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For years, I worked in Nepal in projects related to education, health, community development in the area of Kavre, Chitwan and Kathmandu. During my work in Nepal we implemented an Health Project for children and community in Kavre District in cooperation with Dhulikel Hospital. It was directed to assure medical visits, immunization and hospitalization to more than 6000 children. From 2005 I worked also in Cambodia on education and child protection projetcs. Before I collaborated with Tribhuvan University and other organizations. I wrote several guide and travel books on Nepal and collaborated in shooting documentaries on Nepal, Tibet, Sikkim and Mozambique
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For years, I worked in Nepal in projects related to education, health, community development in the area of Kavre, Chitwan and Kathmandu. More than 8000 children and 60.000 people were the beneficiaries of our work done in cooperation with community and local organizations. In 2005 we started up the same projects in Cambodia.
Before I collaborated with Tribhuvan University and other organizations. I wrote several guide and travel books on Nepal and himalayan countries and collaborated in shooting documentaries on Nepal, Tibet, Sikkim and Mozambique.
Now I decided to work again in a private company fed up by most of the methods and people in the self-called no-profit organizations. I am sorry for the local people really committed in creating opportunities and hopes.
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Bangkok al tempo della rivolta borghese contro Takshin è raccontata dal giornalista americano Lawrence Osborne (Adelphi, euro 20) che gira freneticamente, con qualche suo strano amico "farangi" fra i molti e diversi "villaggi\quartieri" che la compongono. Stranamente, di norma accade il contrario, il libro migliora nel finale.
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Grandi sistemi: fermi
dicembre 15, 2009 Lascia un commento
Un attività importante, specie in questa fase, in cui il commercio internazionale è calato sensibilmente (10% a livello mondiale); nei paesi più poveri si calcola il 40% (dati WTO). I più colpiti i settori ad alta intensità di lavoro (manodopera a basso costo) quali il tessile e il manifatturiero di base. Le conseguenze sono state brutte per i meno garantiti (cioè la maggioranza della popolazione) come abbiamo scritto in altri posts. Le aperture ai commerci e la diminuzione di barriere fisiche e tariffarie richieste dallo stesso WTO a paesi quali la Cambogia e il Nepal negli ultimi anni, li ha resi più vulnerabili alle peripezie dei vampironi di Wall Street (e delle altre borse e banche occidentali). In questi paesi i vantaggi delle liberalizzazioni vanno nelle tasche di pochi e ricchi, gli svantaggi in quelle di tanti e poveri. Niente di nuovo.
Come detto il WTO dovrebbe avere un compito decisivo e concreto quello di smuovere merci, persone e servizi, di creare un nuovo sistema del commercio internazionale diretto a favorire, per lo sviluppo, i paesi più arretrati. Dovrebbe essere seguito, pressato da tutti i combattenti a favore dei poveri (ONG, UN, etc.), invece, il vertice di Ginevra ha raccolto l’attenzione solo di quale giramondo della contestazione, pochi giornalisti. Tutto il mondo della cooperazione, dell’industria dell’assistenza e dei difensori dei poveri aveva gli occhi e le tasche aperte sul nuovo business del climate change e sui milioni di dollari che pioveranno da Copenaghen.
Anche gli svizzeri se ne sono impippati del vertice. A Ginevra sono abituati al via vai dei burocrati delle Nazioni Unite (hanno un sacco d’uffici lì) e poi, da qualche tempo, gli svizzeri sono un po’ assediati da chi vuole svuotare le loro banche per riportare a casa i soldi dei propri cittadini, da scudi fiscali europei, da compravendite dei nomi di correntisti\evasori dai paesi vicini. All’inizio di dicembre (quando è iniziato il vertice WTO) stavano preparando il referendum sui minareti che s’è rivelato un ulteriore disastro per l’immagine del paesino del cioccolato e delle banche. Con imbarazzo, il governo ha cercato di sminuire l’effetto, di giustificare il voto per non far incazzare gli esportatori di petroldollari. La stessa opinione pubblica più sensata (che non è andata a votare) è rimasta esterefatta. Gli italiani (i ticinesi) hanno dato l’esempio votando per 2\3 a favore del blocco dei minareti.
Quindi la riunione ministeriale ha seguito l’esempio di tutti e si è conclusa, come spesso accade, nothing substantive was done to resolve the differences to free global commerce. If we don’t make progress soon, we will miss our 2010 target and that would be a great loss for the global economy and the world’s poorest come hanno dichiarato, fra gli altri, gli indiani. Tutti hanno puntato il dito sul caro Obama che ha altre priorita (Afghanistan, sanità USA, etc.). I bei discorsi fatti su un nuovo ordine economico mondiale sono rimasti fermi. Tanto gli indiani dei villaggi, che non riescono a pagare gli usurai e si buttano nei fiumi, non sono suoi elettori.
Risultato ufficiale dell’incontro “ ci vediamo fra tre mesi” per un nuovo Round (qui li chiamano così) per ridiscutere se e quando togliere, per esempio, i sussidi all’agricoltura in USA e UE che sono una delle cause principali del distorsioni nel mercato alimentare, per le quali a rimetterci sono, ovviamente, i più deboli.
Anche a Copenaghen, poco si sta muovendo Cina e USA litigano, i rappresentanti (numerosissimi) dei paesi marginali (guidati dagli africani) hanno abbandonato i lavori, They refused to continue negotiations unless talks on a second commitment period to the Kyoto Protocol were given priority over broader discussions on a “long-term vision” for cooperative action on climate change. Possiamo prevedere che, l’unico risultato concreto, sarà lo stanziamento di qualche miliardo di Euro per sanare la coscienze dei paesi inquinatori, saziare un po’ di governanti di quelli in via di sviluppo, creare qualche nuova agenzia delle NU e far contente un po’ di NGO che hanno fiutato la preda. Come scritto in altro post le cose piccole e concrete (pozzi, acqua potabile, controllo del traffico e dei combustibili, argini nei fiumi, risboscamenti comunitari, sostituzione del legno per cucinare e riscaldare, etc) non fanno spettacolo.
E’ partito anche il primo ministro nepalese Nepal a capo di una delegazione di 90 persone (costo USD 150.000), l’India ha 34 delegati e la Cina 38. Il PM Nepal ha risposto contrariato a un giornalista che chiedeva spiegazioni sul gruppone, we paid for so many delegates since we wanted Nepal to make a good impression. Ah, va bè.
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