Nepal: il tiraemolla dei maoisti

Novembre 4, 2009

dal Kala Pattar-everestForse il Governo nepalese rinuncerà alla riunione prevista a Gorak Sheep, il pianoro sabbioso alle pendici del Monte Everest (Sagarmatha). Un bene anche perché per arrivarci avrebbero dovuto muovere stormi di elicotteri e, forse, a 5300 metri qualche ministro avrebbe tirato le cuoia. Era un modo per spettacolarizzare la crisi dell’ecosistema himalayano (inquinamento, ritirata dei ghiacciai, disboscamento, nubi tossiche) e raccogliere un po’ di soldi dalla nuova moda in voga nella cooperazione internazionale: i cambiamenti climatici.

In realtà, l’ecosistema himalayano è messo in difficoltà dall’uomo che produce inquinando (Cina e India), migra per vivere (villaggi nepalesi), affolla le montagne senza controlli (turismo). Su nessuno di questi fattori, penso, il governo nepalese (né gli altri in realtà) possono e vogliono intervenire. E’ già successa una mezza rivoluzione per il solo blocco al traffico di un pezzo di Thamel a Kathmandu, figuriamoci per cose più importanti.

Come il bilancio dello stato non ancora approvato da 111 giorni, L’esercizio provvisorio impedisce i trasferimenti di denaro per la sanità, l’educazione, lo sviluppo. Alcuni ospedali sono già in shortage di fondi. Il paese è bloccato in tutti i sensi. Il governo non riesce ad agire per sua incapacità, lotte interne, pressioni esterne dei maoisti.

Prachanda sta spingendo per ottenere una fetta di potere; cercano di non esagerare, come dimostra la rinuncia del blocco dell’aereoporto internazionale, ma spesso il controllo sfugge nelle periferie. A Dhankuta (est Nepal) vi è stato proclamato il coprifuoco. L’idea è una progressivo movimento di piazza, blocco delle attività degli enti locali (DAO- district administration offices) e grande manifestazione a Singh Durbar, sede del Parlamento. Lo scopo dimostrare che senza i maoisti nulla si muove e, contemporaneamente, come sta avvenendo trattare con i partiti di governo. Quindi niente paura, i maoisti non esagereranno, tranne qualche segmento incontrollato. I leaders maoisti hanno assaggiato i piaceri del potere, parte della base ha già contestato qualche lusso (macchine, case, scuole private per i figli, viaggi) degli ex-guerriglieri, per cui non torneranno nella jungla. Ricordiamo che, comunque, i maoisti raggiunsero la maggioranza relativa nelle ultime elezioni per l’Assemblea Costituente.

Dall’altra parte è uguale. Si minaccia l’intervento dell’esercito, si allerta la polizia, ma si discute come ridividere il potere. Un continuo tiraemolla che ha rimesso in gioco il grande vecchio della politica nepalese Girija Prasad Koirala, prima contestato dal suo stesso partito per aver piazzato la figlia come v.primoministro e i suoi fedeli nei posti più importanti dello stato. La sua casa di Maharajgunj, dove si festeggiò la caduta del sovrano nell’aprile 2006, è tornato ad essere il vero  centro di potere in Nepal. Tutti (il Primo Ministro Nepal e il leader maoista Pushpa Kamal Dahal, fra gli altri) vanno a cercare il suo consiglio\benestare per cercare di trovare forme e modi per re-infilare i maoisti nel governo, senza scontentare l’India e senza perdere troppo potere. Nei colloqui, anche il destino del Presidente della Repubblica (suo medico personale) inviso ai maoisti.

Il problema e la lunghezza delle trattative (che in realtà vanno avanti da un anno) è dovuto alle troppe bocche da sfamare (22 partiti nella coalizione) e, una in più (per di più famelica come quella dei maoisti), rompe tanti equilibri. I partiti Madeshi, un po’ come la nostra Lega Nord, fecero fuoco e fiamme per l’indipendenza del Terai, prima,.durante e immediatamente dopo le elezioni, ora un po’ di potere li ha sedati. Se, in un ipotetico e probabile rimpastone, dovessero perderlo li sentiremo tornare alla carica.

In questa situazione, fortunatamente il turismo regge e per il quinto mese consecutivo aumenta il flusso del 10%. Siamo in alta stagione e i disagi provocati dalla tensione politica faranno arrabbiare un po’ di tour operators. Tutti premono per un governo d’unità nazionale (situazioni già viste) che, per un pò, assicurerà un minimo di tranquillità e poi si spappolerà come è sempre accaduto. L’unica speranza è che si giunga almeno a una Costituzione condivisa (dimenticata), un sistema elettorale maggioritario e che si rifacciano le elezioni, sperando che qualcuno prenda la maggioranza assoluta. Forse ci sarà un pò di stabilità e i nepalesi non dovranna più lottare per riuscire a lavorare, produrre, trasportare le merci, comprare gas e benzina. O continuare a fuggire all’estero.

Altre entrate che aumentano sono quelle degli aiuti internazionali, che seppur sparsi fra le diverse consorterie locali, affitti, acquisti d’automobili di lusso, salari ai privilegiati, generano, comunque, reddito. Lo spreco è immane tant’è che iniziano a denunciarlo anche i nepalesi. The country’s dependency on foreign aid has not only been restricting the country from utilising its resources back home, but such innumerable international projects have also been failing to yield satisfactory outcome. Ha dichiarato Dinesh Kumar Thapaliya, portavoce del Ministry of Local Development. Aggiunge . Indu Ghimire (dello stesso ministero), Nessuno have any special records of development progress from the foreign aids. “Worse, the National Planning Commission and the Ministry of Finance too have not maintained the record of total foreign aids given to Nepal and development statistics”. Insomma nessuno sà dove vanno a finire i soldi. O meglio: “Every year, the same road is repeatedly made, which is the misuse of loans,” finisce Thapaliya, aggiungendo che oltre il 15% delle somme sono spese per consulenti stranieri invece che locali.

L’Himalayan Times chiude l’articolo citando A representative of a donor agency, on condition of anonymity, admitted the ineffectiveness of foreign grants that has been fuelling dependency and misuse of development budget. Poco sotto leggiamo questa bella notizia: a Chitwan, Thaguwa Mahato, 45 anni ha venduto un figlio (Rs. 10.000, euro 100) e una figlia (Rs. 18.000, euro 180) perché non riusciva a mantenerli.


Il Chhat in Nepal: sole e acqua da ringraziare

Ottobre 26, 2009

tramonto sulle colline del nepal Oggi al tramonto finisce il festival del Chhat festeggiato da gran parte degli abitanti hinduisti dell’India settentrionale e dagli abitanti del Terai nepalese. Donne vestite con il sari e uomini cosparsi solo di polvere gialla e rossa si lavano nei fiumi all’alba e al tramonto. Vogliono ringraziare Surya, Vishnu, il Sole prima che vada a riposare per i mesi dell’inverno. Anche a Kathmandu i molti Madhesi migrati vanno al fiume (il putrido Bagmati) o nelle sacra piscina di Rani Pokhari, aperta per l’occasione. La festa dura sei giorni, inizia il sesto giorno del sesto mese Kartik (secondo il calendario lunare).

Stasera al tramonto la festa finisce con l’ultima mangiata vegetariana di thekuwa, banane, canna da zucchero e altri dolci d’origine indiana. Come il buonissimo kheer (budino di riso). Acqua e sole meritano questi festeggiamenti e la devozione della gente del Terai. Mi raccontano dal Nepal che le giornate di festività (Dashain, Tihar, Chhat) sono costate più del doppio dello scorso anno. Solo per il Chhat l’anno scorso si spendeva circa Rs. 800 ques’anno per comprare le cose necessarie per le puja e per i pasti si è speso più di 2.000 rupie. Lo zenzero costava Rs. 30 al Kg. oggi costa 160; un limone costava Rs. 2 oggi 10. Tutto sta aumentando, conclude sconsolato l’amico, tranne i guadagni.

Offerte, preghiere dirette a propiziare gli elementi vitali, il sole e l’acqua dovrebbero aumentare anche nella più mondana e moderna Kathmandu. Il sole è offuscato dallo smog perenne che aleggia sulla Valle, bronchiti, asma, TBC sono le malattie più diffuse. Quello che si coltiva è ammorbato dal piombo e dalla polvere delle automobili. La vita per i pedoni è difficile fra cumuli di spazzatura, pochi e diroccati marciapiedi, file di venditori accovacciati, macchine, camion, tempu che pretendono la precedenza.

Timidamente, dopo decenni d’inutili discorsi e convegni, s’è presa l’iniziativa di bloccare una parte di Thamel (un area di soli 100 metri quadri da Kathmandu Guest House Chowk Narasingha Chowk, nella speranza di felicitare qualche turista) al transito di ogni veicolo ( vehicle-free zone) dal 1 novembre. Il sogno, molti anni fa, era che tutto il cuore vecchio della città (da Thamel, passando per Asan Tole da un lato e Chetrapati dall’altro, fino alla Piazza inclusa) fosse chiuso al traffico veicolare. Solo risciò e portatori avrebbero potuto muoversi nella città medioevale, portando merci e passeggeri (aumentando così il loro reddito). Il sogno prevedeva che le vecchie case fossero ristrutturate con i criteri del passato e magari i lavori finanziati con tasse agevolati da una dei molti donatori internazionali (UNESCO, UNDP) che buttano via i soldi in progetti inutili o non completati. Un sogno che poteva rendere un sacco di soldi, diminuire l’inquinamento della Valle, iniziare una regolazione urbanistica, mantenere il turismo. Salvare la Firenze d’Asia ( come era una volta chiamata Kathmandu) doveva essere uno degli obiettivi degli strateghi dello sviluppo nepalese. Niente si è fatto.

L’acqua è un altro problema mica da ridere. Da aprile-maggio (fine stagione secca) manca in tutta la parte meridionale della Valle, non è potabile e solo il 30% degli alloggi ha acqua corrente. Anche qui le hanno provate tutte, investito fior di milioni di euro, impiegati centinaia di consulenti stranieri, privatizzato, ma il problema è rimasto. La grande diga della Mid- Marsyangdy (fa il paio con quella del Gandaki dove c’era dentro anche la potentissima e protetta Impregilo), finanziata dai tedeschi, è costata più del doppio di quanto previsto, per dire come gira il mondo. Adesso sulla graticola è rimasto qualche funzionario nepalese.

Ma il problemino d’affrontare sembrerebbe, ora, quello del progressivo esaurimento dei depositi d’acqua sotterranei della Valle, ricordo dei tempi mitici in cui Kathmandu era una grande lago con al centro il Buddha Primordiale, sotto forma di loto. Il Boddhisattva Manjustri con il suo spadone aprì una breccia, le acque defluirono dalle gole meridionali di Chobar e si formò l’isola di Swayambunath, finalmente visitabile dai fedeli. Quanto rimane del lago s’esaurirà, secondo un recente studio, fra meno di 100 anni aggravando i problemi idrici della città. Del resto, per rimanere nell’ecosistema fragile e violentato del Nepal anche le tigri stanno scomparendo dalle giungle del Terai, se ne contano meno di 100 esemplari.

I politici che fanno? Hanno ripreso a litigare nell’eterno tira e molla fra partiti di governo e maoisti. Qualche scontro fra opposte fazioni qua e là. Un po’ di ruberie e mafie dei giovani maoisti sempre più fuori controllo. La situazione si rifà tesa.  Ci manca solo qualche escorts, trans e ipocrisia.


Jazzmandu

Ottobre 16, 2009

jazzmanduInizia il Tihar, la festa delle Luci, che conclude i quindici giorni di riunioni famigliari, invocazioni alle divinità, sacrifici e gran mangiate del Dashain. Il Tihar, porta via tutte le feste e anche uno degli avvenimenti più interessanti di questa stagione a Kathmandu, il Jazzmandu: una serie di concerti di jazz e blues iniziati il 7 ottobre con l’ Himalayan Blues Festival.

L’idea di Jazzmandu l’hanno avuta sette anni fa due suonatori nepalesi (fra i pochi) che hanno iniziato lemme lemme a organizzare concerti nella capitale. I due ex-ragazzi organizzatori, Chhedup Bozman e Navin Chettri, suonavano e suonano con un loro gruppo (Cadenza) e, entusiasmati al ritorno dal Palmer Street Festival in Australia hanno provato a replicarlo anche qui a Kathmandu. L’evento è cresciuto, tanta gente partecipa entusiasta ed è stato pure aperto un Kathmandu Jazz Conservatory.  Quest’anno sono stati raccolti un bel gruppo di musicisti internazionali e nepalesi. Il Festival si muove fra hall di grandi alberghi ma scende anche nelle strade e uno dei posti più affascinanti per ascoltare la musica è stato, quest’anno, l’antico e restaurato (dai tedeschi) Palazzo Reale di Patan.                   La parola d’ordine, come negli anni della guerra civile, è Music for peace and compassion.

Un sacco di gente sulla collina di Gokarna, malgrado il monsone interminabile, per ascoltare gli ottimi musicisti nepalesi che mischiano strumenti e suoni tradizionali con la musica dell’occidente come i Gandharva, poi i tranquilli e soavi Simon Fisk e Arron Young.  Poi tante suonate in giro per la città con gli olandesi del Yuri Honing Trio, il grande flauto di Jamie Baum, insieme al gruppo Trio Urbano (con Dario Eskenazi e Susan Pereira) e tanti altri sia nepalesi che occidentali.              Un avvenimento, sempre per minoranze, che però ha dato fiato alla città schiacciata da una montagna di problemi.

Con il finire delle feste, infatti, si rimuovono i politici con le loro interminabili beghe inconcludenti. Adesso si è aperto lo scandalo Koirala (l’ottuagenario e potentissimo ex-primo ministro, una specie d’Andreotti locale) accusato di undemocratic decisions” and engaging in nepotism, per aver piazzato, fra l’altro, la figlia come vice-primio ministro. Ha scontentato qualche potente del suo partito e sono iniziate, come già nel passato, le divisioni interne che si sommano a quelle esterne, come gli estenuanti incontri per far entrare i maoisti nel governo. Niente di nuovo, tutto come previsto, i partiti ripetono il passato e non riescono a governare. La gente si barcamena e cerca di andarsene, cosa non facile perché sono finiti i passaporti (veramente).


Nepal, difficile trovare un respiro

Giugno 22, 2009

budhanilkanta-vishnu-dormiente, l'ecquilibratoreUna ragazza di 18 anni rapita e uccisa a Bungamati (ai margini di Kathmandu, dove risiede l’attualmente venerato e vagante Rato Machendranath). I suoi compagni di scuola che protestano a Kalimati perché siano catturati i delinquenti che hanno fatto a pezzi la giovane Khyati Shestra, arrivata da Biratngar per studiare e lavorare nella capitale. Non è il primo caso di quelli che sono chiamati rapimenti random, in cui i rapitori chiedono il riscatto dopo aver ucciso la vittima. Un brutto segno che conferma disperazione e rottura di sistemi sociali e culturali.

A Baglung, nell’estremo ovest, sono scoppiati violenti disordini a seguito di un matrimonio fra un Dalit e un membro di una casta più elevata. Due persone sono state linciate a Bara (nel Terai centrale) perché accusate di aver ucciso un esponente maoista.

Intanto non piove e si ritarda la semina del riso con inevitabili conseguenze negative sui prossimi raccolti; l’alta temperatura e la mancanza d’acqua rischiano di ridurli del 30-40% con gravi conseguenze sulle scorte alimentari delle famiglie. Nell’estremo ovest (distretto di Achham) già si parla di carestia come preannunciato da tutti (comprese le varie cocche delle NU) da mesi, senza però che dopo gli annunci seguissero i fatti.

Kathmandu è perennemente sconquassata: dai maoisti che, nei giorni scorsi, hanno bloccato gli uffici pubblici, vandalizzato qualche sede degli oppositori. Nel distretto di Dhading gli scontri fra partiti hanno obbligato al coprifuoco. Dai nazionalisti che hanno accolto con bandiere nere il potente emissario del governo indiano Menon, salito a Kathmandu per cercare di convincere i partiti sostenuti (Madhesi, Congresso e UML) a mettersi d’accordo. Impresa difficile ma necessaria per porre le minime basi per rimettere ordine ai confini. Tanto più isto che i maoisti indiani hanno ripreso l’offensiva (11 morti nell’India centrale) e che, addirittura, in Bhutan sono comparsi gruppi armati che si richiamano al vecchio e in disuso (almeno in Cina) Gran Timoniere.

Fra i nazionalisti arrestati (e malmenati) il regista Manoj Pundit, autore del documentario Greater Nepal: In Quest Of Boundary in cui addirittura chiede di ripristinare gli antichi confine del Grande Nepal (prima dell’accordo del 1876 con l’ Impero inglese a Segauli) e che includevano Darjeeling e il Sikkim.

Insomma il solito casino che tende ad aumentare dopo che in 1 mese il governo non è stato neanche in grado di definire i propri ministri, figuriamoci di prendere qualche decisione a beneficio del paese. Nella logica del non c’è mai peggio, qualcuno inizia a rimpiangere i maoisti di Prachanda e a preoccuparsi di una ripresa, in forme diverse, del conflitto.

L’arresto di Manoj introduce, però, qualche avvenimento interessante. Sta girando per il Nepal (145 proiezioni in tutti i distretti) il film Frames of War (visto da decine di migliaia di persone) che racconta in 45 minuti la storia di sette famiglie schiacciate dalle opposte fazioni durante il conflitto civile e il desiderio del paese di chiudere definitivamente quel capitolo durato dieci anni di morti, torture sparizioni e violenze . The testimonies we gathered, the emotions expressed were so raw and so powerful that we felt we have to document them, racconta Kunda Dixit (lo Scalfari del Nepal) e dal suo giro per il paese segnala con preoccupazione “More worryingly, we saw rising ethnic friction. Class war seems to have been replaced by growing ethnic and communal violence.” I registi sono Prem BK and Kesang Tseten.

Si raccontano tragedie non risolte, sfruttate e dimenticate anche nella mostra fotografica aperta a Bhrikuti Mandap Exhibition Hall. Qui 90 fotografi di tutti i paesi hanno portato tristi testimonianze dei disperati del mondo: i milioni di rifugiati Pakistani dell’Afghanistan, dal campo profughi di Mugunda in Congo. Un po’ di speranza la racconta un fotografo nepalese nelle sue foto sui profughi buthanesi As a photographer, I toured the camps in search of sadness but found hope. I searched for photogenic miseries but found bright eyes and easy smiles I searched for fatalism but found a vibrant community.

Un respiro.


Kathmandu di notte

Giugno 16, 2009

3081879398_48f5638e4fNon si riesce a fare un governo decente, sono passate due settimane e l’elencodei ministri si fa e si disfa ogni giorno, cercando di conciliare le necessità dei 22 partiti che formano la coalizione.I maoisti accentuano la pressione per non restare fuori, bloccando Kathmandu, molti distretti del Terai (e dunque i trasporti dall’ India) e ricostituendo strutture di governo indipendenti.

I micidiali militari indiani delle Forze di frontiera spazzano via interi villaggi nel Nepal occidentale (già sfigato e povero) per allargare i confini dell’India in attesa della firma del trattato (fermo da un anno) da parte dei fantomatici governi nepalesi.

I partiti Madhesi vogliono tutto e subito: ministri, loro uomini nelle forze armate, autonomia del Terai e già protestano nell’Assemblea e nelle piazze. Nel gran baillame ne approfittano i mangiasoldi delle Nazioni Unite e ottengono il prolungamento dei mandati per due enti inutili, dannosi e costosi:Office of the High Commissioner for Human Rights, Nepal (OHCHR-Nepal) e lavergognosa UNMIN. Il mancato rinnovo degli accordi con questi qua avrebbe portato danni non solo agli espatriati e locali foraggiati per far nulla (o danni) qualche migliaio, ma anche al fiorente mercato della bella vita notturna, condito con prostituzione e sexi (dance)bar .

In questo settore, esploso, negli ultimi 5 anni lavorano oltre 5000 persone (fra cui si racconta qualche centinaio di ragazzini\ragazzine). Thamel, i grandi alberghi, i casinò sono i pilastri della nuova night life della capitale. I tristi bar/bordelli di Thamel con incredibili insegne luminose o dipinte a mano; i sorpassati full massage, unici centri di diffusione del sesso a pagamento fino a pochi anni orsono; gli occulti giri d’alto bordo negli hotels a 5 stelle e nei casinò. In ordine: nepalesi, turisti ed espatriati il mercato.

Pensare che fino a pochi anni orsono, tutto si spegneva alle 22 (anche i pochi televisori che esaurivano programmi di ballo e soap opera indiane). Strade deserte, solo il sabato s’aggirava qualche ubriacone magari uscito dai ristoranti indiani che vendevano alcol e propinavano un po’ di musica. Bisognava stare attenti alle alle ronde costanti dei poliziotti intabarrati in paurosi mantelli verdi.

Negli ultimi anni, al sabato e al venerdì il centro di Kathmandu è pieno di gente. Ragazze e butta dentro cercano d’infilare gente negli afosi bar che hanno ripreso a funzionare a pieno ritmo, malgrado ordinanza e proclami. Nel settembre 2008, il ministro degli interni Bam Dev Gautam, chiuse per 15 giorni i i dance bars. Poi manifestazioni delle lavoranti, proteste della potente lobby dei gestori, interventi dellepotenti mafie Tamang, Manangi e tibetane che procurano voti e stipendi a mezzostato hanno fatto arretrare il governo.

Gli unici che ci hanno rimesso in questa tentata ondata moralizzatrice sono stati i travestiti che hanno abbandonato Tridevi Marg (troppo centrale) e si sono piazzati all’angolo buio di Lazimpath.  I baretti hanno continuato come prima. Le donnine d’alto bordo che s’aggirano negli hotels per gli espatriati se ne sono fregate alla grande delle parole del ministro, contano su protezioni più potenti. Qualche parlamentare e ministro è stato beccato nei bordelli ma tutto è finito nel gossip popolare (evento di cui l’Italia è campione) senza alcuna conseguenza per i protagonisti.

Per certi versi è vero quello che dichiarò il ministro restaurants and bars have encouraged youths to criminal activities, leading the society to chaos; e d è vero che la mentalità dei nepalesi è cambiata velocemente nell’ultimo decennio. Luoghi considerati da fuori casta (bar e discoteche) sono oggi frequentati dalla buona società nepalese;  le ragazze che ci lavorano, un tempo socialmente emarginate, iniziano ad essere accettati. Non si raggiunge il livello della Cambogia dove tutto e in ogni luogo è in vendita ma il trend sembra questo.

Chi rischia di stare fuori dal giro chiaramente ne soffre e s’incazza. Per bere, andare ai rave party, rimorchiare qualche ragazza servono soldi,macchine, telefonini (gli espatriati danno l’esempio) che non si fanno coltivando i campi della famiglia, vendendo cipolle, lavorando nelle fabbrichedi tappeti. Chi non ha i soldi, come ovunque, dà via di matto ed ecco fatti fino a pochi anni orsono impensabili. Alle 9 di sera, una donna è stata assalita nel centralissimo Ratna Park, a pochi metri dalla stazione di polizia. Non si contano le rapine violente nelle strade e i furti ngli appartamenti.

Dl resto servono bei soldi per andare nei locali, come ovunque. Tanti ragazzi s’affollano nei luoghi cult: il Platinum allo Yak and Yeti (che se ne impippa dell’obbligo di chiusura alle 23), al vicino Lakhey a Durbar Marg. Al Fire Club nel centro di Thamel che sembra esplodere per la musica sparata e a decine d’altri che diventano cool in base a stagioni e mode, come ovunque. Ogni tanto la polizia interviene bastona qualcuno, chiede una mancia e si ritira. Le ragazze si cambiano nelle toilette dei locali perché non possono uscire di casa con minigonne e abiti scollati, i ragazzi, come ovunque, tendono più al trash.

La mano d’opera, nei locali, è gente arrivata dai villaggi, facce da contadini, che malgrado la maschera di malizia e furbizia mi sembrano ancora fuori posto.


Un passo in Bhutan

Giugno 8, 2009

flagsIn Nepal tutto fila come previsto e con grandi difficoltà. Il governo s’allarga a dismisura per accogliere membri dei diversi gruppi di potere, i partiti si sfaldano per accaparrarsi posti (specie il Madhesi Janadhikar Forum e l’UML), i maoisti bloccano la capitale con continui chakka jam. Qua mancano veline, cantanti e regali da nababbi ma i sudditi sono comunque dimenticati. Una decina di giorni ed è già marasma, come ai vecchi tempi. La gente inizia ad essere stanca di tutto questo casino, degli scioperi che bloccano movimenti, lavoro, commerci. A Banepa, pochi chilometri da Kathmandu, nel distretto di Kavre centinaia di persone hanno attaccato la sede dei maoisti, cercato i forzare i blocchi degli stessi, sono scoppiati disordini ed è stato imposto il coprifuoco. Lo stesso sembra avvenire in altri distretti.

Da Patan è partito l’immenso carro di Rato Machendranth, Controllore delle Acque e del Monsone (già arrivato). E’ una divinità Newari (gli originali abitanti della Valle) venerata sia dai fedeli del buddhismo che dell’hinduismo tantrico da loro sempre praticato. Una forma di Shiva e del Boddhisattva Avalokitesvara che deve essere propiziato per assicurare il regolare ciclo della natura.

Questo è quanto accade nella capitale; poi incontro Bernard, ormai un freakkettone sessantenne, che conobbi a Kathmandu all’inizio degli anni ’80. Lì viveva al mitico Kampo Hotel, una stamberga essenziale molto cool in quegli anni. Non c’era niente (servizi, acqua) ma era a pochi passi dalla Piazza in quella che un tempo era chiamata Cake Street, per i numerosi negozi di torte e costava quasi niente. Lì come tanti altri viveva da anni (arrivò in Nepal con le prime migrazioni di hippy nella metà degli anni ’70) trasferendosi durante il monsone a Goa, Cochin ed altri posti sull’oceano indiano. Aveva, come molti, una piccola rendita che arrotondava dipingendo belle cartoline. Per aumentare i guadagni (allora investiti in ganja), utilizzando le sue capacità artistiche, si specializzò nella falsificazione dei visti nepalesi, uno dei servizi più richiesti per il limite di 5 mesi da sempre posto ai turisti. Un bel giorno gli astuti nepalesi hanno cambiato, senza avvertirlo, il colore dello stick del visto che s’appone sul passaporto ed è finito in gattabuia, insieme a qualche cliente.I nepalesi gli apposero un bel timbro nero sul passaporto e per cinque anni dimenticò l’Himalaya nepalese e si spostò su quella indiana. Grande viaggiatore e coltivatore d’amicizie nel tempo divenne esperto di piante medicinali, riuscì a trovare un lavoro nel proibito Bhutan e da lì è oggi ritornato.

Porta sempre bei racconti; un tempo aiutato dai prodotti locali sparava frasi e pensieri che sembravano usciti da un libro di Buddha (eravamo giovani ed ingenui). Testa e cuore chi deve prevalere, si discuteva: la testa che deve servire per togliere blocchi, preconcetti, pensieri che, fissi, impediscono lo scorrere dei sentimenti, proclamava tanti anni fa. Tramite lui ci facciamo un viaggetto in quel simpatico e dimenticato paese, il Bhutan.

Nello scorso marzo vi furono le prime elezioni, il paese divenne una monarchia costituzionale. Ma con qualche problema, molta gente è stata esclusa. I monaci e i religiosi e, specialmente, i Lhotshampa (i bhutanesi d’origine nepalese che vivono nel sud del paese. Per lavorare, andare a scuola, aprire attività devono ricevere il No Objection Certificates (NOC) e pochi l’hanno ottenuto malgrado la democrazia. Bernard ricorda che centomila furono espulsi in 24 ore nel 1989, spediti nei campi profughi del Terai, in una delle più grandi (e non considerate) pulizie etniche dell’Asia.

Anche l’economia sembra peggiorare; resiste l’export d’energia idroelettrica verso l’India e aumentano gli aiuti internazionali, malgrado tutto. Il partito di governo Druk Phuensum Tshogpa (DPT) lanciò lo spettacolare Gross National Happiness (in sostituzione del più prosaico Gross National Product) con obiettivo, fra gli altri, di assicurare l’indipendenza economica del paese. Ma Thimbhu continua a chiedere soldi ai donatori internazionali che sono ben felici di darglieli, malgrado la debole difesa dei diritti dell’uomo. Il Bhutan è posto bello e remunerativo per gli espatriati.

Racconta Bernard, che anche la gente comune (oltre gli sfigati Lhotshampa) iniziano a lamentarsi e cita un rapporto pubblicato lo scorso settembre dall’ Anti-Corruption Commission. Il 55% ha dichiarato che nepotismo e favoritismo limitano libertà economiche e opportunità e sono un freno allo sviluppo del paese. Il “misuse” dei fondi pubblici a favore dei gruppi legati alla monarchia e al partito di potere, le mazzette sono altri fenomeni indicati nel Rapporto. Più recentemente il 47% della popolazione non crede più alll’ideologia ufficiale del Gross National Happiness e nella gestione del potere da parte del nuovo governo.

In realtà Re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck ha fatto un ‘opera di maquillage, conclude Bernard, primo perché si ètenuto il potere di rigettare le decisioni del Parlamento non gradite, secondo perché gran parte degli eletti sono legati da sempre, per ragioni famigliari o di potere, alla monarchia. Bernard, che ama il Bhutan, i bhutanesi, le montagne, i monasteri persi nel verde, le erbe medicinali e le gonne colorate che è il vestito nazio ale, si domanda, però, coma mai nessuno (e specie quei dormiglioni delle NU) non parlino dei problemini che, anche, qui affliggono i diritti dei meno ammanigliati.


Nepal: tensioni e fragilità

Maggio 26, 2009

con Padre Anthony Sharma, nella chiesa di KathmanduLa crisi si sta risolvendo come scritto in altri posts. Il veterano Madhav Kumar Nepal, (nuovo Primo Ministro)  uno dei maggiori responsabili dello sfascio del paese dal 1990, è riuscito ad assicurare al suo partito (UML- (Unione dei marxisti leninisti) uscito duramente sconfitto dalle elezione un po’ di potere, sicuramente temporaneo. I maoisti sono incazzatisimi e giudicano il governo un fantoccio (puppet) creato con un alchimia politica da “foreign masters”, cioè India e USA.

Non hanno tutti i torti per entrambe le definizioni, il nuovo governo indiano gongola nel vedere i maoisti isolati, le loro velleità verso la Cina stroncate e il possibile appoggio ai maoisti indiani annullato. Inoltre, il loro protetto il Congresso nepalese, malgrado l’assoluta crisi di leadership (ancora comanda il vecchissimo Koirala), riprende l’iniziativa e il comando, strumentalizzando la voglia di potere del Partito comunista moderato (UML), in perenne competizione con i maoisti.

Prachanda ha fatto, come in tutti questi 9 mesi di governo, la figura del somaro. Sputtanato a livello planetario per lo scandalo del sovra-dimensionamento del suo esercito, dei fondi per i combattenti transitati nelle casse del partito (grazie al fancazzismo e incompetenza delle Nazioni Unite), per il suo piacere manifesto per mangiate, belle macchine e prebende non sarà neanche credibile quando il nuovo governo s’insabbierà nelle lotte di potere e nell’incapacità di governare. I maoisti non sono ricordati positivamente per le loro capacità dalla gente del Nepal. Adesso hanno due strade davanti e un opportunità: cercare di co-partecipare al governo e spingere per la soluzione dei problemi del paese o, come sembra, ricostituire un governo alternativo nei villaggi e nelle città, basato sulla violenza e le minacce. Nel primo caso sarebbe un grande merito da spendere nel secondo un ulteriore spinta verso al disgregazione sociale del paese.

Sabato,  il noto Nepal Defence Army (gruppo terroristico hindu)  è ricomparso a Kathmandu facendo esplodere una bomba artigianale nell’unica chiesa cattolica della capitale, sede del nuovo vescovado. Due morti, molti feriti. I due ragazzi rimasti uccisi portano nomi occidentali Patric, Celestina. Erano membri della comunità cattolica che è cresciuta negli ultimi vent’anni, da quando fu costruita la strana chiesa di Jawalakhel, sede dell’attentato. I sacerdoti cattolici hanno, lentamente perché in Nepal era vietato fare proselitismo religioso, costruito scuole, centri d’assistenza, muovendosi come operatori sociali . Del resto il Vaticano è la più grande (e forse più efficace) ONLUS\ONG del mondo. In Nepal, poi, l’essere cattolici è diventata una specie di moda, d’avanzamento sociale e d’occidentalizzazione.

La chiesa ha una stravagante architettura, che compare a sorpresa alla fine di uno stretto vicolo. Mischia stili buddhisti, hinduisti e il cupolone è sovrastato da un immenso angelo con un topi (cappello nepalese). Nel compound funzionava una scuola per bambini abbandonati. Father Antony Sharma (nella foto), da un paio d’anni, nominato vescovo è un simpatico vecchietto nepalese che proviene, però, da Darjeeling il centro dell’intellighenzia della diaspora; chiaramente è un brahmino. Con lui iniziammo a lavorare nel 2003, cooperando per la creazione e il sostegno di una scuola a Chitwan per i bambini Chepang.

Dolore, sconforto e preoccupazione sono i sentimenti dominanti nella comunità cattolica (un paio di migliaia di fedeli) e fra i sacerdoti e missionari. Qualche mese fa, si sospetta, fu ucciso un missionario nell’ovest del Nepal dalla Nepal Defence Army che richiede uno stato hindu, il sanscrito obbligatorio nelle scuole, il divieto di altre religioni. Lo stesso gruppo ha rivendicato, nei mesi scorsi, attentati con vittime nel Terai e a Kathmandu. Legati ai gruppi oltranzisti hindu indiani, mano armata dell’ex re Gyanendra in una strategia della tensione; queste sono le voci che circolano. Dato certo che compaiono nei momenti di crisi politica e contribuiscono a rendere il paese pericolosamente fragile.


Nepal: nasce il Buddha e , forse, un nuovo governo

Maggio 10, 2009

buddhaSi celebra il Buddha Jayanti (2552 anniversario della nascita) a Lumbini dove nacque, negli stupa di Kathmandu e nelle pagode della Cambogia e di tutta l’Asia Buddhista. Si considera questa una giornata di pace, si offrono fiori e incensi alle statue eternamente sorridenti di Siddharta Gautama. In Nepal la pace sta deragliando, la crisi politica è virata verso una soluzione che non può che creare casini e, infatti ne sta già creando.

Il Congresso ha manovrato per rimettere in piedi un vecchio marpione del palazzo, l’ex-leader del CPN (UML) Madhav Kumar Nepal. Già negli anni ’90 Primo Ministro di un corrotto e inefficiente governo. Addirittura una parte del partito si scisse a causa del trattato sulla gestione delle acque del fiume Mahakali con l’India che , secondo, molti fu una svendita di risorse idriche ed energetiche (a beneficio della casta). Il Communist Party of Nepal, d’antica tradizione e frazionato al suo interno, prese una sonora bastonata nelle ultime elezioni che dettero la maggioranza relativa ai maoisti.

La risposta a queste manovra è la ripresa delle attitudini violente dei maoisti verso gli oppositori. Le minacce ad attivisti degli altri partiti si stanno estendo a tutti i distretti. I maoisti hanno detto che non parteciperanno a un governo diretto da altri. Ciò significa che non torneranno “nella giungla” cioè alla guerriglia ma tutte le questioni aperte (costituzione, esercito, integrazione PLA, riforma dello stato) s’insabbieranno inevitabilmente. Immagino già i continui bhanda (scioperi), julus (manifestazioni) che seguiranno alla formazione di un governo di maggioranza senza di loro. Se tutto va bene si fermeranno alle manifestazioni ma la base è, come si è visto, abbastanza incontrollabile dai più moderati vertici. Per adesso chiedono, per partecipare al governo, le dimissioni del Presidente della Repubblica, accusato di aver sostenuto la fronda dell’esercito. Tutto può accadere anche che gli altri partiti accettino,  in un grandioso scambio di poltrone.

Intrighi e accuse: i maoisti hanno già accusato gli altri partiti di comprare con soldoni membri dell’Assemblea Costituente, gli altri hanno utilizzato il video di Prachanda per accusarlo di aver distorto i soldi dei finanziamenti per le vittime del conflitto verso le casse del partito (e forse le sue e quelle del gruppo dirigente).

Dopo aver premuto in ogni modo sembra uscire vincente l’UML (il terzo partito come numero di seggi dopo maoisti e Congresso). Sarebbe una vittoria (sicuramente di Pirro) presiedere il governo dopo la sonora sconfitta elettorale. Può servire,  pensano i dirigenti, per riguadagnare visibilità nel stesso mercato elettorale dei maoisti. Ma, anche l’UML, non se la passa bene. Fino a poco tempo fa si pensava addirittura a una scissione fra l’ala più dura (che intende mantenere il partito nella confusa tradizione marxista-leninista in cui ancora si colloca) e un ala moderata socialdemocratica possiamo dire. In più il partito soffre per entrambe le collocazioni essendo schiacciato a sinistra dai maoisti e a destra dall’annacquata socialdemocrazia del Congresso.

Si racconta addirittura che l’attuale segretario generale Jhala Nath Khanal (teoricamente un moderato) fu eletto grazie al tacito supporto dei maoisti e ora dovrebbe ripagare il favore. Stagione d’intrighi alla faccia della gente.


Nepal: torna il passato?

Maggio 5, 2009

flagGuardando il passato, cioè dall’avvento del sistema multipartico in Nepal (1990) questa crisi potrebbe inserirsi nella tradizione. In 15 anni di monarchia costituzionale si sono avvicendati 20 governi con tutte le coalizioni possibili, fino a che l’ingovernabilità del paese, la guerriglia maoista, l’insicurezza diffusa portò al potere assoluto (di un solo anno) del fu Re Gyanendra.

Nella tradizione s’inseriscono le manovre di alcuni partiti (UML) per rimescolare a loro vantaggio lo scenario politico, con le stesse vecchie facce e operazioni. Dice Gianni, l’amico neo-maoista italiano, “sulla cacciata del generale, dopo mesi di riaggiornamenti a seduta successiva non mi pare ci fossero grandi margini di dialogo con quei partner al Governo. Si è fatto chiarezza e “per me e per molti (Nepalesi) e` stato un atto di forte valore democratico” perché le forze armate devono ubbidire al potere civile. Posizioni che sono ribadite nelle piazze, non solo dai maoisti ma anche da esponenti della cosiddetta società civile (alcuni arrestati).

Ma, rispetto al passato, chi crea disturbo è il soggetto nuovo cioè i maoisti. L’India che considera il governo di Prachanda un elemento di grave instabilità ai propri confini e un, potenziale santuario per l’analogo movimento di guerriglia indiano nonché vedono con enorme fastidio le manovre politico-economiche con i cinesi. Il Nepal è considerato da Delhi una sorta di protettorato dove sono stati investiti grandi capitali indiani. Anche in Nepal i  goffi tentativi di decisionismo dei maoisti non piacciono a molti (stampa, comunità finanziaria, industriale, governi occidentali) che stanno assistendo a un progressivo deragliamento dell’economia e della sicurezza. I partiti tradizionali, stanno tendendo a coalizzarsi, per isolarli o costringerli nei loro giochi di potere. Infine, i maoisti hanno dimostrato in questi otto mesi di governo di essere dei gran pasticcioni e qualche delinquente, con leaders che hanno poche idee e capacità. Neanche capaci a tenere a bada una base sempre più violenta e incontrollata. 

Intanto, gli altri partiti, sparano tutte le cartuccie per indebolirli. Salta fuori un  discorso (mai pubblicato ma ripreso da una TV) del Primo Ministro Prachanda durante una visita a un campo del People Liberation Army. Il video risale a gennaio 2008 (i maoisti hanno dichiarato che è roba vecchia) ma ha creato scalpore ed è stato utilizzato per rafforzare le posizioni di chi dice che i maoisti stavano appropriandosi dello stato. Non penso che ne abbiano le capacità. Purtroppo un gruppo di giovani maoisti ha subito assaltato la Image Channel Television che aveva trasmesso l’intervista.

Il discorso del leader maoista certifica alcune questioni già note: il mitico People Liberation Army contava circa 8.000 uomini e non 35.000 come certificato  dall’inutile UNMIN .  Come era ovvio, l’aumento dei miliziani  doveva pesare nelle trattative per la riforma delle forze armate , favorendo un loro maggiore arruolamento e potere.  Ha poi aggiunto, facendo contenti gli oppositori, che i combattenti are “politically aware”, he said even a small number of their entry into NA is enough to establish “complete Maoist control” over the army. the party had not deviated from the main goal of waging an “ultimate revolt“. Infine, il Prachandagate (come titolano oggi i giornali) per cui i soldi dei donatori internazionali, da impiegare per le vittime del conflitto, finivano nelle casse del partito. Queste dichiarazioni sono giunte come un babà in questa fase politica, quando proprio l’opposizione del generale Rookmangud Katawal all’ingresso dei maoisti nellìesercito e la sua rimozione forzata ha aperto questa crisi annunciata. Tutti gli oppositori le hanno utilizzate per ribadire il “pericolo per la democrazia”.

Ma i maoisti rappresentano pur sempre il 30% dell’elettorato. La loro esclusione dal processo democratico può avere conseguenze gravissime fra cui la ripresa della violenza diffusa, come rischia già di accadere, nei distretti di Ramechap e Kavre (obbligo d’allontanarsi per gli esponenti degli altri partiti). Atteggiamenti che portano all’isolamento  favorendo manovre repressive. Intanto nella capitale manifestazioni continue e chiusura delle aree sensibili ( caserme militari e  presidenza della Repubblica). Il Primo Ministro Prachanda ha chiesto alla Corte Suprema di valutare la legittimità della decisione del Presidente (gran contestato nelle manifestazioni maoiste) di annullare il licenziamento del generalone, i membri maoisti dell’Assemblea Costituente stanno bloccando i lavori. Andrà bene se la crisi si mantiene all’interno delle fragilissime istituzioni.

Comunque, tutti gli scenari sembrano, per ora, foschi: un governo che isoli i maoisti renderebbe il paese in perenne casino; un rimpasto d’unità nazionale durerebbe poco. Esercito, polizia e, forse, anche l’India, sono pronti ad intervenire se la situazione peggiora e si ventila l’ipotesi di un governo tecnico-militare. In pratica un colpo di stato morbido.

Intanto le ore di elettricità sono aumentate, le rivolte nel Terai finite e la benzina è tornata a Kathmandu. Ma guarda un pò.


Cade il governo a guida maoista

Maggio 4, 2009

maoisti-nepal-crisi-maggio-9Il governo è alla frutta. I ministri del UML (partito comunista moderato) il secondo più grande della coalizione dopo i maoisti hanno ritirato i propri ministri. Lo stesso ha fatto il più piccolo dei partiti Madhesi, il Sadbhawana Party ma gli altri lo stanno seguendo. L’opposizione del Congresso è nelle strade come, per opposte ragioni i maoisti. Rischi di botte.

La ragione scatenante, dopo mesi di conflittualità, la rimozione unilaterale decisa dal partito maoista del capo delle forze armate, il generalone Rookmangud Katawal contro il parere degli altri quattro partiti che formano il governo.

La crisi istituzionale si è allargata coinvolgendo il Presidente della Repubblica Yadav, e lo stesso generale che non ha riconosciuto il licenziamento su invito del Presidente.

Tutte le diverse e opposte armate sono in stato di massima allerta: l’esercito che difende il suo capo, la polizia che è pronta a dichiarare il coprifuoco; le milizie maoiste nei campi, che riprendono a vivere,  presidiano i container in cui furono rinchiuse le armi. Prospettive: i maoisti fanno un passo indietro come è sempre accaduto nel passato (vedi pst su Tharu, Pashupatinath, etc), si forma un governo senza i maoisti, con la sicurezza di continue e crescenti tensioni.

Malgrado la situazione e fortunatamente, Kathmandu (o meglio Thamel) è piena di turisti è arrivata la nuova generazione di freakkettoni e si vede anche qualche ex, ormai, invecchiato. Non è più il tursimo ricco dei gruppi stile anni ‘’90, ma fa respirare le migliaia di persone impiegate negli hotels e nell’indotto. Anche l’artigianato (pashmine e tappeti) dopo il crollo verticale degli ultimi anni ha ripreso ad esportare.

I dati confermano un aumento del 15% rispetto ad aprile (alta stagione) dello scorso anno.

Ultime notizie: il Primo Ministro il maoista Pushpa Dahal (Prachanda) ha dato le dimissioni con un appello alla nazione in cui s’invita a combattere le forze interne ed esterne che vogliono la restaurazione del feudalesimo. Una dura critica al Presidente Yadav schierato con l’opposizione. L’appoggio indiano, già segnalato in altri post, è stato determinante come lo stesso ex primo ministro ha segnalato various power centers exercise their influence in Nepal.”

L’ambasciata francese ha emesso un comunicato d’allerta sicurezza per gli stranieri residenti.