Tutti zitti: lettera di Fernanda Contri

Novembre 30, 2009

 E’ dura la vita dei blogger, specie quando si muovono politici, magari un po’ scaduti, ma sempre ben installati nei sistemi di potere che collegano e muovono affari, giustizia, politica, stampa,  in un ambiente piccolo e ben organizzato come Genova.

L’avvocato Contri mi scrive come Presidente di CCS Italia ONLUS, una delle sue  numerose cariche, associazione che ha subito qualche critica (come altre ONLUS) in questo blog. L’avvocato Contri è più nota per la sua lunga carriera politica, nelle varie istituzioni divise fra partiti, fra cui la prestigiosa e ben remunerata Corte Costituzionale.

Vediamo cosa scrive la lettera arrivata il 18/11/09:

Egregio Sig. Crespi

Ci risulta che è in atto da tempo da parte Sua un’opera di denigrazione nei confronti della nostra Associazione e dei nostri collaboratori attraverso ripetuti contatti con i nostri partner istituzionali, oltre che con una attività di comunicazione sul canale internet.

Le rendiamo noto sin d’ora che una volta raccolte le prove di questo Suo comportamento non potremo tollerare la prosecuzione di questa Sua illecita attività.

Le ricordiamo che Ella ha da poco concluso una transazione col CCS e che questa la impegna a un comportamento corretto nei nostri confronti.

La avvertiamo pertanto che nel caso in cui Lei non desistesse, ci vedremo costretti a procedere nei Suoi confronti

                                                            La Presidente (di CCS Italia)

                                                                   Fernanda Contri

Sarò un po’ prevenuto verso chi nella vita si è mosso solo nel sistema politico, sbaglierò. Ma il tono della lettera e il grande timbro minaccioso che chiude la sentenza\proclama, mi sembrano un po’ arroganti,  “non potremo tollerare la prosecuzione”.  E simbolici. per  politici abituati a ritenersi onnipotenti, viziati dallo stuolo di portaborse e clientes che li circonda e  adula per qualche prebenda o protezione. Alla mente arrivano anche i toni usati dal governo cinese, sudanese o iraniano quando “avvertivano” della censura sul Web.

La lettera dimentica  alcuni diritti (che certi chiamano fondamentali):  la libertà di esprimersi, scrivere, pensare e parlare. Cosine scritte nella costituzione italiana, convenzioni europee e internazionali. Infine, la lettera\editto mi ricorda, quando gli appartenenti alle varie alte caste  dicono ai vigili che gli danno una multa meritata: Lei non sa chi sono io (“la avvertiamo”)

Posso immaginare che, l’avvocato Contri e i suoi amici (alcuni inseriti con parenti nella ONLUS) siano stati disturbati dalle critiche sulla capacità e efficienza del CCS; ma, da persone democratiche, di sinistra, liberali e impegnate nel sociale e nella politica, un cittadino s’aspetterebbe una replica, magari dura, sugli argomenti trattati. E’ triste, non tanto per me, quanto per la democrazia (sempre santificata) sentirsi intimidito, quasi minacciato, specie da persone che hanno potere e lo possono usare nelle forme più diverse.

 Altra cosa un po’ triste è che la Contri (e i suoi apostoli) non sembrano tanto interessati agli argomenti sollevati da questo blog (che vorrebbero censurare). Non hanno mai risposto, nel merito, quanto e se i soldi donati al CCS siano utilizzati bene a favore dei bambini del Nepal, della Cambogia o del Mozambico, non scrivono al blog, magari incazzati, per contraddire, rettificare, discutere (come hanno fatto altre Associazioni).

L’impressione è che il fastidio (e relative intimidazioni) sia generato dai danni (potenziali) alla loro immagine pubblica di santoni, garanti, salvatori dell’umanità.  E, per inciso e nel merito, la “transazione conclusa” non prevede, per me, impegni di nessuna natura, oltre che relativi agli aspetti economici e lavorativi della stessa. Insomma, sembra che s’arrabattino per sfuggire al confronto sulle critiche avanzate.

Nel blog è semplicemente scritto o riportato quanto visto, segnalato,  da  “partners istituzionali”, operatori, gente dei villaggi o valutato e criticato quanto riportato nei numeri scritti nel loro bilancio . Nessuno ha mai risposto sui conti (che ci appaiono un pò stravaganti); perchè le spese di struttura sono aumentate fino a creare una perdita; perchè sono dettagliate spese di comunicazione incredibilmente elevate in rapporto a  entrate ridicole. Consideriamo che eventuali sprechi ed inefficienza non provocano danni alla Contri (e ai suoi amici) ma ai bambini e alle comunità del Nepal (e di altri paesi). Nessuno li obbliga a rispondere su queste opinioni, ma almeno che non vogliano censurarle. 

E’ questa l’ “illecita attività” di cui parla la lettera. Cosa vorrebbe la Contri, che buttassi le lettere nel cestino, che non parlassi più del CCS (o altre onlus), che non esprimessi le mie (e di altri) opinioni. Vuole che chiuda questo blog o vuole che qualcuno del suo giro si muova per chiuderlo.

Io so cosa vorrei dalla Contri, semplicemente che rispondesse, nel merito, alle opinioni e fatti scritti nel blog, come si usa fra persone civili in un paese democratico. Evitando, se possibile, intimidazioni e censure. Lo spazio del blog è sempre aperto. Se no, buona notte alla trasparenza (sempre sbandierata sul sito del CCS e del settore umanitario) e ai diritti dei cittadini.

Spero che l’avvocato Contri capisca che le cose scritte sulle ONLUS non mi portano nessun beneficio, carriera, immagine, non ho necessità di file di poltrone o persone adulanti per sostenere il mio ego. Vorrei solo dire la mia e dare spazio a quella povera gente che il CCS ha deluso, riducendo opportunità e speranze. Sperando che le critiche avanzate producano qualche cambiamento nei metodi del CCS (e di altre ONLUS) e un po più di benefici per bambini e  persone dei villaggi. Questa gente, con cui ho lavorato, ha dignità  e merita di avere spazio, parola almeno in questo blog. Perché non hanno potere, devono parlare sottovoce per non perdere lavoro o finanziamenti per i progetti che, loro, hanno costruito.

La Contri non ha bisogno di “raccogliere prove” di quella che lei definisce “attività illecita”, gliele dò io (per ragioni di spazio solo una minima parte).

Brani tratti da alcune  mail o lettere inviatemi da operatori, organizzazioni locali, persone dei villaggi del Nepal, della Cambogia e del Mozambico (prove a disposizione) 

“They said (gli abitanti dei viallaggi ndr) to Simone, why you cut our +2 teachers, copy, book etc and so on. Simone said them, now country director is Mrs. Chanda Rai. And they said who is Chanda Rai, they said we don’t know because she never visit our schools and our community”.

“Now it’s hard for me to work in ccs”

 “people from CCS Projects is making money”

 “I told some positive things and more negative things, especially the number of staff in Katmandu.”

 “CCS stop the donation with out any reason. Now change new committee. all are political man. they not good.

“they all are eating money and using for staff facility”

“I met some of the previous officers (del SWC, l’organismo governativo che controlla l’operato delle ONG in Nepal, ndr) who have seen our Child health and Shakti Electricity projects from SWC. The evaluation what have done is not satisfied”

“The original image of CCS is being changed and a new image is being emerged which is not creating a very happy feeling in us”

“they want to discontinue all the salaries paid by us to teachers and hostel staff”.

“If you are succeeding to find out some other organization to support us, we will surely leave partnership with CCS”.


Corrono le Borse, si ferma la Cambogia (e altri)

Novembre 27, 2009

Mentre le Borse continuano a correre in tutto il mondo e la liquidità (iniettata dai governi) le fa rifiorire (insieme alle banche e agli operatori finanziari), sembra diversa la realtà nel mondo produttivo, per chi ci lavora e per le economie più fragili.

Scendiamo nella calura della Cambogia dove sta passando l’euforia della corsa alle costruzioni, dei capitali stranieri che spingevano corruzione, land grabbing, dislocazione della produzione. In questi dieci anni di corsa (il PIL aumentava del 10% all’anno), il governo ha accumulato oltre USD 600 milioni di dollari (al netto di quelli intascati dal sistema politico) e ora, in molti, chiedono che li tiri fuori per assicurare qualche ammortizzatore sociale in una situazione di crisi.

Nei paesi neo-globalizzati non esistono stimoli per l’economia, protezioni all’industria, sostegni ai lavoratori. In questi paesi chi non ha più lavoro deve arrangiarsi, tornare con la coda fra le gambe a coltivare mais e riso nei villaggi o migrare. La Cambogia, come altri paesi simili, stava entrando con fatica nel mondo economico spinta dai due più strutturati vicini Thailandia e Vietnam, dalla Cina che delocalizzava il tessile e da altri paesi asiatici (fra i quali spicca la Corea del Sud) che investivano nell’esplodente mercato immobiliare con l’intento di fare una nuova Bangkok, a costi minori. Il Governo di Hun Sen gongolava e, senza tanti scrupoli, spediva via i contadini dalle terre comuni (land-grabbing) per affidarle agli investitori internazionali che volevano legno pregiato, gomma e altre risorse naturali e i poveracci dai quartieri da ristrutturare di Phnom Penh. Nelle fabbriche tessili e chimiche i lavoratori avevano i salari più bassi dell’Asia.

Chiaramente, come ovunque, il decennio d’oro ha portato immensi e ineguali benefici, concentrati nel sistema politi-affaristico che domina la Cambogia, come altri paesi simili. Le città hanno visto un aumento di macchine, baretti, prostituzione, case moderne, grattacieli. Dalle campagne arrivavano giovani per cercare fortuna, impoverendo ancora di più il sistema economico e sociale, nel 70% della Cambogia fatto di villaggi di palafitte circondate da risaie non è cambiato nulla, almeno in meglio. Poi la crisi, creata e voluta da lontani trafficanti, con l’immediata conseguenza di un crollo delle esportazioni calcolato mediamente del 44% nei paesi più svantaggiati (dato WTO).

 La shining Phnom Penh fatica a diventare la nuova Bangkok e attrarre aziende e uomini d’affari nei nuovi grattacieli lungo il fiume. Aumenta, invece, lo dicono le statistiche e le frequentazioni il numero di ragazze nei baretti,  aumentano quelli che cercano d’arrangiarsi. Le fabbriche tessili dei cinesi stanno chiudendo a raffica, ormai non si riesce più ad esportare e a trovare manod’opera disposta a lavorare per USD 100 al mese. L’export (specie verso gli USA) crolla del 15 % al mese, ornai da più di un anno e il settore sembra ormai morto (crisi strutturale). 77 fabbriche sono state chiuse (e parte dei guadagni riportati nei paesi investitori, altre 53 hanno sospeso le attività, solo dall’inizio del 2009, dicono dal Ministry of Labour , oltre 30.000 persone sono rimaste senza posto di lavoro, cioè circa 150.000 persone senza reddito. Nelle fabbriche tessili lavorano in maggioranza donne (ragazze) che cercano di mantenersi e passare qualche dollaro alle famiglie nei villaggi. Il 56% della popolazione cambogiana è sotto i 25 anni e spera di trovare un futuro.

Quindi, i dance bar  pieni  di di ragazze, più del solito, che cercano di racimolare qualche dollaro (guadagno medio di una bar girls USD 500-600 al mese) o di trovare un fidanzato, possibilmente occidentale. Le tensioni della crisi economica , (la ricchezza vista e non presa, le disparità, e la mancanza di opportunità) scendono nel sociale e aumentano gli episodi di violenza il Ministry of Women Afairs ha dichiarato che rate of domestic and sexual violence is 22 percent and it is increasing. Il Police Blotter (cronaca nera del Phnom Penh Post) aumenta lo spazio e non racconta solo d’efferate vendette a base di acido gettato in faccia ai rivali d’amore o a scannamenti per questioni di gioco o di soldi ma anche di bande armate di AK-47 che assaltano  i negozietti. Four robbers armed with AK-47s robbed a store vendor in Siem Reap province’s ; A man was arrested in Battambang province’s Ratanak Mondol district after he tried to rape a woman who was washing her clothes at a river on Friday; Two men were arrested for beating up a blind beggar in Phnom Penh’s Dangkor district … tosteal him 11,500 riels (USD 3) e così via.

Intanto nelle campagne scoppiano rivolte contadine per impedire che gli portino via la terra, nel povero distretto di Rattanakiri, a Kampong Thom, Oddar Meanchey. E’ il fenomeno del land grabbing, comune a tutti i paesi poveri anche africani, con l’appoggio (pagato) dei governi. Compagnie multinazionali (spesso cinesi),  nazionali ammanicate,  si prendono la terra migliore per sfruttare le risorse naturali (legno, gomma, minerali) o produrre cereali o riso per i loro mercati in deficit alimentare. In Cambogia tutti i documenti legali di proprietà furono distrutti dai Khmer Rossi e, oggi, la terra è di fatto proprietà dello stato che ne fa quello che vuole. Intorno a Shianoukville, immensi appezzamenti sono inutilizzati ma recintati e di proprietà di pezzi grossi legati a Hun Sen, si attende la speculazione turistica per venderli.

Nella capitale, la gente vagola con gli infernali motorini nella più bella stagione dell’anno, i ragazzi si incontrano sotto l’immenso Ananas (il monumento all’amicizia di facciata con il Viet-Nam) prossimo al fiume, il bel mercato in stile coloniale francese ha visto scendere un po’ i clienti, vicino il nuovo Super Store pieno di ragazzini che guardano le ultime novità della moda e della tecnologia. Nessuno parla dello stanco processo ai vecchi Khmer Rossi che si trascina da più di un anno. Pochi parlano dell’ ex-premier thailandese Thaksin, gran riccone, ricercato nel suo paese per corruzione, ed accolto in Cambogia come capo di stato. Qualche storia di spionaggio, un ragazzo thailandese è finito in prigione per aver passato all sua ambasciata gli orari dei voli di Thaksin e, come tradizione, i rapporti con il potente vicino sono diventati pessimi. Addirittura si parla di blocco delle frontiere. Per adesso ci stanno rimettendo solo i contadini delle zone di confine che non riescono più ad esportare la loro povera cassava (mandioca, manioca, tapioca, yucca) nei vicini villaggi thailandesi.


Cambogia: varata legge sulle adozioni internazionali

Ottobre 27, 2009

cambogia aids villageL’Assemblea Nazionale ha approvato una nuova legge per regolare l’adozione internazionale in Cambogia dopo anni di vuoto legislativo e con un passato di orribili compra-vendita di bambini in cui erano coinvolte organizzazioni occidentali e mercanti cambogiani. Diversi paesi (United States, United Kingdom, Canada, Francia e Australia) avevano sospeso, dal 2001, le adozioni dai propri connazionali.

L’intento della nuova legge sarebbe quello di bloccare il traffico internazionale di bambini e d’incoraggiare le adozioni nel Paese. In sintesi stabilire controlli e procedure per evitare che i soldi spingano le famiglie locali a vendere i loro figli, come è spesso accaduto nel passato. Contemporaneamente sviluppare l’adozione interna, in teoria più sana e facilmente controllabile. C’è da dire che in Asia, in maniera informale, è tradizione che le famiglie più ricche accolgano bambini (di altri famigliari, dei villaggi da cui provengono) poveri o abbandonati. Nella maggioranza dei casi questi bambini sono accolti nella famiglia come personale di servizio a costo zero;  in pochi casi vengono mandati a scuola e, ben che vada per le bambine, gli viene data una dote al momento di sposarsi. Dubito che una legge possa cambiare questa usanza.

Comunque, per ora è solo carta e argomento di discussione in attesa che vengano varati le norme per renderla operante. Ma quando c’è povertà e il potere economico è sproporzionato fra le parti è facile che i sistemi di controllo, come è successo finora, non funzionino. Allora tutto resta all’etica delle organizzazioni occidentali che curano le adozioni (lì c’è poco da sperare) e in quella dei genitori adottivi (qualche speranza).

La nuova legge stabilisce alcuni criteri,  restringendo i limiti d’età dei genitori adottivi (30-45 anni), obbligandoli a periodici report (sei mesi fino a 3 anni e 12 dopo) alle autorità cambogiane sulle condizioni del bambino adottato, incoraggiando l’adozione interna. Il problema sarà, come in Nepal, la burocrazia, i middle-men che succhiano soldi ingiustificati, i genitori locali spinti a mettere in adozione qualche figlio per guadagnare un po’ di dollari.

Intanto la prossima settimana inizia il Water Festival e sul fiume si è intenti a riparare i fantastici barconi. Phnom Phen sarà chiusa al traffico per 12 ore al giorno per accogliere almeno 2 milioni di persone. Necessita un festone e un po’ di soldi per riparare le oltre 1200 scuole distrutte dal tifone Ketsana, che ha spazzato le province di, Kampong Thom e Siem Reap, a metà ottobre; 40 morti e 66.000 persone senza casa.


Amo la Cambogia

Ottobre 13, 2009

simmetria-cambogiaMi scrive Mauro, vive in Cambogia s’incazza e, dunque, ama quel Paese. Non gli è piaciuto il servizio delle Iene ci spiega il perchè, ci cita le copiature e i pressapochismi della trasmissione. Non gli piace chi fà spettacolo, specie sulla pelle di altri. Gli possiamo dare torto? Pubblico le sue considerazioni sulla trasmissione delle Iene andata in onda il 29 settembre e già citata in un commento di questo blog. Mauro era talmente incazzato che ha scritto più di 20 pagine confutando passo passo il servizio delle Iene. Le pagine sono qui : a chi ama la Cambogia-Mauro. La foto di Goa è la sua, si chiama Simmetria.

CONSIDERAZIONI di Mauro:

Non permetto a questo “pellaccia” di “sputtanare” il paese che amo. Di offendere i khmer e le tante persone che adorano la Cambogia. Di generalizzare aggiungendo pregiudizi a quelli che gia’ ci sono.

Di fare della “morale spicciola” sulla pelle di una nazione intera. La parola “spazzatura”, in tv, e’ stata usata troppe volte.Questa e’ merda! In Germania, si vergognerebbero di mandare in onda qualcosa del genere.Perche’ noi (voi) italiani, permettiamo una cosa simile? Ma che vada a lavorare!

Il servizio e’ superficiale e tendenzioso. Mi domando: come si fa a mandare in giro per il mondo, per un reportage su tematiche cosi’ delicate come prostituzione e pedofilia, un “somaro” del genere, che non parla nemmeno l’inglese! (Non pretendo il khmer……). Viste le carenze, non e’ in grado di intervistare, controbattere ed andare a piu’ a fondo. Che copia i testi degli altri (e nemmeno bene). Che traduce da altre lingue, alterando il significato di verbi e delle parole per aumentare la “risonanza mediatica” (l’audio e’ ben comprensibile; chiunque sappia un po’ l’inglese, puo’ tradurre da se; si accorgera’ che alcuni termini sono stati tradotti, non con i giusti sinonimi ma con dei dispregiativi). Che calca il tono della voce su parole e frasi di maggior impatto per accrescere il senso di sdegno dell’italiano medio.
Non si puo’ definire giornalista!

L’associazione dei giornalisti dovrebbe prenderlo a “calci in c….. da Torino a Phnom Penh” (e senza passare dal via). Stracciargli la tessera (se gliela han data).E qualcuno, dovrebbe sequestrargli il passaporto, per impedirgli di uscire ancora dal “bel paese”. Un corso di inglese, invece, glielo pago io……. (Anzi no. Meglio donare i soldi in beneficienza…).

L’informazione, relativa a certi argomenti seri, dovrebbe essere appannaggio di chi la sa fare, con professionalita’. Questo e’: “perbenismo interessato” (“Dio e’ morto” – I Nomadi; Beppe Carletti, grazie e grazie a tutti quelli che sono in buona fede)….., ignoranza, incompetenza, …..audience. Sig. Scarfati, si dissoci da lui…….

Da un certo punto di vista’, e’ positivo che della Cambogia si parli. Un grazie anche al “pellaccia” dunque, che mi dai l’opportunita’ per farlo.

Lasciatemi dire, che la Cambogia pero’, non e’ quella che il “pressapochista sedicente giornalista a caccia di scoop”, ha presentato all’opinione pubblica italiana. Tutt’altro.

Lui, ha descritto, realta’ degradate (che esistono, questo e’ certo) ma sono circoscritte a determinati ambienti. Non sono alla “luce del sole” e non rappresentano la normalita’. E non ha mai chiarito, la proporzione del fenomeno rispetto alla situazione generale del paese. Il mondo e’ molto vario. Con i pregiudizi, non sia va avanti ma indietro….

“Beware prejudices. They are like rats and man’s mind, are like traps. Prejudice get in easily, but it is doubtful if they ever get out”. (Lord Jeffrey)

O forse, dall’altra parte dell’oceano, fa comodo, far credere “che non si sta’ poi tanto male se da altre parti e’ una porcheria. Che fortuna!”. I nostri connazionali, al contrario dei francesi (che in Indocina, ci sono stati per un centinaio d’anni) e di tanti altri stranieri, sanno ben poco del fiero popolo khmer e della civilta’ millenaria di Angkor. Conoscono questo paese dalla tv.

“Alle falde del Kilimangiaro”, spesso ha trasmesso spezzoni sulla Cambogia. La S.ra Somaly Mam (NGO AFESIP), piu’ di una volta, e’ stata ospite del programma ma certi argomenti, sono stati affrontati con la sensibilita’ e l’obiettivita’ opportuna. Vi assicuro, che tutti i turisti (gente “normale”, chi meglio e chi peggio; portarli in giro e’ il mio lavoro), una volta visitata la Cambogia, ritornano in Italia ricchi di esperienze positive e di amore per questa gente e questa terra. E’ un bellissimo paese…., fatto di persone semplici, pure, umili, educate, fiere, rispettose. I “khmer”, sanno vivere felici……Lo stress occidentale, non sappiamo cosa sia….

Ma il “pellaccia” di Cambogia, …… di Asia, ….. e di mondo, lui non sa niente……..

Ci sono un sacco di problemi, questo e’ ovvio. Con tre decenni di guerra alle spalle ed un genocidio (3 anni, 8 mesi e 20 giorni, terminato nel gennaio ‘79), che ha fisicamente eliminato un quarto della popolazione (le responsabilita’ sono di tutti), non e’ semplice rigenerarsi. I diritti umani sono ancora calpestati, certo! Ma molto s’e’ fatto e si sta’ facendo. Ed i tempi sono cambiati.I luoghi comuni, andrebbero rivisti. La rivoluzione culturale, economica e di pensiero, e’ irrefrenabile.

E’ un po’ “l’Italia del dopoguerra”. Lo stesso entusiasmo della rinascita.Il cambiamento come rivoluzione. I criteri morali, in paesi diversi, non sono gli stessi che in occidente, bisogna capirlo.

L’applicazione e la promulgazione di nuove leggi, anche riguardo alla pedofilia, sono nell’interesse dei tanti. I mass media ne parlano. Fuori dai confini, milioni di persone (e molti personaggi famosi), amano questa terra!Vi siete chiesti perche’? Se si cerca il marcio (e la “gente di merda”), lo si trova dappertutto, in ogni paese, ed anche sotto casa…..

E di imbecilli come quelli che il “pellazza” ha intervistato sul Riverside, ce ne sono fin troppi, ovunque. “Se si inoltrasse, lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa carica di sale e gonfia di odori, li’ ci troverebbe i ladri, gli assassini ed il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano….” E va beh!

Il problema del giornalismo “da due soldi”, poco serio come questo, e’ che in un video di 17 minuti, e’ dificile mettere tutte le posizioni in una sola linea, senza creare incomprensioni. Da un altro loro servizio, su un sicario di Caracas, viene da pensare che tutti i ragazzi di Caracas sono sicari…..” (ndr questo e’ il commento di un amico….)

Ma il palinsesto, richiede di sfornare un “qualcosa” ogni settimana. E, meglio se fa effetto….Sihanoukville, e’ una bellissima citta’ piuttosto grande ed in espansione continua.

Sta’ su un promontorio. Tutto intorno, decine di chilometri di bianche spiagge. I turisti sono migliaia, (in Cambogia, in totale, circa due milioni all’anno ed in costante aumento), da ogni parte del pianeta, gli italiani, pochi. Non e’ l’inferno e il cesso del mondo che viene descritto da questo “pagliaccio” (ora mi posso permettere di chiamarlo cosi’ visto che siamo in confidenza).
La realta’ e’ molto piu’ complessa.

I bar, i ristoranti, i negozi, i karaoke, i bordelli, i pedofili….. ci sono, ma lui, “sto arruffone pressapochista”, non ha visto nulla. La prima regola di chi scrive (e che dovrebbe, a maggior ragione, valere anche in tv, dove i danni prodotti sono molto piu’ immediati e visibili) e’ “scrivi di cio’ che conosci”. Il secondo suggerimento e’ “documentati prima di esprimerti”. Lui, “il pelloccia”, non ha avuto neppure l’accortezza di approfondire da internet prima di raccontare cio’ che non conosce affatto (se usa internet…). Uccide il turismo! A qualche italiano, sara’ passata la voglia di venire da ’ste parti.

Ai pedofili (se vogliono passarla liscia), consiglio altri posti. Ai “turisti sessuali”, pure. C’e’ di meglio…. Il “pellaccia” invece, lo mando “a quel paese” (che non e’ in Asia…). Vorrei che ripetesse l’esperimento, da solo….. Con un fascio di banconote in tasca (gliele darei io oppure la Mediaset), vorrei mandarlo di nuovo sul Riverside, a cercare di comprarsi una bambina di dieci anni.

Da subito, il suo comportamento, non passerebbe inosservato, a tutti, indistintamente. Con il passaparola, sarebbe al centro dell’attenzione, guardato con sospetto e controllato a vista. E se non la trova, vorrei che la chiedesse ad un guidatore di tuk-tuk, uno qualunque, o magari a un poliziotto. Una volta al bordello, vorrei vederlo spiegarsi con la “mamasan” ed individuata la propria “vittima”, giovanissima, vorrei che provasse a portarla in camera sua, o dovunque.

Sarebbe gia’ stato arrestato, ma lasciatemi immaginare oltre…..Che scatti delle foto….Che abusi sessualmente….La bambina racconterebbe. Gli altri, pure. Sarebbe nella merda fino al collo. Linciato, forse. Dovrebbe guardarsi alle spalle per tutta la sua permanenza in Cambogia. Lo acciufferebbero prima di scappare all’estero. In pochi l’aiuterebbero (e qui, in gabbia, non portano neanche da mangiare).Ma sai, poi con i soldi….Molti stranieri sono in galera per reati su minori.

E’ una cosa seria!

Alcune NGO, per continuare a mantenersi, contribuiscono ad arrestarli. Qui si vive bene e nessuno vuole andarsene….Sono tanti, anche gli italiani, che amano la Cambogia…..

Da quattro anni non guardo la tv, ma quando vivevo in Italia, seguivo “Le Iene”, e devo dire che, molte volte, mi piacevano. Poi, cinque o sei anni fa, hanno fatto vedere un servizio dalla Cambogia.

Seguivano un pedofilo che, non immaginando di essere ripreso e registrato, si confidava a “ruota libera”. La Cambogia, non la conoscevo ancora (anche se mi ero proposto di visitarla alla prima occasione). Quello che ho pensato vedendo il servizio, e’ stato: “Cambogia, ……terribile,……..che gente che c’e’ al mondo….., va beh,…….. buonanotte”.

La settimana seguente, sulla stessa falsariga, erano a Pattaya in Thailandia.Ora, se non ci siete mai stati, questa grande citta’, e’ molto difficile da descrivere. Esiste, come esistono innumerevoli realta’.E non e’ Thailandia (seppur lo sia), almeno non come la intendo io e milioni di altre persone. Hanno usato la stessa “tecnica spia”al seguito di un altro italiano “sfigato” quanto il primo.La Thailandia la conoscevo bene, l’avevo vissuta per anni, approfondita in svariati aspetti. Andando a letto, prima di prender sonno, mi era montata una tremenda rabbia.

La mattina dopo, correvo in internet e scrivevo una mail piu’ o meno di questo tipo……”Ma come vi permettete di parlare della Thailandia in quella maniera. Non la conoscete affatto…..Di generalizzare…..La Thailandia ha piu’ abitanti dell’Italia……Certi fenomeni, sono circoscritti in poche localita’, e gliele citavo. Voi siete pazzi, terroristi mediatici, ignoranti, incompetenti, merde, figli di puttana!”. Poi firmavo con il mio nome, come faccio adesso.

Okhn. Sok-sabbay. Okhn.

Mauro Brecevich


Nepal: continua a piovere e la gente muore

Ottobre 9, 2009

angkorIn effetti qualcosa nel clima sta cambiando e provocando disastri. Nessuno sa se è un fenomeno temporaneo o duraturo ma il monsone fa le bizze. E, quando le fa, le conseguenze sono pesanti per la gente che è costretta a dipendere dalla sua erraticità. E sono, qualche miliardo di persone di tutti i paesi dell’Asia.

Le feste celebrate o da fare per propiziarlo e, adesso, per ringraziarlo alla sua fine,  come il Water Festival in Cambogia o il Dashain in Nepal sono state fatte, ma il monsone, quest’anno, ha fatto lo strano.

Siem Reap (e i magnifici templi di Angkor) è stata allagata dopo una settimana di piogge in Cambogia e anche in Nepal si contano danni e vittime.

Qui il monsone dovrebbe essere finito ma le piogge continuano nelle regioni occidentali. Per i turisti è un disastro poiché l’area dell’Annapurna (Manang, Gandaki, Dhaulagiri) sono sottoposti a piogge torrenziali, con frane e straripamento di fiumi. L’aeroporto di Pokhara è stato chiuso dopo 20 cm. di pioggia in una botta sola. Ma il peggio è accaduto più a occidente (distretti di Dadeldhura, Doti, Baitadi e Kailali) dove, oltre ai danni, ci sono state un cinquantina di vittima e migliaia di rifugiati. Quest’anno il monsone è arrivato in ritardo (creando problemi all’agricoltura) e le piogge attuali, inutile per i raccolti, hanno rimesso in evidenza la fragilità dell’ecosistema himalayano e i danni causati dall’uomo e dalla povertà.

Nessun intervento decisivo per bloccare la deforestazione e sostituire il legno con altri materiali utili per le costruzioni, la cottura dei cibi, l’alimentazione degli animali, la cremazione dei cadaveri. Niente per rimpiazzare gli alberi tagliati.

Nessun intervento per bloccare la migrazione che ha lasciato incolte e senza cura colline e montagne con interventi su reddito dei contadini dei villaggi, servizi sociali, scolastici e sanitari che rendessero redditi, speranze e qualità della vita superiori nei villaggi che nelle baracche di Doha.

Nessuno intervento strutturale per il controllo delle acque per evitare disastri ecologici e umani (frane straripamenti dei fiumi) e assicurare irrigazione ai campi tutto l’anno.

Nessun intervento (se non chiacchiere e reports finti) per mappare le zone più colpite da frane e straripamenti (che sono poi sempre le stesse) e mettere in pratica la tanto citata (dalle organizzazioni internazionali) disaster preparedness .

Nessun piano per agire nelle emergenze per salvare le vite, assicurare cibo e acqua potabile. Eppure anche qui sono sprecati convegni, incontri, stanziamenti di fondi.

Niente di nuovo, mi direte dall’Italia, guarda cosa succede qui.


Trasparenti come bottiglie di latte: onlus, bilanci, comunicazione

Settembre 24, 2009

bambino mozambicoA volte alcune sensazioni, parole, fatti, comportamenti danno il senso di un ambiente, di una tipologia di persone e delle loro teste. Se si finisce in un osteria dove tutti gridano, bestemmiano, s’inciuccano, si danno cazzotti e puzzano come capre, la sensazione è quella che è meglio cambiare posto e che la gente, magari brava, sarebbe comunque da evitare. Questo pensiero me l’ha veicolato una mail di Serena (una ragazza che ogni tanto commenta, con intelligenza questo blog). Leggiamolo:

Ciao Enrico, ieri sera mia sorella Elena viaggiava sul web e ha incontrato il blog di tale Beppe Cacopardo che si autoprofessa “consulente strategico e operativo di Comunicazione, Marketing Sociale e Fundraising, professionale ed etico”. Un po’ trombone, come prima sensazione. Fin qui niente, il Beppe fa un elogio del sito del CCS di cui tu hai parlato nel post scorso e di cui, giustamente, hai segnalato che si fanno tanto chiacchiere su trasparenza e altro ma il bilancio è stato nascosto. Esattamente l’opposto di quello che dovrebbero fare e fanno molte ONLUS e ONG. Poiché questo Beppe è un consulente (si presume pagato) della stessa organizzazione, pubblicizza con enfasi il loro sito e si occupa di queste cose, mia sorella ha messo un commento in cui chiedeva il perché della segretazione del bilancio. Il Beppe non l’ha pubblicato malgrado la sua retorica su trasparenza, comunicazione, etica e via predicando. Tu me lo spieghi? Una battuta: ma questi del CCS fra un Tutti a Tavola e “se sono magnati una pasta“, pensano solo a mangiare?

Cara e paziente Serena di cacopardi è pieno il bel mondo della cooperazione. La prima idea che mi viene è che l’omino (non in senso fisico perché pare ben messo) potendo offrire, come scrive nel suo sito in terza persona, “Come attestano i risultati di numerose case history, l’organizzazione nonprofit che sceglie la sua collaborazione sa di poter contare su una consulenza professionale….” sia stato un po’ intimidito del risultato della brillante campagna di Direct Mail forse dallo stesso partorita e allo stesso retribuita. Il “case history” non è stato incoraggiante: spesi euro 85.569 più euro 28.000 per “consulenza di comunicazione” (tutti soldi donati per i bambini ); incassati euro 9.616, Se fossi tu il responsabile di questa operazione non cercheresti di nasconderla anche ai parenti?     Figurati se il cacopardo ti pubblica il commento, lui è un teorico della trasparenza.

Siccome questi dati sono nel bilancio (se così si può definire) di  CCS Italia ONLUS e nessuno lo può vedere (forse solo i sostenitori) noi facciamo liberi tutti e lo pubblichiamo nei docs (a fondopagina)

Ma l’ambiente da osteria non si ferma qui. Ricorderai Andrea di Promodigital , lui si autodefinisce marketing and social media strategist in Linkedin,  in tempi più semplici era un venditore di spazi pubblicitari. Anche lui prometteva mari e monti, chiarezza e trasparenza, informazioni e notizie poi è sparito come un vampiro all’alba. Scriveva il 16 marzo 2009, un po’ piccato: In realtà non c’eravamo dimenticati di te e darti le informazioni che ci hai richiesto e che siamo ben lieti di darti a breve. Infatti siamo riusciti ad organizzare un incontro nella sede di CCS per avere ulteriori informazioni sulla loro causa e abbiamo richiesto la possibilità di avere i bilanci da te domandati…. Andrea”. La campagna di Web Marketing è costata solo euro 29.424 e gli ingenui bloggers,  che hanno copiato  il messaggio del CCS nel loro sito,  pensavano fosse tutta opera pia.  

Cosa strana nel bilancio della ONLUS: oltre le spese sopra elencate, troviamo altri euro 16.693 per “personale di comunicazione” ma cosa vuol dire? Non hanno già 27 persone dichiarate come dipendenti e con stipendi messi a bilancio (in parte spalmati sui progetti per far figurare più fondi ai beneficiari, a dir la verità) e, dunque, questi soldi dove sono finiti?

In sintesi, cara Serena, nel bilancio dichiarano d’aver speso euro 244.236 (oneri di promozione e comunicazione) e nel bilancio sociale di averne incassati 51.000 (altri 102.509 provengono dall’8per mille 2006). Non serve  pagare auditors certificatori come PKF per capire che hanno fatto una bella cazzata,  perdendo  euro 190.000 (soldi che qualche ingenuo sperava di aver inviato a un bambino del Nepal, della Cambogia o del Mozambico). Del resto lo stesso è accaduto l’anno scorso  con una perdita di euro 160.000 (forse anche lì c’era un cacopardo).  

Non sorpende che qualcuno, fra i donatori, se ne accorge e fugge (-20% nel 2007 e 25% nel 2008) e che nuovi non ne arrivino 1775 nel 2007 (risultati da campagne effettuate da altra direzione nel 2006) e 849 nel 2008.  Bilancio fallimentare. E, cara Serena,  il cacopardo (teorico della comunicazione CCS)  non pubblica il gentile messaggio di tua sorella.  

Il resto sono chiacchiere da osteria (o bilanci certificati che è lo stesso).

Notizia dell’ultima ora, il sito del CCS (24/09/09 ore 18) è stato aperto per accedere al bilancio. Siamo i guerriglieri della trasparenza, cara Serena (dopo soli due posts). Quindi, continueremo e terremo i bilanci nel blog. Non si sa mai che ci ripensano.


Qua se magna: ong, onlus e bilanci

Settembre 20, 2009

magna-mozambicoQualche anticipazione, in questo post, che approfondiremo in altri. Tanto in Nepal c’è il Dashain (la festa più importante) e tutto si ferma. I maoisti riempiono i mercati insieme ai sostenitori del governo e fermano manifestazioni, scioperi, pietronate ai membri dell’UML e del Congresso (i partiti maggiori che reggono il paese). Il monsone sta finendo (un po’ scarso e arrivato in ritardo) preannunciando una stagione calda e secca, con problemi seri per l’agricoltura. Che sia il surriscaldamento del pianeta? Può darsi ma, per ora risposte certe non ce ne sono. In compenso, il business della cooperazione internazionale si sta già muovendo, come è costume con gran workshops, convegni, reports, in Nepal (come ovunque, (Bangkok, Copenaghen, Bonn, Barcellona, e via per il mondo). Il famelico circo dei burocrati delle Nazioni Unite e delle INGOs ha fiutato il business e un altro settore per mantenersi, quello del climate change. Iniziano a produrre reports, analisi inventate, progetti cartacei per succhiare soldi ai donatori (cioè a noi che paghiamo le tasse e a qualche ingenuo che ci crede e molla qualche soldo). Il Nepal, con i suoi immensi ghiacciai,  che da decenni si stanno restringendo come una maglietta lavata alla temperatura sbagliata, è uno dei palcoscenici centrali per la grande recita. Qualcuno già allarga le tasche come gli inutili della piramide sull’Everest e qualche NGO italiana che s’è attaccata al carro.

Non per niente è sceso in campo il Gran Visir degli scrocconi, l’ex segretario delle Nazioni Unite (super contestato al tempo: gran giro di mazzette per Oil For Food, alla faccia degli iracheni, in cui rimase invischiato anche il figlio Kojo, nome che è tutto un programma). Il furbacchione, come tutti i politicanti bolliti grandi e piccoli (Prodi, Craxi e i meno noti Stefano Zara, Fernanda Contri) s’è infilato in qualche organizzazione umanitaria. Kofi, da buon astuto commerciante, ha fiutato il filone e ha sfornato un bel rapporto (dal titolo immaginifico e con un po’ di morti per condirlo, lui dice 300.000 all’anno per i cambiamenti climatici), per raggranellare qualche spicciolo (e scampoli di visibilità) per il suo fantomatico Global Humanitarian Forum: The report (The Anatomy of a Silent Crisis’) launched by Kofi Annan, President of the Global Humanitarian Forum, in London .

Queste notizie e le prime informazioni che giungono dall’amico Max da Londra su una sua sommaria analisi di alcuni bilanci (appena depositati) da ONLUS\ONG nostrane, spiegano il titolo del post. Ho preso spunto concreto da una NewsLetter (che dovrebbe raccontare le attività dell’Associazione) di CCS Italia Onlus. “Enrico and Andrea si sono “magnati ‘na pasta” con alcuni rappresentanti paese delle principali ONG italiane presenti in Mozambico (CESVI, ISCOS, CIES, Share…) per sentire le loro esperienze nel Paese”. Niente di male, per amordiddio in realtà, ma dà un po’ il senso del sistema. L’originale è a disposizione e mi è stato inviato da un collaboratore pentito (che comunque s’è beccato una lauta liquidazione, tanto sono soldi dei bambini).

Contemporaneamente mi scrive un altro ex collaboratore del CCS dal Mozambico: del ccs le notizie non sono buone, non fanno quasi niente, aiuto ai bambini quasi zero, i soldi se li mangiano in stipendi, affitti di casa e ufficio, automobili diesel, manutenzione. Vuoi sapere l’ultima, un dipendente mozambicano se comprato un land cruiser pajero costo 40000-50000 dollari, benzina, 6 cilindri .Antenna parabolica in casa, e una piccola famiglia da mantenere 10 persone. E aggiunge, parlando della costruzione delle scuole: quando lavoravo io le scuole che costruivamo costavano un terzo rispetto a quelle fatte da loro; i loro costi sono uguali a quelli di un’impresa, ma loro non pagano iva contributi per i lavoratori tasse ecc. Come potresti giustificare i land cruiser costruzione di case e altro?

Dalla Cambogia aggiungono: come è possibile che chiedano ai sostenitori euro 7.000 per costruire 1 (una) classe (vedi loro sito) di 20\30 mq con un costo di euro 280 al mq. (in campagna dove i costi sono più bassi) quando un cambogiano ha un reddito procapite di euro 600 all’anno. Per una famiglia e una casa di 60 mq servirebbe il reddito totale annuo di 30 anni per costruirsela. Notizie tristi che ci inducono a preparare un post con alcune informazioni utili a tutti: quanto costa costruire una scuola in Nepal, Mozambico e Cambogia. Quando lavoravo in Nepal mi ero fatto fare un progetto,  da una società privata,  sul prototipo di una scuola primaria ( 5 classi, aula segreteria, bagni e serbatoi per l’acqua), e il costo totale ammontava (rivalutati) a euro 18.000.( Il progetto è a disposizione). Cosine che è utile sapere quando si guarda un bilancio di una ONLUS\ONG.

Il caro Max mi anticipa che, rispetto alla sua analisi (sempre limitata) fatta lo scorso anno si registrano alcune curiosità: Save The Children Italia ha ancora il bilancio fermo al 2007; Intervita pubblica un dei bilanci più sintetici mai visti (Conti Chiari, hanno il coraggio di scrivere nel sito); quello di CCS Italia è segretato e visibile solo ad utenti dotati di passwords (alla faccia del processo avviato a fine 2006 dal nuovo Consiglio Direttivo e orientato a perseguire la massima trasparenza, come scrivono nel sito). Altri bilanci, in fase d’analisi, sono invece molto descrittivi come quello di TDH e Amici dei Bambini. Almeno fra quelli visionati. La chiarezza formale è già un passo, visto il settore. La sostanza, mi anticipa Max, è spesso e purtroppo un’altra cosa

Registra, inoltre, il dato generale del calo dei finanziamenti, aumento dei costi di marketing, diminuzione dei fondi destinati ai beneficiari, a causa dell’aumento delle spese fisse (in rapporto al calo d’entrate) della struttura. Di gran moda i Bilanci Sociali, carichi di fotografie dei beneficiari e di maree di parole autoreferenzianti, nonché, a volte,  di immani polpettoni, per confondere i donatori; qua c’è lo zampino della schiera di Fund Raisers, professione cresciuta negli ultimi anni e affollata da espulsi dal mondo del lavoro. Scoppiata, anche la moda, delle certificazioni di qualità e degli auditors di bilancio. Un fenomeno già tristemente noto per il profit dove il controllore è pagato dal controllato con i risultati visti (Parmalat, Cirio, banche americane e via discorrendo). Anche qui è l’immagine, la forma e il marketing che impera.

Poi, come anticipazione, ci sono casi tristi come quello dei poveretti (specie i beneficiari e i sostenitori) di CCS Italia e della schiera di consulenti (web marketing, fund raising, comunicazione) che paga con i soldi, teoricamente, destinati ai bambini sostenuti. Lì hanno investito euro 85.569 per una brillante campagna di Direct Mailing (che fa il paio con il Tutti a Tavola dello scorso inverno) ricavandone euro 9.616 (scrivono nel loro bilancio segreto). Eppure avevano usato un testimonial d’eccezione, l’onnipresente (dai socialisti craxiani ai giorni nostri) e inossidabile Fernanda Contri, l’eterno e ben remunerato protettore del sistema genovese. Forse per questo, da quando è Presidente del CCS e testimonial dello stesso, l’organizzazione perde il 20% di sostenitori all’anno. Si dice che sarà la prima poltrona da cui fuggirà per sua volontà. Il resto nei prossimi post.


Un bel anno, almeno per questo blog

Agosto 10, 2009

incontro con le scuole a SarsyurkarkaSi scivola nell’estate, fra piogge dei monsoni in calo (circa il 50% in molti distretti in India e Nepal) che prefigurano crisi idriche e alimentari per il prossimo futuro. Dove piove la diarrea imperversa insieme alle frane. Tutto sempre e troppo uguale. I fancazzisti delle consorterie internazionali sono tornati a casa per le vacanze, nessuno ne sente la mancanza se non i bordelli di Phnom Penh e i casinò e hotels di Kathmandu.
L’Asia si ferma nel caldone e il Nepal, già immobile, non riesce a governarsi lasciando ingigantire i problemi: di sicurezza (hanno chiuso le imprese di Balaju a Kathmandu), di gestione della cosa pubblica (scuole, sanità, leggi). I maoisti scendono nelle strade, i 400 morti di diarrea sono finiti in trafiletti nelle pagine interne dei giornali, i prezzi aumentano sganciando tante persone dal sistema economico.
E’ questo un problema globale: i prezzi dei generi di prima necessità sono aumentati del 50% nel mondo nell’ultimo anno, tanta gente, ovunque,  non c’è la fa più. Chi ha privilegi, potere, soldi li difende con le unghie e se ne impippa del resto. In questo senso tutto il mondo è paese.
Ci rifugiamo nel nostro blog, per ringraziare gli oltre 27.000 visitatori di questo primo anno riempiendoli di statistiche.
Ci hanno visitato da 83 paesi: in testa Italia, Nepal, USA (stranamente), Cambogia, India, Mozambico e tutti i paesi europei. Poi spicca Hong Kong, la Thailandia e paesi sorprendenti: Libano, Senegal, Georgia, Lituania, Russia, Giappone, la Città del Vaticano, l’Afghanistan, il Congo.
Tante persone hanno visitato i post sull’adozione a distanza e sul triste (per i beneficiari) sistema delle ONLUS\ONG. In testa alla classifica compare anche quello sul film Slumdog e quello sul pezzo di sistema politico-affaristico che succhia nel pubblico e anche in una ONLUS a Genova.
Tanti anche i commenti, con qualche poverello come i contaballe di Promodigital e qualche ingenuo difensore della congrega di politici che sta distruggendo, prima della fuga, l’ONLUS CCS.
Questo è tutto, ho scritto il post come  forma indiretta di ringraziamento per chi lo segue, e fluisce anche sulle tante persone che hanno collaborato agli articoli e che stanno lavorando, malgrado mafie e consorterie, per i beneficiari.


Anche in Mozambico non si scherza

Luglio 7, 2009

mozambicoSono andato qualche volta in Mozambico dove si respira un aria mista, un po’ europea almeno nelle città. Beira sembra appena uscita dalla guerra (del resto durata ufficialmente fino al 1992) s’aggirano vecchi portoghesi residui dell’impero, poco traffico, strade dissestate. Questi mangiano montagne di verdure bollite (specie patate) nei baretti ex-coloniali, quando possono corrono a Maputo ad ascoltare il fadoVillankulos e Pemba (e le stupende isolette vicine) sono state scoperte dal turismo e i sud-africani hanno costruito belle lodges. Maputo e l’area circostante è stata trainata dallo sviluppo del vicino Sud-Africa e le case sul lungomare fra cui la residenza di Mandela (e, si dice della sua amante) sono state occupate dai burocrati ( e amici) del Frelimo, il movimento marxista (ora convertito al libero mercato) che vinse la guerra. All’opposizione il Renamo, un tempo appoggiato da USA, cinesi e Sud-Africa per constratare la forte spinta sovietica nella regione. Oggi i cinesi sono i veri vincitori: costruiscono strade, sfruttano le risorse minerarie, fanno commerci, danno aiuti vincolati al business. Non solo in Mozambico ma in quasi tutta la regione sub-sahariana.

Fra qualche mese, ad ottobre, le elezioni,  che si faranno, anche qui, in presenza di una strisciante crisi economica. Le esportazioni sono calate del 36% (primo trimestre 2009), specialmente quelle di alluminio la principale, gestita dalla potentissima Mozal (ben messa con il governo, i donatori internazionali e d’origine anglo-australiana). 1000 dipendenti fra i meglio pagati in questa parte di mondo. La Mozal dovrebbe trainare investimenti stranieri in nuovi grossi impianti localizzati nel Beluluane Industrial Park, l’area industriale appena costruita nei pressi della capitale. Lodi e critiche al progetto: scuole, sanità, assistenza sociale sono assicurate ai dipendenti (prossimi per l’intera area a 5000); niente ricadute sulle aziende locali (e , dunque, sullo sviluppo economico diffuso) perché tutti i materiali ed esperti arrivano dal Sud- Africa o dall’estero.

La Mozal è una potenza: l’alluminio pesa per i 2\3 sulle esportazioni mozambicane e copre la metà della crescita del PIL (che nel 2008 è stato un bel 7%). Armando Guebuza (presidente) e il potentissimo e inossidabile Joaquim Chissano guardano con preoccupazione al crollo dell’alluminio, del gas naturale (-50%) e dei prodotti agricoli (cotone, noci, tabacco, legname, -30%) e al coseguente dimezzamento della crescita del PIL (si preannuncia un PIL in crescita per il 2009 solo del 4%), non sufficiente a ridurre la povertà, combattere l’aids (1,5 milioni affetti) e la malaria (5 milioni colpiti), estendere l’educazione nelle aree rurali (2\3 della popolazione) come era nelle intenzioni di governanti e donatori. Aumenta la migrazione verso il Sud Africa e scoppiano disordini con i locali (22 stranietri uccisi nell’ultimo mese).

Quindi, malgrado il naturale sviluppo dell’economia e del mercato: trasporti, comunicazione, conoscenze, reddito, educazione, sanità, permangono elevati gli indicatori di povertà che pongono il paese, malgrado l’enorme sviluppo degli ultimi anni, in fondo alla classifica dei paesi più sfigati: 167 su 179. In teoria, accanto al mercato, avrebbe dovuto agire la gran ghenga della cooperazione internazionale che qui ha riversato fiumi di miliardi e innumerevoli politici (molti dei quali italiani, dato che il Mozambico è il paese che riceve, tramite le ONG, il più alto obolo dalla cooperazione italiana).

Uno spicchio di cosa fanno questi proviene da un collaboratore italiano, che lavorò per 10 anni per CCS Italia (abituale esempio citato dell’inefficienza e cialtroneria delle ONG). Leggiamo cosa mi scrive (la sua mail è disponibile per i malfidenti) e per quei poveretti di Promodigital (spariti dala circolazione dopo le promesse di documentazione) che hanno pubblicizzato questi succhia soldi.

“Sono 3 anni non hanno fatto quasi nulla bel modo di fare cooperazione fanno una o due distribuzioni l’anno 50 o 60 mila meticais. 20 dollari (in Italia raccolgono euro 250 a bambino ndr) circa questo piu o meno l’aiuto che riceve un bambino all’anno. Tempo fa c’erano qui degli ispettori (i perdigiorno della teorica, ma costosa certificazione di qualità ndr) per vedere se tutto era in regola hanno dichiarato che tutto era perfetto chissa a chi hanno chiesto informazioni forse in qualche hotel a 5 stelle a Maputo. comunque questa è la cooperazione che fa il CCS (Centro Cooperazione Sviluppo ONLUS) qui in Mozambico”.

Questa mail fa mucchio con quelle provenienti dal Nepal e con l’incredibile storia dei Boat INGO People dalla Cambogia (progetti per favorire l’ammortizzamento di barche dei cooperanti come si legge). Per farci qualche altra risata aspettiamo il bilancio, che per vergogna forse, quest’anno è stranamente in ritardo.


Re D’Asia

Giugno 30, 2009

Gran mangiate di dahichura (riso battuto), innaffiate dal chang, riso o orzo fermentato nei villaggi del Nepal per celebrare l’antica festa dell’inizio dei monsoni. Quest’anno in ritardo di due settimane (evento mai accaduto9 ma finalmente arrivato. ” The fluctuating weather system over the Bay of Bengal and northern India had pushed this year’s monsoon some two weeks back, against the early forecast of weathermen. Monsoon normally begins in the second week of June” dicono dal Dipartimento di meteorologia. Si preannunciano piogge torrenziali nei prossimi giorni che faranno felici gli agricoltori ma non chi abita lungo i fiumi, non curati e sempre pericolosi in questo periodo.

Senza il monsone il Nepal non mangia poiché solo il 21% della terra coltivabile è irrigata artificialmente, malgrado 40 anni di progetti internazionali dedicati all’acqua. Come ogni anno esploderanno epidemie di difterite nel Terai (acqua inquinata) e frane e straripamenti faranno fuori centinaia di persone e villaggi. Non è portare sfiga ma è un tragico evento che si ripete ogni anno anche qui malgrado miliardi di euro spesi per gestire i disastri. Inoltre il governo non governa e dunque tutto si fa più difficile. Segnale positivo: il Comitato Centrale dei maoisti ha rigettato la linea del duro Mohan Baidya (a dire il vero anche lui poco convinto) per un ritorno alla guerra popolare e accettato il morbido Prachanda che chiede un governo d’unità nazionale. Ipotesi accettabile anche dagli altri partiti e dall’India che sta manovrando per stabilizzare il paese.

La democrazia ottocentesca, fatta di riti, elezioni, spartizioni non sembra più funzionare (già diceva qualche anno fa l’amico politologo Francesco quando era in forma (carico). I tempi sono cambiati, le società più veloci, i diritti rappresentati dalle opportunità economiche più che dal voto e, quindi, bisogna cambiare tutto. La soluzione, valida anche per la dissestata (politicamente Italia) è votare solo per una lista di ministri, senza più parlamento, controllati da efficienti (non come accade adesso lottizzate e controllate dai controllori) corti costituzionali e dei conti. Se il governo fa dei casini, la sfiducia viene data dalla maggioranza dei governi regionali (eletti con lo stesso sistema). E, secondo, lui tutto fila senza tante perdite di tempo e soldi per la nomenclatura (nazionale, regionale, comunale, etc.). Un ipotesi da rivalutare quando si è meno carichi.

Norodom SihamoniIn Asia si è piantata anche l’alternativa monarchica che, anche quella, almeno qui non funziona. Troppo somari i sovrani. L’ex re Gyanendra Shah sta per compiere gli anni, isolato nel suo cottage a Nagarjuna non si è fatto più sentire ma sta preparando un discorso alla nazione, annunciano i suoi scarsi seguaci. Probabile contenuto: peggio di così non si può andare, i partiti si sono dimostrati ancora una volta inefficienti e corrotti, meglio che torni io. Come già scritto, è troppo tardi, poteva abdicare prima a favore del nipote, e non attirarsi le antipatie indiane e occidentali.

Il suo compleanno non muoverà più cavalieri, elefanti, popolo come accadeva nel passato. Stessa sorte, almeno per il compleanno, sembra subire il dimenticato Re della Cambogia Preah Karuna Preah Bat Sâmdech Preah Bâromneath Nai Preah Reacheanachakr Kampuchea, più noto come Norodom Sihamoni. Lui ha sempre preferito fare il ballerino più che il monarca ed è stato completamente soffocato dal potente, dinamico e populista primo ministro Hun Sen. Il padre, Norodom Shianouk, si è ritirato a Pechino dopo aver governato la Cambogia per 60 anni quando si accorse che, per anzianità, malattie, situazione politica non poteva contare più niente nel suo paese. Abdicò nel 2004 e fra la ventina di figli (legittimi e no) che generò durante il suo regno, gli fu imposto quello meno simile a lui. Timido e schivo, non amante delle donne, senza prole, privo del carisma populista e dell’arte del barcamenarsi del padre è finito a 55 anni a portare fiori all’ambasciata della Corea del Nord, che, sembra, fornisca nerborute e disponibili guardie del corpo (in senso stretto) al sovrano,  large basket of flowers to the DPRK embassy in Phnom Penh on the occasion of the birthday of General Secretary Kim Jong Il. Written on the ribbon of the basket were letters reading “Glory to H.E. Kim Jong Il, the great leader of the Democratic People’s Republic of Korea. Cambodian King Norodom Sihamoni.” Scrivevano i giornali qualche giorno fa.

L’unico che se la passa bene (e detiene potere reale) è il Re della Thailandia (Bhumibol Adulyadej o Rama IX), amato dalla sua gente e gran controllore dei potenti generali e dell’esercito.