garantire ai donatori che i soldi devoluti a una finalità non siano poi stornati verso altre missioni o altri scopi. Anche nel caso del 5 per mille, da cui le Ong hanno tratto nel 2006 quasi 193 milioni di euro, le autorità pubbliche non hanno imposto l’obbligo di fornire riscontri ai cittadini. «Diciamo che i controlli non piacciono a nessuno. Anche le Ong fanno resistenza» osserva Marcon. Nelle ONG/ONLUS non si è ancora arrivati (o almeno non è noto) ai livelli delle NU o dell’UNICEF tedesco in cui giravano contratti di consulenza per USD 300.000, lavori di ristrutturazioni pagati e non documentati, etc. Dal lato opposto la serietà dimostrata da Medici Senza Frontiere che, nel 2005, richiese di fermare le donazioni quando raggiunse la somma utile alle sue operazioni di soccorso durante lo Tsunami. Dall’Inghilterra, mi dice l’amico Max, arriva aria di crisi. Le multinazionali dell’assistenza (Oxfam, Save The Children e World Vision in tutto circa USD 2 miliardi annui) prevedono riduzioni delle entrate intorno al 10-15%. Si spera che la crisi, come per famiglie, nazioni, aziende, porti, anche per l’industria dell’assistenza, a una critica e revisione della qualità delle spese. Speriamo che l’aiuto allo sviluppo inteso come trainings, reports, workshops, versamenti agli enti statali invece che alle comunità sia rivisto per attività più dirette nelle comunità e coinvolgenti anche i beneficiari (anche dal punto di vista economico). Ma è Natale e quasi tutti sparano i loro messaggi più toccanti magari suggeriti dall’esercito dei consulenti di fundraising cresciuti come funghi sul tortone crescente dell’industria dell’assistenza. E’ curioso notare come, anche in questo settore, esista una certa distanza fra forma e sostanza (fa anche rima). Uno di questi consulenti (che a me sanno tanto di ex-statali o sindacalisti pentiti), pubblica sul suo sito un potente messaggio “Workers are not tools” ma non si vergogna di consultare una ONG che ha licenziato, senza preavviso, indennità o altro, 20 insegnati e diverso personale locale in Nepal, insinua con un sorriso oxfordiano il serafico Max. La serata si trascina su questi discorsi e, fra una birra e l’altra, andiamo a vedere un po’ di bilanci (del 2007) di ONGONLUS sul web, per vedere quanto dichiarano formalmente di spendere per attività di sensibilizzazione (marketing). Le ONLUS scelte sono abbastanza omogenee poiché in tutte predomina il sostegno a distanza come principale fonte di finanziamento. In generale, segnala la Società Un-guru (specializzata ma benevola nella valutazione dei bilanci ONLUS) la competitività crescente ” ha portato a un maggiore investimento nella raccolta fondi” nell’ultimo anno. AIBI incidenza di costi di promozione sul totale dei fondi raccolti 9,3% (€ 790.000) AIFO 12, 4% (€ 780.000) Aiutare i Bambini (18,1%, € 700.000) Amref 8,6% (€ 570.000) CCS Italia 15% (473.000) Save The Children Italia 18% Action Aid Italia 13,34 Intervita 5,12% (793.000) Altro discorso è sui risultati di questi investimenti, quello che abbiamo visto noi non è brillantissimo (post) [...]
Agosto 14, 2009 alle 4:44 pm
caro enrico, complimenti per il tuo blog, che mi ha suggerito link e testi per cercare di capire meglio la situazione riguardante le onlus e ong. mi sono riproposta di farlo dopo aver assistito alla baracconata di lusso del G8, e dopo aver saputo che per allestirlo erano state ordinate ad una fabbrica della mia regione (le marche) diverse decine di “camere a 4 stelle” per gli illustri ospiti del summit. questo ovviamente mentre gli aquilani ancora dormono nelle tende e proprio giorni fa hanno affrontato anche una partita di cibo avariato, con meravigliosi risultati e alcuni ricoveri.
molto belle anche le tue foto.
Agosto 16, 2009 alle 4:03 pm
Ciao Dada
sono contento che il blog sia stato uno stimolo e un mezzo d’informazione (a vo0lte, forse, un pò sopra le riga per l’incazzatura). Sul mondo delle ONLUS\ONG torneremo a settembre per analizzare qualche penoso (e falso nella sostanza) bilancio magari certificato. Per vedere tanti salvatori della patria (mangiatori di soldi pubblici) scappare dalle ONLUS dopo averle distrutte. Insomma tante cosine divertenti. Tu, se vuoi, scrivi quello che sai e sarò ben felice di pubblicarlo.