You in the world; dove siamo?

posto nel mondoSe uno vuole sapere in base al suo reddito, educazione, lingua e nazione dove si colloca in classifica fra gli oltre 7 miliardi d’abitanti del mondo lo può fare, inserendo i suoi dati in http://www.youintheworld.info.

E’ un gioco ma rende l’idea di quanto siamo privilegiati e fortunati, noi occidentali. Io ho inserito i miei dati e mi sono ritrovato fra i top del mondo, cioè fra gli unti dal Signore che compongono cioè  lo 0,57 della popolazione mondiale, insieme ad altri 38,474,429 individui. Peggio di me (almeno a livello materiale) stanno ben 6,729,693,283 persone.

Giustamente il programma mi segnala che il  52% of the world’s population live on under 2 dollars per day (that’s about 730 USD per year). 22% of the world’s population live on under 1 dollar per day. You live on 253 USD per day.

Con questi soldi si potrebbe:

  •  building permanent houses for 21 families in Peru (a)
  •  staying for 47 nights in a suite at the MGM Grand Mansion, Las Vegas (b)
  •  employing 164 Bangladeshi apparel manufacturing workers for a year (c)
  •  employing a manufacturing worker in Finland for 24 months (d)
  •  paying for a year of primary school for 1381 students in urban China (e)
  •  paying for 23 months of college in Stanford university (f)

Altro dato che salta fuori: i laureati sono l’1% della popolazione mondiale. E’ un bel gioco che induce a pensare quanto lunga sia la strada per chiudere un pò di gaps fra chi ha opportunità e chi no.

Riso marcio dalle Nazioni Unite, confermato da un rapporto governativo

un jeepE’ ora di cena e torniamo a parlare del riso (e lenticchie) marcio distribuito dalle Nazioni Unite in Nepal in diverse occasioni ,  una delle cause dell’esplosione di un epidemia di dissenteria che ha causato la morte di oltre 400 persone nei distretti occidentali del Nepal (60.000 colpiti). Anche in quella circostanza  nessuno ha pensato di distribuire bustine Oral Rehydration Salts che avrebbero salvato (al costo di pochi centesimi di euro a bustina) centinaia di vite.

Ne riparliamo per diverse ragioni. La prima perché il Richard Ragan Country Director di WFP in Nepal non lo sopporto ed è un noto rimbambito (caratteristica che s’unisce alle altre diffuse fra i burocrati delle organizzazioni internazionali: menefreghismo, incapacità e presunzione). La seconda perché questo è un ulteriore esempio dei metodi di lavoro in uso fra chi dice di occuparsi di cooperazione internazionale. La terza perché quanto scritto in precedenti posts è stato messo nero su bianco da un rapporto ufficiale ed è un evento straordinario almeno per il Nepal dove governo, Nazioni Unite, corrotti e corruttori si tengono la mano.

Persistono i dubbi che verranno individuati i colpevoli anche se si sogna che WFP, finisca di sprecare soldi dei contribuenti, che sia chiuso,  il suo direttore mandato a seminare zucche  e  le emergenze alimentari gestite da persone più capaci, magari locali.

Il rapporto è stato scritto dalla National Human Rights Commission (NHRC) e reso pubblico oggi. L’organizzazione governativa ha richiesto un inchiesta giudiziaria per stabilire le responsabilità dello scoppio dell’epidemia, punire i responsabili e identificare corrotti e corruttori. The constitutional human rights body underlined the need of independent commission on judicial inquiry to investigate into the issue of distribution of low quality foodstuff that caused 400 deaths and made over 60,000 people ill.

It was not a small number of deaths. The people’s right to life should not be violated,” ha dichiarato il Presidente Upadhyaya. “Altogether 366 persons had died between midApril and mid-October as per the record of the government but maybe more”.

Riguardo al coinvolgimento del WFP nel Report è scritto: It cannot be said that the food [distributed by WFP) was the only reason that caused diarrhea though the food (rice and pulses) were found polluted and reaching to the people as uneatable food. E continua: it is not the only reason behind the outbreak, multiple lab-tests of WFP-distributed samples of rice and lentil showed the items were contaminated and unfit for human consumption. Cioè, numerosi test di laboratorio hanno dimostrato che riso e lenticchie distribuite da WFP erano contaminate e immangiabili.

Il Rapporto va giù dritto e segnala che  non erano presenti “basic details and information required by the law concerning consumer rights”. Nessun controllo è stato effettuato sulle razioni di cibo e, solo dopo lo scoppio dell’epidemia,  fu fatto il primo test di laboratorio su 16, 5 tonnellate di riso in cui emerse che il cibo non rispettava  gli standard alimentari minimi.

L’imbecille,  come sempre Richard Ragan, se ne frega del rapporto (tanto lui mangia bene con euro 15.000 di stipendio mensile e benefits) e ha fatto un battutone: la distribuzione di cibo del WFP “has little to do with either human rights or the epidemic.” Il minimo è augurargli che si sciolga in merda.

Cambogia: varata legge sulle adozioni internazionali

cambogia aids villageL’Assemblea Nazionale ha approvato una nuova legge per regolare l’adozione internazionale in Cambogia dopo anni di vuoto legislativo e con un passato di orribili compra-vendita di bambini in cui erano coinvolte organizzazioni occidentali e mercanti cambogiani. Diversi paesi (United States, United Kingdom, Canada, Francia e Australia) avevano sospeso, dal 2001, le adozioni dai propri connazionali.

L’intento della nuova legge sarebbe quello di bloccare il traffico internazionale di bambini e d’incoraggiare le adozioni nel Paese. In sintesi stabilire controlli e procedure per evitare che i soldi spingano le famiglie locali a vendere i loro figli, come è spesso accaduto nel passato. Contemporaneamente sviluppare l’adozione interna, in teoria più sana e facilmente controllabile. C’è da dire che in Asia, in maniera informale, è tradizione che le famiglie più ricche accolgano bambini (di altri famigliari, dei villaggi da cui provengono) poveri o abbandonati. Nella maggioranza dei casi questi bambini sono accolti nella famiglia come personale di servizio a costo zero;  in pochi casi vengono mandati a scuola e, ben che vada per le bambine, gli viene data una dote al momento di sposarsi. Dubito che una legge possa cambiare questa usanza.

Comunque, per ora è solo carta e argomento di discussione in attesa che vengano varati le norme per renderla operante. Ma quando c’è povertà e il potere economico è sproporzionato fra le parti è facile che i sistemi di controllo, come è successo finora, non funzionino. Allora tutto resta all’etica delle organizzazioni occidentali che curano le adozioni (lì c’è poco da sperare) e in quella dei genitori adottivi (qualche speranza).

La nuova legge stabilisce alcuni criteri,  restringendo i limiti d’età dei genitori adottivi (30-45 anni), obbligandoli a periodici report (sei mesi fino a 3 anni e 12 dopo) alle autorità cambogiane sulle condizioni del bambino adottato, incoraggiando l’adozione interna. Il problema sarà, come in Nepal, la burocrazia, i middle-men che succhiano soldi ingiustificati, i genitori locali spinti a mettere in adozione qualche figlio per guadagnare un po’ di dollari.

Intanto la prossima settimana inizia il Water Festival e sul fiume si è intenti a riparare i fantastici barconi. Phnom Phen sarà chiusa al traffico per 12 ore al giorno per accogliere almeno 2 milioni di persone. Necessita un festone e un po’ di soldi per riparare le oltre 1200 scuole distrutte dal tifone Ketsana, che ha spazzato le province di, Kampong Thom e Siem Reap, a metà ottobre; 40 morti e 66.000 persone senza casa.

Il Chhat in Nepal: sole e acqua da ringraziare

tramonto sulle colline del nepal Oggi al tramonto finisce il festival del Chhat festeggiato da gran parte degli abitanti hinduisti dell’India settentrionale e dagli abitanti del Terai nepalese. Donne vestite con il sari e uomini cosparsi solo di polvere gialla e rossa si lavano nei fiumi all’alba e al tramonto. Vogliono ringraziare Surya, Vishnu, il Sole prima che vada a riposare per i mesi dell’inverno. Anche a Kathmandu i molti Madhesi migrati vanno al fiume (il putrido Bagmati) o nelle sacra piscina di Rani Pokhari, aperta per l’occasione. La festa dura sei giorni, inizia il sesto giorno del sesto mese Kartik (secondo il calendario lunare).

Stasera al tramonto la festa finisce con l’ultima mangiata vegetariana di thekuwa, banane, canna da zucchero e altri dolci d’origine indiana. Come il buonissimo kheer (budino di riso). Acqua e sole meritano questi festeggiamenti e la devozione della gente del Terai. Mi raccontano dal Nepal che le giornate di festività (Dashain, Tihar, Chhat) sono costate più del doppio dello scorso anno. Solo per il Chhat l’anno scorso si spendeva circa Rs. 800 ques’anno per comprare le cose necessarie per le puja e per i pasti si è speso più di 2.000 rupie. Lo zenzero costava Rs. 30 al Kg. oggi costa 160; un limone costava Rs. 2 oggi 10. Tutto sta aumentando, conclude sconsolato l’amico, tranne i guadagni.

Offerte, preghiere dirette a propiziare gli elementi vitali, il sole e l’acqua dovrebbero aumentare anche nella più mondana e moderna Kathmandu. Il sole è offuscato dallo smog perenne che aleggia sulla Valle, bronchiti, asma, TBC sono le malattie più diffuse. Quello che si coltiva è ammorbato dal piombo e dalla polvere delle automobili. La vita per i pedoni è difficile fra cumuli di spazzatura, pochi e diroccati marciapiedi, file di venditori accovacciati, macchine, camion, tempu che pretendono la precedenza.

Timidamente, dopo decenni d’inutili discorsi e convegni, s’è presa l’iniziativa di bloccare una parte di Thamel (un area di soli 100 metri quadri da Kathmandu Guest House Chowk Narasingha Chowk, nella speranza di felicitare qualche turista) al transito di ogni veicolo ( vehicle-free zone) dal 1 novembre. Il sogno, molti anni fa, era che tutto il cuore vecchio della città (da Thamel, passando per Asan Tole da un lato e Chetrapati dall’altro, fino alla Piazza inclusa) fosse chiuso al traffico veicolare. Solo risciò e portatori avrebbero potuto muoversi nella città medioevale, portando merci e passeggeri (aumentando così il loro reddito). Il sogno prevedeva che le vecchie case fossero ristrutturate con i criteri del passato e magari i lavori finanziati con tasse agevolati da una dei molti donatori internazionali (UNESCO, UNDP) che buttano via i soldi in progetti inutili o non completati. Un sogno che poteva rendere un sacco di soldi, diminuire l’inquinamento della Valle, iniziare una regolazione urbanistica, mantenere il turismo. Salvare la Firenze d’Asia ( come era una volta chiamata Kathmandu) doveva essere uno degli obiettivi degli strateghi dello sviluppo nepalese. Niente si è fatto.

L’acqua è un altro problema mica da ridere. Da aprile-maggio (fine stagione secca) manca in tutta la parte meridionale della Valle, non è potabile e solo il 30% degli alloggi ha acqua corrente. Anche qui le hanno provate tutte, investito fior di milioni di euro, impiegati centinaia di consulenti stranieri, privatizzato, ma il problema è rimasto. La grande diga della Mid- Marsyangdy (fa il paio con quella del Gandaki dove c’era dentro anche la potentissima e protetta Impregilo), finanziata dai tedeschi, è costata più del doppio di quanto previsto, per dire come gira il mondo. Adesso sulla graticola è rimasto qualche funzionario nepalese.

Ma il problemino d’affrontare sembrerebbe, ora, quello del progressivo esaurimento dei depositi d’acqua sotterranei della Valle, ricordo dei tempi mitici in cui Kathmandu era una grande lago con al centro il Buddha Primordiale, sotto forma di loto. Il Boddhisattva Manjustri con il suo spadone aprì una breccia, le acque defluirono dalle gole meridionali di Chobar e si formò l’isola di Swayambunath, finalmente visitabile dai fedeli. Quanto rimane del lago s’esaurirà, secondo un recente studio, fra meno di 100 anni aggravando i problemi idrici della città. Del resto, per rimanere nell’ecosistema fragile e violentato del Nepal anche le tigri stanno scomparendo dalle giungle del Terai, se ne contano meno di 100 esemplari.

I politici che fanno? Hanno ripreso a litigare nell’eterno tira e molla fra partiti di governo e maoisti. Qualche scontro fra opposte fazioni qua e là. Un po’ di ruberie e mafie dei giovani maoisti sempre più fuori controllo. La situazione si rifà tesa.  Ci manca solo qualche escorts, trans e ipocrisia.

Basterebbe poco: i bilanci delle ONLUS

bilancio socialeBasterebbe poco, a una ONLUS\ONG, per fare un bilancio trasparente e tacitare le critiche montanti sull’efficacia e serietà di queste organizzazioni.  Basterebbe scrivere e dettagliare quanto entra, quanto è speso in Italia (per amministrazione, personale, spese generali, comunicazione, convegni e meetings, attività varie, viaggi su e giù), quanto è speso dalle strutture nei paesi sostenuti per le stesse cose, quanto arriva veramente ai beneficiari diretti, dettagliando come questi soldi sono stati utilizzati.

Nessuno lo fa, anzi, negli ultimi anni, è cresciuta la nebbia fatta da certificazioni di bilancio, maquillage dei fundraisers (che guadagnano sui soldi che dovrebbero procurare), comunicatori vari, report fotografici (bilanci sociali). L’impressione è che questa nebbia (costosa e inutile) serva a nascondere alcune cose semplici cioè che gran parte dei soldi donati se li beve (o magna) la struttura in Italia e gli italiani che lavorano nei Paesi sostenuti.  Su quanto valgono le certificazioni ci sarebbe da aprire un capitolo (specie visto il loro passato nel profit) tanto che, nel settore privato, sono considerate un male necessario, un elemento del marketing aziendale, o buoni suggeritori per nascondere le magagne dei bilanci. E’ difficile che chi paga i controllori possa essere controllato.

Il quotidiano il Giornale ha tentato un inchiesta sulle ONLUS ma si è fermato all’apparenza, forse non voleva pestare i piedi a qualcuno. Qualcun altro, nel passato, aveva segnalato che i cooperanti dovevano versare una mazzetta (sottratta dai propri stipendi) all’organizzazione, ed è noto che fra il 10 e il 20% dei soldi impegnati per un progetto finanziato dai donatori istituzionali finisce nelle casse della ONG che se lo accaparra; più un altro 30-40% per le spese di gestione del progetto stesso.

Il grande trucco, segnala Max e i suoi amici analisti da Londra, sta nell’imputare spese di gestione italiane fra i fondi destinati ai beneficiari. E da qui partono, indicandomi alcune stranezze.                                          Tanti bilanci, in realtà, non lo sono in senso tecnico, ma solo una stentata sintesi; pressochè inutile, per comprendere il reale utilizzo dei fondi. Action Aid, AMREF (fra le poche in crescita d’entrate +6%) sono un esempio di questo stile essenziale; Intervita, parla di Conti Chiari (come le banche!) e pubblica quattro numeri. Save the Children Italia e Pangea ONLUS sono rimasti al 2007.  Note segnalate da Londra: meno i bilanci sono trasparenti più crescono le spese di comunicazione e marketing e abbondano le certificazioni.

Altro elemento comune nei bilanci ONLUS\ONG è la loro somiglianza, come allocazione di fondi, a quelli di una holding dove i soldi sono tenuti ben stretti. Nei bilanci di molte ONLUS, BOT, CCT, Fondi d’investimento, conti correnti bancari (le cosiddette disponibilità liquide, che tanto liquide visto la forma d’investimento non sono) bloccano una buona parte di fondi destinati ai beneficiari. (30% delle entrate per Terre des Hommes; 20% CCS Italia).

Poche finiscono in passivo, fra queste c’è, ovviamente,  CCS Italia (- euro 100.621) esempio globale di malagestio,  ripianato con fondi risalenti alle precedenti gestioni; l’ASVI ha un risultato operativo negativo (circa euro 700.000) ripianato da non meglio precisati proventi straordinari

L’ Ai.Bi (Amici dei Bambini) ha il bilancio più trasparente, fra quelli visionati, e, infatti, non ha certificazioni di qualità o finti auditors. Leggendo il bilancio dell’Ai.Bi emerge, correttamente, quello che le altre ONLUS vogliono nascondere cioè che almeno il 60% dei soldi donati finisce nella gestione della struttura italiana (+ un altro 25-30% in quella estera). Per struttura intendiamo affitti, stipendi, viaggi, macchine, workshops, spese generali (consulenze, avvocati, fundraisers, etc.).  L’Ai.Bi, seriamente, dichiara che quasi 3 milioni di euro sono utilizzati per pagare il personale (in Italia e all’estero), euro 804.256 per comunicazione, euro 1.100.000 per spese generali (entrate, in calo di circa il 10% a euro 7.755.000).

Come detto, su queste spese, la maggioranza delle altre organizzazioni fa la furba.  Le spese di gestione (in Italia o per italiani)  sono, nella norma, messe sotto il grande e indefinito tappeto della voce “spese per progetti” come Terre des Hommes, (in calo marginale d’entrate); “oneri per programmi nel sud del mondo” come Action Aid, (in crescita del 5%). Nessuno si prende la briga di specificare come questi soldi siano spesi, quanto per la struttura nel Paese, macchine e benzina, stipendi per i funzionari locali, etc.

Casi misteriosi sono Intersos che dichiara nel suo bilancio sociale di disporre di 94 “operatori umanitari” e 1400 operatori locali ma sbatte tutte le spese (ad occhio e croce euro 10.000.000) negli “oneri per progetti e attività” senza specificare i costi del personale (e quelle di gestione). A qualcuno, forse, farebbe piacere sapere quanto dei 15 milioni di euro incassati (e detratte le spese dichiarate di struttura in Italia :euro 1.500.000) quanto in realtà arriva ai beneficiari finali.

Cadiamo nel ridicolo con CCS Italia in cui i costi di personale sono stati dimezzati dal 2007 al 2008 (passando da 304.000 a 172.095) mentre nella realtà sono fortemente aumentati, portando in deficit l’associazione. Per rimanere su questi, le maestranze sono un battaglione (in proporzione al fatturato) cioè 1 dirigente (euro 90.000 lordi annui con benefits, 2 impiegati a euro 140.000 con benefits, 5 impiegati più sfigati per euro 200.000, 2 apprendisti (euro 30.000); più 17 operatori con contratto a progetto (circa euro 450.000 lordi e con benefits). Infine spariti nelle voci progetti anche un centinaio di operatori locali. Più 5 membri del Consiglio Direttivo, con qualche benefits e magari consulenze pagate.

Gli operatori locali, sui quali giugono voci pessime, guadagnano mediamente quanto il Presidente della Repubblica del loro paese (fra i 1200 e i 1500 euro mensili) per cui stimiamo  una spesa complessiva di euro 90.000 (per stare bassi). Poi aggiungiamo un po’ di consulenti, spariti fra spese generali e di comunicazione (altri euro 50.000). Qualche legale\socio a parcella salata (altri euro 80.000). Anche qui le spese generali sono passate da euro 186.1389 a euro 107.398 (dal 2007 al 2008), guarda caso. In sintesi, le spese superano il 70% delle entrate.                                                Dove hanno nascosto gran parte di queste spese? Semplice come è costume nel settore, nella voce “Uscite per Progetti”.

L’ingenuo sostenitore dice, ma che bravi, hanno dato più soldi ai bambini sostenuti ma, in realtà, se li sono spese per mantenere (e bene) un grosso e inutile manipolo di  italiani (vista la qualità e quantità delle attività, fa anche rima).     Se buttiamo dentro tutte le spese per mantenere il carrozzone (cioè loro stessi) accade che, come nella maggioranza delle ONLUS\ONG, è già un miracolo che su euro 100 versati ne arrivino 20 ai beneficiari sotto forma di progetti, magari qualche visita dentistica o Child Club. Qui si dovrebbe aprire il triste capitolo relativo alla qualità della spesa.

Fanno pena, poi, le giustificazioni per gabbare i lettori. Sempre dal CCS Italia leggiamo, con sconforto:  il risultato negativo  “è dipeso esclusivamente dalle maggiori risorse destinate ai progetti” o “la significativa differenza rispetto all’esercizio precedente è dovuta a una più attenta attribuzione dei costi di pertinenza ai progetti” anche l’Avvocato Azzeccagarbugli ( per rimanere fra i dirigenti dell’associazione) si sentirebbe preso per il culo.

Per finire la carrellata,  segnala l’attento Max, le multinazionali dell’assistenza (Action Aid, Save The Children, TDH) hanno la vita semplificata perchè infilano tutto   nella voce “programmi del network internazionale” o capitoli analoghi, ovviamente nessuno sà come vengono spesi.

Jazzmandu

jazzmanduInizia il Tihar, la festa delle Luci, che conclude i quindici giorni di riunioni famigliari, invocazioni alle divinità, sacrifici e gran mangiate del Dashain. Il Tihar, porta via tutte le feste e anche uno degli avvenimenti più interessanti di questa stagione a Kathmandu, il Jazzmandu: una serie di concerti di jazz e blues iniziati il 7 ottobre con l’ Himalayan Blues Festival.

L’idea di Jazzmandu l’hanno avuta sette anni fa due suonatori nepalesi (fra i pochi) che hanno iniziato lemme lemme a organizzare concerti nella capitale. I due ex-ragazzi organizzatori, Chhedup Bozman e Navin Chettri, suonavano e suonano con un loro gruppo (Cadenza) e, entusiasmati al ritorno dal Palmer Street Festival in Australia hanno provato a replicarlo anche qui a Kathmandu. L’evento è cresciuto, tanta gente partecipa entusiasta ed è stato pure aperto un Kathmandu Jazz Conservatory.  Quest’anno sono stati raccolti un bel gruppo di musicisti internazionali e nepalesi. Il Festival si muove fra hall di grandi alberghi ma scende anche nelle strade e uno dei posti più affascinanti per ascoltare la musica è stato, quest’anno, l’antico e restaurato (dai tedeschi) Palazzo Reale di Patan.                   La parola d’ordine, come negli anni della guerra civile, è Music for peace and compassion.

Un sacco di gente sulla collina di Gokarna, malgrado il monsone interminabile, per ascoltare gli ottimi musicisti nepalesi che mischiano strumenti e suoni tradizionali con la musica dell’occidente come i Gandharva, poi i tranquilli e soavi Simon Fisk e Arron Young.  Poi tante suonate in giro per la città con gli olandesi del Yuri Honing Trio, il grande flauto di Jamie Baum, insieme al gruppo Trio Urbano (con Dario Eskenazi e Susan Pereira) e tanti altri sia nepalesi che occidentali.              Un avvenimento, sempre per minoranze, che però ha dato fiato alla città schiacciata da una montagna di problemi.

Con il finire delle feste, infatti, si rimuovono i politici con le loro interminabili beghe inconcludenti. Adesso si è aperto lo scandalo Koirala (l’ottuagenario e potentissimo ex-primo ministro, una specie d’Andreotti locale) accusato di undemocratic decisions” and engaging in nepotism, per aver piazzato, fra l’altro, la figlia come vice-primio ministro. Ha scontentato qualche potente del suo partito e sono iniziate, come già nel passato, le divisioni interne che si sommano a quelle esterne, come gli estenuanti incontri per far entrare i maoisti nel governo. Niente di nuovo, tutto come previsto, i partiti ripetono il passato e non riescono a governare. La gente si barcamena e cerca di andarsene, cosa non facile perché sono finiti i passaporti (veramente).

Amo la Cambogia

simmetria-cambogiaMi scrive Mauro, vive in Cambogia s’incazza e, dunque, ama quel Paese. Non gli è piaciuto il servizio delle Iene ci spiega il perchè, ci cita le copiature e i pressapochismi della trasmissione. Non gli piace chi fà spettacolo, specie sulla pelle di altri. Gli possiamo dare torto? Pubblico le sue considerazioni sulla trasmissione delle Iene andata in onda il 29 settembre e già citata in un commento di questo blog. Mauro era talmente incazzato che ha scritto più di 20 pagine confutando passo passo il servizio delle Iene. Le pagine sono qui : a chi ama la Cambogia-Mauro. La foto di Goa è la sua, si chiama Simmetria.

CONSIDERAZIONI di Mauro:

Non permetto a questo “pellaccia” di “sputtanare” il paese che amo. Di offendere i khmer e le tante persone che adorano la Cambogia. Di generalizzare aggiungendo pregiudizi a quelli che gia’ ci sono.

Di fare della “morale spicciola” sulla pelle di una nazione intera. La parola “spazzatura”, in tv, e’ stata usata troppe volte.Questa e’ merda! In Germania, si vergognerebbero di mandare in onda qualcosa del genere.Perche’ noi (voi) italiani, permettiamo una cosa simile? Ma che vada a lavorare!

Il servizio e’ superficiale e tendenzioso. Mi domando: come si fa a mandare in giro per il mondo, per un reportage su tematiche cosi’ delicate come prostituzione e pedofilia, un “somaro” del genere, che non parla nemmeno l’inglese! (Non pretendo il khmer……). Viste le carenze, non e’ in grado di intervistare, controbattere ed andare a piu’ a fondo. Che copia i testi degli altri (e nemmeno bene). Che traduce da altre lingue, alterando il significato di verbi e delle parole per aumentare la “risonanza mediatica” (l’audio e’ ben comprensibile; chiunque sappia un po’ l’inglese, puo’ tradurre da se; si accorgera’ che alcuni termini sono stati tradotti, non con i giusti sinonimi ma con dei dispregiativi). Che calca il tono della voce su parole e frasi di maggior impatto per accrescere il senso di sdegno dell’italiano medio.
Non si puo’ definire giornalista!

L’associazione dei giornalisti dovrebbe prenderlo a “calci in c….. da Torino a Phnom Penh” (e senza passare dal via). Stracciargli la tessera (se gliela han data).E qualcuno, dovrebbe sequestrargli il passaporto, per impedirgli di uscire ancora dal “bel paese”. Un corso di inglese, invece, glielo pago io……. (Anzi no. Meglio donare i soldi in beneficienza…).

L’informazione, relativa a certi argomenti seri, dovrebbe essere appannaggio di chi la sa fare, con professionalita’. Questo e’: “perbenismo interessato” (“Dio e’ morto” – I Nomadi; Beppe Carletti, grazie e grazie a tutti quelli che sono in buona fede)….., ignoranza, incompetenza, …..audience. Sig. Scarfati, si dissoci da lui…….

Da un certo punto di vista’, e’ positivo che della Cambogia si parli. Un grazie anche al “pellaccia” dunque, che mi dai l’opportunita’ per farlo.

Lasciatemi dire, che la Cambogia pero’, non e’ quella che il “pressapochista sedicente giornalista a caccia di scoop”, ha presentato all’opinione pubblica italiana. Tutt’altro.

Lui, ha descritto, realta’ degradate (che esistono, questo e’ certo) ma sono circoscritte a determinati ambienti. Non sono alla “luce del sole” e non rappresentano la normalita’. E non ha mai chiarito, la proporzione del fenomeno rispetto alla situazione generale del paese. Il mondo e’ molto vario. Con i pregiudizi, non sia va avanti ma indietro….

“Beware prejudices. They are like rats and man’s mind, are like traps. Prejudice get in easily, but it is doubtful if they ever get out”. (Lord Jeffrey)

O forse, dall’altra parte dell’oceano, fa comodo, far credere “che non si sta’ poi tanto male se da altre parti e’ una porcheria. Che fortuna!”. I nostri connazionali, al contrario dei francesi (che in Indocina, ci sono stati per un centinaio d’anni) e di tanti altri stranieri, sanno ben poco del fiero popolo khmer e della civilta’ millenaria di Angkor. Conoscono questo paese dalla tv.

“Alle falde del Kilimangiaro”, spesso ha trasmesso spezzoni sulla Cambogia. La S.ra Somaly Mam (NGO AFESIP), piu’ di una volta, e’ stata ospite del programma ma certi argomenti, sono stati affrontati con la sensibilita’ e l’obiettivita’ opportuna. Vi assicuro, che tutti i turisti (gente “normale”, chi meglio e chi peggio; portarli in giro e’ il mio lavoro), una volta visitata la Cambogia, ritornano in Italia ricchi di esperienze positive e di amore per questa gente e questa terra. E’ un bellissimo paese…., fatto di persone semplici, pure, umili, educate, fiere, rispettose. I “khmer”, sanno vivere felici……Lo stress occidentale, non sappiamo cosa sia….

Ma il “pellaccia” di Cambogia, …… di Asia, ….. e di mondo, lui non sa niente……..

Ci sono un sacco di problemi, questo e’ ovvio. Con tre decenni di guerra alle spalle ed un genocidio (3 anni, 8 mesi e 20 giorni, terminato nel gennaio ’79), che ha fisicamente eliminato un quarto della popolazione (le responsabilita’ sono di tutti), non e’ semplice rigenerarsi. I diritti umani sono ancora calpestati, certo! Ma molto s’e’ fatto e si sta’ facendo. Ed i tempi sono cambiati.I luoghi comuni, andrebbero rivisti. La rivoluzione culturale, economica e di pensiero, e’ irrefrenabile.

E’ un po’ “l’Italia del dopoguerra”. Lo stesso entusiasmo della rinascita.Il cambiamento come rivoluzione. I criteri morali, in paesi diversi, non sono gli stessi che in occidente, bisogna capirlo.

L’applicazione e la promulgazione di nuove leggi, anche riguardo alla pedofilia, sono nell’interesse dei tanti. I mass media ne parlano. Fuori dai confini, milioni di persone (e molti personaggi famosi), amano questa terra!Vi siete chiesti perche’? Se si cerca il marcio (e la “gente di merda”), lo si trova dappertutto, in ogni paese, ed anche sotto casa…..

E di imbecilli come quelli che il “pellazza” ha intervistato sul Riverside, ce ne sono fin troppi, ovunque. “Se si inoltrasse, lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa carica di sale e gonfia di odori, li’ ci troverebbe i ladri, gli assassini ed il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano….” E va beh!

Il problema del giornalismo “da due soldi”, poco serio come questo, e’ che in un video di 17 minuti, e’ dificile mettere tutte le posizioni in una sola linea, senza creare incomprensioni. Da un altro loro servizio, su un sicario di Caracas, viene da pensare che tutti i ragazzi di Caracas sono sicari…..” (ndr questo e’ il commento di un amico….)

Ma il palinsesto, richiede di sfornare un “qualcosa” ogni settimana. E, meglio se fa effetto….Sihanoukville, e’ una bellissima citta’ piuttosto grande ed in espansione continua.

Sta’ su un promontorio. Tutto intorno, decine di chilometri di bianche spiagge. I turisti sono migliaia, (in Cambogia, in totale, circa due milioni all’anno ed in costante aumento), da ogni parte del pianeta, gli italiani, pochi. Non e’ l’inferno e il cesso del mondo che viene descritto da questo “pagliaccio” (ora mi posso permettere di chiamarlo cosi’ visto che siamo in confidenza).
La realta’ e’ molto piu’ complessa.

I bar, i ristoranti, i negozi, i karaoke, i bordelli, i pedofili….. ci sono, ma lui, “sto arruffone pressapochista”, non ha visto nulla. La prima regola di chi scrive (e che dovrebbe, a maggior ragione, valere anche in tv, dove i danni prodotti sono molto piu’ immediati e visibili) e’ “scrivi di cio’ che conosci”. Il secondo suggerimento e’ “documentati prima di esprimerti”. Lui, “il pelloccia”, non ha avuto neppure l’accortezza di approfondire da internet prima di raccontare cio’ che non conosce affatto (se usa internet…). Uccide il turismo! A qualche italiano, sara’ passata la voglia di venire da ‘ste parti.

Ai pedofili (se vogliono passarla liscia), consiglio altri posti. Ai “turisti sessuali”, pure. C’e’ di meglio…. Il “pellaccia” invece, lo mando “a quel paese” (che non e’ in Asia…). Vorrei che ripetesse l’esperimento, da solo….. Con un fascio di banconote in tasca (gliele darei io oppure la Mediaset), vorrei mandarlo di nuovo sul Riverside, a cercare di comprarsi una bambina di dieci anni.

Da subito, il suo comportamento, non passerebbe inosservato, a tutti, indistintamente. Con il passaparola, sarebbe al centro dell’attenzione, guardato con sospetto e controllato a vista. E se non la trova, vorrei che la chiedesse ad un guidatore di tuk-tuk, uno qualunque, o magari a un poliziotto. Una volta al bordello, vorrei vederlo spiegarsi con la “mamasan” ed individuata la propria “vittima”, giovanissima, vorrei che provasse a portarla in camera sua, o dovunque.

Sarebbe gia’ stato arrestato, ma lasciatemi immaginare oltre…..Che scatti delle foto….Che abusi sessualmente….La bambina racconterebbe. Gli altri, pure. Sarebbe nella merda fino al collo. Linciato, forse. Dovrebbe guardarsi alle spalle per tutta la sua permanenza in Cambogia. Lo acciufferebbero prima di scappare all’estero. In pochi l’aiuterebbero (e qui, in gabbia, non portano neanche da mangiare).Ma sai, poi con i soldi….Molti stranieri sono in galera per reati su minori.

E’ una cosa seria!

Alcune NGO, per continuare a mantenersi, contribuiscono ad arrestarli. Qui si vive bene e nessuno vuole andarsene….Sono tanti, anche gli italiani, che amano la Cambogia…..

Da quattro anni non guardo la tv, ma quando vivevo in Italia, seguivo “Le Iene”, e devo dire che, molte volte, mi piacevano. Poi, cinque o sei anni fa, hanno fatto vedere un servizio dalla Cambogia.

Seguivano un pedofilo che, non immaginando di essere ripreso e registrato, si confidava a “ruota libera”. La Cambogia, non la conoscevo ancora (anche se mi ero proposto di visitarla alla prima occasione). Quello che ho pensato vedendo il servizio, e’ stato: “Cambogia, ……terribile,……..che gente che c’e’ al mondo….., va beh,…….. buonanotte”.

La settimana seguente, sulla stessa falsariga, erano a Pattaya in Thailandia.Ora, se non ci siete mai stati, questa grande citta’, e’ molto difficile da descrivere. Esiste, come esistono innumerevoli realta’.E non e’ Thailandia (seppur lo sia), almeno non come la intendo io e milioni di altre persone. Hanno usato la stessa “tecnica spia”al seguito di un altro italiano “sfigato” quanto il primo.La Thailandia la conoscevo bene, l’avevo vissuta per anni, approfondita in svariati aspetti. Andando a letto, prima di prender sonno, mi era montata una tremenda rabbia.

La mattina dopo, correvo in internet e scrivevo una mail piu’ o meno di questo tipo……”Ma come vi permettete di parlare della Thailandia in quella maniera. Non la conoscete affatto…..Di generalizzare…..La Thailandia ha piu’ abitanti dell’Italia……Certi fenomeni, sono circoscritti in poche localita’, e gliele citavo. Voi siete pazzi, terroristi mediatici, ignoranti, incompetenti, merde, figli di puttana!”. Poi firmavo con il mio nome, come faccio adesso.

Okhn. Sok-sabbay. Okhn.

Mauro Brecevich

Nepal: continua a piovere e la gente muore

angkorIn effetti qualcosa nel clima sta cambiando e provocando disastri. Nessuno sa se è un fenomeno temporaneo o duraturo ma il monsone fa le bizze. E, quando le fa, le conseguenze sono pesanti per la gente che è costretta a dipendere dalla sua erraticità. E sono, qualche miliardo di persone di tutti i paesi dell’Asia.

Le feste celebrate o da fare per propiziarlo e, adesso, per ringraziarlo alla sua fine,  come il Water Festival in Cambogia o il Dashain in Nepal sono state fatte, ma il monsone, quest’anno, ha fatto lo strano.

Siem Reap (e i magnifici templi di Angkor) è stata allagata dopo una settimana di piogge in Cambogia e anche in Nepal si contano danni e vittime.

Qui il monsone dovrebbe essere finito ma le piogge continuano nelle regioni occidentali. Per i turisti è un disastro poiché l’area dell’Annapurna (Manang, Gandaki, Dhaulagiri) sono sottoposti a piogge torrenziali, con frane e straripamento di fiumi. L’aeroporto di Pokhara è stato chiuso dopo 20 cm. di pioggia in una botta sola. Ma il peggio è accaduto più a occidente (distretti di Dadeldhura, Doti, Baitadi e Kailali) dove, oltre ai danni, ci sono state un cinquantina di vittima e migliaia di rifugiati. Quest’anno il monsone è arrivato in ritardo (creando problemi all’agricoltura) e le piogge attuali, inutile per i raccolti, hanno rimesso in evidenza la fragilità dell’ecosistema himalayano e i danni causati dall’uomo e dalla povertà.

Nessun intervento decisivo per bloccare la deforestazione e sostituire il legno con altri materiali utili per le costruzioni, la cottura dei cibi, l’alimentazione degli animali, la cremazione dei cadaveri. Niente per rimpiazzare gli alberi tagliati.

Nessun intervento per bloccare la migrazione che ha lasciato incolte e senza cura colline e montagne con interventi su reddito dei contadini dei villaggi, servizi sociali, scolastici e sanitari che rendessero redditi, speranze e qualità della vita superiori nei villaggi che nelle baracche di Doha.

Nessuno intervento strutturale per il controllo delle acque per evitare disastri ecologici e umani (frane straripamenti dei fiumi) e assicurare irrigazione ai campi tutto l’anno.

Nessun intervento (se non chiacchiere e reports finti) per mappare le zone più colpite da frane e straripamenti (che sono poi sempre le stesse) e mettere in pratica la tanto citata (dalle organizzazioni internazionali) disaster preparedness .

Nessun piano per agire nelle emergenze per salvare le vite, assicurare cibo e acqua potabile. Eppure anche qui sono sprecati convegni, incontri, stanziamenti di fondi.

Niente di nuovo, mi direte dall’Italia, guarda cosa succede qui.

Suona il violino: ONLUS e comunicazione

vilankulos bambino-pescatoreHo cercato di resistere ma non ci sono riuscito. Sono arrivate diverse mail su un articolo comparso sul quotidiano locale di Genova Secolo XIX relativo al CCS ONLUS; un associazione su cui, da tempo, raccogliamo dati e testimonianze non brillanti. Può essere utile, come altre segnalazioni, come esempio per chi vuole conoscere l’ambiente della cooperazione internazionale.

L’articolo è una triste sviolinata senza citare nemmeno un dato. Niente di nuovo, rispondo ai diversi commentatori, rientra nella tradizione della stampa italiana, quella d’ingraziarsi i potenti e di farsi qualche viaggio gratis (in questo caso, probabilmente, almeno due persone a spese dei bambini) e scrivere (?) qualche riga di superficialità per creare un po’ di effetto. Infatti, CCS Italia è stato catturato da una banda di politici genovesi e da qualche avvocato loro consorte (nel senso di consorteria), con parcelle, a carico dei bambini sostenuti, da 80.000 euro, riferisce il vice presidente della ONLUS in un raro momento di lucidità, e, allora, meglio tenerseli buoni.

Se dal 2007 (se non quelle programmate da altra gestione nel 2006) non viene costruita una scuola in Nepal, se i costi di una classe in Cambogia sono paragonabili a quelli di un attico, se in Mozambico i costi delle costruzioni (senza rispettare le normative locali) sono doppi rispetto a quelli di mercato, se spendono  euro 85.569 più euro 28.000 perconsulenza di comunicazione” (tutti soldi donati per i bambini ); incassandone euro 9.616 (tutto ciò con schiere di consulenti pagati), se si fanno dei workshop  a Rapallo (oltre euro 20.000), se spalmano le retribuzioni (alte) dei funzionari italiani e le spese generali su quanto destinato ai beneficiari (per cercare di fare bella figura) e, infine, se ai beneficiari arriva realmente meno del 15% di quello donato, è meglio insabbiare.

Si, caro Francesco, l’articolo in questione sembra quelli della vecchia Pravda e poi ci stupiamo se i giornali non li legge più nessuno. Come scritto in altro post, se chiudono mi dispiace solo per gli edicolanti (fortunatamente, per i giornalisti, ci sono le nostre tasse sotto forma di finanziamenti statali, pubblicità dei comuni, etc.).  Giornali di stato e giornalisti statali, quindi si tende all’agiografia. Non è una novità per quanto riguarda la comunicazione sul  mondo dell’assistenza internazionale, poiché la maggioranza delle ONLUS\ONG ha protettori politici.  Il suonatore di violino del Secolo XIX è stato  a Vilankulos, (tra l’altro una delle più belle spiagge del Mozambico) e da Vilankulos, noi, invece, senza suonate a pagamento, preferiamo portare qualche dato, da gente che vive e lavora lì. (questa mail è disponibile per i miscredenti).

ciao enrico . Ieri stavo conversando con il direttore di una scuola qui a Vilankulos, le ho chiesto alcune informazioni di quanto ricevono dal CCS durante l’anno. Inizio anno:  un Kit scolare comprendente 10 quaderni 6 biro 6 matite una scatola di colori gomme e temperini il tutto stimato in 100000 mt (Metical , la moneta mozambicana- € 1= 40 mt); nei mesi successivi hanno comprato delle sementi per l’ortalizia (orto scolastico), 50 galline 2 sacchi di mangime e niente altro. Questa scuola ha 800 bambini apadrinati (sostenuti) ricevono dai padrini 240 euro per 800 cioè euro 192000. Ne spendono: kit 4 dollari galline e altre cose 1 dollaro (in totale USD 200 per tutti i bambini) totale 5 dollari a bambino per 800 da USD 4000 cioè 2600 euro . _Dove vanno a finire gli altri 189000. sul sito del ccs ho visto la testimonianza di una signora che si dice molto soddisfatta del CCS penso pero che non sappia che il suo bambino riceve 3 euro mentre lei ne spende 240 un abbraccio ciao.

Siamo troppo critici verso il sistema dell’assistenza internazionale? Qualcuno deve pur farlo. E’ brutto sentirsi presi per il culo.

Nepal: distribuito dalle Nazioni Unite riso marcio, 320 morti di diarrea

Avevamo parlato in un altro post della solita epidemia di diarrea che è esplosa (come ogni anno durante il monsone) in diverse parti del Nepal provocando oltre 400 vittime. Avevamo parlato di come il World Food Programme (WFP) avesse distribuito riso marcio ai profughi delle inondazioni dell’anno scorso, provocando un’epidemia di diarrea che aveva colpito specialmente i bambini. Ricordo che per prevenire la diarrea basterebbe una semplice cura con bustine di sali minerali al costo di meno di euro 0,20 a busta. Avevamo parlato del fatto che WFP risucchia centinaia di migliaia di euro ogni anno ma le carestie sono una costante delle regioni occidentali del Nepal e, visto che nessuno fa niente, lo saranno anche quest’anno con un monsone (e di conseguenza raccolti) scarsi.

La sintesi è che WFP in Nepal è una baracca inutile e costosa diretta da un incapace dandy, tale Richard Ragan (vedi foto che è tutto dire). La sua presenza nel paese si manifesta solo nei party organizzati negli hotels a cinque stelle, quando si presenta vestito come un ballerino anni ’50 con al collo un colorato farfallino. Di questo tizio se ne raccontano di tutti i colori. Eppure è sempre lì a fare disastri. Nessuno del suo staff muove la minima critica (paura di perdere il lauto stipendio), nessuno controlla i “contractors” da cui si compra (a prezzi spaziali) il riso, lenticchie e altro cibo marcio veicolato ai poveracci. Atteggiamenti comuni nel mondo dell’assistenza internazionale.

Adesso ri- leggiamo sull’Himalayan Times:  A preliminary report of the government panel has put the blame on the UN agency and contractors supplying low quality food to the mid and far-western region for the diarrhoeal outbreak that has claimed the lives of 320 people in the last three months. Traducendo: un rapporto preliminare del Ministry of Local Development (MoLD) riporta che, a seguito d’analisi effettuate dal Food Technology and Quality Control unit sul cibo distribuito da WFP nelle regione colpite dalle epidemie (-Surkhet, Dailekh, Jajarkot, Nepalgunj, Salyan and Achham), è stato rilevato che questo è stata una delle cause di oltre 320 morti e migliaia di malati.   C’era già nell’aria qualcosa di strano, perché il ballerino Ragan aveva rilasciato, prima ancora che se ne parlasse, un intervista dichiarando che It is impossible to get diarrhea caused disease from dried food, affermazione degna di un imbecille quale è che considera la gente del paese per cui dovrebbe lavorare un’accozzaglia di stupidi.

Abbastanza straordinario e innovativo è che un ministero, foraggiato dai donatori internazionali, abbia fatto la denuncia pur cercando di scaricare le responsabilità sui contractors, cioè i fornitori di WFP. La domanda legittima sarebbe, se qualcuno nel mondo avrà voglia di farla, con centinaia di funzionari pagati è possibile che nessuno effettui il minimo controllo e che la gente invece di essere aiutata viene ammazzata dagli aiuti internazionali.    Dove non muore per il cibo marcio, comunque, the distribution of food material was also increasing the dependency syndrome that was discouraging agricultural activities, ripetono da anni i pochi operatori sensati.

Qualche buona notizia s’intravede, invece,  nelle nebbie della politica. Sono re-iniziati i dialoghi, dopo le botte dei mesi scorsi, fra governo e maoisti nel tentativo d’includerli nel governo e, forse, iniziare a fare qualcosa.  Per esempio contrastare l’inflazione che sta ulteriormente allargando la forbice fra i garantiti (corrotti, funzionari delle NGOs e delle Nazioni Unite, black-marketeers) e tutti gli altri che vivono di salari (un insegnate guadagna mediamente euro 100 al mese) o, peggio, d’agricoltura o di lavori inventati (risciòmen, portatori, piccoli negozianti, etc.). Gli ultimi dati raccontano di un ’inflazione che cresce, ufficialmente, del 17% all’ anno ma per alcuni beni quali lo zucchero (+46%), carne (+25%), uova (+23%), legumi (+25%), latte e derivati (+15%). Per questi beni l’aumento  è stato più che doppio rispetto ai rilevamenti del 2007\2008.  Accanto vi è un mercato scaltro che nasconde i beni, crea penuria per aumentare i prezzi. La gente ha festeggiato il Dashain con molti sacrifici.