A furia di picchiarsi, da mesi, c’è scappato il morto. Un giovane dirigente del CPN (UML), il partito comunista nepalese moderato, è stato ucciso a Butwal, orribile città commerciale e di confine. Scontri, coprifuoco, distruzione della sede maoista ad opera dei militanti inferociti. Le accuse contro Sujit B.K, un leaderino locale della sezione giovanile maoista, la Young Communist League (YCL). I due partiti sono insieme al governo e il ministero degli interni è Bam Dev Gautam, (UML) già contestato dai militanti per la sua arrendevolezza verso le violenze dei maoisti.
Come detto non è storia nuova, da sempre i militanti maoisti e dell’UML si scontrano; tant’è che quest’ultimo ha formato una lega giovanile per contrastare l’analoga formazione maoista. I due partiti hanno lo stesso elettorato potenziale e, dunque, si fanno una violenta concorrenza. L’UML è stato succhiato dai maoisti durante le ultime elezioni e ha perso il 30% dell’elettorato. La storia dell’UML è simile a quella di tanti partiti comunisti, passati dalla guerriglia (anni’60), alla clandestinità e alla violenta opposizione alla monarchia (anni’80), al governo (anni ‘90 e oggi). Corruzione, nepotismo, incapacità hanno fatto, poi, perdere al partito consensi e credibilità. Fortissimo nei villaggi delle colline, dove controllava quasi tutte le amministrazioni locali (sciolte durante il conflitto e mai più ricostituite) è stato il serbatoio dei quadri e dei militanti maoisti, in una progressiva diaspora.
Il vecchio leader Nepal (uno dei grandi corrotti nepalesi insieme al suo compare Koirala del Congresso) è stato defenestrato dopo la sconfitta elettorale e il partito è entrato nel governo. We joined the government to correct the nature of Maoists and help the peace process. We will not stay in the government if they don’t correct themselves,” ha dichiarato il nuovo leader Khanal davanti ai militanti inferociti durante i funerali di Prachanda Thaiba a Butwal. Ha, poi, aggiunto, davanti all’Assemblea in sessione (dopo mesi d’inattività) party has no intention to opt out of the government right now, invitando i militanti to strongly oppose “Maoist atrocities“. Risultato di questa politica: zero.
Sintesi di questa triste storia è il confermarsi di alcune questioni: i maoisti non hanno alcun controllo sui militanti e le organizzazioni periferiche come ha dimostrato la storia della restituzione, promessa dai dirigenti, delle terre sequestrate ai legittimi proprietari durante il conflitto ma insabbiata dalla base. I comunisti moderati non hanno ancora una sponda (Congresso, India) per sganciarsi dal governo a guida maoista e proporre un alternativa, bisognerà aspettare le elezioni in India, perché il Grande Fratello inizi a muoversi. Per adesso si accontentano di stare all’opposizione nelle piazze e nei roboanti proclami, ma spartirsi qualche dividendo nel governo.
Ma l’elemento più grave è che il paese, specie il Terai, è fuori da ogni controllo e che il governo di Kathmandu sembra governare solo nella Valle e nelle immediate vicinanze. Fuori, è peggio che ai tempi del conflitto dove l’ordine era assicurato, nel bene e nel male dai maoisti, ora comandano gruppi politici, mafiosi, etnici locali, banditi.
Fatto segnalato più volte dagli impotenti industriali nepalesi che, ancora si struggono sui milioni di dollari persi nell’ultimo anno per i 120 giorni di sciopero che hanno bloccato il paese. I disordini e i blocchi della circolazione, e dunque delle merci, sono ormai costanti, per una ragione o per l’altra, nel Terai. Ingenuamente hanno proposto ‘banda free nation’ for a year, cioè niente scioperi per un anno. Il problema è che nessuno, anche volendo, è in grado d’implementare questa decisione.
Porterò un po’ sfiga, però dopo aver parlato della pessima gestione (ad opera di esperti internazionali) della KUKL la società che dovrebbe erogare l’acqua a Kathmandu, l’Asian Development Bank (che co-finanzia la società che sta assetando i Kathmanduties) ha cacciato per incompetenza il Direttore generale e Finanziario (due espatriati) che aveva nominato. Bisognava morire di sete. Chissà se saranno senz’acqua e senza luce anche i nuovi palazzoni di 10 piani da oggi in vendita a Sukedara (nella parte a nord della Valle). Sono i primi complessi residenziali costruiti a Kathmandu e gli appartamenti saranno vendutida euro 20.000 a 60.000, non poco anche per chi lavora all’estero o per chi succhia i soldi degli aiuti internazionali. (il reddito pro-capite rimane intorno agli € 800 annui)
Pubblicato da crespi enrico 



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Cambogia: un pò di spettacolo
Dicembre 13, 2008La Cina, come è consuetudine in tutti i paesi in cui fa donazioni, non chiede niente in cambio riguardo alla gestione dei fondi se non vantaggi per le sue industrie nello sfruttamento delle materie prime nazionali e negli investimenti.
Infatti, l’astuto Hun Sen per giustificare l’arrivo del denaro cinese e in base alle esperienze del passato si è subito affrettato ad assicurare che the government would not grant any new land concessions for logging e proteggerà le risorse naturali nazionali (legname, pesca, aree protette).
Infatti, la colpa della depredazione passata l’ha girata al suo vecchio alleato, il Principe Norodom Ranariddh che, per smantellare il suo partito Funcipec, è stato accusato di ogni crimine negli ultimi anni, fino a costringerlo all’esilio. “We are better off to keep the forests as a national reserve, and not try to get money from logging.” He blamed his previous coalition government allowing the government to fall into anarchy” with profit-making schemes such as logging.
A differenza dei cinesi, la gran consorteria dei donatori occidentali (EC, WB, ADB, UN, etc.) è costante, ogni anno nel richiedere leggi contro la corruzione, controlli nella gestione degli aiuti, procedure e norme. Un rituale tanto scontato quanto inutile che ha fatto ridere anche i beneficiari cambogiani. But the donors’ requests for reform and the government’s promises of action sound sadly familiar, indicating that a decade-old pattern of rewarding inaction with aid has not been broken, scrive il Post.
L’annuale meeting (Cambodia Development Cooperation Forum) dei donatori a Phnom Penh è stato il solito teatrino d’avanspettacolo, con vecchi attori scoppiati a furia di ripetere le stesse battute. Speaking on behalf of donors, Cambodia’s World Bank country manager, Qimiao Fan, urged the government to quickly pass the anti-corruption law and to use the pledged aid effectively. Abbiamo visto l’efficienza della ADB in un post passato.
Prime Minister Hun Sen on Thursday opened the meeting with a new promise to donors that he would fight corruption by passing long-awaited anti-graft legislation as soon as possible. (Dal Phnom Penh Post).
C’è da dire che al teatrino, come è diffuso globalmente (il 50% dei progetti della WB ha come partners ONG, 1500 ONG fanno parte dell’Ecosoc UN e partecipano ai vertici come quello di Davos), erano presenti anche le ONG, dimostrando l’abituale subalternità e dipendenza dal denaro pubblico (le nostre tasse).
“They said exactly the same things last year, the language is the same, the outcome is always the same – we finish the ritual with a stamp of approval [on the government's development plans] and then its back to business as usual, scrivono i giornali cambogiani.
Qualcuno ha storto il naso: il principale ( e unico) oppositore Sam Rainsy ha dichiarato che l’enorme flusso di aiuti internazionali, aumenterà “a beggar mentality that makes Cambodia remain irresponsible and corrupt”.
L’autorevole economista cambogiano Sok Sina “A real friend who cares helps a country help itself. It’s not about giving money to a country to spend however it wants. I think [donors] don’t see that a lot of assistance has not been effectively used. How can the country be improving if it requires more assistance?” Yet, neither questions of the efficiency of aid nor a looming global recession that is hitting many of Cambodia’s key donors hard are likely to spark a drop-off in aid. Che altro dire.
Qualcos in effetti c’è. L’inutile torero Rafael Dochao Moreno, (capo missione della European Commission in Cambogia) puntualizza “The EC presence here in Cambodia shows one of the European values and principles: solidarity.”
Dimentica d’aggiungere che l’aumento degli aiuti dipende essenzialmente dalla competizione con la Cina per il futuro controllo degli ingenti giacimenti petroliferi e di gas scoperti al largo di Shianoukville.
Per rimanere negli sprechi della banda dei donatori internazionali, continua il processo agli ottuagenari superstiti Khmer Rouge. E’ una cosa patetica e una
Mentre va avanti la farsa, le NU tengono segreto il rapporto relativo ai casi di corruzione fra i funzionari del processo, già scritto e consegnato a settembre da una speciale commissione.