Che botta, scossa di terremoto in Nepal

Erano le 18,30 quando tutto s’è mosso in due riprese per qualche decina di secondi. Sotto la pioggia, le gente impaurita non sapeva dove andare fra i palazzoni traballanti di Kathmandu. Qualcuno è corso verso i  templi per pregare che le scosse si fermassero senza aumentare. Danni, fortutamente pochi, l’epicentro era lontano un migliaio di chilometri fra le colline del corrugato Sikkim, peggio al confine nepalese orientale (Sankhuwasabha, Sunsrai, Dharan) dove un centinaio di case sono crollate 4 morti e una cinquantina i feriti. Più grave il bilancio nell’India orientale dove si contano una cinquantina di morti. Gantok, la capitale del Sikkim, arrampicata sulle colline è stato una delle aree più colpite.

A Kathmandu si contano 4 morti a causa del crollo dei un muraglione che cnge l’ambasciata inglese a Lainchour (l’ambasciata ha chiesto scusa….). Sfiga dannata per i poveri passanti. Fortunatamente i danni umani e materiali sono stati limitati, ogni anno, durante il monsone, muoiono un centinaio di persone fra frane, smottamenti e inondazioni. Ogni mese sulle strade distrutte dall’acqua, non curate dai governi muoiono decine di persone sui bus stracarichi e guidati da autisti ubriachi. Ma le scosse di Kathmandu, iperpopolata e costruita, rimettono nel pensiero degli abitanti i rischi di un terremoto più forte come già accadde nel passato.

Abbiamo già scritto su questo problema e su quanto poco è stato fatto per prevenirlo malgrado tutti ne parlino da decenni e milioni di euro siano stati spesi in dubbie attività di “prevenzione dei disastri”. Basta girare per Kathmandu vedere l’accumulo di case costruite con materiali scadenti che, paurosamente, sembrano perennemente traballanti. Nelle zone di nuova costruzione (anni 80, 90) quali quelle esterne a Ring Road , sono talmente vicine che non ci sono nemmeno strade per garantire vie d’uscita. Il centro è soffocante con palazzoni di mattoni che salgono, come piramidi rovesciate, verso il cielo.

Insomma, non è stato fatto niente, per dare alla città un minimo di senso urbanistico, tutto è stato costruito senza regole né controlli. Le responsabilità non sono solo dei nepalesi ma anche di noi occidentali che avremmo dovuto imporre, visto le nostre esperienze d’urbanizzazione distruttiva, regole e piani dirette a salvaguardare l’immenso patrimonio artistico e paesaggistico, ormai distrutto, e costruzione che prevedessero un minimo di sicurezza in casi di disastri naturali.  I donatori internazionali finanziano da oltre 50 anni quasi il 40% del budget statale, l’UNESCO ha investito milion di euro e ha dichiarato sulla carta Kathmandu patrimonio dell’umanità. Tutti avrebbero avuto il potere d’imporre alcune cose semplici: chiudere al traffico il centro storico, ricostruire le case antiche (magari con finanziamenti agevolati) compatibili con la sicurezza e l’ambiente; favorire i restauri; obbligare a un piano regolatore, finaniare costruzioni antisismiche. Ciò avrebbe non solo garantito sicurezza agli abitanti ma anche salvaguardato il reddito calante del turismo.

Kathmandu e gran parte del Nepal è zona altamente sismica, l’Himalaya continua a schiacciarsi sul plateau tibetano e infatti cresce di qualche centimetro all’anno, provocando continui sommovimenti della crosta terreste che, con frequenza, si trasformano in terremoti più o meno intensi.

aggiornamento: il terremoto (6.8 scala Ritcher) ha provocato 11 vittime in Nepal, in massima parte concentrate nella parte orientale dove si rileva che è stato la scossa più forte negli ultimi 78 anni. Nel Distretto di Ilam oltre 1000 costruzioni sono state distrutte e in altri distretti orientali si registrano crolli di scuole e di case che hanno coinvolto duemila persone. 

Dalla Cambogia…con un pò di furore

In Cambogia succede poco, chi può stà cercando d’arricchirsi a traino delle economie sveglie thailandese e vietnamita (area di Phnom Penh, Siem Reap e Shianoukville rispettivamente) o contando sugli investimenti (in gran parte immobiliari) coreani e cinesi nell’area della capitale.

Piove a dirotto, il Mekong e il Tonle Sap straripano a Kampong Thom, Battambang e Siem Reap con qualche migliaio di famiglie sfollate. La colpa è data alla Thailandia che ha dighe enormi e piene d’acqua ai confini. Già preoccupa la costruzione della grande diga di Xayaburi (basso Mekong in Laos) destinata a una mega produzione d’energia elettrica per i sempre più affamati paesi dell’area.

A Phnom Penh si dà risalto alle due ragazze ventenni, una figlia di un torturatore della scuola-lager di Tuol Sleng e l’altra figlia di due vittime, rese simbolo della riconciliazione. Entrambe lavorano al Documention Center of Cambodia per cercare di ricostruire il passato loro e del paese. La costosissima farsa del processo continua ad andare avanti con godimento dei giudici, avvocati, funzionari, autisti strapagati del Tribunale Internazionale. E’ comparso l’87enne Noun Chea (numero 2 del passato regime) che può solo parlare dei fatti avvenuti fra il 1975 e il 1979 (accordo fra governo e NU per la costituzione del Tribunale) e quindi sono escluse “the roles of foreign powers, including the US and Vietnam, in fuelling conflict in Cambodia” nonché il supporto economico e logistico ai Khmer Rouge dato da Thailandia e Occidente dopo l’invasione delle Cambogia da parte del Vietnam, e le responsabilità dei transfughi ex-khmer rouge nell’attuale partito di governo.

Parlare delle Nazioni Unite in Cambogia ieri ed oggi riporta alla mente il disordine dell’industria della solidarietà, evento sollecitato da una lettera che parla un po’ delle ONG di oggi in quel paese. La firma è di Bruno Mayer (uno pseudonimo, forse) ma i contenuti sembrano confermati da un altro sito. Nel mio piccolo conosco i soggetti che fanno gruppo con chi si finanzia un bel barcone con progetti strampalati. Mi preoccupa che la lettera, i blogs e le critiche riguardano un associazione come Aiutare i Bambini con cui abbiamo già avuto qualche battibecco.

Il succo della lettera dice che alcune Associazioni italiane e straniere fanno una pessima e falsa pubblicità sulla Cambogia per incassare quattrini. Sulla qualità dei progetti c’è, come spesso accade, da ridere. In effetti se quanto riportato è vero è difficile gestirli da una bella casa di Hong Kong. Ecco la lettera:

Seems that some Italian NGOs found the way to make business on Cambodian children… Italy is the only state that do international adoptions in Cambodia. Because foster corruption, have been prohibited by other states. Between Italy and Cambodia there are no commercial or economic interests or cultural exchanges. There is no embassy or diplomatic presence. The Cambodians are unaware of the manner in which Cambodia is described in Italy. No one understands the Italian language. Therefore no one can protest. If the Cambodian Information Ministry could be informed, should object it… The interests between the two countries are: – donations and humanitarian aid – sometimes only gifts – even at political level: bilateral meetings financed by the state or by NGOs – with public money.

In Phnom Penh, last June, Deputy Minister Mr. Carlo Giovanardi, signed a new agreement, with the Cambodian Minister of Social Affair Mr. Ith Sam Heng, about make adoptions easy for eight Italians NGOs.

People from various places around the world, created this business in internet, often, who write don`t know the country and living abroad. Sometimes the money for which there is oversight which ends up in the wrong hands.  Fortunately many NGO in Cambodia are honest (even some Italians, I beleve) and really do something for people.

A new kind of Economy started here. In Siem Reap people normally work. In Phnom Penh, many people also study. In Sihanoukville a lot people make a business with NGOs. The “mind” of the Cambodia slander – about false informations in Italy – is Mr Caruso Francesco, from Torino. From Hong Kong where he lives and apparently bought a house, for many years he devise campaigns for long distance adoptions and fights against tourist child sex, denouncing alarming abuses on the Cambodian children.

His foundation, “www.aiutareibambini.com” (translate by “helpthechildren”. Somehow linked with “Save the Children” and a complex umbrella of NGOs, as well as APLE and Action Pour Les Enfants in Cambodia – whom more likely are not aware of the lies he tells, or pretend not to know – is connected with Sihanoukville based NGO, Mlop Tapang (di cui non risultano pubblicati bilanci n.d.r)

 A real example of trash journalism appeared on the italian magazine “Panorama” on 9 December 2010, at page 162. (The article titolated “The hunter of ogres”, sounds like it was written directly by Mr Caruso. Stella Pende – who signs the article for the magazine – maybe when she came in Sihanoukville, spent only few hours in the five stars hotel and in the NGO, only. Here is a short portion (but all of it is false and incorrect):

 - “Francesco accompanies us with a Tuk-Tuk through the monsters’ favorite itinerary: the street where children are begging, the bar for tourists, the benches on the seaside. This is the map of infamy. The last stop in a gas station where, just a few days ago, an Italian was arrested: he hid there with 3 very small female children. One of them, though, managed to run away screaming “call immediately the Italian man”… “he is the one who save the children and is called Child Safe”… (all translate from italian language)

Misleading, incomplete and manipulated data. – the arrest of an Italian man at the gas station occurred exactly on 4 March 2008 – two years, nine months and five days before the article.

In Sihanoukville there is no street where children usual beg for money. Only in the main beach sometimes happen, where the turist are;  they often go around to collect rubbish or sell goods, and disturb foreigner, maybe because they are sended, control and protected by adult and some NGOs;

- at the bar for tourists there are no children (the owner, a foreigner, will have problems with the Police otherwise).

 - the benches near the beach (there is no seaside) are not the itinerary favorite by the monsters, but just a normal place close to the beach; many adult are around everytime;

- nearby the gas station (one of the two in the town centre) there are poor families who send their children to beg. Adults supervise and control them. The female children in question (you can see their picture on the internet although their face has been covered) were ther until few months ago, looking for “troubles”;

- the “Italian man called Child Safe” lives in Hong Kong and not in Sihanoukville. Who knows him? – www.aiutareibambini.com of Mr. Caruso Francesco received 2 million euro donations from “Mediafriends” (non profit organization established by R.T.I. S.p.A., Mondadori S.p.A e Medusa S.p.A.; Mondadori owns the media magazine Panorama.

 - in 2010 (up to December) the number of foreigners arrested for abuses over children in Cambodia – 181.000 square kms, 15.000.000 inhabitants, 2.000.000 tourists – was 17. ” Prof. Bruno Meyer

Ovviamente ognuno può scrivere la sua.

Governo in economy class

Il governo di Baburam Bhattarai ha sollevato un lieve sospiro di speranza fra i nepalesi. Intanto s’è fatto un bel viaggio in economy fino a New York per l’Assemblea Generale delle NU, smontando l’abitudine dei governanti alla  business. Parla molto, è simpatico e le ultime  dichiarazioni sembrano incoraggianti (ma questo non è una novità) fra cui l’ultima (una circolare del governo) che dovrebbe obbligare i dirigenti maoisti periferici a riconsegnare terre e case sequestrate durante la guerra civile e incorporate nelle proprietà (a volte anche private) del partito maoista. La rabbia maturata fra gli espropriati e le inchieste su questa vicenda furono una delle cause (si dice) dell’assassinio della giovane giornalista nepalese Uma Singh.

Riguardo ai crimini commessi durante il conflitto (da parte di esercito e maoisti) si profila una bella amnistia. I guerriglieri, dichiara Prachanda, restano nei campi ma sono “sotto il controllo dello stato”, non specifica che sono pagati dallo stato ma di fatto parte del partito che vorrebbe inserirli in una forza separata nell’esercito. Questa vicenda di cui se ne parla da anni è, per il futuro assetto politico e l’atteggiamento dell’opposizione, la più spinosa.

Il nuovo governo sembra appeso all’atteggiamento dei partiti Madhesi che, nelle intenzioni, vorrebbero un’autonomia completa del Terai (la piana meridionale del Nepal) da inserire nella costituzione, proposta che ha già sollevato proteste, manifestazioni e scioperi fra le diverse etnie della regione. L’eccesso di federalismo è un pericolo in un paese composto da 30 etnie e 15 gruppi etnico-religiosi. Il nuovo governo torna a guardare la Cina per investimenti e appoggi politici fino a proporre la sua entrata nell’organizzazione di cooperazione regionale SAARC, per bilanciare lo strapotere del gigante indiano.

Problemi politici che non turbano più di tanto le persone comuni prossime alla Festa del Dashain un po’ offuscata dalla crisi economica, dall’incertezza generale, dai cumuli di spazzatura a da 18 ore al giorno senza elettricità. Raj che lavora nella banca di stato Nepal Rasta Bank mi dice che le preoccupazioni non sono infondate malgrado si continui, miracolosamente, a non precipitare nel default dello stato.

Da quando è stata eletta l’Assemblea Costituente (3 anni orsono) la crescita del PIL è stato solo del 4% (quest’anno si ridurrà al 3,5%) quando la media dei paesi in via di sviluppo è stata intorno al 7-8%. Una crescita che è insufficiente per creare sviluppo, assorbire occupazione non far migrare giovani e attività produttive. La crescita del reddito è stata segata dall’inflazione sempre mediamente sull’11%, che ha ridotto i già deboli consumi e investimenti verso una semi-stagnazione, infatti quest’anno l’inflazione è scesa al 9%. Parliamo di dati ufficiali perché chi va a comprare ha visto i prezzi crescere molto di più.

Per la prima volta, la bilancia dei pagamenti è in deficit dall’anno scorso e, come per le famiglie, le riserve valutarie per acquisti di merci e servizi hanno un autonomia di 7 mesi. Più preoccupante, perché sembra fuori controllo, è l’aumento delle spese correnti (non per investimenti) da parte dello stato e di quelle per interessi sul debito. “Absorptive capacity of foreign aid has beeen gradually eroded”, scrive un rapporto. In sintesi continua ad aumentare il debito dello stato, favorendo inflazione, riducendo gli investimenti e aumentando le spese per interessi.

Questi, aggiunge Raj, saranno i problemi da affrontare in futuro non solo in Nepal ma in tutti i paesi dell’Asia. Il budget delo stato 2011, approvato in ritardo qualche settimana fa, introduce alcune novità interessanti per la gente comune: finanziamenti per la produzione d’energia per limitare il costante black-out, pensione per le vedove, prestiti agevolati ai risciomen, diminuzione della tassazione sul capital gain (dal 10 al 5%), enfasi sul ruolo delle cooperative. Il problema, conclude, il mio amico è fino a quando basteranno i soldi. 

Per chi non sa cosa fare, sabato c’è una bella iniziativa a Bussoleno (TO).

Ecco Baburam, il maoista presentabile

Baburam Battharai, brahmino 57 enne, si presenta bene come nuovo primo ministro del Nepal eletto  da qualche mese. Ha studiato in India e proviene dalla provincia di Gorkha, nucleo degli antichi sovrani Shah, che unificarono il Nepal nella metà del ‘700.

Rappresenta, inoltre, il prototipo dei guerriglieri maoisti: intellettuale della provincia incazzato, giustamente, per la corruzione morale, economica e politica della capitale Kathmandu. Ora, come tanti in ogni latitudine, da incendiario è diventato pompiere e rappresenta l’ala moderata dei maoisti in contrapposizione al duro e puro Mohan Baidya (vice segretario) con in mezzo il leader Prachanda, un po’ screditato e bollito da tante mangiate e bevute (in compagnia del figlio) e dalla sponsorizzazione di un suo viaggio a Singapore da parte di un affarista nepalese legato alla potente (e in cerca di frequenze) Smart Telephone.

Fra la gente comune è, forse, quello un più considerato anche se nelle sua passate presenze al governo non ha resistito alla tentazione di piazzare mogli, figli e parenti vari; gli indiani e gli occidentali lo considerano presentabile ma farebbero, come sempre e ovunque, affari anche con Belzebù se fosse per loro conveniente.

E’ anche giusto che il partito di maggioranza (i maoisti) relativa si prenda la diretta responsabilità di smuovere il paese dall’impasse politico, economico e di sicurezza in cui è precipitato in 5 anni di governi e di Assemblea Costituente inconcludenti.

Tutti i principali problemi restano sul tappeto malgrado discorsi, finanziamenti internazionali, agenzie delle Nazioni Unite: i guerriglieri sono nei campi e non reintegrati, le vittime del conflitto senza giustizia, i colpevoli di crimini (esercito e maoisti) protetti dai rispettivi sistemi, la costituzione e l’assetto dello stato non ancora definiti, l’economia non gestita.

Intanto, per dare qualche segno d’esistenza, governo e municipalità di Kathmandu incapaci di togliere la spazzatura dalle strade (e siamo in prossimità del festone del Dashain) hanno spedito buldozer a buttar giù case ritenute abusive quando 2\3 della città è in queste condizioni. I proprietari, forse non dentro il sistema come altri, avrebbero voluto la discesa anticipata di Kali Durga per incenerire i politici responsabili della decisione.

Il Nepal, dall’economia minuscola, inizia ad  affrontare i problemi del resto del  mondo: un bilancio dello stato in deficit, fuori controllo, coperto solo dai prestiti internazionali; uno sviluppo inesistente e uno spreco immenso delle donazioni internazionali che potrebbero favorire la crescita; una situazione generale d’insicurezza che blocca gli investimenti e fa fuggire gli imprenditori, un inflazione crescente che riduce i redditi.

La soluzione inventata sembra la tessera dei poveri del commercialista  Tremonti: negozi mobili che vendono prodotti alimentari a un prezzo politico e posti di polizia mobili (un po’ come gli alpini che circolano per le strade italiane) per garantire sicurezza nelle aree controllate dalla malavita del Terai.

In Italia la gente non arriva alla seconda settimana e gli scippi aumentano, in Nepal continuano a migrare.