Cambogia: soldi che spariscono

Febbraio 21, 2009

scuola-cham-cambogiaI giornali dell’Asia (India, Viet-nam, Thailandia, Nepal) hanno dedicato poca attenzione al processone di Phnom Penh ai residui Khmer Rouge. Questo conferma lo scarso interesse giuridico per la  messinscena. Ma appena iniziato il carozzone ha iniziato a piangere miseria. L’evanescente portavoce della Corte, una delle tre, (vedi foto), ha  gridato al rischio bancarotta e all’impossibilità di pagare i numerosi funzionari che gravitano attorno alla struttura. According to the court’s revised 2005 cambogia portavoce cortebudget, the court needs an additional US$44.1 million on top of an original estimate of $56.3 million to see the court through to the end of 2009. Ricordiamo che la Corte è già costata USD 62 milioni. Per adesso grandi schermaglie procedurali.

Soldi buttati nella spazzatura in un paese in cui il 40% della popolazione vive con USD 1 al giorno e che s’aggiungono ai molti sprecati dall’industria dell’assistenza, fra l’altro,  nella sanità e nell’educazione (come vedremo in prossimi post). Nella combutta, storica, fra governo e donatori s’inserisce la durissima denuncia dell’organizzazione Global Witness di Londra in cui si accusa le elites politiche, legate al Primo Ministro Hun Sen, di accappararsi le sostanziose royalties pagate dalle multinazionali che stanno sfruttando le risorse naturali del paese (una delle cause della scacciata dei contadini dalle loro terre). Il denaro proveniente da petrolio, carbone, gas naturale, legname è sparito e spartito  “behind closed doors “ alla faccia del futuro sviluppo del paese e dei bisogni fondamentali della popolazione. Tutto ciò mentre i donatori internazionali  (USD 1 milione nel 2009) si divertono nei baretti della capitale (dico io) e chiudono gli occhi di fronte a widespread corruption, mismanagement and nepotism (dice Global Witness). Più di 75 compagnie, incluse Chevron, BHP Billiton PLC, stanno sfruttando le risorse del paese e hanno pagato milioni di dollari al governo. Nessuno sa quanto, precisamente, e dove sono finiti questi soldi.

Nel 2007 Transparency International ha collocato la Cambogia al numero 162 su 179 paesi per livello di corruzione. Può essere che Global Witness ce l’abbia con Hun Sen che li scacciò dalla Cambogia nel 2007 dopo un ‘altro durissimo rapporto sulla corruzione ma, in effetti, si nota che per i comuni cittadini i bisogni fondamentali che lo stato dovrebbe fornire sono assenti, anzi peggiorano. Nel sistema sanitario si prevede la privatizzazione delle strutture pubbliche e il resto è affidato a contractors (spesso ONG) che forniscono servizi scadenti o inesistenti (come vedremo in un prossimo post). Il sistema educativo non decolla, malgrado i milioni di dollari iniettati dai donatori, tant’è che da ultimi rapporti emerge che, a causa della crisi e delle spese indirette per l’educazione, sta aumentando il numero di drop-out (abbandoni scolastici), specie nei villaggi e fra le bambine. Insomma, il rapporto di Global Witness, denuncia che l’intenso sfruttamento delle risorse naturali non sembra destinato ad assicurare un futuro per il paese. Il Governo, chiaramente smentisce e dà vaghe assicurazioni. Hun Sen non si tira indietro e attacca, a testa bassa, l’industria dell’assistenza già definita “just long term tourist” che attaccano il governo per attirare donatori. Allarga il tiro, accusando i “long noses” (occidentali) di dare consigli non richiesti e di scaricare sui paesi poveri costanti accuse di corruzione, dimenticando che il loro malgoverno ha generato il disastro economico mondiale che tutti stiamo pagando.

Torna alla carica con la legge del  2006, legittima anche se discutibile, per regolarizzare le oltre 2000 NGOs presenti in Cambogia, richiedere reports e conti. Ci fu una sommossa dei soggetti (lo stesso avvenne in Nepal nel 2005). Lo slogan, ben visto dalla gente comune, fu che stava per finire il “paradiso per le ONG e i loro dirigenti” e rifletteva una realtà, segnalata dalla stessa Action Aid che stimò, nel 2005, che il monte salari degli oltre 700 funzionari espatriati che vagavano per la Cambogia era identico a quello usato per stipendiare 160.000 funzionari pubbblici. Cose note e già segnalate da Sophal Ear, nel suo libro The Political Economy of Cambodia, Aid and Governance, che aggiunge che le ONG gestiscono un mucchio di business (dai baretti, ristoranti, negozi di abbigliamento e artigianato fino a strutture sanitarie e scolastiche) It’s all a business and this is just another way to avoid taxes, mantenere apparati e garantire prebende e soldi agli appartenenti alla casta politica (qui chiamata okhnas). Per adesso regole poche anche perchè l’interesse, come ovunque, lega i burocrati delle ONG stranieri a quelli locali, di norma parenti e amici dei politici e dei potenti.

Anche gli italiani non se la passano male, abbiamo segnalato, in un post precedente che CCS Italia (una ONLUS italiana che opera dal 2006 in Cambogia) ha speso nel 2008 euro 115.000 di struttura (case, macchine, stipendi) su euro 215.000 raccolti per i bambini fra i sostenitori italiani.


Processo ai Khmer Rouge: entrino gli imputati

Febbraio 16, 2009

cambogiaPoco interesse fra la gente comune desta la prossima apertura del processo ai superstiti Khmer Rouge, altri sono i problemi per i pratici e concreti cambogiani, impegnati a sopravvivere nella crisi economica che ha segato via le industrie tessili e il turismo. La Corte, inoltre, riscuote poca credibilità e appare come un invenzione della burocrazia internazionale per fare un po’ di spettacolo per i media, placare qualche coscienza e rastrellare un po’ di soldi dai donatori. La sequela di scandali che l’hanno investita è diretta conseguenza del comitato incaricato di formarla e gestirla composto dal Governo Cambogiano (11 su 100 nella classifica mondiale della trasparenza) e le Nazioni Unite (su cui c’è poco da dire).
La banda che ha gestito la Corte (vedi glossario) è dall’inizio sottoposta a continue denunce di corruzione che, dato i gestori, sono state costantemente insabbiate. Ultimamente la Phnom Penh Municipal Court ha sospeso il processo per corruzione in corso e, ancora più clamoroso, la delegazione delle UN incaricata di investigare sulle accuse non ha reso pubblico il rapporto né fatto una conferenza stampa ma solo emesso il solito comunicato generico: the parties agreed on the need to strengthen the ECCC’s human resources management, including anti-corruption measures (10\12\2008). Per riassicurare i donatori e convogliare nuovi fondi, il bilancio della Corte è stato sottoposto ad uditing della Deloitte (nota per le certificazioni in Italia per Parmalat, Cirio, Volare, Freedomland) che ha riscontrato il solito ordine perfetto.
Queste premesse rafforzano il disinteresse  della gente cambogiana che tende a vivere il presente e a dimenticare quegli anni terribili. In 20 anni di guerre sono state falciate vie intere generazioni, storia, documenti pubblici, cultura, sistema sociale e chi è sopravvissuto, e le nuove generazioni, hanno sviluppato, nel bene e nel male, un istinto pratico, basato su poche priorità: avere soldi e qualche potere. Per questo, a me è sempre sembrato, di vivere in un paese liquido dove tutto è in vendita: territorio, esseri umani, politici, stato, rapporti sociali. Valori, tradizioni, cultura, regole sono secondarie e ininfluenti di fronte alla priorità della sopravvivenza, possibilmente al meglio. La Cambogia non ha neanche una propria moneta (si usa il dollaro). Rimane il mito della Grande Cambogia, dell’impero Khmer, da sempre sfruttato dai governanti (compresi i Khmer Rouge) per smuovere la gente.
Già nel 1991, Terzani scriveva ” il sistema economico che è stato introdotto nel paese è un assoluto laisser faire capitalista, La sola ideologia è la sopravvivenza“. Leggere gli articoli di Tiziano Terzani (nel libro Fantasmi) si percorre la triste storia recente della Cambogia raccontata con amore e stupore doloroso e si comprende l’attualità del paese e della sua gente.
Si coglie, anche, l’inutile ipocrisia del processone che si sta aprendo a Phnom Penh che, come scrive Philip Short (autore della monumentale biografia di Pol Pot e fra studioso della storia cambogiana) “If reconciliation were the aim, there are other ways of going about that, as South Africa has shown,” “This tribunal has nothing to do with reconciliation. How can the condemnation of a few elderly men, no matter how appalling their acts, reconcile people in the villages with those who, during KR times, murdered their relatives, and who still live a few houses away from them.
Ripercorerre la storia della Cambogia negli ultimi 20 anni, insieme a Terzani, è utile per inquadrare il presente. Fra il 1970 e il 1973, i B52 americani spazzavano, in una guerra non dichiarata, i villaggi della Cambogia (la prima delle tante war of terror) provocando almeno 1 milioni di morti e la conseguente vittoria dei Khmer Rouge. Due milioni di morti (presunti) durante la pazzia di Pol Pot (1975-79), poi ancora guerra nel 1979 con l’arrivo dei vietnamiti e l’insediamento del governo di cui faceva parte l’attuale Hun Sen. Per altri 14 anni è continuata la guerra civile con gran parte del Paese sotto il controllo di gruppi armati: Khmer Rouge, repubblicani di Sao Sann, e guerriglieri di Re Shianouk.
Questi gruppi hanno operato grazie agli aiuti occidentali, cinesi e thailandesi (solo gli USA spendevano USD 20 milioni all’anno) mentre fino al 1991 il resto del paese era sottoposto ad embargo.
Eserciti e Signori della Guerra, racconta Terzani, in un suo articolo al Corriere della Sera nel 1991, che hanno il solo interesse a mettere le mani su questo fiume di dollari che gli occidentali fanno arrivare ai profughi.
E’ utile ricordare che l’appoggio dato dalle potenze occidentali (e dalla Cina) ai Khmer Rouge è stato finanziario, militare e politico e che le Nazioni Unite hanno visto fino al 1990 un Khmer Rouge a rappresentare la Cambogia nel bel Palazzo di Vetro quale rappresentanti del Coalition Government of Democratic Kampuchea di cui ministro degli esteri era l’imputato Khieu Samphan.
Lo stesso Khieu Samphan, e altri dirigenti dei Khmer Rouge, è stato protetto dalle NU quando una folla infuriata cercò di linciarlo a Phnom Penh nel 1991. Fino all’ultimo minuto l’UNTAC (l’organo delle NU incaricato di organizzare le elezioni in Cambogia) ha trattato con i Khmer Rouge nell’intento di farli partecipare alle prime elezioni democratiche (tenute nel 1993). La decisione di continuare la guerriglia portò allo dissoluzione dell’ Angkar (“l’organizzazione” come era chiamata durante il terrore) nel 1998. Allora morì Pol Pot e i suoi complici s’arresero. Chissà se avessero partecipato alle elezioni delle NU forse qualche imputato sarebbe ancora al governo, come accadde per molti Khmer Rouge di secondo piano e terzo piano (fra cui l’attuale primo ministro Hun Sen).
Non sorprende che, con questo passato, a pochi cambogiani interessi il processo, gestito dai complici degli accusati e organizzato per soddisfare l’opinione pubblica e la stampa internazionale. Tutti sanno, in Cambogia, che Hun Sen ha mercantaggiato per limitare l’azione del tribunale e il numero degli accusati. E, che, forse il convertito cristiano Duch (Kaing Guek Eav), il pazzo (teneva dettagliati archivi delle vittime) di Tuol Sleng , sarà l’unico che verrà processato. Per gli altri, vecchi e svaniti, sarà stato l’opportunismo e l’ipocrisia a prescrivere i  reati.
Il Human Rights Centre dell’ University di Berkeley ha condotto un sondaggio in Cambogia (settembre-ottobre 2008, oltre 1000 interviste in 24 province) rivelando che che l’85% degli intervistati ha “little or no knowledge“sull’attività della Corte; e il 23% la ritiene corrotta. Questo considerando che, tutte le famiglie cambogiane, hanno almeno un congiunto vittima dei Khmer Rouge.
L’esempio della Extraordinary Chambers of the Courts of Cambodia ( ECCC) sta, inoltre, dando un pessimo modello di giustizia internazionale e conferma la fragilità del sistema giudiziario cambogiano.
Centinaia si persone del villaggio di Lor Peang (Provincia Banteay Meanchey), senza alcuna speranza nella giustizia, come migliaia d’altri nelle medesime condizioni in tutta la Cambogia, hanno organizzato riti collettivi per lanciare una maledizione a chi gli aveva rubato la terra (in questo caso la compagnia KDC, intrallazzata con il governo). We prayed and burned incense and cursed whoever stole our land to perish” ha dichiarato uno dei partecipanti al Post. “One person who stole our land died in a traffic accident last year after we made a similar curse,” . La giustizia non funziona e si ricorre ai metodi tradizionali, che sia questo un modello da esportare.


Asia: i giornali del mattino

Dicembre 9, 2008

rahul-gandhitimes-of-india Il primo sguardo corre all’India e si ferma sulle notizie relative alla vittoria del Congresso ai danni del nazionalista BJP a Delhi, Rajasthan e Mizoram (estremo nord-est). Nessuno se l’aspettava ed è un importante segnale per le prossime elezioni politiche previste a Maggio 2009. Sembra, dunque, che come scritto nel post precedente l’opinione pubblica indiana abbia apprezzato la pressione esercitata sul Pakistan. Viene spinto come nuovo leader del Congresso, Rahul Gandhi, 28 anni, figlio di Raijv e Sonia, bella presenza, studi all’estero ed erede della dinastia che sta governando, direttamente o indirettamente, l’India da 50 anni.
A Mumbai, molti membri della comunità musulmano hanno ridotto al minimo la celebrazione del Bakr-Eid (la festa più importante dopo Eid-ul-Fitr, che conclude il mese di Ramadam. Pochi i sacrifici di animali e l’acquisto di gioielli e nuovi vestiti ma visite negli ospedali dove sono ricoverati i feriti, molti dei quali appartenendo alla comunità. amritsar
L’ Himalayan Times pubblica la foto degli estremisti hindu dello Siv Sena in azione ad Amristar, segnalando il rischio di sfruttamento politico dell’attentato.

I giornali pakistani riportano le dichiarazioni di Qazi Hussain Ahmad, gran capo del partito religioso estremista musulmano Jamaat-e-Islami Qazi said the entire Muslim Ummah, especially Pakistan, was facing serious challenges today, as the entire West, Zionists and Hindus had unleashed dangerous conspiracies to disintegrate the country. He said the Nato forces were invading Pakistan amidst the worst kind of civil war in which Pakistan’s Army was killing its patriotic citizens in the name of war on terror. He said India had taken to renewed aggression and threats to launch attacks on the pretext of the Mumbai incident. E ha ricordato che in questa situazione chi ci rimette sono i più poveri visto che the national economy, industry and agriculture had reached the brink of destruction while lawlessness had made the lives of people worse than hell.qha
In prima pagina le dichiarazioni del governo che rinnova l’intenzione di cooperare pienamente per combattere il terrorismo The military confirms an operation of law enforcement is under way,” it said in a statement issued after Pakistan security forces launched a raid on Lashkar-e-Taiba, an Islamist group widely suspected of being behind the attacks. “There have been arrests and investigations are ongoing,” the statement said, adding further details would be released once preliminary investigations had been completed. Il problema è che non esistendo un trattato d’estradizione fra India e Pakistan non si capisce se e come gli arrestati potranno essere spediti in India secondo la richiesta di Delhi.
Dopo l’azione nel Kashmir Pakistano che ha portato a 12 arresti, altre sono avvenute a contro le sedi di Jamaat-ud-Dawa a Mansehra e Chakdara, zone terremotate. I responsabili dell’organizzazione islamica hanno dichiarato la loro estraneità We are peaceful people and not involved in any act of terrorism. We are also against attacks like the one made in Mumbai. They understand that raids on their offices by the government were carried out under the US and Indian pressure.Intanto l’Unione Europea ha stanziato euro 50 milioni d’aiuti al governo Pakistano.

In Nepal, Hisila Yami, alias Parvati moglie del ministro delle Finanze maoista Battharai e ministro del Turismo ha dichiarato che i maoisti potrebbero ritirarsi dal governo a metà gennaio se continuerà l’ostruzionismo del Congresso (che in realtà fà legittimamente l’opposizione).

phnom-penh-postIn Cambogia si festeggia l’incredibile farsa (ne parleremo in un prossimo post) dell’annuale meeting dei donatori internazionali. In sintesi, per non restare indietro rispetto ai cinesi (USD 275 milioni), gli occidentali stanziano USD 950 milioni per il 2009 (+40% rispetto al 2008) in aiuti internazionali, senza garanzie sul loro utilizzo corretto visto che sono anni che parlano di leggi e norme che il governo cambogiano dovrebbe varare contro la corruzione. Il primo Ministro Hun Sen dovrebbe andare in Italia per risolvere il problema del debito pubblico.

In Thailandia, il partito d’opposizione Democratic Party intende formare un nuovo governo forte di 260 deputati, di cui 24 transfughi dalla precedente maggioranza. I deputati migratori che vivono nelle campagne sono stati minacciati  “In some constituencies in |northeastern provinces, villagers logo_mainwere asked to seal off the houses of MPs which have defected to the other camp [following the disbanding of ruling PPP],” scrive il The Nation. Il Pheu Thai Party che ha raccolto i deputati del passato maggioranza (dopo lo scioglimento dei  partiti che la componevano,  deciso dalla corte costituzionale per brogli eletorali) è deciso a dare battaglia ed accusa i militari di spingere i suoi deputati alla fuga. Non sarebbe una novità, visto che l’ esercito è stato autore di 18 colpi di stati, l’ultimo nel 2006 contro Thakshin, il leader fuggito all’estero, della precedente maggioranza. Del resto l’esercito vorrebbe stabilità, non avere più moltitudini nelle strade a protestare, ridare un immagine al paese. Lo stesso desiderio è espresso dalla comunità finanziaria, già frastornata dalla crisi globale e dalla fuga d’investimenti derivanti dal perdurante chaos thailandese. Insomma il Democratic Party ce la farà. La gente, in un recente sondaggio dell’Abac Poll, vorrebbe che i partiti si siedano intorno a un tavolo e trovino un accordo (40%) o che si vada a nuove elezioni (26%).


Cambogia: tamburi di guerra

Ottobre 16, 2008

Fighting erupts on border , titola oggi il Phnom Penh Post. Un elicottero thailandese ha sparato sulle linee cambogiane che hanno risposto con missili. Anche nelle scorse settimane qualche scaramuccia era accaduta e tre soldati furono feriti. Continuo a pensare, visto l’assoluta inutilità del territorio per cui si combatte, che sotto ci sia ben altro e che la questione sia destinata a chiudersi.
Probabilmente i ben più lauti giacimenti petroliferi in acque contese (vedi post precedenti) e l’intenzione di sviare l’attenzione delle rispettive opinioni pubbliche sui problemi interni. Come segnala The Nation nel suo titolo Hun Sen bangs the war drum too early (15 ottobre).
La crisi si è allungata e dilatata oltremisura per la crisi politica thailandese. Ormai da mesi l’opposizione chiede le dimissioni del governo con grandi manifestazioni di piazza che dalla capitale si sono allargate al resto del paese, con le prime vittime. Il parlamento e il governo non sono, dunque tecnicamente, nelle condizioni di prendere decisioni quali la definizione dei confini.
Three protesters have been killed and hundreds of others injured, including at least 40 police officers, and more violence in Bangkok is feared. In the most recent bout of serious violence, on October 7, police tried to disperse 2,000 anti-government protesters in front of Parliament using teargas and rubber bullets. Witnesses told Human Rights Watch that they heard loud explosions when police charged the protesters. The blasts nearly severed the leg of one PAD protester, while many others suffered deep wounds and burns.
Since the standoff began in late May 2008, pro-government groups have attacked about a dozen rallies across Thailand organized by the PAD. Human Rights Watch found that many of these attacks were financed and coordinated by members of the governing People’s Power Party (PPP). For example, on July 24, more than 1,000 members of the pro-government Khon Rak Udorn Club, led by Kwanchai Praipana and Uthai Saenkaew (the younger brother of Theerachai Saenkaew, who was then the agriculture minister) used force to break up a peaceful rally of about 200 PAD supporters in Udorn Thani province
.  (The Nation, 15\10; cito le fonti per rispettare le giuste richieste di un gentile commentatore)
L’opposizione ha addirittura chiesto all Forze Armate d’attuare un colpo di stato morbido come avvenne nel 1976.
Le tensioni economiche degli ultimi giorni, i ritardi d’interventi strutturali sui mercati finanziari (speculazione monetaria e sulle materie prime) da parte dei governi prima del grande botto, sono costati meno cari in Oriente ma, anche lì, la crescita si è rallentata. Con tutte le conseguenze sui più deboli.
In Cambogia vi è grande preoccupazione poiché la crisi economica internazionale, partita dal settore immobiliare, rischia di ridurre pesantemente i grandi investimenti per costruzioni che la Cambogia sta ricevendo (vedi post precedenti). In Cambogia non c’è la Borsa che si prevede creare nel 2009 con l’aiuto dei sud-coreani.
Ecco allora Hun Sen che chiede un prestito alla Cina di USD 300 milioni “We need some hundreds of millions … $300 million is a small amount for China” ha dichiarato. Nello scorso anno già USD 600 milioni sono stati prestati dai cinesi.
Nei giorni scorsi ha ricevuto usd 35 milioni dall’Asian Development Bank e 9 dall’ UN World Food Program. Gli obiettivi: intervenire nella crisi alimentare che sta investendo i 500.000 abitanti del bacino del lago Tonle Sap, i cui redditi e alimentazione dipendono dal pescato, insufficiente per acquistare il riso (il cui prezzo è raddoppiato nell’ultimo anno) e integrare la dieta.
“Our target is to get food on the plate within three weeks, but we need to make sure the system is fully transparent first,” dice il Country Director dell’ADB, Arjun Goswami.
Mentre tuttti chiedono, da anni, maggiore trasparenza al governo, la Cambogia è ulteriormente scesa nella classifica sulla corruzione stilata dall’autorevole Transparency International, passando dal 162 posto nel 2007 al 166 nel 2008; cioè il quarto posto fra i paesi più corrotti del mondo.
Eppure, l’attuale sistema politico, è stato costruito anche grazie a una delle operazione più brillanti delle NU (come è stata da loro stessi definita); una specie di governo diretto delle stesse UN per circa due anni (1992-1994), dopo il ritiro delle truppe vietnamite. Per consolidare l’operazione (UNTAC, costata USD 1.6 miliardi di allora, con oltre 20.000 funzionari e militari internazionali), la Cambogia ha continuato ad essere uno dei paesi più aiutati del mondo (in proporzione al numero degli abitanti) con oltre USD 800 milioni annui.
L’industria dell’assistenza è, infatti, una delle principali del Paese; sono presenti tutte le sigle delle UN e ben 450 NGO, molte delle quali con propri ristorantini, cafeteries, bakery, discoteche, aperte (esentasse) nel centro di Phnom Penh.
Questo schieramento di finanziatori non ha impedito (ma ha forse favorito) il crescere della corruzione e malgoverno propedeutica ad enormi diseguaglianze di reddito, persistente povertà (33% degli abitanti con meno di USD 600 annui) e disgregazione sociale (prostituzione e sex trafficking).
Fattori che sembrano confermare la teoria sempre più diffusa secondo cui l’attuale “sistema” della cooperazione internazionale crea più danni che benefici.
Più soldi arrivano, più Hun Sen e la sua banda sono contenti, poi, forse, qualcosa rimarrà anche per le centinaia di famiglie di Borei Keila (molte con famigliari sieropositivi), che stanno per essere scacciate da Phnom Penh, o per le 1000  di Kandal, che come tanti contadini cambogiani, si vedranno portare via la terra a beneficio di qualche multinazionale.
                                                        Meglio suonare i tamburi di guerra e attaccare la Thailandia.


Cambogia: il solito, vecchio Hun Sen

Agosto 12, 2008

 File di camioncini, mototaxi, auto stracariche riportano a Phnom Penh I votanti, tornati dai villaggi. Come ovunque in Asia le elezioni sono un occasione di tornare alle proprie case, rivedere le famiglie , incontrare gli amici che non sono migrati nelle capitali. Queste elezioni hanno visto una partecipazione inferiore, la più bassa rispetto alle altre tornate elettorali. Nel 1998 (prime elezioni dopo i Khmer Rouge) votarono oltre il 93% degli elettori, in quest’ultime solo il 72%.

Mancanza di alternative credibili rispetto all’imperante partito del primo ministro Hun Sen, sfiducia nei meccanismi della democrazia sono alcune delle ragioni a cui si sommano i costi, notevolmente aumentati dei trasporti e la necessità di registrarsi prima del voto (nel passato bastava presentarsi con la carta d’identità e votava più gente degli elettori). I risultati ufficiali non sono ancora arrivati ma si stima che il CPP (Cambodian People Party) ha raccolto circa 90 dei 123 seggi dell’Assemblea Nazionale. Il partito rivale dell’intellettuale/imprenditore Sam Rainsy ha ottenuto circa 25 seggi, gli altri divisi fra partiti minori fra cui il partito del Funcipec, un tempo maggioritario ma poi triturato da Hun Sen.

Sam Rainsy ha minacciato di boicottare la prima riunione dell’Assemblea per protestare contro la mancata iscrizione nelle liste elettorali di migliaia di persone. La risposta del Primo Ministro è stata semplice, chi non c’è perde i seggi che saranno ridistribuiti fra i presenti. Questo per spiegare come gira il mondo in Cambogia ai 1700 osservatori internazionali pagati dai contribuenti di tutto il mondo per verificare le elezioni. Non contento, il furbacchione, malgrado l’ampia maggioranza, cerca di ripetere l’operazione fatta con il Funcipec con gli altri oppositori proponendogli di entrare nel governo per poi frullarli con false accuse di corruzione, campagne di stampa e giudiziarie.

L’opposizione non ha tutti i torti (anche se la vittoria è incontestabile), migliaia di land-grabbers (contadini a cui sono state tolte le terre per favorire multinazionali del legname, minerarie, turistiche, costruttori, potenti del regime) sono stati deportati senza alcun diritto (figuriamoci quello di votare).

La cacciata degli abitanti era un fenomeno diffuso nelle campagne ma sta dilagando anche a Phnom Penh (il costo dei terreni è aumentato del 150% nell’ultimo anno). Andong (circa 20 chilometri dal centro) è un campo profughi, che accoglie 1550 famiglie scacciate nel 2006 da Sambok Chap (Bird’s Nest). Nessun servizio sanitario, igienico, scuola, ospedale ed elettricità. Capanne e baracche dove la gente, senza lavoro, languisce.

Diplomazia tranquilla al tempio di Preah Vihear anche se, questo contenzioso, sembra essere solo l’inizio di una serie di controversie territoriali con la Thailandia. Hun Sen ha ordinato di costruire una nuova strada, tanto per ribadire la sovranità e invitato i monaci a celebrare le funzioni.

Ben presto si aprirà un contenzioso ben più importante con la Thailandia per il possesso dei giacimenti petroliferi al largo (140 chilometri) delle coste di Shianoukville, scoperti dalla Chevron nel 2005. Il loro utilizzo significherebbe un aumento del PIL cambogiano fra il 2\3% (dice la Banca Mondiale), lo stesso per la Thailandia.


Cambogia, elezioni: tutto come previsto

Luglio 28, 2008

Gli otto milioni di votanti cambogiani hanno compiuto il loro dovere, recandosi pacificamente alle urne.
 I risultati elettorali si attendono fra una settimana ma sono scontati: il partito del primo ministro Hun Sen aumenta il numero dei propri deputati (+18, 91 su 123); all’opposizione il nuovo e metropolitano Sam Rainsy Party (26 deputati). Scompare il FUNCIPEC (passato alleato di Hun Sen) schiacciato da scandali, pressioni e defezioni (da 26 a 1 deputato).manifestazione del CPP
Il Cambodian People Party (CPP) di Hun Sen, ormai al governo da 23 anni, conferma che il possesso dei media e una vasta rete di clientele è sempre il modo migliore per confermarsi al potere. Parte dei guadagni dovuti alla crescita economica veloce (PIL medio +13% annuo) sono stati utilizzati per strade, ponti e costruzioni e il refrain ripetuto dai militanti del CPP in mezzo a musica assordante e bandiere azzurre è “We saved the lives of Cambodian people from the genocide. We gave people lives. From zero in 1979, Phnom Penh now has everything. From ghost city, now Phnom is a very good city,”.
In realtà Phnom Penh non è più la città addormentata, sprofondata nel caldo costante, senza strade e con vecchie case coloniali ma, almeno, nelle aree centrali è moderna ed organizzata. Il benessere si vede dalla progressiva sostituzione dei milioni di motorini con macchine nuove. Lungo i larghi boulevards iniziano a formarsi le prime code ma, nel complesso, la viabilità è ancora scorrevole. Lungo il fiume è prevista la costruzione di avveniristici grattacieli che romperebbero l’equilibrio architettonico della città, fondato su case basse.
L’altro centro dinamico e moderno è Siem Reap che beneficia di 2 milioni di turisti l’anno e Sihanoukville, in fase di lancio per il turismo di massa cinese e russo. Il resto è Asia profonda cioè risaie, palafitte nascoste da palmeti, città di barche. Battambang, Kampot, addormentate città ex-coloniali e Kampong Cham, e Kampong Chang case allungate lungo le strade. Su queste strade, durante le soste, sono ancora offerti neri ragni fritti, immensi fiori di loto, grilli fritti catturati durante la notte. In ogni villaggio, anche sperduto o piccolo, compare la sede del CPP.
hun sen, primo ministro cambogiaL’abile Hun Sen fa il finto  naif per farsi apprezzare dagli gli abitanti della Cambogia profonda (qui il suo partito raccoglie oltre il 70% dei voti), sberleffa gli oppositori, ridicolizza le NU e fa emergere il nazionalismo Khmer. Il cosmopolita Sam Rainsy ha raccolto consensi solo nella capitale, nei villaggi e nelle cittadine non ha sfondato è troppo sofisticato e lontano dalla gente comune.
Il CPP, inoltre, controlla i media, le amministrazioni locali e un efficace e ramificata struttura clientelare. A livelli più alti è collegato agli investitori cinesi e non disdegna (malgrado le ridicole tensioni di confine) i finanziamenti delle multinazionali thailandesi. Quando qualcuna disturba i suoi progetti finisce in prigione, condannato da qualche tribunale compiacente o distrutto dai media (vedi i leaders del passato alleato FUNCIPEC).
Quando gli serve qualche pezzo di Cambogia per vendere legname pregiato o concessioni minerarie scaccia, senza problemi, migliaia di famiglie con la scusa della mancanza dei diritti di proprietà (tutti distrutti dai Khmer Rouge). Qualche pezzo di terra pregiata è regalato ai mandarini del regime che lo cintano senza utilizzarlo per speculazioni future (come accade sulla costa intorno a Shianoukville).
Sconfitto alle prime elezioni del 1993, Hun Sen s’infilò nel governo di coalizione e iniziò a disgregare gli alleati cioè il FUNCIPEC del principe Ranadirr, attraverso compravendita, violenze, minacce. Quando il povero principe cercò appoggio nei residui Khmer Rouge, fu facile per Hun Sen gridare all’attacco alla democrazia e montare un colpo di stato mascherato, con l’appoggio del sovrano e dei suoi antichi protettori vietnamiti.
Le proteste violente che seguirono furono un mezzo per tacitare gli oppositori alla faccia dei difensori dei diritti umani da sempre presenti in forze nel Paese e ripresentarsi rafforzato alle elezioni del 2003 che vinse.
Hun Sen ha sempre negato il suo coinvolgimento nella repressione e addirittura lo stesso colpo di stato. A furia di negare è stata riconosciuta la sua verità e i grandi donatori internazionali hanno supportato il regime facilitando la crescita economica.
Le elezioni di quest’anno hanno avuto uno svolgimento pacifico e confermano il successo della sua linea di manipolazione della verità e degcambogia monacoli oppositori. Le opposizioni protestano per la cancellazione dei migliaia di nomi (non graditi) dalle liste elettorali, della impossibilità di votare per migliaia di famiglie scacciate dalle loro terre per favorire lo sfruttamento delle risorse (legname e miniere) da parte delle multinazionali cinesi e thailandesi ma gli onnipresenti osservatori internazionali hanno certificato, con la loro abituale passività, la sostanziale regolarità del voto.
Addirittura sono tornati a votare i monaci buddhisti dopo che il Patriarca Tep Vong vietò la loro partecipazione al voto nel 1998 (per le loro forti proteste contro il colpo di stato).
Nei giorni passati i 56.000 monaci zafferano sono stati inseguiti dai propagandisti politici che si sono infilati anche dentro i Wat per strappare qualche voto.
La crisi con la Thailandia per qualche pezzo di terra intorno al tempio di Preah Vihar ha favorito il primo ministro, abile strumentalizzatore del nazionalismo Khmer e dei sentimenti anti-thailandesi.. Lassù tutto è fermo in attesa che anche il contestato governo di Bangkok raccolga i dividendi della farsa.

Cambogia: paese liquido

Luglio 21, 2008

kh1Un paese sull’acqua, non solo fisicamente ma anche per le poche certezze e diritti che hanno i suoi abitanti. L’acqua è ovunque dal fiume Mekong al grande lago di Tonle Sap che occupa 1/3 del paese, ai numerosi villaggi di barche (molti di malvisti vietnamiti) fra cui l’impressionante Kompong Luong , e una città di circa 10.000 abitanti dove ospedali, polizia, negozi sono tutti su barche. Le case si possono spostare per evitare di essere sommerse durante la stagione delle piogge, quando fiumi e laghi s’allargano.
La stessa liquidità si ha nella struttura dello stato e nei rapporti fra esso e i cittadini. Durante le elezioni era è stato arrestato Dam Sith, direttore del giornale dell’opposizione di Sam Rainsy; l’accusa è aver accusato il ministro degli esteri di legami con i Khmer Rossi (cosa probabile visto il passato di molti membri del governo compreso il primo ministro Hun Sen).

La Cambogia non riesce a risalire la classifica compilata annualmente della organizzazione tedesca Transparency International, riferimento internazionale per il controllo sulla corruzione nei paesi. Rimane al 162° posto su 179 stati valutati. Si calcola che le mazzette ammontino a oltre USD 350 milioni all’anno. Una bella cifra per una paese che ha il reddito pro-capite intorno ai USD 800 annui e più di 1/3 della popolazione vive con meno di USD 1 al giorno. Le mazzette, anche per chi non fa business, sono ovunque: per ottenere un visto in tempi decenti, un modulo per qualche pratica, o evitare il ritiro della patente anche se si è khparcheggiati.

Le numerose comunità vietnamite (molto malviste dopo l’invasione) e cinesi hanno una ulteriore dazio da pagare alle potenti mafie. I vietnamiti specializzati nella prostituzione e nei traffici connessi (visto i limiti imposti nel loro paese); i cinesi della diaspora sono una potenza economica che controlla oltre 3000 industrie e molti traffici con investimenti di oltre USD 1.5 miliardi. Tramite questa comunità il governo di Pechino è il più grande investitore nel paese. Entrambe queste industrie, legali e no, sono prive di controlli grazie alle elargizioni al partito dominante.

Oggi parte dei 350.000 cambogiani che lavorano nelle industrie tessili (70% export del paese) con salari che non superano USD 100 mensili rischiano di trovarsi per strada, data la crisi del settore (-46% degli ordinativi nell’ultimo semestre) e senza alcuna garanzia. La crescita economica si mantiene alta (circa il 7% annuo) ma l’inflazione (intorno al 18%) sega i redditi dei più poveri. Il turismo e gli aiuti internazionali (entrambi pari al 20% del PIL) non sono sufficienti a diffondere sviluppo. Si spera in giacimenti di petrolio e gas naturali. Senza ricchezza non è facile dare lavoro e speranze alla metà della popolazione che ha meno di 21 anni.

I massacri compiuti dai Khmer Rossi hanno cambiato la demografia del paese, spazzando via intere generazioni e distrutto tradizioni e reti sociali. La gente fluttua, in un paese che appare senza regole. Motorini, telefonini, automobili sono gli status symbol da raggiungere per questa massa di giovani che, la domenica, riempe come da noi i grandi magazzini della capitale.

Ogni tanto, per accontentare i donatori internazionali, il governo si sveglia. E’ il caso della “Law on the Suppression of Human Trafficking and Sexual Exploitation” mutuata sulla legislazione USA “seeks to eliminate human trafficking by criminalizing the sex industry as a whole ” Il risultato della sua applicazione è che qualsiasi donna trovata in possesso di preservativi può essere arrestata. L’arresto significa richiesta di una tangente per la liberazione o violenze da parte dei poliziotti. Questo hanno denunciato 500 prostitute che hanno sfilato in un animato corteo a Phnom Penh. Scrive il Post “The “day of action,” held at the Women’s Network for Unity (WNU) in Phnom Penh, called for the repeal of the new anti-trafficking law, which critics say conflates prostitution with trafficking and is so over-broad that even carrying condoms can now get you arrested” Aggiunge Chan Dina, 31 anni e gia veterana della Cambodian Prostitute Union “Some of them (the sex workers) were beaten and gang raped by the center guards” .

La prostituzione è illegale in Cambodia e ogni tanto, specie prima delle feste dove servono soldi per banchetti e regali, i poliziotti rastrellano le migliaia di bars e bordelli della capitale e rinchiudono i lavoratori del sesso, che non pagano la tangente, per 10 giorni nel Prey Speu Rehabilitation Center alla periferia della capitale. Chiaramente non vi è alcun risultato perché tutti tornano al lavoro dopo 10 giorni di vessazioni e minacce, i grandi trafficanti d’esseri umani sono protetti e non subiscono danni. Questa è una sintesi del paese a cui vanno aggiunti i mesti riti dei vecchi europei nei baretti di Shianoukville e Phnom penh, aggiungiamoci la finta Siem Reap. Girare per la Cambogia fa venire un pò di tristezza.