Nepal: continua a piovere e la gente muore

Ottobre 9, 2009

angkorIn effetti qualcosa nel clima sta cambiando e provocando disastri. Nessuno sa se è un fenomeno temporaneo o duraturo ma il monsone fa le bizze. E, quando le fa, le conseguenze sono pesanti per la gente che è costretta a dipendere dalla sua erraticità. E sono, qualche miliardo di persone di tutti i paesi dell’Asia.

Le feste celebrate o da fare per propiziarlo e, adesso, per ringraziarlo alla sua fine,  come il Water Festival in Cambogia o il Dashain in Nepal sono state fatte, ma il monsone, quest’anno, ha fatto lo strano.

Siem Reap (e i magnifici templi di Angkor) è stata allagata dopo una settimana di piogge in Cambogia e anche in Nepal si contano danni e vittime.

Qui il monsone dovrebbe essere finito ma le piogge continuano nelle regioni occidentali. Per i turisti è un disastro poiché l’area dell’Annapurna (Manang, Gandaki, Dhaulagiri) sono sottoposti a piogge torrenziali, con frane e straripamento di fiumi. L’aeroporto di Pokhara è stato chiuso dopo 20 cm. di pioggia in una botta sola. Ma il peggio è accaduto più a occidente (distretti di Dadeldhura, Doti, Baitadi e Kailali) dove, oltre ai danni, ci sono state un cinquantina di vittima e migliaia di rifugiati. Quest’anno il monsone è arrivato in ritardo (creando problemi all’agricoltura) e le piogge attuali, inutile per i raccolti, hanno rimesso in evidenza la fragilità dell’ecosistema himalayano e i danni causati dall’uomo e dalla povertà.

Nessun intervento decisivo per bloccare la deforestazione e sostituire il legno con altri materiali utili per le costruzioni, la cottura dei cibi, l’alimentazione degli animali, la cremazione dei cadaveri. Niente per rimpiazzare gli alberi tagliati.

Nessun intervento per bloccare la migrazione che ha lasciato incolte e senza cura colline e montagne con interventi su reddito dei contadini dei villaggi, servizi sociali, scolastici e sanitari che rendessero redditi, speranze e qualità della vita superiori nei villaggi che nelle baracche di Doha.

Nessuno intervento strutturale per il controllo delle acque per evitare disastri ecologici e umani (frane straripamenti dei fiumi) e assicurare irrigazione ai campi tutto l’anno.

Nessun intervento (se non chiacchiere e reports finti) per mappare le zone più colpite da frane e straripamenti (che sono poi sempre le stesse) e mettere in pratica la tanto citata (dalle organizzazioni internazionali) disaster preparedness .

Nessun piano per agire nelle emergenze per salvare le vite, assicurare cibo e acqua potabile. Eppure anche qui sono sprecati convegni, incontri, stanziamenti di fondi.

Niente di nuovo, mi direte dall’Italia, guarda cosa succede qui.


Nepal: distribuito dalle Nazioni Unite riso marcio, 320 morti di diarrea

Ottobre 4, 2009

Avevamo parlato in un altro post della solita epidemia di diarrea che è esplosa (come ogni anno durante il monsone) in diverse parti del Nepal provocando oltre 400 vittime. Avevamo parlato di come il World Food Programme (WFP) avesse distribuito riso marcio ai profughi delle inondazioni dell’anno scorso, provocando un’epidemia di diarrea che aveva colpito specialmente i bambini. Ricordo che per prevenire la diarrea basterebbe una semplice cura con bustine di sali minerali al costo di meno di euro 0,20 a busta. Avevamo parlato del fatto che WFP risucchia centinaia di migliaia di euro ogni anno ma le carestie sono una costante delle regioni occidentali del Nepal e, visto che nessuno fa niente, lo saranno anche quest’anno con un monsone (e di conseguenza raccolti) scarsi.

La sintesi è che WFP in Nepal è una baracca inutile e costosa diretta da un incapace dandy, tale Richard Ragan (vedi foto che è tutto dire). La sua presenza nel paese si manifesta solo nei party organizzati negli hotels a cinque stelle, quando si presenta vestito come un ballerino anni ’50 con al collo un colorato farfallino. Di questo tizio se ne raccontano di tutti i colori. Eppure è sempre lì a fare disastri. Nessuno del suo staff muove la minima critica (paura di perdere il lauto stipendio), nessuno controlla i “contractors” da cui si compra (a prezzi spaziali) il riso, lenticchie e altro cibo marcio veicolato ai poveracci. Atteggiamenti comuni nel mondo dell’assistenza internazionale.

Adesso ri- leggiamo sull’Himalayan Times:  A preliminary report of the government panel has put the blame on the UN agency and contractors supplying low quality food to the mid and far-western region for the diarrhoeal outbreak that has claimed the lives of 320 people in the last three months. Traducendo: un rapporto preliminare del Ministry of Local Development (MoLD) riporta che, a seguito d’analisi effettuate dal Food Technology and Quality Control unit sul cibo distribuito da WFP nelle regione colpite dalle epidemie (-Surkhet, Dailekh, Jajarkot, Nepalgunj, Salyan and Achham), è stato rilevato che questo è stata una delle cause di oltre 320 morti e migliaia di malati.   C’era già nell’aria qualcosa di strano, perché il ballerino Ragan aveva rilasciato, prima ancora che se ne parlasse, un intervista dichiarando che It is impossible to get diarrhea caused disease from dried food, affermazione degna di un imbecille quale è che considera la gente del paese per cui dovrebbe lavorare un’accozzaglia di stupidi.

Abbastanza straordinario e innovativo è che un ministero, foraggiato dai donatori internazionali, abbia fatto la denuncia pur cercando di scaricare le responsabilità sui contractors, cioè i fornitori di WFP. La domanda legittima sarebbe, se qualcuno nel mondo avrà voglia di farla, con centinaia di funzionari pagati è possibile che nessuno effettui il minimo controllo e che la gente invece di essere aiutata viene ammazzata dagli aiuti internazionali.    Dove non muore per il cibo marcio, comunque, the distribution of food material was also increasing the dependency syndrome that was discouraging agricultural activities, ripetono da anni i pochi operatori sensati.

Qualche buona notizia s’intravede, invece,  nelle nebbie della politica. Sono re-iniziati i dialoghi, dopo le botte dei mesi scorsi, fra governo e maoisti nel tentativo d’includerli nel governo e, forse, iniziare a fare qualcosa.  Per esempio contrastare l’inflazione che sta ulteriormente allargando la forbice fra i garantiti (corrotti, funzionari delle NGOs e delle Nazioni Unite, black-marketeers) e tutti gli altri che vivono di salari (un insegnate guadagna mediamente euro 100 al mese) o, peggio, d’agricoltura o di lavori inventati (risciòmen, portatori, piccoli negozianti, etc.). Gli ultimi dati raccontano di un ’inflazione che cresce, ufficialmente, del 17% all’ anno ma per alcuni beni quali lo zucchero (+46%), carne (+25%), uova (+23%), legumi (+25%), latte e derivati (+15%). Per questi beni l’aumento  è stato più che doppio rispetto ai rilevamenti del 2007\2008.  Accanto vi è un mercato scaltro che nasconde i beni, crea penuria per aumentare i prezzi. La gente ha festeggiato il Dashain con molti sacrifici.


Qua se magna: ong, onlus e bilanci

Settembre 20, 2009

magna-mozambicoQualche anticipazione, in questo post, che approfondiremo in altri. Tanto in Nepal c’è il Dashain (la festa più importante) e tutto si ferma. I maoisti riempiono i mercati insieme ai sostenitori del governo e fermano manifestazioni, scioperi, pietronate ai membri dell’UML e del Congresso (i partiti maggiori che reggono il paese). Il monsone sta finendo (un po’ scarso e arrivato in ritardo) preannunciando una stagione calda e secca, con problemi seri per l’agricoltura. Che sia il surriscaldamento del pianeta? Può darsi ma, per ora risposte certe non ce ne sono. In compenso, il business della cooperazione internazionale si sta già muovendo, come è costume con gran workshops, convegni, reports, in Nepal (come ovunque, (Bangkok, Copenaghen, Bonn, Barcellona, e via per il mondo). Il famelico circo dei burocrati delle Nazioni Unite e delle INGOs ha fiutato il business e un altro settore per mantenersi, quello del climate change. Iniziano a produrre reports, analisi inventate, progetti cartacei per succhiare soldi ai donatori (cioè a noi che paghiamo le tasse e a qualche ingenuo che ci crede e molla qualche soldo). Il Nepal, con i suoi immensi ghiacciai,  che da decenni si stanno restringendo come una maglietta lavata alla temperatura sbagliata, è uno dei palcoscenici centrali per la grande recita. Qualcuno già allarga le tasche come gli inutili della piramide sull’Everest e qualche NGO italiana che s’è attaccata al carro.

Non per niente è sceso in campo il Gran Visir degli scrocconi, l’ex segretario delle Nazioni Unite (super contestato al tempo: gran giro di mazzette per Oil For Food, alla faccia degli iracheni, in cui rimase invischiato anche il figlio Kojo, nome che è tutto un programma). Il furbacchione, come tutti i politicanti bolliti grandi e piccoli (Prodi, Craxi e i meno noti Stefano Zara, Fernanda Contri) s’è infilato in qualche organizzazione umanitaria. Kofi, da buon astuto commerciante, ha fiutato il filone e ha sfornato un bel rapporto (dal titolo immaginifico e con un po’ di morti per condirlo, lui dice 300.000 all’anno per i cambiamenti climatici), per raggranellare qualche spicciolo (e scampoli di visibilità) per il suo fantomatico Global Humanitarian Forum: The report (The Anatomy of a Silent Crisis’) launched by Kofi Annan, President of the Global Humanitarian Forum, in London .

Queste notizie e le prime informazioni che giungono dall’amico Max da Londra su una sua sommaria analisi di alcuni bilanci (appena depositati) da ONLUS\ONG nostrane, spiegano il titolo del post. Ho preso spunto concreto da una NewsLetter (che dovrebbe raccontare le attività dell’Associazione) di CCS Italia Onlus. “Enrico and Andrea si sono “magnati ‘na pasta” con alcuni rappresentanti paese delle principali ONG italiane presenti in Mozambico (CESVI, ISCOS, CIES, Share…) per sentire le loro esperienze nel Paese”. Niente di male, per amordiddio in realtà, ma dà un po’ il senso del sistema. L’originale è a disposizione e mi è stato inviato da un collaboratore pentito (che comunque s’è beccato una lauta liquidazione, tanto sono soldi dei bambini).

Contemporaneamente mi scrive un altro ex collaboratore del CCS dal Mozambico: del ccs le notizie non sono buone, non fanno quasi niente, aiuto ai bambini quasi zero, i soldi se li mangiano in stipendi, affitti di casa e ufficio, automobili diesel, manutenzione. Vuoi sapere l’ultima, un dipendente mozambicano se comprato un land cruiser pajero costo 40000-50000 dollari, benzina, 6 cilindri .Antenna parabolica in casa, e una piccola famiglia da mantenere 10 persone. E aggiunge, parlando della costruzione delle scuole: quando lavoravo io le scuole che costruivamo costavano un terzo rispetto a quelle fatte da loro; i loro costi sono uguali a quelli di un’impresa, ma loro non pagano iva contributi per i lavoratori tasse ecc. Come potresti giustificare i land cruiser costruzione di case e altro?

Dalla Cambogia aggiungono: come è possibile che chiedano ai sostenitori euro 7.000 per costruire 1 (una) classe (vedi loro sito) di 20\30 mq con un costo di euro 280 al mq. (in campagna dove i costi sono più bassi) quando un cambogiano ha un reddito procapite di euro 600 all’anno. Per una famiglia e una casa di 60 mq servirebbe il reddito totale annuo di 30 anni per costruirsela. Notizie tristi che ci inducono a preparare un post con alcune informazioni utili a tutti: quanto costa costruire una scuola in Nepal, Mozambico e Cambogia. Quando lavoravo in Nepal mi ero fatto fare un progetto,  da una società privata,  sul prototipo di una scuola primaria ( 5 classi, aula segreteria, bagni e serbatoi per l’acqua), e il costo totale ammontava (rivalutati) a euro 18.000.( Il progetto è a disposizione). Cosine che è utile sapere quando si guarda un bilancio di una ONLUS\ONG.

Il caro Max mi anticipa che, rispetto alla sua analisi (sempre limitata) fatta lo scorso anno si registrano alcune curiosità: Save The Children Italia ha ancora il bilancio fermo al 2007; Intervita pubblica un dei bilanci più sintetici mai visti (Conti Chiari, hanno il coraggio di scrivere nel sito); quello di CCS Italia è segretato e visibile solo ad utenti dotati di passwords (alla faccia del processo avviato a fine 2006 dal nuovo Consiglio Direttivo e orientato a perseguire la massima trasparenza, come scrivono nel sito). Altri bilanci, in fase d’analisi, sono invece molto descrittivi come quello di TDH e Amici dei Bambini. Almeno fra quelli visionati. La chiarezza formale è già un passo, visto il settore. La sostanza, mi anticipa Max, è spesso e purtroppo un’altra cosa

Registra, inoltre, il dato generale del calo dei finanziamenti, aumento dei costi di marketing, diminuzione dei fondi destinati ai beneficiari, a causa dell’aumento delle spese fisse (in rapporto al calo d’entrate) della struttura. Di gran moda i Bilanci Sociali, carichi di fotografie dei beneficiari e di maree di parole autoreferenzianti, nonché, a volte,  di immani polpettoni, per confondere i donatori; qua c’è lo zampino della schiera di Fund Raisers, professione cresciuta negli ultimi anni e affollata da espulsi dal mondo del lavoro. Scoppiata, anche la moda, delle certificazioni di qualità e degli auditors di bilancio. Un fenomeno già tristemente noto per il profit dove il controllore è pagato dal controllato con i risultati visti (Parmalat, Cirio, banche americane e via discorrendo). Anche qui è l’immagine, la forma e il marketing che impera.

Poi, come anticipazione, ci sono casi tristi come quello dei poveretti (specie i beneficiari e i sostenitori) di CCS Italia e della schiera di consulenti (web marketing, fund raising, comunicazione) che paga con i soldi, teoricamente, destinati ai bambini sostenuti. Lì hanno investito euro 85.569 per una brillante campagna di Direct Mailing (che fa il paio con il Tutti a Tavola dello scorso inverno) ricavandone euro 9.616 (scrivono nel loro bilancio segreto). Eppure avevano usato un testimonial d’eccezione, l’onnipresente (dai socialisti craxiani ai giorni nostri) e inossidabile Fernanda Contri, l’eterno e ben remunerato protettore del sistema genovese. Forse per questo, da quando è Presidente del CCS e testimonial dello stesso, l’organizzazione perde il 20% di sostenitori all’anno. Si dice che sarà la prima poltrona da cui fuggirà per sua volontà. Il resto nei prossimi post.


Nepal, che tempi…

Settembre 12, 2009

indrajatra1Gran folla, come ogni anno all’Indra Jatra, una delle grandi feste che salutano la fine del monsone e la speranza di buoni raccolti. Nella Piazza (Basantapur) tutto il Nepal che conta, compresi i dignitari stranieri, una volta compariva in pompa magna il detronizzato sovrano. Tutti sul balcone colonnato del Gaddi Baitak, l’antica costruzione neoclassica bianca che chiude un lato del vecchio Palazzo Reale. Anche quest’anno le feste porteranno casini.

Il Primo Ministro Madav Kumar Nepal è arrivato dopo essere stato preso a pietronate dai giovani maoisti che contestavano (ormai da mesi) il suo governo e non solo, visto che i poveri preti saliti dall’India del Sud, per gestire lo spirito (e la materia) nella santissima Pashupatinath devono girare sotto scorta. C’è da dire che le critiche al governo sono condivise da tutti. In 100 giorni è riuscito a moltiplicare solo il numero dei ministri per accontentare i 22 partiti e partitini che lo sorreggono. Dei lavori per la nuova costituzione (ragioni delle elezioni dell’Assemblea che lo ha nominato) non si sa più niente, lo zucchero è scomparso in prossimità delle feste e i prezzi decollano. Nelle strade i maoisti imperversano con bandiere nere contro l’evanescente governo e il loro leader tornato il Feroce Prachanda minaccia sommosse di piazza. Come ovunque nel globo la gente sbattuta nelle strade con promesse, aspettative slogan e demagogia (qui altra non può più neanche lavorare per i continui scioperi e manifestazioni).

Sulle note, un po’ scontate d’Image (di John Lennon), l’amico Sanu (in piena festa in quanto Newari d’alta casta) mi diceva che i sognatori nepalesi si sono svegliati e non immaginano più, come negli anni ’90, un paese moderno e socialmente giusto, ma attendono solo l’occasione per migrare. I nepalesi sono alla frutta, compresi quelli ben piazzati.

Nell’ Indra Jatra, la folla cresce con l’avvicinarsi della sera. Intorno ai templi danzano con antiche maschere propiziatrici i sacerdoti della comunità newari (buddhisti e hinduisti tantrici),  i Pulukeshi (danzatori mascherati da elefante) sono inseguiti dai bambini, altri preti (Banda) preparano e benedicono il carro di legno colorato della piccola Kumari che, frastornata, viene trascinata fuori dalla sua dimora. Le grandi facce di Bhairava (emanazione di Shiva), protettore della Valle sono scoperte e oggetto di offerte e venerazioni. Nominalmente è il tradizionale Dio vedico Indra (il faccione è esposto a Indrachowk) al centro della festa, nei tempi antichi egli governava il ciclo delle Acque, il Cielo, Tuoni e Saette. Poi Shiva, Buddha, Vishnu l’hanno fatto diventare una loro emanazione. Per buona parte della notte la piccola Kumari gira sul carro di legno per le strette medioevali del centro cittadino, per confermare l’antico legame fra lei, la Madre Terra, e gli uomini.

La storia non finisce qui poiché fra qualche giorno ( a fine settembre) inizia il Dashain, la più importante festa del Nepal hinduista che, come per noi a Natale, porta al ricongiungimento delle famiglie. Torneranno i migranti carichi di enormi pacchi, televisori, videoregistratori, regali e paccottiglie varie e con qualche soldo per dare respiro alle famiglie rimaste nei villaggi. Troveranno un paese sempre più incasinato che si regge, in gran parte sulle loro rimesse. Se dovranno viaggiare sulla East-West highway (lo stradone che congiunge est e ovest del paese) dovranno stare attenti ai briganti (dacoit), moltiplicati negli ultimi tempi, che saccheggiano bus, camion e macchine. Un altro segno dei tempi.


Buon Dashain

Ottobre 4, 2008

Il riso è stato raccolto, la terra deve riposare per la prossima semina e nei villaggi si festeggia il Dashain. I sacrifici di bufali, capre, galline servono a ringraziare gli Dei per i raccolti, le piogge, chiedere che il ciclo della natura si mantenga regolare.
Le colline del macai (frumento) hanno raccolto un po’ prima ma si uniscono alla festa. E’ stato un anno buono per i raccolti, poi è finita la guerriglia e i taglieggiamenti, le uccisioni, le sparizioni che hanno accompagnato la vita dei contadini per 11 lunghi anni.

Nei distanti villaggi sulle colline poco importa e poco si capisce dei giochi che avvengono nella capitale, della nuova costituzione ferma, di Prachanda e delle NU. Lì interessa che le piogge siano regolari e che ci sia da mangiare per tutto l’anno. Nella gran parte dei villaggi del Nepal non si è mai contato su nessuno (governo e organizzazioni internazionali) ma solo sulla famiglia e , da qualche anno, sui giovani che sono andati a lavorare all’estero.
Quando c’è qualche disastro, come nel Nepal occidentale o nel Terai, allora non c’è neanche da mangiare e sui giornali, abituali litanie, si legge “Hundreds of flood affected people here in Kanchanpur district are still deprived of relief materials. Locals claim that the local level relief distribution committee led by the VDC secretary did not work efficiently for immediate distribution of relief”.
Invece, indifferente,  Kathmandu s’ingolfa. Il traffico è perennemente bloccato intorno alle aree centrali e anche a piedi è difficile camminare sull’asse New Road- Asan Tole. I poveri vigili non reggono e se la prendono con i venditori si strada che stendono per terra ogni genere di prodotti, quasi sotto le ruote delle macchine. L’Associazione dei venditori di strada ha protestato contro i vigili. 
Come nel nostro Natale la gente fa acquisti, si moltiplicano le pubblicità sui giornali e gli sconti, l’inflazione è ormai al 13% (con un PIL che sale solo del 5%). Tanti migranti sono tornati dall’estero con immensi scatoloni con televisori, stereo, forni a microonde e affollano le corriere per i villaggi. Centinaia di persone sono in coda davanti alle banche per cambiare la vecchia cartamoneta in nuova, prendere piccoli tagli per fare offerte e regali.
Exhibition Road, vicina ad alcune facoltà universitarie è chiusa al traffico e riempita di capre e caproni da sacrificare e mangiare. Una capra costa Nrs. 7000 (euro 70) e i rifugiati vittime dei maoisti accampati sul fetido Bagmati a Bankali (circa 700 persone) non hanno i soldi per comprarla. Ogni tanto, per far vedere che esistono, salgono nella città (maledetti dagli automobilisti) a chiedere al governo denaro e protezione per tornare nei loro villaggi.
Il governo se ne frega anche se sulla carta prevede un pacchetto (finanziato da UN) con: Rs. 60 (€ o,60) al giorno per quattro mesi per persona, spese di trasporto al villaggio, Nrs. 20.000 (€ 200) per la costruzione di una casa, Nrs. 2400 (€ 24) per spese educative per bambini sotto i 16 anni.

Cifre ridicole che, unite alla paura di  essere nuovamente minacciati o socialmente isolati, pochi hanno utilizzato. Nei villaggi i maoisti continuano a farla da padroni e la YCL (giovani maoisti) non disdegna di bastonare i dissidenti.

Chi ha finanziato il governo con oltre USD 125 milioni “per favorire il reinsediamento dei rifugiati“, cioè le NU e gli altri donatori internazionali, se ne sono infischiati, come sempre, di come, dove e quando, i loro soldi (che sono poi le nostre tasse) venivano utilizzati. UNHCR, UNMIN, OHCR, OCHA, etc.,  e agli altri enti inutili della cooperazione internazionale nemmo sanno quanti rifugiati ci sono: il governo dice 27.000, altri fra i 50.000 e i 70.000. Per anni INGO e NU hanno parlato di IDP (Internally Displaced People), fatto piani e reports. Hanno creato una categoria utile per raccogliere finanziamenti ma, dopo anni di parole, la gente che ne fa parte non ha neanche i soldi per comprarsi una capra, tornare ai suoi campi e festeggiare come si deve il Dashain. Per fortuna, in questi giorni tutti i salvatori dell’umanità sono in festa; le loro ferie sommano quelle del  calendario nepalese (103) a quelle  previste in occidente (54).

Gyanendra (ex sovrano) è ricomparso in buona forma a Thimi, il villaggio delle terraccotte, ha incontrato un Guru,  inseguito dalla stampa e dai fotografi. Quest’anno la tika, la benedizione del potere , che fa parte delle tradizioni del Dashain (Vijaya Dashami) , è stata distribuita dal presidente Yadav.