Nepal: tensioni e fragilità

con Padre Anthony Sharma, nella chiesa di KathmanduLa crisi si sta risolvendo come scritto in altri posts. Il veterano Madhav Kumar Nepal, (nuovo Primo Ministro)  uno dei maggiori responsabili dello sfascio del paese dal 1990, è riuscito ad assicurare al suo partito (UML- (Unione dei marxisti leninisti) uscito duramente sconfitto dalle elezione un po’ di potere, sicuramente temporaneo. I maoisti sono incazzatisimi e giudicano il governo un fantoccio (puppet) creato con un alchimia politica da “foreign masters”, cioè India e USA.

Non hanno tutti i torti per entrambe le definizioni, il nuovo governo indiano gongola nel vedere i maoisti isolati, le loro velleità verso la Cina stroncate e il possibile appoggio ai maoisti indiani annullato. Inoltre, il loro protetto il Congresso nepalese, malgrado l’assoluta crisi di leadership (ancora comanda il vecchissimo Koirala), riprende l’iniziativa e il comando, strumentalizzando la voglia di potere del Partito comunista moderato (UML), in perenne competizione con i maoisti.

Prachanda ha fatto, come in tutti questi 9 mesi di governo, la figura del somaro. Sputtanato a livello planetario per lo scandalo del sovra-dimensionamento del suo esercito, dei fondi per i combattenti transitati nelle casse del partito (grazie al fancazzismo e incompetenza delle Nazioni Unite), per il suo piacere manifesto per mangiate, belle macchine e prebende non sarà neanche credibile quando il nuovo governo s’insabbierà nelle lotte di potere e nell’incapacità di governare. I maoisti non sono ricordati positivamente per le loro capacità dalla gente del Nepal. Adesso hanno due strade davanti e un opportunità: cercare di co-partecipare al governo e spingere per la soluzione dei problemi del paese o, come sembra, ricostituire un governo alternativo nei villaggi e nelle città, basato sulla violenza e le minacce. Nel primo caso sarebbe un grande merito da spendere nel secondo un ulteriore spinta verso al disgregazione sociale del paese.

Sabato,  il noto Nepal Defence Army (gruppo terroristico hindu)  è ricomparso a Kathmandu facendo esplodere una bomba artigianale nell’unica chiesa cattolica della capitale, sede del nuovo vescovado. Due morti, molti feriti. I due ragazzi rimasti uccisi portano nomi occidentali Patric, Celestina. Erano membri della comunità cattolica che è cresciuta negli ultimi vent’anni, da quando fu costruita la strana chiesa di Jawalakhel, sede dell’attentato. I sacerdoti cattolici hanno, lentamente perché in Nepal era vietato fare proselitismo religioso, costruito scuole, centri d’assistenza, muovendosi come operatori sociali . Del resto il Vaticano è la più grande (e forse più efficace) ONLUS\ONG del mondo. In Nepal, poi, l’essere cattolici è diventata una specie di moda, d’avanzamento sociale e d’occidentalizzazione.

La chiesa ha una stravagante architettura, che compare a sorpresa alla fine di uno stretto vicolo. Mischia stili buddhisti, hinduisti e il cupolone è sovrastato da un immenso angelo con un topi (cappello nepalese). Nel compound funzionava una scuola per bambini abbandonati. Father Antony Sharma (nella foto), da un paio d’anni, nominato vescovo è un simpatico vecchietto nepalese che proviene, però, da Darjeeling il centro dell’intellighenzia della diaspora; chiaramente è un brahmino. Con lui iniziammo a lavorare nel 2003, cooperando per la creazione e il sostegno di una scuola a Chitwan per i bambini Chepang.

Dolore, sconforto e preoccupazione sono i sentimenti dominanti nella comunità cattolica (un paio di migliaia di fedeli) e fra i sacerdoti e missionari. Qualche mese fa, si sospetta, fu ucciso un missionario nell’ovest del Nepal dalla Nepal Defence Army che richiede uno stato hindu, il sanscrito obbligatorio nelle scuole, il divieto di altre religioni. Lo stesso gruppo ha rivendicato, nei mesi scorsi, attentati con vittime nel Terai e a Kathmandu. Legati ai gruppi oltranzisti hindu indiani, mano armata dell’ex re Gyanendra in una strategia della tensione; queste sono le voci che circolano. Dato certo che compaiono nei momenti di crisi politica e contribuiscono a rendere il paese pericolosamente fragile.

Manca il sale sull’Himalaya

himalyan traders Fino a pochi anni fa, nel mercato di Patan si vendevano blocchi da sale minerale, marrone biancastro e perfino nero. Scendevano come secoli orsono dal Tibet attraverso le antiche carovaniere molte delle quali utilizzate oggi dai trekkers. La stessa Kali Gandaki era una delle strade più importanti e decine di libri sono stati scritti sul complesso meccanismo che governava questo commercio. Qualche anno fa avevo scritto anch’io un articolo per una rivista nepalese che oggi ricordo leggendo che, nell’era della globalizzazione, alcuni distretti nord-occidentali del Nepal (per tradizione i più sfigati) soffrono di carenza di sale.

 La notizia riporta che nel distretto di Mugu decine di migliaia di persone sono senza saleGold is more readily available here,”  dice Bhakta Bahadur Shahi del villaggio di  Narthub . “I have not been able to get a kg of salt in four days2. Da queste parti passava una delle vie del sale da cui le carovane scendevano (e salivano) al posto di confine di Taklakot, in Tibet. Su questo commercio si formò il Regno dei Malla, descritto e scoperto dall’italiano Giuseppe Tucci.

Ma in tutta l’Himalaya s’intersecano antiche vie del sale, i monopoli di questi commerci hanno permesso ai mercanti Thakali della Kali Gandaki e Sherpa di Namche Bazar di raccogliere enormi fortune. In queste due regioni passavano le principali carovaniere che attraversavano i passi himalayani e scendevano verso le pianure. In questi villaggi dovevano fermarsi gli himalayan traders  del  Dolpo, di Humla o  tibetani che scendevano dai posti di Tingri, Tichurong, dalle città di Shigatzè, Gyantsè o dai lontani pianori del Chantang.

Queste due erano fra le strade più accessibili verso sud e con i passi meno insidiosi. Il sale minerale raccolto nei laghi dell’altopiano tibetano (un tempo il fondo del Mare Tethis) aumentava di prezzo man mano veniva scambiato con riso, grano, manufatti, prodotti in Nepal. Ad ogni villaggio nepalese (come oggi con i trekking permits) un piccolo balzello. In Tibet s’acquistavano con 4 misure di riso 9 di sale, nelle colline del Nepal ne servivano 3 di riso per 1 di sale. Tutto era monopolizzato da patenti tibetani (che garantivano gli acquisti per dolpali, tibetani e mustangi) o nepalesi che obbligavano la vendita a Sherpa o Thakali.

Poi, come oggi, venne la liberalizzazione dei commerci (1928), iniziò a salire il sale marino dall’India (1950) che pur non dotato delle qualità di quello minerale costava la metà. Così le fortune monopolistiche cessarono e i capitali iniziarono ad essere impiegati nelle costruzioni a Kathmandu. Su questa fitta rete di strade faticose, passi e sentieri transitarono non solo merci ma anche idee, forme d’arte e di pensiero. Si mossero pellegrini ed artisti e ancora ne restano i segni nelle fedi e nelle loro rappresentazioni artistiche.

Nepal: la crisi s’allunga, andiamo fra le montagne

pumoriCrisi definita sulla carta: 22 partiti (incluso il Terai Madhesh Loktantrik Party, allettato dalle offerte di leadership dei maoisti e diviso al suo interno) sono pronti a formare il governo. All’opposizione restano Unified CPN (Maoisti) and Nepal Workers and Peasants’ Party (NWPP). Soluzione che non può reggere dati gli interessi contrastanti della coalizione (federalismo, madhesi, centralismo UML, etc.) e le immancabili lotte di potere e spartizioni. I maoisti incazzati faranno il resto.

Nella capitale sono tornati i bus carichi di contadini di Gorkha, Kavre, Sindhuli cooptati dai maoisti. Molti si godono una gita gratis a Kathmandu, incontrano parenti, vendono e acquistano. Le sfilate bloccano la città e sarà un evento ricorrente, come previsto. Intanto i maoisti, malgrado le proteste generali, continuano a impedire i lavori dell’Assemblea Costituente e dunque l’elezione del nuovo governo.In sintesi i maoisti chiedono di non essere esclusi e, sono convinto, sono disposti ad entrare nel nuovo governo se gli concedessero qualche pezzo di potere, che gli altri, invece, vogliono tenere tutto per sé. Soluzione che, ovviamente, non risponde alle priorità del paese: stabilità, pace, costituzione.

In queste condizioni un po’ desolanti è meglio parlare di montagne che rimangono la parte più bella e affascinante del Nepal. E’ bello guardarle quando compaiono dietro le colline della Valle di Kathmandu (se lo smog lo permette), vederle sfilare lontane dai villaggi del Nepal centro-occidentale, quasi toccarle durante le faticose marce nei trekking. Una bella fatica era partire da Pokhara, come si faceva un tempo, salire sul crinale di Naudanda, scendere nella gola di Biretanti e, finalmente, vedere uno scorcio del gruppo dell’Annapurna, dopo e grazie a una faticata di una decina d’ore. Poi risalire come in una pratica yogica gli infiniti scalini di pietra di Ulleri, far scomparire tutti i pensieri nella fatica della salita, pensare al bagno caldo nelle fonti di Tatopani. Sulla sinistra il panettone dell’Annapurna e la splendida coda di pesce del Machapuchari. Intorno riso, grano, mele fino a 3000 metri. Oltre i villaggi Thakali di Marpha, Tukche, che conducono all’immensa e lunare vallata della Kali Gandaki. Negli anni, in questo percorso, che è fra i più popolari, le lodges sono moltiplicate ed ora una strada cerca di salire faticosamente fino al Mustang.

Le strade: da sempre il simbolo di sviluppo per i politici di Kathmandu e, anche per la gente dei villaggi. Oggi, però qualcosa sta cambiando, la strada della Kali Gandaki sta generando più dubbi che speranze. Adesso un centinaio di jeep (per 500 rupie) porta fino a Jomosom (90 chilometri di sterrato da Beni) in poche ore (prima erano tre\quattro giorni a piedi), qualche moto fa lo stesso servizio. L’idea quella di trasportare in bus i turisti (cinesi e pellegrini indiani). Ma la gente si lamenta, vi è stato un calo dei turisti; vi è preoccupazione per l’inquinamento e la perdita di fascino del percorso a piedi. Adesso non è stagione ma in primavera e autunno salivano fra le montagne 15.000 visitatori, la maggioranza pellegrini indiani che si recavano al santuario di Mukthinath e alle 108 sacre fontane.

Anche l’altra area turistica, quella del Khumbu che racchiude l’Everest (Sagarmatha), il Pumori, il Lotshe, il Nuptse e altre tremende e meravigliose montagne non se la passa bene. Qui si stanno sciogliendo i ghiacciai, il clima sta cambiando e segnala l’ICIMOD (International Centre for Integrated Mountain Development) una seria organizzazione, che le ragioni stanno a nord dell’Himalaya. China has 14 or so of the most polluted cities in the world. The so-called development activities in Tibet have resulted in more roads on the Tibetan plateau. Added recently in Tibet is a railway and a road up to the base camp of Mt. Everest on the Tibetan side.

L’Everest è, poi, assalito dai pazzi dei record e dei guinness dei primati. Il più vecchio, (Former Foreign Minister Shailendra Kumar Upadhyaya at the age of 80 will attempt to beat the previous world record of scaling Mt Everest (8848m) by the oldest man in the world in order to register his name in the Guinness Book of World Records), il più giovane, la mamma e la figlia, le gemelle, e via discorrendo. Questi pazzi del record fanno la gara con le spedizioni commerciali (USD 30.000 a cranio) che s’accodano sui percorsi alpinistici. Ogni tanto, per la fretta e l’incuria degli organizzatori, succede qualche massacro (ogni anno salgono sulla vetta circa 2000 alpinisti e ne muoiono 200). Appa Sherpa, (48 anni) l’ha scalato (per lavoro 19 volte) e anche lui è un recordmen ma, tante volte, è dovuto salire per riportare indietro incauti alpinisti o montagne di spazzature lasciata fra i ghiacciai. Addirittura, qualche mese, fa con questo raccolto (un tempo usato dagli abitanti dei villaggi per arredare le case con pezzi di bombole, scatolette, pezzi di tenda) è stata fatta una mostra di sculture a Kathmandu, strane e un po’ inquietanti.

Sulla strada per il Campo Base resiste, da una ventina d’anni, la Piramide del CNR italiano. Pochi sanno cosa serve, quanto costa, che intrallazzi la mantengono in piedi. Iniziano a domandarselo anche i nepalesi che, in un recente articolo, hanno sollevato il problema della sua utilità per il paese che la ospita.

Gli originali abitanti, gli Sherpa, se ne impippano. Hanno costruito come pazzi in tutta le regione, accompagnano i turisti su e giù, hanno comprato terra e case a Kathmandu. Sono fra le etnie più ricche del Nepal. When I first visited the Khumbu in 1951 the forests were superb—big trees up to an altitude of 13,000 feet (3,900 meters) and extensive areas of azaleas and juniper shrubs…up to 16,000 feet [4,900 meters],” scriveva  Edmund Hillary. Oggi le foreste sono drasticamente diminuite: un turista consuma cinque volte la media giornaliera di una famiglia sherpa e di turisti ne arrivano, migliaia da decenni (media annua 25.000 trekkers). Malgrado tutto, il Khumbu rimane una meraviglia. Io ricordo la salita affannosa sul Kala Pattar, dalla simil-spiaggia di Gorak Shep, per raggiungere il pianoro prima delle nuvole che stavano coprendo le montagne. Lì c’è da piangere per la bellezza. L’Everest (pur sempre un mito) compare fra le vette immense del Nuptse e Lothse. Intorno una corona di montagne, fra cui l’incredibile cono del Pumori. Malgrado lodges e spedizioni, che bello.

India election: stabilizziamoci

india-congress-Il Congresso e la sua coalizione (UPA) hanno vinto le elezioni con il doppio dei seggi rispetto alle ultime del 2004. Ne avevamo già parlato quando iniziò la lunga trafileaelettorale. L’India cerca stabilità e ha evitato di rifluire nel fondamentalismo hindu del BJP, sulla demagogia delle sinistre e sul particolarismo della miriade di partiti regionali.

Bastonate alla sinistra nei feudi tradizionali: Calcutta (West Bengala), Kerala. Bastonate anche all’alleata della sinistra, presunto astro nascente, Kumari Mayawati, la milionaria sedicente leader dei Dalit (che, giustamente gli hanno voltato le spalle). Questa sembra la sinistra italiana, finti proclami per le classi disagiati e gran intrallazzi fra di loro. Sale il giovane Rahul Gandhi (figlio di Sonia e Rajiv); hanno successo molti candidati giovani nel paese più giovane del mondo ma con la classe politica più vecchia.

Elezioni sostanzialmente pacifiche, di massa (714 milioni di elettori), incasinate come tante cose in India. Il vecchio Man Mohan Singh, malgrado le critiche per la mancata prevenzione degli attacchi terroristici, per gli scandali finanziari, per la gestione delle crisi nei paesi che circondano l’India è stato premiato, in assenza di alternativi credibili. L’India vuole continuare a muoversi, con i suoi tempi lenti  (tipici di una mastodontica democrazia), nella strada interrotta dello sviluppo. Crede nell’alleanza strategica che è stata costruita con gli USA (fino a pochi anni fa antagonisti e legati strettamente al Pakistan).

India più forte e stabile (si presume) pronta a riprendere in mano le questioni regionali che tanta influenza hanno per la propria sicurezza interna. Speriamo pronta a negoziare con il fragile Pakistan, a mediare nel massacro che sta avvenendo in Sri Lanka, a cooperare per ridare stabilità al Nepal e frenare le manovre di potere e pericolose per la pacificazione del Congresso nepalese.

Nepal: nasce il Buddha e , forse, un nuovo governo

buddhaSi celebra il Buddha Jayanti (2552 anniversario della nascita) a Lumbini dove nacque, negli stupa di Kathmandu e nelle pagode della Cambogia e di tutta l’Asia Buddhista. Si considera questa una giornata di pace, si offrono fiori e incensi alle statue eternamente sorridenti di Siddharta Gautama. In Nepal la pace sta deragliando, la crisi politica è virata verso una soluzione che non può che creare casini e, infatti ne sta già creando.

Il Congresso ha manovrato per rimettere in piedi un vecchio marpione del palazzo, l’ex-leader del CPN (UML) Madhav Kumar Nepal. Già negli anni ’90 Primo Ministro di un corrotto e inefficiente governo. Addirittura una parte del partito si scisse a causa del trattato sulla gestione delle acque del fiume Mahakali con l’India che , secondo, molti fu una svendita di risorse idriche ed energetiche (a beneficio della casta). Il Communist Party of Nepal, d’antica tradizione e frazionato al suo interno, prese una sonora bastonata nelle ultime elezioni che dettero la maggioranza relativa ai maoisti.

La risposta a queste manovra è la ripresa delle attitudini violente dei maoisti verso gli oppositori. Le minacce ad attivisti degli altri partiti si stanno estendo a tutti i distretti. I maoisti hanno detto che non parteciperanno a un governo diretto da altri. Ciò significa che non torneranno “nella giungla” cioè alla guerriglia ma tutte le questioni aperte (costituzione, esercito, integrazione PLA, riforma dello stato) s’insabbieranno inevitabilmente. Immagino già i continui bhanda (scioperi), julus (manifestazioni) che seguiranno alla formazione di un governo di maggioranza senza di loro. Se tutto va bene si fermeranno alle manifestazioni ma la base è, come si è visto, abbastanza incontrollabile dai più moderati vertici. Per adesso chiedono, per partecipare al governo, le dimissioni del Presidente della Repubblica, accusato di aver sostenuto la fronda dell’esercito. Tutto può accadere anche che gli altri partiti accettino,  in un grandioso scambio di poltrone.

Intrighi e accuse: i maoisti hanno già accusato gli altri partiti di comprare con soldoni membri dell’Assemblea Costituente, gli altri hanno utilizzato il video di Prachanda per accusarlo di aver distorto i soldi dei finanziamenti per le vittime del conflitto verso le casse del partito (e forse le sue e quelle del gruppo dirigente).

Dopo aver premuto in ogni modo sembra uscire vincente l’UML (il terzo partito come numero di seggi dopo maoisti e Congresso). Sarebbe una vittoria (sicuramente di Pirro) presiedere il governo dopo la sonora sconfitta elettorale. Può servire,  pensano i dirigenti, per riguadagnare visibilità nel stesso mercato elettorale dei maoisti. Ma, anche l’UML, non se la passa bene. Fino a poco tempo fa si pensava addirittura a una scissione fra l’ala più dura (che intende mantenere il partito nella confusa tradizione marxista-leninista in cui ancora si colloca) e un ala moderata socialdemocratica possiamo dire. In più il partito soffre per entrambe le collocazioni essendo schiacciato a sinistra dai maoisti e a destra dall’annacquata socialdemocrazia del Congresso.

Si racconta addirittura che l’attuale segretario generale Jhala Nath Khanal (teoricamente un moderato) fu eletto grazie al tacito supporto dei maoisti e ora dovrebbe ripagare il favore. Stagione d’intrighi alla faccia della gente.

Nepal: torna il passato?

flagGuardando il passato, cioè dall’avvento del sistema multipartico in Nepal (1990) questa crisi potrebbe inserirsi nella tradizione. In 15 anni di monarchia costituzionale si sono avvicendati 20 governi con tutte le coalizioni possibili, fino a che l’ingovernabilità del paese, la guerriglia maoista, l’insicurezza diffusa portò al potere assoluto (di un solo anno) del fu Re Gyanendra.

Nella tradizione s’inseriscono le manovre di alcuni partiti (UML) per rimescolare a loro vantaggio lo scenario politico, con le stesse vecchie facce e operazioni. Dice Gianni, l’amico neo-maoista italiano, “sulla cacciata del generale, dopo mesi di riaggiornamenti a seduta successiva non mi pare ci fossero grandi margini di dialogo con quei partner al Governo. Si è fatto chiarezza e “per me e per molti (Nepalesi) e` stato un atto di forte valore democratico” perché le forze armate devono ubbidire al potere civile. Posizioni che sono ribadite nelle piazze, non solo dai maoisti ma anche da esponenti della cosiddetta società civile (alcuni arrestati).

Ma, rispetto al passato, chi crea disturbo è il soggetto nuovo cioè i maoisti. L’India che considera il governo di Prachanda un elemento di grave instabilità ai propri confini e un, potenziale santuario per l’analogo movimento di guerriglia indiano nonché vedono con enorme fastidio le manovre politico-economiche con i cinesi. Il Nepal è considerato da Delhi una sorta di protettorato dove sono stati investiti grandi capitali indiani. Anche in Nepal i  goffi tentativi di decisionismo dei maoisti non piacciono a molti (stampa, comunità finanziaria, industriale, governi occidentali) che stanno assistendo a un progressivo deragliamento dell’economia e della sicurezza. I partiti tradizionali, stanno tendendo a coalizzarsi, per isolarli o costringerli nei loro giochi di potere. Infine, i maoisti hanno dimostrato in questi otto mesi di governo di essere dei gran pasticcioni e qualche delinquente, con leaders che hanno poche idee e capacità. Neanche capaci a tenere a bada una base sempre più violenta e incontrollata. 

Intanto, gli altri partiti, sparano tutte le cartuccie per indebolirli. Salta fuori un  discorso (mai pubblicato ma ripreso da una TV) del Primo Ministro Prachanda durante una visita a un campo del People Liberation Army. Il video risale a gennaio 2008 (i maoisti hanno dichiarato che è roba vecchia) ma ha creato scalpore ed è stato utilizzato per rafforzare le posizioni di chi dice che i maoisti stavano appropriandosi dello stato. Non penso che ne abbiano le capacità. Purtroppo un gruppo di giovani maoisti ha subito assaltato la Image Channel Television che aveva trasmesso l’intervista.

Il discorso del leader maoista certifica alcune questioni già note: il mitico People Liberation Army contava circa 8.000 uomini e non 35.000 come certificato  dall’inutile UNMIN .  Come era ovvio, l’aumento dei miliziani  doveva pesare nelle trattative per la riforma delle forze armate , favorendo un loro maggiore arruolamento e potere.  Ha poi aggiunto, facendo contenti gli oppositori, che i combattenti are “politically aware”, he said even a small number of their entry into NA is enough to establish “complete Maoist control” over the army. the party had not deviated from the main goal of waging an “ultimate revolt“. Infine, il Prachandagate (come titolano oggi i giornali) per cui i soldi dei donatori internazionali, da impiegare per le vittime del conflitto, finivano nelle casse del partito. Queste dichiarazioni sono giunte come un babà in questa fase politica, quando proprio l’opposizione del generale Rookmangud Katawal all’ingresso dei maoisti nellìesercito e la sua rimozione forzata ha aperto questa crisi annunciata. Tutti gli oppositori le hanno utilizzate per ribadire il “pericolo per la democrazia”.

Ma i maoisti rappresentano pur sempre il 30% dell’elettorato. La loro esclusione dal processo democratico può avere conseguenze gravissime fra cui la ripresa della violenza diffusa, come rischia già di accadere, nei distretti di Ramechap e Kavre (obbligo d’allontanarsi per gli esponenti degli altri partiti). Atteggiamenti che portano all’isolamento  favorendo manovre repressive. Intanto nella capitale manifestazioni continue e chiusura delle aree sensibili ( caserme militari e  presidenza della Repubblica). Il Primo Ministro Prachanda ha chiesto alla Corte Suprema di valutare la legittimità della decisione del Presidente (gran contestato nelle manifestazioni maoiste) di annullare il licenziamento del generalone, i membri maoisti dell’Assemblea Costituente stanno bloccando i lavori. Andrà bene se la crisi si mantiene all’interno delle fragilissime istituzioni.

Comunque, tutti gli scenari sembrano, per ora, foschi: un governo che isoli i maoisti renderebbe il paese in perenne casino; un rimpasto d’unità nazionale durerebbe poco. Esercito, polizia e, forse, anche l’India, sono pronti ad intervenire se la situazione peggiora e si ventila l’ipotesi di un governo tecnico-militare. In pratica un colpo di stato morbido.

Intanto le ore di elettricità sono aumentate, le rivolte nel Terai finite e la benzina è tornata a Kathmandu. Ma guarda un pò.

Cade il governo a guida maoista

maoisti-nepal-crisi-maggio-9Il governo è alla frutta. I ministri del UML (partito comunista moderato) il secondo più grande della coalizione dopo i maoisti hanno ritirato i propri ministri. Lo stesso ha fatto il più piccolo dei partiti Madhesi, il Sadbhawana Party ma gli altri lo stanno seguendo. L’opposizione del Congresso è nelle strade come, per opposte ragioni i maoisti. Rischi di botte.

La ragione scatenante, dopo mesi di conflittualità, la rimozione unilaterale decisa dal partito maoista del capo delle forze armate, il generalone Rookmangud Katawal contro il parere degli altri quattro partiti che formano il governo.

La crisi istituzionale si è allargata coinvolgendo il Presidente della Repubblica Yadav, e lo stesso generale che non ha riconosciuto il licenziamento su invito del Presidente.

Tutte le diverse e opposte armate sono in stato di massima allerta: l’esercito che difende il suo capo, la polizia che è pronta a dichiarare il coprifuoco; le milizie maoiste nei campi, che riprendono a vivere,  presidiano i container in cui furono rinchiuse le armi. Prospettive: i maoisti fanno un passo indietro come è sempre accaduto nel passato (vedi pst su Tharu, Pashupatinath, etc), si forma un governo senza i maoisti, con la sicurezza di continue e crescenti tensioni.

Malgrado la situazione e fortunatamente, Kathmandu (o meglio Thamel) è piena di turisti è arrivata la nuova generazione di freakkettoni e si vede anche qualche ex, ormai, invecchiato. Non è più il tursimo ricco dei gruppi stile anni ‘’90, ma fa respirare le migliaia di persone impiegate negli hotels e nell’indotto. Anche l’artigianato (pashmine e tappeti) dopo il crollo verticale degli ultimi anni ha ripreso ad esportare.

I dati confermano un aumento del 15% rispetto ad aprile (alta stagione) dello scorso anno.

Ultime notizie: il Primo Ministro il maoista Pushpa Dahal (Prachanda) ha dato le dimissioni con un appello alla nazione in cui s’invita a combattere le forze interne ed esterne che vogliono la restaurazione del feudalesimo. Una dura critica al Presidente Yadav schierato con l’opposizione. L’appoggio indiano, già segnalato in altri post, è stato determinante come lo stesso ex primo ministro ha segnalato various power centers exercise their influence in Nepal.”

L’ambasciata francese ha emesso un comunicato d’allerta sicurezza per gli stranieri residenti.