Il Nepal non si placa

Marzo 29, 2009

frammenti A furia di picchiarsi, da mesi, c’è scappato il morto. Un giovane dirigente del CPN (UML), il partito comunista nepalese moderato, è stato ucciso a Butwal, orribile città commerciale e di confine. Scontri, coprifuoco, distruzione della sede maoista ad opera dei militanti inferociti. Le accuse contro Sujit B.K, un leaderino locale della sezione giovanile maoista, la Young Communist League (YCL). I due partiti sono insieme al governo e il ministero degli interni è Bam Dev Gautam, (UML) già contestato dai militanti per la sua arrendevolezza verso le violenze dei maoisti.

Come detto non è storia nuova, da sempre i militanti maoisti e dell’UML si scontrano; tant’è che quest’ultimo ha formato una lega giovanile per contrastare l’analoga formazione maoista. I due partiti hanno lo stesso elettorato potenziale e, dunque, si fanno una violenta concorrenza. L’UML è stato succhiato dai maoisti durante le ultime elezioni e ha perso il 30% dell’elettorato. La storia dell’UML è simile a quella di tanti partiti comunisti, passati dalla guerriglia (anni’60), alla clandestinità e alla violenta opposizione alla monarchia (anni’80), al governo (anni ‘90 e oggi). Corruzione, nepotismo, incapacità hanno fatto, poi, perdere al partito consensi e credibilità. Fortissimo nei villaggi delle colline, dove controllava quasi tutte le amministrazioni locali (sciolte durante il conflitto e mai più ricostituite) è stato il serbatoio dei quadri e dei militanti maoisti, in una progressiva diaspora.

Il vecchio leader Nepal (uno dei grandi corrotti nepalesi insieme al suo compare Koirala del Congresso) è stato defenestrato dopo la sconfitta elettorale e il partito è entrato nel governo. We joined the government to correct the nature of Maoists and help the peace process. We will not stay in the government if they don’t correct themselves,” ha dichiarato il nuovo leader Khanal davanti ai militanti inferociti durante i funerali di Prachanda Thaiba a Butwal. Ha, poi, aggiunto, davanti all’Assemblea in sessione (dopo mesi d’inattività)  party has no intention to opt out of the government right now, invitando i militanti to strongly oppose “Maoist atrocities“. Risultato di questa politica: zero.

Sintesi di questa triste storia è il confermarsi di alcune questioni: i maoisti non hanno alcun controllo sui militanti e le organizzazioni periferiche come ha dimostrato la storia della restituzione, promessa dai dirigenti, delle terre sequestrate ai legittimi proprietari durante il conflitto ma insabbiata dalla base. I comunisti moderati non hanno ancora una sponda (Congresso, India) per sganciarsi dal governo a guida maoista e proporre un alternativa, bisognerà aspettare le elezioni in India, perché il Grande Fratello inizi a muoversi. Per adesso si accontentano di stare all’opposizione nelle piazze e nei roboanti proclami, ma spartirsi qualche dividendo nel governo.

Ma l’elemento  più grave è che il paese, specie il Terai, è fuori da ogni controllo e che il governo di Kathmandu sembra governare solo nella Valle e nelle immediate vicinanze. Fuori, è peggio che ai tempi del conflitto dove l’ordine era assicurato, nel bene e nel male dai maoisti, ora comandano gruppi politici, mafiosi, etnici locali, banditi.

Fatto segnalato più volte dagli impotenti industriali nepalesi che, ancora si struggono sui milioni di dollari persi nell’ultimo anno per i 120 giorni di sciopero che hanno bloccato il paese. I disordini e i blocchi della circolazione, e dunque delle merci, sono ormai costanti, per una ragione o per l’altra, nel Terai. Ingenuamente hanno proposto ‘banda free nation’ for a year, cioè niente scioperi per un anno. Il problema è che nessuno, anche volendo, è in grado d’implementare questa decisione.

sunshinePorterò un po’ sfiga, però dopo aver parlato della pessima gestione (ad opera di esperti internazionali) della KUKL la società che dovrebbe erogare l’acqua a Kathmandu, l’Asian Development Bank (che co-finanzia la società che sta assetando i Kathmanduties) ha cacciato per incompetenza il Direttore generale e Finanziario (due espatriati) che aveva nominato. Bisognava morire di sete. Chissà se saranno senz’acqua e senza luce anche i nuovi palazzoni di 10 piani da oggi in vendita a Sukedara (nella parte a nord della Valle). Sono i primi complessi residenziali costruiti a Kathmandu e gli appartamenti saranno vendutida euro 20.000 a 60.000, non poco anche per chi lavora all’estero o per chi succhia i soldi degli aiuti internazionali. (il reddito pro-capite rimane intorno agli € 800 annui)

 


Cambogia: un pò di spettacolo

Dicembre 13, 2008

royal-palaceDue grandi spettacoli in Cambogia negli ultimi giorni. Il più importante quella del Primo Ministro Hun Sen che è riuscito barcamenandosi fra Cina e Occidente a fare il pieno di aiuti internazionali. USD 215 milioni dalla Cina e, in risposta, USD 1 miliardo (USD 690 milioni nel 2008) dal gran cenacolo (UE, WB; ADB, UN) dei donatori occidentali.
La Cina, come è consuetudine in tutti i paesi in cui fa donazioni, non chiede niente in cambio riguardo alla gestione dei fondi se non vantaggi per le sue industrie nello sfruttamento delle materie prime nazionali e negli investimenti.
Infatti, l’astuto Hun Sen per giustificare l’arrivo del denaro cinese e in base alle esperienze del passato si è subito affrettato ad assicurare che the government would not grant any new land concessions for logging e proteggerà le risorse naturali nazionali (legname, pesca, aree protette).
Infatti, la colpa della depredazione passata l’ha girata al suo vecchio alleato, il Principe Norodom Ranariddh che, per smantellare il suo partito Funcipec, è stato accusato di ogni crimine negli ultimi anni, fino a costringerlo all’esilio. “We are better off to keep the forests as a national reserve, and not try to get money from logging.” He blamed his previous coalition government allowing the government to fall into anarchywith profit-making schemes such as logging.
A differenza dei cinesi, la gran consorteria dei donatori occidentali (EC, WB, ADB, UN, etc.) è costante, ogni anno nel richiedere leggi contro la corruzione, controlli nella gestione degli aiuti, procedure e norme. Un rituale tanto scontato quanto inutile che ha fatto ridere anche i beneficiari cambogiani. But the donors’ requests for reform and the government’s promises of action sound sadly familiar, indicating that a decade-old pattern of rewarding inaction with aid has not been broken, scrive il Post.cambogia
L’annuale meeting (Cambodia Development Cooperation Forum) dei donatori a Phnom Penh è stato il solito teatrino d’avanspettacolo, con vecchi attori scoppiati a furia di ripetere le stesse battute. Speaking on behalf of donors, Cambodia’s World Bank country manager, Qimiao Fan, urged the government to quickly pass the anti-corruption law and to use the pledged aid effectively. Abbiamo visto l’efficienza della ADB in un post passato.
Prime Minister Hun Sen on Thursday opened the meeting with a new promise to donors that he would fight corruption by passing long-awaited anti-graft legislation as soon as possible. (Dal Phnom Penh Post).
C’è da dire che al teatrino, come è diffuso globalmente (il 50% dei progetti della WB ha come partners ONG, 1500 ONG fanno parte dell’Ecosoc UN e partecipano ai vertici come quello di Davos), erano presenti anche le ONG, dimostrando l’abituale subalternità e dipendenza dal denaro pubblico (le nostre tasse).
“They said exactly the same things last year, the language is the same, the outcome is always the same – we finish the ritual with a stamp of approval [on the government's development plans] and then its back to business as usual, scrivono i giornali cambogiani.
Qualcuno ha storto il naso: il principale ( e unico) oppositore Sam Rainsy ha dichiarato che l’enorme flusso di aiuti internazionali, aumenterà “a beggar mentality that makes Cambodia remain irresponsible and corrupt”.
L’autorevole economista cambogiano Sok Sina “A real friend who cares helps a country help itself. It’s not about giving money to a country to spend however it wants. I think [donors] don’t see that a lot of assistance has not been effectively used. How can the country be improving if it requires more assistance?” Yet, neither questions of the efficiency of aid nor a looming global recession that is hitting many of Cambodia’s key donors hard are likely to spark a drop-off in aid. Che altro dire.
Qualcos in effetti c’è. L’inutile torero Rafael Dochao Moreno, (capo missione della European Commission in Cambogia) puntualizza “The EC presence here in Cambodia shows one of the European values and principles: solidarity.”
Dimentica d’aggiungere che l’aumento degli aiuti dipende essenzialmente dalla competizione con la Cina per il futuro controllo degli ingenti giacimenti petroliferi e di gas scoperti al largo di Shianoukville.
Per rimanere negli sprechi della banda dei donatori internazionali, continua il processo agli ottuagenari superstiti Khmer Rouge. E’ una cosa patetica e una sampanvergogna assistere alla sfilata di anziani ormai svaniti e malati come è accaduto l’altro ieri per Ieng Sari, vice-primo ministro e ministro degli esteri durante la dittatura di Pol Pot.
Mentre va avanti la farsa, le NU tengono segreto il rapporto relativo ai casi di corruzione fra i funzionari del processo, già scritto e consegnato a settembre da una speciale commissione.
cambogia-rockMeglio vedere l’altro spettacolo avvenuto fra gli antichi templi di Angkor Wat, dove hanno suonato i The Click Five, le rockstars cambogiane Pou Khlaing, Meas Soksophea, Sokun Nisa e Chorn Sovanreach. Poi Placebo con i classici “Meds” e “Teenage Angst”. Il tour, hanno cantato anche Shianoukville, è stato organizzato da MTV per raising awareness and increasing prevention of human trafficking. Gran festa fra gli oltre 2000 giovani cambogiani presenti..


Cambogia: arrivano le feste

Novembre 2, 2008

 Come in Nepal anche in Cambogia è iniziata un ‘offensiva della polizia per scacciare i venditori di strada che si raccolgono intorno al Russian Market, una delle attrazioni turistiche di Phnom Penh. Nei mesi scorsi, con alterne fortune, hanno cercato di scacciare i bambini mendicanti e venditori che circondavano i baretti del lungo fiume. Lì si concentreranno i visitatori per la settimana del Water Festival , la più importante festività cambogiana (dal 10 al 16 novembre). Turisti e locali che accorrono numerosi per le gare di barche cercheranno di districarsi fra i numerosi lavori in corso, per la rivoluzione del mattone in corso nella capitale.

Anche qui si fa qualche fatica in più per quadrare il bilancio dopo il terribile anno passato. Il prezzo del riso è più che raddoppiato da USD 0,30 a 0,70 al chilo, il 60% delle famiglie contadine produce a malapena per se stesse; il 20% neanche quello (si parla di 1 milione di famiglie). Poi, quest’anno, in alcune provincie Prey Veng, Kampong Speu e Takeo, le piogge sono state scarse e i raccolti insufficienti per coprire l’alimentazione delle famiglie per un anno.

Il salario degli operai delle fabbriche tessili, (350.000 occupati), vola via per sopravvivere; il 70% in cibo. La gente s’arrangia e qualcuno raccoglie vegetali, cattura lumache, granchi e pesci nei campi e nei fiumi. I dieci, venti di dollari che venivano spediti alle famiglie nei villaggi, sono stati risucchiati dalle speculazioni sulle materie prime.

Intanto l’ADB (Asean Development Bank) ha finanziato con USD 38 milioni emergency food relief per 500.000 famiglie nelle provincie di Kampong Thom, Kampong Chhnang, Siem Reap, Pursat, Battambang, Oddar Meanchey and Banteay Meanchey e in tre distretti di Phnom Penh. Si tratta di circa USD 80 a famiglia in tre anni. THE ASIAN Development Bank launched its US$38 million Emergency Food Project, choosing Pich Chenda commune in Battambang Province to begin the first round of rice handouts to Cambodians who have been the worst affected by global increased food prices. Scrive il 30/10/2008 il Phnom Penh Post.

Il vecchio adagio della cooperazione “meglio dare una canna da pesca che un pesce” non ha ancora raggiunto i tecnocrati dell’ADB. Mi dice Prum Patt, che ha lavorato in progetti agricoli a Battambang nelle campagne di le strade sono distrutte e non è possibile alcun commercio, non ci sono sistemi d’irrigazione a parte le piogge del monsone), la gente è indebitata per comprare sementi, fertilizzanti, attrezzi vari, animali e avrebbe bisogno di strumenti di micro-credito. Questo sarebbe il modo di utilizzare efficacemente i soldi per la gente, perché producano. Lo stesso pensiero è di una giovane vedova contadina di Pich Chenda, con sei figli sulle spalle, si chiama Heng Rin “I am happy to receive the rice, but the bags will probably only last a few weeks,” riporta sempre l’articolo del 30 Ottobre 2008 Phnom Penh Post.

Prach Chan, il governatore di Battambang, continua l’amico Prum Patt, mentre continua a bere il dolcissimo infuso di caffè/cacao alla vietnamita, non è neanche uno stinco di un santo; è legato all’attuale ministro degli interni ( a cui ha finanziato l’ultima campagna elettorale), fedelissimo del primo ministro, sospettato di essere implicato nella distruzione delle foreste di Samlot e fra i beneficiari delle ricchezze che provengono dalla vendita illegale di legno pregiato in Viet-Nam. Fra l’altro.

Ho appena finito di scrivere questo post  quando, leggendo, il Phnom Penh Post di oggi, noto che si sta allargando lo scandalo della malgestione dei fondi ADB per l’emergency food relief in Cambogia.  MORE than 1,000 villagers in Banteay Meanchey province’s Poipet commune have filed complaints against local authorities over the last three days, claiming that they have been unfairly cheated out of an ongoing emergency food handout by the Asian Development Bank.  E’ triste ri-segnalare quanto pochi importi ai burocrati della cooperazione internazionale che i soldi dei contribuenti siano utilizzati al meglio per i beneficiari.


Nepal: il ciclo politico

Ottobre 24, 2008

A Thamel da qualche anno hanno aperto una caffetteria di Illy, l’espresso all’inizio era buonissimo, poi, come spesso accade in Nepal tutto decade. Il caffè costa più che in Italia (circa euro 1). Lì stavo parlando con Rajendra, un giovane giornalista dell’ Himalayan Times, che mi ha fatto notare come, in Nepal, oltre al ciclo delle stagioni vi è anche un ciclo politico-sociale, almeno nell’ultimo decennio.
Quando finiscono le feste del raccolto (Dahsain e Tihar) le tensioni sociali e politiche progressivamente crescono fino a giungere all’apice con i primi caldi (fine marzo, aprile). Poi, con l’arrivo del monsone si riplacano.
In questa logica determinata, lui non scommette sulla longevità del governo e prevede un periodo altamente incasinato nei prossimi mesi. La prossima settimana è il Tihar (Diwali), la festa delle luci dedicata a Lakshmi, a Ganesh, al benessere famigliare e degli amici. In ogni casa e tempio s’accendono lumini; cani, corvi mucche sono venerati. Quest’anno sono stati vietati i fuochi artificiali che esplodevano nella terza notte della settimana. Ne riparleremo in un altro post raccontando l’origine della festa. Il Tihar chiude il ciclo delle feste.
Però Rajendra mi fa notare che il ciclo del casino sembra, quest’anno, iniziato in anticipo. Negli ultimi dieci giorni abbiamo assistito al protrarsi degli scontri fra i giovani dei due maggiori partiti alleati UML e maoisti (1 morto a Siraha), all’aumento della violenza politica nel Terai: bomba a Janakpur (11 feriti, rivendicata dai terroristi indipendisti del Terai), violenti scontri a Dhading fra polizia e trasportatori, due militanti indipendentisti del Terai uccisi (dai maoisti si presume) a Kapilvastu (prossima a Lumbini, la patria di Buddha), a Bara scontri sindacali per la chiusura di una fabbrica, bomba a Rautahat. A Kathmandu si segnala l’aumento dei furti nelle case e di un peggioramento dell’ordine pubblico. In via di risoluzione, invece, la vertenza dei venditori di strada: è stata instituita una task force.
Questi avvenimenti s’inseriscono nelle due grandi e controverse questioni che attendono di essere risolte dalla svagata classe politica: le richieste dei partiti e movimenti del Terai e la sistemazione degli ex-combattenti maoisti, ancora chiusi in 28 campi, Quest’ultimo problema si tira dietro l’assetto del partito e la vittoria o sconfitta della linea moderata del duo Prachanda-Bhattarai. Rajendra è convinto che su queste questioni si spappolerà il governo.
Ci sarebbe anche la costituzione, la riforma dell’ordinamento giudiziario, le questioni sociali e della sicurezza, insomma uno stato da rifare, ma, per adesso sono in secondo piano.
Nel Terai, ormai la situazione è critica con sei gruppi paramilitari che cercano d’imporsi e di spingere per l’indipendenza o una larga autonomia amministrativa. Contro: i maoisti; in mezzo la gente comune che, nella maggioranza, non ha alcun legame né etnico né politico con i partiti e i gruppi Madhesi. Anche nel parlamento e nel governo aumentano le pressioni perché le promesse di un Madhesi autonomo siano rispettate; il Ministro per l’Educazione Renu Yadav (Madhesi People’s Rights Forum -MPRF), ha minacciato le dimissioni se gli accordi non verranno rispettati.
Poi la grande questione dell’esercito maoista (PLA), circa 20.000 ex-guerriglieri chiusi in 28 campi che dovrebbero essere integrati nell’esercito regolare o impiegati in “lavori socialmente utili”. Attualmente ricevono un salario di circa euro 40 mensili più vitto e alloggio. Per la gestione del loro reintegro sono stati stanziati euro 100.000.000 dalla World Bank e dalle UN, gestiti dal ministero per Peace and Reconstruction (diretto da un esponente maoista) già sottoposto a dure critiche per la gestione dei fondi.
Tutti i partiti (a parte i maoisti) sono contrari all’integrazione e sospettano che il capo della PLA (People Liberation Army), il duro Nanda Kishore Pun ‘Pasang’ , in partenza per la Cina per un training militare, sia poi nominato capo dell’esercito. Su tutto, stranamente, l’esercito regolare è silenzioso e in attesa.
La soluzione di questo problema si collega alla virata moderata del duo Prachanda-Bhattarai diretta a confortare i donatori internazionali; nella manovra è previsto anche il cambio di nome del partito e la rinuncia (ormai nei fatti) dell’instaurazione di una Repubblica Popolare.

 Il leader dell’ala radicale maoista, Mohan Baidya, ha già espresso dure critiche e richiede maggior potere per la sua corrente (la nomina di se stesso a segretario generale) ed ha l’appoggio di molti comandanti della PLA. Se a questa gente non verranno riconosciuti prebende e potere, i maoisti rischiano una scissione a sinistra (evento abituale fra i partiti nepalesi) con rischi per la continuazione del processo di pace. Và, inoltre, segnalato che in India si è intensificata la guerriglia maoista (11 poliziotti uccisi a Chattisgarh) e gli indiani vorrebbero evitare che gli scontenti maoisti nepalesi vadano a rinforzare i 12.000 guerriglieri già attivi in India.
Un ultima nota si collega al mio post (del 22\9 sulle ONLUS), quando scrivevo che la tendenza di molte di queste è copiare le UN (e gli altri donatori) e dare soldi alle istituzione locali (per training, coordinamenti e report) invece che ai beneficiari, con pessimi risultati sull’efficacia dei progetti. L’Himalayan Times del 23\10 scrive For the first time, Local Development Minister, Ram Chandra Jha, has candidly admitted that “many local level development projects had remained only on paper and funds meant for the projects (were) misappropriated” (“Jha roadmap for local bodies” THT, Oct 20). Fra questi si citano progetti della DANIDA (cooperazione danese) e dell’UNDP.
Malgrado la “candida ammissione” del ministro, nessuno pensa di cambiare procedure, metodi, uomini; anzi l’Asian Development Bank (ADB) ha già stanziato USD 470 milioni (in tre anni): the grant will support the government’s move to improve local service delivery through strong local bodies and engaged and strong community organizations,”