Tutti zitti: lettera di Fernanda Contri
novembre 30, 2009 7 commenti
E’ dura la vita dei blogger, specie quando si muovono politici, magari un po’ scaduti, ma sempre ben installati nei sistemi di potere che collegano e muovono affari, giustizia, politica, stampa, in un ambiente piccolo e ben organizzato come Genova.
L’avvocato Contri mi scrive come Presidente di CCS Italia ONLUS, una delle sue numerose cariche, associazione che ha subito qualche critica (come altre ONLUS) in questo blog. L’avvocato Contri è più nota per la sua lunga carriera politica, nelle varie istituzioni divise fra partiti, fra cui la prestigiosa e ben remunerata Corte Costituzionale.
Vediamo cosa scrive la lettera arrivata il 18/11/09:
Egregio Sig. Crespi
Ci risulta che è in atto da tempo da parte Sua un’opera di denigrazione nei confronti della nostra Associazione e dei nostri collaboratori attraverso ripetuti contatti con i nostri partner istituzionali, oltre che con una attività di comunicazione sul canale internet.
Le rendiamo noto sin d’ora che una volta raccolte le prove di questo Suo comportamento non potremo tollerare la prosecuzione di questa Sua illecita attività.
Le ricordiamo che Ella ha da poco concluso una transazione col CCS e che questa la impegna a un comportamento corretto nei nostri confronti.
La avvertiamo pertanto che nel caso in cui Lei non desistesse, ci vedremo costretti a procedere nei Suoi confronti
La Presidente (di CCS Italia)
Fernanda Contri
Sarò un po’ prevenuto verso chi nella vita si è mosso solo nel sistema politico, sbaglierò. Ma il tono della lettera e il grande timbro minaccioso che chiude la sentenza\proclama, mi sembrano un po’ arroganti, “non potremo tollerare la prosecuzione”. E simbolici. per politici abituati a ritenersi onnipotenti, viziati dallo stuolo di portaborse e clientes che li circonda e adula per qualche prebenda o protezione. Alla mente arrivano anche i toni usati dal governo cinese, sudanese o iraniano quando “avvertivano” della censura sul Web.
La lettera dimentica alcuni diritti (che certi chiamano fondamentali): la libertà di esprimersi, scrivere, pensare e parlare. Cosine scritte nella costituzione italiana, convenzioni europee e internazionali. Infine, la lettera\editto mi ricorda, quando gli appartenenti alle varie alte caste dicono ai vigili che gli danno una multa meritata: Lei non sa chi sono io (“la avvertiamo”)
Posso immaginare che, l’avvocato Contri e i suoi amici (alcuni inseriti con parenti nella ONLUS) siano stati disturbati dalle critiche sulla capacità e efficienza del CCS; ma, da persone democratiche, di sinistra, liberali e impegnate nel sociale e nella politica, un cittadino s’aspetterebbe una replica, magari dura, sugli argomenti trattati. E’ triste, non tanto per me, quanto per la democrazia (sempre santificata) sentirsi intimidito, quasi minacciato, specie da persone che hanno potere e lo possono usare nelle forme più diverse.
Altra cosa un po’ triste è che la Contri (e i suoi apostoli) non sembrano tanto interessati agli argomenti sollevati da questo blog (che vorrebbero censurare). Non hanno mai risposto, nel merito, quanto e se i soldi donati al CCS siano utilizzati bene a favore dei bambini del Nepal, della Cambogia o del Mozambico, non scrivono al blog, magari incazzati, per contraddire, rettificare, discutere (come hanno fatto altre Associazioni).
L’impressione è che il fastidio (e relative intimidazioni) sia generato dai danni (potenziali) alla loro immagine pubblica di santoni, garanti, salvatori dell’umanità. E, per inciso e nel merito, la “transazione conclusa” non prevede, per me, impegni di nessuna natura, oltre che relativi agli aspetti economici e lavorativi della stessa. Insomma, sembra che s’arrabattino per sfuggire al confronto sulle critiche avanzate.
Nel blog è semplicemente scritto o riportato quanto visto, segnalato, da “partners istituzionali”, operatori, gente dei villaggi o valutato e criticato quanto riportato nei numeri scritti nel loro bilancio . Nessuno ha mai risposto sui conti (che ci appaiono un pò stravaganti); perchè le spese di struttura sono aumentate fino a creare una perdita; perchè sono dettagliate spese di comunicazione incredibilmente elevate in rapporto a entrate ridicole. Consideriamo che eventuali sprechi ed inefficienza non provocano danni alla Contri (e ai suoi amici) ma ai bambini e alle comunità del Nepal (e di altri paesi). Nessuno li obbliga a rispondere su queste opinioni, ma almeno che non vogliano censurarle.
E’ questa l’ “illecita attività” di cui parla la lettera. Cosa vorrebbe la Contri, che buttassi le lettere nel cestino, che non parlassi più del CCS (o altre onlus), che non esprimessi le mie (e di altri) opinioni. Vuole che chiuda questo blog o vuole che qualcuno del suo giro si muova per chiuderlo.
Io so cosa vorrei dalla Contri, semplicemente che rispondesse, nel merito, alle opinioni e fatti scritti nel blog, come si usa fra persone civili in un paese democratico. Evitando, se possibile, intimidazioni e censure. Lo spazio del blog è sempre aperto. Se no, buona notte alla trasparenza (sempre sbandierata sul sito del CCS e del settore umanitario) e ai diritti dei cittadini.
Spero che l’avvocato Contri capisca che le cose scritte sulle ONLUS non mi portano nessun beneficio, carriera, immagine, non ho necessità di file di poltrone o persone adulanti per sostenere il mio ego. Vorrei solo dire la mia e dare spazio a quella povera gente che il CCS ha deluso, riducendo opportunità e speranze. Sperando che le critiche avanzate producano qualche cambiamento nei metodi del CCS (e di altre ONLUS) e un po più di benefici per bambini e persone dei villaggi. Questa gente, con cui ho lavorato, ha dignità e merita di avere spazio, parola almeno in questo blog. Perché non hanno potere, devono parlare sottovoce per non perdere lavoro o finanziamenti per i progetti che, loro, hanno costruito.
La Contri non ha bisogno di “raccogliere prove” di quella che lei definisce “attività illecita”, gliele dò io (per ragioni di spazio solo una minima parte).
Brani tratti da alcune mail o lettere inviatemi da operatori, organizzazioni locali, persone dei villaggi del Nepal, della Cambogia e del Mozambico (prove a disposizione)
“They said (gli abitanti dei viallaggi ndr) to Simone, why you cut our +2 teachers, copy, book etc and so on. Simone said them, now country director is Mrs. Chanda Rai. And they said who is Chanda Rai, they said we don’t know because she never visit our schools and our community”.
“Now it’s hard for me to work in ccs”
“people from CCS Projects is making money”
“I told some positive things and more negative things, especially the number of staff in Katmandu.”
“CCS stop the donation with out any reason. Now change new committee. all are political man. they not good.
“they all are eating money and using for staff facility”
“I met some of the previous officers (del SWC, l’organismo governativo che controlla l’operato delle ONG in Nepal, ndr) who have seen our Child health and Shakti Electricity projects from SWC. The evaluation what have done is not satisfied”
“The original image of CCS is being changed and a new image is being emerged which is not creating a very happy feeling in us”
“they want to discontinue all the salaries paid by us to teachers and hostel staff”.
“If you are succeeding to find out some other organization to support us, we will surely leave partnership with CCS”.

Scaduta la tregua, fra maoisti e governo il 20 novembre, continuano le discussioni. Addirittura il leader maoista Prachanda si è recato a Singapore per incontrare il Grande Vecchio del Congresso Koirala (ospedalizzato lì). Tutto si muove verso un accordo (come previsto in altri posts) proprio nel giorno in cui si festeggia e ricorda la fine della guerra civile (1996-2006) con la firma del 






















La Ruota gira per il Tibet.
novembre 14, 2009 Lascia un commento
Tanto, il posto è suggestivo. Tawang un tempo era territorio tibetano, grandi vallate e alte colline con dietro l’Himalaya, abitate dai Monpa (gruppo tribale d’origine tibetana). Per gli indiani riporta alla memoria il conflitto del 1962 quando truppe cinesi scesero fin qua sotto. Fra colline piene di orchidee, si combattè duramente e gli indiani (fra cui i gurkha nepalesi) riuscirono, finalmente, a bloccare i cinesi prima che scivolassero nelle piane dell’Assam.
Un armistizio e successivi accordi rimisero tutto come prima, ma la questione dei confini rimane aperta. India vorrebbe indietro 43.180 Kmq in Jammu e Kashmir, più altri 5.180 ceduti al Pakistan nel 1963. La Cina reclama 90.000 chilometri quadrati, cioè gran parte dell’ Arunachal Pradesh.
Ancora prima, Il grande Gompa bianco di Tawang, sdraiato ai piedi di una collina, ospitava 600 monaci della scuola dei Berretti Gialli Geluk Pa (a cui appartiene il Dalai Lama); la leggenda vuole che il luogo in cui fu costruito il monastro-fortezza fu scelto dal V Dalai Lama (siamo intorno al 1680), grande politico e creatore del Tibet moderno, a cui l’attuale sua emanazione Tenzin Gyatso s’ispira.
Un sacco di gente è venuta a salutare il Dalai Lama, bandiere tibetane (subito rimosse dalla polizia) e della preghiera riempivano le strade di montagna che salivano nel remoto West Kameng (il distretto) rimpiazzando i turisti indiani (qui numerosi) e le troupe cinematografiche di Bollywood, che amano queste colline, cascate, ruscelli per ambientare i loro polpettoni.
La diatriba fra Pechino e Delhi è durata poco, gli indiani, astutamente, hanno fatto finta di niente “I do not visualise any conflict on the border dispute between India and China,” ha dichiarato il potente ministro delle finanze Mukherjee “We have an institutional arrangement. Though there are divergences of views but, in the form of the special representatives of the Prime Ministers of both countries, they meet regularly — up to now more than a dozen meetings have taken place,”. “Both prime ministers agreed to maintain peace and tranquillity on the border and our economic cooperation, particularly trade, which is expanding very fast,“. In effetti, essendo merci in competizione, il commercio fra i due giganti asiatici era scarso ma, il mese scorso, il PM Manmohan Singh e quello cinese Wen Jiabao hanno tenuto un incontro in Thailandia per smuoverlo. Intanto il libero mercato sta già operando, con un intenso contrabbando di prodotti elettronici cinesi attraverso le bucate frontiere nepalesi.
Aggiungiamo che il Dalai Lama aveva già visitato Tawang e il vicino Gompa di Urgelling (dove nacque il poeta gaudente VI Dalai Lama) senza tanto chiasso da parte dei cinesi che sembrano, oggi, i migliori propagandisti del governo tibetano in esilio.
La realtà è, come già scritto in altri posts, che la questione tibetana (dal punto di vista politico) è fatta solo di chiacchiere; a nessun governo interessa, crea imbarazzo (vedi visita del Dalai Lama a Roma, il prossimo 18 novembre), e non ha speranza di soluzione se non una progressiva integrazione dei tibetani (in Tibet) nell’economia e amministrazione cinese. . Il tempo per fare qualcosa è finito, per interessi geopolitici, negli anni’60 quando tutti i governi occidentali, l’India e le Nazioni Unite se ne fregarono dell’occupazione cinese. Anche gli stessi tibetani sono ormai, naturalmente, proiettati nella realtà
A Lhasa i giovani tibetani vorrebbero essere integrati nell’ amministrazione pubblica, lavorare o poter migrare in cerca di fortuna. A Dharamsala (sede del governo in esilio) i giovani tibetani hanno gli stessi modelli culturali dei loro coetanei indiani e anche loro vorrebbero andarsene in Europa o USA dove tanti loro connazionali non sela passano male. In Nepal, dove tutti amano il casino, ogni tanto protestano ma poi tornano tranquilli a fare business con successo, chiedendo magari di essere considerati regolari e non discriminati dalla polizia e dalle autorità locali. Lo stesso Karmapa (terza autorità spirituale) Lama Trinley Dorje, 24 anni, s’è impallato con i videogiochi.
La questione tibetana è tenuta viva da minoranze d’intellettuali, politici con i soldi dei dharma people occidentali, finchè resterà di moda ovvero fino a quando non girerà la Ruota delle Vita e lo spirito dell’attuale Dalai Lama troverà sede nel corpo del suo successore (anche se le profezie dicono che lui sarà l’ultimo Oceano di Salvezza).
Allora saranno problemi. I cinesi, come è accaduto per la seconda autorità religiosa del Tibet (il Panchen Lama) imporranno un loro candidato, la diaspora tibetana si spaccherà fra i filo-cinesi di Shugden e il governo in esilio; finita la querelle la questione tibetana dimenticata. Sarà difficile trovare un personaggio carismatico e intelligente come l’attuale Dalai Lama, un periodo così adatto per diffondere gli insegnamenti di Buddha.
Vediamo cosa sta già accadendo per i musulmani Uighuri (scontri feroci nello scorso luglio nel Xinjiang. Nei giorni scorsi, ufficialmente sono stati condannati a morte 9 manifestanti “The first group of nine people who were sentenced to death recently have already been executed in succession, with the approval of the Supreme Court,” ha dichiarato Hou Hanmin, portavoce del Governo dello the Xinjiang. Qualcuno l’ha saputo, qualcuno ha protestato?
E’ importante che del Tibet rimangono insegnamenti, idee di vita, suggestioni utili per tutti come ricorda il viso rilassato e sorridente del grande Buddha di legno dorato di Tawang, le antiche tanke conservate, l’armonia e bellezza del tempio.
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