Quando girano i santoni

Si sale sulle collina di Changu che divide in due la Valle di Kathmandu. Intorno scaloni di risaie interrotti dalle nuove costruzioni. Da una parte spuntano le pagode restaurate di Bakthapur, dall’altra gli ex-villaggi di Sanku, un tempo isolati ora quasi inglobati nella mega-Kathmandu. Siamo a Changu Narayana uno dei posti più belli, affascinanti e antichi del Nepal, calpestiamo il centro dell’antico regno dei Licchavi che governò il paese (la Valle) intorno al 500 per un paio di secoli. Loro erano fedeli di Vishnu (il Preservatore) a cui è dedicata l’antica e splendida pagoda che domina la collina. Intorno alla costruzione restaurata e protetta da inferriate, antiche statue dedicate alla divinità, ai suoi numerosi avatara (emanazioni) e il cosmo, la sua creazione, vista da questa scuola Hindu racconta il cosmo. Tutti pezzi d’arte di grande valore artistico ed economico. Prima che spuntassero ristorantini e lodge, intorno al tempio, nella bassa giungla che lo circondava, si trovavano statue in pietra, alcune in legno che ora sono sparite. Qualcuno ha cercato di rubare anche quelle all’interno del complesso, ora fortunatamente murate. La pagoda è protetta da file portici (pathi) in cui un tempo dormivano i pellegrini. Ora ospitano, il carro della kumari del posto e tante sculture di legno, salvate dopo il restauro del tempio. Un tempo era bellissimo, oggi solo bello, domani speriamo che qualcuno lo salvi (è anche patrimonio del’umanità secondo l’UNESCO). L’intera collina sta sprofondando. Sotto, nel fiume (Manohara) da decenni stanno portando via sabbia (come ovunque in Nepal) senza controlli né regole. Bisogna costruire a Kathmandu per far girare i soldi degli emigrati, degli speculatori e dei cooperanti.

Crolla Changu e crolla anche la borsa di Kathmandu, (Nepal Stock Exchange-Nepse) e i depositi bancari, tutti segnali di una gran paura sulle sorti del paese da parte d’investitori piccoli e grandi. Segnali non incoraggianti: I FDI (Foreign Direct Investment) sono calati del 36% (rispetto al 2009), le rimesse degli emigranti dell’11%, non ci sono più soldi disponibili tant’è che il tasso interbancario è salito al livello record del 13.28%. Significa che per il pubblico s’arriva al 20% e che gli usurai dei villaggi praticano il 120%. La gente è strozzata. Spendere per educazione, salute, rinnovo degli attrezzi agricoli è un lusso e tutto il paese retrocede.

Purtroppo non succede niente che possa indicare l’uscita dall’impasse politico-istituzionale: i partiti sono fermi, l’Assemblea Costituente è alla fine del mandato e non ha concluso niente, l’unica ipotesi decente è un governo di unità nazionale con dentro i maoisti. Serve qualcosa di nuovo ed ecco comparire Kalibaba, il santone dei politici. Barbetta curata, collane di rudraska (la noce sacra) a proteggere lo spirito e il corpo, volto furbetto che mi ricorda quella dei Baba che s’aggirano nella Piazza a vendere tika (le rosse benedizioni) per 20-50-100 rupie, in base alla faccia del turista. Tutti i leader politici (compreso il Presidente della Repubblica, primo ministro ed esclusi i maoisti) vanno al suo sacrificio del fuoco (yagya) celebrato dal santone, per trovare ispirazione e qualche idea per smuovere il paese. Per ora solo fuoco e fiamme, riso e legumi offerti alle divinità per sperare che, almeno loro, si diano da fare per rimettere in sesto il paese. Fra i seguaci e discepoli anche l’ex-re Gyanendra che cerca stimoli per ripresentarsi come salvatore del paese.

La crisi fa brutti scherzi. Kalibaba (fedele di Vishnu e il suo avatar Krishna) è abbastanza popolare in Nepal dove nacque (a Okhaladhunga) 72 anni (non li dimostra) orsono. Ha studiato a Banares nella prestigiosa ’Università di Sanscrito, poi è sparito per riapparire come sanyasi a disposizione dei sovrani e dei politici. Siamo nel Kali Yuga, dice, tutto è nero ma è prossima la comparsa di una reincarnazione divina (kalki), che riporterà pace e prosperità. Lo stesso deve accadere in Nepal, predica, e qualcuno arriverà a salvarlo. Malgrado la sua trasversalità politica, al santone non dispiace un revival della monarchia e la reintroduzione dell’hinduismo come religione di stato. Dice che sarebbe pronto ad auto immolarsi per raggiungere quest’ultimo obiettivo. Nessuno ci crede.

L’opposizione (i maoisti, compreso Prachanda) reagiscono e vanno nel Terai a scarificare qualche bufalo (lo scorso febbraio) per allontanare i cattivi auspici di Saturno che incombeva nel cielo. Niente di nuovo, perché in India il santone Chandraswami, faceva e disfaceva governi guidando l’ex primo ministro Narashima Rao e, ancor oggi, santoni, oracoli, baba guidano tante decisioni di politici, uomini d’affari e mafiosi. Giro tutto al povero Bersani.

Caos nepalese: muore il vecchio tessitore

 Ieri è morto Girija Prasad Koirala, l’ultimo esponente di una famiglia che ha contribuito a fare la storia del Nepal moderno. Ora rimane la figlia Sujata Koirala messa a fare il Vice Primo Ministro. Il grande vecchio aveva 85 anni e da tempo vagava da un paese all’altro per farsi curare. Indebolito, malato ma sempre capace di dirigere la politica nazionale dalla sua casa di mattoni rossi in una traversa di Ring Road a Maharajguny. Lì senza sfarzo apparente si costruivano e smontavano carriere e percorsi politici si tessevano le trame con l’India. Lui era il Grande Vecchio della politica nepalese, l’ultimo di quelli che avevano combattuto (anche con la violenza) per ristabilire, dagli anni ’60, la democrazia in Nepal. Prima alleandosi con la monarchia per abbattere il governo dei Principi Rana, poi contro la stessa monarchia per giungere a uno stato dotato di costituzione e di un parlamento eletto. Questo risultato lo ottenne nel 1989, poi tutto si disfece nella corruzione e nella irresponsabilità dei partiti e dei loro dirigenti.

La sua storia è come quella di tanti leaders politici, idealista e impegnata all’inizio: sindacalista nelle fabbriche tessili (ora in gran parte chiuse) della sua città Biratnagar, nel profondo sud nepalese (città industriale, di confine e oggi di traffici); poi impegnato con il fratello BP Koirala a combattere, prima a fianco della monarchia, la dinastia assolutista dei Rana, che governarono il Nepal fino al 1959. Il Partito del Congresso nepalese (aiutato dal confratello indiano) governò, allora per un breve periodo, ma poi il re, i proprietari terrieri, l’aristocrazia preferì abbandonare l’esperimento democratico, la riforma terriera, il timido tentativo di democrazia per re instaurare una monarchia pressoché assoluta. Koirala tornò in India e il Partito del Congresso divenne un movimento clandestino, di guerriglia animato dagli ideali di Nerhu, puri, egualitari e democratici.

Poi, nel 1990 il paese scoppiò: studenti, borghesia, imprenditori non stavano più dentro al blocco aristocratico-monarchico, immobile mentre economia e costumi cambiavano, ed esplose la rivoluzione. Finalmente elezioni democratiche, monarchia costituzionale e GP Koirala divenne primo ministro (dal 1991 al 1994, 1998 al 1999, nel 2000 e 2001), fece e disfece il partito per garantirsi il potere, creò un sistema di corruzione e di nepotismo, sfruttò il boom economico post-democrazia e apertura dei mercati, organizzò il mangia-mangia degli aiuti internazionali e delle risorse dello stato. Dopo pochi anni si ricrearono nuove caste e potentati, lo sviluppo del paese si bloccò e i maoisti s’incazzarono. Siamo nel 1996 e sempre Koirala gestì, malamente la crisi, spedì l’esercito nei villaggi, limitò libertà, s’alleò con il famigerato Re Gyanendra e mantenne potere anche dopo la rivoluzione del 2006 quando cercò di ricomporre il sistema con i nuovi soggetti, gli affamati maoisti. E’ rimasto, fino all’ultimo, il coordinatore dell’ High Level Political Mechanism (HLPM) che non sta riuscendo a sanare le divisioni fra i diversi partiti.

Io lo incontrai dopo i primi tre mesi di governo nel 1991, anch’io ero ingenuo come la maggior parte dei nepalesi, pensavo che fosse un idealista e che, con lui, il paese sarebbe cresciuto, migliorato. Parlammo di strade per trasportare le mele dal Dolpo, dei bisogni dei villaggi, della sua storia di rivoluzionario, delle molte speranze da soddisfare. La gente era con lui ma, mentre parlava di opportunità e di sviluppo, piazzava i suoi uomini nei posti chiave, spartiva con i donatori internazionali i fondi, creava un sistema di corruzione a beneficio del suo partito e alleati. Niente di nuovo, per noi italiani. Per me come per tanti nepalesi è stata una delusione.

Oggi i giornali scrivono nation in shock e, almeno per parte della capitale è vero. I kangresi (i membri del Congresso) pensano già, nel caos perenne del partito, alla sostituzione;  i vecchi complici di Koirala ,come Deuba,  stanno affilando i coltelli; gli altri partiti hanno perso un punto di riferimento e non s’intravedono leaders capaci di rimpiazzarlo. Koirala ha diretto 18 governi e gli ultimi 20 anni ma non lascia un granché. Il paese sta attraversando una crisi sociale ed economica durissima.

Oggi, un Rapporto, piazza il Nepal al 16° posto su 31 paesi in grave rischio di crisi alimentare. I distretti di Bajura, Humla, Mugu, Jumla, Kalikot, Dailekh, Achham, Doti, Baitadi and Darchula sono già a rischio carestia. I raccolti (riso, masi, frumento, semi oleosi), scarse piogge, sistemi d’irrigazione insufficienti, è sceso del 17% nello scorso anno. I prezzi dei generi alimentari di prima necessità sono aumentati di oltre il 30% nell’ultimo anno. La distribuzione, la mancanza d’interventi nell’agricoltura e nel controllo delle acqua, la speculazione, l’assenza di interventi del governo aggrava queste situazioni.

Sempre oggi il Nepal Nutrition Report, ricorda che il 50% dei bambini sotto i 5 anni soffrono di denutrizione cronica . Tutti gli obiettivi di riduzione della mortalità infantile, materna, di riduzione della povertà stimati nei ridicoli MDGs (Millennium Development Goals) sono ben lontani da essere raggiunti, anzi gli indicatori segnano regressioni negli ultimi anni. I milioni di dollari spediti dai donatori s’ingolfano nella burocrazia della capitale che, anche Koirala, ha reso impunita. L’elettricità manca per 12 ore al giorno, limitando vita ed economia. Negli ultimi mesi sono aumentate le uccisioni e gli scontri fra i militanti politici, specie nel Terai (si contano in oltre 500 negli ultimi 4 anni).

La corruzione succhia risorse destinate alla lotta alle malattie e alla povertà. Kamal Raj Pandey, vice ministro del Ministry of Physical Planning and Works (MoPPW), ha dichiarato che le strade principali del Nepal are rapidly losing their strengths due to lackluster attitude of the government for the maintenance of these roads, e qui s’investono centinaia di migliaia di euro l’anno. Il 28 maggio scade il termine dell’Assemblea Costituzionale eletta, nessuno come e se verrà prorogata. Poco ha combinato per aggiustare lo stato, anche l’unica ipotesi concreta, lo stato federale, sta suscitando un mare di proteste e preoccupazioni. Insomma, il Grande Vecchio non lascia una bella eredità.