Che botta, scossa di terremoto in Nepal
settembre 19, 2011 2 commenti
Erano le 18,30 quando tutto s’è mosso in due riprese per qualche decina di secondi. Sotto la pioggia, le gente impaurita non sapeva dove andare fra i palazzoni traballanti di Kathmandu. Qualcuno è corso verso i templi per pregare che le scosse si fermassero senza aumentare. Danni, fortutamente pochi, l’epicentro era lontano un migliaio di chilometri fra le colline del corrugato Sikkim, peggio al confine nepalese orientale (Sankhuwasabha, Sunsrai, Dharan) dove un centinaio di case sono crollate 4 morti e una cinquantina i feriti. Più grave il bilancio nell’India orientale dove si contano una cinquantina di morti. Gantok, la capitale del Sikkim, arrampicata sulle colline è stato una delle aree più colpite.
A Kathmandu si contano 4 morti a causa del crollo dei un muraglione che cnge l’ambasciata inglese a Lainchour (l’ambasciata ha chiesto scusa….). Sfiga dannata per i poveri passanti. Fortunatamente i danni umani e materiali sono stati limitati, ogni anno, durante il monsone, muoiono un centinaio di persone fra frane, smottamenti e inondazioni. Ogni mese sulle strade distrutte dall’acqua, non curate dai governi muoiono decine di persone sui bus stracarichi e guidati da autisti ubriachi. Ma le scosse di Kathmandu, iperpopolata e costruita, rimettono nel pensiero degli abitanti i rischi di un terremoto più forte come già accadde nel passato.
Abbiamo già scritto su questo problema e su quanto poco è stato fatto per prevenirlo malgrado tutti ne parlino da decenni e milioni di euro siano stati spesi in dubbie attività di “prevenzione dei disastri”. Basta girare per Kathmandu vedere l’accumulo di case costruite con materiali scadenti che, paurosamente, sembrano perennemente traballanti. Nelle zone di nuova costruzione (anni 80, 90) quali quelle esterne a Ring Road , sono talmente vicine che non ci sono nemmeno strade per garantire vie d’uscita. Il centro è soffocante con palazzoni di mattoni che salgono, come piramidi rovesciate, verso il cielo.
Insomma, non è stato fatto niente, per dare alla città un minimo di senso urbanistico, tutto è stato costruito senza regole né controlli. Le responsabilità non sono solo dei nepalesi ma anche di noi occidentali che avremmo dovuto imporre, visto le nostre esperienze d’urbanizzazione distruttiva, regole e piani dirette a salvaguardare l’immenso patrimonio artistico e paesaggistico, ormai distrutto, e costruzione che prevedessero un minimo di sicurezza in casi di disastri naturali. I donatori internazionali finanziano da oltre 50 anni quasi il 40% del budget statale, l’UNESCO ha investito milion di euro e ha dichiarato sulla carta Kathmandu patrimonio dell’umanità. Tutti avrebbero avuto il potere d’imporre alcune cose semplici: chiudere al traffico il centro storico, ricostruire le case antiche (magari con finanziamenti agevolati) compatibili con la sicurezza e l’ambiente; favorire i restauri; obbligare a un piano regolatore, finaniare costruzioni antisismiche. Ciò avrebbe non solo garantito sicurezza agli abitanti ma anche salvaguardato il reddito calante del turismo.
Kathmandu e gran parte del Nepal è zona altamente sismica, l’Himalaya continua a schiacciarsi sul plateau tibetano e infatti cresce di qualche centimetro all’anno, provocando continui sommovimenti della crosta terreste che, con frequenza, si trasformano in terremoti più o meno intensi.
aggiornamento: il terremoto (6.8 scala Ritcher) ha provocato 11 vittime in Nepal, in massima parte concentrate nella parte orientale dove si rileva che è stato la scossa più forte negli ultimi 78 anni. Nel Distretto di Ilam oltre 1000 costruzioni sono state distrutte e in altri distretti orientali si registrano crolli di scuole e di case che hanno coinvolto duemila persone.



















Governo in economy class
settembre 14, 2011 5 commenti
Riguardo ai crimini commessi durante il conflitto (da parte di esercito e maoisti) si profila una bella amnistia. I guerriglieri, dichiara Prachanda, restano nei campi ma sono “sotto il controllo dello stato”, non specifica che sono pagati dallo stato ma di fatto parte del partito che vorrebbe inserirli in una forza separata nell’esercito. Questa vicenda di cui se ne parla da anni è, per il futuro assetto politico e l’atteggiamento dell’opposizione, la più spinosa.
Il nuovo governo sembra appeso all’atteggiamento dei partiti Madhesi che, nelle intenzioni, vorrebbero un’autonomia completa del Terai (la piana meridionale del Nepal) da inserire nella costituzione, proposta che ha già sollevato proteste, manifestazioni e scioperi fra le diverse etnie della regione. L’eccesso di federalismo è un pericolo in un paese composto da 30 etnie e 15 gruppi etnico-religiosi. Il nuovo governo torna a guardare la Cina per investimenti e appoggi politici fino a proporre la sua entrata nell’organizzazione di cooperazione regionale SAARC, per bilanciare lo strapotere del gigante indiano.
Problemi politici che non turbano più di tanto le persone comuni prossime alla Festa del Dashain un po’ offuscata dalla crisi economica, dall’incertezza generale, dai cumuli di spazzatura a da 18 ore al giorno senza elettricità. Raj che lavora nella banca di stato Nepal Rasta Bank mi dice che le preoccupazioni non sono infondate malgrado si continui, miracolosamente, a non precipitare nel default dello stato.
Da quando è stata eletta l’Assemblea Costituente (3 anni orsono) la crescita del PIL è stato solo del 4% (quest’anno si ridurrà al 3,5%) quando la media dei paesi in via di sviluppo è stata intorno al 7-8%. Una crescita che è insufficiente per creare sviluppo, assorbire occupazione non far migrare giovani e attività produttive. La crescita del reddito è stata segata dall’inflazione sempre mediamente sull’11%, che ha ridotto i già deboli consumi e investimenti verso una semi-stagnazione, infatti quest’anno l’inflazione è scesa al 9%. Parliamo di dati ufficiali perché chi va a comprare ha visto i prezzi crescere molto di più.
Per la prima volta, la bilancia dei pagamenti è in deficit dall’anno scorso e, come per le famiglie, le riserve valutarie per acquisti di merci e servizi hanno un autonomia di 7 mesi. Più preoccupante, perché sembra fuori controllo, è l’aumento delle spese correnti (non per investimenti) da parte dello stato e di quelle per interessi sul debito. “Absorptive capacity of foreign aid has beeen gradually eroded”, scrive un rapporto. In sintesi continua ad aumentare il debito dello stato, favorendo inflazione, riducendo gli investimenti e aumentando le spese per interessi.
Questi, aggiunge Raj, saranno i problemi da affrontare in futuro non solo in Nepal ma in tutti i paesi dell’Asia. Il budget delo stato 2011, approvato in ritardo qualche settimana fa, introduce alcune novità interessanti per la gente comune: finanziamenti per la produzione d’energia per limitare il costante black-out, pensione per le vedove, prestiti agevolati ai risciomen, diminuzione della tassazione sul capital gain (dal 10 al 5%), enfasi sul ruolo delle cooperative. Il problema, conclude, il mio amico è fino a quando basteranno i soldi.
Per chi non sa cosa fare, sabato c’è una bella iniziativa a Bussoleno (TO).
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