Nepal: il tiraemolla dei maoisti

Novembre 4, 2009

dal Kala Pattar-everestForse il Governo nepalese rinuncerà alla riunione prevista a Gorak Sheep, il pianoro sabbioso alle pendici del Monte Everest (Sagarmatha). Un bene anche perché per arrivarci avrebbero dovuto muovere stormi di elicotteri e, forse, a 5300 metri qualche ministro avrebbe tirato le cuoia. Era un modo per spettacolarizzare la crisi dell’ecosistema himalayano (inquinamento, ritirata dei ghiacciai, disboscamento, nubi tossiche) e raccogliere un po’ di soldi dalla nuova moda in voga nella cooperazione internazionale: i cambiamenti climatici.

In realtà, l’ecosistema himalayano è messo in difficoltà dall’uomo che produce inquinando (Cina e India), migra per vivere (villaggi nepalesi), affolla le montagne senza controlli (turismo). Su nessuno di questi fattori, penso, il governo nepalese (né gli altri in realtà) possono e vogliono intervenire. E’ già successa una mezza rivoluzione per il solo blocco al traffico di un pezzo di Thamel a Kathmandu, figuriamoci per cose più importanti.

Come il bilancio dello stato non ancora approvato da 111 giorni, L’esercizio provvisorio impedisce i trasferimenti di denaro per la sanità, l’educazione, lo sviluppo. Alcuni ospedali sono già in shortage di fondi. Il paese è bloccato in tutti i sensi. Il governo non riesce ad agire per sua incapacità, lotte interne, pressioni esterne dei maoisti.

Prachanda sta spingendo per ottenere una fetta di potere; cercano di non esagerare, come dimostra la rinuncia del blocco dell’aereoporto internazionale, ma spesso il controllo sfugge nelle periferie. A Dhankuta (est Nepal) vi è stato proclamato il coprifuoco. L’idea è una progressivo movimento di piazza, blocco delle attività degli enti locali (DAO- district administration offices) e grande manifestazione a Singh Durbar, sede del Parlamento. Lo scopo dimostrare che senza i maoisti nulla si muove e, contemporaneamente, come sta avvenendo trattare con i partiti di governo. Quindi niente paura, i maoisti non esagereranno, tranne qualche segmento incontrollato. I leaders maoisti hanno assaggiato i piaceri del potere, parte della base ha già contestato qualche lusso (macchine, case, scuole private per i figli, viaggi) degli ex-guerriglieri, per cui non torneranno nella jungla. Ricordiamo che, comunque, i maoisti raggiunsero la maggioranza relativa nelle ultime elezioni per l’Assemblea Costituente.

Dall’altra parte è uguale. Si minaccia l’intervento dell’esercito, si allerta la polizia, ma si discute come ridividere il potere. Un continuo tiraemolla che ha rimesso in gioco il grande vecchio della politica nepalese Girija Prasad Koirala, prima contestato dal suo stesso partito per aver piazzato la figlia come v.primoministro e i suoi fedeli nei posti più importanti dello stato. La sua casa di Maharajgunj, dove si festeggiò la caduta del sovrano nell’aprile 2006, è tornato ad essere il vero  centro di potere in Nepal. Tutti (il Primo Ministro Nepal e il leader maoista Pushpa Kamal Dahal, fra gli altri) vanno a cercare il suo consiglio\benestare per cercare di trovare forme e modi per re-infilare i maoisti nel governo, senza scontentare l’India e senza perdere troppo potere. Nei colloqui, anche il destino del Presidente della Repubblica (suo medico personale) inviso ai maoisti.

Il problema e la lunghezza delle trattative (che in realtà vanno avanti da un anno) è dovuto alle troppe bocche da sfamare (22 partiti nella coalizione) e, una in più (per di più famelica come quella dei maoisti), rompe tanti equilibri. I partiti Madeshi, un po’ come la nostra Lega Nord, fecero fuoco e fiamme per l’indipendenza del Terai, prima,.durante e immediatamente dopo le elezioni, ora un po’ di potere li ha sedati. Se, in un ipotetico e probabile rimpastone, dovessero perderlo li sentiremo tornare alla carica.

In questa situazione, fortunatamente il turismo regge e per il quinto mese consecutivo aumenta il flusso del 10%. Siamo in alta stagione e i disagi provocati dalla tensione politica faranno arrabbiare un po’ di tour operators. Tutti premono per un governo d’unità nazionale (situazioni già viste) che, per un pò, assicurerà un minimo di tranquillità e poi si spappolerà come è sempre accaduto. L’unica speranza è che si giunga almeno a una Costituzione condivisa (dimenticata), un sistema elettorale maggioritario e che si rifacciano le elezioni, sperando che qualcuno prenda la maggioranza assoluta. Forse ci sarà un pò di stabilità e i nepalesi non dovranna più lottare per riuscire a lavorare, produrre, trasportare le merci, comprare gas e benzina. O continuare a fuggire all’estero.

Altre entrate che aumentano sono quelle degli aiuti internazionali, che seppur sparsi fra le diverse consorterie locali, affitti, acquisti d’automobili di lusso, salari ai privilegiati, generano, comunque, reddito. Lo spreco è immane tant’è che iniziano a denunciarlo anche i nepalesi. The country’s dependency on foreign aid has not only been restricting the country from utilising its resources back home, but such innumerable international projects have also been failing to yield satisfactory outcome. Ha dichiarato Dinesh Kumar Thapaliya, portavoce del Ministry of Local Development. Aggiunge . Indu Ghimire (dello stesso ministero), Nessuno have any special records of development progress from the foreign aids. “Worse, the National Planning Commission and the Ministry of Finance too have not maintained the record of total foreign aids given to Nepal and development statistics”. Insomma nessuno sà dove vanno a finire i soldi. O meglio: “Every year, the same road is repeatedly made, which is the misuse of loans,” finisce Thapaliya, aggiungendo che oltre il 15% delle somme sono spese per consulenti stranieri invece che locali.

L’Himalayan Times chiude l’articolo citando A representative of a donor agency, on condition of anonymity, admitted the ineffectiveness of foreign grants that has been fuelling dependency and misuse of development budget. Poco sotto leggiamo questa bella notizia: a Chitwan, Thaguwa Mahato, 45 anni ha venduto un figlio (Rs. 10.000, euro 100) e una figlia (Rs. 18.000, euro 180) perché non riusciva a mantenerli.


Nepal: tensioni e fragilità

Maggio 26, 2009

con Padre Anthony Sharma, nella chiesa di KathmanduLa crisi si sta risolvendo come scritto in altri posts. Il veterano Madhav Kumar Nepal, (nuovo Primo Ministro)  uno dei maggiori responsabili dello sfascio del paese dal 1990, è riuscito ad assicurare al suo partito (UML- (Unione dei marxisti leninisti) uscito duramente sconfitto dalle elezione un po’ di potere, sicuramente temporaneo. I maoisti sono incazzatisimi e giudicano il governo un fantoccio (puppet) creato con un alchimia politica da “foreign masters”, cioè India e USA.

Non hanno tutti i torti per entrambe le definizioni, il nuovo governo indiano gongola nel vedere i maoisti isolati, le loro velleità verso la Cina stroncate e il possibile appoggio ai maoisti indiani annullato. Inoltre, il loro protetto il Congresso nepalese, malgrado l’assoluta crisi di leadership (ancora comanda il vecchissimo Koirala), riprende l’iniziativa e il comando, strumentalizzando la voglia di potere del Partito comunista moderato (UML), in perenne competizione con i maoisti.

Prachanda ha fatto, come in tutti questi 9 mesi di governo, la figura del somaro. Sputtanato a livello planetario per lo scandalo del sovra-dimensionamento del suo esercito, dei fondi per i combattenti transitati nelle casse del partito (grazie al fancazzismo e incompetenza delle Nazioni Unite), per il suo piacere manifesto per mangiate, belle macchine e prebende non sarà neanche credibile quando il nuovo governo s’insabbierà nelle lotte di potere e nell’incapacità di governare. I maoisti non sono ricordati positivamente per le loro capacità dalla gente del Nepal. Adesso hanno due strade davanti e un opportunità: cercare di co-partecipare al governo e spingere per la soluzione dei problemi del paese o, come sembra, ricostituire un governo alternativo nei villaggi e nelle città, basato sulla violenza e le minacce. Nel primo caso sarebbe un grande merito da spendere nel secondo un ulteriore spinta verso al disgregazione sociale del paese.

Sabato,  il noto Nepal Defence Army (gruppo terroristico hindu)  è ricomparso a Kathmandu facendo esplodere una bomba artigianale nell’unica chiesa cattolica della capitale, sede del nuovo vescovado. Due morti, molti feriti. I due ragazzi rimasti uccisi portano nomi occidentali Patric, Celestina. Erano membri della comunità cattolica che è cresciuta negli ultimi vent’anni, da quando fu costruita la strana chiesa di Jawalakhel, sede dell’attentato. I sacerdoti cattolici hanno, lentamente perché in Nepal era vietato fare proselitismo religioso, costruito scuole, centri d’assistenza, muovendosi come operatori sociali . Del resto il Vaticano è la più grande (e forse più efficace) ONLUS\ONG del mondo. In Nepal, poi, l’essere cattolici è diventata una specie di moda, d’avanzamento sociale e d’occidentalizzazione.

La chiesa ha una stravagante architettura, che compare a sorpresa alla fine di uno stretto vicolo. Mischia stili buddhisti, hinduisti e il cupolone è sovrastato da un immenso angelo con un topi (cappello nepalese). Nel compound funzionava una scuola per bambini abbandonati. Father Antony Sharma (nella foto), da un paio d’anni, nominato vescovo è un simpatico vecchietto nepalese che proviene, però, da Darjeeling il centro dell’intellighenzia della diaspora; chiaramente è un brahmino. Con lui iniziammo a lavorare nel 2003, cooperando per la creazione e il sostegno di una scuola a Chitwan per i bambini Chepang.

Dolore, sconforto e preoccupazione sono i sentimenti dominanti nella comunità cattolica (un paio di migliaia di fedeli) e fra i sacerdoti e missionari. Qualche mese fa, si sospetta, fu ucciso un missionario nell’ovest del Nepal dalla Nepal Defence Army che richiede uno stato hindu, il sanscrito obbligatorio nelle scuole, il divieto di altre religioni. Lo stesso gruppo ha rivendicato, nei mesi scorsi, attentati con vittime nel Terai e a Kathmandu. Legati ai gruppi oltranzisti hindu indiani, mano armata dell’ex re Gyanendra in una strategia della tensione; queste sono le voci che circolano. Dato certo che compaiono nei momenti di crisi politica e contribuiscono a rendere il paese pericolosamente fragile.


Nepal: nasce il Buddha e , forse, un nuovo governo

Maggio 10, 2009

buddhaSi celebra il Buddha Jayanti (2552 anniversario della nascita) a Lumbini dove nacque, negli stupa di Kathmandu e nelle pagode della Cambogia e di tutta l’Asia Buddhista. Si considera questa una giornata di pace, si offrono fiori e incensi alle statue eternamente sorridenti di Siddharta Gautama. In Nepal la pace sta deragliando, la crisi politica è virata verso una soluzione che non può che creare casini e, infatti ne sta già creando.

Il Congresso ha manovrato per rimettere in piedi un vecchio marpione del palazzo, l’ex-leader del CPN (UML) Madhav Kumar Nepal. Già negli anni ’90 Primo Ministro di un corrotto e inefficiente governo. Addirittura una parte del partito si scisse a causa del trattato sulla gestione delle acque del fiume Mahakali con l’India che , secondo, molti fu una svendita di risorse idriche ed energetiche (a beneficio della casta). Il Communist Party of Nepal, d’antica tradizione e frazionato al suo interno, prese una sonora bastonata nelle ultime elezioni che dettero la maggioranza relativa ai maoisti.

La risposta a queste manovra è la ripresa delle attitudini violente dei maoisti verso gli oppositori. Le minacce ad attivisti degli altri partiti si stanno estendo a tutti i distretti. I maoisti hanno detto che non parteciperanno a un governo diretto da altri. Ciò significa che non torneranno “nella giungla” cioè alla guerriglia ma tutte le questioni aperte (costituzione, esercito, integrazione PLA, riforma dello stato) s’insabbieranno inevitabilmente. Immagino già i continui bhanda (scioperi), julus (manifestazioni) che seguiranno alla formazione di un governo di maggioranza senza di loro. Se tutto va bene si fermeranno alle manifestazioni ma la base è, come si è visto, abbastanza incontrollabile dai più moderati vertici. Per adesso chiedono, per partecipare al governo, le dimissioni del Presidente della Repubblica, accusato di aver sostenuto la fronda dell’esercito. Tutto può accadere anche che gli altri partiti accettino,  in un grandioso scambio di poltrone.

Intrighi e accuse: i maoisti hanno già accusato gli altri partiti di comprare con soldoni membri dell’Assemblea Costituente, gli altri hanno utilizzato il video di Prachanda per accusarlo di aver distorto i soldi dei finanziamenti per le vittime del conflitto verso le casse del partito (e forse le sue e quelle del gruppo dirigente).

Dopo aver premuto in ogni modo sembra uscire vincente l’UML (il terzo partito come numero di seggi dopo maoisti e Congresso). Sarebbe una vittoria (sicuramente di Pirro) presiedere il governo dopo la sonora sconfitta elettorale. Può servire,  pensano i dirigenti, per riguadagnare visibilità nel stesso mercato elettorale dei maoisti. Ma, anche l’UML, non se la passa bene. Fino a poco tempo fa si pensava addirittura a una scissione fra l’ala più dura (che intende mantenere il partito nella confusa tradizione marxista-leninista in cui ancora si colloca) e un ala moderata socialdemocratica possiamo dire. In più il partito soffre per entrambe le collocazioni essendo schiacciato a sinistra dai maoisti e a destra dall’annacquata socialdemocrazia del Congresso.

Si racconta addirittura che l’attuale segretario generale Jhala Nath Khanal (teoricamente un moderato) fu eletto grazie al tacito supporto dei maoisti e ora dovrebbe ripagare il favore. Stagione d’intrighi alla faccia della gente.


Il Nepal non si placa

Marzo 29, 2009

frammenti A furia di picchiarsi, da mesi, c’è scappato il morto. Un giovane dirigente del CPN (UML), il partito comunista nepalese moderato, è stato ucciso a Butwal, orribile città commerciale e di confine. Scontri, coprifuoco, distruzione della sede maoista ad opera dei militanti inferociti. Le accuse contro Sujit B.K, un leaderino locale della sezione giovanile maoista, la Young Communist League (YCL). I due partiti sono insieme al governo e il ministero degli interni è Bam Dev Gautam, (UML) già contestato dai militanti per la sua arrendevolezza verso le violenze dei maoisti.

Come detto non è storia nuova, da sempre i militanti maoisti e dell’UML si scontrano; tant’è che quest’ultimo ha formato una lega giovanile per contrastare l’analoga formazione maoista. I due partiti hanno lo stesso elettorato potenziale e, dunque, si fanno una violenta concorrenza. L’UML è stato succhiato dai maoisti durante le ultime elezioni e ha perso il 30% dell’elettorato. La storia dell’UML è simile a quella di tanti partiti comunisti, passati dalla guerriglia (anni’60), alla clandestinità e alla violenta opposizione alla monarchia (anni’80), al governo (anni ‘90 e oggi). Corruzione, nepotismo, incapacità hanno fatto, poi, perdere al partito consensi e credibilità. Fortissimo nei villaggi delle colline, dove controllava quasi tutte le amministrazioni locali (sciolte durante il conflitto e mai più ricostituite) è stato il serbatoio dei quadri e dei militanti maoisti, in una progressiva diaspora.

Il vecchio leader Nepal (uno dei grandi corrotti nepalesi insieme al suo compare Koirala del Congresso) è stato defenestrato dopo la sconfitta elettorale e il partito è entrato nel governo. We joined the government to correct the nature of Maoists and help the peace process. We will not stay in the government if they don’t correct themselves,” ha dichiarato il nuovo leader Khanal davanti ai militanti inferociti durante i funerali di Prachanda Thaiba a Butwal. Ha, poi, aggiunto, davanti all’Assemblea in sessione (dopo mesi d’inattività)  party has no intention to opt out of the government right now, invitando i militanti to strongly oppose “Maoist atrocities“. Risultato di questa politica: zero.

Sintesi di questa triste storia è il confermarsi di alcune questioni: i maoisti non hanno alcun controllo sui militanti e le organizzazioni periferiche come ha dimostrato la storia della restituzione, promessa dai dirigenti, delle terre sequestrate ai legittimi proprietari durante il conflitto ma insabbiata dalla base. I comunisti moderati non hanno ancora una sponda (Congresso, India) per sganciarsi dal governo a guida maoista e proporre un alternativa, bisognerà aspettare le elezioni in India, perché il Grande Fratello inizi a muoversi. Per adesso si accontentano di stare all’opposizione nelle piazze e nei roboanti proclami, ma spartirsi qualche dividendo nel governo.

Ma l’elemento  più grave è che il paese, specie il Terai, è fuori da ogni controllo e che il governo di Kathmandu sembra governare solo nella Valle e nelle immediate vicinanze. Fuori, è peggio che ai tempi del conflitto dove l’ordine era assicurato, nel bene e nel male dai maoisti, ora comandano gruppi politici, mafiosi, etnici locali, banditi.

Fatto segnalato più volte dagli impotenti industriali nepalesi che, ancora si struggono sui milioni di dollari persi nell’ultimo anno per i 120 giorni di sciopero che hanno bloccato il paese. I disordini e i blocchi della circolazione, e dunque delle merci, sono ormai costanti, per una ragione o per l’altra, nel Terai. Ingenuamente hanno proposto ‘banda free nation’ for a year, cioè niente scioperi per un anno. Il problema è che nessuno, anche volendo, è in grado d’implementare questa decisione.

sunshinePorterò un po’ sfiga, però dopo aver parlato della pessima gestione (ad opera di esperti internazionali) della KUKL la società che dovrebbe erogare l’acqua a Kathmandu, l’Asian Development Bank (che co-finanzia la società che sta assetando i Kathmanduties) ha cacciato per incompetenza il Direttore generale e Finanziario (due espatriati) che aveva nominato. Bisognava morire di sete. Chissà se saranno senz’acqua e senza luce anche i nuovi palazzoni di 10 piani da oggi in vendita a Sukedara (nella parte a nord della Valle). Sono i primi complessi residenziali costruiti a Kathmandu e gli appartamenti saranno vendutida euro 20.000 a 60.000, non poco anche per chi lavora all’estero o per chi succhia i soldi degli aiuti internazionali. (il reddito pro-capite rimane intorno agli € 800 annui)

 


Nepal incastrato

Marzo 1, 2009

museoSembra che, come due immense tenaglie, Cina ed India stiano tirando da una parte all’altra il piccolo ed incasinato Nepal. Sono finiti i tempi in cui il Paese poteva giocare, con astuzia, su due tavoli prendendo da una parte e dall’altra, grazie all’abilità politico\ diplomatica di uomini capaci, come furono molti di quelli che collaborarono con i passati sovrani, Birendra, Mahendra, Tribhuvan.
Negli anni ‘60 il Nepal riuscì a strappare utili trattati di transito e commercio, finanziamenti per le strade e lo sviluppo dall’India solo importando qualche cannoncino cinese. Poi forzò la mano dando il permesso di costruire la prima strada carrabile che passa l’Himalaya (l’Arniko Highway da Kathmandu a Lhasa) creando panico fra gli indiani che già s’immaginavano i carri armati cinesi sul Gange.
Nazionalismo, dichiarazioni potenti quali la Nepal Zone of Peace, dichiarata equidistanza dai due potenti vicini (malgrado gli obbligati legami con l’India per la gestione delle acque e dei transiti) sono state le chiavi della politica estera nepalese per quasi cinquant’anni. Dal 1996, il conflitto civile, nel 2001 la strage di Palazzo (aperto in questi giorni come museo al prezzo di Rs. 500 per i turisti e affollatissimo di nepalesi) e la morte di Re Birendra (sulla quale si vuole riaprire le indagini) sono stati gli eventi che, insieme agli immensi cambiamenti culturali e sociali del mondo (e, dunque nel Nepal) hanno spezzato questa abile trama.
Già la scorsa estate (probabilmente ancora nei prossimi giorni) abbiamo visto la polizia nepalese picchiare gli esuli tibetani con violenta allegria (in Italia le immagine furono spacciate come riprese a Lhasa), i giovani maoisti aggregarsi ai picchiaggi e l’ambasciata cinese che premeva sul governo per impedire le manifestazioni.
Un copione che sembra riproporsi con l’avvicinarsi del 19 marzo. Visita di speciali rappresentanti cinesi e promessa d’aiuti per armi (euro 2 milioni), per infrastrutture (progetto idroelettrico di Narsinghad) e, a maggio, un trattato d’amicizia. Si parla addirittura di una non precisata Special Economical Zone (stile Macao?).
Subito i cinesi vogliono that Nepal would not allow any anti-China activities in Nepali Soil. Subito sono state vietate le manifestazioni in un raggio di 200 metri dall’ambasciata di Baluwatar, arrestati 30 attivisti tibetani e intensificati i controlli ai confini. Bodhnath, sede della diaspora sta già ribollendo e preparandosi per le manifestazioni.
Lassù, fra i passi himalayani, si consumano storie tristi: i militari e poliziotti nepalesi e cinesi dei confini saccheggiano e si spartiscono i pochi beni dei tibetani (profughi e viaggiatori) che scendono per festività o fuga, con il beneplacito dei superiori. E’ comparso un bel articolo di Raimondo Bultrini sulla situazione a Lhasa in questi giorni.
I cinesi non hanno mai supportato i maoisti anche durante il conflitto preferendogli la monarchia nazionale, considerata più solida e nazionalista, ma, in questa fase di debolezza e confusione politica, cercano di muovere qualche cauto passo per estendere la loro influenza sul Nepal.
L’India è infastidita. Nelle 12.000 pagine del Rapporto Investigativo sull’attacco a Mumbai di novembre si parla di Kathmandu come uno dei centri in cui fu pianificato dai due terroristi islamici indiani, Fahim Ansari and Sabauddin Ahmed. Il rapporto è da prendere con le pinze poiché in India si accusa il Pakistan di ogni malefatta compresa l’insurrezione del militari in Bangladesh. Ma è ormai da anni che gli indiani esprimono preoccupazioni per l’assenza di governo nel Terai (la fascia meridionale ai confini con l’India) e il proliferare di gruppi terroristici e mafiosi. La scissione a sinistra dei maoisti e il nuovo partito formato dall’ex-ministro Yadav (forte nel Terai) pone altri problemi all’India per il rischio di legami con i combattenti maoisti indiani.
Intanto l’ex-sovrano Gyanendra andrà in India per un matrimonio fra passati Rajà suoi parenti. Una visita bollata dal Primo Ministro Pushpa Kamal Dahal, come politica. Gli indiani smentiscono. L’esercito nepalese che sembra sempre più autonomo sta a guardare. Con l’appoggio del filo-indiano partito del Congresso, impegnato in una dura e profittevole (come consensi) opposizione.