Da Mumbai, ancora su Slumdog e le famiglie

dharaviL’amico Sunil, da Bombay, vuole dire nuovamente la sua sulla nuova querelle relativa al film Slumdog, coincidente con il successo del film.
Tanto la notizia, che nasce da un inchiesta del Telegraph inglese che riporta le proteste dei genitori dei bambini protagonisti del film Rubina Ali (la bambina Latika) e Azharuddin Ismail (il bambino Salim) was paid 500 pounds for a year’s work while Azharuddin, who acted as Salim, received 1,700 pounds.
I titoli dei giornali di tutto il mondo (riportano l’articolo senza commenti e con titoli uguali e divisi in due categorie: Slumdog…’ children were under-paid, allege parents o Slumdog Millionaire bosses defend young Indian actors pay, fantasia poca.

Secondo Sunil la storia è andata così. Qualcuno di Bolliwood ha fatto il casting e ha scelto i due ragazzini. I genitori erano felici come  pasque, hanno visto circolare un po’ di soldi. Già contenti così,  hanno firmato il contratto senza pensare (conoscere) che potevano chiedere di più. I soldi sono volati via subito (magari il padre se l’è bevuti insinua il malizioso Sunil). Quando si sono accorti di aver fatto la figura dei polli (magari consigliati da uno delle migliaia di azzegarbugli che affollano il foro di Mumbay) e visto il successo del film (non necessariamente previsto) stanno cercando di tirar su qualche soldo in più. Tutto legittimo e naturale, senza tanti moralismi.
Gli amici bloggers di Sunil seguono questa sua lettura. To me, it seems as if the parents thought their kids would be their meal ticket and once that didn’t pan out, they are crying foul….and if anyone was exploiting their kids, I think it’s the parents… Feel the parents are just trying to get more money now that they have spent watever was given . Its best to make a scholarship for the kids than give money to these parents…..
The money should not be given to the kids parents but to a trusted advocate or lawyer who can see to it that the kids get the proper education and basic neccesaties till they are 18 or 21 and then the kids can make their own decisionsI fear that the parents will take their money and leisurely spend it for their benefit.
Questa è l’India, e, infatti, i giornali indiani hanno dato poco risalto alla vicenda.
A quanti turisti è accaduto di fissare un prezzo per una macchina con autista e poi trovarsi a litigare in mezzo a una pianura desolata con il guidatore che chiedeva più soldi per la benzina, le gomme, e minacciava di lasciarli lì. Lo stesso  accade ai trekkers più sprovveduti in Nepal che, se non pagano soldi in più rispetto agli accordi, si vedono mollare i bagagli in cima a un passo dai portatori.
Cose che succedono quando il divario economico fra chi paga e chi fornisce il servizio è enorme. Lo stesso, possiamo pensare, sta succedendo  intorno al film.
Le risposte dei produttori non mi sembrano assurde. Come per ogni intervento di aiuto ai bambini (vedi il sostegno a distanza) non si dovrebbero dare i soldi alle famiglie ma assicurare l’accesso all’educazione, alla sanità e a bisogni di base del bambino. Ciò  sembra fatto dai produttori di Slumdog per i due bambini.
Visto il successo economico  potrebbero fare un ulteriore, sensato, passo, come suggerito dal giornalista del Telegraph che ha fatto l’inchiesta, cioè creare un Slumdog Foundation diretta a promuovere l’educazione dei bambini degli slums. Visto il successo, un pò sorprendente del film, basterebbe il 5% dei profitti.

Il Losar, capodanno dei popoli tibetani

donne tamang

24\2\2008 : ll messaggio del Dalai Lama per il Losar

E‘ iniziato il Losar, il capodanno delle molte etnie d’origine tibetana (tamang, sherpa, dolpali, manangi, mustangi e tibetani della diaspora). Le date sono differenti come i nomi per la diverse comunità (Tola Lhosar, Sonam Lhosar, Lochar e Gyalpo Lhosar). Per esempio i Gurung l’hanno celebrato venti giorni fa. Tutti, comunque, festeggiano anche le feste della tradizione hindu, come il Tihar. Oggi è il Sonam Losar, e un corteo di Tamang in abiti tradizionali è sfilato per Kathmandu. Losar la jyabadanba.
Qualche problema per il cibo dopo l’esplosione dell’aviaria nei distretti orientali e la paura di contagio da  polli, base della dieta festiva dei nepalesi. L’epidemia (oltre 40.000 polli uccisi) sembra provenire dagli allevamenti indiani del confinante Bihar. Non sono segnalati contagi agli umani ma, come accadde nel 2006, si è diffusa un po’ di preoccupazione.
Altro colpo ai festeggiamenti è il bando dei famigerati Khukri Rum e Virgin whisky, bevande\veleni fondamentali per lo sballo dei più poveri. La qualità già pessima nel passato sembra ulteriormente peggiorata e i misteriosi ingredienti con cui sono preparati hanno provocato una vittima e diversi ricoveri in ospedale negli scorsi giorni.
Verrà sostituito con la grappa dei villaggi (chang), riso, orzo o mais fermentato che scioglie lo stomaco.
Dopo decenni di vendita (e avvelenamenti) appare miracoloso il loro ritiro dal mercato, che sarà momentaneo,  visto che le Gorkha Distellery,  che produce  i veleni, è  insieme alla Surya Company (sigarette) fra le poche industrie che  tirano in Nepal.
Sono riprese a esplodere le bombe nel Terai con un morto e un bambino ferito gravemente, strategia diretta a fare pressione sul governo mentre sta trattando con diversi gruppi separatisti\terroristi. Il Primo Ministro Prachanda ha fatto il primo discorso alla nazione, conciliante verso gli altri partiti; ha riconosciuto l’inesperienza del suo staff, e le difficoltà incontrate a trasferire i proclami nella pratica. Acknowledging the “bitter experiences” of five months at the helm, the prime minister attributed lack of desired progress in the direction of dramatic reforms, to the traditional structure of the state, culture, and manner, and lack of experience in running the government, including the transitional phase within his party and limitations of a coalition government.
Al conciliante discorso del premier s’è contrapposto quello del Ministro della Difesa Ram Bahadur Thapa warned of ‘dire situation’ if the Nepal Army did not immediately stop its ongoing recruitment process. “External forces (India ndr) are trying to play with the relation between army and the government,”.
Siamo entrati nell’anno lunare del bue, della terra, della solidità e della pazienza, attitudini utili in questa fase mondiale e nepalese.
I cinesi hanno già iniziato  con grandi festoni e il Dalai Lama ha confermato, nel suo messaggio augurale, che, malgrado tutto, spera più nel popolo che nel governo di Pechino Last year, many Chinese intellectuals came out with a number of articles and other campaign activities, calling for freedom, democracy, justice, equality and human rights in China. Particularly in a recent development, we saw an increasing number of people from all walks of life signing up to an important document called the Charter ’08, il manifesto per i diritti umani e delle nazionalità firmato da molti intelletuali cinesi (qualcuno fra i firmatari è stato arrestato nei giorni scorsi).
Il Losar, ben presto, si dipanerà in tutta Kathmandu e nel resto delle comunità d’origine tibetana sparse nel mondo e durerà, secondo la tradizione, due settimane.
Grandi mangiate in famiglia, scambio di regali, visite ai monasteri e ai grandi stupa di Bodhnat e Swayambhu (rinnovati e riempiti di bandiere della preghiera), offerte d’incenso, ginepro e riso, preghiere e incontri con i Lama.
I bambini (e i grandi) si papperanno un sacco di Khapse fritti (biscotti) secondo la tradizione scesa dal Tibet. Lo stesso avviene nei villaggi delle colline e delle montagna.
Per i Tibetani il Losar inizia il 2 febbraio e lo concluderanno con la tradizionale grande preghiera del Monlam.
All’interno della comunità tibetana s’è aperto un dibattito The No Losar Celebration, fra chi vuole trasformare, nel mondo, questa celebrazione in un evento di protesta, ricordo e preghiera e chi dice if we dont celebrate our culture then China Wins again. It is what they exactly want. Non sembra che il governo di Dharamsala sia orientato per il boicottaggio. Il Dalai Lama, nel suo piccolo regno globalizzato, accoglierà i dharmapeople mondiali e i coraggiosi tibetani che scenderanno dalle montagne. Bello è il libro di Pico Iyer che racconta, senza la solita retorica abituale sul Tibet, il buddhismo tibetano della diaspora e l’esistenza, ormai un po’ stanca, del suo simbolo, il Dalai Lama.tibetano
Intanto i cinesi hanno lanciato in grande stile il turismo in Tibet per il Losar e s’aspettano (da gennaio a marzo) oltre 800.000 visitatori (100.000 solo con la nuova ferrovia). Le proteste che hanno contrassegnato il periodo olimpico hanno portato a una forte riduzione del flusso turistico (in massima parte interno) da 4 milioni di visitatori nel 2007 a 2 nel 2008. Per questo le agenzie cinesi praticano the promotion and offered discounts su trasporti e hotels a Lhasa. Per calmare gli animi, il Governo della TAR (Tibet Autonomous Region) ha previsto un aumento del reddito regionale di oltre il 10%.
I tibetani festeggieranno il Losar come sempre e i turisti cinesi fotograferanno i pellegrini giunti dai villaggi sparsi sull’altipiano, genuflessi intorno al sacro tempio del Jokhang, le grandi thanke dispiegate sui muri dei monasteri, corse di cavalli e preghiere incessante dei monaci. I giovani di Lhasa, in attesa di opportunità di fuga in India e in Occidente, si berranno fiumi di birra a basso prezzo nei karaoke della capitale. Qualcuno cercherà di raggiungere Dharamsala e ricevere la benedizione del Dalai Lama o i grandi monasteri di Bodhnath a Kathmandu.
La tradizione sta evaporando e non ci resta che leggerla nei vecchi racconti dei coraggiosi missionari italiani del ‘700 che cercarono, senza alcun successo, di conciliare la Trinità cattolica con il Buddha, Sangha e Dharma del buddhismo dell’altipiano.
Tutte le dame si posero in gala caricandosi di perle, coralli, ambre et altre pietre preziose e si posero da un lato nel lungo cammino che frammezza il Putalà e Giokang. Religiosi e popolo tenevano in mano rami di sabina, altri amaranto. La città era decorata a festa per la venuta del loro nume (il Dalai Lama). I racconti continuano con le danze rituali (chaam) nei monasteri, le maschere terrifiche , gli splendidi vestiti di broccato, l’Oracolo di Stato di Nechung in forsennata comunicazione con le divinità.
Il Losar segnava la fine dell’inverno e la ripresa dei lavori nei campi che dovevano essere propriziati con immense bevute e mangiate per prepararsi alla fatica e  con offerte alle divinità regolatrici dei cicli naturali. Quando la religione animista Bon fu soverchiata dall’organizzato buddhismo,  nell’altipiano la gente adottò il calendario lunare cinese,  ma non perse l’occasione per festeggiare i primi boccioli di pesco che compaiono, in questi giorni, in Tibet.

Aggiornamento: Negli ultimi giorni, probabilmente per prevenire disordini durante il Losar, la polizia cinese ha iniziato controlli serrati su case in affitto, hotels karaoke, internet cafès,  lodges. Circa 6000 persone sono state controllate, qualcuna rispedita alla sua residenza. Anche gli stranieri devono registrarsi alla polizia se si fermono in città per più di tre giorni.

Cambogia: come far sparire un lago (e un po’ di diritti)

lago-primalago-adessoIl lago di Boeung Kak si trovava quasi al centro di Phnom Penh, non era un granchè ma intorno ci vivevano oltre 20.000 persone. Qualcuna pescava ma la maggior parte aveva costruito lodges, baretti, negozietti per gli ultimi freakettoni che girano per il mondo.
Il turismo essenziale dei backpackers si concentrava qui, tanto più che in Cambogia, contrariamente a gan parte dell’Asia, non ci sono problemi per il visto. Qualche traffico, un po’ di sballi e, ogni tanto, qualcuno esagerava e ci lasciava le penne. Per ci conosce il Nepal, era una piccola Thamel piena di paccottiglia e alberghetti scalcinati, un ghetto, per i turisti poveri. Sulla sponda orientale nacque questo quartiere fatto di strade in terra battuta, servizi un po’ approssimativi, costruzioni improvvisate.
Il lago, però, secondo molti geologi era una specie di enorme tombino che permetteva alla città di assorbire parte delle piogge torrenziali dei monsoni che, già, inondano molte strade e fanno straripare i fiumi.
Le autorità locali l’hanno ignorato per anni e considerato una sorta di zona franca, niente è stato fatto per preservarlo né da un punto di vista ambientale né per migliorare le condizioni igieniche degli abitanti.
L’interesse è esploso quando, nell’ambito dell’immensa speculazione edilizia degli ultimi due anni, s’è visto il business. Il governo ha concesso (per 99 anni) i diritti di costruzione alla Shukaku Inc, un’azienda locale che collega, in un giro complicato, prestanomi, pezzi grossi del governo cambogiano e cinese.
Gli abitanti sono stati scacciati, le catapecchie demolite e metà del lago riempito di sabbia. L’idea è di costruire qualche grande albergo e un po’ di grattacieli.
Come sempre accade in Cambogia (foreste, spiagge, aree cittadine) l’operazione non ha minimamente coinvolto le famiglie residenti (rilocate in casermoni all’estrema periferia), non vi è stata alcun risarcimento per le attività e  le abitazioni sono state pagate 1\3 dei prezzi di mercato.
Cosa buffa che nel 2003 decine di INGO e donatori internazionali avevano finanziato con milioni di dollari un progetto governativo diretto a migliorare le condizioni di vita in 100 comunità povere (fra cui quelle del lago e altre, oggi, tutte rilocate) e progetti “Pro Poor Development Approach” per favorire iniziative di sviluppo a favore degli abitanti.
E’ altrettanto strano che i donatori internazionali (che ricordiamo finanziano il governo con USD 1 miliardo annui) non abbiano sollevato obiezioni (nelle loro formali richieste di migliore governance e tutela dei diritti delle persone). In queste operazioni il governo cambogiano se n’è impippato anche delle proprie leggi Article 16 and 18 of sub-decree 129 ANK.BK on Rules and Procedures on Reclassification of Public State Properties and Public Entities, states that the leasing of public state property must: 1) not exceed 15 years.
Come appare contrario ai tanti proclami delle organizzazioni internazionali,  che le società coinvolte (Shukaku e 7NG per il reinsediamento) siano state scelte senza alcun bando pubblico in barba strictly adhere to competitive public bidding and transparency in all contracts, leases or disposal of state assets“.
I diritti di proprietà delle famiglie, infine, poco hanno potuto fare contro le ruspe protette dalla polizia e dall’esercito.lago
Lo stesso è accaduto, a Dey Krahorm, un quartiere fatiscente, non distante dal lungo fiume. Qui, negli anni, si erano riuniti artisti di vario genere alcuni dei quali diventati famosi. Per questi non c’è stato problema di ricollocazione in zone decenti; invece per la gente comune sono stati costruite case dormitorio all’estrema periferia di Phnom Penh. Un cinquantina di famiglie ha resistito fino a ieri quando sono intervenute le ruspe della 7NG e la polizia che ha buttato materassi, vecchi frigoriferi, pentole, anziani e bambini in strada; sparato un po’ di lacrimogeni e dato qualche manganellata.
Anche qui, come per il lago, il governo aveva assicurato (in cambio di finanziamenti da INGO e donatori internazionali) che l’area was granted to the community as a Social Land Concession in 2003, and to assist in the onsite upgrading of 100 inner-city poor communities each year until all of Phnom Penh’s urban poor communities have secure land tenure and full basic services (mai visti).
In un ultimo report dato ai donatori, il governo identified Dey Krahorm as a land-sharing project intended to “help the communities to build houses on their legally owned. Scrive il Phnom Penh Post.
Anche in questo caso, come per il lago, gli abitanti avevano diritti acquisiti, documenti di proprietà e via discorrendo che non sono serviti di fronte al bigbusiness, politico\finanziario.
L’idea è di riempire le aree di grandi alberghi e palazzoni, come sta accadendo lungo il fiume per attrarre in Cambogia, turismo ricco, companies e outsourcing in concorrenza con la più cara e turbolenta da un po’ di tempo) Thailandia. Si pensa che le mafie cinesi e vietnamite partecipino al business.
I quartieri dormitorio in cui sono stati spediti gli abitanti sono in zone industriali e non è da escludere, che quando l’economia si riprenderà, potrà essere utile un po’ di manodopera.
In Thailandia, dove non operano centinaia di INGO e gli aiuti internazionali (che dovrebbero imporre regole) sono minimi ci sono molti esempi, favoriti dal governo, di gestione comunitaria e riqualificazione di aree urbane e rurali.
Nel frattempo il governo cambogiano sta pensando di privatizzare anche i pochi e malmessi ospedali pubblici, sarà argomento di un altro post.

India: un pò di movimento per il film ‘Slumdog Millionaire’

Un po’ di movimento sui giornali internazionali per il film ‘Slumdog Millionaire’ (in Italia The Millionaire) dopo che una ONG indiana ha denunciato il mitico attore di Boolywood Anil Kapoor (protagonista del film) e il bravissimo A. R. Rahman, che ha composto le musiche. Quattro Golden Globes, diverse canditature all’Oscar e grande successo negli USA, dove adesso va di moda la speranza. Al regista Danny Boyle  piacciono i sogni misticieconomici,  aveva girato Millions, la storia di un ragazzino cattolico che a furia di parlare con i santi diventa milionario.
Sunil mi scrive da Mumbai, che torna sui giornali non per disgrazie. Racconta che il denunciante Tapeshwar Vishwakarma, presidente di un associazione sconosciuta per la difesa degli abitanti degli slums (Jhuggi Jhonpdi Sanyukta Sangharsh Samiti) s’è voluto fare un po’ di pubblicità, prima dell’uscita del film in India prevista per fine mese (Sunil l’ha visto a scrocco). Vishwakarma sta a Patna, come può rappresentare gli abitanti degli slums di Bombay; poi , l’accusa è labile: il titolo del film Slumdog, insulta gli abitanti delle baraccopoli.
I primi commenti fra i suoi amici bloggers indiani: There is nothing derogatory in the film title, what is derogatory is every Indian’s acceptance of these slums as a way of life! Haven’t we witnessed how ‘politely’ our Police addresses to people travelling in reserved compartments. Why can’t this person file a case against the Maharashtra government for allowing people to live in such inhuman state – without electricity, roads, toilets, bathrooms etc.
Il film è bello, già la stampa indiana ne aveva parlato, is Boyle’s gift to Mumbai. Un immagine della megalopoli devastata che rimane il magnete per il resto dell’India. Boyle riesce ad interpretare la città con dolcezza, lirica e amore, sotto tutto il sudiciume. Scriveva il Times of India.
Qualcosa è cambiato nella romantica Bombay descritta da Mira Nair (20 anni fà) in Salam Bombay (già il nome Mumbai) non certo la vita degli abitanti degli slums, ma l’aumento dell’ansia per il successo e il denaro, diffusa con il boom economico, la popolarità dei format televisivi americani, dove il protagonista del film trova la ricchezza.

Il gran truffone della Satyam, l’azienda gioiello dell’informatica (Sunil mi allega un articolo), riempie da settimane le pagine dei giornali con furti, bilanci truccati, soldi svaniti.
In questa corsa, a volte disperata verso il successo, s’inserisce il destino (karma) del giovane straccione (il vero significato di slumdog) descritto dal film. Riesce a uscire dalle mafie e dalle violenze, che restano la via più facile per guadagnare fra i giovani degli slums e raggiunge il sogno, di tanti nel mondo: essere milionario. Storia e scene  riecheggiano molti filmoni di Bollywood; amore, un pò di violenza e il gran ballo finale.
Infatti il regista dice: non volevo fare un film sulla povertà,  That never occurred to me. What I genuinely felt in my heart was the (slum) people’s massive spirit and massive determination to overcome terrible troubles. That’s how I approached it. ‘Slumdog Millionaire’ is a fairytale,’
Sunil aggiunge alcune informazioni sulla realtà. Secondo le leggi di Mumbai dirette a bonificarli i Jhuggi-Jhopri” means small roughly built house or shelter usually made of mud, wood or metal having thatch or tin sheet roof covering. Slum” means an area consisting of badly built, overcrowded houses, buildings or Jhuggi-Jhopri cluster;
Queste aree, sparse in ogni città dell’India, sono costruite su aree pubbliche, a volte fornite di basilari servizi (acqua e elettricità) o attaccate alle rete pubblica senza pagare. Molti degli abitanti, provenienti,  magari da generazioni dai villaggi,  fanno lavori normali, si recano in centro a lavorare, hanno aperto ogni genere di attività. A Mumbai, come in altre città, sono stati fatti piani e progetti per riabilitare queste aree, spostare gli abitanti in moderni casermoni (cosa non gradita) ma tutto si scontra con l’interesse e le connessioni fra mafie e politica che hanno, negli abitanti degli slums, manovalanza e voti facilmente acquistabili con promesse e minacce di sfratto.
Per quel che sa Sunil, il denunciante Vishwakarma è un po’ fuori da queste tematiche (complesse e sopra sintetizzate), ha ammesso di non aver visto il film, e di aver denunciato solo Kapoor e Rahman perché sono famosi in India. Probabilmente la corte non accetterà la denuncia.
Più concretamente Sunil si domanda come mai il libro da cui è nato il film Q and A (da anni in circolazione), del diplomatico indiano Vikas Swarup non sia stato sfruttato dai famelici produttori di Bollywood.
Anche il libro è ben scritto; parla della fortuna che sconvolge le esistenze. Il più grande cambiamento fra libro e film, racconta l’autore è stato il nome del protagonista da Ram Mohammad Thomas a Jamal Malik.
Da segnalare che il protagonista è un giovane musulmano, finalmente un eroe positivo, dice Sunil e non un bandito o terrorista. La madre è stata uccisa, durante scontri religiosi, da fanatici hindu (anche se nel doppiaggio italiano sembra il contrario); la ragazza ha il nome di una delle tante forme dell’hinduista Devi, l’Elegante Latika. Messaggi nuovi e positivi.
Sunil ha dei dubbi che il film avrà successo in India malgrado parli al cuore degli indiani, con amore, musica, soldi e karma.

24\1 aggiornamento: Sono iniziate in India le proiezioni del film Slumdog Millionaire in oltre 400 sale. Qualche turbolenza limitata a Mumbai con una dozzina di contestatori. In genere i giudizi degli spettatori sono molto positivi, mi scrive Sunil dalla città e anche dal punto di vista finanziario dovrebbe andare bene. In questi giorni c’è la festa dell’Indipendenza e le sale sono piene al 70%.

Sant’Obama, visto da Oriente

mission-accomplished Peggio del giovane Bush non si potrà fare, scrive l’editoriale del Post di Bangkok, per cui Obama dovrebbe avere la strada spianata. He literally messed up the United States and the world. Nell’ultima conferenza stampa, his body language told the whole story of his troubled presidency. Bush tried to be at ease with the journalists but he could not hide the fact that he is a failed president.
L’articolo continua raccontando la  pubblicità su “Mission Accomplished” a inizio occupazione dell ‘Iraq, per poi vedere i soldati americani morti crescere. After five years, the US is now contemplating an exit strategy. Abu Ghraib e Guantanamo Bay portrayed the US in the most evil and negative way. Nobody ever imagined that such practices could happen under a US administration.
Bush figlio per le sue fissazioni religiose e i legami con i potenti gruppi industriali-militari ha scelto la forza per imporre, come durante le Crociate, il suo credo. Forza non utilizzata per controllare le potenti lobbies finanziarie americane.
The impact of the Iraq War on the US economy is very clear to see. Billions of dollars are being spent each month on continuing the war, and the US economy – as big and as viable as it is – just cannot sustain it. Now the US is in recession and the future will be tough.
Il cupo crociato Bush ha stancato l’elettorato, Obama è la speranza e l’ottimismo he will work to restore the US to its rightful place in the world.
I giornali dell’Asia riflettono le speranze degli americani (e di gran parte del mondo) perché si chiuda il triste “scontro fra civiltà” e la paranoia del guerriero solitario del bollito Bush. Il nuovo Presidente vorrebbe (se le lobby militari ed economiche non glielo impediranno) rifare il contratto sociale con i suoi cittadini e con il resto del mondo centrato sul dialogo e la partecipazione più che sul conflitto e la paura. L’Asia si trova, dopo otto anni d’amministrazione Bush, con troppe fratture aperte (Afghanistan, Pakistan, Burma, repubbliche centro-asiatiche, Iran) che hanno ricadute sulla situazione interna dei singoli paesi. Gli editoriali confermano che, malgrado tutti i mutamenti planetari, se gli USA da soli non possono risolvere i problemi aperti, senza gli USA essi divengono irrisolvinili.
Obama parte con l’appoggio del 73% dell’opinione pubblica americana, among the highest in recent times promises to be someone for everyone. The irony is that the “stratospheric expectations” are only matched by the scale and magnitude of problems he will inherit, scrive il giornale pakistano The Nation.
Sarà l’economia a dettare l’agenda del nuovo Presidente, la perdita di fiducia nel sistema economico e i 2,6 milioni di posti di lavoro scomparsi.
Le crisi internazionali resteranno in secondo piano, scrive The Nation, solo l’Iran sarà centrale preferably without Ahmadinejad (who faces polls this year), to stabilize Iraq, call off Hamas and help with Afghanistan. What Obama does to turn the Iran relationship around will affect Middle East and Arab world, and also the real epicentre of global jihad. Il Pakistan, continua il giornale, deve essere riassicurato to bring it back from the jihadi edge.
L’attuale isolamento internazionale, il consolidarsi delle relazioni nate con l’amministrazione Bush fra USA e India, il disfarsi dello stato nelle regioni nord-occidentali sotto il controllo dei Talebani (che continuano a distruggere scuole per impedire l’istruzione alle bambine) , i continui attentati diretti ad indebolire il governo e mantenere destabilizzato il paese, rischiano di far saltare lo storico alleato, perdipiù dotato di armamenti nucleari.
L’appello del governo Pakistano di questi giorni ha del drammatico” the international community has to persuade India for the resumption of Indo-Pak peace process stalled in the aftermath of Mumbai attacks“, Obama deve ascoltarlo conclude il giornale.
Il pakistano Financial Daily (moderato) inserisce nella Historical Inauguration, le preoccupazioni del mondo musulmano per la Palestina, la cui gestione sembra affidata totalmente ad Israele e  richiamando la tragedia di Gaza e thousands of innocent people killed in Iraq, Afghanistan and Pakistan’s tribal areas without bringing down the level of militancy, durante la violenta ma fallimentare  “guerra al terrorismo“.
Ma, continua il Financial, Le prime difficoltà di Obama si sono viste proprio su queste questioni con his silence on the Israeli offensive in Gaza has led to some rare criticism in foreign media. Solo il 3% dell’opinione pubblica americana, schiacciata dalla crisi economica, considera la questione Iraq (e, dunque ancora meno le altre questioni di politica estera), prioritarie per la nuova amministrazione.
Del resto ciò sembra confermare un pensiero, assente nelle molte analisi sulla  tragedia di Gaza (e la decennale questione palestinese) cioè che, forse, i potenti del mondo (USA in testa) se ne impippano della vicenda, lasciando ad Israele la sua gestione.Lo stesso accade, con l’aggiunta di altri gestori (UN, UE, OUA), per il Kashmir, la Somalia, il Congo, il Darfur (fra poco il Kenia) e gli altri buchi neri umanitari e sociali, in cui, da decenni, si rovinano e distruggono vite. L’interesse per i problemi umanitari cresce quando, come titolano i giornali italiani l’ENI fiduciosa sull’assegnazione del contratto di esplorazione e produzione di petrolio nel campo iracheno di Nassiriya.
Il mondo spera che Obama cambi direzione; egli, scrive il Kathmandu Post, ha più responsabilità dei suoi predecessori perché there is an entire bevy of foreigners in the “Yes, we can” and “Change” bandwagons. Loro sperano, con grande ottimismo che la sua leadership risolva le numerose crisi che piagano il globo. But people’s patience is only ephemeral. If “His Popularness” does not expeditiously deliver on those expectations, it won’t be long before he is tagged with a new title, “Oh, Bummer (che noia). Si torna a parlare di soft power cioè del rilancio di quell’insieme di valori e ideali positivi che contribuiscono a ricreare un ruolo di leadership agli americani.
Morning, Mr President, titola l’editoriale del Times of India e racconta di un paese amareggiato, impaurito e diviso dopo otto anni d’amministrazione Bush che saluta Obama con sollievo e speranza. Il mondo che ha visto l’America with growing alarm during these years spera che, con la nuova amministrazione, prenda campo responsabilità, consenso e cooperazione per superare le divisioni lasciate. L’editoriale tira per la manica il nuovo Presidente, sottolineando che for the sake of the world’s security, Obama must press Islamabad to clamp down on these groups and close down their bases, something that the Bush administration failed to do for most of its run.
Su Myanmar FM radio station, nel suo oroscopo giornaliero l’oracolo San-Zarni Bo ricorda che Obama è del segno el Leone e il suo destino è quello di un st-obama-of-assisiimperatore. Sarà sicuramente rieletto anche se ci saranno certain assassination attempts nel 2009. 2010 e 2013. Riguardo alla Birmania e alle sanzioni imposte dagli USA, l’oracolo ha ricordato che people born on the fourth day of the month stand on the side of the weak people.
Molti cambogiani avevano festeggiato a Phnom Penh l’elezione di Obama proiettando, scrive il Post, their hopes of political change on Obama, some Cambodians hope the US will help push Cambodia’s government in a more accountable direction. Ma aggiunge, realisticamente che i crescenti investimenti cinesi e il ruolo dominante di Pechino in Cambogia may also discourage Washington from taking a harder line on human rights.
Sarà mezzanotte, in quasi tutta l’Asia quando The dream comes true, come titola, l’Himalayan Times e Sant Obama verrà incoronato.
Si può contare, continua il giornale nepalese, che il nuovo presidente comprenda che non è possibile fare il poliziotto del mondo e  di imporre i propri valori. Obama fa parte di una nuova generazione di leaders e potrà essere un esempio per altri giovani. The fact that he is an African-American will weigh heavily against him. Nonetheless, the November election has ushered in a revolutionary change in the U.S. that could do it and the rest of the world a world of good. This is also a breaking down of barriers – of race, origin, wealth, connections, and length of time one needs to be in politics to assume the leadership role. Of the last one, countries like Nepal need to take notice!

Vendere la povertà sul Web

redcrossUna recente ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen, ci dice che il 54 per cento degli Italiani preferisce il web alla televisione, soprattutto nella fascia oraria fra le 20:00 e le 22:00. Quindi  in calo anche i testimonials televisivi (spesso utilizzati da ONLUSONG) come mezzo per rastrellare fondi che, di norma, parlano di progetti e paesi senza sapere neanche dove sono.
Il no-profit italiano s’è dunque avventurato nel Web, un po’ in ritardo rispetto agli altri paesi. L’ultimo Natale, anche a causa della crisi economica e della diminuzione prevista delle donazioni, tutti si sono scatenati  con market places di prodotti, copiatura di format americani con giochi vari, acquisto di spazi nei blogs.
Mi domando ha senso porre sul proprio blog (anche ricevendo qualche spicciolo) un messaggio copiato dal sito dell’associazione senza conoscere, condividere ciò che fa. Ed è etico per l’associazione pagare per questo tipo di comunicazione. Quali risultati può portare se non vi è un legame di conoscenze e partecipazione fra chi dona e chi riceve. Lo stesso per i market places “solidali” in cui si vendono pozzi, banchi, bambini senza sapere neanche dove.
Sarò fissato ma vedo un filo unico di superficialità (e puro commercio mascherato) in questa forma di comunicazione che passa dai MDGs,  alle grandi multinazionali dell’assistenza, per finire alle piccole ONG del Tutti a Tavola.
Sembra che stia sviluppandosi un mercato per vendere la povertà, ben strutturato con decine di procacciatori d’affari (fundraisers), workshops, convegni per fundraiserelaborare strategie, etc. Un mercato che ha il fine primo di automantenersi (oltre che autoreferenziarsi) ponendo in secondo piano l’obiettivo principale delle ONGONLUS cioè creare opportunità per i beneficiari. Anche qui qualcuno inzia a porsi qualche domanda etica: questa volta mi chiedo come un consulente possa chiedere decine di migliaia di euro (senza esagerare) ad un’associazione nonprofit che con 1€ nutre un bambino.
Se uno si fa un giro sui siti di fundraising troverà tanti discorsi sulle strategie, sui casi di successo (grande scalpore ha fatto l’accordo Save The Children-Bulgari di 9 milioni di euro), sulle tecniche di vendita (lettere ai donatori, siti, etc.) e niente sul legame che si dovrebbe creare fra donatore, progetti e beneficiari.
Non sarebbe più opportuno concentrare risorse ed energie verso i beneficiari, fare progetti e attività efficaci e, come nelle serie aziende profit, pensare prima alla qualità del prodotto che non alla sua vendita. Visto il basso livello qualitativo delle attività di molte ONG.
re3Sarò retrogrado ma non sarebbe meglio utilizzare gli strumenti del Web per comunicare con efficacia quello che si sta facendo, i progetti e i loro outputs, come sono vissuti nelle comunità, come nascono e come si evolvono, invece di riempire i siti di mappe, appelli emozionali, banner che chiedono versamenti. C’è Medici senza Frontiere, per esempio, che usa i podcast per raccontare cosa accade nelle zone in cui opera.
Queste domande potrebbero avere alcune risposte. Risulta più semplice fare un po’ di spettacolo se non si ha niente da raccontare sulle proprie attività. In molti casi è meglio non raccontarle per non far fuggire i donatori.
Per rimanere sul web, una cosa utile fra tutte le reclames dell’industria dell’assistenza è questo sito in cui è possibile trovare facilmente molti dati (con i dubbi sui sistemi di raccolta) sulla situazione del disagio nel mondo.

Finisce la storia di Babu, il clochard di Genova

villaggi

Mi sembrava giusto completare la storia di  Babu Raya Khadka, il clochard nepalese di 43, morto di freddo prima di Capodanno, sotto i portici del teatro cittadino.
Da Genova  segnalano che oggi il poveretto è stato cremato e le sue ceneri verranno trasportate in Nepal. Ai funerali erano presenti ben due assessori comunali. Tutte le spese (compreso il viaggio del figlio) sono state sostenute da un Associazione di nepalesi di Milano.
Babu era un contadino impoverito di una sotto-casta dei Chetri (un tempo i guerrieri) sparsi nei villaggi collinari del Nepal e nel Terai. Non vedeva la sua famiglia da 10 anni come tanti migranti nepalesi, magari più fortunati di lui, sparsi in India, negli Emirati, in Malesia, negli USA e in Europa.
L’amico di Genova si chiede, perchè appena sei morto saltano fuori nome, cognome, nazionalità, si presentano assessori e associazioni; quando sei vivo non hai cittadinanza, lavoro, parenti, sostegno.
Oggi, molti di questi migranti, stanno rifluendo dalle città e dai paesi più ricchi verso le campagne da cui erano partiti. Solo in Cina si calcola che il 10% dei 130 milioni di persone (una delle più imponenti migrazioni dell’umanità) corsi nelle città per costruire case, ponti, strade stia tornando nei villaggi a coltivare il riso per sopravvivere. Stessi fenomeni sono segnalati in India e in altri paesi asiatici.
Una domanda sarà se  gli stati poveri, i villaggi, e le famiglie da cui provenivano saranno in grado di reggere la fine delle “remittance” e riconvertire, nuovamente, l’agricoltura per sfamare i nuovi arrivati.

Nepal, l’ultimo articolo di Uma Singh

teraiFra gli impegni presi dai maoisti (ora unificati con una formazione minore e con il nuovo nome Unified Communist Party of Nepal-Maoist) vi fu quello di restituire le terre e le case sequestrate durante e nei mesi successivi al conflitto. Sono migliaia le famiglie che sono rimaste senza niente e che costantemente protestano a Kathmandu per chiedere il rispetto dei loro diritti. Uno degli ultimi articoli della giovane Uma Singh trattava questo argomento e il destino di circa 80 famiglie nella sua provincia nel Terai. L’articolo è centrato sul ruolo del ministro maoista Matrika Yadav, boss di quelle parti, a cui è stato affidato il teorico compito delle restituzioni. Il ministro è un personaggio stravagante già responsabile di aver rinchiuso in un bagno un funzionario che lo contestava a Kathmandu e di distribuire terre e proprietà ai suoi amici.
L’uccisone della giovane giornalista, la sua storia ha avuto grande impatto sull’opinione pubblica (almeno di Kathmandu e del Terai, con due conseguenze. Una negativa: sta crescendo un certo razzismo da parte dei Pahari (gli abitanti di Kathmandu e delle colline) verso i sempre più turbolenti Madhesi. Una positiva: i maoisti , di fonte a una crescente perdita di credibilità, sono finalmente giunti a un compromesso (con gli altri partiti) per iniziare a discutere (tramite la costituzione di due comitati (Army Integration Special Committee -AISC- e National Defence Council -NDC-) il fondamentale problema dell’integrazione degli ex-guerriglieri e il ruolo dell’esercito regolare. Il Primo Ministro Prachanda ha, anche, rinunciato al suo viaggio in Europa. Il titolo dell’articolo è Un ministro fuori controllo“.

 Matrika Yadav loves making headlines-sometimes by confiscating red sandalwood and others by locking LDOs in the toilet. He is in the news again, this time for the seizure of land belonging to Birendra Sah of Mirchaiya, Siraha. If he thinks he can get away with it, he’s mistaken.
This recent action by Yadav has led to souring of relationship between him and his party chair Pushpa Kamal Dahal. The Maoists apologised on his behalf and Yadav was made to resign from the cabinet and as a minister. After being relieved from his ministerial responsibilities, Yadav is busy participating in programs organised by his party’s sister organisation, Madhesi National Liberation Front in various parts of Siraha and Sarlahi districts.
Matrika Yadav seized the land belonging to 75 locals including Sah with the help of local YCL on 14 September, 2008. He has distributed 7.15 hectares and a house with 16 rooms to his party’s 200 Dalit activists as part of his campaign to nationalise the property of former royal family members. He has alleged that the land actually belongs to former king Gyanendra’s brother-in-law Mohan Shahi.
matrika_yadav
Yadav has ordered local Dalits and landless of Malhaniya, Raghopur, Kuthanama, Jiwa, Mirchaiya, Matiyawa, Rampur, Birta and Prayagpur to build huts and settle over the seized land.
The land seizure was initially done by Maoist cadres led by the party’s district in-charge and Matrika’s own son-in-law Dilip Sah, CA member Mahendra Paswan and local Maoist leader Jagat Yadav on 3 August, but had to be let go under the directives of the Home Ministry. However, it was captured again within less than 24 hours under the direct orders of Yadav.
“The Home Minister interfered in my jurisdiction without informing me,” Yadav had said. “I went there to help the Dalit community settle. What I have done is right.”
The motive behind the seizure of the land and the house of Birendra Sah is extortion. When Sah failed to pay up an additional Rs 1 million as demanded by the Maoists, they seized this property. However, he maintains that he had already handed over Rs 4 million, and this has been confirmed by former Maoist district secretary Abinash.
Such activities by former minister Yadav have put his credibility on the line. His move has strained his relationship with the Home Ministry and the Maoist leadership has said they will take actions against him.
The Maoist have not returned the seized land in Siraha district even three months after Maoist chairman and Prime Minister Pushpa Kamal Dahal directed his party cadres to do so. Some 729 hectares of land captured during the war is still under Maoist control.
The 2005 12-point agreement and the Comprehensive Peace Agreement, both pledge to create conducive environment for the displaced to return and that the seized land and houses would be handed back to their rightful owners and a committee would be formed for that purpose.
But the committee has not taken shape yet due to political bickering among major parties. During the war, 225 people were displaced from the district. According to Insec, Maoists seized land belonging to 80 families here. Maoist Coordinator in Siraha, Dilip Sah, claimed the Maoist party has so far not issued any instruction regarding returning the seized land to the rightful owners. Sah says the seized land would be returned only after the government forms a Land Reforms Commission. Questo articolo di Uma Singh è stato pubblicato in  Nepali Sarokar

Uma Singh, una ragazza nepalese

umasinghL’amico giornalista Rajendra mi scrive da Janakpur, profondo Terai, l’uccisione, e il modo in cui è avvenuta, della giovane giornalista Uma Singh (25 anni) l’ha lasciato esterrefatto, incapace di comprendere in quale fondo siano finito tanti dei suoi compatrioti. Un fatto impensabile nel Nepal di solo quindici anni orsono, una tristezza infinita.
La storia di Uma Singh è tragica. Il padre e il fratello furono rapiti dai maoisti tre anni orsono e uccisi. Quello che restava della sua famiglia (la madre, una sorella e qualche bambino) hanno assistito, impotenti, all’invasione della sua casa da parte di venti banditi e alla sua uccisione a colpi di kukri. Lei aveva investito se stessa nel suo Paese.
Si è dentro a un vuoto morale e politico, riempito dall’ impunità garantita alle bande affiliate ai partiti politici principali e, nel Terai, ai gruppi politicocriminali che comandano in tutte le zone di confine. Poi, i capobastone, legati ai politici nazionali, che esercitano il controllo sulle prebende, i posti i lavoro, gli aiuti internazionali che giungono alle sfasciate amministrazioni locali. Una lotta di potere feroce, confusa, che coinvolge bande di indiani bihari, guerriglieri naxaliti (maoisti indiani) e ha obbligato l’India a irregolari intrusioni nel territorio nepalese per reprimere la criminalità e garantire la sua sicurezza. Niente stato, legge, morale.
Uma, dalla polverose e decadente città di Janakpur, un tempo sede del mitico regno dei Mithila, di Rama e Sita, raccontava tutto questo per un giornale (Janakpur Today) e una radio locale.
Aveva anche raccontato, fra l’altro, dell’emergente capobanda Matrika Yadav,  maoista che, allettato dalle facili ruberie, stava formando un suo gruppo localemi2 sfruttando il separatismo Madhesi. Ha descritto il sistema delle “donazioni” (ereditato dai maoisti) praticato da decine di gruppi armati che si spacciano per indipendentisti. Some groups send letters asking Rs 2,000 and Rs 50,000 as donation. On the other hand, Khumbuwan Rastriya Mukti Morcha’s demand ranges from Rs 25,000 to Rs 5 lakhs. Chi sgarra è rapito, picchiato, l’attività distrutta.(descritto in altri post)
Questo è il contesto mafioso  in cui è avvenuta la sua esecuzione. Sono i giovani, come Uma, che stanno vedendo svanire il loro investimento di speranza nel “nuovo Nepal”.
nt786Nei giorni passati un giovane giornalista , Dambar Shestra (nella foto) era rimasto sconvolto dall’assalto alla sede del suo giornale a Kathmandu e dalle botte che aveva preso. Non tanto per quello che era accaduto, ma per il concreto e personale scontro definitivo con la realtà. Ricordava l’idealismo dei maoisti intervistati sulle montagne e di come vide, in questa gente in gran parte proveniente dai villaggi, una novità positiva nello stagnante Nepal. Tutto definitivamente cancellato dalle violenze e dall’incapacità in quest’ultimi mesi che sarebbero dovuti essere di pacificazione e costruzione.
Anche Manjushree Thapa, la giovane autrice di diversi libriracconti sulla vita sociale e politica nepalese ha scritto (sul Kathmandu Post del 3112) come il Nepal stia perdendo un’altra opportunità Alright, before and after 2006 the world has in many ways held Nepal back, supporting petty dictators and profiteering off poverty via the aid industry. But in 2006 the world said to Nepal: alright, what you want you shall have.
Disonestà, finta stupidità, intentions which are narrowly self-serving, sono gli elementi che hanno tranciato queste opportunità. La sua speranza che la politica abbandoni queste idiozie.
Laggiù nel pianurone del Terai, Rajendra sconvolto dalla morte assurda di Uma non ci spera.

Darkmandu: una capitale senza energia

sciopero tempo kathmanduLa mancanza di corrente elettrica (18 ore al giorno a macchia di leopardo) sta creando le prime vittime. I guidatori di tempu, le api vagonate che sostengono la maggior parte del trasporto urbano di Kathmandu hanno, oggi bloccato la città. Hanno consumato l’ultima energia delle batterie per protestare.

Lo stesso sta facendo, da giorni, la gente comune, sempre più incazzata da quando le TV hanno ridotto di 5 ore i programmi. Non per niente la città è ora chiamata Darkmandù e se candele e lampade a petrolio hanno un fascino per i turisti, diventano un incubo per chi deve lavorare o produrre.

La nebbia invernale copre la Valle fino alle 11 del mattino e non invoglia ad andare negli uffici in cui i computers, internet, fotocopiatrici non funzionano.  La notte sembra di rivivere nella Kathmandu medioevale degli anni ’70. Come accade ogni anno, le discariche sono piene e la spazzatura non si muove dalle strade, contribuendo al panorama di sfascio.

In altre parti del paese si è inasprita la protesta sindacale. Pokhara ha chiuso e ha obbligato molti turisti a tornare a Kathmandu, non c’era più niente da mangiare. I lavoratori dei ristoranti hanno fatto quattro giorni di sciopero per chiedere il salario minimo (legge dello stato che nessuno applica). Lo stesso nel  Terai, 50.000 lavoratori sono in sciopero da una settimana e 500 industrie rischiano di chiudere. Una situazione che sta disfando  il corridoio industriale (iuta, tessile, chimica) di Sunsari-Morang (unico centro industriale del paese) già messo male per la diminuzione degli ordinativi dall’India e per la mancanza d’energia.

Le richieste dei lavoratori sono d’applicare il salario minimo, cioè Rs.190 al giorno (euro 1.9) ma il governo si rifiuta anche d’incontrarli.”The government fixed the wage without carrying out proper study of its repercussions,” ha dichiarato un rappresentante degli industriali. Even if the government extends support such as round-the-clock power supply and help in exporting their products like in India we would not be able to pay more than Rs. 150 daily wage to the workers. (Attuale salario giornaliero Rs.125, in India se la passano alla grande con un salario giornaliero di Rs.142).

Nel frattempo 200 dei  601 membri dell’Assemblea Costituente (che dovrebbero varare la nuova costituzione di cui ancora non si parla) hanno già viaggiato in lungo e in largo per il mondo, sponsored by various diplomatic missions in Kathmandu as well as other INGOs, scrivono i giornali. Fra i problemi colossali che devono affrontare c’è quello della riorganizazione degli enti locali che dovrebbero gestire nei villaggi (VDC-Village Development Commitee) e nei distretti (DDC-District Development Cmmitee) l’amministrazione, i servizi e le risorse per lo sviluppo. La struttura amministrativa è stata annientata durante il conflitto e i rappresentanti locali eletti l’ultima volta 11 anni orsono.

Nei commenti al post sugli ex-guerriglieri maoisti si citava la definizione di stato fallito “A failed state is a state whose central government is so weak or ineffective that it has little practical control over much of its territory; non-provision of public services; widespread corruption and criminality; refugees and involuntary movement of populations; and sharp economic decline”. Questa è la situazione e la percezione della gente.