Tre tazze di tè…vuote: le palle di Greg Mortenson

 A proposito di scuole funzionanti e non, una trasmissione televisiva americana e un inchiesta fatta sul posto da Jon Krakauer (Three Cups of Deceit)  hanno rilevato alcune sorpresine. Greg Mortenson, come tanti nel bel mondo della cooperazione, sembrerebbe un gran contaballe. Lo ricordiamo autore del best seller strappalacrime Tre tazzè di tè (Rizzoli Editore, euro 9 in saldo) in cui si raccontava del suo impegno nelle zone di frontiera del Pakistan, delle scuole costruite e del suo “eroismo” (rapimenti, etc.). Un best seller, applaudito e che ha contribuito a far raccogliere alla sua associazione oltre USD 60 milioni (infatti adesso ne ha scritto un altro).

Gran parte delle storie sembrerebbero inventate e, cosa più grave, delle 141 scuole che dice di aver costruito solo poche funzionano e addirittura qualcuna non esiste. Esagerazioni e invenzioni, sembra; del resto è ciò che si legge in gran parte dei Bilanci Sociali delle aziende dell’industria dell’assistenza e, nel nostro piccolo, quanto abbiamo raccontato relativamente a CCS Italia. Mortenson, come altri (vedi Fernanda Contri), dice che i fatti documentati sono “distorti, parziali, minaccia querele”.

 Jon Krakauer ha però fornito tanta documentazione che ha indotto la controparte a una mezza ritirata. Lui, dopo tante voci su malefatte dell’Associazione, ha preso scarponi e zaino ed è partito per il Pamir (Baltistan). Lì è dicasa perché è un notissimo scalatore, autore, fra gli altri del libro-scandalo Aria Sottile, sulle tragiche (e vere) conseguenze dell’alpinismo commerciale sull’Everest.

Un pò protetto dall’establishment (lo stesso Obama ha donato oltre USD 100.000 e ha proposto Mortenson per il Nobel), il  Central Asia Institute (CIA)  era già sotto tiro per la mancanza di trasparenza, l’utilizzo personale dei fondi, la scarsezza di risultati.  Lo stesso Krakauer aveva donato oltre USD 75.000 ma, poi, ha voluto vederci chiaro.

Anche in questo caso le solite dichiarazioni, l’85% dei fondi raccolti finisce nei progetti (USD 4 milioni annui), ma ecco qui che, delle 141 scuole dichiarate costruite e funzionanti, almeno il 50% sono senza fondi, insegnanti e studenti. Nel suo viaggio, Krakauer, qualcuna neanche l’ha trovata. La scuola costruita per i nomadi Khirghizi (raccontata come un “impresa” nel  secondo libro di Mortenson) non ha mai funzionato, distante e non necessaria per la comunità.

Questa storia fa il paio con quella di Madonna e con le tante descritte in questo blog.

Poveri ma belli, scuole in Burkina Faso

Lugano e il Ticino, per chi arriva da paesi dissestati come il Nepal o l’Italia, appare come un piccolo immaginato paradiso: ordinato, civile e noioso. Può anche accadere che le banche svizzere (come ovunque al limite dell’associazione a delinquere) tirino fuori qualche sorpresa. E’ il caso del premio biennale promosso da BSI Architectural Foundation, insieme alle piccole ma dinamiche istituzioni culturali del Cantone.

Quest’anno è comparso Diebedo Francis Kere, figlio del capo villaggio di Gando (villaggio sperduto nella savana del Burkina Faso), falegname nell’impronunciabile capitale Ouagadougou (in breve Ouaga),  per sopravvivere e,  poi,  fortunato beneficiario di una borsa di studio tedesca che lo fece trasferire (1990) a studiare a Berlino. Percorso, comunque, non facile perché in Burkina Faso si parla francese (oltre ai vari dialetti) e la Technishe University non deve essere una passeggiata.

Aggiungiamo che il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri del mondo, che l’aspettativa di vita è 53 anni, che l’AIDS è endemico, la democrazia un miraggio e il paese si regge (male) da decenni solo grazie agli aiuti internazionali. Nella capitale la strada principale è intitolata alle Nazioni Unite che sorreggono il regime fallimentare. 

Ma Diebedo c’è l’ha fatta anzi è andato oltre fondando una associazione (Schlbausteine fur Gando) e iniziando a raccogliere qualche soldo per costruire una scuola elementare nel suo villaggio di poco più di 2500 anime. Per esperienza, tante scuole sono costruite da fondazioni e associazioni in ogni parte dei paesi poveri, molte sono cattedrali nel deserto, altre costano come costruire una villa a St. Tropez, quasi tutte sono brutte. Un esempio è il caso di Madonna della sua Fondazione e del disastro fatto in Malawi.

Sicccome Kerè è una persona seria, conosce la sua comunità,  vuole fare le cose bene ed  è  architetto,  ha cercato una strada un po’ diversa. Ha coinvolto la comunità nella costruzione della scuola e nella gestione diminuendo i costi e stimolando la scolarizzazione e, poi, ha cercato di fare una costruzione un po’ diversa, originale utilizzando materiali, tecniche e forme locali (costo euro 20.000). E’ venuta una scuola  bella che ha contribuito ad aumentare le freguenze scolastiche e si è pure beccato un premio (nel 2004) dall’Aga Khan Award for Architecture. La buona idea ha permesso di raccogliere altri fondi e di proseguire le attività dell’Associazione; un po’ di fortuna, impegno e Kerè è diventato un architetto singolare fra i tanti e un “cooperatore” altrettanto diverso.

Con i soldi dell’Aga Khan ne ha costruite altre sempre intorno al suo villaggio che sono diventati un esempio di come può essere ricca l’architettura povera e di come si può fare qualcosa di stimolante, bello intelligente e utile anche costruendo una scuola in un villaggio. Noi in Nepal ne abbiamo costruite molte, con materiale locale e coinvolgendo le comunità. Erano integrate nell’ambiente,  ma non originali e intelligenti come quella di Diebedo. Un rimpianto a non averci pensato.