Adozioni in Nepal, riparte la compravendita?

Dicembre 11, 2009

Frank non se la passa male, lavora in un ambasciata fino alle 13, segue il noioso processo dei visti ai nepalesi ma il lavoro sporco (proteste, preghiere, assilli, timbri e moduli) lo svolge il personale locale. Di bello c’è che, contrariamente alla maggior parte dei suoi colleghi, lui è contento di stare in Nepal e dedica il suo enorme tempo libero a girare per il paese e ad informarsi su di esso.

Non si lamenta di cibo e sporcizia, non conta i giorni della fine del servizio nella “sede disagiata” (ma ben pagata), non scappa in Europa nei due mesi di vacanza, non ciondola nei parties negli hotels o nelle case blindate dei suoi colleghi. Il personale espatriato delle ambasciate (e delle Nazioni Unite) sono un mondo a parte, come nella maggior parte dei paesi poveri, sfrecciano in jeeponi con autisti, vivono in ghetti di lusso, hanno rapporti solo con i locali privilegiati al loro servizio. La città la vivono in pochi posti: hotels e ristoranti esclusivi, campi da golf. Il lavoro è un hobby, noia e alcol dilagano. Gli americani  hanno propri club esclusivi, centri sportivi e un enorme costruzione simile a un forte costata oltre USD 90 milioni, tutti si domandano cosa se ne fanno. Ogni tanto gli ambasciatori, vanno dai frastornati politici nepalesi, a spiegargli come ridurre la povertà, l’impunità, creare un sistema democratico. Durante il conflitto spiegavano a gente assediata, come risolverlo, suscitando fastidio nei nepalesi più sensati. Fortunatamente gli italiani hanno chiuso l’inutile e costosa ambasciata e, come altri paesi, lasciato solo un console onorario, uno dei 27 che hanno fatto anche un associazione.

Questa premessa per dire che, Frank suggerisce, è stato sorprendente l’intervento coordinato fatto da 12  ambasciate occidentali sui problemi (già segnalati in altri posts) dell’adozione internazionale. Cioè gli espatriati hanno lavorato. Le ragioni, spiega, sono dovuti alle pressioni (che gli hanno imposto di lavorare) da parte dei genitori adottivi (specie anglosassoni) in attesa e dalle Organizzazioni (sempre occidentali) che devono incassare dalla transazione.

Il comunicato mette, di fatto, in dubbio tutta la nuova legge e la sua applicazione, ri-suscitando preoccupanti interrogativi sull’adozione internazionale in Nepal. Confermando  che la trasparenza dei procedimenti d’adozione (malgrado la nuova legge) è ben lontana da essere raggiunta.

Ancor più  grave è la conferma che gli orfanotrofi nepalesi autorizzati a dare i bambini in adozione internazionale, hanno raggiunto il tutto esaurito. Nessuno sa se sono veramente orfani o comprati da famiglie in difficoltà dagli intermediari come è accaduto nel passato. Dice il comunicato: “The number of adoptable children dropped when adoption was suspended in 2007. But we have noticed a sudden rise in the number of such children in child homes and orphanages after the inter-country adoption was resumed in January 2009 .

Leggendo la nota verbale al governo nepalese si legge: inter-country adoptions from Nepal were not meeting international standards and practices determined by the Hague Convention” Cioè svolta nel massimo interesse per il il bambino. Cioè la legge non funziona. In effetti i meccanismi e gli organi che dovrebbero evitare la compravendita di bambini del passato sono solo sulla carta ( e le condizioni generali del Nepal non facilitano l’applicazione). 

Il Ministero Ministry of Social Affairs è allo sbando, il lavoro è affidato a dubbi e diversi comitati che dovrebbero controllare i processi pre e ante. La Child NGO Federation, parte dei processi di selezione e controllo, è una lobby votata al business e portata a favorire le adozioni incontrollate per finanziare le Home e gli orfanotrofi da cui dovrebbero partire i bambini. Come s’intende, fra le righe del comunicato,  International standards require that there should be no representation of a federation of child NGO that also represents children´s homes and orphanages. Da più parti sono stati segnalati forti  dubbi sulla veridicità dei documenti dei bambini proposti per l’adozione.

Insomma, è il previsto gran casino in cui a rimetterci sono i bambini nepalesi (realmente da adottare o no) e i genitori adottivi che investono in speranze e denaro. Dietro le quinte c’è chi manovra e guadagna, spacciandosi per benefattore. La nota è stata sottoposta dall’ambasciata tedesca a nome di 12 paesi fra cui l’Italia.


il buco nero delle adozioni internazionali

Luglio 20, 2009

bambinaCome previsto in altri posts, la situazione per i genitori che hanno faticato (e speso) per avere un bambino nepalese in adozione si è complicata. Il business è grande e genera appetiti contrastanti, a questo s’unisce l’abituale buco nero della burocraziazia nepalese, in cui tutto sprofonda senza avere risposte. Un bucone che s’allarga quando non vi è nessuno che comanda, come adesso. Nessuno si prende responsabilità, lo stesso però accade, leggendo la lettera sottostante (inviata dall’Associazione di genitori ADONEPAL), nel nostro magnifico e moderno paese e alle sue costose propaggini all’estero (consolato ed ambasciata in India perchè in Nepal vi è solo un console onorario).

Alla Cortese attenzione della Vicepresidente della Cai, Dott. Daniela Bacchetta

e p.c. all’Onorevole Franco Frattini

all’Onorevole Carlo Giovanardi

al Ministro Plenipotenziario Vincenza Lo Monaco, Direzione italiani all’estero e politiche migratorie – Ministero degli Affari Esteri

alla Dott. Maria Teresa Vinci – Dirigente Segreteria Tecnica CAI

agli Enti; Aibi, Aipa, Airone, Amici Trentini, Anpas, Ariete, International Adoption, Naaa.

Gentile Vicepresidente, stimati Onorevoli, il Coordinamento Adonepal, che raccoglie numerose famiglie in attesa di adottare sul Nepal, è qui, ancora una volta, per fare il punto sulla situazione adozioni ed a sollecitare un vostro autorevole intervento.

Che cosa è successo dopo il blocco delle adozioni di maggio 2007: a gennaio 2009 il governo nepalese ha ricominciato ad accettare domande di adozione. Nel mese di maggio sono iniziati gli abbinamenti, circa una ventina, che coinvolgono famiglie di tutto il mondo ed anche italiane (sappiamo di 8 abbinamenti). Inoltre molteplici fonti ritengono che il Comitato abbia già abbinato un altro centinaio di famiglie.

Cosa è successo nella politica nepalese: la situazione si è di nuovo resa instabile in questi ultimi mesi a seguito alle dimissioni del primo Ministro il 4 maggio e alla formazione di un nuovo governo. Non è ancora stato nominato il Ministro per la Donna, il Bambino e gli Affari Sociali (Mowcsw). In mancanza del Ministro, come confermato anche da famiglie americane, gli abbinamenti già avvenuti non possono essere comunicati agli enti ed alle famiglie, né le famiglie che hanno già accettato gli abbinamenti possono avere l’ultima approvazione per la partenza. Non sappiamo a cosa sia dovuta la mancata nomina del Ministro del Mowcsw, ma siamo al corrente che il vice primo ministro Bijaya Kumar Gachchhadar del partito Madhesi è responsabile della nomina. All’interno del partito stesso è in corso una controversia tra due fazioni e questo sembra essere il motivo dello stallo. La controversia non è stata risolta ed è stata affidata al pronunciamento della commissione Elettorale. Il ministero è al momento privo di ministro e non è stato affidato ad interim. Inoltre esistono problemi interni alla Commissione preposta agli abbinamenti, legati alla diminuzione del gettone di presenza, che creano malumori ed hanno come reazione la scelta di non riunirsi.

Fondati timori per lo stato attuale. La nostra amara constatazione è che dopo due anni di blocco le adozioni erano appena riprese quando si sono di nuovo bloccate a causa di una lite di partito. Ci chiediamo anche se non ci siano anche altre ragioni in quanto nel passato, anche in mancanza del Ministro, il segretario era delegato con pieni poteri alla firma dei documenti per le adozioni. Il timore è che si possa profilare una situazione come quella del 2007. Ricordiamo che la maggior pare delle famiglie hanno dato mandato sul Nepal nel 2006 o nel 2007 e sono oramai logorate da una lunga attesa che sembra non avere mai sbocchi e, in più, gli orfanotrofi sono pieni di bambini e la situazione medica in Nepal peggiora di giorno in giorno con nuove epidemie.

Cosa chiediamo: a fronte di questa situazione riteniamo che una missione della Cai sia fondamentale per favorire il prosieguo delle adozioni in Nepal, per sbloccare eventuali situazioni pendenti, per portare alla diretta conoscenza del governo la difficile situazione delle coppie italiane abbinate o in attesa di abbinamento anche in mancanza del Ministro competente. Ricordiamo che proprio nel 2007 la situazione del files pendenti fu sbloccata grazie ad una documento congiunto a firma Prodi, Sarkozy, Fillon, inviato al primo ministro nepalese di allora, Koirala, che si impegnò a risolvere la situazione. E’ ovvio che l’Italia o altri Paesi non possono entrare nelle vicende politiche di uno stato sovrano, ma crediamo che il nostro Ministero degli Esteri possa sollecitare il governo nepalese a:

1. comunicare le ragioni di questo ulteriore fermo

2. creare una linea di comunicazione più ufficiale e regolare, anche per evitare il proliferare incontrollato di voci.

3. far sì che il processo delle adozioni possa essere svincolato da momenti di instabilità politica che così spesso si verificano in Nepal, così come è sempre stato in passato.

Vorremmo infine aggiungere che, dopo tante lettere che non hanno mai ricevuto risposta, speriamo questa volta in un riscontro concreto, che mostri che le famiglie non sono state abbandonate a loro stesse e che le loro voci vengono ascoltate.

In attesa di un vostro riscontro, porgiamo i nostri più cordiali saluti

Il Coordinamento Adonepal

(adonepal.italia@gmail.com)


Nepal: partono le prime adozioni internazionali

Gennaio 2, 2009

bambina-finestraE’ partito, finalmente,  ieri il nuovo esperimento per le adozioni internazionali in Nepal. Sulla carta il processo d’adozione dovrebbe evitare le compravendite di bambini che imposero la sospensione nel 2007.
Tutto passa per il congestionato Ministero of Women, Children and Social Welfare ma le domande dovranno essere presentate nei DAO-District Administration Office (l’equivalente dei nostri Comuni) che non brillano per efficienza e trasparenza.
Sono stati ribadite le tariffe: U.S. 10,000 entro u anno dalle adozioni all’orfanotrofio di provenienza del bambino, usd 3500 come tassa governativa alla conclusione del processo d’adozione. Tutti dubitano che queste saranno le tariffe finali per i genitori. Il solo passaggio al DAO implicherà sicuramente lungaggini e mazzette.
L’assenza di una rappresentanza diplomatica italiana a Kathmandu (è attivo solo un consolato onorario) renderà le cose ancora più complicate per i genitori italiani.
La normativa, prevede, inoltre, (almeno in teoria) che i genitori adottivi non avranno la possibilità di scegliere né conoscere il bambino prima che il processo, tramite il Comitato ministeriale, non sia concluso (tempo previsto 3 mesi dalla domanda).
Tutti notano che data la fluidità delle norme in Nepal, la nuova legge subirà, sicuramente, delle modifiche nella pratica a tutto svantaggio dei bambini e dei genitori adottivi.


Adozioni in Nepal: iniziano i ritardi, lettera di ADONEPAL

Dicembre 1, 2008

progetto educativo a Thulo ParselA proposito del tuo post del 22/11 ti copio la lettera che la scorsa settimana il coordinamento ADONEPAL ha inviato alle autorità italiane allo scopo di sollecitare un’azione diplomatica perchè le adozioni internazionali riprendano DAVVERO in Nepal.
Nei 18 mesi di blocco le famiglie sono spesso state lasciate sole. Il governo italiano si è e mosso per sbloccare la situazione delle famiglie che avevano già conosciuto i figli, ma, detto tra noi, solo perchè sollecitato pesantemente e comunque al traino di governi più “attivi”.  Continuano a farci aspettare e far aspettare in bambini negli istituti, ora privati dell’aiuto finanziario che veniva dalle adozioni. Urge una missione diplomatica.
Copio qui sotto la lettera. Fino ad oggi non abbiamo avuto nessun cenno di risposta (ma questa non è una novità).
Se volessi pubblicarla sul tuo blog, potresti aiutarci a farci sentire. Grazie in ogni caso,
Renata (coordinamento Adonepal )
 
SEGUE LETTERA:
 
 
Alla cortese attenzione di:
 
On Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio
 
On. Franco Frattini, Ministro degli Esteri
 
On Carlo Amedeo Giovanardi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia
 
Dott. Daniela Bacchetta, vicepresidente  della Commissione Adozioni Internazionali
 
Dott. Roberto Marino, Capo dipartimento politiche per la famiglia
 
Dott. Vincenza Lo Monaco, Ministro plenipotenziario, Direzione italiani all’estero e politiche migratorie-Ministero Affari Esteri
 
 
Dott. Maria Teresa Vinci, Dirigente segreteria tecnica della Commissione Adozioni
 
 
OGGETTO: SOLLECITO AZIONE URGENTE PER EFFETTIVA RIPRESA ADOZIONI IN NEPAL
 
 
20 novembre 2008
 
Onorevoli rappresentanti delle Istituzioni,
 
scriviamo a nome del Coordinamento Adonepal, formato da famiglie in attesa di adottare in Nepal e sostenuto da tante famiglie che hanno già adottato.  Questo coordinamento si è creato in occasione del blocco delle adozioni avvenuto nel maggio 2007 e si è attivato, insieme  con  gli altri Paesi  europei coinvolti, per la risoluzione dei “files pendenti”; grazie all’intervento dei Primi Ministri di Francia, Italia e Spagna, le famiglie rimaste in sospeso hanno potuto ricongiungersi con i loro bambini.
 
In questi 18 mesi di blocco, il coordinamento ha sempre monitorato la situazione in Nepal ed è rimasto in contatto con gruppi di famiglie sia in Europa sia in America, che spesso sono state le uniche, preziose fonti di riferimento per seguire l’evoluzione della situazione.
 
Sappiamo che nello scorso mese di giugno la CAI ha incontrato una delegazione governativa nepalese, per discutere la riapertura delle adozioni.
 
Lo scorso settembre sono stati approvati e resi noti i nomi degli orfanotrofi autorizzati dal governo nepalese all’adozione internazionale.
 
In ottobre è stata pubblicata la lista dei 58 enti americani ed europei accreditati ad operare in Nepal.
 
Siamo a conoscenza che le recenti evoluzioni politiche del Nepal ed in particolare i cambiamenti all’interno dello staff del Ministero della Donna, del Bambino e degli Affari Sociali, hanno ulteriormente rallentato il processo di accreditamento. Tuttavia, sembra che tutto sia ora pronto: le nuove regole sono operative (infatti hanno permesso la risoluzione di alcuni casi pendenti non numerati, che sono stati processati con la nuova legge); gli accreditamenti degli enti sono in via  di completamento e sono stati anche definiti i termini economici.
 
A questo punto non ci sembra che esistano altri ostacoli ad un’effettiva ripresa. Ciononostante, anche secondo diversi enti, le autorità Nepalesi competenti non hanno ancora chiarito tempi e  termini della riapertura e molte questioni procedurali non sono ancora state risolte (per esempio come e quanti dossier potrà  depositare ogni ente, in che ordine verranno considerati dal ministero, quali saranno i tempi operativi).
 
Le famiglie del coordinamento Adonepal chiedono fermamente a tutte le autorità di  rinforzare  il canale di dialogo con il governo Nepalese affinché il processo di riapertura non venga ulteriormente procrastinato e se ne conoscano  chiaramente i termini.
 
I nostri enti si stanno adoperando al massimo, tramite i loro referenti in Nepal, per portare a conclusione il processo di riapertura delle adozioni, ma solo la Commissione Adozioni Internazionali e le Istituzioni Governative possono avere l’autorità per agevolare ed accelerare  la ripresa.
 
I bambini aspettano, le famiglie aspettano e tutti contiamo vivamente sul Vostro aiuto affinché questa attesa possa trovare una positiva conclusione.
 
Fiduciosi nel Vostro intervento, porgiamo distinti saluti.
 
Il Coordinamento Adonepal  (SEGUONO LE FIRME DI 47 COPPIE)


Nepal: adozioni internazionali fra norme e valori

Novembre 22, 2008

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Il vecchio e decrepito palazzo Rana che ospita il Ministry of Women, Children and Social Affairs è, nell’ultimo mese, sempre più frequentato da stranieri.

Si cercano chiarimenti e informazioni sulle nuove procedure per le adozioni internazionali e iniziano a crearsi le code per capire come saranno regolate le NGO e INGO (organizzazioni non governative nazionali ed internazionali) dopo l’annunciato scioglimento dell’inutile Social Welfare Council. Tragico baraccone in Lainchour dove vivacchiavano burocrati bolliti. Si svegliano dal torpore che regnava nell’ente solo per ricevere qualche prebenda dall’industria dell’assistenza privata (appunto le NGO) per valutare positivamente qualche progetto.

La ripresa delle adozioni internazionali è piovuta come un ciclone nell’antico compound all’interno del Singh Durbar, dove è ospitato il Ministero. Tante famiglie cercano di far riprendere vita alle pratiche ammonticchiate da un anno nelle stanze dei burocrati. Arrivano anche le perplessità espresse da diverse organizzazioni sulla reale applicabilità della nuova normativa; fra cui quella dell’UNICEF. The official designation of who is an orphan is still very wide,” said Joanne Doucet, the head of UNICEF’s child protection department in Nepal. Riporta oggi il Kathmandu Post. Rilanciando le critiche dello studio fatto (vedi tag adozioni internazionali) di UNICEF e Terre des Hommes (TDH). I funzionari del ministero sono ottimisti e assicurano che le nuove regole sono a prova di furfanti,

Tanto sono fissati i costi, in precedenza affidati al libero mercato: USD 5000 come quota per uno dei 38 orfanotrofi approvati e USD 3000 come tassa al governo. Un ente pubblico sarà responsabile della selezione delle famiglie e dei bambini.

Questo è quanto scritto sulla carta, conoscendo il Nepal, i personaggi che s’aggirano nel mercato delle adozioni internazionali, l’ingordigia dei funzionari pubblici, gli scarsi controlli sugli orfanotrofi, ho qualche dubbio che dalla carta si passi alla pratica.

Sarebbe triste rinnovare lo strazio di famiglie e madri nepalesi, raccontato nell’altro post, che non sono riuscite a recuperare il proprio figlio. Altrettanto triste sarebbe replicare il dato dello studio citato (UNICEF-TDH), secondo cui fra il 60% e l’80% dei 12.000 bambini nepalesi adottati nel passato aveva una famiglia che, magari sostenuta ed aiutata, poteva condividere gioie e speranze con il proprio figlio.

Chi dovrebbe cooperare e spingere gli organi governativi e le associazioni locali per assicurare il rispetto dei diritti fondamentale del bambino e della famiglia (considerando l’adozione internazionale come “ultima risorsa”) sono le 58 organizzazioni occidentali incaricate e riconosciute come tramite con le famiglie adottanti. Queste e ancor di più i potenziali genitori adottivi dovrebbero essere gli esportatori, in Nepal, di valori ed etica e di reale e non egoistico amore.

Intanto il giovane Buddha è di nuovo scomparso lasciando senza benedizioni migliaia di fedeli. Anche qualche suo ammiratore tamang a Kathmandu inizia a stancarsi delle sue apparizioni e scomparse, molti si domandano se non vi è un pò di spettacolo e se la vocazione è reale perchè non si ritira in un bel Gompa (monastero buddhista).


Adozioni internazionali, il Nepal riprova

Ottobre 29, 2008

Finito uno straziante incontro con i burocrati del DHO (District Health Office) a Dhulikel , andammo a bere un tè al bellissimo Horizon Hotel, grande terrazzo, con di fronte  l’Himalaya. Come sempre seduto a uno dei tavolini  c’era il padrone, un ricco Newari, ex-sindaco del paesotto con la sua clientela di postulanti. All’interno del locale foto con i passati sovrani e attori indiani.
Non c’era nessun altro, il turismo languiva, e fu con sorpresa che vedemmo arrivare una  coppia d’italiani, 40 enni (l’età media dei genitori adottivi italiani), un po’ sciupati (forse dalla lunga permanenza in Nepal) con cui inevitabilmente s’iniziò a parlare.
Soliti discorsi, poi esce fuori la loro storia sofferta e, purtroppo,  simile a odisee già sentite di molte coppie  (300 bambini nepalesi adottati in Italia dal 2000 al 2006) , giunte in Nepal, dopo aver superato altrettante passioni in Italia,  per  completare la propria esistenza, con un figlio. Storie, anche di necessità, quasi, ossessive e, quindi, facile preda di raggiri.
In sintesi la coppia era da circa un mese in Nepal, ospitata in alberghi costosi, sottoposte a continue richieste di soldi da parte dei trafficoni nepalesi per superare costanti e inventate difficoltà, ungere  avvocati o funzionari, giocando sul  miraggio del figlio adottivo che s’avvicinava e allontanava in continuazione. Costo di tutta l’operazione oltre euro 25.000, alla faccia delle tariffe scritte su leggi, norme e protocolli in Italia e Nepal.
Questo è quanto devono affrontare, molti genitori adottivi che, mi sembra, dovrebbero ricevere aiuto e assistenza dalle agenzie italiane con cui hanno iniziato (e pagato lautamente) il processo d’adozione internazionale.
Non voglio entrare nel merito sulle motivazione e sensibilità (penso tante quante i genitori) di chi vuole adottare un bambino. La mia opinione è che questa soluzione  (per una volta d’accordo con quanto proclamano le NU)  dovrebbe essere “l’ultima risorsa” per assicurare un futuro a un bambino orfano o abbandonato; che è il soggetto principale che s’intende proteggere con l’adozione.
In molti casi questo accade: un bambino esce dalle decrepite stanze del Bal Mandir e trova una famiglia che lo ama per tutta una vita. Altri casi, in assenza di  attivi controlli (dovere delle agenzie occidentali che mediano l’adozione), comportamenti ed etica, segnalano che, anche in questo settore, spesso l’amore e il disinteresse siano soverchiati dal denaro ed egoismo.
In Nepal, come in altri paesi, dove le leggi sono solo carta,  l’adozione internazionale è diventato un facile business per molti faccendieri (locali e internazionali) e ciò ha incontrato il desiderio  delle coppie straniere ad avere, in alcuni casi a qualsiasi costo, un figlio. Gli anelli deboli sono, in ordine, le famiglie locali, il bambino, le famiglie adottanti.

Le cose, in Nepal e in altri paesi asiatici, nel bene  e nel male funzionavano e funzionano così. Raramente un bambino viene abbandonato 
o
consegnato in un istituto. Orfani o bambini (che la famiglia non può) mantenere erano e sono affidati (a volte temporaneamente) a  parenti, amici, creditori; nessuna legge regolamenta la cd. “adozione nazionale“. Fenomeno che è aumentato a seguito della disgregazioni famigliari dovute al conflitto e alla migrazione negli ultimi anni sia nei villaggi (dove era più diffuso che a Kathmandu).
In molti casi, come nella favola di Cenerentola senza lieto fine, l’adottato finisce a fare il servo nella nuova famiglia, in altri (più rari) riceve un istruzione e qualche speranza per il futuro. A volte è ripreso dalla famiglia originaria, quando le finanze lo permettono. Nel peggiore dei casi (fortunatamente rari in Nepal ma più frequenti in Cambogia), il bambino viene ceduto che per  20.000 rupie (o 200 dollari in Cambogia) , con la promessa di un lavoro, a qualche trafficante di esseri umani che lo rivende in India, Vietnam, Thailandia in qualche bordello o in qualche fabbrica o cantiere (addirittura circo).
In queste condizioni non sorprende che, per qualche famiglia, l’adozione internazionale sia stata una soluzione  per assicurare un futuro più sicuro al proprio figlio e, per le peggiori, anche un redditizio affare.
In assenza di leggi o di controlli, inoltre, le adozioni internazionali sono state un facile e redditizio business ( in Nepal 1376 adozioni dal 2000 al 2006) per molti maneggioni e funzionari statali. Solo nel 2006 in Nepal il business è stato di oltre USD 2 milioni.
Il flusso di denaro, e il disinteresse etico delle organizzazioni occidentali che vendono adozioni,  ha prodotto  abusi e  compravendite di bambini, che hanno raggiunto un tale livello da obbligare i governi di  Cambogia e Nepal a bloccarle.
Qualche storia triste è stata raccontata in Italia dal giornalista   Alessandro Gilioli (nel libro Premiata Macelleria delle Indie), riprendendo alcune  inchieste fatte dai giornali nepalesi.
Nell’articolo On Sale, uno degli ultimi articoli sull’argomento il Nepali Times  racconta: For the past four years, 35-year-old Nirmala Thapa has been fighting to get her three children back from Spain after they were adopted illegally through a Nepalese children’s home.
A local children’s home offered to shelter and educate her three youngest children and she was asked to sign a document. But Thapa could not read the papers, a legal document giving up her children for adoption. After several months, she learned her children had been sent abroad. Despite her appeal for
their return, the children’s home threatened her with arrest and legal action (Nepali Times del 9 marzo 2007)

Madhav Pradhan, direttore del CWIN (una delle più grosse NGO locali che si occupano d’infanzia) ha dichiarato “Our concern is that children are often falsely claimed as orphans and sold for adoption to foreign clients who are unaware of the malpractices of their local agents.  In the past year it has rescued more than 15 children from impoverished villages in western Nepal, whose parents were persuaded to send them to homes on the pretext of a sponsored education.
Nell’agosto 2008, l’UNICEF e la INGO TDH ha redatto un rapporto in cui si dice che The intercountry adoption business in Nepal has created a culture of child abuse including the abduction, trafficking and sale of children.
Only four out of every 100 children adopted in Nepal are adopted by a Nepali family and many children put up for adoption are not orphaned but are separated from their families
.
http://www.childtrafficking.com/Docs/adopting_rights_child_unicef29_08.pdf
Come detto, la situazione è simile in Cambogia tanto che il Dipartimento di Stato On December 21, 2001, the then-Immigration and Naturalization Service (INS) announced an immediate suspension of the processing of adoption petitions for Cambodia. This decision was based on numerous concerns related to the fraud environment in Cambodia as well as the lack of a sufficient local legal framework and other safeguards to protect the children’s best interests.
In Cambogia esplose, fra l’altro, il caso dell’americana Lauryn Galindo, capessa di un organizzazione specializzata nella falsificazione di documenti dei bambini comprati dalle famiglie locali. Il Governo cambogiano bloccò le adozioni internazionali nel 2002.
Comunque, anche in Italia, non si scherza tant’è che alcune banche pensavano di erogare mutui per finanziare le adozioni visto il caro-prezzi praticato dalle agenzie\associazioni. Sono circa 14.000 i bambini adottati annualmente da famiglie italiane di cui il 60% dai nuovi mercati dell’est europeo.
Il Nepal, in questi giorni, ha deciso di riprovarci togliendo, fra l’altro, da una situazione penosa circa 400 famiglie a cui è stato bloccato  il processo d’adozione dal maggio 2007.
Le nuove regole, sulla carta, prevedono una lunga serie di controlli supervisionati da due Comitati sotto la direzione del Ministry of Women, Children and Social Welfare. Per adesso sono state riconosciute idonee 58 agenzie\associazioni sulle 66 che hanno richiesto il permesso di operare in questo settore (chissà cosa hanno combinato le 8 escluse).
Teoricamente le adozioni si potranno fare solo fra i bambini ospitati nei 37 orfanotrofi registrati.
Nei 12 gestiti direttamente dalla Nepal Children Organization (NCO), che è fra i controllori del nuovo sistema, sono ospitati circa 400 bambini (di tutte le età, compresi anche quelli che non saranno mai adottati perché troppo grandi); mentre si prevede che  le richieste saranno per circa 500 bambini all’anno. C’è da chiedersi se e come verrà colmata  la differenza fra domanda e offerta.


Buon Diwali o Tihar

Ottobre 27, 2008

In Nepal sono iniziate le feste del Tihar che raggiungeranno il culmine fra tre giorni quando s’accenderanno file di lampade e lumini (questo traduce Tihar o Diwali) nelle case e nei templi di tutto il subcontinente per propiziare la Dea Lakshmi
La consorte di Vishnu è eterea come la fortuna e il benessere che rappresenta, a volte dipinta seduta su un fiore di loto, le scorre fra le mani un fiume di monete.
In tutte le case si preparano vassoi con dolci, noci di cocco, monete, fiori, riso e polvere rossa di sirdur, tutti segni di prosperità che vengono posti sotto i ritratti della graziosa divinità. La crisi ha fatto diminuire gli acquisti per i tradizionali regali, che, nel tempo, sono passati dagli economici dolciumi a più tecnologici I Pod.
Sembra che anche i nuovi ricchi, scettici, occidentalizzati nepalesi e indiani intensificheranno le preghiere a Lakshmi per contrastare la crisi importata da Occidente.
In India la Borsa ha perso nell’ultimo giorno di contrattazioni l’11%, sono previsti 150.000 esuberi solo fra le compagnie aeree, la crescita del PIL dovrebbe fermarsi al 7% (rispetto al 10% previsto). Non poco, a dire la verità, rispetto alla stagnazione occidentale; l’India vedrà calare le esportazioni ma resiste la domanda del mercato interno su cui hanno, da sempre, puntato.
Il rallentamento del Grande Fratello avrà ricadute sulla straziante economia nepalese e preoccupa ancor di più la probabile diminuzione degli aiuti internazionali (per la crisi dei donatori) e delle rimesse degli emigranti.
Forse la crisi farà riscoprire anche l’antica tradizione Newari (l’originale etnia i Kathmandu) in cui il Tihar segnava la fine del ciclo dei raccolti, dell’anno Samvat e il momento di fare i conti e restituire i debiti.
Le leggende raccontano di Re che riottennero il regno grazie alla Dea e di principi scampati alla morte per aver acceso lampade in suo onore, di eterne lotte fra il bene e il male. Per questo la luce è la caratteristica di questa festa e Kathmandu, come le città dell’India, sono illuminate, oggi con lampade elettriche, un tempo con lumini di burro.
In questi giorni malla (collane) e rosse tika ornano le mucche, l’animale di Lakshmi, che con latte, burro e sterco dona prosperità nelle civiltà contadine.
Malla, tika e offerte sono fatte anche al Signore del Tempo Yama, al suo messaggero il corvo e ai cani che sorvegliano, nella mitologia, le porte dei cicli della vita e della morte; il passaggio del tempo riporta all’antico capodanno dei Newari e di altre comunità indiane.
E’ una bella festa ancora sentita, vissuta e diffusa che raccoglie le famiglie, risveglia i templi e illumina la città. Un tempo il surplus di guadagni era giocato fra le strade e le piazze ai dadi o ad altri giochi d’azzardo. Oggi non più permessi dalle autorità e dalla penuria di denaro.

Oggi il Nepal riapre alle adozioni internazionali dopo lo scandalo che le bloccò nel maggio 2007, argomento per un prossimo post.