Nepal: continua a piovere e la gente muore

Ottobre 9, 2009

angkorIn effetti qualcosa nel clima sta cambiando e provocando disastri. Nessuno sa se è un fenomeno temporaneo o duraturo ma il monsone fa le bizze. E, quando le fa, le conseguenze sono pesanti per la gente che è costretta a dipendere dalla sua erraticità. E sono, qualche miliardo di persone di tutti i paesi dell’Asia.

Le feste celebrate o da fare per propiziarlo e, adesso, per ringraziarlo alla sua fine,  come il Water Festival in Cambogia o il Dashain in Nepal sono state fatte, ma il monsone, quest’anno, ha fatto lo strano.

Siem Reap (e i magnifici templi di Angkor) è stata allagata dopo una settimana di piogge in Cambogia e anche in Nepal si contano danni e vittime.

Qui il monsone dovrebbe essere finito ma le piogge continuano nelle regioni occidentali. Per i turisti è un disastro poiché l’area dell’Annapurna (Manang, Gandaki, Dhaulagiri) sono sottoposti a piogge torrenziali, con frane e straripamento di fiumi. L’aeroporto di Pokhara è stato chiuso dopo 20 cm. di pioggia in una botta sola. Ma il peggio è accaduto più a occidente (distretti di Dadeldhura, Doti, Baitadi e Kailali) dove, oltre ai danni, ci sono state un cinquantina di vittima e migliaia di rifugiati. Quest’anno il monsone è arrivato in ritardo (creando problemi all’agricoltura) e le piogge attuali, inutile per i raccolti, hanno rimesso in evidenza la fragilità dell’ecosistema himalayano e i danni causati dall’uomo e dalla povertà.

Nessun intervento decisivo per bloccare la deforestazione e sostituire il legno con altri materiali utili per le costruzioni, la cottura dei cibi, l’alimentazione degli animali, la cremazione dei cadaveri. Niente per rimpiazzare gli alberi tagliati.

Nessun intervento per bloccare la migrazione che ha lasciato incolte e senza cura colline e montagne con interventi su reddito dei contadini dei villaggi, servizi sociali, scolastici e sanitari che rendessero redditi, speranze e qualità della vita superiori nei villaggi che nelle baracche di Doha.

Nessuno intervento strutturale per il controllo delle acque per evitare disastri ecologici e umani (frane straripamenti dei fiumi) e assicurare irrigazione ai campi tutto l’anno.

Nessun intervento (se non chiacchiere e reports finti) per mappare le zone più colpite da frane e straripamenti (che sono poi sempre le stesse) e mettere in pratica la tanto citata (dalle organizzazioni internazionali) disaster preparedness .

Nessun piano per agire nelle emergenze per salvare le vite, assicurare cibo e acqua potabile. Eppure anche qui sono sprecati convegni, incontri, stanziamenti di fondi.

Niente di nuovo, mi direte dall’Italia, guarda cosa succede qui.


L’Emirato dei Talebani e radio Mullah

Aprile 5, 2009

swat“Vi giungemmo in tre ore e mezzo d’automobile, su un ottima strada che scavalca il passo di Macaland e poi precipita in una Valle spaziosa”,  racconta l’inizio delle sue spedizioni (dal 1956 al 1965) , Giuseppe Tucci, il più bravo orientalista italiano, che  scavò fra quelle valli e montagne trovando i resti di antichi regni buddhisti, estesi, all’inizio della nostra era, dall’Afganistan all’India.
Egli ritenne d’aver trovato la patria di Padmasambava, il mistico, magico yogi, che portò il buddhismo in Tibet ed è, ancoroggi, fra le figure più venerate e rappresentate.
Nello Swat s’incontrarono decine di popoli, idee e forme artistiche. Dall’Occidente la cultura ellenica portata dal conquistatore Alessandro, dall’oriente quella indiana, dal nord quella delle tribù Kushana. Allora la regione ancora conservava stupa, statue, opere d’arte a testimonianza di quel passaggio di fedi e popoli.
Il nome deriva dal fiume, “su cui converge tutta la regione“. Tucci si trovò bene, durante le sue numerose spedizioni, fra quei contadini e allevatori Pasthun, un po’ musulmani, tranquilli, pacifici, fuori dal mondo. (Giuseppe Tucci, La Via dello Swat)
Oggi l’amico Kamran mi scrive da Peshawar, e mi racconta che ormai la regione è un Emirato dei Talebani. Come del resto altre aree della Northwest Frontier Province (NWFP), Dir e Gilgit, Chitral alle pendici dell’Hindukush. Da questi antichi regni, partono i pazzi che stanno facendo del Pakistan un altro failed state, con attentati quotidiani. Gli USA, ogni tanto, bombardano qualche villaggio
Anche dopo i tempi di Tucci, lo Swat era una delle regioni più prospere del Pakistan grazie ai buoni raccolti di riso, frumento, frutta: al turismo e alle rimesse dei migranti. I passati Khan (prima dell’annessione al Pakistan nel 1969) avevano sviluppato un sistema educativo efficiente e diffuso.
Oggi, centinaia di persone sono state uccise, migliaia costrette a migrare, 191 scuole distrutte (di cui 122 anche per bambine), 62.000 studenti senza educazione. Gli scontri fra esercito, Talebani e fra i diversi gruppi Talebani hanno distrutto l’economia, l’agricoltura e fatto prosperare il mercato nero delle armi e dell’oppio.
Anche qui si pagano errori passati, la corruzione centralista del governo di Islamabad, lo sfruttamento a fini politici nazionali ed internazionali della regione. Tutto questo iniziò a generare agli inizi degli anni ‘90 un movimento di protesta d’ispirazione islamica poi assorbito dai nascenti Talebani e dai diversi servizi segreti.
I Talebani, in massima parte d’origine Pasthun, furono il braccio armato di chi aveva interesse a tenere lontano dall’Afghanistan l’India e l’Iran che appoggiavano altri gruppi di Mujahideen afghani.
Dagli anni ‘90, dallo Swat passarono milioni di armi, nacquero mafie, si moltiplicarono madrase Wahhabi. Il tiepido sufismo praticato nel passato (come del resto in Kashmir) fu soppiantato dall’ Islam più integralista. Molti Pasthun furono arabizzati e l’arabo (il linguaggio del paradiso) insegnato ai bambini.
Eppure, racconta Kamran, i Talebani (per di più divisi in gruppi più o meno oltranzisti) sono solo qualche migliaio di uomini ed è sorprendente come possano tener testa all’esercito pakistano, il settimo del mondo e finanziato dagli USA:
La gente dello Swat è stanca della guerra, degli attacchi indiscriminati dell’esercito ai villaggi, delle minacce e del clima di terrore instaurato dai gruppi Talebani, ma è impotente può solo scappare a Peshawar dove ha poco futuro.
Negli ultimi mesi i Talebani hanno attaccato ogni simbolo del governo incluse scuole ed ospedali per affermare la loro sovranità sulla regione.
A metà febbraio, questa situazione di fatto è stata riconosciuta dal governo Pakistano con un accordo di pace (con alcuni gruppi Talebani) e con l’introduzione della Sharia (Nizam-e-Adl Regulation) nello Swat.
Dai microfoni di Radio Mullah (FM 92 Mhz), i barbuti predicatori hanno goduto anche se hanno continuato ad insultare il presidente pakistano Asif Ali Zardari (chiamato gaddari, traditore), il Primo Ministro Yousuf Raza Gillani (gran somaro) e minacciando poliziotti e funzionari elencando nomi e indirizzi.
La gente dello Swat ascolta le trasmissioni per sapere le intenzione di questi pazzi; sapere se le donne potranno andare la mercato, i bambini a scuola, dove si concentreranno scontri e minacce.
Qualche versetto del corano e le Good News, i disastri che hanno colpito gli infedeli. Il povero Tucci, già pessimista sulle capacità dell’uomo di governarsi e sulla buona fede dei politici, avrebbe trovato in questi avvenimenti, un’ulteriore conferma delle sue teorie.


Sant’Obama, visto da Oriente

Gennaio 21, 2009

mission-accomplished Peggio del giovane Bush non si potrà fare, scrive l’editoriale del Post di Bangkok, per cui Obama dovrebbe avere la strada spianata. He literally messed up the United States and the world. Nell’ultima conferenza stampa, his body language told the whole story of his troubled presidency. Bush tried to be at ease with the journalists but he could not hide the fact that he is a failed president.
L’articolo continua raccontando la  pubblicità su “Mission Accomplished” a inizio occupazione dell ‘Iraq, per poi vedere i soldati americani morti crescere. After five years, the US is now contemplating an exit strategy. Abu Ghraib e Guantanamo Bay portrayed the US in the most evil and negative way. Nobody ever imagined that such practices could happen under a US administration.
Bush figlio per le sue fissazioni religiose e i legami con i potenti gruppi industriali-militari ha scelto la forza per imporre, come durante le Crociate, il suo credo. Forza non utilizzata per controllare le potenti lobbies finanziarie americane.
The impact of the Iraq War on the US economy is very clear to see. Billions of dollars are being spent each month on continuing the war, and the US economy – as big and as viable as it is – just cannot sustain it. Now the US is in recession and the future will be tough.
Il cupo crociato Bush ha stancato l’elettorato, Obama è la speranza e l’ottimismo he will work to restore the US to its rightful place in the world.
I giornali dell’Asia riflettono le speranze degli americani (e di gran parte del mondo) perché si chiuda il triste “scontro fra civiltà” e la paranoia del guerriero solitario del bollito Bush. Il nuovo Presidente vorrebbe (se le lobby militari ed economiche non glielo impediranno) rifare il contratto sociale con i suoi cittadini e con il resto del mondo centrato sul dialogo e la partecipazione più che sul conflitto e la paura. L’Asia si trova, dopo otto anni d’amministrazione Bush, con troppe fratture aperte (Afghanistan, Pakistan, Burma, repubbliche centro-asiatiche, Iran) che hanno ricadute sulla situazione interna dei singoli paesi. Gli editoriali confermano che, malgrado tutti i mutamenti planetari, se gli USA da soli non possono risolvere i problemi aperti, senza gli USA essi divengono irrisolvinili.
Obama parte con l’appoggio del 73% dell’opinione pubblica americana, among the highest in recent times promises to be someone for everyone. The irony is that the “stratospheric expectations” are only matched by the scale and magnitude of problems he will inherit, scrive il giornale pakistano The Nation.
Sarà l’economia a dettare l’agenda del nuovo Presidente, la perdita di fiducia nel sistema economico e i 2,6 milioni di posti di lavoro scomparsi.
Le crisi internazionali resteranno in secondo piano, scrive The Nation, solo l’Iran sarà centrale preferably without Ahmadinejad (who faces polls this year), to stabilize Iraq, call off Hamas and help with Afghanistan. What Obama does to turn the Iran relationship around will affect Middle East and Arab world, and also the real epicentre of global jihad. Il Pakistan, continua il giornale, deve essere riassicurato to bring it back from the jihadi edge.
L’attuale isolamento internazionale, il consolidarsi delle relazioni nate con l’amministrazione Bush fra USA e India, il disfarsi dello stato nelle regioni nord-occidentali sotto il controllo dei Talebani (che continuano a distruggere scuole per impedire l’istruzione alle bambine) , i continui attentati diretti ad indebolire il governo e mantenere destabilizzato il paese, rischiano di far saltare lo storico alleato, perdipiù dotato di armamenti nucleari.
L’appello del governo Pakistano di questi giorni ha del drammatico” the international community has to persuade India for the resumption of Indo-Pak peace process stalled in the aftermath of Mumbai attacks“, Obama deve ascoltarlo conclude il giornale.
Il pakistano Financial Daily (moderato) inserisce nella Historical Inauguration, le preoccupazioni del mondo musulmano per la Palestina, la cui gestione sembra affidata totalmente ad Israele e  richiamando la tragedia di Gaza e thousands of innocent people killed in Iraq, Afghanistan and Pakistan’s tribal areas without bringing down the level of militancy, durante la violenta ma fallimentare  “guerra al terrorismo“.
Ma, continua il Financial, Le prime difficoltà di Obama si sono viste proprio su queste questioni con his silence on the Israeli offensive in Gaza has led to some rare criticism in foreign media. Solo il 3% dell’opinione pubblica americana, schiacciata dalla crisi economica, considera la questione Iraq (e, dunque ancora meno le altre questioni di politica estera), prioritarie per la nuova amministrazione.
Del resto ciò sembra confermare un pensiero, assente nelle molte analisi sulla  tragedia di Gaza (e la decennale questione palestinese) cioè che, forse, i potenti del mondo (USA in testa) se ne impippano della vicenda, lasciando ad Israele la sua gestione.Lo stesso accade, con l’aggiunta di altri gestori (UN, UE, OUA), per il Kashmir, la Somalia, il Congo, il Darfur (fra poco il Kenia) e gli altri buchi neri umanitari e sociali, in cui, da decenni, si rovinano e distruggono vite. L’interesse per i problemi umanitari cresce quando, come titolano i giornali italiani l’ENI fiduciosa sull’assegnazione del contratto di esplorazione e produzione di petrolio nel campo iracheno di Nassiriya.
Il mondo spera che Obama cambi direzione; egli, scrive il Kathmandu Post, ha più responsabilità dei suoi predecessori perché there is an entire bevy of foreigners in the “Yes, we can” and “Change” bandwagons. Loro sperano, con grande ottimismo che la sua leadership risolva le numerose crisi che piagano il globo. But people’s patience is only ephemeral. If “His Popularness” does not expeditiously deliver on those expectations, it won’t be long before he is tagged with a new title, “Oh, Bummer (che noia). Si torna a parlare di soft power cioè del rilancio di quell’insieme di valori e ideali positivi che contribuiscono a ricreare un ruolo di leadership agli americani.
Morning, Mr President, titola l’editoriale del Times of India e racconta di un paese amareggiato, impaurito e diviso dopo otto anni d’amministrazione Bush che saluta Obama con sollievo e speranza. Il mondo che ha visto l’America with growing alarm during these years spera che, con la nuova amministrazione, prenda campo responsabilità, consenso e cooperazione per superare le divisioni lasciate. L’editoriale tira per la manica il nuovo Presidente, sottolineando che for the sake of the world’s security, Obama must press Islamabad to clamp down on these groups and close down their bases, something that the Bush administration failed to do for most of its run.
Su Myanmar FM radio station, nel suo oroscopo giornaliero l’oracolo San-Zarni Bo ricorda che Obama è del segno el Leone e il suo destino è quello di un st-obama-of-assisiimperatore. Sarà sicuramente rieletto anche se ci saranno certain assassination attempts nel 2009. 2010 e 2013. Riguardo alla Birmania e alle sanzioni imposte dagli USA, l’oracolo ha ricordato che people born on the fourth day of the month stand on the side of the weak people.
Molti cambogiani avevano festeggiato a Phnom Penh l’elezione di Obama proiettando, scrive il Post, their hopes of political change on Obama, some Cambodians hope the US will help push Cambodia’s government in a more accountable direction. Ma aggiunge, realisticamente che i crescenti investimenti cinesi e il ruolo dominante di Pechino in Cambogia may also discourage Washington from taking a harder line on human rights.
Sarà mezzanotte, in quasi tutta l’Asia quando The dream comes true, come titola, l’Himalayan Times e Sant Obama verrà incoronato.
Si può contare, continua il giornale nepalese, che il nuovo presidente comprenda che non è possibile fare il poliziotto del mondo e  di imporre i propri valori. Obama fa parte di una nuova generazione di leaders e potrà essere un esempio per altri giovani. The fact that he is an African-American will weigh heavily against him. Nonetheless, the November election has ushered in a revolutionary change in the U.S. that could do it and the rest of the world a world of good. This is also a breaking down of barriers – of race, origin, wealth, connections, and length of time one needs to be in politics to assume the leadership role. Of the last one, countries like Nepal need to take notice!


La tragedia di Gaza, vista da Oriente

Gennaio 6, 2009

manifestazione a Mumbai, Times of India

E’ abbastanza distante la tragedia di Gaza in India, dove l’attenzione dei giornali è più concentrata sulla scambio di accuse e contraccuse con il Pakistan e sull’offensiva dei militari contro le Tigri  dello Sri Lanka. L’autorevole Times of India riporta le notizie, senza commenti, ma ricorda le proteste dei musulmani di Mumbai contro il massacro di civili e bambini (nella foto).
Direttamente dalla Striscia scrive il corrispondente di The Hindu, my Gazan neighbours are thinking first and foremost about their personal survival: how do I get food; how can I cross the street; how can I check on close family members a few hundred metres away; how can I get some cash to buy basic provisions; will I wake up to find a soldier at my doorstep; will I ever be able to live a normal life? In terms of politics, they are not thinking about internal disputes between Fatah and Hamas – they have put any party allegiances to one side. They are only thinking about the inhumanity inflicted on us by Israel.
L’impressione è che i principali giornali indiani siano fortemente condizionati dalla “lotta al terrorimo” in cui Hamas, Talebani e i vari gruppi pakistani sono visti come un unicum. L’attenzione è posta sulle tragiche conseguenze umanitarie del conflitto in corso, mantenendo una posizione neutrale fra le parti.
Ancora più distante appare Gaza nelle notizie dal Nepal e dalla Cambogia, in cui i giornali riportano solo notizie d’agenzie, senza commenti. Asian nations expressed alarm, too, with Pakistan and China calling for an immediate end to the assault and Muslims in Indonesia urging war against the Jewish state scrive il Phnom Penh Post.
La Thailandia, distratta dalla crisi interna, si preoccupa per le migliaia di emigrati thailandesi che vivono in Israele. Fra l’altro, le provincie del sud (Narathiwat, Pattani and Yala, a maggioranza musulmano) chiedono da anni l’indipendenza e, dal 2004, i gruppi armati hanno intensificato la guerriglia che ha causato oltre 3000 vittime. Queste regioni facevano parte del Sultanato di Pattani, annesso 200 anni orsono.
Anche in Bangladesh,  le ultime elezioni e le speranze che stanno generando dominano i giornali e l’attenzione dell’opinione pubblica. Ma i musulmani moderati del Bangladesh vedono con preoccupazione il radicalizzarsi dello scontro. In un intelligente corsivo il Bangladesh Today inizia ad analizzare gli sconfitti di questa guerra: This war may prove counter-productive for Israel and the West. The European Union, with its record of economic help to Palestine, was wrong to cut off funds to the civil side of the elected Hamas government. The EU is losing credibility with Arab and Muslim opinion. Moderates and modernizers throughout the Arab and Muslim world are also losers. The movement for Muslim modernization cannot be militarized as in Iraq or Afghanistan and fought by the West or Israel. We all have to learn how to deal with political Islam and fundamentalism, without declaring war on half the world.
Sono i giornali pakistani i più duri e schierati. Qui si può cogliere quale è l’impatto, del mondo musulmano, della tragedia di Gaza. E, i principali giornali rappresentano, in genere, la parte più moderata dell’opinione pubblica.
The ongoing Israeli aggression in Gaza is a grave threat to world peace and the international community must ensure a quick end to the assault, Information Minister Sherry Rehman said on Monday. “The world must act quickly and justly to stop the ongoing Israeli aggression in Gaza, which is violating the UN Charter,”
Tensioni, divisioni crescenti, assurda guerra di civiltà, questo emerge dal pesimistico ma realistico corsivo del Pakistan Daily, The year 2009 too seems not to have a good message for the Muslims if one sees Jewish State indiscriminate genocide in Palestine. More than 400 innocent Palestinians have been martyred. One can easily understand the so-called US/Europe free media unilateral reporting and propaganda campaign. Jewish aggression has caused an outraged amongst the Arabs in particular. In post-9/11 era, the terrorism phenomenon has become an anathema to the Muslims as the curse is being tied with the Muslims and their democratic and more peaceful religion.

Ampio reportage e forte commento del The Dawn pakistano, Clearly, the loss of hundreds of lives in Gaza has not been cause for universal dismay and action. As in 2006, so now, the UN is giving the Israeli terror machine time to kill as many civilians as possible.
In questi Paesi, però, poca gente nelle strade contrariamente che a Jakarta e a Kabul dove vi sono state manifestazioni di massa.


Oggi le elezioni in Bangladesh: le due Beghun

Dicembre 29, 2008

khaleda_hasina_afpDue donne, dalle storie parallele, sono le avversarie nelle elezioni in Bangladesh, dopo 2 anni di governo tecnico\militare. Oggi le elezioni in un paese simbolo della fragilità dell’Asia; ieri quelle in Kashmir, concluse in modo straordinariamente pacifico, rispetto ai massacri del 2002.
Entrambe appartengono a una dinastia di governanti (padri, mariti, fratelli) padroni del paese dall’indipendenza dal Pakistan nel 1971. Entrambe le Beghun (le Signore) sono state imprigionate, esiliate e accusate (insieme ai famigliari) di immense corruzioni e frodi elettorali. Entrambe hanno avuto padri e mariti uccisi durante i diversi colpi militari che hanno contraddistinto la politica pakistana nell’ultimo ventennio.
Khaleda Zia è la leader del BNP (Bangladesh National Party) alleato con il partito islamico Jamaat-e-Islami che vinse le ultime elezioni nel 2001, is assuring to give people everything but when they are in power, their motto become as kill people, sell the country, take bribe and siphon off the looted money to foreign countries, accusano i rivali e aggiungono che un suo governo favorirebbe i gruppi estremistici islamici.
Sheikh Hasina, la rivale, ha visto il padre (primo ministro dopo l’indipendenza), la madre e tre fratelli uccisi nel colpo di stato del 1975, governò il paese dal 1996 al 2001 e oggi si presenta come leader del partito laico Awami (Popolo) League.
Vincerà le elezioni, mi scrive il Professor Muzaherul Huq da Dhaka, con cui cercai di collaborare per i progetti sanitari che portavamo avanti in Nepal quando lavorava con l’OMS. Girava con una vecchissima mercedes verde dell’organizzazione (era uno dei molti consulenti maldigeriti dei paesi poveri), e mi assicurò che l’OMS (come il resto delle NU) non voleva sprecare soldi in progetti utili per la gente, doveva pensare alle sue clientele. Dunque ottenni solo un po’ di materiale per i trainings, in cui sono espertissimi. Ora è a Dhaka per votare, la città del milione di risciò e dei grattacieli, spesso affondati nell’acqua del monsone.
ashinaPer fortuna tutto sta andando bene, continua il professore, non ci sono disordini e anche durante l’immenso raduno dell’Hasina al Paltan Maidan di Dhaka c’era stato solo grande entusiasmo.
Mi racconta poi le curiosità di queste elezioni. I candidati hanno dovuto stilare un wealth statement, indicando le ricchezze possedute, compresi braccialetti e altri ornamenti d’oro delle mogli. La gente è corsa a leggere i giornali per vedere cosa possedevano, in genere hanno dichiarato molto meno della realtà. Fra i candidati ce ne sono un centinaio che hanno processi per omicidio e 48 accusati di corruzione. L’80% si è dichiarato businessman.
La cosa che più lo infastidisce è l’uso che la Zia sta facendo della religione islamica, usata come strumento elettorale, fatto che può produrre problemi nel futurohersani.
Anche l’alleanza dell’Hasina con il Jatiya Party dell’ex presidente Hussein Muhammad Ershad, (ex generale, arrestato per corruzione, autore di un colpo di stato nel 1982 e della seguente dittatura militare ) non lo convince , tanto più che le due Beghun furono fra le protagoniste della rivolta popolare che nel 1990 riuscì a togliergli il potere. Sicuramente, questa alleanza, permetterà all’Awami (Popolo)League di vincere le elezioni. Fra l’altro moglie, fratello e genero del Generale sono candidati e maggiori dirigenti del partito.
Insomma, elezioni un po’ particolari, che non sembrerebbero smuovere il paese da un sistema politico fra i più corrotti ed inefficienti.
daccaMalgrado ciò l’economia ha marciato con tassi di crescita significativi (+7% medio negli ultimi anni) grazie all’apertura dei mercati USA al tessile e all’outsourcing indiano nei servizi, in aggiunta al gas naturale e alle miniere di carbone. La crescita è però destinata a fermarsi nel 2009 (5.7% secondo la WB) e con un inflazione superiore al 10%, il numero di persone sotto la linea di povertà (40% della popolazione) è destinato ad aumentare.
Il Bangladesh permane fra gli stati più poveri e corrotti del mondo secondo le classifiche delle organizzazioni internazionale e 12° nella lista degli stati a rischio di fallimento.
Il Professor Huq non è convinto che, visti i personaggi, il Bangladesh possa muoversi, nella crisi, con efficienza.


il Grande Gioco: India, Pakistan e gli altri

Dicembre 28, 2008

talebanoContinua la guerra di parole, accompagnata da movimenti di truppe per renderle più credibili, fra India e Pakistan. La storia, mi scrivono gli amici indiani, ricorda quella del 2002, quando a seguito di una serie di attentati in Kashmir e per finire al Parlamento di Delhi (14 persone uccise), le truppe indiane si schierarono ai confini. Le parole sono le stesse di questi giorni e l’impegno del governo Pakistano (allora del dittatore Musharaff) fu di limitare le azioni dell’esercito, dell’ISI (servizi segreti) e dei gruppi armati da loro sostenuti in Kashmir; oggi di limitare le attività dei gruppi combattenti che controllano le zone di confine con l’Afghanistan e assicurano logistica ai terroristi. In questo conflitto di accuse e contraccuse il gruppo pro-Talebano, ‘Ansar Wa Mohajir’, si è preso la responsabilità dell’autobomba di Lahore, per la quale i pakistani avevano arrestato alcuni indiani.
Per chi vuole entrare nel Grande Gioco che determina guerre, attentati, politiche nella regione deve leggersi l’opera monumentale del giornalista e studioso (sul campo) pakistano Ahmed Rashid, uscita in Italia con il titolo Caos Asia, il fallimento occidentale nella polveriera del mondo.
Il libro racconta i buchi neri in Asia (che s’aggiungono alla Palestina, Iraq, Cecenia) che la guerra al terrorismo dell’amministrazione Bush ha contribuito a creare o rafforzare: il Pakistan e le provincie del nord-ovest, Waziristhan (Aree Tribali ad amministrazione federale -FATA) e Belucistan da dove è ripartita l’offensiva dei Talebani e di Al Queda in Afghanistan e Iraq; i paesi dell’Asia Centrale (Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan) dove i dittatori, a volte sanguinari, sono stati sostenuti , a turno, da USA, Europa o Cina e Russia spingendo, come reazione, l’opposizione verso il fondamentalismo. Infine le manovre di Iran e India in appoggio a Signori della Guerra afghani a loro favorevoli che hanno indebolito il processo di pace.
Tutto parte, scrive Ahmed Rashid, dal ritiro sovietico dall’Afghanistan (e la fine della guerra fredda) che fu seguito da quello americano (Bush padre) che lasciò al Pakistan e ai Signori della Guerra la gestione dell’Afghanistan liberato, con conseguenze enormi, un decennio dopo, che permisero la presa del potere da parte dei Talebani, e le base per Al Queda. Una tragedia che fu non solo politica ma,anche, umanitaria con 4 milioni di rifugiati, carestie, uccisioni afganindiscriminate, isolamento dal mondo dell’Afghanistan.
Dopo l’11 settembre, poco cambiò. Gli USA s’appoggiarono ancora di più al Pakistan del generale Musharaff con finanziamenti miliardari da utilizzare nella lotta al terrorismo che l’astuto dittatore utilizzò per rinforzare l’esercito, l’ISI (attività nel Kashmir) e il programma nucleare in chiave anti-indiana. Su quest’ultimo versante è emblematica la storia del padre dell’atomica pakistana, lo scienziato Khan beccato a vendere tecnologia nucleare a Corea del Nord, Libia, Iran e si pensava anche ai Talebani.
Musharaff si barcamena: vuole utilizzare i Talebani per controllare l’Afghanistan, Al Queda che occupa vaste aree del Pakistan per esercitare pressioni sugli USA e addestrare i guerriglieri del Kashmir. I suoi generali e gran parte dei servizi segreti sono, poi, legati ai traffici (armi, oppio, terrorismo) che si svolgono liberamente nelle aree di confine e in Afghanistan.
Il Generale spera anche che l’appoggio americano gli dia mano libera sul Kashmir (la sua carriera iniziò con l’attacco di Kargil nel 1999) e, come in realtà avviene, sul programma nucleare.
Come accadde per il suo predecessore, il longevo dittatore Zia, l’amministrazione Bush chiude gli occhi su questi intrecci e come ammetterà la Rice nel 2004la nostra politica verso Al Queda non stava funzionando… perché non funzionava quella verso il Pakistan“.
La politica USA (e della Gran Bretagna) è stata inefficace, scrive il giornalista pakistano. La CIA e M16 hanno finanziato a pioggia per anni i Signori della Guerra afghani, senza una strategia (come appoggiare l’Alleanza dl Nord e il leader Masud, assassinato prima dell’11 settembre) favorendo così corruzione e centri di potere in perenne conflitto. Le valigie diplomatiche piene di dollari hanno solo permesso ai Signori della Guerra , dal 2007, di comprare ville a Kabul, di diventare i fornitori privilegiati delle basi alleate e di dedicarsi al commercio dell’oppio. Le loro milizie sono rimaste fuori da ogni controllo, odiate dalla popolazione, e un ostacolo nella creazione di solide strutture statali (lo stesso è avvenuto in Iraq). CIA e M16 speravano che nell’assenza di un potere forte, le forze speciali americane (e le forze speciali afghane da loro gestite) avessero così più libertà di manovra per cercare di catturare i miliziani di Al Queda, una strategia che non ha funzionato.
A ciò si sono aggiunti diversi errori militari quali il non schierare le truppe USA quando l’alleanza del Nord stava vincendo nel 2001, a Kunduz, e a Tora Bora, quando i capi Talebani, corrompendo comandanti e militari delle milizie afghane, riuscirono a fuggire in Pakistan (con un ponte aereo dell’esercito), lasciando massacrare i subalterni , come riportava il New York Times 23\11\2001.
I Talebani e i gruppi di Al Queda, rifugiati nelle aree di confine, inizieranno a rientrare in Afghanistan nel 2003.
Oggi i report dei servizi di sicurezza occidentali, scrive il New York Times (10\10\2008) confermano che “Le cose in Afghanistan vanno sempre peggio“, aumentano gli scontri, si consolida il controllo dei Talebani nelle regioni meridionali, non si rafforza il governo Karzai. Anche i pochi successi ottenuti in questi anni dalla comunità internazionale: elezioni, istruzione, sviluppo delle comunità con finanziamenti localizzati sta svanendo di fronte alla sfiducia degli abitanti, schiacciati dalle violenze dei Signori della Guerra e dalle minacce dei Talebani.
Il libro racconta del disprezzo dei diritti umani che ha contraddistinto tutto l’impegno occidentale in Afghanistan e in Iraq: i campi di prigionia senza diritto, la libertà assoluta ai potentati locali sulle popolazioni; appoggio ai regimi dittatoriali degli stati centro-asiatici e del Pakistan stesso; la tolleranza verso la produzione e il commercio di oppio (decuplicato il numero dei tossicodipendenti in Asia Centrale e in Pakistan dal 2001, la provincia afghana dell’Helmand contribuisce per il 30% del PIL afghano con la produzione di oppio ); il sostegno a banditi e criminali. Insieme di fatti che hanno fatto perdere fiducia nelle “democrazie” e nei loro modelli.
fataOggi il governo civile e moderato del Pakistan ha immense difficoltà a muoversi per  il diffuso anti-occidentale presente nel paese (anche fra gruppi intellettuali progressisti) derivato dalla delusione per le politiche seguite dagli USA e alleati (e supinamente dall’ONU) nella regione e a contrastare, come richiesto dall’India, il controllo concesso ai Talebani e ai diversi gruppi terroristici (Al Queda e Kashmiri) nelle FATA. Queste zone, sono abitate da Pashtun la cui unica fonte di reddito e il traffico ( armi, macchine, merci, uomini, oppio) con le tribù dall’altra parte del confine. Il potere politico è esercitato da militari pakistani strettamente legati e pagati dai gruppi che controllano questi traffici. Il Pashtunwali, il codice d’onore fra le tribù lega, a livello culturale e sociale, le diverse tribù, oltre i confini nazionali.
Anche in queste aree è mancato uno sviluppo economico e democratico alternativo, l’Occidente vi ha gettato tanti soldi senza una strategia; gli USA hanno gratificato la regione con “un esenzione doganale” per le merci importate negli States, ma qui si producono solo IED (improvised explosive device).
Al Queda ha qui i campi principali e da qui ha organizzato i gruppi di al Zarquawi, gran capo della branca irachena dell’organizzazione.
Nella regione pakistana del Belucistan, Musharraff ha, con i soldi americano, ha favorito i partiti pashtun filo-talebani e l’immigrazione afghana, obbligando i partiti beluci alla clandestinità e alla lotta armata del Baluchistan Liberation Army. Quetta, i giacimenti di gas e il porto gestito dai cinesi è diventata città talebana.
Nello Swat, a nord, è di questi giorni il divieto dei capi Talebani alle donne di recarsi a scuola Already Taliban militants have destroyed 252 schools, mainly those where girls and boys were studying together. Ha dichiarato l’impotente Ministero dell’Educazione pakistano.
L’antica strada che attraversa il passo di Khyber e la nuova da Kabul a Kandahar è di fatto controllata dai ribelli e dalle bande di banditi che obbligano al pagamento di USD 1000 per camion, tutti soldi che finiscono nelle tasche dei ribelli.
L’India si è inserita in questo Gioco, appoggiando Karzai in Afghanistan con fondi e progetti, i guerriglieri Beluci e i dissidenti Sindhi. Nuovi Kashmir potenziali per i pakistani.
afghaponteFra il 2002 e il 2007 solo gli USA (tralasciando gli altri donatori occidentali) hanno versato in Pakistan USD 10 miliardi, più 3 miliardi di debiti condonati e somme ingenti ma non dichiarate alla CIA e all’esercito.
Nel 2003 il Center on International Cooperation di New York calcola che i progetti di ricostruzione portati a termine ammontano a USD 110 milioni contro gli esborsi per aiuti di circa USD 3 miliardi.
Ci sono miliardi di dollari in arrivo e un esercito di espatriati, in attesa d’entrare a Kabul quando il clima sarà più mite, dichiarava il brillante Ministro delle Finanze Ashraf Gahani (presto silurato), e, infatti, sei mesi dopo aver iniziato il mio lavoro (nel febbraio 2002), il mio personale migliore era stato portato via delle organizzazioni internazionali che pagavano salari da 40 a 100 volte superiore al nostro.
Quindi anche gli interventi per lo sviluppo economico e democratico non sono stati brillanti, alienando ulteriormente la popolazione e rendendo sempre più difficile il lavoro, in un contesto confuso, che dovrebbero svolgere le forze militari, fra cui anche gli italiani, fra l’altro in una zona sempre più insicura..


Asia: i giornali del mattino

Dicembre 9, 2008

rahul-gandhitimes-of-india Il primo sguardo corre all’India e si ferma sulle notizie relative alla vittoria del Congresso ai danni del nazionalista BJP a Delhi, Rajasthan e Mizoram (estremo nord-est). Nessuno se l’aspettava ed è un importante segnale per le prossime elezioni politiche previste a Maggio 2009. Sembra, dunque, che come scritto nel post precedente l’opinione pubblica indiana abbia apprezzato la pressione esercitata sul Pakistan. Viene spinto come nuovo leader del Congresso, Rahul Gandhi, 28 anni, figlio di Raijv e Sonia, bella presenza, studi all’estero ed erede della dinastia che sta governando, direttamente o indirettamente, l’India da 50 anni.
A Mumbai, molti membri della comunità musulmano hanno ridotto al minimo la celebrazione del Bakr-Eid (la festa più importante dopo Eid-ul-Fitr, che conclude il mese di Ramadam. Pochi i sacrifici di animali e l’acquisto di gioielli e nuovi vestiti ma visite negli ospedali dove sono ricoverati i feriti, molti dei quali appartenendo alla comunità. amritsar
L’ Himalayan Times pubblica la foto degli estremisti hindu dello Siv Sena in azione ad Amristar, segnalando il rischio di sfruttamento politico dell’attentato.

I giornali pakistani riportano le dichiarazioni di Qazi Hussain Ahmad, gran capo del partito religioso estremista musulmano Jamaat-e-Islami Qazi said the entire Muslim Ummah, especially Pakistan, was facing serious challenges today, as the entire West, Zionists and Hindus had unleashed dangerous conspiracies to disintegrate the country. He said the Nato forces were invading Pakistan amidst the worst kind of civil war in which Pakistan’s Army was killing its patriotic citizens in the name of war on terror. He said India had taken to renewed aggression and threats to launch attacks on the pretext of the Mumbai incident. E ha ricordato che in questa situazione chi ci rimette sono i più poveri visto che the national economy, industry and agriculture had reached the brink of destruction while lawlessness had made the lives of people worse than hell.qha
In prima pagina le dichiarazioni del governo che rinnova l’intenzione di cooperare pienamente per combattere il terrorismo The military confirms an operation of law enforcement is under way,” it said in a statement issued after Pakistan security forces launched a raid on Lashkar-e-Taiba, an Islamist group widely suspected of being behind the attacks. “There have been arrests and investigations are ongoing,” the statement said, adding further details would be released once preliminary investigations had been completed. Il problema è che non esistendo un trattato d’estradizione fra India e Pakistan non si capisce se e come gli arrestati potranno essere spediti in India secondo la richiesta di Delhi.
Dopo l’azione nel Kashmir Pakistano che ha portato a 12 arresti, altre sono avvenute a contro le sedi di Jamaat-ud-Dawa a Mansehra e Chakdara, zone terremotate. I responsabili dell’organizzazione islamica hanno dichiarato la loro estraneità We are peaceful people and not involved in any act of terrorism. We are also against attacks like the one made in Mumbai. They understand that raids on their offices by the government were carried out under the US and Indian pressure.Intanto l’Unione Europea ha stanziato euro 50 milioni d’aiuti al governo Pakistano.

In Nepal, Hisila Yami, alias Parvati moglie del ministro delle Finanze maoista Battharai e ministro del Turismo ha dichiarato che i maoisti potrebbero ritirarsi dal governo a metà gennaio se continuerà l’ostruzionismo del Congresso (che in realtà fà legittimamente l’opposizione).

phnom-penh-postIn Cambogia si festeggia l’incredibile farsa (ne parleremo in un prossimo post) dell’annuale meeting dei donatori internazionali. In sintesi, per non restare indietro rispetto ai cinesi (USD 275 milioni), gli occidentali stanziano USD 950 milioni per il 2009 (+40% rispetto al 2008) in aiuti internazionali, senza garanzie sul loro utilizzo corretto visto che sono anni che parlano di leggi e norme che il governo cambogiano dovrebbe varare contro la corruzione. Il primo Ministro Hun Sen dovrebbe andare in Italia per risolvere il problema del debito pubblico.

In Thailandia, il partito d’opposizione Democratic Party intende formare un nuovo governo forte di 260 deputati, di cui 24 transfughi dalla precedente maggioranza. I deputati migratori che vivono nelle campagne sono stati minacciati  “In some constituencies in |northeastern provinces, villagers logo_mainwere asked to seal off the houses of MPs which have defected to the other camp [following the disbanding of ruling PPP],” scrive il The Nation. Il Pheu Thai Party che ha raccolto i deputati del passato maggioranza (dopo lo scioglimento dei  partiti che la componevano,  deciso dalla corte costituzionale per brogli eletorali) è deciso a dare battaglia ed accusa i militari di spingere i suoi deputati alla fuga. Non sarebbe una novità, visto che l’ esercito è stato autore di 18 colpi di stati, l’ultimo nel 2006 contro Thakshin, il leader fuggito all’estero, della precedente maggioranza. Del resto l’esercito vorrebbe stabilità, non avere più moltitudini nelle strade a protestare, ridare un immagine al paese. Lo stesso desiderio è espresso dalla comunità finanziaria, già frastornata dalla crisi globale e dalla fuga d’investimenti derivanti dal perdurante chaos thailandese. Insomma il Democratic Party ce la farà. La gente, in un recente sondaggio dell’Abac Poll, vorrebbe che i partiti si siedano intorno a un tavolo e trovino un accordo (40%) o che si vada a nuove elezioni (26%).


La crisi: India e Pakistan

Dicembre 7, 2008

pakindiaIeri una bomba nel mercato della città di confine di Peshawar uccide più di 30 persone impegnate nelle ultime compere per celebrare la festa musulmana dell’Eid-ul-Azha. Il Pakistan continua ad essere frantumato da ripetuti attentati. Gruppi tribali, faide fra sciti e sunniti, volontà di radicalizzare lo scontro da parte delle bande afghane: tutto può essere.
L’India non aiuta (o non si fida) del moderato Primo Ministro Yousuf Raza Gilani che vorrebbe provare a mettere a posto il paese e a ridurre il potere dei gruppi radicali all’interno dell’esercito e del servizio segreto (ISI).
“Diplomazia negativa” diretta a indebolire il governo e lo stato pakistano. The only purpose that seems apparent in the attempt to plant the story is that the credibility of the president, the prime minister and the government is undermined. Once this purpose is achieved it become easier to shift the blame on the Inter Services Intelligence (ISI) that it was involved in the Mumbai affair and that since the government is not in control therefore it has no clue of the things happening right under its nose. (scrive dal Pakistan The Post di ieri). Così è letto “l’affaire” della telefonata, confermata dai pakistani e smentita dagli indiani, giunta dal Ministro degli Esteri indiano Pranab Mukherjee che ha minacciato un attacco armato.
Fonti diplomatiche anonime rivelano che l’India (con l’appoggio USA) ha posto un ultimatum (smentito dai pakistani) secondo cui il Pakistan ha 48 ore (di cui 24 già passate): to arrest and hand over LeT commander Zakiur Rehman Lakhwi and former chief of Pakistan’s spy agency Inter-Services Intelligence (ISI), Hamid Gul, in connection with the probe into the Mumbai carnage. Il Lashkar-e-Taiba (LeT) o meglio il suo braccio politico Markaz-ud-Dawa ha dichiarato la sua estraneità ai massacri ed è un ‘istituzione religiosa, sicuramente estremista, ma popolare in Pakistan e nel Kashmir dove si formò 20 anni orsono.
Perché l’India sta mettendo, almeno, a parole il Pakistan in un angolo è una politica razionale o pericolosa?
Chiedo agli amici di Mumbai. La loro risposta è univoca: l’India esercita  pressioni per uso interno, il governo deve placare i partiti estremisti hindu e distogliere l’opinione pubblica dai colossali buchi dei servizi segreti non in grado (malgrado gli ingenti fondi  stanziati) di prevenire la catena di attentati dell’ultimo annosabir-nazar-lahore-pakistan. Infine, annacquare la sensazione diffusa che i terroristi di Mumbai hanno goduto, cio è quasi certo, di appoggi logistici da parte di gruppi estremisti indiani.
Da Mumbai mi ricordano che mettere il Pakistan, paese ufficialmente musulmano, alla corda significa indebolire il governo moderato di Gilani, rafforzare i duri dell’ISI, coagulare gruppi nazionalisti e religiosi spesso separati, rinforzare il concetto di Jihad. Mi ricordano le difficoltà incontrate dal governo indiano a bloccare e a reprimere i gruppi oltranzisti hindu in Orissa e come sia altrettanto difficile per un governo musulmano contrastare i gruppi estremisti islamici.
La loro speranza è che questa “diplomazia negativa” sia solo la superficie di una sotterranea azione diretta a forzare il Pakistan perché siano rafforzati i coordinamenti e le azioni comuni contro i gruppi terroristici che colpiscono, comunque, entrambi i paesi e che hanno radici e finanziamenti nella guerra afghana.
Si spera che la stessa strategia stia muovendo Bush che ha minacciato di inserire il Pakistan fra gli stati canaglia (dopo che il padre finanziò il Lashkar-e-Taiba  in chiave anti-sovietica) se aderirà alle richieste indiane.
Tutti pensano che, con qualche soluzione di compromesso, il Pakistan inizierà a collaborare concretamente data la sua dipendenza dagli aiuti militari americani e la situazione interna d’alta insicurezza a causa del conflitto afghano.
Nell’opinione pubblica pakistana (specie in quella meno occidentalizzata e più povera) la gestione di questa crisi,  fatta di minacce ed ultimatum,  è destinata a creare ulteriore risentimento verso l’India e gli USA (che l’hanno appoggiata). E’ di poche ore fa la notizia che truppe pakistane hanno attaccato e smantellato un campo di militanti nel loro Kashmir).
La gente comune, in Pakistan, aggiunge alla questione del Kashmir (dove Lashkar-e-Taiba iniziò ad operare) , le conseguenze negative sull’economia e il terrore diffuso derivante dall’essere in prima linea nella guerra voluta dagli USA in Afghanistan.


Asia instabile

Dicembre 2, 2008

leopold's cafè mumbaiL’Asia del boom economico (e forse proprio per questo) sta attraversando, in questi, giorni, innumerevoli tensioni; dalla Thailandia, India, Pakistan cresce l’instabilità. Diamo un occhiata.
Con un po’ d’imbarazzo, la Thailandia ha chiesto di rimandare il vertice dell’ASEAN, l’organizzazione politico ed economica dell’Asia sud-orientale, creata nel 1967 e che raggruppa Brunei, Burma, Cambodia, Indonesia, Laos, Malaysia, Philippines, Singapore, Thailand e Vietnam.
La stabilità politica, a parte qualche colpo di stato incruento, che attirava investimenti stranieri e poneva Bangkok come esempio fra i paesi dell’Alleanza non esiste più dopo le lunghe proteste di questi ultimi mesi.
It shows how neighbours are perceiving us as a country out of control. Our reputation for economic, political and social stability has been lost” dichiara con gli occhi tristi un amico professore della Chulalongkorn University della capitale. Insomma, la Thailandia sta perdendo la faccia, una degli eventi peggiori per stati e individui in Oriente.
In questa situazione politica, il Governo thailandese non è in grado di firmare accordi né di porsi, come un tempo, esempio e traino dei più piccoli e\o più poveri paesi dell’allenza. L’esempio è nello stallo delle trattative per il tempio di Preha Vihar con la Cambogia. Il Viet-nam stabile e in crescita è sempre stato l’antagonista economico e politico nella regione e si sta ponendo come paese-guida all’interno del gruppo, specie verso Cambogia e Laos in cui crescono investimenti e relazioni.
Il Professore non è molto tenero con il PAD (Peoples Alliance for Democracy) e introduce alcuni elementi differenti da quelli che siamo abituati a leggere sulla stampa internazionale.
Il PAD non è un movimento democratico, dice, richiede l’intervento dei militari per togliere un governo, pur criticabile, ma eletto democraticamente nel PAD all'aereoportodicembre scorso, rappresenta la classe media della capitale di tendenza monarchica, ignora la maggioranza del paese, specie i poveri delle campagne, che ha votato per i sei partiti che formano l’attuale governo, richiede un parlamento al 70% nominato e non eletto.
Continua raccontando dell’incredibile e costosa organizzazione delle manifestazioni, dell’appoggio dell’esercito e delle monarchia e dell’abilissimo marketing del PAD.
Intanto, dopo aver abbandonato l’assedio alla Casa del Governo e bloccati gli aereoporti Chamlong (uno dei leader PAD) said the Government House was no longer secure as it risked being attacked by pro-government supporters.
Intanto 240.000 turisti sono in attesa di ripartire, dal nuovo aereoporto di Suvarnabhumi e da quello di Don Mueng.

Oggi la Suprema Corte thailandese ha sciolto i partiti che formavano il governo per frode elettorale, fra cui il People Power Party del Primo Ministro Somchai Wongsawat. Situazione stravagante, il Primo Ministro non ha ufficio, non si fida dei servizi di sicurezza e non torna nella capitale da Chang Mai, dove si è rifugiato. Di fatto il Governo è caduto ma, scrive, giustamente,  il Nation di oggi The end of the Somchai Cabinet will not end the political crisis. His red-shirted supporters (i militanti pro-governativi vestiti di rosso e accusati di aver lanciato granate sugli attivisti del PAD)  have vowed to fight with all means, rejecting a court process they regard as unjust. The country may enter a more violent state. A general election with the Thaksin crowd taking another bought victory will surely lead to chaos, especially if there remains the attempt to rewrite the Constitution to help the convict ex-PM.

Anche in Pakistan non c’è pace. Un po’ dimenticato dalla stampa internazionale (a parte per la questione Afghana), continuano attentati e scontri. Ieri a karachiKarachi (fra le città più incrontrollabili) almeno 9 persone sono state uccise e 70 ferite in una giornata di guerriglia urbana fra membri del partito di governo Muttahida Qaumi Movement (MQM) e Pashtun nationalist Awami National Party. Il primo rappresenta i “mohajir“, migranti dall’India ai tempi della Partizione (1947), il secondo i nuovi migranti Pashtun scappati dalle zone di frontiera in cerca di lavoro a Karachi.
In Bangladesh si stanno preparando con qualche difficoltà le elezioni generali, dopo anni di governo tecnico provvisorio (interessante e lungo articolo). Il Nepal lo conosciamo e visto che il governo niente ha fatto per iniziare a risolvere qualche problema, sta finendo l’Honeymoon (i primi 100 giorni).

L’India, invece, reagisce all’attacco terroristico di Mumbai con la simbolica riapertura del Leopold’s Cafè, uno dei primi bersagli dell’attacco (8 morti fra i suoi avventori e due dello staff); terroristi che entrano sparando a raffica fra i tavoli, racconta il proprietario. Con 137 anni di storia, visitato obbligatoriamente dai turisti e descritto dal librone sulla freakstory di Gregory David Roberts (Shantaram) è un luogo cult di Mumbai e la sua riapertura un segnale di forza.
The first customer, Saleem Sharifally, 39, ordered a pint of beer for himself and a Coke for his six-year-old son Ali, and said Leopold’s reopening was a sign “Bombay is getting back to normal“. Scrive il Times of India. Aggiunge un amico indiano da Mumbai The Lashkar-e-Taiba or Al Qaeda may have incorporated them (i giovani estremisti islamici), but it is our societies, both in Pakistan and in India, that denied them any other avenue. How do we now work to open up the spaces for dialogue and interaction with our minority and marginalised groups – that to my understanding, is the real challenge we face


Oltre le parole, cartoonists d’Asia a Kathmandu

Dicembre 1, 2008

mir-rohullah-sadat-kabul-afghanistanoktay-bingol-turkeycartoon-nepalA metà novembre a Patan (Yala Maya Kendra) si è tenuta un esibizione di una quarantina di cartoonists dell’Asia (e non solo). La mostra è stata organizzata da una delle migliori riviste planetarie Himal, stampata in Nepal ma dedicata a tutto il sub-continente.
Anche qui c’è stato un vincitore (Husejin Hanusic (Hule) dalla Bosnia Erzegovina) ma tutti e 40, sono stati premiati dall’aver contribuito a rimettere il Nepal verso la normalità.
E’ stato anche il modo per rendere pubblico e “ufficiale” il lavoro mai documentato dei cartoonist in Asia, un lavoro non sempre facile. Across Southasia, cartoonists have braved their way past societal restrictions on free speech to increase democratisation of the public sphere. Ha dichiarato Manjula Padmanabhan, una delle rare donne.
Nor has even a single cartoonists’ network been set up anywhere in the region to protect the rights of cartoonists and their work. But even as cartoonists await a better appreciation of their art, they continue afflicting the comfortable and comforting the muhammad-zahoor-peshawar-pakistanafflicted.rajesh-k-c-kathmandu-nepal
E anche in Nepal il loro lavoro non è stato facile durante il conflitto, schiacciati dalle minacce dello stato e della guerriglia Yet even with such harsh censorship underway, cartoonists drew ingenious lines to criticise the takeover, with their satire often leading protests by the media. Considering the very short history of Nepali cartooning and its previously marginal role in even the country’s incipient journalism, this was indeed noteworthy.
Ma è meglio vedere i loro disegni. Gli autori sono nei titoli dei disegni.zzhusejin-hanusic-hule-bosnia-and-herzegovinaabhijeet-kini-bombay-indiachime-rigzin-namgyal-thimphu-bhutan