Manca il sale sull’Himalaya

himalyan traders Fino a pochi anni fa, nel mercato di Patan si vendevano blocchi da sale minerale, marrone biancastro e perfino nero. Scendevano come secoli orsono dal Tibet attraverso le antiche carovaniere molte delle quali utilizzate oggi dai trekkers. La stessa Kali Gandaki era una delle strade più importanti e decine di libri sono stati scritti sul complesso meccanismo che governava questo commercio. Qualche anno fa avevo scritto anch’io un articolo per una rivista nepalese che oggi ricordo leggendo che, nell’era della globalizzazione, alcuni distretti nord-occidentali del Nepal (per tradizione i più sfigati) soffrono di carenza di sale.

 La notizia riporta che nel distretto di Mugu decine di migliaia di persone sono senza saleGold is more readily available here,”  dice Bhakta Bahadur Shahi del villaggio di  Narthub . “I have not been able to get a kg of salt in four days2. Da queste parti passava una delle vie del sale da cui le carovane scendevano (e salivano) al posto di confine di Taklakot, in Tibet. Su questo commercio si formò il Regno dei Malla, descritto e scoperto dall’italiano Giuseppe Tucci.

Ma in tutta l’Himalaya s’intersecano antiche vie del sale, i monopoli di questi commerci hanno permesso ai mercanti Thakali della Kali Gandaki e Sherpa di Namche Bazar di raccogliere enormi fortune. In queste due regioni passavano le principali carovaniere che attraversavano i passi himalayani e scendevano verso le pianure. In questi villaggi dovevano fermarsi gli himalayan traders  del  Dolpo, di Humla o  tibetani che scendevano dai posti di Tingri, Tichurong, dalle città di Shigatzè, Gyantsè o dai lontani pianori del Chantang.

Queste due erano fra le strade più accessibili verso sud e con i passi meno insidiosi. Il sale minerale raccolto nei laghi dell’altopiano tibetano (un tempo il fondo del Mare Tethis) aumentava di prezzo man mano veniva scambiato con riso, grano, manufatti, prodotti in Nepal. Ad ogni villaggio nepalese (come oggi con i trekking permits) un piccolo balzello. In Tibet s’acquistavano con 4 misure di riso 9 di sale, nelle colline del Nepal ne servivano 3 di riso per 1 di sale. Tutto era monopolizzato da patenti tibetani (che garantivano gli acquisti per dolpali, tibetani e mustangi) o nepalesi che obbligavano la vendita a Sherpa o Thakali.

Poi, come oggi, venne la liberalizzazione dei commerci (1928), iniziò a salire il sale marino dall’India (1950) che pur non dotato delle qualità di quello minerale costava la metà. Così le fortune monopolistiche cessarono e i capitali iniziarono ad essere impiegati nelle costruzioni a Kathmandu. Su questa fitta rete di strade faticose, passi e sentieri transitarono non solo merci ma anche idee, forme d’arte e di pensiero. Si mossero pellegrini ed artisti e ancora ne restano i segni nelle fedi e nelle loro rappresentazioni artistiche.

Info crespi enrico
For years, I worked in Nepal in projects related to education, health, community development in the area of Kavre, Chitwan and Kathmandu. During my work in Nepal we implemented an Health Project for children and community in Kavre District in cooperation with Dhulikel Hospital. It was directed to assure medical visits, immunization and hospitalization to more than 6000 children. From 2005 I worked also in Cambodia on education and child protection projetcs. Before I collaborated with Tribhuvan University and other organizations. I wrote several guide and travel books on Nepal and collaborated in shooting documentaries on Nepal, Tibet, Sikkim and Mozambique

3 risposte a Manca il sale sull’Himalaya

  1. sonia scrive:

    il pezzo di sale nero comprato al mercato di Hassan è ancora su una mensola di casa mia. emana un odore che ricorda le zolfatare della profonda e antica zolfatara siciliana. il sale rosa himalayano viene venduto in italia nei negozi biologici a 7 uero per 250 gr..e si trova con una certa facilità, strano ma vero. sale così, vero, tibetano, mi è capitato di vederlo solo a Drakmar.
    Il sale indiano….si sa….non è proprio il massimo…anzi….diciamo anche che è piuttosto “chimico”.

  2. laura scrive:

    l’ho visto tempo fa al supermercato. un vasetto di differenti colori (rosa, nero..) costava una sassata. Mi incuriosì perchè mio figlio è nepalese etutto ciò che arriva da lì mi interessa moltissimo. Ero tentata di comprerlo senza nemmeno sapere se e quali proprietà avesse, ma il prezzo esorbitante non ha fatto altro che ricordarmi la realtà della vita in Nepal per quel poco che posso aver conosciuto. Fra il prezzo finale che avrei pagato e quello che a logica si è messo in tasca la persona che lo ha estratto, ci passava in mezzo un universo di verità.
    non l’ho comprato.

  3. crespi enrico scrive:

    E hai fatto bene. Lo stesso pensiero mi percorre quando vedo i prezzi delle merci del cosidetto commercio equo e solidale.

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