La Ruota gira per il Tibet.

Novembre 14, 2009

la Ruota del Dharma-TibetLa visita del Dalai Lama all’antico Gompa di Tawang nel nord-est dell’India (Arunachal Pradesh) ha risvegliato un po’ di tensioni, fra Cina e India, e rimesso all’attenzione la questione, quasi spenta, tibetana.

Tanto, il posto è suggestivo. Tawang un tempo era territorio tibetano, grandi vallate e alte colline con dietro l’Himalaya, abitate dai Monpa (gruppo tribale d’origine tibetana). Per gli indiani  riporta alla memoria il conflitto del 1962 quando truppe cinesi scesero fin qua sotto. Fra colline piene di orchidee, si combattè duramente e gli indiani (fra cui i gurkha nepalesi) riuscirono, finalmente,  a bloccare i cinesi prima che scivolassero nelle piane dell’Assam.

Un armistizio e successivi accordi rimisero tutto come prima, ma la questione dei confini rimane aperta. India vorrebbe indietro 43.180 Kmq in Jammu e Kashmir, più altri 5.180 ceduti al Pakistan nel 1963. La Cina reclama 90.000 chilometri quadrati, cioè gran parte dell’ Arunachal Pradesh.

Ancora prima,  Il grande Gompa bianco di Tawang,  sdraiato ai piedi di una collina,  ospitava 600 monaci della scuola dei Berretti Gialli Geluk Pa (a cui appartiene il Dalai Lama); la leggenda vuole che il luogo in cui fu costruito il monastro-fortezza fu scelto dal V Dalai Lama (siamo intorno al 1680), grande politico e creatore del Tibet moderno, a cui l’attuale sua emanazione Tenzin Gyatso s’ispira.

Un sacco di gente è venuta a salutare il Dalai Lama, bandiere tibetane (subito rimosse dalla polizia) e della preghiera riempivano le strade di montagna che salivano nel remoto West Kameng (il distretto) rimpiazzando i turisti indiani (qui numerosi) e le troupe cinematografiche di Bollywood, che amano queste colline, cascate, ruscelli per ambientare i loro polpettoni.

La diatriba fra Pechino e Delhi è durata poco, gli indiani, astutamente, hanno fatto finta di niente “I do not visualise any conflict on the border dispute between India and China,” ha dichiarato il potente ministro delle finanze Mukherjee “We have an institutional arrangement. Though there are divergences of views but, in the form of the special representatives of the Prime Ministers of both countries, they meet regularly — up to now more than a dozen meetings have taken place,”. “Both prime ministers agreed to maintain peace and tranquillity on the border and our economic cooperation, particularly trade, which is expanding very fast,“. In effetti, essendo merci in competizione, il commercio fra i due giganti asiatici era scarso ma, il mese scorso, il PM Manmohan Singh e quello cinese Wen Jiabao hanno tenuto un incontro in Thailandia per smuoverlo. Intanto il libero mercato sta già operando, con un intenso contrabbando di prodotti elettronici cinesi attraverso le bucate frontiere nepalesi.

Aggiungiamo che il Dalai Lama aveva già visitato Tawang e il vicino Gompa di Urgelling (dove nacque il poeta gaudente VI Dalai Lama) senza tanto chiasso da parte dei cinesi che sembrano, oggi, i migliori propagandisti del governo tibetano in esilio.

La realtà è, come già scritto in altri posts, che la questione tibetana (dal punto di vista politico) è fatta solo di chiacchiere; a nessun governo interessa, crea imbarazzo (vedi visita del Dalai Lama a Roma, il prossimo 18 novembre), e non ha speranza di soluzione se non una progressiva integrazione dei tibetani (in Tibet) nell’economia e amministrazione cinese. . Il tempo per fare qualcosa è finito, per interessi geopolitici, negli anni’60 quando tutti i governi occidentali, l’India e le Nazioni Unite se ne fregarono dell’occupazione cinese.   Anche gli stessi tibetani sono ormai, naturalmente, proiettati nella realtà                     

A Lhasa i giovani tibetani vorrebbero essere integrati nell’ amministrazione pubblica, lavorare o poter migrare in cerca di fortuna. A Dharamsala (sede del governo in esilio) i giovani tibetani hanno gli stessi modelli culturali dei loro coetanei indiani e anche loro vorrebbero andarsene in Europa o USA dove tanti loro connazionali non sela passano male. In Nepal, dove tutti amano il casino, ogni tanto protestano ma poi tornano tranquilli a fare business con successo, chiedendo magari di essere considerati regolari e non discriminati dalla polizia e dalle autorità locali. Lo stesso Karmapa (terza autorità spirituale) Lama Trinley Dorje, 24 anni, s’è impallato con i videogiochi.

La questione tibetana è tenuta viva da minoranze d’intellettuali,  politici con i soldi dei  dharma people occidentali, finchè resterà di moda ovvero fino a quando non girerà la Ruota delle Vita e lo spirito dell’attuale Dalai Lama troverà sede nel corpo del suo successore (anche se le profezie dicono che lui sarà l’ultimo Oceano di Salvezza).

Allora saranno problemi. I cinesi, come è accaduto per la seconda autorità religiosa del Tibet (il Panchen Lama) imporranno un loro candidato, la diaspora tibetana si spaccherà fra i filo-cinesi di Shugden e il governo in esilio; finita la querelle la questione tibetana dimenticata. Sarà difficile trovare un personaggio carismatico e intelligente come l’attuale Dalai Lama, un periodo così adatto per diffondere gli insegnamenti di Buddha.

Vediamo cosa sta già accadendo per i musulmani Uighuri (scontri feroci nello scorso luglio nel Xinjiang. Nei giorni scorsi, ufficialmente sono stati condannati a morte 9 manifestanti “The first group of nine people who were sentenced to death recently have already been executed in succession, with the approval of the Supreme Court,” ha dichiarato Hou Hanmin, portavoce del Governo dello the Xinjiang. Qualcuno l’ha saputo, qualcuno ha protestato?                  

  E’ importante che del Tibet rimangono insegnamenti, idee di vita, suggestioni utili per tutti come ricorda il viso rilassato e sorridente del grande Buddha di legno dorato di Tawang, le antiche tanke conservate, l’armonia e bellezza del tempio.


India: le immense elezioni

Aprile 17, 2009

elezioniindiaSono iniziate le lunghe elezioni indiane (dureranno un mese). Una riga di candidati (1425) si contende i voti di oltre 700 milioni di persone. Una cosa incredibile se pensiamo che dalle ultime (2004) gli elettori sono aumentati di 42 milioni. I maoisti indiani vogliono imporre il boicottaggio e hanno iniziato ad attaccare seggi e polizia nelle regioni nord-orientali dove sono più forti (16 morti). La gente comunque vota e l’affluenza è alta. Nei villaggi ancora i voti si comprano e vendono:  i potenti minacciano e promettono, i poveri gli toccano i piedi e si fanno imporre le mani sulla testa, biglietti da 100 rupie (1,5 euro) bastano a comprare qualche voto. Nelle città i mezzi sono più moderni: la televisione, i divi di Bollywood e i giocatori di cricket.
Dagli amici indiani (delle città) giungono previsioni a favore del Congresso che, malgrado tutto, dà più garanzie alla borghesia urbana per mantenere il paese sulla strada di un rallentato sviluppo (quest’anno si stima solo 5% di crescita del PIL).
Per me l’India è troppo grossa e queste elezioni paurosamente immense. Centinaia di partiti locali (fra i quali sembra emergere come terzo polo di Kumari Mayawati, la donna che ha governato lo stato più grosso dell’India (Uttar Pradesh) e che dirige il partito dei Dalit (gli intoccabili, 20% della popolazione) il Bahujan Samaj Party. In realtà, nelle liste, ci sono più brahmini che Dalit. E la moltitudine di candidati e di dichiarazioni contraddittorie che fanno già presagire l’abituale compravendita (potere e\o soldi) degli eletti.
Al comando dei due gprincipali partiti e delle rispettive coalizioni, due grandi vecchi: Manmohan Singh (Partito del Congresso), 77 anni, attuale capo del governo e Lal Krishna Advani, capo BJP (Bharatya Janata Party) di 81 anni.
Advani era uno dei leader principali della RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh-Forza vVolontaria Nazionale) una delle organizzazioni nazionaliste hindu che generò il BJP, implicata nella morte del Mahatma Gandhi. In tempi più recenti, Advani marciò su Ayodhya nel 1992, contribuendo a scatenare la ” rivoltà hindu” e il massacro di centinaia di musulmani i nel 1992. Non sorprende che ciò preoccupi per le tensioni che si potrebbero creare se a BJP government will make Christians and Muslims feel like second-class citizens.
Poi c’è la Babi Brigade, tanti giovani candidati che vorrebbero rappresentare gli elettori con meno di 35 anni, il 65% della popolazione.
Anche qui, nella marea, saltano fuori come in un film di Bollywood,  il Buono Rahul Gandhi (Congresso) e il Cattivo Varun Gandhi (BJP). Cugini e ultimi rampolli (sui 35 anni) della dinastia iniziata da Nerhu che ha sempre governato, direttamente o indirettamente l’India. Most are Pamela Andersons of politics, cashing in on the oomph factor. ‘Babewatch’ rules. Pamela had silicone in her breasts. Desi Babes have silicone in their brains, scriveva di luesti ragazzotti  un editoriale del Times of India.
Rahul, bello e solare, fa discorsi di estremo populismo sempre ben accettati nella provincia. Varun è finito in galera per aver minacciato i musulmani di distruzione, con il disco sacro di Vishnu, anche qui un po’ di successo fra le alte caste delle campagne, chs stanno perdendo prestigio, potere e ricchezza.
Varun è figlio di Sunjay Gandhi, il figlio prediletto di Indira, gran trafficone, e istigatore del periodo dell’Emergenza (1975) nel quale preparò le liste degli oppositore da imprigionare o ammazzare. Il grande silenzio della democrazia indiana come lo definì V.S. Naipaul. Anche allora l’altro figlio Rajiv (padre di Rahul) rappresentò il Bene, riportando l’India alla normalità, malgrado il matrimonio con Sonia (“la spia del Vaticano” come è definita dagli ultrà Hindu).
Come nei film e nei cicli cosmici indiani, anche qui, nella mondanità delle elezioni tutto si ripete. Sulle note dell’inno del Congresso, ‘Jai ho…” , la canzone del film Slumdog Millionaire, il Congresso si prepara a vincere, assicurano dall’India, anche se, come scrisse lo scrittore indiano Arundhati Roy dopo la vittoria del Congresso nel 2004, But even as we celebrated, we knew that on nuclear bombs, neoliberalism, privatization, censorship, big dams–on every major issue other than overt Hindu nationalism–the victorious Congress Party and the nationalist Bharatiya Janata Party (BJP) have no major ideological differences. Un po’ come ovunque si celebra il rito ottocentesco della democrazia, forse oggi divenuta forma.
Le elezioni indiani sono attese dai politicanti nepalesi: una vittoria del BJP porterebbe a una ripresa dei fragili tentativi monarchici e a un  inasprimento delle tensioni con il governo maoista; la vittoria del  Congresso è vista con speranza dall’opposizione (Congresso e militari) per avere una forte sponda per proporre alternative al governo. In attesa degli eventi tutti vanno in Cina a cercare soldi ed aiuti, si vocifera di un suggerimento di Pechino per unire i due partiti comunisti al potere (maoisti e UML) per giungere a un forte partito comunista sul modello di quello governante in Cina. In Nepal tutto può accadere anche che i militanti dei due partiti smettano di picchiarsi e s’uniscano per il potere. L’avvicinamento con la Cina non è partito, comunque, bene. Il trattato d’amicizia fra i due paesi proposto e inviato in questi giorni da Pechino, ancora parlava di Kingdom of Nepal, suscitando ilarità nei giornali d’opposizione nepalesi. Sicuramente i cinesi preferivano quel tipo di governo, meno incasinato


Naples o Nepal, incredibili storie di migranti

Aprile 10, 2009

somaliI nepalesi, sappiamo, sono abituati a proteste di ogni genere. In questi giorni è il turno dei famigliari di un giovane steso da un auto dell’ Ambasciata americana che chiedono compensi, e lamentano (forse a torto, l” abbandono da parte dell’ investitore. Fatto strano perché di norma le auto degli stranieri dovrebbero essere assicurate. Ma ancora più strano è trovare gruppi di rifugiati somali a protestare davanti alla sede del Governo, il grande (e bello) Palazzo bianco del Singh Durbar, ereditato dai brillanti principi Rana.
La storia ha dell’ incredibile. Un gruppo di 72 per fuggire alla tragedia di Mogadiscio s’ affida a un’ agenzia di trafficanti d’ esseri umani (Hayat Agency) che gli promette, in cambio di una somma di denaro di migrare a Napoli (in inglese Naples), da lì s’ apriva l’ Eldorado della ricca Europa.
Invece di finire a Naples il gruppo di esuli finisce in Nepal per un banale errore di pronuncia,  di comprensione o il solito truffone. I found that I had been cheated only after I had landed in Nepal, a place that I’ve found to be far different from what I’d imagined Italy ’s Naples to be, racconta ai giornali uno degli ingenui migranti.
Ciò accadde nel 2006 e da allora vivono come rifugiati a Kathmandu, sostenuto con un sussidio di Rs. 4500 (euro 45) che permette poco anche  qui.
I loro cartelli chiedono di non essere dimenticati (come sta accadendo da tre anni) e di trovare futuro e lavoro in un posto che dia qualche prospettiva in più del Nepal, anch’ esso terra di poveri migranti.
A Thamel la polizia è intervenuta contro un gruppo di dimostranti tibetani arrestandone una trentina. Protestavano per le sentenze di condanna a morte di due partecipanti alle dimostrazioni del marzo 2008 a Lhasa (l’ auspicio probabile è che verranno tramutate, come per altri 5 condannati , in anni di detenzione).
Il governo cinese sta manovrando con estrema durezza sia in Tibet che nel paludoso mondo della diplomazia internazionale per isolare il Dalai Lama. Anche il bulletto Sarkosy (dopo il Sudafrica) si è umiliato davanti al premier cinese Hu Jintao, firmando una dichiarazione sull’ appartenenza del Tibet alla Repubblica Popolare, nell’ ultimo vertice dei G 20.
Il governo nepalese aveva anticipato, prendendosi una riga d’insulti dai moralisti internazionali, questa politica tragicamente realistica. Come Sarkosy saranno felici anche i tour operator nepalesi che hanno visto un calo del numero dei turisti a causa della chiusura del Tibet, la sua riapertura promette l’ arrivo di qualche dollaro\euro in più.


In Nepal: studenti in piazza, politici in India

Marzo 20, 2009

pneumaticoFra meno di un mese ci saranno elezioni integrative dell’Assemblea Costituente, un buon test per vedere se i partiti di governo e, specialmente, i maoisti subiranno perdite di consensi dopo i primi 10 mesi di governo, non brillanti.
In questi giorni fra immensi disordini, scontri e qualche bomba (il tutto ha provocato un morto a Jhapa (Terai orientale) hanno avuto luogo le elezioni dell’ Free Students’ Union, organizzazione rappresentativa degli oltre 400.000 studenti delle università pubbliche: Tribhuvan University (TU) e Mahendra Sanskrit University (MSU), composte, rispettivamente, da 160 colleges e 13 affiliati, distributi a Kathmandum Pokhara e nel Terai.
La FSU fu costituita nel 1979 e fu, un primo segnale, dell’inizio del processo di democratizzazione in Nepal concluso con la costituzione del 1990. Allora, migliaia di studenti, protestarono in tutto il paese, si picchiarono con polizia ed esercito per chidere la fine del regime monarchico senza partiti del Panchayath.
Oggi, con la democrazia, le cose sono cambiate e si picchiano fra di loro. Scontri, abbastanza regolari, fra le tre sigle principali in cui si riuniscono gli studenti NSU (partito del Congresso), ANNISU-R (Maoisti) and ANNFSU (UML-comunisti moderati). Anche se gli ultimi due sono insieme al governo non hanno risparmiato pestaggi trasversali.
Ai gruppi tradizionali si sono uniti gli studenti etnici: Limbuwan Students’ Council (LSC) che per non restare indietro ha distrutto il Campus di Panchtar; altri gruppi  chiedevano rappresentanze su base proporzionale e regionale.
Insomma, una settimana di scontri anche con la polizia che hanno bloccato la Valle di Kathmandu e molte città e strade del Terai.
I risultati delle elezioni segnalano un fatto significativo, cioè la vittoria degli studenti affiliati all’UML, i comunisti moderati dati per eterni sconfitti dopo le scorse elezioni; membri del governo ma in posizione spesso dissidente.
Segnali che vedremo se saranno confermati nelle prossime elezioni di medio-termine di aprile, importanti per capire quanto i maoisti abbiano stancato la gente e quanto l’opposizione può premere.
In questo contesto s’inserisce l’ andirivieni di esponenti politici nepalesi e dell’ex-re Gyanendra in India. Anche lì ci saranno a breve le più importanti elezioni generali.
I nazionalisti hindù del BJP fanno, come tradizione, sponda a Gyanendra che spera in un appoggio indiano per rimettere in pista il piccolo principe Hridayendra principe Hridayendra come futuro e potenziale nuovo sovrano al posto del pazzo Paras (figlio di Gyanendra). Il piccoletto è ben visto dalla popolazione e, forse, se questa operazione fosse stata fatta un anno orsono, la monarchia sarebbe ancora, almeno formalmente, al potere. Il sovrano ha avuto incontri con Sonia Gandhi e  con diversi esponenti politici del Congresso indiano.
Anche l’ex-primo ministro Koirala e la sua corte è sceso in India per tramare qualche piano, visto il soggetto. Questi movimenti hanno insospettito i maoisti che li hanno ripetutamente bollati come richiesta d’ingerenza negli affari nazionali, fino a convocare l’ambasciatore indiano e nominare un maoista (ex preside di una scuola) ambasciatore del Nepal in India, scontentando tutti.
Si sussurra che l’opposizione (Congresso, esercito e, in futuro partiti Madhesi) stiano cercando un appoggio indiano per dare una spallata vigorosa al governo maoista, contando sulla crescente disaffezione della gente e sul caos che regna nel paese. Anche l’altro partner di governo l’UML (ancor più oggi con il successo fra gli studenti) sembra pronto a lasciare la barca, piena d’acqua,  guidata dal maoista Prachanda.
Malgrado quanto scritto in giro, la Cina se ne impippa del Nepal e dei maoisti al governo. Certo, cerca, d’infastidire l’India, di allargare i commerci della sua spazzatura, di non avere fastidi dai tibetani\nepalesi, di esercitare un certa influenza (che, comunque, ha da secoli sempre esercitato); ma solo pochi pazzi possono pensare a un estensione del suo controllo\egemonia sul Nepal. Troppi i legami sociali, culturali, geografici, linguistici, ed economici con l’India. Infatti non lo pensano neanche i maoisti che hanno sempre cercato di rassicurare l’India durante le loro stravaganti manovre con i cinesi (esercito, ferrovia, zone economiche, trattato d’amicizia). Per cui Congresso ed esercito possono lavorare tranquilli.


Tibet, il muro non s’incrina

Marzo 11, 2009

tibetaniPacifici hanno pregato a Bodhnat, i tibetani della diaspora, sorprendendo, almeno fino ad ora, tutti. Per i nepalesi La festa chiassosa dell’Holi, gli spruzzi d’acqua colorata e di polvere rossa, l’assalto alle ragazze sono stati in tono minore per la situazione nel Terai e le forze anti-sommossa nelle strade.
Il centro di Kathmandu è presidiato per impedire ogni manifestazione in un raggio di 200 metri dall’Ambasciata cinese e dall’Ufficio Visti (sede la scorsa estate di interminabili scontri ed arresti). Almeno per adesso tutto scorre senza incidenti, come avevano richiesto i funzionari cinesi, giunti in forze nei giorni scorsi. Il blocco di Kathmandu si coniuga, un po’ tristemente, con quello dell’intero Tibet, delle province limitrofe e dei confini (per evitare infiltrazioni di tibetani dissidenti dall’India e dal Nepal). Espulsi i pochi giornalisti che s’aggiravano intorno al monastero di Rongwo (nel Qinghai), una delle zone più esplosive e sede di qualche scontro e arresto di monaci negli scorsi giorni.
In verità la Regione Autonoma (il Tibet propriamente detto) non è mai stata ufficialmente aperta ai giornalisti e i turisti dovevano partire da Kathmandu ( o da altri posti) in gruppo con un permesso speciale (oltre che al visto cinese). Il Tibet fu aperto, liberamente, solo per uno sprazzo temporale nel lontano 1987.
L’efficiente servizio d’informazioni del Governo tibetano in esilio non ha segnalato particolari violenze in questi giorni ma, la rivolta di Lhasa del 1959 durò dieci giorni e si concluse con centinaia di vittime, arresti e la distruzione di mezza città. Poi, si deve attendere, la provocatoria  Festa della Liberazione del Tibet (28 marzo), voluta dal governo di Pechino,  per vedere se rabbia o rassegnaziaone preverranno fra i tibetani sull’altopiano e della diaspora.
Oggi in tutto il mondo ci sono state manifestazioni per ricordare l’inizio della rivolta del ‘59 e le molte persone che persero la vita lo scorso anno; la stampa internazionale attendeva il disastro.  Il Losar, invece, sta scivolando via, senza enfasi nè problemi; a Dharmasala qualche cinese della Federation for a Democratic China, ha celebrato, insieme ai tibetani.
Ma l’impressione (segnalata in altri post) permane, che stia diffondendosi un po’ di rassegnazione (o buddhista accettazione della realtà) fra i tibetani della diaspora (ormai sparsi e integrati in tutto il mondo) e quelli del Tibet (impegnati a combattere le limitazione imposte dagli Han e raccogliere qualche dividendo dall’esplosiva economia cinese). I duri scontri dello scorso anno, la visibilità olimpica delle proteste non ha portato, ancora una volta, a nessun cambiamento istituzionale. Solo un pò più d’attenzione verso i problemi sociali e qualche beneficio economico per i tibetani, ma anche tanti arresti e sparizioni nei mesi passati.
Cinquant’anni d’occupazione (e di storia) hanno cambiato gran parte del Tibet (e dei tibetani). Lo stesso Dalai Lama non riconoscerebbe Lhasa e le principali città e il suo impegno, anch’esso un po’ rassegnato, per un minimo d’autonomia regionale e di riconoscimento (linguistico, culturale, economico) del suo popolo rimasto sull’altopiano non sembra aver incrinato il solid Great Wall for combating separatism and safeguarding national unity, so as to promote a long-term stability in the region, voluto dal Presidente Hu Jintao e dai suoi predecessori.


Nepal incastrato

Marzo 1, 2009

museoSembra che, come due immense tenaglie, Cina ed India stiano tirando da una parte all’altra il piccolo ed incasinato Nepal. Sono finiti i tempi in cui il Paese poteva giocare, con astuzia, su due tavoli prendendo da una parte e dall’altra, grazie all’abilità politico\ diplomatica di uomini capaci, come furono molti di quelli che collaborarono con i passati sovrani, Birendra, Mahendra, Tribhuvan.
Negli anni ‘60 il Nepal riuscì a strappare utili trattati di transito e commercio, finanziamenti per le strade e lo sviluppo dall’India solo importando qualche cannoncino cinese. Poi forzò la mano dando il permesso di costruire la prima strada carrabile che passa l’Himalaya (l’Arniko Highway da Kathmandu a Lhasa) creando panico fra gli indiani che già s’immaginavano i carri armati cinesi sul Gange.
Nazionalismo, dichiarazioni potenti quali la Nepal Zone of Peace, dichiarata equidistanza dai due potenti vicini (malgrado gli obbligati legami con l’India per la gestione delle acque e dei transiti) sono state le chiavi della politica estera nepalese per quasi cinquant’anni. Dal 1996, il conflitto civile, nel 2001 la strage di Palazzo (aperto in questi giorni come museo al prezzo di Rs. 500 per i turisti e affollatissimo di nepalesi) e la morte di Re Birendra (sulla quale si vuole riaprire le indagini) sono stati gli eventi che, insieme agli immensi cambiamenti culturali e sociali del mondo (e, dunque nel Nepal) hanno spezzato questa abile trama.
Già la scorsa estate (probabilmente ancora nei prossimi giorni) abbiamo visto la polizia nepalese picchiare gli esuli tibetani con violenta allegria (in Italia le immagine furono spacciate come riprese a Lhasa), i giovani maoisti aggregarsi ai picchiaggi e l’ambasciata cinese che premeva sul governo per impedire le manifestazioni.
Un copione che sembra riproporsi con l’avvicinarsi del 19 marzo. Visita di speciali rappresentanti cinesi e promessa d’aiuti per armi (euro 2 milioni), per infrastrutture (progetto idroelettrico di Narsinghad) e, a maggio, un trattato d’amicizia. Si parla addirittura di una non precisata Special Economical Zone (stile Macao?).
Subito i cinesi vogliono that Nepal would not allow any anti-China activities in Nepali Soil. Subito sono state vietate le manifestazioni in un raggio di 200 metri dall’ambasciata di Baluwatar, arrestati 30 attivisti tibetani e intensificati i controlli ai confini. Bodhnath, sede della diaspora sta già ribollendo e preparandosi per le manifestazioni.
Lassù, fra i passi himalayani, si consumano storie tristi: i militari e poliziotti nepalesi e cinesi dei confini saccheggiano e si spartiscono i pochi beni dei tibetani (profughi e viaggiatori) che scendono per festività o fuga, con il beneplacito dei superiori. E’ comparso un bel articolo di Raimondo Bultrini sulla situazione a Lhasa in questi giorni.
I cinesi non hanno mai supportato i maoisti anche durante il conflitto preferendogli la monarchia nazionale, considerata più solida e nazionalista, ma, in questa fase di debolezza e confusione politica, cercano di muovere qualche cauto passo per estendere la loro influenza sul Nepal.
L’India è infastidita. Nelle 12.000 pagine del Rapporto Investigativo sull’attacco a Mumbai di novembre si parla di Kathmandu come uno dei centri in cui fu pianificato dai due terroristi islamici indiani, Fahim Ansari and Sabauddin Ahmed. Il rapporto è da prendere con le pinze poiché in India si accusa il Pakistan di ogni malefatta compresa l’insurrezione del militari in Bangladesh. Ma è ormai da anni che gli indiani esprimono preoccupazioni per l’assenza di governo nel Terai (la fascia meridionale ai confini con l’India) e il proliferare di gruppi terroristici e mafiosi. La scissione a sinistra dei maoisti e il nuovo partito formato dall’ex-ministro Yadav (forte nel Terai) pone altri problemi all’India per il rischio di legami con i combattenti maoisti indiani.
Intanto l’ex-sovrano Gyanendra andrà in India per un matrimonio fra passati Rajà suoi parenti. Una visita bollata dal Primo Ministro Pushpa Kamal Dahal, come politica. Gli indiani smentiscono. L’esercito nepalese che sembra sempre più autonomo sta a guardare. Con l’appoggio del filo-indiano partito del Congresso, impegnato in una dura e profittevole (come consensi) opposizione.

 

 


Migranti a casa, le conseguenze della crisi

Febbraio 4, 2009

donnaVillaggi svuotati dai giovani, donne e vecchi al lavoro nei campi, bambini, fortunatamente, messi nei nostri asili (almeno nel Timal, dove li avevamo costituiti). Questo era il panorama in gran parte dei villaggi del Nepal fino a pochi mesi orsono, i giovani eramo migrati, le famiglie divise.
I dati ufficiali raccontano di 500.000 nepalesi che lavorano in Malesia, 300.000 negli Emirati, un altro milione sparso per il resto del mondo. Incalcolabile il numero dei migranti in India dove le frontiere aperte impediscono ogni conteggio. Incalcolabile il numero dei migranti clandestini. Si ritiene, in assenza di dati precisi, che circa il 10% del Nepal sia all’estero (2.500.000 persone) e, un altro 10% sia piombato, nell’ultimo decennio, a Kathmandu dando il colpo finale all’equilibrio sociale ed urbanistico della capitale. Tutti vengono dai villaggi, in gran parte da quelli delle colline, con conseguenze sociali ed ecologiche negative anche lì.
Per la contabilità nazionale del Nepal questa massa di sfruttati (12.000 migranti al mese) produceva il 15% del PIL e generava importazioni, attività, consumi e, quindi, tasse, nonché un aggiustamento della bilancia dei pagamenti con l’estero. I programmi proclamati dal governo e dal Ministro delle Finanze Bhattarai (maoista) rischiano d’impantanarsi nelle conseguenze del gran truffone globale che ha provocato la crisi finanziaria ed economica. Il Nepal, nella sua strutturale arretratezza, sta risentendo in ritardo degli effetti. Già l’annunciato progetto “Free Maternity Service” e la distribuzione di medicine gratuite alle migliaia di Health Posts sparsi nei villaggi non funziona, come del resto non funzionava nel passato. Gli interventi per ridurre la mortalità infantile (60.000 bambini sotto i 5 anni all’anno) e delle madri (6500 morti all’anno, dati fra i più alti del mondo), rimarranno sulla carta ( e sui Report delle ONG) con la diminuzione delle entrate e le priorità energetiche e di sicurezza.
In questo contesto è abbastanza ripugnante vedere progetti sulla salute dei bambini e delle madri sviluppati con serie strutture comunitarie (quali l’ospedale di Dhulikel) abbandonati da parte di NGO italiane in Nepal (vedi post CCS Italia) per incapacità, spese di struttura, cialtroneria varia.
Come detto, il governo di PKD (Pushpa Kamal Dahal) come adesso la stampa chiama il buon Prachanda si troverà ad affrontare un calo, attualmente del 40% delle remittance degli emigrati e il blocco della migrazione verso alcuni paesi (Malesia, EAU, S.Korea) che hanno consentito di assorbire manodopera e diminuire la disoccupazione in Nepal (si contano circa 70.000 perdite di lavoro negli ultimi a mesi per le difficoltà produttive docute alla mancanza d’energia e alla chiusura di fabbriche per tensioni sindacali e ordine pubblico). Il ritorno nei villaggi e la perdita d’integrazione del reddito derivante dalle rimesse rischia d’aggravare la situazione alimentare di molte famiglie contadine, i cui raccolti permettono d’arrivare al settimo mese dell’anno.
In Cina, il Governo ha allertato l’esercito per prevenire tensioni e disordini derivanti dal ritorno nelle campagne di milioni di lavoratori (in massima parte giovani e scolarizzati). Si calcola che il 15% degli oltre 130 milioni di migranti interni stia tornando a coltivare il riso o non sia rientrato nelle città dopo le feste d’inizio anno.  Se la crescita del PIL cinese sarà del 7% annuo è insufficiente per assicurare un flusso socialmente sostenibile (minime strutture abitative e igieniche) dalle campagne, come è avvenuto negli ultimi 20 anni. Lo stesso, con numeri minori sta avvenendo in Nepal e si attendono dati dalla più elastica India.
Già si sentono storie tristi sui rientri. Ram Bahadhur Tamang, 25 anni, è partito dal suo villaggio di Arunthakur (Distretto di Sindhuli) sei mesi fa per la Malesia. Ha iniziato a lavorare in un azienda che fabbricava containers che l’ha rispedito indietro quando la produzione è diminuita.
L’agenzia di collocamento nepalese gli ha chiesto Nrs. 100.000 (euro 1000) più il biglietto aereo, coperti da un prestito al 60% annuo. Senza salario (euro 300 al mese) non è in grado di ripagare il prestito e peserà sulla famiglia di contadini rimasta a coltivare i campi di mais. Già una cifra bassa, visto che ad altri sono stati chiesti fino a Nrs. 150.000.
Tante storie di gente partita per guadagnare qualche soldo per assicurare il futuro ai figli, comprare una casa o un pezzo di terra e che ora tornano indebitati. Nei villaggi il tasso medio è il 40% annuo.
Le compagnie di Manpower sono state più volte assalite per le fregature che hanno dato ai migranti e non è escluso che accada di nuovo.
Circa 2000 lavoratori rientrati chiedono la restituzione delle somme pagate per lavori persi in pochi mesi.
Le compagnie si appellano al governo We cannot afford compensation for all as the jobs of 2000 other Nepalis we sent are also vulnerable,but, we are ready to pay them reasonable compensation if there is a government decision regarding this.
Nei paesi musulmani si racconta che tanti Tamang, Magar, Madeshi (buddhisti e induisti) si convertono all’Islam per aver assicurato il posto di lavoro e migliori condizioni.
Il problema è generale. L’ILO stima in 20 milioni ( su un totale di 100 milioni) gli emigranti dei paesi poveri (India, Sri Lanka, Bangladesh,Nepal per rimanere in Asia) che saranno obbligati a tornare a casa.
In più aumenterà lo sfruttamento di quelli che riusciranno a tenere il lavoro e, di conseguenza, diminuiranno i già scarsi diritti.
Le decine di organizzazione internazionali che si occupano del problema hanno banchettato nei giorni scorsi a Manila nel Second Global Forum on Migration and Development (GFMD). Hanno discusso di decine di convenzione mai applicate e concluso con l’ennesimo invito ai governi di varare instruments that promote and protect migrants’ rights. A nessuno è venuto in mente, come per altri settori, di vincolare gli aiuti internazionali a normative concrete e applicate dai governi per proteggere questo mercato di esseri umnai.


Il Losar, capodanno dei popoli tibetani

Gennaio 27, 2009

donne tamang

24\2\2008 : ll messaggio del Dalai Lama per il Losar

E‘ iniziato il Losar, il capodanno delle molte etnie d’origine tibetana (tamang, sherpa, dolpali, manangi, mustangi e tibetani della diaspora). Le date sono differenti come i nomi per la diverse comunità (Tola Lhosar, Sonam Lhosar, Lochar e Gyalpo Lhosar). Per esempio i Gurung l’hanno celebrato venti giorni fa. Tutti, comunque, festeggiano anche le feste della tradizione hindu, come il Tihar. Oggi è il Sonam Losar, e un corteo di Tamang in abiti tradizionali è sfilato per Kathmandu. Losar la jyabadanba.
Qualche problema per il cibo dopo l’esplosione dell’aviaria nei distretti orientali e la paura di contagio da  polli, base della dieta festiva dei nepalesi. L’epidemia (oltre 40.000 polli uccisi) sembra provenire dagli allevamenti indiani del confinante Bihar. Non sono segnalati contagi agli umani ma, come accadde nel 2006, si è diffusa un po’ di preoccupazione.
Altro colpo ai festeggiamenti è il bando dei famigerati Khukri Rum e Virgin whisky, bevande\veleni fondamentali per lo sballo dei più poveri. La qualità già pessima nel passato sembra ulteriormente peggiorata e i misteriosi ingredienti con cui sono preparati hanno provocato una vittima e diversi ricoveri in ospedale negli scorsi giorni.
Verrà sostituito con la grappa dei villaggi (chang), riso, orzo o mais fermentato che scioglie lo stomaco.
Dopo decenni di vendita (e avvelenamenti) appare miracoloso il loro ritiro dal mercato, che sarà momentaneo,  visto che le Gorkha Distellery,  che produce  i veleni, è  insieme alla Surya Company (sigarette) fra le poche industrie che  tirano in Nepal.
Sono riprese a esplodere le bombe nel Terai con un morto e un bambino ferito gravemente, strategia diretta a fare pressione sul governo mentre sta trattando con diversi gruppi separatisti\terroristi. Il Primo Ministro Prachanda ha fatto il primo discorso alla nazione, conciliante verso gli altri partiti; ha riconosciuto l’inesperienza del suo staff, e le difficoltà incontrate a trasferire i proclami nella pratica. Acknowledging the “bitter experiences” of five months at the helm, the prime minister attributed lack of desired progress in the direction of dramatic reforms, to the traditional structure of the state, culture, and manner, and lack of experience in running the government, including the transitional phase within his party and limitations of a coalition government.
Al conciliante discorso del premier s’è contrapposto quello del Ministro della Difesa Ram Bahadur Thapa warned of ‘dire situation’ if the Nepal Army did not immediately stop its ongoing recruitment process. “External forces (India ndr) are trying to play with the relation between army and the government,”.
Siamo entrati nell’anno lunare del bue, della terra, della solidità e della pazienza, attitudini utili in questa fase mondiale e nepalese.
I cinesi hanno già iniziato  con grandi festoni e il Dalai Lama ha confermato, nel suo messaggio augurale, che, malgrado tutto, spera più nel popolo che nel governo di Pechino Last year, many Chinese intellectuals came out with a number of articles and other campaign activities, calling for freedom, democracy, justice, equality and human rights in China. Particularly in a recent development, we saw an increasing number of people from all walks of life signing up to an important document called the Charter ‘08, il manifesto per i diritti umani e delle nazionalità firmato da molti intelletuali cinesi (qualcuno fra i firmatari è stato arrestato nei giorni scorsi).
Il Losar, ben presto, si dipanerà in tutta Kathmandu e nel resto delle comunità d’origine tibetana sparse nel mondo e durerà, secondo la tradizione, due settimane.
Grandi mangiate in famiglia, scambio di regali, visite ai monasteri e ai grandi stupa di Bodhnat e Swayambhu (rinnovati e riempiti di bandiere della preghiera), offerte d’incenso, ginepro e riso, preghiere e incontri con i Lama.
I bambini (e i grandi) si papperanno un sacco di Khapse fritti (biscotti) secondo la tradizione scesa dal Tibet. Lo stesso avviene nei villaggi delle colline e delle montagna.
Per i Tibetani il Losar inizia il 2 febbraio e lo concluderanno con la tradizionale grande preghiera del Monlam.
All’interno della comunità tibetana s’è aperto un dibattito The No Losar Celebration, fra chi vuole trasformare, nel mondo, questa celebrazione in un evento di protesta, ricordo e preghiera e chi dice if we dont celebrate our culture then China Wins again. It is what they exactly want. Non sembra che il governo di Dharamsala sia orientato per il boicottaggio. Il Dalai Lama, nel suo piccolo regno globalizzato, accoglierà i dharmapeople mondiali e i coraggiosi tibetani che scenderanno dalle montagne. Bello è il libro di Pico Iyer che racconta, senza la solita retorica abituale sul Tibet, il buddhismo tibetano della diaspora e l’esistenza, ormai un po’ stanca, del suo simbolo, il Dalai Lama.tibetano
Intanto i cinesi hanno lanciato in grande stile il turismo in Tibet per il Losar e s’aspettano (da gennaio a marzo) oltre 800.000 visitatori (100.000 solo con la nuova ferrovia). Le proteste che hanno contrassegnato il periodo olimpico hanno portato a una forte riduzione del flusso turistico (in massima parte interno) da 4 milioni di visitatori nel 2007 a 2 nel 2008. Per questo le agenzie cinesi praticano the promotion and offered discounts su trasporti e hotels a Lhasa. Per calmare gli animi, il Governo della TAR (Tibet Autonomous Region) ha previsto un aumento del reddito regionale di oltre il 10%.
I tibetani festeggieranno il Losar come sempre e i turisti cinesi fotograferanno i pellegrini giunti dai villaggi sparsi sull’altipiano, genuflessi intorno al sacro tempio del Jokhang, le grandi thanke dispiegate sui muri dei monasteri, corse di cavalli e preghiere incessante dei monaci. I giovani di Lhasa, in attesa di opportunità di fuga in India e in Occidente, si berranno fiumi di birra a basso prezzo nei karaoke della capitale. Qualcuno cercherà di raggiungere Dharamsala e ricevere la benedizione del Dalai Lama o i grandi monasteri di Bodhnath a Kathmandu.
La tradizione sta evaporando e non ci resta che leggerla nei vecchi racconti dei coraggiosi missionari italiani del ‘700 che cercarono, senza alcun successo, di conciliare la Trinità cattolica con il Buddha, Sangha e Dharma del buddhismo dell’altipiano.
Tutte le dame si posero in gala caricandosi di perle, coralli, ambre et altre pietre preziose e si posero da un lato nel lungo cammino che frammezza il Putalà e Giokang. Religiosi e popolo tenevano in mano rami di sabina, altri amaranto. La città era decorata a festa per la venuta del loro nume (il Dalai Lama). I racconti continuano con le danze rituali (chaam) nei monasteri, le maschere terrifiche , gli splendidi vestiti di broccato, l’Oracolo di Stato di Nechung in forsennata comunicazione con le divinità.
Il Losar segnava la fine dell’inverno e la ripresa dei lavori nei campi che dovevano essere propriziati con immense bevute e mangiate per prepararsi alla fatica e  con offerte alle divinità regolatrici dei cicli naturali. Quando la religione animista Bon fu soverchiata dall’organizzato buddhismo,  nell’altipiano la gente adottò il calendario lunare cinese,  ma non perse l’occasione per festeggiare i primi boccioli di pesco che compaiono, in questi giorni, in Tibet.

Aggiornamento: Negli ultimi giorni, probabilmente per prevenire disordini durante il Losar, la polizia cinese ha iniziato controlli serrati su case in affitto, hotels karaoke, internet cafès,  lodges. Circa 6000 persone sono state controllate, qualcuna rispedita alla sua residenza. Anche gli stranieri devono registrarsi alla polizia se si fermono in città per più di tre giorni.


Cambogia: un pò di spettacolo

Dicembre 13, 2008

royal-palaceDue grandi spettacoli in Cambogia negli ultimi giorni. Il più importante quella del Primo Ministro Hun Sen che è riuscito barcamenandosi fra Cina e Occidente a fare il pieno di aiuti internazionali. USD 215 milioni dalla Cina e, in risposta, USD 1 miliardo (USD 690 milioni nel 2008) dal gran cenacolo (UE, WB; ADB, UN) dei donatori occidentali.
La Cina, come è consuetudine in tutti i paesi in cui fa donazioni, non chiede niente in cambio riguardo alla gestione dei fondi se non vantaggi per le sue industrie nello sfruttamento delle materie prime nazionali e negli investimenti.
Infatti, l’astuto Hun Sen per giustificare l’arrivo del denaro cinese e in base alle esperienze del passato si è subito affrettato ad assicurare che the government would not grant any new land concessions for logging e proteggerà le risorse naturali nazionali (legname, pesca, aree protette).
Infatti, la colpa della depredazione passata l’ha girata al suo vecchio alleato, il Principe Norodom Ranariddh che, per smantellare il suo partito Funcipec, è stato accusato di ogni crimine negli ultimi anni, fino a costringerlo all’esilio. “We are better off to keep the forests as a national reserve, and not try to get money from logging.” He blamed his previous coalition government allowing the government to fall into anarchywith profit-making schemes such as logging.
A differenza dei cinesi, la gran consorteria dei donatori occidentali (EC, WB, ADB, UN, etc.) è costante, ogni anno nel richiedere leggi contro la corruzione, controlli nella gestione degli aiuti, procedure e norme. Un rituale tanto scontato quanto inutile che ha fatto ridere anche i beneficiari cambogiani. But the donors’ requests for reform and the government’s promises of action sound sadly familiar, indicating that a decade-old pattern of rewarding inaction with aid has not been broken, scrive il Post.cambogia
L’annuale meeting (Cambodia Development Cooperation Forum) dei donatori a Phnom Penh è stato il solito teatrino d’avanspettacolo, con vecchi attori scoppiati a furia di ripetere le stesse battute. Speaking on behalf of donors, Cambodia’s World Bank country manager, Qimiao Fan, urged the government to quickly pass the anti-corruption law and to use the pledged aid effectively. Abbiamo visto l’efficienza della ADB in un post passato.
Prime Minister Hun Sen on Thursday opened the meeting with a new promise to donors that he would fight corruption by passing long-awaited anti-graft legislation as soon as possible. (Dal Phnom Penh Post).
C’è da dire che al teatrino, come è diffuso globalmente (il 50% dei progetti della WB ha come partners ONG, 1500 ONG fanno parte dell’Ecosoc UN e partecipano ai vertici come quello di Davos), erano presenti anche le ONG, dimostrando l’abituale subalternità e dipendenza dal denaro pubblico (le nostre tasse).
“They said exactly the same things last year, the language is the same, the outcome is always the same – we finish the ritual with a stamp of approval [on the government's development plans] and then its back to business as usual, scrivono i giornali cambogiani.
Qualcuno ha storto il naso: il principale ( e unico) oppositore Sam Rainsy ha dichiarato che l’enorme flusso di aiuti internazionali, aumenterà “a beggar mentality that makes Cambodia remain irresponsible and corrupt”.
L’autorevole economista cambogiano Sok Sina “A real friend who cares helps a country help itself. It’s not about giving money to a country to spend however it wants. I think [donors] don’t see that a lot of assistance has not been effectively used. How can the country be improving if it requires more assistance?” Yet, neither questions of the efficiency of aid nor a looming global recession that is hitting many of Cambodia’s key donors hard are likely to spark a drop-off in aid. Che altro dire.
Qualcos in effetti c’è. L’inutile torero Rafael Dochao Moreno, (capo missione della European Commission in Cambogia) puntualizza “The EC presence here in Cambodia shows one of the European values and principles: solidarity.”
Dimentica d’aggiungere che l’aumento degli aiuti dipende essenzialmente dalla competizione con la Cina per il futuro controllo degli ingenti giacimenti petroliferi e di gas scoperti al largo di Shianoukville.
Per rimanere negli sprechi della banda dei donatori internazionali, continua il processo agli ottuagenari superstiti Khmer Rouge. E’ una cosa patetica e una sampanvergogna assistere alla sfilata di anziani ormai svaniti e malati come è accaduto l’altro ieri per Ieng Sari, vice-primo ministro e ministro degli esteri durante la dittatura di Pol Pot.
Mentre va avanti la farsa, le NU tengono segreto il rapporto relativo ai casi di corruzione fra i funzionari del processo, già scritto e consegnato a settembre da una speciale commissione.
cambogia-rockMeglio vedere l’altro spettacolo avvenuto fra gli antichi templi di Angkor Wat, dove hanno suonato i The Click Five, le rockstars cambogiane Pou Khlaing, Meas Soksophea, Sokun Nisa e Chorn Sovanreach. Poi Placebo con i classici “Meds” e “Teenage Angst”. Il tour, hanno cantato anche Shianoukville, è stato organizzato da MTV per raising awareness and increasing prevention of human trafficking. Gran festa fra gli oltre 2000 giovani cambogiani presenti..


Tibet, piomba la realtà

Novembre 7, 2008

potala-lhasa

Tutto fermo per il Tibet, anche il Dalai Lama appare stanco, invecchiato; da anni le sue proposte moderate non trovano riscontro in Cina. “It is impossible for Tibet to become independent, semi-independent, or independent in a disguised form,” dichiara il dignitario cinese Du Qinglin, capo dell’ United Front Work Department dopo l’incontro con due rappresentanti del Tibet in esilio. “The Dalai Lama should respect history, face reality, comply with the times and correct his political stance fundamentally.”
La Cina ha visto che le rivolte pre-olimpiche, l’attenzione momentanee dell’opinione pubblica internazionale, le tormaproteste modaiole di qualche politico sono durate quanto una Torma (scultura di burro tibetana) al sole. Quindi i cinesi possono tranquillamente dichiarare che “China would not allow Tibet the wide degree of autonomy it has granted its other territories, Hong Kong and Macau, under a “one country, two systems” formula”, come aveva proposto il Dalai Lama.
I due inviati tornano a Dharmsala (sulle colline indiane) peggio dei loro predecessori senza più alcuna realistica speranza di giungere a maggiore autonomia amministrativa  e tantomeno a un ritorno del Dalai Lama a Lhasa e più diritti economici per, l’ormai, minoranza tibetana in Tibet.
La triste raltà è che specialmente Lhasa (ma in generale il Tibet) non è più quello in cui visse il Dalai Lama e neanche quello della metà degli anni ‘80, quando fu aperto al turismo libero occidentale.
Visitare Lhasa è una pena per chi la vide allora. La tradizione tibetana è schiacciata dai karaoke, dagli stradoni, dalle distruzione dei vecchi quartieri. kumbumL’economia è controllata dagli Han così come l’amministrazione pubblica e il dilagante turismo interno. Questo fa, giustamente, arrabbiare i giovani tibetani, protagonisti delle rivolte olimpiche.
Ma l’unico risultato di quella rabbia è   nel bollettino ( probabilmente falso) diffuso da Baema Cewang, vice presidente della Tibet Autonomous Region (TAR). Gli arresti, durante gli scontri, sono stati 1317 (1115 subito rilasciati), 44 condannati a tre anni nei campi di lavoro e gli altri in attesa di giudizio. Intanto l’esercito non ha allentato i controlli e la vigilanza in tutto il Tibet, con partioclare dispiego i forze nel Kham e a Lintang (il veccio Tibet orientale oggi Sichuan).
Dopo il bastone ecco arrivare la carota nella forma di massicci investimenti per l’edilizia nel Sichuan (USD 372 milioni) per 470.000 pastori (chissà se saranno contenti di finire in miniappartamenti) e altri USD 3 miliardi per investimenti industriali nella TAR.
Dopo il treno da Pechino, sono stati aperti nuovi aeroporti (Kanding\Dartsedo e Ganzi\Kardze) ed è  prevista la costruzione di nuove strade per sviluppare il turismo che ha già raggiunto il milione di visitatori (previsti due nel prossimo anno).
bhutan-new-kingCome in altre parti del mondo sarà lo sviluppo economico che appiattirà le differenze per poi farle riesplodere in forme diverse.
Allargando la visuale sul mondo tibetano, almeno culturalmente, riappare nelle cronache il simpatico  Regno del Bhutan in cui è stato incoronato ufficialmente (due anni dopo l’insediamento) il 28enne Jigme Khesar Namgyel Wangchuck (studi a Londra e negli USA), scapolo d’oro assalito, in un suo recente viaggio, dalle ragazze thailandesi. I 110.000 bhutanesi d’origine nepalese l’hanno salutato dai campi profughi del Terai (vedi post I dimenticati).