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	<title>Crespi Enrico from Nepal (and Asia)</title>
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		<title>Crespi Enrico from Nepal (and Asia)</title>
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		<title>La Ruota gira per il Tibet.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La visita del Dalai Lama all’antico Gompa di Tawang nel nord-est dell’India (Arunachal Pradesh) ha risvegliato un po’ di tensioni, fra Cina e India, e rimesso all’attenzione la questione, quasi spenta, tibetana.
Tanto, il posto è suggestivo. Tawang un tempo era territorio tibetano, grandi vallate e alte colline con dietro l’Himalaya, abitate dai Monpa (gruppo tribale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1812&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/la-ruota-del-dharma-tibet.jpg"><img class="alignleft" title="la Ruota del Dharma-Tibet" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/la-ruota-del-dharma-tibet.jpg?w=221&#038;h=161" alt="la Ruota del Dharma-Tibet" width="221" height="161" /></a>La visita del Dalai Lama all’antico Gompa di Tawang nel nord-est dell’India (Arunachal Pradesh) ha risvegliato un po’ di tensioni, fra Cina e India, e rimesso all’attenzione la questione, quasi spenta, tibetana.</p>
<p><strong>Tanto, il posto è suggestivo</strong>. Tawang un tempo era territorio tibetano, grandi vallate e alte colline con dietro l’Himalaya, abitate dai Monpa (gruppo tribale d’origine tibetana). <strong>Per gli indiani  riporta alla memoria il conflitto del 1962</strong> quando truppe cinesi scesero fin qua sotto. Fra colline piene di orchidee, si combattè duramente e gli indiani (fra cui i gurkha nepalesi) riuscirono, finalmente,  a bloccare i cinesi prima che scivolassero nelle piane dell’Assam.</p>
<p>Un armistizio e successivi accordi rimisero tutto come prima, ma la questione dei confini rimane aperta. <strong>India vorrebbe indietro 43.180 Kmq in Jammu e Kashmir, più altri 5.180 ceduti al Pakistan nel 1963</strong>. La Cina reclama 90.000 chilometri quadrati, cioè gran parte dell’ Arunachal Pradesh.</p>
<p><strong>Ancora prima,  Il grande Gompa bianco di Tawang, </strong> sdraiato ai piedi di una collina,  ospitava 600 monaci della scuola dei Berretti Gialli <em>Geluk Pa</em> (a cui appartiene il Dalai Lama); la leggenda vuole che il luogo in cui fu costruito il monastro-fortezza fu scelto dal V Dalai Lama (siamo intorno al 1680), grande politico e creatore del Tibet moderno, a cui l’attuale sua emanazione Tenzin Gyatso s’ispira.</p>
<p><strong>Un sacco di gente è venuta a salutare il Dalai Lama, bandiere tibetane (subito rimosse dalla polizia)</strong> e della preghiera riempivano le strade di montagna che salivano nel remoto West Kameng (il distretto) rimpiazzando i turisti indiani (qui numerosi) e le troupe cinematografiche di Bollywood, che amano queste colline, cascate, ruscelli per ambientare i loro polpettoni.</p>
<p><strong>La diatriba fra Pechino e Delhi è durata poco</strong>, gli indiani, astutamente, hanno fatto finta di niente &#8220;<span style="color:#003366;"><em>I do not visualise any conflict on the border dispute between India and China,</em></span>&#8221; ha dichiarato il potente ministro delle finanze Mukherjee &#8220;<span style="color:#003366;"><em>We have an institutional arrangement. Though there are divergences of views but, in the form of the special representatives of the Prime Ministers of both countries, they meet regularly &#8212; up to now more than a dozen meetings have taken place,&#8221;. &#8220;Both prime ministers agreed to maintain peace and tranquillity on the border and our economic cooperation, particularly trade, which is expanding very fast,</em></span>&#8220;. In effetti, essendo merci in competizione, il commercio fra i due giganti asiatici era scarso ma, il mese scorso, il PM Manmohan Singh e quello cinese Wen Jiabao hanno tenuto un incontro in Thailandia per smuoverlo. Intanto il libero mercato sta già operando, con un intenso contrabbando di prodotti elettronici cinesi attraverso le bucate frontiere nepalesi.</p>
<p>Aggiungiamo che <strong>il Dalai Lama aveva già visitato Tawang e il vicino Gompa di Urgelling</strong> (dove nacque il poeta gaudente VI Dalai Lama) senza tanto chiasso da parte dei cinesi che sembrano, oggi, i migliori propagandisti del governo tibetano in esilio.</p>
<p>La realtà è, come già scritto in altri <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/03/11/tibet-il-muro-non-sincrina/">posts,</a><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/la-ruota-del-dharma-tibet.jpg"></a> <strong>che la questione tibetana (dal punto di vista politico) è fatta solo di chiacchiere;</strong> a nessun governo interessa, crea imbarazzo (vedi visita del Dalai Lama a Roma, il prossimo 18 novembre), e non ha speranza di soluzione se non una progressiva integrazione dei tibetani (in Tibet) nell’economia e amministrazione cinese. . Il tempo per fare qualcosa è finito, per interessi geopolitici, negli anni’60 quando tutti i governi occidentali, l’India e le Nazioni Unite se ne fregarono dell’occupazione cinese.   Anche gli stessi tibetani sono ormai, naturalmente, proiettati nella realtà                     </p>
<p><strong>A Lhasa i giovani tibetani vorrebbero essere integrati nell’ amministrazione pubblica</strong>, lavorare o poter migrare in cerca di fortuna. A Dharamsala (sede del governo in esilio) i giovani tibetani hanno gli stessi modelli culturali dei loro coetanei indiani e anche loro vorrebbero andarsene in Europa o USA dove tanti loro connazionali non sela passano male. In Nepal, dove tutti amano il casino, ogni tanto protestano ma poi tornano tranquilli a fare business con successo, chiedendo magari di essere considerati regolari e non discriminati dalla polizia e dalle autorità locali. Lo stesso <a href="http://timesofindia.indiatimes.com/home/sunday-toi/all-that-matters/Video-war-games-satiate-my-feelings-of-aggression/articleshow/5032672.cms">Karmapa </a>(terza autorità spirituale) Lama Trinley Dorje, 24 anni, s’è impallato con i videogiochi.</p>
<p><strong>La questione tibetana è tenuta viva da minoranze d’intellettuali,  politici con i soldi dei  <em>dharma people </em>occidentali</strong>, finchè resterà di moda ovvero fino a quando non girerà la Ruota delle Vita e lo spirito dell’attuale Dalai Lama troverà sede nel corpo del suo successore (anche se le profezie dicono che lui sarà l’ultimo Oceano di Salvezza).</p>
<p>Allora saranno problemi. <strong>I cinesi, come è accaduto per la seconda autorità religiosa del Tibet (il Panchen Lama) imporranno un loro candidato</strong>, la diaspora tibetana si spaccherà fra i filo-cinesi di Shugden e il governo in esilio; finita la querelle la questione tibetana dimenticata. Sarà difficile trovare un personaggio carismatico e intelligente come l’attuale Dalai Lama, un periodo così adatto per diffondere gli insegnamenti di Buddha.</p>
<p><strong>Vediamo cosa sta già accadendo per i musulmani Uighuri</strong> (scontri feroci nello scorso luglio nel Xinjiang. Nei giorni scorsi, ufficialmente sono stati condannati a morte 9 manifestanti &#8220;<em><span style="color:#003366;">The first group of nine people who were sentenced to death recently have already been executed in succession, with the approval of the Supreme Court,</span></em>&#8221; ha dichiarato Hou Hanmin, portavoce del Governo dello the Xinjiang. Qualcuno l’ha saputo, qualcuno ha protestato?                  </p>
<p>  <strong>E’ importante che del Tibet rimangono insegnamenti, idee di vita, suggestioni utili per tutti</strong> come ricorda il viso rilassato e sorridente del grande Buddha di legno dorato di Tawang, le antiche tanke conservate, l’armonia e bellezza del tempio.</p>
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		<title>Maoisti in Nepal, scoppia la rissa</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 17:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#0000ff;"><span style="color:#000000;"><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/maoisti-novembre-2009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1808" title="maoisti novembre 2009" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/maoisti-novembre-2009.jpg?w=139&#038;h=159" alt="maoisti novembre 2009" width="139" height="159" /></a>Aggiornamento 13\11</span>: Oggi si è conclusa, con una grande manifestazione la seconda fase delle proteste di piazza dei maoisti, bloccata gran parte ella città con un corteo stimato in qualche decina di migliaia di persone. Tutto in ordine e prefettamente organizzato, gruppi di ragazzotti in maglietta rossa hanno vigilato. Nel resto della città, la vita è proseguita più o meno regolarmente e la gente ha pensato a sbarcare il lunario, anche qui la politica è un pò distante dalle aspettative della gente comune. Il comizio del leaderissimmo Prachanda ha entusiasmato la folla: una tregua fino al 20 novembre e poi inizierà la terza fase, pura e dura, con un bello sciopero generale. Alternativa, tornare nell&#8217;Assemblea Costituente e mettere sotto accusa il Presidente della Repubblica Yadav, ritenuto insieme a Koirala il grande manovratore dell&#8217;esclusione dei maoisti dal governo e del mezzo colpo di stato (appoggiato dall&#8217;esercito) che lo provocò</span>.</p>
<p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/maoisti-in-nepal-dai-villaggi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1802" title="maoisti in nepal dai villaggi" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/maoisti-in-nepal-dai-villaggi.jpg?w=221&#038;h=300" alt="maoisti in nepal dai villaggi" width="221" height="300" /></a>Botta da orbi oggi intorno a Singh Durbar, l’enorme Palazzo Bianco che un tempo ospitava i Principi Rana ed oggi sede di numerosi ministeri. Come ai vecchi tempi, quando i maoisti erano appena usciti dalla clandestinità, sono arrivati i bus dai villaggi di Kavre, Ramechap, Gorkha, carichi di contadini e ragazzini che sembrano in gita scolastica. Per sicurezza scuole chiuse.</p>
<p>Prima dell’alba, nel nebbione invernale, sono entrati nel <em>compound</em> del Palazzo ministri, segretari e travet per sfuggire al blocco (<em>gherao</em>) dei maoisti. Poi qualche migliaio di persone ha bloccato la zona, batti e ribatti e, come sempre, accade dalla parole si è passati ai fatti e sono iniziati a mulinare i bastoni (<em>lathi</em>) dei poliziotti.</p>
<p> <strong>Gli scontri si sono estesi a tutta l’area centrale di Kathmandu</strong> e hanno coinvolto attivisti, parlamentari e leaders dei maoisti, una cinquantina ricoverati in ospedale. Nel resto del Nepal circondati e bloccati i gli uffici pubblici. Prima, dice Prachanda, una tregua per continuare le trattative poi, se non c’è accordo, inizierà la terza fase della protesta e la formazione di un governo alternativo.</p>
<p><strong>Gli interlocutori (i principali leaders governativi) sono bloccati dall’influenza suina</strong> che ha colpito il Primo Ministro Nepal (ha addirittura rinunciato all’abituale gozzoviglia prevista alla FAO di Roma, per parlare, guarda un po’, degli effetti del clima sull’agricoltura) e la mummia Koirala, gran burattinaio della politica nepalese da decenni. Quelli in salute vanno e vengono da Delhi, dove l’India non sa più che fare.</p>
<p>Il  Grande Fratello, secondo me, vorrebbe che si mettessero tutti d’accordo per iniziare a stabilizzare il paese. <strong>Per gli indiani, con importanti investimenti</strong>, moltitudine di migrati e migliaia di chilometri di frontiera, sarebbe importante che il Nepal raggiunse, dopo 15 anni, un minimo di stabilità, che dalle sue frontiere bucate non transitassero più droga, armi, denaro falso, medicine contraffatte. I maoisti, e c’è da crederci visto i problemi che hanno, dicono che non hanno rapporti e collegamenti con i loro colleghi indiani, che sono uno dei grandi problemi della sicurezza per Delhi. La necessità di non far precipitare la situazione, le pressioni internazionali (nè alla Cina nè all&#8217;India piace l&#8217;instabilità alle frontiere), la voglia di pace della gente comune mi fà continuare ad essere ottimista su una prossima soluzione negoziata. Due segnali sembrano confermarlo: il governo ha ritirato il blocco alle manifestazioni nella capitale minacciato e la Corte Suprema ha iniziato a valutare la costituzionalità degli atti del Presidente della Repubblica  Dr Ram Baran Yadav (del Congresso e amico personale di Koirala) relativamente al suo supporto al <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/01/09/nepal-gira-male-per-gli-ex-guerriglieri-maoisti/">generale Katawal</a> entrambi invisi ai maoisti. Certo che non è facile rinunciare a parte del potere per far posto ai maoisti a parte degli attuali goevrnanti.</p>
<p>Ma la stampa internazionale e specie quella indiana più dell’interminabile crisi politica si è occupata del Nepal per la Grande <strong>Gadhimai Mela che si terrà a Bara (nel <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/15/giu-nel-terai/">Terai</a>).</strong> Fra l’altro qui è progettato che arriverà l’unica strada a quattro corsie del Nepal, collegando Kathmandu al Terai. Bara è stata anche famosa perché nelle foreste che la circondano meditava il <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/16/giornali-perfidi-con-il-buddha-boy/">Buddha Ragazzo</a>. Comunque il 24 e 25 novembre arriveranno centinaia di migliaia di pellegrini (specie indiani) per il quinquennale auspicio di Gadhimai, una delle tante forme della Dea Madre, dell’energia creativa, di Kali, Durga. Durante la festa, come tradizione, verranno sacrifica milioni d’animali, fra cui, si parla, di oltre 60.000 bufali. La storia è un po’ strana per il business che ci sta dietro, decine di personaggi (fra cui il Buddha Ragazzo) hanno firmato articoli e petizioni di protesta, oggi migliaia di persone sono sfilate mangiando vegetali e chiedendo che al posto di galline, capre e bufali vengano offerte alla Dea banane e spinaci. Che in effetti sarebbe meglio. Ma ne parleremo in un altro post.</p>
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		<title>Un pezzo di Nobel in Nepal</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 12:53:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente sono riuscito a scrivere questo post su Elinor Olstrom, la prima donna che ha ottenuto un Nobel per l’economia, che ha vissuto in Nepal, che ha girato per i villaggi e che ha segnalato un sistema di gestione comunitario delle risorse ancora ben funzionante. La Olstrom ha avuto la possibilità di studiare comunità in Maine, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1795&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/bambino-a-kavre.jpg"><img class="alignleft" title="bambino a kavre" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/bambino-a-kavre.jpg?w=180&#038;h=141" alt="bambino a kavre" width="180" height="141" /></a>Finalmente sono riuscito a scrivere questo post su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elinor_Ostrom">Elinor Olstrom</a>, la prima donna che ha ottenuto un Nobel per l’economia, che ha vissuto in Nepal, che ha girato per i villaggi e che ha segnalato un sistema di gestione comunitario delle risorse ancora ben funzionante. La Olstrom ha avuto la possibilità di studiare comunità in Maine, Messico, Nepal e come si organizzavano, con regole e istituzioni, per non litigare tutti i giorni quando c’era da raccogliere la legna o irrigare i campi (<span style="color:#003366;"><em>How community institution can prevent conflict</em></span>). Anche il suo collega, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oliver_Williamson">Oliver Willamson</a>, è partito dal micro (<em><span style="color:#003366;">Theory where business firms serve as structure for conflict resolution</span></em>) per capire meccanismi, diversi, per gestire il macro.</p>
<p><strong>La Olstrom ha girato in lungo e in largo il Nepal</strong> (dalla fine degli anni’80) e ha notato che se l’idea comune è che,  in assenza di precise norme e diritti di proprietà, le risorse comune sono sfruttate fino all’esaurimento dall’individualismo sfrenato (<em><span style="color:#003366;">the tragedy of commons</span></em>) ciò può anche non accadere. Ha notato che le comunità possono creare regole efficaci e procedure rispettate e condivise per un utilizzo controllato delle risorse naturali e per la loro preservazione. L’autogoverno, specie in aree remote, lavora meglio che non regole imposte da lontano. Un modello che permette di sviluppare capacità nei villaggi, sia individualmente che collettivamente, e generare ciò che è definito capitale sociale e umano.</p>
<p>Un modello di gestione che in Nepal continua a funzionare e regola l’utilizzo delle risorse naturali (legno, erbe medicinali, foraggio, acqua, pietre, sabbia) nelle comunità collinari dove vive il 70% del Nepal. <strong>Andiamo in un villaggio del Nepal, sulle colline</strong>, per costruire le case (e noi per le scuole) usano fango, pietre e legno, sabbia per il cemento; per cucinare i bambini vanno nelle foreste a raccogliere sterpaglie, tronchetti, rami secchi, il cherosene costa caro è trasportato a piedi, il gas non esiste così come l’elettricità. Alla sera e al mattino le bambine e le donne vanno nelle sorgenti comuni a prendere l’acqua in grandi brocche di rame (i più poveri in vecchie tanche); poi s’incontrano cespugli umani, sempre donne e bambini, con le gerle cariche fino all’inverosimile di erba e foglie per il foraggio degli animali. Gli uomini, nelle stagioni, lavorano nei campi, mettono a posto i canali, aggiustano le pipeline che portano acqua nei pressi delle case e che arriva da fumi o sorgenti. <strong>Quanto si raccoglie nelle risorse naturali comuni rappresenta il 10% del reddito di una famiglia</strong> contadina nepalese.</p>
<p>Nelle zone più fortunate, cioè dove vi sono più alberi il legno è venduto così come la resina dei pini o le piante medicinali. Tutte queste risorse sono comuni, ancor oggi, nel 70% del Nepal dove questa è la vita di tutti i giorni degli abitanti dei villaggi. <strong>Le foreste occupano ancora, malgrado tutto, il 40% del territorio nepalese</strong> (una parte sono ghiacciai e aree d’alta montagna sopra i 4000 metri) e sono concentrate al 50% nelle zone collinari che attraversano da est a ovest gran parte del Nepal.</p>
<p><strong>Un tempo c’erano i Talukadar (capi comunitari</strong>), magari qualche brahmino che sapeva scrivere e leggere o possedeva più terra degli altri, incaricato di gestire le risorse comuni. Non sempre tutto filava liscio e come sempre i più ricchi, più ammanigliati, i più istruiti comandavano e approfittavano. Ma in genere, lontani giorni di cammino dal potere, con leggi sconosciute e vaghe, la gestione comunitaria (mukhiya) nei villaggi nepalesi ha, più o meno, da sempre funzionato adattandosi alle diverse disponibilità di risorse naturali e alle strutture sociali locali.</p>
<p><strong>I villaggi composti da 500-600 famiglie avevano tutto l’interesse a evitare conflitti e a gestire con buon senso i beni naturali comuni</strong>. Il sistema ha funzionato meglio nelle colline dove la proprietà è spezzettata, l’economia agricola di sopravvivenza e i villaggi (geograficamente) più isolati. Nel Terai pianeggiante, c’erano altri interessi e altri poteri più forti e i latifondisti hanno vinto creando grandi estensioni coltivabili, disboscando,  alla faccia delle comunità. Progressivamente, con la strutturazione dello stato nepalese si è cercato di regolamentare la gestione comunitaria in un processo non semplice e contrastato.</p>
<p><strong>Nel 1951 sono state nazionalizzate tutte le foreste</strong> e si è entrati in un regime di “liberi tutti” che favoriva i potenti (specie nel Terai); nei primi anni ’70 si è iniziato a parlare di <span style="color:#003366;"><em>participatory forestry management</em> </span>(PFM) con alcuni progetti di gestione comunitario nel distretto di Sindhupalchok; con la prima Costituzione negli anni ’90 si è formalizzata l’istituzione degli <em>Forest User Groups</em>, cioè istituzioni di villaggio incaricati di gestire le risorse naturali; con il Local Self Governance Act 1998, è stato dato alle organizzazioni comunitarie (scuole, risorse, agricoltura, etc.) grandi e teoriche autonomie.</p>
<p><strong>Quando la gestione comunitaria orizzontale è stata rimpiazzata da sistemi più moderni</strong> (irrigazione su vasta scala), scrive la Olstrom,  questi strumenti si sono rivelati meno efficienti (anche dal punto di vista economico) per la diminuzione degli incentivi sociali (il bene non è più  mio) che favorivano la produttività e il <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/10/09/nepal-continua-a-piovere-e-la-gente-muore/">mantenimento</a><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/bambino-a-kavre.jpg"></a>.  La fine della gestione comunitaria, continua il premio Nobel, ha anche provocato la dispersione di capitale umano e sociale formatosi per gestire nei villaggi le risorse..</p>
<p><strong>Non sempre tutto funziona bene,</strong> scrive uno degli studiosi nepalesi più attenti, <a href="http://www.forestrynepal.org/biblio/author/419">Y.B. Malla </a>“ <em><span style="color:#003366;">In some places local elites and government officials continue to work togheter in limiting the access to the poor forest users, often with the tacit support of donors and NGOs</span></em>”. Dove questo accade i povri sono esclusi, il legname pregiato contrabbandato e i villaggi impoveriti. La migrazione di giovani all’estero aumenta questi problemi. Ma, in genere,  valanghe di studi dimostrano che il sistema di gestione comunitario funziona,  non solo per le risorse naturali ma anche per le scuole (<em>School Management Commitee</em>), per costruire generatori o reti elettriche (programma governativo l’elettrificazione rurale), per la costruzione o mantenimento delle strade, pozzi (ogni villaggio costruisce o ripara il suo pezzo), nelle opere d’arte (con l’antica istituzione dei <em>Guthi</em>, incaricati di gestire i templi).</p>
<p><strong>La potente FECUFON (Federation of the Community Forest Users) raccorda migliaia di comitati comunitari</strong> (<em><span style="color:#003366;">CFUG-Community Forest Users Groups</span></em>) e tratta con il governo su norme e prelievi fiscali. La gestione orizzontale delle risorse naturali permette un uso controllato e obbliga, anche per legge oltre che per buon senso.  le persone ad assumere comportamenti cooperativi e a rimboscare, controllare, spingere per l’utilizzo corretto. Nei villaggi dove i CFUG funzionano nuovi alberi sono piantati regolarmente, l’utilizzo delle risorse idriche controllato, i dirigenti sottoposti a auditing sociali.</p>
<p><strong>Quando lavoravo a Kavre</strong>, i maoisti imposero una donazione ai CFUG locali e contemporaneamente, per impedirla, il governo bloccò i loro conti bancari, la cosa durò poco perché questi non erano i fighetti della cosiddetta società civile di Kathmandu, ma contadini incazzati che lavoravano, duramente, per mangiare.</p>
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		<title>Nepal: il tiraemolla dei maoisti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 19:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/everest.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1787" title="dal Kala Pattar-everest" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/everest.jpg?w=300&#038;h=203" alt="dal Kala Pattar-everest" width="300" height="203" /></a>Forse il Governo nepalese rinuncerà alla riunione prevista a Gorak Sheep, il pianoro sabbioso alle pendici del Monte Everest (Sagarmatha). Un bene anche perché per arrivarci avrebbero dovuto muovere stormi di elicotteri e, forse, a 5300 metri qualche ministro avrebbe tirato le cuoia. Era un modo per spettacolarizzare la crisi dell’ecosistema himalayano (inquinamento, ritirata dei ghiacciai, disboscamento, nubi tossiche) e raccogliere un po’ di soldi dalla nuova moda in voga nella cooperazione internazionale:  i cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>In realtà, l’ecosistema himalayano è messo in difficoltà dall’uomo</strong> che produce inquinando (Cina e India), migra per vivere (villaggi nepalesi), affolla le montagne senza controlli (turismo). Su nessuno di questi fattori, penso, il governo nepalese (né gli altri in realtà) possono e vogliono intervenire. E’ già successa una mezza rivoluzione per il solo blocco al traffico di un pezzo di Thamel a Kathmandu, figuriamoci per cose più importanti.</p>
<p>Come il bilancio dello stato non ancora  approvato da 111 giorni, L’esercizio provvisorio impedisce i trasferimenti di denaro per la sanità, l’educazione,  lo sviluppo. Alcuni ospedali sono già in shortage di fondi. Il paese è bloccato in tutti i sensi. Il governo non riesce ad agire per sua incapacità, lotte interne, pressioni esterne dei maoisti.</p>
<p><strong>Prachanda  sta spingendo per ottenere una fetta di potere; cercano di non esagerare, </strong> come dimostra la rinuncia del blocco dell’aereoporto internazionale, ma spesso il controllo sfugge nelle periferie. A Dhankuta (est Nepal) vi è stato proclamato il coprifuoco. L’idea è una progressivo movimento di piazza, blocco delle attività degli enti locali (DAO- district administration offices) e grande manifestazione a Singh Durbar, sede del Parlamento.  Lo scopo dimostrare che senza i maoisti nulla si muove e, contemporaneamente, come sta avvenendo trattare con i partiti di governo. <strong>Quindi niente paura, i maoisti non esagereranno</strong>, tranne qualche segmento incontrollato.   I leaders maoisti hanno assaggiato i piaceri del potere, parte della base ha già contestato qualche lusso (macchine, case, scuole private per i figli, viaggi) degli ex-guerriglieri, per cui non torneranno nella jungla. Ricordiamo che, comunque, i maoisti raggiunsero la maggioranza relativa nelle ultime elezioni per l&#8217;Assemblea Costituente.</p>
<p><strong>Dall’altra parte è uguale. Si minaccia l’intervento dell’esercito, si allerta la polizia, ma si discute come ridividere il potere</strong>. Un continuo tiraemolla che ha rimesso in gioco il grande vecchio della politica nepalese Girija Prasad Koirala, prima contestato dal suo stesso partito per aver piazzato la figlia come v.primoministro e i suoi fedeli nei posti più importanti dello stato. La sua casa di Maharajgunj, dove si festeggiò la caduta del sovrano nell’aprile 2006, è tornato ad essere il vero  centro di potere in Nepal. Tutti (il Primo Ministro Nepal e il leader maoista Pushpa Kamal Dahal, fra gli altri) vanno a cercare il suo consiglio\benestare per cercare di trovare forme e modi per re-infilare i maoisti nel governo, senza scontentare l’India e senza perdere troppo potere. Nei colloqui,  anche il destino del Presidente della Repubblica (suo medico personale) inviso ai maoisti.</p>
<p><strong>Il problema e la lunghezza delle trattative (che in realtà vanno avanti da un anno)</strong> è dovuto alle troppe  bocche da sfamare (22 partiti nella coalizione) e,  una in più (per di più famelica come quella dei maoisti),  rompe tanti equilibri. I partiti Madeshi, un po’ come la nostra Lega Nord, fecero fuoco e fiamme per l’indipendenza del Terai, prima,.durante e immediatamente dopo le elezioni, ora un po’ di potere li ha sedati. Se, in un ipotetico e probabile rimpastone, dovessero perderlo li sentiremo tornare alla carica.</p>
<p><strong>In questa situazione, fortunatamente il turismo regge</strong> e per il quinto mese consecutivo aumenta il flusso del 10%. Siamo in alta stagione e i disagi provocati dalla tensione politica faranno arrabbiare un po’ di tour operators. Tutti premono per un governo d&#8217;unità nazionale (situazioni già viste)  che, per un pò, assicurerà un minimo di tranquillità e poi si spappolerà come è sempre accaduto. <strong>L&#8217;unica speranza è che si giunga almeno a una Costituzione</strong> condivisa (dimenticata),  un sistema elettorale maggioritario e che si rifacciano le elezioni, sperando che qualcuno prenda la maggioranza assoluta. Forse ci sarà un pò di stabilità e i nepalesi non dovranna più lottare per  riuscire a lavorare, produrre, trasportare le merci, comprare gas e benzina. O continuare a fuggire all’estero.</p>
<p><strong>Altre entrate che aumentano sono quelle degli aiuti internazionali</strong>, che seppur sparsi fra le diverse consorterie locali, affitti, acquisti d&#8217;automobili di lusso, salari ai privilegiati, generano, comunque, reddito.  <strong>Lo spreco è  immane tant’è che iniziano a denunciarlo anche i nepalesi</strong>. <span style="color:#000080;"><em>The country&#8217;s dependency on foreign aid has not only been restricting the country from utilising its resources back home, but such innumerable international projects have also been failing to yield satisfactory outcome.</em></span> Ha dichiarato Dinesh Kumar Thapaliya, portavoce del Ministry of Local Development. Aggiunge . Indu Ghimire (dello stesso ministero), Nessuno <span style="color:#000080;"><em>have any special records of development progress from the foreign aids. &#8220;Worse, the National Planning Commission and the Ministry of Finance too have not maintained the record of total foreign aids given to Nepal and development statistics&#8221;.</em> <span style="color:#000000;">Insomma nessuno sà dove vanno a finire i soldi</span><em>.</em></span> O meglio: &#8220;<em><span style="color:#000080;">Every year, the same road is repeatedly made, which is the misuse of loans</span></em>,&#8221; finisce Thapaliya, aggiungendo che oltre il 15% delle somme sono spese per consulenti stranieri invece che locali.</p>
<p>L’Himalayan Times chiude l’articolo citando <em><span style="color:#000080;"><strong>A representative of a donor agency, on condition of anonymity, admitted the ineffectiveness of foreign grants</strong> that has been fuelling dependency and misuse of development budget</span></em>. Poco sotto leggiamo questa bella notizia: a Chitwan, <strong>Thaguwa Mahato, 45 anni ha venduto un figlio</strong> (Rs. 10.000, euro 100) e una figlia (Rs. 18.000, euro 180) perché non riusciva a mantenerli.</p>
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		<title>Salviamo l&#8217;Africa?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 23:46:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/africa.jpg"></a><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/africa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1784" title="africa" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/11/africa1.jpg?w=300&#038;h=145" alt="africa" width="300" height="145" /></a>Mentre in Italia si parla poco di ONG\ONLUS, cooperazione internazionale, bilanci, progetti, spese,   in Inghilterra non si scherza. Ci informano da Londra di un articolo del Daily Mail. “<span style="color:#000080;"><em>The Government department in charge of eradicating global poverty spent almost £ 6million of taxpayers’ money on first-class and business-class travel in just one year.</em></span>”  <strong>Cioè 6 milioni di sterline volate vie per i viaggi dei funzionari</strong>. Lassù giustamente le associazioni dei consumatori guardano. Si ritorna a parlare del <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/09/27/fake-aid-come-gira-la-cooperazione-internazionale/">DFID</a> (Department for International Development), l’ente governativo incaricato della cooperazione internazionale che in GB (come del resto gli analoghi altrove) dispensa soldi a destra e sinistra (con priorità ai suoi dipendenti) senza curarsi di come siano spesi.</p>
<p><strong>Tanti soldi in ballo per salvare l&#8217;Africa</strong>, i poveri del mondo, per eliminare fame, malattie, morte, tutto il male.  Il “<em>big push forward in Africa to end poverty</em>” disse Tony Blair a Davos nel 2005; intenti ribaditi nei G8  a Glebeagles e in Germania a Heiligendamm (2007) e, infine, in Giappone in cui si riaffermò tutto quanto: <em>We are firmly committed to working to fulfill our commitments on ODA made at Gleneagles, and reaffirmed at Heiligendamm, including increasing… ODA to Africa by US$ 25 billion a year by 2010</em>.».  Poi si voleva<em> </em>oltre che <em>eliminare la povertà, making efforts to address civil war and «failed states.</em></p>
<p>Slogans fatti propri <em>dal</em> gruppo di rockstars capitanate da Geldof  «<em>Make Poverty History</em>»,  addiritturta il patinato Vanity Fair s&#8217;è messo in testa di salvare l&#8217; Africa (2007), Madonna và in Malawi,  Bono,  Bill Gates, la Regina di Giordania Rania , tutti vogliono ridurre la povertà in Africa entro il 2015. Gran battage  pubblicitario che ha portato soldi a tutto il sistema dell’industria dell’assistenza (ufficiale, come gli amici del DFID o del <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/10/29/riso-marcio-dalle-nazioni-unite-confermato-da-un-rapporto-governativo/">World Food Programme </a>e non governativo ONGs, come <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/01/07/ong-dietro-la-lavagna-se-si-copia-il-peggio-dellindustria-dellassistenza/">CCS Italia</a>, <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/04/08/afghanistan-un-altro-fiasco-delle-nazioni-unite/">Intersos</a>, etc.).</p>
<p>Quando riceviamo dal <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/07/07/anche-in-mozambico-non-si-scherza/">Mozambico</a> le testimonianze di operatori e beneficiari che ci scrivono:“<span style="color:#000080;"><em>Sono stato a Beira per mie cose, nel frattempo ho incontrato alcuni lavoratori del ccs, abbiamo parlato delle attivita svolte , non ti dico una vergogna, non hanno combinato niente, piu o meno come a Vilanculo, hanno costruito due case per professori, senza le latrine, per cui l&#8217;educazione le ha rifiutate”.</em> </span><span style="color:#000080;">Qui a Vilankulos ho incontrato quattro direttori di scuola , loro mi hanno detto che, a parte il kit escolare non hanno ricevuto. sul sito del CCS Italia ho visto la testimonianza di una signora che si dice molto soddisfatta del CCS penso pero che non sappia che il suo bambino riceve 3 euro mentre lei ne spende 240. <span style="color:#000000;"><strong>Non resta che dire che non sempre un maggior flusso di soldi porta qualcosa ai beneficiari.</strong></span></span></p>
<p> Tesi, in grande,  sostenuta da tempo da molti, fra i più noti l’economista indiano<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abhijit_Banerjee"> Banerjee </a>«m<em><span style="color:#000080;">y sense is that {the dramatic reduction in world poverty between 1981 and 2001} was driven largely by events in India and China, where donors had very little impact</span></em>.» , l’economista zambiana Dambisa Moyo una delle ragioni dell’arretratezza dell’Africa <span style="color:#000080;"><em>it’s largely aid. You get the corruption—historically, leaders have stolen the money without penalty—and you get the dependency, which kills entrepreneurship. You also disenfranchise African citizens, because the government is beholden to foreign donors and not accountable to its people.</em></span></p>
<p>Infine l’amato William Easterly, che ha scritto un lavorone <a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2008/11/easterly-africa.pdf">CAN THE WEST SAVE AFRICA?</a>,  in cui si dimostra che, malgrado l’enorme gettito di soldi, incomparabile con altre parti svantaggiate del mondo (gli aiuti sono passati dal 2000 da USD 18 milioni a 38 milioni nel 2006 per un totale di oltre 714 miliardi di dollari negli ultimi 20 anni),  <strong>il divario fra Africa e altre regioni in via di sviluppo si è allargato. </strong>Il livello economico complessivo di molti paesi africani nel 2006 e sceso drammaticamente rispetto al 1973, (quando si raggiunse il massimo livello di crescita economica)</p>
<p><strong>Anche i dati sbandierati dai nuovi benefattori come i Gates</strong>, sembrano un po’ approssimativi come tutta la politica di cooperazione internazionale. In Ruanda, purtroppo, la malaria non è diminuita del 45% come pubblicizza la Fondazione dei  Gates ma le morti sono aumentate dal 2001 al 2006, scrive un <a href="http://apps.who.int/malaria/wmr2008/">Rapporto del WHO </a>(2008) e in altri paesi citati dalla stessa Fondazione risulterebbe che <em><span style="color:#000080;">the effects of malaria control in Zambia were “less clear,” e in  Etiopia, “the expected effects of malaria control are not yet visible.”</span></em> Lo stesso Rapporto ci  ricorda (come già segnalato in altri posts)  che, date le condizioni ambientali, i metodi di analisi utilizzati e la mancanza di dati sul campo è molto difficile indicare numeri precisi.</p>
<p>Continuando a leggere lo studio di Easterly si scopre che, malgrado i molti problemi del continente africano, molti <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/09/24/trasparenti-come-bottiglie-di-latte-onlus-bilanci-comunicazione/">fundraiser</a>  descrivono una realtà peggiore, piena di stereotipi utili a raccoglier fondi. Gli indicatori relativi a corruzione, governance, guerre non sono molto dissimili da altre regioni povere del mondo.  Non si resiste, sotto natale, a «<em><span style="color:#000080;">habitual inflation of estimates of expected deaths</span></em>” racconta un veterano del settore (Alex de Waal).</p>
<p><strong>Fra i cardini del marketing dell&#8217;industria dell&#8217;assistenza ci sono i fantasmagorici  </strong><a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/01/02/millennium-development-goals-lindustria-dellassistenza-perde-i-pezzi/"><strong>MDGs</strong></a> (Millennium Development Goals), i cui obiettivi fissati nel 2000 sono, più o meno,  gli stessi  stabiliti dal colonialista Committee of the <em>African Research Survey</em> nel 1938, in entrambi casi obiettivi irreali e  ben lontani da essere raggiunti. Obiettivi talmente generici che sembrano fatti apposta per fare solo un po’ di spettacolo.</p>
<p>Nota, invece Easterly, <strong>che cose più concrete e sostenibili nel tempo</strong> quali:  qualità dell’educazione (problema da 20 anni scritto in tutti i rapporti senza risultati), controlli sull’utilizzo degli aiuti (studi in Guinea, Cameroon, Uganda, and Tanzania stimano che fra il 30 e 70 % dei medicinali forniti dal governo, tramite aiuti internazionali, finiscano nel mercato nero); nel 2004 un’inchiesta del governo ugandese dimostrò che solo il 13% dei fondi pubblici (in gran parte provenienti da donatori internazionali) raggiungevano le scuole locali a cui erano destinati (fenomeno verificato anche in Nepal e in altri paesi).  Bastò la pubblicazione sui giornali locali delle somme destinate e mai pervenute per mobilitare genitori ed insegnanti perché bastonessero i burocrati locali. Lo stesso stavamo facendo noi in <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/09/22/malpractices-onlus-italiane-in-nepal-3/">Nepal</a> con i <em>“community auditing”</em>  in cui i dirigenti scolastici dovevano elencare alle comunità donazioni ricevute e spese. In molti casi per far funzionare le cose basta solo un po’ di voglia di lavorare e di fantasia.</p>
<p>Per rimanere nella sanità, segnala giustamente Easterly, <strong>che il gran battage sull’AIDS</strong> (sicuramente più impressionante per l’opinione pubblica occidentale e donatrice rispetto a TBC, diarrea, difterite) ha distolto risorse «<em><span style="color:#000080;">levels of attention and effort directed at preventing the small proportion of child deaths due to AIDS with a new, complex, and expensive intervention</span></em>.». Mentre l’AIDS causa il 3.7 % della mortalità infantile, per combatterlo viene utilizzato il 25 % degli aiuti sanitari internazionali. Per questo la prestigiosa rivista medica Lancet scrisse che <em>5.5 million child deaths could have been prevented in 2003</em>.</p>
<p>Mentre si parla e straparla di crisi alimentare sono drammaticamente calati i progetti di sviluppo agricolo (troppo lavoro, risultati nel lungo periodo e poco attrattivi per i donatori), tant’è che <strong>la produzione pro-capita di cibo in Africa è calata sotto i livelli degli anni ’70</strong>. In molti Rapporti delle Nazioni Unite si legge: “<em><span style="color:#000080;">The failure of past initiatives in agriculture led to a reduced confidence among donors in agriculture in the 1980s …and many donors have since turned to other sectors.</span></em>» FAO (2006) : «<em><span style="color:#000080;">Ten years later, we are confronted with the sad reality that virtually no progress has been made towards that objective.»</span></em></p>
<p>Gli scritti di Easterly rappresentano l&#8217;inefficacia complessiva del  “sistema” dell’industria dell’assistenza, con qualche rara eccezione, da lui stesso segnalata. Sarebbe una sana lettura per i tanti <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/10/ngo-onlus-adozione-a-distanza-7/">fancazzisti</a> che ciondolano fra Nazioni Unite e <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/01/07/ong-dietro-la-lavagna-se-si-copia-il-peggio-dellindustria-dellassistenza/">INGOs</a>, come lo sarebbe il lavoro <strong>di <a href="http://www.ids.ac.uk/go/idsperson/professor-robert-chambers">Robert Chambers</a>, </strong><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2008/11/chambers_poverty-misperception_wp270.pdf"><strong>Poverty Unperceived</strong></a><strong> </strong>che, fra l’altro, riporta alcune pratiche già segnalate in altri posts che si possono riassumere con il tremine fancazzismo, sopra citato.</p>
<p>Cioè, scrive in forma più sfumata Chambers,  i funzionari delle Nazioni Unite e INGOs, vivono, bivaccano nelle capitali dei paesi in cui operano, si autoreferenziano con convegni e workshops in grandi alberghi, non vanno sul campo (nei villaggi e nelle comunità), percepiscono i bisogni dei beneficiari attraverso le elites dei paesi poveri a cui hanno delegato il lavoro.</p>
<p><strong>Semplifichiamo</strong>:  gran parte dei problemi di efficacia della cooperazione internazionale, evidenziati dal lavorone di Easterly,  non hanno forse causa nel fancazzismo di chi ci lavora e pensa solo al proprio mantenimento?</p>
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		<title>You in the world; dove siamo?</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 11:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se uno vuole sapere in base al suo reddito, educazione, lingua e nazione dove si colloca in classifica fra gli oltre 7 miliardi d’abitanti del mondo lo può fare, inserendo i suoi dati in http://www.youintheworld.info.
E’ un gioco ma rende l’idea di quanto siamo privilegiati e fortunati, noi occidentali. Io ho inserito i miei dati e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1760&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/piecharts.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1761" title="posto nel mondo" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/piecharts.jpg?w=209&#038;h=178" alt="posto nel mondo" width="209" height="178" /></a>Se uno vuole sapere in base al suo reddito, educazione, lingua e nazione dove si colloca in classifica fra gli oltre 7 miliardi d’abitanti del mondo lo può fare, inserendo i suoi dati in <a href="http://www.youintheworld.info">http://www.youintheworld.info</a>.</p>
<p>E’ un gioco ma rende l’idea di quanto siamo privilegiati e fortunati, noi occidentali. Io ho inserito i miei dati e mi sono ritrovato fra i top del mondo, cioè fra gli unti dal Signore che compongono <strong>cioè  lo 0,57 della popolazione mondiale, insieme ad altri 38,474,429 individui</strong>. Peggio di me (almeno a livello materiale) stanno ben 6,729,693,283 persone.</p>
<p>Giustamente il programma mi segnala che il  <span style="color:#000080;">52% of the world&#8217;s population live on under 2 dollars per day (that&#8217;s about 730 USD per year). 22% of the world&#8217;s population live on under 1 dollar per day. You live on 253 USD per day</span>.</p>
<p><strong>Con questi soldi si potrebbe</strong>:</p>
<ul>
<li> building permanent houses for 21 families in Peru (a)</li>
<li> staying for 47 nights in a suite at the MGM Grand Mansion, Las Vegas (b)</li>
<li> employing 164 Bangladeshi apparel manufacturing workers for a year (c)</li>
<li> employing a manufacturing worker in Finland for 24 months (d)</li>
<li> paying for a year of primary school for 1381 students in urban China (e)</li>
<li> paying for 23 months of college in Stanford university (f)</li>
</ul>
<p><strong>Altro dato che salta fuori: i laureati sono l’1% della popolazione mondiale</strong>. E&#8217; un bel gioco che induce a pensare quanto lunga sia la strada per chiudere un pò di gaps fra chi ha opportunità e chi no.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crespienrico.wordpress.com/1760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crespienrico.wordpress.com/1760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crespienrico.wordpress.com/1760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crespienrico.wordpress.com/1760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crespienrico.wordpress.com/1760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crespienrico.wordpress.com/1760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crespienrico.wordpress.com/1760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crespienrico.wordpress.com/1760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crespienrico.wordpress.com/1760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crespienrico.wordpress.com/1760/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1760&subd=crespienrico&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Riso marcio dalle Nazioni Unite, confermato da un rapporto governativo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 18:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ ora di cena e torniamo a parlare del riso (e lenticchie) marcio distribuito dalle Nazioni Unite in Nepal in diverse occasioni ,  una delle cause dell’esplosione di un epidemia di dissenteria che ha causato la morte di oltre 400 persone nei distretti occidentali del Nepal (60.000 colpiti). Anche in quella circostanza  nessuno ha pensato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1771&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/unjeep.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1772" title="un jeep" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/unjeep.jpg?w=236&#038;h=207" alt="un jeep" width="236" height="207" /></a>E’ ora di cena e torniamo a parlare del riso (e lenticchie) marcio distribuito dalle Nazioni Unite in Nepal in <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/25/nepal-world-food-programme-dona-riso-marcio-ai-profughi/">diverse occasioni </a>,  una delle cause dell’esplosione di un <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/10/04/nepal-300-morti-di-diarrea-causati-dagli-aiuti-internazionali/">epidemia di dissenteria </a>che ha causato la morte di oltre 400 persone nei distretti occidentali del Nepal (60.000 colpiti). Anche in quella circostanza  nessuno ha pensato di distribuire bustine <em>Oral Rehydration Salts</em> che avrebbero salvato (al costo di pochi centesimi di euro a bustina) centinaia di vite.</p>
<p><strong>Ne riparliamo per diverse ragioni</strong>. La prima perché il <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/25/nepal-world-food-programme-dona-riso-marcio-ai-profughi/">Richard Ragan </a>Country Director di WFP in Nepal non lo sopporto ed è un noto rimbambito (caratteristica che s’unisce alle altre diffuse fra i <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/07/21/nu-un-bel-sistema/">burocrati</a> delle organizzazioni internazionali: menefreghismo, incapacità e presunzione). La seconda perché questo è un ulteriore esempio dei metodi di lavoro in uso fra chi dice di occuparsi di cooperazione internazionale. La terza perché quanto scritto in precedenti posts è<strong> stato messo nero su bianco da un rapporto ufficiale</strong> ed è un evento straordinario almeno per il Nepal dove governo, Nazioni Unite, corrotti e corruttori si tengono la mano.</p>
<p><strong>Persistono i dubbi che verranno individuati i colpevoli</strong> anche se si sogna che WFP, finisca di sprecare soldi dei contribuenti, che sia chiuso,  il suo direttore mandato a seminare zucche  e  le emergenze alimentari gestite da persone più capaci, magari locali.</p>
<p><strong>Il rapporto è stato scritto dalla </strong><a href="http://www.nhrcnepal.org//"><strong>National Human Rights Commission</strong> </a>(NHRC) e reso pubblico oggi. L’organizzazione governativa ha richiesto un inchiesta giudiziaria per stabilire le responsabilità dello scoppio dell’epidemia, punire i responsabili e identificare corrotti e corruttori. <span style="color:#000080;">The constitutional human rights body underlined the need of independent commission on judicial inquiry to investigate into the issue of distribution of low quality foodstuff that caused 400 deaths and made over 60,000 people ill.</span></p>
<p>&#8220;<span style="color:#000080;">It was not a small number of deaths. The people&#8217;s right to life should not be violated</span>,&#8221; ha dichiarato il Presidente Upadhyaya. &#8220;<span style="color:#000080;">Altogether 366 persons had died between midApril and mid-October as per the record of the government but maybe more&#8221;.</span></p>
<p><strong>Riguardo al coinvolgimento del WFP nel Report è scritto</strong>: <span style="color:#000080;">It cannot be said that the food [distributed by WFP) was the only reason that caused diarrhea though the food (rice and pulses) were found polluted and reaching to the people as uneatable food</span>. E continua: <span style="color:#000080;">it is not the only reason behind the outbreak, multiple lab-tests of WFP-distributed samples of rice and lentil showed the items were contaminated and unfit for human consumption</span>. Cioè, numerosi test di laboratorio hanno dimostrato che riso e lenticchie distribuite da WFP erano contaminate e immangiabili.</p>
<p>Il Rapporto va giù dritto e segnala che  non erano presenti &#8220;<span style="color:#000080;">basic details and information required by the law concerning consumer rights&#8221;</span>. <span style="color:#000080;"><strong>Nessun controllo è stato effettuato sulle razioni di cibo</strong></span> e, solo dopo lo scoppio dell’epidemia,  fu fatto il primo test di laboratorio su 16, 5 tonnellate di riso in cui emerse che il cibo non rispettava  gli standard alimentari minimi.</p>
<p>L&#8217;imbecille,  come sempre Richard Ragan, se ne frega del rapporto (tanto lui mangia bene con euro 15.000 di stipendio mensile e benefits) e ha fatto un battutone: la distribuzione di cibo del WFP “<span style="color:#000080;">has little to do with either human rights or the epidemic</span>.” Il minimo è augurargli che si sciolga in merda.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crespienrico.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crespienrico.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crespienrico.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crespienrico.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crespienrico.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crespienrico.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crespienrico.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crespienrico.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crespienrico.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crespienrico.wordpress.com/1771/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1771&subd=crespienrico&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cambogia: varata legge sulle adozioni internazionali</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 14:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Assemblea Nazionale ha approvato una nuova legge per regolare l’adozione internazionale in Cambogia dopo anni di vuoto legislativo e con un passato di orribili compra-vendita di bambini in cui erano coinvolte organizzazioni occidentali e mercanti cambogiani. Diversi paesi (United States, United Kingdom, Canada, Francia e Australia) avevano sospeso, dal 2001, le adozioni dai propri connazionali.
L’intento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1766&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/cambogia-aids-village.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1767" title="cambogia aids village" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/cambogia-aids-village.jpg?w=300&#038;h=156" alt="cambogia aids village" width="300" height="156" /></a>L’Assemblea Nazionale ha approvato una nuova legge per regolare l’adozione internazionale in Cambogia dopo anni di vuoto legislativo e con un passato di orribili compra-vendita di bambini in cui erano coinvolte organizzazioni occidentali e mercanti cambogiani. Diversi paesi (United States, United Kingdom, Canada, Francia e Australia) avevano sospeso, dal 2001, le adozioni dai propri connazionali.</p>
<p><strong>L’intento della nuova legge sarebbe quello di bloccare il traffico internazionale di bambini</strong> e d’incoraggiare le adozioni nel Paese. In sintesi stabilire controlli e procedure per evitare che i soldi spingano le famiglie locali a vendere i loro figli, come è spesso accaduto nel passato. Contemporaneamente sviluppare l&#8217;adozione interna, in teoria più sana e facilmente controllabile. C’è da dire che in Asia, in maniera informale, è tradizione che le famiglie più ricche accolgano bambini (di altri famigliari, dei villaggi da cui provengono) poveri o abbandonati. Nella maggioranza dei casi questi bambini sono accolti nella famiglia come personale di servizio a costo zero;  in pochi casi vengono mandati a scuola e, ben che vada per le bambine, gli viene data una dote al momento di sposarsi. Dubito che una legge possa cambiare questa usanza.</p>
<p><strong>Comunque, per ora è solo carta e argomento di discussione</strong> in attesa che vengano varati le norme per renderla operante. Ma quando c’è povertà e il potere economico è sproporzionato fra le parti è facile che i sistemi di controllo, come è successo finora, non funzionino. Allora tutto resta all’etica delle organizzazioni occidentali che curano le adozioni (lì c’è poco da sperare) e in quella dei genitori adottivi (qualche speranza).</p>
<p><strong>La nuova legge stabilisce alcuni criteri, </strong> restringendo i limiti d’età dei genitori adottivi (30-45 anni), obbligandoli a periodici report (sei mesi fino a 3 anni e 12 dopo) alle autorità cambogiane sulle condizioni del bambino adottato, incoraggiando l’adozione interna. Il problema sarà, come in <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/07/20/il-buco-nero-delle-adozioni-internazionali/">Nepal,</a> la burocrazia, i middle-men che succhiano soldi ingiustificati, i genitori locali spinti a mettere in adozione qualche figlio per guadagnare un po’ di dollari.</p>
<p><strong>Intanto la prossima settimana inizia il <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/18/cambogia-il-water-festival/">Water Festival</a></strong><a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/18/cambogia-il-water-festival/"> </a>e sul fiume si è intenti a riparare i fantastici barconi. Phnom Phen sarà chiusa al traffico per 12 ore al giorno per accogliere almeno 2 milioni di persone. Necessita un festone e un po’ di soldi per riparare le oltre 1200 scuole distrutte dal tifone Ketsana, che ha spazzato le province di, Kampong Thom e Siem Reap, a metà ottobre; 40 morti e 66.000 persone senza casa.</p>
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		<title>Il Chhat in Nepal: sole e acqua da ringraziare</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Oggi al tramonto finisce il festival del Chhat festeggiato da gran parte degli abitanti hinduisti dell’India settentrionale e dagli abitanti del Terai nepalese. Donne vestite con il sari e uomini cosparsi solo di polvere gialla e rossa si lavano nei fiumi all’alba e al tramonto. Vogliono ringraziare Surya, Vishnu, il Sole prima che vada a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1752&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/tramonto-sulle-colline-del-nepal.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1754" title="tramonto sulle colline del nepal" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/tramonto-sulle-colline-del-nepal.jpg?w=250&#038;h=172" alt="tramonto sulle colline del nepal" width="250" height="172" /></a> Oggi al tramonto finisce il festival del <em>Chhat</em> festeggiato da gran parte degli abitanti hinduisti dell’India settentrionale e dagli abitanti del Terai nepalese. Donne vestite con il sari e uomini cosparsi solo di polvere gialla e rossa si lavano nei fiumi all’alba e al tramonto. Vogliono ringraziare Surya, Vishnu, il Sole prima che vada a riposare per i mesi dell’inverno. Anche a Kathmandu i molti Madhesi migrati vanno al fiume (il putrido Bagmati) o nelle sacra piscina di Rani Pokhari, aperta per l’occasione. La festa dura sei giorni, inizia il sesto giorno del sesto mese <em>Kartik</em> (secondo il calendario lunare).</p>
<p><strong>Stasera al tramonto la festa finisce con l’ultima mangiata vegetariana</strong> di <em>thekuwa</em>, banane, canna da zucchero e altri dolci d’origine indiana. Come il buonissimo<em><strong> </strong>kheer</em> (budino di riso). Acqua e sole meritano questi festeggiamenti e la devozione della gente del Terai. Mi raccontano dal Nepal <strong>che le giornate di festività (Dashain, Tihar, Chhat) sono costate più del doppio dello scorso anno</strong>. Solo per il Chhat l’anno scorso si spendeva circa Rs. 800 ques’anno per comprare le cose necessarie per le puja e per i pasti si è speso più di 2.000 rupie. Lo zenzero costava Rs. 30 al Kg. oggi costa 160; un limone costava Rs. 2 oggi 10. Tutto sta aumentando, conclude sconsolato l’amico, tranne i guadagni.</p>
<p>Offerte, preghiere dirette a propiziare gli elementi vitali, il sole e l&#8217;acqua dovrebbero aumentare anche nella più mondana e moderna Kathmandu. <strong>Il sole è offuscato dallo smog</strong> perenne che aleggia sulla Valle, bronchiti, asma, TBC sono le malattie più diffuse. Quello che si coltiva è ammorbato dal piombo e dalla polvere delle automobili. La vita per i pedoni è difficile fra cumuli di spazzatura, pochi e diroccati marciapiedi, file di venditori accovacciati, macchine, camion, tempu che pretendono la precedenza.</p>
<p><strong>Timidamente, dopo decenni d’inutili discorsi e convegni, s’è presa l’iniziativa di bloccare una parte di Thamel</strong> (un area di soli 100 metri quadri da Kathmandu Guest House Chowk Narasingha Chowk, nella speranza di felicitare qualche turista) al transito di ogni veicolo ( vehicle-free zone) dal 1 novembre. <strong>Il sogno, molti anni fa</strong>, era che tutto il cuore vecchio della città (da Thamel, passando per Asan Tole da un lato e Chetrapati dall’altro, fino alla Piazza inclusa) fosse chiuso al traffico veicolare. Solo risciò e portatori avrebbero potuto muoversi nella città medioevale, portando merci e passeggeri (aumentando così il loro reddito). Il sogno prevedeva che le vecchie case fossero ristrutturate con i criteri del passato e magari i lavori finanziati con tasse agevolati da una dei molti donatori internazionali (UNESCO, UNDP) che buttano via i soldi in progetti inutili o non completati. Un sogno che poteva rendere un sacco di soldi, diminuire l’inquinamento della Valle, iniziare una regolazione urbanistica, mantenere il turismo. Salvare la Firenze d’Asia ( come era una volta chiamata Kathmandu) doveva essere uno degli obiettivi degli strateghi dello sviluppo nepalese. Niente si è fatto.</p>
<p><strong>L’acqua è un altro problema mica da ridere</strong>. Da aprile-maggio (fine stagione secca) manca in tutta la parte meridionale della Valle, non è potabile e solo il 30% degli alloggi ha acqua corrente. Anche qui le hanno provate tutte, investito fior di milioni di euro, impiegati centinaia di <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/03/29/il-nepal-non-si-placa/">consulenti stranieri</a>, privatizzato, ma il problema è rimasto. La grande diga della Mid- Marsyangdy (fa il paio con quella del <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/04/09/nepal-se-la-terra-trema/">Gandaki</a> dove c’era dentro anche la potentissima e protetta Impregilo), finanziata dai tedeschi, è costata più del doppio di quanto previsto, per dire come gira il mondo. Adesso sulla graticola è rimasto qualche funzionario nepalese.</p>
<p>Ma il problemino d’affrontare sembrerebbe, ora, quello del <strong>progressivo esaurimento dei depositi d’acqua sotterranei della Valle</strong>, ricordo dei tempi mitici in cui Kathmandu era una grande lago con al centro il Buddha Primordiale, sotto forma di loto. Il Boddhisattva Manjustri con il suo spadone aprì una breccia, le acque defluirono dalle gole meridionali di Chobar e si formò l’isola di Swayambunath, finalmente visitabile dai fedeli. Quanto rimane del lago s’esaurirà, secondo un recente studio, fra meno di 100 anni aggravando i problemi idrici della città. Del resto, per rimanere nell’ecosistema fragile e violentato del Nepal anche le tigri stanno scomparendo dalle giungle del Terai, se ne contano meno di 100 esemplari.</p>
<p>I politici che fanno? <strong>Hanno ripreso a litigare nell’eterno tira e molla fra partiti di governo e maoisti</strong>. Qualche scontro fra opposte fazioni qua e là. Un po’ di ruberie e mafie dei giovani maoisti sempre più fuori controllo. La situazione si rifà tesa.  Ci manca solo qualche <em>escorts, trans</em> e ipocrisia.</p>
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		<title>Basterebbe poco: i bilanci delle ONLUS</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 18:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crespi enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basterebbe poco, a una ONLUS\ONG, per fare un bilancio trasparente e tacitare le critiche montanti sull’efficacia e serietà di queste organizzazioni.  Basterebbe scrivere e dettagliare quanto entra, quanto è speso in Italia (per amministrazione, personale, spese generali, comunicazione, convegni e meetings, attività varie, viaggi su e giù), quanto è speso dalle strutture nei paesi sostenuti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crespienrico.wordpress.com&blog=4285870&post=1742&subd=crespienrico&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/bilancio-sociale.jpg"></a><a href="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/bilancio-sociale1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1749" title="bilancio sociale" src="http://crespienrico.files.wordpress.com/2009/10/bilancio-sociale1.jpg?w=245&#038;h=232" alt="bilancio sociale" width="245" height="232" /></a>Basterebbe poco, a una ONLUS\ONG, per fare un bilancio trasparente e tacitare le critiche montanti sull’efficacia e serietà di queste organizzazioni.  Basterebbe scrivere e dettagliare quanto entra, quanto è speso in Italia (per amministrazione, personale, spese generali, comunicazione, convegni e meetings, attività varie, viaggi su e giù), quanto è speso dalle strutture nei paesi sostenuti per le stesse cose, quanto arriva veramente ai beneficiari diretti, dettagliando come questi soldi sono stati utilizzati.</p>
<p>Nessuno lo fa, anzi, negli ultimi anni, è cresciuta la nebbia fatta da certificazioni di bilancio, maquillage dei fundraisers (che guadagnano sui soldi che dovrebbero procurare), <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/09/24/trasparenti-come-bottiglie-di-latte-onlus-bilanci-comunicazione/">comunicatori vari</a>, report fotografici (bilanci sociali). <strong>L’impressione è che questa nebbia (costosa e inutile) serva a nascondere alcune cose semplici cioè che gran parte dei soldi donati se li beve (o <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/09/20/qua-se-magna-ong-onlus-e-bilanci/">magna</a>) la struttura in Italia</strong> e gli italiani che lavorano nei Paesi sostenuti.  Su quanto valgono le certificazioni ci sarebbe da aprire un capitolo (specie visto il loro passato nel profit) tanto che, nel settore privato, sono considerate un male necessario, un elemento del marketing aziendale, o buoni suggeritori per nascondere le magagne dei bilanci. E’ difficile che chi paga i controllori possa essere controllato.</p>
<p><strong>Il quotidiano il Giornale ha tentato un <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/gli_aiuti_umanitari_sono_business_ma_solo_ong/17-08-2009/articolo-id=374553-page=1-comments=1">inchiesta</a> sulle ONLUS</strong> ma si è fermato all’<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/anlaids_l87_aiuti_va_fioristi/14-08-2009/articolo-id=374052-page=1-comments=1">apparenza</a>, forse non voleva pestare i piedi a qualcuno. Qualcun altro, nel passato, aveva segnalato che i cooperanti dovevano versare una mazzetta (sottratta dai propri stipendi) all’organizzazione, ed è noto che fra il 10 e il 20% dei soldi impegnati per un progetto finanziato dai donatori istituzionali finisce nelle casse della ONG che se lo accaparra; più un altro 30-40% per le spese di gestione del progetto stesso.</p>
<p><strong>Il grande trucco, segnala Max e i suoi amici analisti da Londra, sta nell’imputare spese di gestione italiane fra i fondi destinati ai beneficiari</strong>. E da qui partono, indicandomi alcune stranezze.                                          Tanti bilanci, in realtà, non lo sono in senso tecnico, ma solo una stentata sintesi; pressochè inutile, per comprendere il reale utilizzo dei fondi. Action Aid, AMREF (fra le poche in crescita d’entrate +6%) sono un esempio di questo stile essenziale; Intervita, parla di Conti Chiari (come le banche!) e pubblica quattro numeri. Save the Children Italia e Pangea ONLUS sono rimasti al 2007.  Note segnalate da Londra: meno i bilanci sono trasparenti più crescono le spese di comunicazione e marketing e abbondano le certificazioni.</p>
<p><strong>Altro elemento comune nei bilanci ONLUS\ONG è la loro somiglianza, come allocazione di fondi, a quelli di una holding</strong> dove i soldi sono tenuti ben stretti. Nei bilanci di molte ONLUS, BOT, CCT, Fondi d’investimento, conti correnti bancari (<em>le cosiddette disponibilità liquide</em>, che tanto liquide visto la forma d’investimento non sono) bloccano una buona parte di fondi destinati ai beneficiari. (30% delle entrate per Terre des Hommes; 20% CCS Italia).</p>
<p><strong>Poche finiscono in passivo, fra queste c’è, ovviamente,  <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/04/24/dai-villaggi-del-nepal-i-disastri-delle-onlus-italiane/">CCS Italia</a></strong><a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/04/24/dai-villaggi-del-nepal-i-disastri-delle-onlus-italiane/"> </a>(- euro 100.621) esempio globale di <em>malagestio</em>,  ripianato con fondi risalenti alle precedenti gestioni; l’<a href="http://www.avsi.org/documenti/AVSIBilancioSociale2008.pdf">ASVI </a>ha un risultato operativo negativo (circa euro 700.000) ripianato da non meglio precisati proventi straordinari</p>
<p><strong>L’ Ai.Bi (Amici dei Bambini) ha il <a href="http://www.aibi.it/ita/chi-siamo/bilancio/">bilancio </a>più trasparente</strong>, fra quelli visionati, e, infatti, non ha certificazioni di qualità o finti auditors. Leggendo il bilancio dell’Ai.Bi emerge, correttamente, quello che le altre ONLUS vogliono nascondere cioè che almeno il 60% dei soldi donati finisce nella gestione della struttura italiana (+ un altro 25-30% in quella estera). Per struttura intendiamo affitti, stipendi, viaggi, macchine, workshops, spese generali (consulenze, avvocati, fundraisers, etc.).  L’Ai.Bi, seriamente, dichiara che quasi 3 milioni di euro sono utilizzati per pagare il personale (in Italia e all’estero), euro 804.256 per comunicazione, euro 1.100.000 per spese generali (entrate, in calo di circa il 10% a euro 7.755.000).</p>
<p>Come detto, su queste spese, la maggioranza delle altre organizzazioni fa la furba.  <strong>Le spese di gestione (in Italia o per italiani)  sono, nella norma, messe sotto il grande e indefinito tappeto </strong>della voce <em>“spese per progetti</em>” come Terre des Hommes, (in calo marginale d’entrate); “<em>oneri per programmi nel sud del mondo</em>” come Action Aid, (in crescita del 5%). Nessuno si prende la briga di specificare come questi soldi siano spesi, quanto per la struttura nel Paese, macchine e benzina, stipendi per i funzionari locali, etc.</p>
<p><strong>Casi misteriosi sono <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/03/13/si-vende-la-poverta-sul-web/">Intersos</a></strong> che dichiara nel suo bilancio sociale di disporre di 94 &#8220;operatori umanitari&#8221; e 1400 operatori locali ma sbatte tutte le spese (ad occhio e croce euro 10.000.000) negli <em>&#8220;oneri per progetti e attività</em>&#8221; senza specificare i costi del personale (e quelle di gestione). A qualcuno, forse, farebbe piacere sapere quanto dei 15 milioni di euro incassati (e detratte le spese dichiarate di struttura in Italia :euro 1.500.000) quanto in realtà arriva ai beneficiari finali.</p>
<p><strong>Cadiamo nel ridicolo con CCS Italia</strong> in cui i costi di personale sono stati dimezzati dal 2007 al 2008 (passando da 304.000 a 172.095) mentre nella realtà sono <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/10/05/no-profit-si-per-i-beneficiari-onlus-e-stipendi-5/">fortemente aumentati</a>, portando in deficit l’associazione. Per rimanere su questi, le maestranze sono un battaglione (in proporzione al fatturato) cioè 1 dirigente (euro 90.000 lordi annui con benefits, 2 impiegati a euro 140.000 con benefits, 5 impiegati più sfigati per euro 200.000, 2 apprendisti (euro 30.000); più 17 operatori con contratto a progetto (circa euro 450.000 lordi e con benefits). Infine spariti nelle voci progetti anche un centinaio di operatori locali. Più 5 membri del Consiglio Direttivo, con qualche benefits e magari consulenze pagate.</p>
<p>Gli <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/09/16/che-tristezza-onlus-italiane-in-nepal-1/">operatori locali</a>, sui quali giugono voci <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/09/20/qua-se-magna-ong-onlus-e-bilanci/">pessime</a>, guadagnano mediamente quanto il <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/12/06/tengo-famiglia/">Presidente della Repubblica del loro paese </a>(fra i 1200 e i 1500 euro mensili) per cui stimiamo  una spesa complessiva di euro 90.000 (per stare bassi). Poi aggiungiamo un po’ di consulenti, spariti fra spese generali e di comunicazione (altri euro 50.000). Qualche <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/11/12/genova-vassalli-valvassori-famigli/">legale\socio </a>a parcella salata (altri euro 80.000). Anche qui le spese generali sono passate da euro 186.1389 a euro 107.398 (dal 2007 al 2008), guarda caso. In sintesi, le spese superano il 70% delle entrate.                                                <strong>Dove hanno nascosto gran parte di queste spese</strong>? Semplice come è costume nel settore, nella voce <em>“Uscite per Progetti</em>”.</p>
<p>L’ingenuo sostenitore dice, ma che bravi, hanno dato più soldi ai bambini sostenuti ma, in realtà, se li sono spese per mantenere (e bene) un grosso e inutile manipolo di <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2009/01/07/ong-dietro-la-lavagna-se-si-copia-il-peggio-dellindustria-dellassistenza/"> italiani </a>(vista la qualità e quantità delle attività, fa anche rima).     Se buttiamo dentro tutte le spese per mantenere il carrozzone (cioè loro stessi) accade che, come nella maggioranza delle ONLUS\ONG, è già un miracolo che su euro 100 versati ne arrivino 20 ai beneficiari sotto forma di progetti, magari qualche visita dentistica o Child Club. Qui si dovrebbe aprire il triste capitolo relativo alla <a href="http://crespienrico.wordpress.com/2008/09/18/bilancio-straziante-onlus-italiane-in-nepal-2/">qualità della spesa</a>.</p>
<p>Fanno pena, poi, le giustificazioni per gabbare i lettori. Sempre dal CCS Italia leggiamo, con sconforto:  il risultato negativo  “<em>è dipeso esclusivamente dalle maggiori risorse destinate ai progetti</em>” o “<em>la significativa differenza rispetto all’esercizio precedente è dovuta a una più attenta attribuzione dei costi di pertinenza ai progetti</em>” anche l’Avvocato Azzeccagarbugli ( per rimanere fra i dirigenti dell’associazione) si sentirebbe preso per il culo.</p>
<p>Per finire la carrellata,  segnala l’attento Max, le multinazionali dell’assistenza (Action Aid, Save The Children, TDH) hanno la vita semplificata perchè infilano tutto   nella voce &#8220;<em>programmi del network internazionale&#8221; </em>o capitoli analoghi, ovviamente nessuno sà come vengono spesi.</p>
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