Il Losar, capodanno dei popoli tibetani
gennaio 27, 2009 1 commento
24\2\2008 : ll messaggio del Dalai Lama per il Losar
E‘ iniziato il Losar, il capodanno delle molte etnie d’origine tibetana (tamang, sherpa, dolpali, manangi, mustangi e tibetani della diaspora). Le date sono differenti come i nomi per la diverse comunità (Tola Lhosar, Sonam Lhosar, Lochar e Gyalpo Lhosar). Per esempio i Gurung l’hanno celebrato venti giorni fa. Tutti, comunque, festeggiano anche le feste della tradizione hindu, come il Tihar. Oggi è il Sonam Losar, e un corteo di Tamang in abiti tradizionali è sfilato per Kathmandu. Losar la jyabadanba.
Qualche problema per il cibo dopo l’esplosione dell’aviaria nei distretti orientali e la paura di contagio da polli, base della dieta festiva dei nepalesi. L’epidemia (oltre 40.000 polli uccisi) sembra provenire dagli allevamenti indiani del confinante Bihar. Non sono segnalati contagi agli umani ma, come accadde nel 2006, si è diffusa un po’ di preoccupazione.
Altro colpo ai festeggiamenti è il bando dei famigerati Khukri Rum e Virgin whisky, bevande\veleni fondamentali per lo sballo dei più poveri. La qualità già pessima nel passato sembra ulteriormente peggiorata e i misteriosi ingredienti con cui sono preparati hanno provocato una vittima e diversi ricoveri in ospedale negli scorsi giorni.
Verrà sostituito con la grappa dei villaggi (chang), riso, orzo o mais fermentato che scioglie lo stomaco.
Dopo decenni di vendita (e avvelenamenti) appare miracoloso il loro ritiro dal mercato, che sarà momentaneo, visto che le Gorkha Distellery, che produce i veleni, è insieme alla Surya Company (sigarette) fra le poche industrie che tirano in Nepal.
Sono riprese a esplodere le bombe nel Terai con un morto e un bambino ferito gravemente, strategia diretta a fare pressione sul governo mentre sta trattando con diversi gruppi separatisti\terroristi. Il Primo Ministro Prachanda ha fatto il primo discorso alla nazione, conciliante verso gli altri partiti; ha riconosciuto l’inesperienza del suo staff, e le difficoltà incontrate a trasferire i proclami nella pratica. Acknowledging the “bitter experiences” of five months at the helm, the prime minister attributed lack of desired progress in the direction of dramatic reforms, to the traditional structure of the state, culture, and manner, and lack of experience in running the government, including the transitional phase within his party and limitations of a coalition government.
Al conciliante discorso del premier s’è contrapposto quello del Ministro della Difesa Ram Bahadur Thapa warned of ‘dire situation’ if the Nepal Army did not immediately stop its ongoing recruitment process. “External forces (India ndr) are trying to play with the relation between army and the government,”.
Siamo entrati nell’anno lunare del bue, della terra, della solidità e della pazienza, attitudini utili in questa fase mondiale e nepalese.
I cinesi hanno già iniziato con grandi festoni e il Dalai Lama ha confermato, nel suo messaggio augurale, che, malgrado tutto, spera più nel popolo che nel governo di Pechino Last year, many Chinese intellectuals came out with a number of articles and other campaign activities, calling for freedom, democracy, justice, equality and human rights in China. Particularly in a recent development, we saw an increasing number of people from all walks of life signing up to an important document called the Charter ’08, il manifesto per i diritti umani e delle nazionalità firmato da molti intelletuali cinesi (qualcuno fra i firmatari è stato arrestato nei giorni scorsi).
Il Losar, ben presto, si dipanerà in tutta Kathmandu e nel resto delle comunità d’origine tibetana sparse nel mondo e durerà, secondo la tradizione, due settimane.
Grandi mangiate in famiglia, scambio di regali, visite ai monasteri e ai grandi stupa di Bodhnat e Swayambhu (rinnovati e riempiti di bandiere della preghiera), offerte d’incenso, ginepro e riso, preghiere e incontri con i Lama.
I bambini (e i grandi) si papperanno un sacco di Khapse fritti (biscotti) secondo la tradizione scesa dal Tibet. Lo stesso avviene nei villaggi delle colline e delle montagna.
Per i Tibetani il Losar inizia il 2 febbraio e lo concluderanno con la tradizionale grande preghiera del Monlam.
All’interno della comunità tibetana s’è aperto un dibattito The No Losar Celebration, fra chi vuole trasformare, nel mondo, questa celebrazione in un evento di protesta, ricordo e preghiera e chi dice if we dont celebrate our culture then China Wins again. It is what they exactly want. Non sembra che il governo di Dharamsala sia orientato per il boicottaggio. Il Dalai Lama, nel suo piccolo regno globalizzato, accoglierà i dharmapeople mondiali e i coraggiosi tibetani che scenderanno dalle montagne. Bello è il libro di Pico Iyer che racconta, senza la solita retorica abituale sul Tibet, il buddhismo tibetano della diaspora e l’esistenza, ormai un po’ stanca, del suo simbolo, il Dalai Lama.
Intanto i cinesi hanno lanciato in grande stile il turismo in Tibet per il Losar e s’aspettano (da gennaio a marzo) oltre 800.000 visitatori (100.000 solo con la nuova ferrovia). Le proteste che hanno contrassegnato il periodo olimpico hanno portato a una forte riduzione del flusso turistico (in massima parte interno) da 4 milioni di visitatori nel 2007 a 2 nel 2008. Per questo le agenzie cinesi praticano the promotion and offered discounts su trasporti e hotels a Lhasa. Per calmare gli animi, il Governo della TAR (Tibet Autonomous Region) ha previsto un aumento del reddito regionale di oltre il 10%.
I tibetani festeggieranno il Losar come sempre e i turisti cinesi fotograferanno i pellegrini giunti dai villaggi sparsi sull’altipiano, genuflessi intorno al sacro tempio del Jokhang, le grandi thanke dispiegate sui muri dei monasteri, corse di cavalli e preghiere incessante dei monaci. I giovani di Lhasa, in attesa di opportunità di fuga in India e in Occidente, si berranno fiumi di birra a basso prezzo nei karaoke della capitale. Qualcuno cercherà di raggiungere Dharamsala e ricevere la benedizione del Dalai Lama o i grandi monasteri di Bodhnath a Kathmandu.
La tradizione sta evaporando e non ci resta che leggerla nei vecchi racconti dei coraggiosi missionari italiani del ‘700 che cercarono, senza alcun successo, di conciliare la Trinità cattolica con il Buddha, Sangha e Dharma del buddhismo dell’altipiano.
Tutte le dame si posero in gala caricandosi di perle, coralli, ambre et altre pietre preziose e si posero da un lato nel lungo cammino che frammezza il Putalà e Giokang. Religiosi e popolo tenevano in mano rami di sabina, altri amaranto. La città era decorata a festa per la venuta del loro nume (il Dalai Lama). I racconti continuano con le danze rituali (chaam) nei monasteri, le maschere terrifiche , gli splendidi vestiti di broccato, l’Oracolo di Stato di Nechung in forsennata comunicazione con le divinità.
Il Losar segnava la fine dell’inverno e la ripresa dei lavori nei campi che dovevano essere propriziati con immense bevute e mangiate per prepararsi alla fatica e con offerte alle divinità regolatrici dei cicli naturali. Quando la religione animista Bon fu soverchiata dall’organizzato buddhismo, nell’altipiano la gente adottò il calendario lunare cinese, ma non perse l’occasione per festeggiare i primi boccioli di pesco che compaiono, in questi giorni, in Tibet.
Aggiornamento: Negli ultimi giorni, probabilmente per prevenire disordini durante il Losar, la polizia cinese ha iniziato controlli serrati su case in affitto, hotels karaoke, internet cafès, lodges. Circa 6000 persone sono state controllate, qualcuna rispedita alla sua residenza. Anche gli stranieri devono registrarsi alla polizia se si fermono in città per più di tre giorni.

































Da Mumbai, ancora su Slumdog e le famiglie
gennaio 29, 2009 1 commento
Tanto la notizia, che nasce da un inchiesta del Telegraph inglese che riporta le proteste dei genitori dei bambini protagonisti del film Rubina Ali (la bambina Latika) e Azharuddin Ismail (il bambino Salim) was paid 500 pounds for a year’s work while Azharuddin, who acted as Salim, received 1,700 pounds.
I titoli dei giornali di tutto il mondo (riportano l’articolo senza commenti e con titoli uguali e divisi in due categorie: Slumdog…’ children were under-paid, allege parents o Slumdog Millionaire bosses defend young Indian actors pay, fantasia poca.
Secondo Sunil la storia è andata così. Qualcuno di Bolliwood ha fatto il casting e ha scelto i due ragazzini. I genitori erano felici come pasque, hanno visto circolare un po’ di soldi. Già contenti così, hanno firmato il contratto senza pensare (conoscere) che potevano chiedere di più. I soldi sono volati via subito (magari il padre se l’è bevuti insinua il malizioso Sunil). Quando si sono accorti di aver fatto la figura dei polli (magari consigliati da uno delle migliaia di azzegarbugli che affollano il foro di Mumbay) e visto il successo del film (non necessariamente previsto) stanno cercando di tirar su qualche soldo in più. Tutto legittimo e naturale, senza tanti moralismi.
Gli amici bloggers di Sunil seguono questa sua lettura. To me, it seems as if the parents thought their kids would be their meal ticket and once that didn’t pan out, they are crying foul….and if anyone was exploiting their kids, I think it’s the parents… Feel the parents are just trying to get more money now that they have spent watever was given . Its best to make a scholarship for the kids than give money to these parents…..
The money should not be given to the kids parents but to a trusted advocate or lawyer who can see to it that the kids get the proper education and basic neccesaties till they are 18 or 21 and then the kids can make their own decisions. I fear that the parents will take their money and leisurely spend it for their benefit.
Questa è l’India, e, infatti, i giornali indiani hanno dato poco risalto alla vicenda.
A quanti turisti è accaduto di fissare un prezzo per una macchina con autista e poi trovarsi a litigare in mezzo a una pianura desolata con il guidatore che chiedeva più soldi per la benzina, le gomme, e minacciava di lasciarli lì. Lo stesso accade ai trekkers più sprovveduti in Nepal che, se non pagano soldi in più rispetto agli accordi, si vedono mollare i bagagli in cima a un passo dai portatori.
Cose che succedono quando il divario economico fra chi paga e chi fornisce il servizio è enorme. Lo stesso, possiamo pensare, sta succedendo intorno al film.
Le risposte dei produttori non mi sembrano assurde. Come per ogni intervento di aiuto ai bambini (vedi il sostegno a distanza) non si dovrebbero dare i soldi alle famiglie ma assicurare l’accesso all’educazione, alla sanità e a bisogni di base del bambino. Ciò sembra fatto dai produttori di Slumdog per i due bambini.
Visto il successo economico potrebbero fare un ulteriore, sensato, passo, come suggerito dal giornalista del Telegraph che ha fatto l’inchiesta, cioè creare un Slumdog Foundation diretta a promuovere l’educazione dei bambini degli slums. Visto il successo, un pò sorprendente del film, basterebbe il 5% dei profitti.
Archiviato in commenti Taggato con Azharuddin Ismail, bolliwood, india, millionaire, mumbai, Rubina Ali, Slumdog