Che mattone: storie dal Nepal
novembre 28, 2010 2 commenti
Bakthapur era una delle tre antiche capitali dei regni che dividevano la Valle di Kathmandu. Fu costruita sul pendio di una bassa collina e ricorda una conchiglia, uno dei simboli di Vishnu, divinità cara ai sovrani che l’edificarono dal 1200. E’ stata splendidamente restaurata negli anni ‘70 dalla cooperazione tedesca e fu set del film di Bertolucci, Piccolo Buddha. Bella e quasi intatta: le macchine non possono entrarci e i turisti pagano una bella sommetta (25 dollari) per visitarla. Parte dei soldi raccolti è destinata al mantenimento dei monumenti, costruiti da dinastie di regnanti arricchiti con i dazi e balzelli delle carovane che da qui passavano per raggiungere il Tibet.
Vi soggiornarono, all’inizio del 1700, i gruppi di missionari italiani (gesuiti e capuccini) che cercarono con scarso successo di convertire i nepalesi ma ci lasciarono, in compenso, bellissimi racconti di quei tempi. I poveretti abitavano in una casa donata loro dal sovrano e curavano più i corpi che l’anima degli abitanti “queste genti avevano in orrore l’abito turchino oscuro o nero che portavamo e il cappuccio del quale dicevano che portavamo il naso d’elefante dietro le spalle, rendevamo terrore a tutti quanti anche agli animali. E per questo motivo ci davano delle grandissime ingiurie. Anche la barba non piace ai nepalesi che considerano i monaci quali musulmani e, perciò malvisti” racconta uno di quegli strani ed eroici viaggiatori.
Bakthapur s’estende oltre la parte antica, fino ad allungarsi nelle strada supertrafficata (e in fase d’allargamento con finanziamenti cinesi) che porta a Dhulikel a da lì ai confini del Tibet (Kodari Road). Fino agli inizi degli anni ’80 si passava in una galleria d’alberi e si poteva viaggiare in filobus. Alberi e fili, tagliati e sostituti da costruzioni fatiscenti, polverose, inquinate. Sempre in quegli anni, il paesaggio (vallate ondulate di risaie) iniziò ad essere riempito di alte ciminiere fumose in cui cuociono i mattoni pieni, fatti d’argilla, per il boom edilizio di Kathmandu. Questa nuova attività si collega allo storico artigianato della zona (particolarmente della cittadina di Thimi) specializzato nella produzione di vasi e manufatti. In questa parte della Valle il terreno è rosso ed è facile l’estrazionela d’argilla .
Nel corso degli anni le fabbrichette di mattoni sono moltiplicate e un esercito di formiche sta erodendo piane e colline per estrarre il materiale. Tant’è che la gente di Bakthapur è stufa ed ha iniziato a protestare “150 houses of Kalitar and local Gyan Jyoti Lower Secondary School were at risk of landslide following the excessive excavation of the soil”. Raccontano di scavi abusivi che mettono a rischio le case che sprofondano, dei fumi che inquinano la valle, del continuo movimento di grossi e fumosi camions che salgono e scendo fra le strade medioevali. Insomma un grande business incontrollato che inizia a creare problemi.
Oltre all’ambiente e alla sicurezza del suolo. la costruzione di mattoni è un enorme sfruttamento di donne e bambini. Le fabbriche iniziano a lavorare a pieno ritmo dopo i monsoni, nella stagione secca (da ottobre-novembre, katik in nepalese) quando i raccolti nei campi sono terminati. Dai villaggi delle colline (io ricordo Kavre), scendono a Bakthapur intere famiglie per scavare l’argilla, cuocere e trasportare i mattoni. A maggio-giugno, con l’inizio delle piogge, i migranti se ne tornano ai loro campi per prepararli ai raccolti. Costo del mattone circa 6 rupie; guadagno medio di una famiglia di 4 persone (compresi i bambini) circa 10.000 rupie (euro 100) al mese. Ogni 1000 mattoni prodotti ricevono circa 500 rupie (5 euro); prodotti di norma in un giorno da una famiglia (media procapite 300-350 mattoni). Se il mattone si rompe la paga è dimezzata (un tempo non veniva pagato) Possiamo immaginarci dove vivono, cosa mangiano e se i bambini vanno a scuola. Si lavora a tempo, senza contratti, andando e tornando dai villaggi quando non c’è lavoro.
Sono contate circa 500 fabbriche di mattoni (in massima parte concentrate nelle vicinanze di Bakthapur, che impiegano 400.000 lavoratori di cui, si dice, l’8% sono minori (una parte degli oltre 1.000.000 di bambini dai 6-14 anni che lavora). Nella “filiera di produzione” i bambini sono impiegati per riempire le forme e timbrare il mattone, portare il tè ai lavoratori (dalle quattro di mattino), portare legna per i forni, trasportare i mattoni, fare da mangiare (le donne producono). E’ stimato che un ragazzino (o ragazzina) guadagna al mese 1800 rupie (euro 18). Il movimento di lavoratori è organizzato da un intermediario (naiki) che anticipa\presta parte del salario nei villaggi. Il reddito agricolo basta a mantenere una famiglia per 6-8 mesi, nella norma (senza malattie, spese straordinarie, matrimoni). Chi non riesce\vuole emigrare dai villaggi di Kavre finisce qui o s’indebita.
Ovviamente ci sono volumi di leggi, convenzioni internazionali, comitati che dovrebbero regolare il lavoro minorile (e non solo) ma niente sembra cambiare. Come scrive nel suo ultimo rapporto l’UNCTAD (agenzia delle NU per il commercio) the assistance extended by developed countries for the economic growth and development of least developed countries (LDCs) has failed to yield concrete results. Si era provato a proporre l’attivazione di scuole ed asili per i bambini dei lavoratori, la sperimentazione di forme meno inquinanti per produrre mattoni (Compressed Earth Blocks-CEB) ma ricercare percorsi diversi costa fatica.






















L’India è avanti…
novembre 16, 2010 Lascia un commento
Una bella idea che serve a fare un po’ di “outing” e, più importante, a creare una sorta d’archivio della corruzione (sono conservati anche i grandi processi pubblici), in modo che, come spesso accade da noi, tutto non sia dimenticato. Secondo Trasparency International, l’Italia ha un indice di corruzione simile all’India ma come per l’umidità bisogna vedere come è percepito.
L’India cresce con ritmi del 10% annui, la classe media aumenterà del 1000% (entro il 2016), i risparmi rappresenteranno il 40% del PIL nei prossimi anni (con un potenziale immenso di consumi e investimenti), la popolazione sarà il 30% in più nel 2015. Un paese vivo, con un economista intelligente che lo guida Manmohan Singh, e che può contare sul futuro, malgrado, nel Karnataka un padre voleva sacrificare il figlio agli dei per identificare dov’era un presunto tesoro nel campo, che qualche presunta strega è stata ammazzata nei villaggi sperduti del Bihar e, come scrive un recente rapporto, il only 18% households in rural India have access to basis amenities — drinking water, sanitation and electricity. Urban areas enjoy these facilities in 68% households”.
Sarà proprio l’obbligo di costruire infrastrutture (sistemi, idrici, strade, ponti, ferrovie, case) che renderà l’India un paese in grande movimento. Si dice (uno studio della MacKinsey) che per lo sviluppo urbano e rurale (le infrastrutture) saranno investiti nei prossimi anni USD 3 trilioni. Quando l’economia corre, la corruzione è meno percepita e la povertà destinata a diminuire. E, forse, anche la corruzione se milioni di funzionari pubblici indiani inizieranno a guadagnare qualcosa di più dei 100 USD al mese attuali.
Paesi statici (come l’Italia) e paesi in movimento anche come prestigio internazionale. Obama ha rafforzato il percorso iniziato da Bush (accordo sul nucleare civile) facendo dell’India l’alleato strategico in Asia (e nel mondo). Abolite barriere doganali e burocratiche, proposto l’entrate nell’inutile ma prestigioso Consiglio di Sicurezza delle NU, dimenticato l’antico amico Pakistan (incasinato e inaffidabile). Ribaltate le posizione della Guerra Fredda quando l’India era considerata ostile. Del resto gli investimenti indiani negli USA stanno crescendo velocemente (sono il 5° paese FDI) e il mercato indiano, per le aziende americane, è immenso e meno chiuso e controllato di quello cinese. La Cina sarà il rivale americano nella gestione complessiva (politica, economica e militare) del sistema globale, l’India non ha questa velleità.
Parlavo con un giovane imprenditore italiano raccontandogli di come l’India si stia muovendo in Nepal da potenza regionale: fabbricando dossier (campi d’addestramento dei maoisti indiani nel Nepal orientale, rendendo pubbliche intercettazioni di politici nepalesi, investendo in strade strategiche (per gli indini stessi). Da parte nepalese (anche della gente comune) persiste l’atteggiamento ostile verso l’India e gli indiani, le accuse d’ingerenza sulla stampa, le scarpe sulla testa lanciate all’ambasciatore. Ostilità storica che impedisce di cogliere opportunità.
Lui mi raccontava che anche gli italiani, per staticità cronica, non sembrano beccare le immense occasioni offerte dall’India. Il mercato Indiano copre appena lo 0,9% delle esportazioni. L’Italia si colloca soltanto al 23esimo posto tra i partner commerciale dell’India e al sesto posto tra i paesi europei. Addirittura si è mosso San Marino inviando una delegazione governativa e d’imprenditori per aprire i mercati (9\11\2010). Ma gli italiani, mi dice, sembrano fermi, impauriti. Il sistema Paese preferisce avere 11 consolati in Germania, 7 in Svizzera (1 ora di macchina) e tenerne 3 in Cina e 2 in India. Muoversi costa fatica.
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