Cade il governo a guida maoista

Maggio 4, 2009

maoisti-nepal-crisi-maggio-9Il governo è alla frutta. I ministri del UML (partito comunista moderato) il secondo più grande della coalizione dopo i maoisti hanno ritirato i propri ministri. Lo stesso ha fatto il più piccolo dei partiti Madhesi, il Sadbhawana Party ma gli altri lo stanno seguendo. L’opposizione del Congresso è nelle strade come, per opposte ragioni i maoisti. Rischi di botte.

La ragione scatenante, dopo mesi di conflittualità, la rimozione unilaterale decisa dal partito maoista del capo delle forze armate, il generalone Rookmangud Katawal contro il parere degli altri quattro partiti che formano il governo.

La crisi istituzionale si è allargata coinvolgendo il Presidente della Repubblica Yadav, e lo stesso generale che non ha riconosciuto il licenziamento su invito del Presidente.

Tutte le diverse e opposte armate sono in stato di massima allerta: l’esercito che difende il suo capo, la polizia che è pronta a dichiarare il coprifuoco; le milizie maoiste nei campi, che riprendono a vivere,  presidiano i container in cui furono rinchiuse le armi. Prospettive: i maoisti fanno un passo indietro come è sempre accaduto nel passato (vedi pst su Tharu, Pashupatinath, etc), si forma un governo senza i maoisti, con la sicurezza di continue e crescenti tensioni.

Malgrado la situazione e fortunatamente, Kathmandu (o meglio Thamel) è piena di turisti è arrivata la nuova generazione di freakkettoni e si vede anche qualche ex, ormai, invecchiato. Non è più il tursimo ricco dei gruppi stile anni ‘’90, ma fa respirare le migliaia di persone impiegate negli hotels e nell’indotto. Anche l’artigianato (pashmine e tappeti) dopo il crollo verticale degli ultimi anni ha ripreso ad esportare.

I dati confermano un aumento del 15% rispetto ad aprile (alta stagione) dello scorso anno.

Ultime notizie: il Primo Ministro il maoista Pushpa Dahal (Prachanda) ha dato le dimissioni con un appello alla nazione in cui s’invita a combattere le forze interne ed esterne che vogliono la restaurazione del feudalesimo. Una dura critica al Presidente Yadav schierato con l’opposizione. L’appoggio indiano, già segnalato in altri post, è stato determinante come lo stesso ex primo ministro ha segnalato various power centers exercise their influence in Nepal.”

L’ambasciata francese ha emesso un comunicato d’allerta sicurezza per gli stranieri residenti.


maoisti in Nepal: botte da orbi ai giornalisti

Dicembre 21, 2008

alliancegiornaleBotte da orbi ai giornalisti di Himalmedia, che fra l’altro pubblica il mensile Himal, uno dei migliori dell’intera Asia, nonché il settimanale Nepali Times reo di aver pubblicato un articolo di dura critica ai sindacati maoisti. Oggi, fra i picchiati, anche l’editore, giornalista famoso in Nepal, Kunda Dixit, da sempre progressista, anche nei tempi peggiori. Un gruppo di 50 maoisti, identificati come appartenenti ai sindacati All Nepal Trade Union Federation, Hotel and Restaurant Workers Union e Media and Press Union, ha devastato gli uffici dei giornali a Patan picchiato duramente 12 giornalisti, concludendo un mese di minacce e violenze.
Il ciclo politico, finite le feste e in attesa del lontano e pacificatore monsone, sta volgendo al peggio come scritto in altro post.

Gli studenti del Partito del Congresso manifestano, con violenti scontri con la polizia, quasi quotidianamente, i gruppi Madhesi minacciano l’uscita dal governo, tutti i partiti d’opposizione stanno boicottando l’Assemblea Costituente. Cresce la tensione per alcune questioni non risolte quali le vittime maoiste pre e post conflitto, le case e terre sequestrate dai maoisti e mai restituite, i 349 quadri maoisti assolti per i crimini compiuti con una sorta d’amnistia. Le vittime protestano e i partiti d’opposizione fanno sponda. I due principali partiti di governo maoisti e comunisti moderati sono perennemente ai ferri corti e i loro giovani militanti si picchiano per tutto il Nepal. Poi, l’economia che sta cedendo in modo irrevocabile, con il problema energetico drammatico (e si profila un aumento dei costi già alti della bolletta elettrica).
L’articolo contestato (Hooliganism of Maoist trade union) raccontava gli extremist behaviour of Maoists who are threatening businesses and the media, delle minacce e estorsioni agli imprenditori, e alle conseguenze di queste violenze su investimenti, occupazione e sviluppo economico del paese. Come avevamo scritto molte aziende hanno chiuso o minacciato di farlo.nepalitimes
Quadri e militanti maoisti, scrive il giornale, sono fuori dal controllo dei dirigenti al governo e segnala dell’impunità, generale e particolare, che regna in Nepal.
Si fanno anche i nomi, quello di Salikram Jamarkattel, (membro dell’Assemblea e capo dei sindacati) accusato di “extorting money from businesses, bombing and kidnapping owners who refused di accettare le loro richieste. Più che pensare ai diritti dei lavoratori, scrive il giornale, i maoisti extort money, get jobs for cadres and relatives and a strategy to control the business sector. Insomma si mettono in tasca i soldi e obbligano ad assumere propri parenti (cose che abbiamo letto, con forma diversa, a dire il vero anche in qualche post passato in Italia).
Questo picchiaggio è grave anche perchè avvenuto nella capitale e conclude un periodo durissimo per i giornalisti nepalesi. Più di 70 sono stati minacciati o picchiati dai differenti gruppi armati del Terai fra gennaio e giugno; 5 rapiti e due uccisi probabilmente ai maoisti. Già il Rapporto annuale (2008) di Reporters Without Borders, riportava The trade unionists and young Maoists used different method of harassing independent media.
In questa situazione di progressivo incasinamento è ricomparso il vecchio Re Gyanendra. La stampa locale e nazionale ha dato poco spazio alla sua intervista (2 dicembre) a un giornale in lingua nepalese e lui continua a vivere nell’isolamento fra la giungla della montagna di Nagarjuna, scrivendo un libro, forse, sulle manovre indiane che hanno portato alla sua deposizione.
Re GyanendraLa sua intervista ha rimesso in circolo alcuni concetti: quali le influenze straniere (indiane) contro il nazionalismo della monarchia nobody should tolerate foreign intervention; e le trame per deporlo (non sostegno della sua politica di pacificazione verso i maoisti, pressioni sui partiti democratici per isolarlo) prima della rivoluzione dell’aprile 2006. La certezza degli indiani era che la sua deposizione avrebbe fatto emergere come partito di maggioranza il Congresso di Koirala (filo-indiano) e isolato i maoisti (eventualmente da schiacciare militarmente). Scenario che non si è realizzato. Gyanendra ha ricordato agli indiani , con una punta di perfidia dopo l’attentato di Mumbai, che terrorism was terrorism…give it any name but then terrorism remains terrorism…it has no boundaries” e che, come gli stessi indiani pensano, il Nepal privo di controllo e con un governo maoista (dagli indiani stessi favorito) non può che favorire transito di armi e uomini.
Ha concluso chiedendo retoricamente al giornalista “But are the things better now“, rispetto al suo, comunque, fallimentare governo


Nepal: conseguenze del conflitto

Novembre 20, 2008

protesteRisulta difficile rimettere il paese in sesto e la crisi economica mondiale non aiuta. In Nepal diminuiranno le due principali fonti di reddito per lo stato e le famiglie: gli aiuti internazionali ele rimesse degli emigranti.
Il Paese (come abbiamo visto nel post su Terai) sta continuando a pagare le conseguenze sociali del conflitto cioè tante questioni aperte e fomentatrici di tensioni. Two youths from Kathmandu – Nirmal Panta and Pushkar Dangol – who were abducted by Maoist-affiliated Youth Communist League (YCL) cadres a month ago on October 20, were found killed, titolava il Kathmandu post
In questi giorni i quartieri settentrionali di Kalanchi (dove risiedevano le famiglie) sono stati bloccati da dimostrazioni e , oggi la protesta si estesa a tutta la Valle con l’abituale blocco dei trasporti e scontri fra studenti e polizia nella centralissima Lainchour.
Il conflitto e la gestione de potere hanno favorito l’impunità per le azioni della Young Communist League (YCL) e gli attuali leaders maoisti al governo non riescono a frenarla. Le tensioni sono sparse ovunque: in molti distretti è stata tolta la terra e la casa alle famiglie degli oppositori durante il conflitto e non ancora restituita, altre centinaia di persone manifestano costantemente a Kathmandu e nei distretti per avere giustizia verso famigliari uccisi dai maoisti. Durante la guerriglia il confine fra attività militare e banditismo è stato vago come denunciavano contadini e imprenditori vessati dalle richieste di donazioni e minacciati (a volte picchiati e uccisi) se si opponevano. Ma la legalità non è tornata  come denunciano gli imprenditori del Terai , sottoposti a richieste costanti di “donazioni” da parte di oltre 15 gruppi armati separatisti. In questi giorni si è svolto un incontro per cercare di risolvere la guerriglia nel sud e il ministro maoista Janardhan Sharma detto Prabhakar ha incontrato molti di questi gruppi fra cui il Madhesi Virus Killers (?). Lo stesso denunciano i famigliari delle vittime presunte dei maoisti e YCL, una decina negli ultimi mesi.
Nell’attesa che lo stato inizi a funzionare, i giovani senza lavoro e, dunque,  impegnati nelle varie organizzazioni parapolitiche godono dell’impunità dalla legge (assicurata anche dallo stato al collasso) per rubare, minacciare, estorcere e rapire.
La polizia di Kathmandu ha segnalato in un rapporto l’aumento della criminalità in tutto il paese ma, ovviamente, la concentrazione di reati è concentrata al 60% nella Valle. Ogni settimana 37 furti, 3 omicidi, 3 rapimenti, 6 estorsioni. Almeno quelle denunciate.
Curiosamente fra 3924 arrestati nell’ultimo trimestre (82% ubriachi) è anche segnalato che Eighty-eight per cent of the arrested were non-vegetarians. He said 90 per cent of the arrested were male, nine per cent were female and re maining were third-genders. Comunque anche la polizia non scherza se risulta confermato un rapporto del Human Rights Watch che denuncia abusi, molestie e violenze verso i bambini di strada arrestati per piccoli furti o vagabondaggio.

Non è necessario essere decrepiti ma basta tornare a un ventennio orsono per ricordare la Valle come un luogo dove la violenza era un fenomeno inesistente. Il sabato sera c’era un po’ più di movimento per il flusso d’alcol, ma le ragazze andavano da sole sulla collina di Swayambhu a godersi la Valle nel plenilunio (Purnima) e a parlare male degli uomini. L’unico pericolo: scimmie e cani randagi. vecchia-foto-di-swayambhu

Tutti, YCL, PLA (esercito maoista), gruppi del Terai chiedono, di fatto, una cosa sola essere arruolati nello stato come militari, poliziotti, funzionari statali, lavori socialmente utili. Se si avessero le risorse per arruolare circa 100.000 persone parte dei problemi d’ordine pubblico sarebbero risolti.
Per cercare di gestire le tensioni sociali e politiche e il controllo delle bande (e tutto il resto) la tecnica fin quì usata dal partito di maggioranza relativa (i maoisti) è stata, come nella migliore strategia politica occidentale, i proclami e il rinvio. La loro prima necessità è tenere insieme il partito ed evitare una probabile scissione a sinistra. Fra i rinvii anche la National Conference of Cadres in cui Mohan Baidya ‘Kiran’, vuole contestare la linea morbida del Primo Ministro Prachanda. Qui ne vedremo delle belle, a medio termine.

Negli anni ho lavorato  nel settore dell’educazione che permane, in Nepal, uno dei più critici e disastrati e anche qui la situazione peggiora e le tensioni s’inaspriscono, bloccandolo. Tutto ciò pur ricevendo, l’educazione pubblica, iniezioni costanti di aiuti internazionali per centinaia di milioni di dollari all’anno. (sarà argomento di altro post)
La prova è che sono state aperte 8500 scuole private in cui studiano 1.5 milioni di studenti (stesso fenomeno in India) e altri 70.000 frequentano College Privati. L’Università pubblica è stata ormai sorpassata come qualità da quelle private. Chi può, come detto, và a studiare all’estero.
Anche qui, nei giorni scorsi, grandi manifestazione del Private and Boarding Schools Organization of Nepal (PABSON), contro l’aumento della tassazione. Ieri sono scesi in piazza gli insegnanti del Institutional School Teachers’ Union (ISTU) chiudendo tutte le scuole nella Valle. Questi chiedono, come ovunque, aumenti salariali e la nazionalizzazione delle scuole private.
Per chi vuol leggere un interessante contributo sull’educazione in India e Nepal può collegarsi a questo sito, di una ONG nepalese che sta, faticosamente, cercando di fare il suo lavoro. http://ccsnepal.wordpress.com/2008/11/16/suggestions-on-education-projects/


Nepal: il ciclo politico

Ottobre 24, 2008

A Thamel da qualche anno hanno aperto una caffetteria di Illy, l’espresso all’inizio era buonissimo, poi, come spesso accade in Nepal tutto decade. Il caffè costa più che in Italia (circa euro 1). Lì stavo parlando con Rajendra, un giovane giornalista dell’ Himalayan Times, che mi ha fatto notare come, in Nepal, oltre al ciclo delle stagioni vi è anche un ciclo politico-sociale, almeno nell’ultimo decennio.
Quando finiscono le feste del raccolto (Dahsain e Tihar) le tensioni sociali e politiche progressivamente crescono fino a giungere all’apice con i primi caldi (fine marzo, aprile). Poi, con l’arrivo del monsone si riplacano.
In questa logica determinata, lui non scommette sulla longevità del governo e prevede un periodo altamente incasinato nei prossimi mesi. La prossima settimana è il Tihar (Diwali), la festa delle luci dedicata a Lakshmi, a Ganesh, al benessere famigliare e degli amici. In ogni casa e tempio s’accendono lumini; cani, corvi mucche sono venerati. Quest’anno sono stati vietati i fuochi artificiali che esplodevano nella terza notte della settimana. Ne riparleremo in un altro post raccontando l’origine della festa. Il Tihar chiude il ciclo delle feste.
Però Rajendra mi fa notare che il ciclo del casino sembra, quest’anno, iniziato in anticipo. Negli ultimi dieci giorni abbiamo assistito al protrarsi degli scontri fra i giovani dei due maggiori partiti alleati UML e maoisti (1 morto a Siraha), all’aumento della violenza politica nel Terai: bomba a Janakpur (11 feriti, rivendicata dai terroristi indipendisti del Terai), violenti scontri a Dhading fra polizia e trasportatori, due militanti indipendentisti del Terai uccisi (dai maoisti si presume) a Kapilvastu (prossima a Lumbini, la patria di Buddha), a Bara scontri sindacali per la chiusura di una fabbrica, bomba a Rautahat. A Kathmandu si segnala l’aumento dei furti nelle case e di un peggioramento dell’ordine pubblico. In via di risoluzione, invece, la vertenza dei venditori di strada: è stata instituita una task force.
Questi avvenimenti s’inseriscono nelle due grandi e controverse questioni che attendono di essere risolte dalla svagata classe politica: le richieste dei partiti e movimenti del Terai e la sistemazione degli ex-combattenti maoisti, ancora chiusi in 28 campi, Quest’ultimo problema si tira dietro l’assetto del partito e la vittoria o sconfitta della linea moderata del duo Prachanda-Bhattarai. Rajendra è convinto che su queste questioni si spappolerà il governo.
Ci sarebbe anche la costituzione, la riforma dell’ordinamento giudiziario, le questioni sociali e della sicurezza, insomma uno stato da rifare, ma, per adesso sono in secondo piano.
Nel Terai, ormai la situazione è critica con sei gruppi paramilitari che cercano d’imporsi e di spingere per l’indipendenza o una larga autonomia amministrativa. Contro: i maoisti; in mezzo la gente comune che, nella maggioranza, non ha alcun legame né etnico né politico con i partiti e i gruppi Madhesi. Anche nel parlamento e nel governo aumentano le pressioni perché le promesse di un Madhesi autonomo siano rispettate; il Ministro per l’Educazione Renu Yadav (Madhesi People’s Rights Forum -MPRF), ha minacciato le dimissioni se gli accordi non verranno rispettati.
Poi la grande questione dell’esercito maoista (PLA), circa 20.000 ex-guerriglieri chiusi in 28 campi che dovrebbero essere integrati nell’esercito regolare o impiegati in “lavori socialmente utili”. Attualmente ricevono un salario di circa euro 40 mensili più vitto e alloggio. Per la gestione del loro reintegro sono stati stanziati euro 100.000.000 dalla World Bank e dalle UN, gestiti dal ministero per Peace and Reconstruction (diretto da un esponente maoista) già sottoposto a dure critiche per la gestione dei fondi.
Tutti i partiti (a parte i maoisti) sono contrari all’integrazione e sospettano che il capo della PLA (People Liberation Army), il duro Nanda Kishore Pun ‘Pasang’ , in partenza per la Cina per un training militare, sia poi nominato capo dell’esercito. Su tutto, stranamente, l’esercito regolare è silenzioso e in attesa.
La soluzione di questo problema si collega alla virata moderata del duo Prachanda-Bhattarai diretta a confortare i donatori internazionali; nella manovra è previsto anche il cambio di nome del partito e la rinuncia (ormai nei fatti) dell’instaurazione di una Repubblica Popolare.

 Il leader dell’ala radicale maoista, Mohan Baidya, ha già espresso dure critiche e richiede maggior potere per la sua corrente (la nomina di se stesso a segretario generale) ed ha l’appoggio di molti comandanti della PLA. Se a questa gente non verranno riconosciuti prebende e potere, i maoisti rischiano una scissione a sinistra (evento abituale fra i partiti nepalesi) con rischi per la continuazione del processo di pace. Và, inoltre, segnalato che in India si è intensificata la guerriglia maoista (11 poliziotti uccisi a Chattisgarh) e gli indiani vorrebbero evitare che gli scontenti maoisti nepalesi vadano a rinforzare i 12.000 guerriglieri già attivi in India.
Un ultima nota si collega al mio post (del 22\9 sulle ONLUS), quando scrivevo che la tendenza di molte di queste è copiare le UN (e gli altri donatori) e dare soldi alle istituzione locali (per training, coordinamenti e report) invece che ai beneficiari, con pessimi risultati sull’efficacia dei progetti. L’Himalayan Times del 23\10 scrive For the first time, Local Development Minister, Ram Chandra Jha, has candidly admitted that “many local level development projects had remained only on paper and funds meant for the projects (were) misappropriated” (“Jha roadmap for local bodies” THT, Oct 20). Fra questi si citano progetti della DANIDA (cooperazione danese) e dell’UNDP.
Malgrado la “candida ammissione” del ministro, nessuno pensa di cambiare procedure, metodi, uomini; anzi l’Asian Development Bank (ADB) ha già stanziato USD 470 milioni (in tre anni): the grant will support the government’s move to improve local service delivery through strong local bodies and engaged and strong community organizations,”

mao and sex

Luglio 21, 2008
erotNei villaggi occupati dai maoisti la morale era rigidissima: vietato l’alcol (anche fatto in casa), il gioco d’azzardo (grande vizio dei nepalesi), i rapporti extraconiugali. Impensabile la prostituzione. Anche membri dell’Esercito del Popolo furono duramente puniti per atti contrari alla morale. Che cosa succederà ora nella trasformata Kathmandu dove, l’antica timidezza e moralismo dei nepalesi nei confronti del sesso sono progressivamente scomparsi? Le radio private nepalesi e I talk show, come il popolare Saathi Sanga Manka Kura (‘Chatting With My Friend’) sono diventati, per I giovani, un luogo di discussioni sui problemi relativi alla loro vita sessuale.
I costumi, specie a Kathmandu, sono cambiati rapidamente. Negli anni ’80 la polizia tagliava I capelli di forza ai nepalesi cappelloni, negli anni ’90 strappava gli orecchini ai fricchettoni e nei primi anni 2000 picchiava I travestiti che iniziavano a comparire a Thamel. Gli omosessuali erano discriminati duramente e arrestati, oggi uno è nell’Assemblea Costituente.
Nelle discoteche di Thamel i giovani sono, vestiti in maniera più essenziale ma simile a quelli che s’incontrano nelle nostre province. La liberalizzazione dei costumi è stata grande, ma anche devastante.
La prostituzione, un tempo occultata nelle sale massaggi (periodicamente chiuse dalla polizia) o nei tea-shops per camionisti lungo le strade è dilagata a Kathmandu, tant’è che addirittura il Tourism Board ricorda che oltre a visitare templi e pagode non bisogna dimenticarsi di prendere “a drink at one of the local dance bars, where beautiful Nepali belles dance”.
Decine di squallidi locali (frequentati per la verità al 90% da nepalesi e indiani) hanno riempito la già triste area commerciale e turistica di Thamel, sostituendo i vecchi e artigianali “massage”. Nelle strade della periferia centinaia di “Bars” di livello più basso (se possibile) si distinguono nella notte per i colorati addobbi stile natalizi.
Una prostituzione d’alto profilo, riservata ai diplomatici e funzionari UN, è attiva nei grandi hotelse nei nymeorsi casinò. Su internet compare qualche pornosito nepalese.
I livelli, l’organizzazione e i numeri sono sensibilmente inferiori a quelli Cambogiani o Thailandesi ma è un fenomeno molto stridente con la vecchia immagine di Kathmandu e con l’antico carattere dei nepalesi che arrossivano quando chiedevi di tradurre una parolaccia.
Il nuovo governo dovrà affrontare anche questo problema, fino ad ora tollerato con la scusa del conflitto. Dovrà scontrarsi con le potenti mafie dei Manangi, Tamang, Tibetani che controllano questi locali. Dovrà affrontare la nuova prostituzione che non è più solo traffico d’esseri umani dai villaggi del Nepal verso Mumbai o Calcutta (si parla di 5.000 donne all’anno) ma anche nella capitale e su internet.
Fenomeni su cui, in Nepal come in Cambogia o Thailandia (dove ora la prostituzione è meno visibile perchè più ricca e strutturata), si discute da anni, con ipocrisie giganti. Come altre questioni drammatiche anche l ”human trafficking” è diventato una fonte di lavoro per “esperti” e “consulenti” internazionali.
 Sono stati prodotti migliaia di rapporti e studi e fatti centinaia di convegni tant’ è che anche i potenziali beneficiari sono stanchi di sentire parlare di loro. “But why, then, the reluctance on the part of the villagers to talk about it? For years, an abundance of NGOs and government agencies–supported by powerful foreign donors–have launched programmes to help the girls from Nepal who have been trapped in India’s booming sex industry” scrive in un articolo un antropologa nepalese. Ma tutto è rimasto uguale, anzi è aumentato il traffico.
Un altra intelligente studiosa focalizza il problema, scrive Helen Sherpa, “the girls come to Kathmandu and earn money, are given nice clothes, make up and a mobile. If rescued and returned to their villages they end up scouring the hillsides for firewood in a life of unremitting drudgery. And if they come to us many organisations offer training that leads to menial work.” In sintesi, anche in Nepal, sono cambiati I valori e il possesso di telefonini e bei vestiti rompe tradizioni ed etiche.
Come in Cambogia, dove la guerra e le distruzione morali dei Khmer Rossi e la seguente invasione pacificatrice delle NU hanno sconvolto, anni orsono, i sistemi di valori tradizionali non è possibile, se non con l’abituale ipocrisia e pelandronaggine di tante ONG e UN, proporre a una ragazza che guadagna 100 dollari al giorno prostituendosi di andare a fare la sartina o la cameriera guadagnandone 20 al mese (con corsi, consulenti, e meeting preparatori che costano agli organizzatori 100 volte tanto). Quando con i soldi che guadagna, senza essere nemmeno socialmente malvista, deve mantenere figli, padri, madri e sorelle al villaggio.
 
Intanto in Nepal, anche e giustamente, la comunità Badi (in cui le donne per tradizione fanno le prostitute), protesta e i membri maschili hanno sfilato, qualche mese fa, mezzi nudi per Kathmandu.
Anche loro che scelte hanno se non sono neanche riconosciuti come cittadini e privi, dunque, dei diritti discendenti dalla cittadinanza.
 

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