Elezioni in Nepal: i maoisti si confermano

Aprile 12, 2009

drshekharkoirala1Malgrado tutto (comprese le mie previsioni) le elezioni suppletive (6 membri dell’Assemblea Costituente) hanno confermato la resistenza dei maoisti, che, oltre a mantenere i seggi ottenuti alle ultime elezioni, hanno preso un seggio al partito del Congresso, l’ unica opposizione. Anche l’UML, i comunisti moderati in perenne lotta, anche violenta ,con i maoisti, sono riusciti a guadagnare un seggio che non avevano, sempre a spese del Congresso. Grandi feste per gli eletti, riempiti di polvere rossa si sindur ed elezioni sostanzialmente regolari.
Insomma, gestire il potere paga, pure qua, anche se l’Assemblea è bloccata dall’ostruzionismo dell’UML che, ancora, protesta per l‘uccisione di un suo militante, e le accuse fra i vari partiti aumentano d’intensità -Prachanda è un pazzo dice il leader Congresso Deupa- i giornalisti sono pagati dai reazionari dice il PM Prachanda – i maoisti vogliono un dittatura violenta dicono quelli dell’UML). Il test è significativo poiché hanno votato circa 400.000 persone, in gran parte nelle regioni meridionali, quelle che in cui vi sono più problemi di sicurezza e instabilità.
Oggi a Sunsari vi sono stati scontri fra polizia e i profughi dell’alluvione (scorso agosto) del fiume Koshi che attendono ancora una sistemazione. Kathmandu è rimasta bloccata per lo sciopero degli studenti maoisti.
Una presunta strega è stata torturata vicino a Patan, per costringerla a confessare le sue fatture contro alcuni abitanti. Il torturatore era il preside della scuola locale. Queste sono le notizie mentre si avvicina la fine dell’anno, il 2065.


Oggi le elezioni in Bangladesh: le due Beghun

Dicembre 29, 2008

khaleda_hasina_afpDue donne, dalle storie parallele, sono le avversarie nelle elezioni in Bangladesh, dopo 2 anni di governo tecnico\militare. Oggi le elezioni in un paese simbolo della fragilità dell’Asia; ieri quelle in Kashmir, concluse in modo straordinariamente pacifico, rispetto ai massacri del 2002.
Entrambe appartengono a una dinastia di governanti (padri, mariti, fratelli) padroni del paese dall’indipendenza dal Pakistan nel 1971. Entrambe le Beghun (le Signore) sono state imprigionate, esiliate e accusate (insieme ai famigliari) di immense corruzioni e frodi elettorali. Entrambe hanno avuto padri e mariti uccisi durante i diversi colpi militari che hanno contraddistinto la politica pakistana nell’ultimo ventennio.
Khaleda Zia è la leader del BNP (Bangladesh National Party) alleato con il partito islamico Jamaat-e-Islami che vinse le ultime elezioni nel 2001, is assuring to give people everything but when they are in power, their motto become as kill people, sell the country, take bribe and siphon off the looted money to foreign countries, accusano i rivali e aggiungono che un suo governo favorirebbe i gruppi estremistici islamici.
Sheikh Hasina, la rivale, ha visto il padre (primo ministro dopo l’indipendenza), la madre e tre fratelli uccisi nel colpo di stato del 1975, governò il paese dal 1996 al 2001 e oggi si presenta come leader del partito laico Awami (Popolo) League.
Vincerà le elezioni, mi scrive il Professor Muzaherul Huq da Dhaka, con cui cercai di collaborare per i progetti sanitari che portavamo avanti in Nepal quando lavorava con l’OMS. Girava con una vecchissima mercedes verde dell’organizzazione (era uno dei molti consulenti maldigeriti dei paesi poveri), e mi assicurò che l’OMS (come il resto delle NU) non voleva sprecare soldi in progetti utili per la gente, doveva pensare alle sue clientele. Dunque ottenni solo un po’ di materiale per i trainings, in cui sono espertissimi. Ora è a Dhaka per votare, la città del milione di risciò e dei grattacieli, spesso affondati nell’acqua del monsone.
ashinaPer fortuna tutto sta andando bene, continua il professore, non ci sono disordini e anche durante l’immenso raduno dell’Hasina al Paltan Maidan di Dhaka c’era stato solo grande entusiasmo.
Mi racconta poi le curiosità di queste elezioni. I candidati hanno dovuto stilare un wealth statement, indicando le ricchezze possedute, compresi braccialetti e altri ornamenti d’oro delle mogli. La gente è corsa a leggere i giornali per vedere cosa possedevano, in genere hanno dichiarato molto meno della realtà. Fra i candidati ce ne sono un centinaio che hanno processi per omicidio e 48 accusati di corruzione. L’80% si è dichiarato businessman.
La cosa che più lo infastidisce è l’uso che la Zia sta facendo della religione islamica, usata come strumento elettorale, fatto che può produrre problemi nel futurohersani.
Anche l’alleanza dell’Hasina con il Jatiya Party dell’ex presidente Hussein Muhammad Ershad, (ex generale, arrestato per corruzione, autore di un colpo di stato nel 1982 e della seguente dittatura militare ) non lo convince , tanto più che le due Beghun furono fra le protagoniste della rivolta popolare che nel 1990 riuscì a togliergli il potere. Sicuramente, questa alleanza, permetterà all’Awami (Popolo)League di vincere le elezioni. Fra l’altro moglie, fratello e genero del Generale sono candidati e maggiori dirigenti del partito.
Insomma, elezioni un po’ particolari, che non sembrerebbero smuovere il paese da un sistema politico fra i più corrotti ed inefficienti.
daccaMalgrado ciò l’economia ha marciato con tassi di crescita significativi (+7% medio negli ultimi anni) grazie all’apertura dei mercati USA al tessile e all’outsourcing indiano nei servizi, in aggiunta al gas naturale e alle miniere di carbone. La crescita è però destinata a fermarsi nel 2009 (5.7% secondo la WB) e con un inflazione superiore al 10%, il numero di persone sotto la linea di povertà (40% della popolazione) è destinato ad aumentare.
Il Bangladesh permane fra gli stati più poveri e corrotti del mondo secondo le classifiche delle organizzazioni internazionale e 12° nella lista degli stati a rischio di fallimento.
Il Professor Huq non è convinto che, visti i personaggi, il Bangladesh possa muoversi, nella crisi, con efficienza.


Cambogia, elezioni: tutto come previsto

Luglio 28, 2008

Gli otto milioni di votanti cambogiani hanno compiuto il loro dovere, recandosi pacificamente alle urne.
 I risultati elettorali si attendono fra una settimana ma sono scontati: il partito del primo ministro Hun Sen aumenta il numero dei propri deputati (+18, 91 su 123); all’opposizione il nuovo e metropolitano Sam Rainsy Party (26 deputati). Scompare il FUNCIPEC (passato alleato di Hun Sen) schiacciato da scandali, pressioni e defezioni (da 26 a 1 deputato).manifestazione del CPP
Il Cambodian People Party (CPP) di Hun Sen, ormai al governo da 23 anni, conferma che il possesso dei media e una vasta rete di clientele è sempre il modo migliore per confermarsi al potere. Parte dei guadagni dovuti alla crescita economica veloce (PIL medio +13% annuo) sono stati utilizzati per strade, ponti e costruzioni e il refrain ripetuto dai militanti del CPP in mezzo a musica assordante e bandiere azzurre è “We saved the lives of Cambodian people from the genocide. We gave people lives. From zero in 1979, Phnom Penh now has everything. From ghost city, now Phnom is a very good city,”.
In realtà Phnom Penh non è più la città addormentata, sprofondata nel caldo costante, senza strade e con vecchie case coloniali ma, almeno, nelle aree centrali è moderna ed organizzata. Il benessere si vede dalla progressiva sostituzione dei milioni di motorini con macchine nuove. Lungo i larghi boulevards iniziano a formarsi le prime code ma, nel complesso, la viabilità è ancora scorrevole. Lungo il fiume è prevista la costruzione di avveniristici grattacieli che romperebbero l’equilibrio architettonico della città, fondato su case basse.
L’altro centro dinamico e moderno è Siem Reap che beneficia di 2 milioni di turisti l’anno e Sihanoukville, in fase di lancio per il turismo di massa cinese e russo. Il resto è Asia profonda cioè risaie, palafitte nascoste da palmeti, città di barche. Battambang, Kampot, addormentate città ex-coloniali e Kampong Cham, e Kampong Chang case allungate lungo le strade. Su queste strade, durante le soste, sono ancora offerti neri ragni fritti, immensi fiori di loto, grilli fritti catturati durante la notte. In ogni villaggio, anche sperduto o piccolo, compare la sede del CPP.
hun sen, primo ministro cambogiaL’abile Hun Sen fa il finto  naif per farsi apprezzare dagli gli abitanti della Cambogia profonda (qui il suo partito raccoglie oltre il 70% dei voti), sberleffa gli oppositori, ridicolizza le NU e fa emergere il nazionalismo Khmer. Il cosmopolita Sam Rainsy ha raccolto consensi solo nella capitale, nei villaggi e nelle cittadine non ha sfondato è troppo sofisticato e lontano dalla gente comune.
Il CPP, inoltre, controlla i media, le amministrazioni locali e un efficace e ramificata struttura clientelare. A livelli più alti è collegato agli investitori cinesi e non disdegna (malgrado le ridicole tensioni di confine) i finanziamenti delle multinazionali thailandesi. Quando qualcuna disturba i suoi progetti finisce in prigione, condannato da qualche tribunale compiacente o distrutto dai media (vedi i leaders del passato alleato FUNCIPEC).
Quando gli serve qualche pezzo di Cambogia per vendere legname pregiato o concessioni minerarie scaccia, senza problemi, migliaia di famiglie con la scusa della mancanza dei diritti di proprietà (tutti distrutti dai Khmer Rouge). Qualche pezzo di terra pregiata è regalato ai mandarini del regime che lo cintano senza utilizzarlo per speculazioni future (come accade sulla costa intorno a Shianoukville).
Sconfitto alle prime elezioni del 1993, Hun Sen s’infilò nel governo di coalizione e iniziò a disgregare gli alleati cioè il FUNCIPEC del principe Ranadirr, attraverso compravendita, violenze, minacce. Quando il povero principe cercò appoggio nei residui Khmer Rouge, fu facile per Hun Sen gridare all’attacco alla democrazia e montare un colpo di stato mascherato, con l’appoggio del sovrano e dei suoi antichi protettori vietnamiti.
Le proteste violente che seguirono furono un mezzo per tacitare gli oppositori alla faccia dei difensori dei diritti umani da sempre presenti in forze nel Paese e ripresentarsi rafforzato alle elezioni del 2003 che vinse.
Hun Sen ha sempre negato il suo coinvolgimento nella repressione e addirittura lo stesso colpo di stato. A furia di negare è stata riconosciuta la sua verità e i grandi donatori internazionali hanno supportato il regime facilitando la crescita economica.
Le elezioni di quest’anno hanno avuto uno svolgimento pacifico e confermano il successo della sua linea di manipolazione della verità e degcambogia monacoli oppositori. Le opposizioni protestano per la cancellazione dei migliaia di nomi (non graditi) dalle liste elettorali, della impossibilità di votare per migliaia di famiglie scacciate dalle loro terre per favorire lo sfruttamento delle risorse (legname e miniere) da parte delle multinazionali cinesi e thailandesi ma gli onnipresenti osservatori internazionali hanno certificato, con la loro abituale passività, la sostanziale regolarità del voto.
Addirittura sono tornati a votare i monaci buddhisti dopo che il Patriarca Tep Vong vietò la loro partecipazione al voto nel 1998 (per le loro forti proteste contro il colpo di stato).
Nei giorni passati i 56.000 monaci zafferano sono stati inseguiti dai propagandisti politici che si sono infilati anche dentro i Wat per strappare qualche voto.
La crisi con la Thailandia per qualche pezzo di terra intorno al tempio di Preah Vihar ha favorito il primo ministro, abile strumentalizzatore del nazionalismo Khmer e dei sentimenti anti-thailandesi.. Lassù tutto è fermo in attesa che anche il contestato governo di Bangkok raccolga i dividendi della farsa.

elezioni vicine

Luglio 21, 2008

Quando arrivavo a Phnom Penh da Kathmandu mi sembrava di essere in Svizzera. In Cambogia ci sono i supermercati, macchine nuove, strade pulite e un’urbanistica ordinata (in parte eredità dei francesi). Fuori e ai margini della capitale si torna nell’Asia profonda fatta di baracche e capanne.

La capitale ha attratto capitali ingenti dai cinesi, vietnamiti, thailandesi e, dopo la guerra, da tutto il mondo. L’attuale primo ministro Hun Sen (ex Khmer Rosso dissidente e tornato in patria con i vietnamiti) ha saputo far fruttare questi soldi a suo strettissimo vantaggio e del suo partito.
La sua politica del “liberi tutti” , chi ha soldi può fare in Cambogia quello che vuole, ha distratto i grandi predicatori dei diritti umani anche dagli abituali, inutili proclami. Del resto Hun Sen è un tipino che non va leggero, ha minacciato, con titoloni sui giornali,  i suoi oppositori di finire in casse da morto, ha insultato, senza replica, le NU e le INGO per le spese eccessive e per la loro inutilità, definendo gli espatriati “turisti del sesso”, sposta comunità e arresta oppositori senza problemi.
Rivoli dell’enorme e incontrollato flusso di aiuti internazionali arriva anche alla gente comune nella forma di lavoro sottopagato nelle fabbriche tessili e manifatturiere delocalizzate dai ricchi vicini nella capitale e dintorni. Poi, il  turismo (oltre 1 milione di visitatori l’anno) aiuta gli albergatori e i fabbricanti di costosi souvernirs (spesso INGO) di Siem Reap e Shianoukville; infine la prostituzione dilagante e la corruzione diffusa (anche da 1 dollaro per evitare un controllo dei vigili) diffondono altro reddito.
Dunque nella capitale e in poche altre città la gente qualcosa ha, tant’è che un sondaggio (da prendere con le pinze) dell’ americano International Republican Institute (IRI) riporta che il 77% dei cambogiani ritiene il Paese ben guidato.
Un dato significativo per le prossime elezioni di luglio in cui il partito al governo Cambodian People’s Party conta di prendere la maggioranza assoluta, per farsi completamente gli affari propri.
All’opposizione il distrutto FUNCIPEC, stritolato da anni di convivenza marginale al governo e poi annichilito da scandali di ogni tipo.
Unico oppositore credibile è il partito\persona di Sam Rainsy, membro di una delle più importanti famiglie cambogiane, emigrato a Parigi, condannato al carcere per la forte opposizione al governo e poi riabilitato, forse, perché un opposizione reale deve esistere per non scontentare i donatori.
Le sue probabilità di vittoria sono inesistenti e il rischio di un suo assorbimento nelle logiche del partito dominante elevate.
Scrive il Phnom Penh PostWhen rural people look at Hun Sen they see somebody just like them, a simple, hard-working farm boy. When they look at Sam Rainsy, they see the urban-elite stereotype personified: raised in France, speaks French, and looks like he’s never known a minute of hard work in his life. Whether it’s true or not doesn’t matter one bit. That’s the perception. City people might like Sam Rainsy, but rural people will never identify with him, not in a million years.
Il simpatico cialtrone Hun Sen raccoglie, dunque, consensi  malgrado la  Cambodia stia soffrendo, come altri paesi, per l’aumento del petrolio e le sue ricadute sui prezzi e che sua figlia, quale proprietaria della Tela Petroleum Company (monopolista della benzina e dei benzinai), riceve USD 100 milioni come sussidi annui.
All’interno del Palazzo Reale (che sembra uscito da un cartoon) sulle rive del Mekong vive anche Re  Sihamoni, figlio del più noto Norodom Shianouk. Oggi 55enne, si è dedicato unicamente alla danza classica in cui prese un diploma a Praga nel 1971 preferendo così evitare ogni problema con il potente Primo Ministro.
Mentre nelle centinaia di baretti della capitale si scommette sui risultati delle elezioni nelle province marginali si continua a requisire la terra dei contadini per ogni tipo di speculazione.
 Nel remoto nord-est, a Ratanakkiri, centinaia di appartenenti alle minoranze Jarai, Phnong, Kreung and Tompoun accusano il governo di vendere alle compagnie private le foreste comunitarie per sfruttare il legname pregiato.
Lo stesso avviene ovunque, si parla di oltre 10.000 cambogiani allontanati di forza da terra e case in cui vivevano da sempre, rubate per interessi delle companies legate al governo. I Khmer rossi distrussero ogni tipo di documento di proprietà e i più poveri non riescono a far valere i propri diritti.
Il nuovo Land Act del 2001 ha many gaps in the law” which rendered the land titles very dubious as there was no comprehensive system of land law” racconta uno dei pochi difensori di questa gente.
The people who suffer from all that are poor people, indigenous communities. 1 (8)
Se il governo fa sparire diritti e proprietà, nell’addormentata città coloniale di Kampot (nota per il pepe) e , di fronte, nella bella Phu Quoc Island (in Vietnam) compaiono gli UFO come raccontano i contadini locali e anche il colonnello vietnamita Nguyen Van Qui, in un comunicato stampa “an unidentified flying object exploded at about 10am on May 27 over the northern part of Phu Quoc Island,”
 
 
.
 

<!– –>