Nepal incastrato

Marzo 1, 2009

museoSembra che, come due immense tenaglie, Cina ed India stiano tirando da una parte all’altra il piccolo ed incasinato Nepal. Sono finiti i tempi in cui il Paese poteva giocare, con astuzia, su due tavoli prendendo da una parte e dall’altra, grazie all’abilità politico\ diplomatica di uomini capaci, come furono molti di quelli che collaborarono con i passati sovrani, Birendra, Mahendra, Tribhuvan.
Negli anni ‘60 il Nepal riuscì a strappare utili trattati di transito e commercio, finanziamenti per le strade e lo sviluppo dall’India solo importando qualche cannoncino cinese. Poi forzò la mano dando il permesso di costruire la prima strada carrabile che passa l’Himalaya (l’Arniko Highway da Kathmandu a Lhasa) creando panico fra gli indiani che già s’immaginavano i carri armati cinesi sul Gange.
Nazionalismo, dichiarazioni potenti quali la Nepal Zone of Peace, dichiarata equidistanza dai due potenti vicini (malgrado gli obbligati legami con l’India per la gestione delle acque e dei transiti) sono state le chiavi della politica estera nepalese per quasi cinquant’anni. Dal 1996, il conflitto civile, nel 2001 la strage di Palazzo (aperto in questi giorni come museo al prezzo di Rs. 500 per i turisti e affollatissimo di nepalesi) e la morte di Re Birendra (sulla quale si vuole riaprire le indagini) sono stati gli eventi che, insieme agli immensi cambiamenti culturali e sociali del mondo (e, dunque nel Nepal) hanno spezzato questa abile trama.
Già la scorsa estate (probabilmente ancora nei prossimi giorni) abbiamo visto la polizia nepalese picchiare gli esuli tibetani con violenta allegria (in Italia le immagine furono spacciate come riprese a Lhasa), i giovani maoisti aggregarsi ai picchiaggi e l’ambasciata cinese che premeva sul governo per impedire le manifestazioni.
Un copione che sembra riproporsi con l’avvicinarsi del 19 marzo. Visita di speciali rappresentanti cinesi e promessa d’aiuti per armi (euro 2 milioni), per infrastrutture (progetto idroelettrico di Narsinghad) e, a maggio, un trattato d’amicizia. Si parla addirittura di una non precisata Special Economical Zone (stile Macao?).
Subito i cinesi vogliono that Nepal would not allow any anti-China activities in Nepali Soil. Subito sono state vietate le manifestazioni in un raggio di 200 metri dall’ambasciata di Baluwatar, arrestati 30 attivisti tibetani e intensificati i controlli ai confini. Bodhnath, sede della diaspora sta già ribollendo e preparandosi per le manifestazioni.
Lassù, fra i passi himalayani, si consumano storie tristi: i militari e poliziotti nepalesi e cinesi dei confini saccheggiano e si spartiscono i pochi beni dei tibetani (profughi e viaggiatori) che scendono per festività o fuga, con il beneplacito dei superiori. E’ comparso un bel articolo di Raimondo Bultrini sulla situazione a Lhasa in questi giorni.
I cinesi non hanno mai supportato i maoisti anche durante il conflitto preferendogli la monarchia nazionale, considerata più solida e nazionalista, ma, in questa fase di debolezza e confusione politica, cercano di muovere qualche cauto passo per estendere la loro influenza sul Nepal.
L’India è infastidita. Nelle 12.000 pagine del Rapporto Investigativo sull’attacco a Mumbai di novembre si parla di Kathmandu come uno dei centri in cui fu pianificato dai due terroristi islamici indiani, Fahim Ansari and Sabauddin Ahmed. Il rapporto è da prendere con le pinze poiché in India si accusa il Pakistan di ogni malefatta compresa l’insurrezione del militari in Bangladesh. Ma è ormai da anni che gli indiani esprimono preoccupazioni per l’assenza di governo nel Terai (la fascia meridionale ai confini con l’India) e il proliferare di gruppi terroristici e mafiosi. La scissione a sinistra dei maoisti e il nuovo partito formato dall’ex-ministro Yadav (forte nel Terai) pone altri problemi all’India per il rischio di legami con i combattenti maoisti indiani.
Intanto l’ex-sovrano Gyanendra andrà in India per un matrimonio fra passati Rajà suoi parenti. Una visita bollata dal Primo Ministro Pushpa Kamal Dahal, come politica. Gli indiani smentiscono. L’esercito nepalese che sembra sempre più autonomo sta a guardare. Con l’appoggio del filo-indiano partito del Congresso, impegnato in una dura e profittevole (come consensi) opposizione.

 

 


Da Mumbai, ancora su Slumdog e le famiglie

Gennaio 29, 2009

dharaviL’amico Sunil, da Bombay, vuole dire nuovamente la sua sulla nuova querelle relativa al film Slumdog, coincidente con il successo del film.
Tanto la notizia, che nasce da un inchiesta del Telegraph inglese che riporta le proteste dei genitori dei bambini protagonisti del film Rubina Ali (la bambina Latika) e Azharuddin Ismail (il bambino Salim) was paid 500 pounds for a year’s work while Azharuddin, who acted as Salim, received 1,700 pounds.
I titoli dei giornali di tutto il mondo (riportano l’articolo senza commenti e con titoli uguali e divisi in due categorie: Slumdog…’ children were under-paid, allege parents o Slumdog Millionaire bosses defend young Indian actors pay, fantasia poca.

Secondo Sunil la storia è andata così. Qualcuno di Bolliwood ha fatto il casting e ha scelto i due ragazzini. I genitori erano felici come  pasque, hanno visto circolare un po’ di soldi. Già contenti così,  hanno firmato il contratto senza pensare (conoscere) che potevano chiedere di più. I soldi sono volati via subito (magari il padre se l’è bevuti insinua il malizioso Sunil). Quando si sono accorti di aver fatto la figura dei polli (magari consigliati da uno delle migliaia di azzegarbugli che affollano il foro di Mumbay) e visto il successo del film (non necessariamente previsto) stanno cercando di tirar su qualche soldo in più. Tutto legittimo e naturale, senza tanti moralismi.
Gli amici bloggers di Sunil seguono questa sua lettura. To me, it seems as if the parents thought their kids would be their meal ticket and once that didn’t pan out, they are crying foul….and if anyone was exploiting their kids, I think it’s the parents… Feel the parents are just trying to get more money now that they have spent watever was given . Its best to make a scholarship for the kids than give money to these parents…..
The money should not be given to the kids parents but to a trusted advocate or lawyer who can see to it that the kids get the proper education and basic neccesaties till they are 18 or 21 and then the kids can make their own decisionsI fear that the parents will take their money and leisurely spend it for their benefit.
Questa è l’India, e, infatti, i giornali indiani hanno dato poco risalto alla vicenda.
A quanti turisti è accaduto di fissare un prezzo per una macchina con autista e poi trovarsi a litigare in mezzo a una pianura desolata con il guidatore che chiedeva più soldi per la benzina, le gomme, e minacciava di lasciarli lì. Lo stesso  accade ai trekkers più sprovveduti in Nepal che, se non pagano soldi in più rispetto agli accordi, si vedono mollare i bagagli in cima a un passo dai portatori.
Cose che succedono quando il divario economico fra chi paga e chi fornisce il servizio è enorme. Lo stesso, possiamo pensare, sta succedendo  intorno al film.
Le risposte dei produttori non mi sembrano assurde. Come per ogni intervento di aiuto ai bambini (vedi il sostegno a distanza) non si dovrebbero dare i soldi alle famiglie ma assicurare l’accesso all’educazione, alla sanità e a bisogni di base del bambino. Ciò  sembra fatto dai produttori di Slumdog per i due bambini.
Visto il successo economico  potrebbero fare un ulteriore, sensato, passo, come suggerito dal giornalista del Telegraph che ha fatto l’inchiesta, cioè creare un Slumdog Foundation diretta a promuovere l’educazione dei bambini degli slums. Visto il successo, un pò sorprendente del film, basterebbe il 5% dei profitti.


India: un pò di movimento per il film ‘Slumdog Millionaire’

Gennaio 22, 2009

Un po’ di movimento sui giornali internazionali per il film ‘Slumdog Millionaire’ (in Italia The Millionaire) dopo che una ONG indiana ha denunciato il mitico attore di Boolywood Anil Kapoor (protagonista del film) e il bravissimo A. R. Rahman, che ha composto le musiche. Quattro Golden Globes, diverse canditature all’Oscar e grande successo negli USA, dove adesso va di moda la speranza. Al regista Danny Boyle  piacciono i sogni misticieconomici,  aveva girato Millions, la storia di un ragazzino cattolico che a furia di parlare con i santi diventa milionario.
Sunil mi scrive da Mumbai, che torna sui giornali non per disgrazie. Racconta che il denunciante Tapeshwar Vishwakarma, presidente di un associazione sconosciuta per la difesa degli abitanti degli slums (Jhuggi Jhonpdi Sanyukta Sangharsh Samiti) s’è voluto fare un po’ di pubblicità, prima dell’uscita del film in India prevista per fine mese (Sunil l’ha visto a scrocco). Vishwakarma sta a Patna, come può rappresentare gli abitanti degli slums di Bombay; poi , l’accusa è labile: il titolo del film Slumdog, insulta gli abitanti delle baraccopoli.
I primi commenti fra i suoi amici bloggers indiani: There is nothing derogatory in the film title, what is derogatory is every Indian’s acceptance of these slums as a way of life! Haven’t we witnessed how ‘politely’ our Police addresses to people travelling in reserved compartments. Why can’t this person file a case against the Maharashtra government for allowing people to live in such inhuman state – without electricity, roads, toilets, bathrooms etc.
Il film è bello, già la stampa indiana ne aveva parlato, is Boyle’s gift to Mumbai. Un immagine della megalopoli devastata che rimane il magnete per il resto dell’India. Boyle riesce ad interpretare la città con dolcezza, lirica e amore, sotto tutto il sudiciume. Scriveva il Times of India.
Qualcosa è cambiato nella romantica Bombay descritta da Mira Nair (20 anni fà) in Salam Bombay (già il nome Mumbai) non certo la vita degli abitanti degli slums, ma l’aumento dell’ansia per il successo e il denaro, diffusa con il boom economico, la popolarità dei format televisivi americani, dove il protagonista del film trova la ricchezza.

Il gran truffone della Satyam, l’azienda gioiello dell’informatica (Sunil mi allega un articolo), riempie da settimane le pagine dei giornali con furti, bilanci truccati, soldi svaniti.
In questa corsa, a volte disperata verso il successo, s’inserisce il destino (karma) del giovane straccione (il vero significato di slumdog) descritto dal film. Riesce a uscire dalle mafie e dalle violenze, che restano la via più facile per guadagnare fra i giovani degli slums e raggiunge il sogno, di tanti nel mondo: essere milionario. Storia e scene  riecheggiano molti filmoni di Bollywood; amore, un pò di violenza e il gran ballo finale.
Infatti il regista dice: non volevo fare un film sulla povertà,  That never occurred to me. What I genuinely felt in my heart was the (slum) people’s massive spirit and massive determination to overcome terrible troubles. That’s how I approached it. ‘Slumdog Millionaire’ is a fairytale,’
Sunil aggiunge alcune informazioni sulla realtà. Secondo le leggi di Mumbai dirette a bonificarli i Jhuggi-Jhopri” means small roughly built house or shelter usually made of mud, wood or metal having thatch or tin sheet roof covering. Slum” means an area consisting of badly built, overcrowded houses, buildings or Jhuggi-Jhopri cluster;
Queste aree, sparse in ogni città dell’India, sono costruite su aree pubbliche, a volte fornite di basilari servizi (acqua e elettricità) o attaccate alle rete pubblica senza pagare. Molti degli abitanti, provenienti,  magari da generazioni dai villaggi,  fanno lavori normali, si recano in centro a lavorare, hanno aperto ogni genere di attività. A Mumbai, come in altre città, sono stati fatti piani e progetti per riabilitare queste aree, spostare gli abitanti in moderni casermoni (cosa non gradita) ma tutto si scontra con l’interesse e le connessioni fra mafie e politica che hanno, negli abitanti degli slums, manovalanza e voti facilmente acquistabili con promesse e minacce di sfratto.
Per quel che sa Sunil, il denunciante Vishwakarma è un po’ fuori da queste tematiche (complesse e sopra sintetizzate), ha ammesso di non aver visto il film, e di aver denunciato solo Kapoor e Rahman perché sono famosi in India. Probabilmente la corte non accetterà la denuncia.
Più concretamente Sunil si domanda come mai il libro da cui è nato il film Q and A (da anni in circolazione), del diplomatico indiano Vikas Swarup non sia stato sfruttato dai famelici produttori di Bollywood.
Anche il libro è ben scritto; parla della fortuna che sconvolge le esistenze. Il più grande cambiamento fra libro e film, racconta l’autore è stato il nome del protagonista da Ram Mohammad Thomas a Jamal Malik.
Da segnalare che il protagonista è un giovane musulmano, finalmente un eroe positivo, dice Sunil e non un bandito o terrorista. La madre è stata uccisa, durante scontri religiosi, da fanatici hindu (anche se nel doppiaggio italiano sembra il contrario); la ragazza ha il nome di una delle tante forme dell’hinduista Devi, l’Elegante Latika. Messaggi nuovi e positivi.
Sunil ha dei dubbi che il film avrà successo in India malgrado parli al cuore degli indiani, con amore, musica, soldi e karma.

24\1 aggiornamento: Sono iniziate in India le proiezioni del film Slumdog Millionaire in oltre 400 sale. Qualche turbolenza limitata a Mumbai con una dozzina di contestatori. In genere i giudizi degli spettatori sono molto positivi, mi scrive Sunil dalla città e anche dal punto di vista finanziario dovrebbe andare bene. In questi giorni c’è la festa dell’Indipendenza e le sale sono piene al 70%.


La crisi: India e Pakistan

Dicembre 7, 2008

pakindiaIeri una bomba nel mercato della città di confine di Peshawar uccide più di 30 persone impegnate nelle ultime compere per celebrare la festa musulmana dell’Eid-ul-Azha. Il Pakistan continua ad essere frantumato da ripetuti attentati. Gruppi tribali, faide fra sciti e sunniti, volontà di radicalizzare lo scontro da parte delle bande afghane: tutto può essere.
L’India non aiuta (o non si fida) del moderato Primo Ministro Yousuf Raza Gilani che vorrebbe provare a mettere a posto il paese e a ridurre il potere dei gruppi radicali all’interno dell’esercito e del servizio segreto (ISI).
“Diplomazia negativa” diretta a indebolire il governo e lo stato pakistano. The only purpose that seems apparent in the attempt to plant the story is that the credibility of the president, the prime minister and the government is undermined. Once this purpose is achieved it become easier to shift the blame on the Inter Services Intelligence (ISI) that it was involved in the Mumbai affair and that since the government is not in control therefore it has no clue of the things happening right under its nose. (scrive dal Pakistan The Post di ieri). Così è letto “l’affaire” della telefonata, confermata dai pakistani e smentita dagli indiani, giunta dal Ministro degli Esteri indiano Pranab Mukherjee che ha minacciato un attacco armato.
Fonti diplomatiche anonime rivelano che l’India (con l’appoggio USA) ha posto un ultimatum (smentito dai pakistani) secondo cui il Pakistan ha 48 ore (di cui 24 già passate): to arrest and hand over LeT commander Zakiur Rehman Lakhwi and former chief of Pakistan’s spy agency Inter-Services Intelligence (ISI), Hamid Gul, in connection with the probe into the Mumbai carnage. Il Lashkar-e-Taiba (LeT) o meglio il suo braccio politico Markaz-ud-Dawa ha dichiarato la sua estraneità ai massacri ed è un ‘istituzione religiosa, sicuramente estremista, ma popolare in Pakistan e nel Kashmir dove si formò 20 anni orsono.
Perché l’India sta mettendo, almeno, a parole il Pakistan in un angolo è una politica razionale o pericolosa?
Chiedo agli amici di Mumbai. La loro risposta è univoca: l’India esercita  pressioni per uso interno, il governo deve placare i partiti estremisti hindu e distogliere l’opinione pubblica dai colossali buchi dei servizi segreti non in grado (malgrado gli ingenti fondi  stanziati) di prevenire la catena di attentati dell’ultimo annosabir-nazar-lahore-pakistan. Infine, annacquare la sensazione diffusa che i terroristi di Mumbai hanno goduto, cio è quasi certo, di appoggi logistici da parte di gruppi estremisti indiani.
Da Mumbai mi ricordano che mettere il Pakistan, paese ufficialmente musulmano, alla corda significa indebolire il governo moderato di Gilani, rafforzare i duri dell’ISI, coagulare gruppi nazionalisti e religiosi spesso separati, rinforzare il concetto di Jihad. Mi ricordano le difficoltà incontrate dal governo indiano a bloccare e a reprimere i gruppi oltranzisti hindu in Orissa e come sia altrettanto difficile per un governo musulmano contrastare i gruppi estremisti islamici.
La loro speranza è che questa “diplomazia negativa” sia solo la superficie di una sotterranea azione diretta a forzare il Pakistan perché siano rafforzati i coordinamenti e le azioni comuni contro i gruppi terroristici che colpiscono, comunque, entrambi i paesi e che hanno radici e finanziamenti nella guerra afghana.
Si spera che la stessa strategia stia muovendo Bush che ha minacciato di inserire il Pakistan fra gli stati canaglia (dopo che il padre finanziò il Lashkar-e-Taiba  in chiave anti-sovietica) se aderirà alle richieste indiane.
Tutti pensano che, con qualche soluzione di compromesso, il Pakistan inizierà a collaborare concretamente data la sua dipendenza dagli aiuti militari americani e la situazione interna d’alta insicurezza a causa del conflitto afghano.
Nell’opinione pubblica pakistana (specie in quella meno occidentalizzata e più povera) la gestione di questa crisi,  fatta di minacce ed ultimatum,  è destinata a creare ulteriore risentimento verso l’India e gli USA (che l’hanno appoggiata). E’ di poche ore fa la notizia che truppe pakistane hanno attaccato e smantellato un campo di militanti nel loro Kashmir).
La gente comune, in Pakistan, aggiunge alla questione del Kashmir (dove Lashkar-e-Taiba iniziò ad operare) , le conseguenze negative sull’economia e il terrore diffuso derivante dall’essere in prima linea nella guerra voluta dagli USA in Afghanistan.


Su Mumbai

Novembre 29, 2008

mumbai2Bombay (Mumbai) è la città più cosmopolita e aperta al mondo dell’India, dove arrivano e risiedono gli investitori internazionali che hanno contribuito allo sviluppo dell’economia indiana. Arrivando dall’aereoporto, gli operatori commerciali sbirciano dai finestrini gli immensi slums in cui vivono e convivono hindu e musulmani, dove mafie e gruppi integralisti trovano, fra la disperazione, facile manovalanza. A Mumbai è nato ed è più forte e rappresentato l’integralismo razzista hindu dello Shiv Sena, con contraltare la reazione oganizzata musulmana. Mumbai è stata già attaccata con attentati dinamitardi nel 1993 e nel 2005 con oltre 250 vittime.
Più che altre metropoli indiane, Mumbai rappresenta l’India: moderna e antica, tollerante e democratica ma carica di tensioni.
L’aumento della ricchezza e delle disparità fra città, campagne, gruppi etnici, tribali e castali sottostà alle tensioni, sfruttata e ampliate dai gruppi separatisti e dagli integralismi politici e religiosi.
Questa situazione è rappresentato dalla guerriglia politica (spesso sostenuta da gruppi tribali marginali) del People’s Guerrilla Army, People’s War Group, Moist Communist Centre, Communist Party of India-Maoist and Communist Party of India Janashakti. In Assam, ci sono almeno 35 gruppi separatisti, a Manipur opera il People’s Liberation Army, in Meghalava il People’s Liberation Front of Meghalava. Altri gruppi terroristici sono presenti in Punjab (12), Tripura (30) e Mizoram e in Arunachal Pradesh.
Non sarebbe sorprendente che, pur mossi da diversi obiettivi, ci fosse un disegno comune (e in alcuni casi un già provato appoggio logistico) fra questi mumbai3-dharavi-slumgruppi e il terrorismo auto-dichiarato islamico
L’attacco militare a Mumbai e il controllo per giorni di obiettivi strategici ricorda le operazioni delle Tigri del Tamil e rappresenta una nuova tattica del terrorismo “islamico”, più impressionante per l’organizzazione e il dispiego di uomini e mezzi.
Il nemico è debole e si può attaccare, questo è il messaggio lanciato a tutti quei gruppi che vogliono inasprire lo “scontro fra civiltà” anche con obiettivi diversi (islam contro occidente, comunismo contro capitalismo); contemporaneamente i terroristi sperano in una reazione dei gruppi integralisti hindu.
L’India il prossimo anno vota e, sempre, la religione è stata sfruttata come strumento elettorale, esacerbando le tensioni. In Orissa, in Assam e anche a Mumbai nei mesi scorsi abbaiamo visto le avvisaglie di crescenti tensioni fra fedi ed etnie, sfruttate da gruppi politici.
Questi fattori hanno probabilmente determinato l’attacco alla città che segue un anno di stragi ripetute e di cui abbiamo già parlato in altri posts.

I terroristi si scatenano contro l’India perché rappresenta, con le enormi contraddizioni, un esempio di democrazia tollerante, in un paese ancora povero ma in fase di sviluppo. Perché potrebbe rappresentare un modello di società moderna, alternativa ma non antagonista con l’occidente. Perché sta sviluppando rapporti con i nuovi grandi paesi democratici emergenti (Brasile, Sud Africa) per proporre un ordine economico mondiale differente da quello tradizionale. Perché rifiuta, nella pratica, la teoria dello “scontro fra civiltà” visto che 150 milioni di musulmani vivono e convivono in India.
Il terrorismo vuole spezzare qusto trend e ri-radicalizzare lo scontro, fra occidente e  resto del mondo come la folle politica del figlio scemo Bush stava causando.
il titolo dell'Himalayan TimesObiettivo ultimo estendere, dall’Afghanistan e Pakistan, la guerra fra civiltà. To tackle terror in India it is urgently necessary to stabilise Pakistan and Bangladesh. And, India should seek international help now to upgrade its own security apparatus, but also to stabilise the entire region stretching from Afghanistan to Bangladesh (in dicembre le elezioni), scrive ieri in un editoriale Times of India.
Risponde il Post dal Pakistan The sentiment in both countries is that enough is enough and now the US must end this war and wind up from here for the allies’ presence has seriously damaged the region’s economy, making the future bleak for almost a whole generation.
Quello che sta accadendo è che l’ Afghanistan ( e l’Iraq) sta diventando un altro buco nero di problemi irrisolti che, come insegnano Palestina e Kashmir, è decennale sorgente di disperazione e terrorismo. La necessità di nuove politiche per affrontare la crisi afghana (e le sue implicazioni) è addirittura segnalata nell’ultimo numero di Foreign Affairs  (legata al governo USA).
Per contrastare questi pensieri bisogna ricordare che in Asia prevale comunque la tolleranza: in Nepal Musulmani e Hindu festeggiano insieme le rispettive feste, in Cambogia i Musulmani Cham vivono in pacifica convivenza da secoli, e l’India permane il secondo paese musulmano del mondo.


Intolleranza

Luglio 21, 2008
 

Periodo di cambiamenti, incertezze, aumenta la paura, l’insicurezza cresce la semplificazione, i gruppi e la difesa contro nemici immaginari o creati. I produttori\sfruttatori di insicurezza e paura s’aggirano ovunque, da occidente a oriente. L’India magmatica delle mille fedi e caste è terreno fertile per i propagandisti dell’intolleranza in cerca di potere; s’aprono spiragli ma anche pericolose chiusure.chiusure
I dipinti di Tyeb Mehta e F. N. Souza, SH Raza costano cifre iperboliche nelle aste internazionali ma il riconosciuto creatore dell’arte indiana contemporanea è Maqbool Fida Husain, fra i fondatori del Progressive Artists Group, che tenne la sua prima mostra a Bombay nel 1947.
Oggi è costretto a dichiarare, dal suo esilio dorato del Dubai “the truth is that I’m missing my country“.
Un altro esiliato a causa del fanatismo religioso, questa volta di marca hinduista. Ha 92 anni e una bella taglia sulla testa e sulla mano con cui dipinge messa dal Presidente dell ‘Hindu Personal Law Board’, Ashok Pandey a cui si è aggiunto uno dei variopinti politicanti indiani del Madhya Pradesh Congress Minority Cell, Akhtar Baig. Per estendere lo spettacolo hanno incluso nel wanted anche l’azienda tedesca che ha prodotto magliette con Rama e Krishna e un regista francese che ha fatto un film su Shiva, entrambi considerati blasfemi. Eppure Shiva, divinità amata dalle caste più basse, ha migliaia di nomi e di rappresentazioni, alcune umili, cattive, gaudenti, freakkettone e, qualcuna, magari rientra nell’immagine proposta dal francese. Un po’ come l’essere umano, il Signore dalla Lunga Chioma, rappresenta capacità creative e distruttive, positive e negative.
Anche l’artista Husain, definito il Picasso dell’India, l’ha dipinto con devozione, pur essendo d’origine musulmana, proprio per rappresentare questa sua umanità.
Del resto Husain, come Shiva con Parvati, ne ha fatte di tutti i colori per cercare di concretizzare il suo amore per la bella attrice Madhuri Dixit: assistette per 67 alla proiezione di un suo film, dipinse un serie infinita di quadri con la figura di Madhuri e divenne, anche, produttore di alcuni suoi films. Per la musica inserita in uno di questi iniziarono i guai con The All-India Ulema Council, perché alcune parole di una canzone risultarono copiate pari pari dal Corano.
Niente in confronto al successivo attacco degli integralisti hindu.
Il ricco e bravo vecchietto divenne quindi un bersaglio in grado d’unificare ignoranti, impauriti e strumentalizzatori di ogni fede.
dea madre-fida husainNel 1996 il mensile hindi, Vichar Mimansa, pubblicò un articolo dal titolo M.F. Husain: A Painter or Butcher e alcune foto delle sue opere degli anni ’70 che raffiguravano divinità hinduiste nude.hussain
Minacce, attacchi alla sua casa, denunce, pericolo d’arresto raggiunsero proseguirono per anni fino a raggiungere un nuovo acme del 2006 con la pubblicazione sull’autorevole India Today del quadro Bharatmata (Madre India) nuda, con sfondo la mappa indiana e con i vari nomi degli stati scritti sul corpo.
Solo l’intrevento della Suprema Corte portò all’annullamento delle sentenze di sequestro dei beni (ingenti) e di arresto proclamati dai tribunali locali di Bombay.
Anche a Londra, gli indiani della diaspora (fra cui sono nati la maggior parte dei nuovi scrittori cosmopoliti indiani di gran moda in occidente) hanno fatto chiudere una sua mostra.
Forse se Husain non fosse stato di origini musulmane tutto questo non sarebbUmaMaheshwar10thKhajurahoe successo. Fin dai tempi più antichi, l’induismo, in tutte le sue forme e scuole, non ha mai avuto paura delle nudità anche delle sue divinità. Le danzanti e tettute Apsara sono un esempio ricorrente nei primi templi hindu e buddhisti, le sculture erotiche di Kajuraho e del Nepal, le splendide statue di Uma Mahesvar, dove un tenero Shiva tiene una mano sul seno nudo di Parvati o le tante Tara colorate del buddhismo sono, tuttora, un patrimonio religioso (e artistico) vissuto dai fedeli indiani.
Gli intellettuali indiani scrivono e dicono che l’intolleranza e l’integralismo, in India, è un fenomeno che esplode sporadicamente ma con drammi immensi, perché aizzato dai politici che sfruttano la povertà e la marginalità sociale.
Da una parte i brahmini hinduisti, un tempo detentori del potere (e della ricchezza) sono sempre meno centrali in una società con nuovi valori e mobile socialmente Anche i posti statali, un tempo appannaggio esclusivo delle classi alte, sono, oggi, soggetti a quote di garanzia per le caste più deboli. Ma gli stessi Dalit (le caste più basse) sono spesso frustrate ed escluse nella loro in eterna lotta per crescere.
In questi due segmenti del sistema castale trova spazio l’integralismo.
Dall’altra parte, la grande minoranza (150 milioni) di musulmani (mentre in Pakistan solo poche migliaia di hindu) che hanno scelto di non migrare, da sempre i Presidenti della Repubblica sono di religione musulmana. I nuovi borghesi hindu di Calcutta (o Bombay, Dheli) considerano i musulmani un po’ più arretrati, sia culturalmente che economicamente (generalmente). Indicano, però, che malgrado questa realtà, tensioni passate e presenti, sollecitazioni esterne (Pakistan, integralismi musulmani, etc.). I
ll Paese sta riuscendo ad assorbire tutte queste tensioni. E ci riuscirà ancora di più se i politici riusciranno a diffondere i ricavi della crescita economica, conclude l’amico Neupane, avvocato indiano, migrato a Kathmandu per insegnare nella locale università, sprofondato come un Guru nel suo divano in stile italiano.
Il ricordo di quando m’aggiravo, un po’ impaurito, fra le migliaia di fedeli hinduisti che ogni sabato affollano il tempio di Kali a Calcutta, esaltati dai sacrifici e dalle preghiere o le folle, che si schiacciano, negli oceanici Kumbha Mela, per raggiungere le acque dello Yamuna, mi lasciava qualche dubbio, almeno nell’immediato, sulle parole ottimistiche di Neupane.
Certo, in India, tutto sembra stemperarsi, nella vita quotidiana dove sikhs, jainisti, cristiani, musulmani e hindu marciano, più o meno, insieme per sopravvivere in migliaia di villaggi, cittadine, periferie urbane che formano l’India profonda.
Ma quando il fanatismo divampa ed è strumentalizzato i drammi sono immensi come accadde nel 1992 nei tristi avvenimenti della MughalBabri Mosque a Ayodhya. Evento che segnò la ripresa dell’estremismo religioso hindu e musulmano. In più, i partiti estremisti hindu sfruttano l’orgoglio indiano e un nuovo nazionalismo nato dal successo economico e dalla potenza, culturale, demografica e militare, del Paese.
Chi ha fatto fortuna su intolleranza, nazionalismo e nuovi esclusi è il partito Shiv Sena (spesso appoggiato dal maggiore partito d’opposizione Bharatiya Janata Party), alleati nella National Democratic Alliance (NDA), con altri 13 partitini locali. Sconfitto nelle elezioni del 2004 (dopo aver governato nella precedente legislatura) ha chiesto, negli scorsi giorni, nuove elezioni.
L’attuale alleanza di governo guidata dal Congresso (United Progressive Alliance -UPA) e appoggiata dai partiti di sinistra (Left Front) si sta sfaldando sull’accordo in discussione per lo sviluppo di programmi nucleari in cooperazione con gli USA. Lo scenario e le dinamiche ricorda quello del Governo Prodi..BALASAHEB_THAKARE
In questa situazione di movimento il leader dello Shiv Sena, Bal Thackerari, e i suoi accoliti sono scatenati per accaparrare consensi: ha battezzato i parlamentari di sinistra”scimmie rosse”, i musulmani indiani del Bengala bangladeshi, rilascia intervista d’ammirazione per Hitler, grida il suo slogan preferito “India agli Hindu” ma contesta la migrazione degli India del nord a Bombay, critica i molti cattolici indiani del Kerala e, come nelle migliori tradizioni, maltratta gli intellettuali. Nell’annuale Fiera del libro a Bombay ha paragonato lo stuolo di scrittori (alcuni nuove celebrità internazionali) ” cattle at an auction, who had no right to determine their price which he said could be decided only by the buyer“. Ha 82 anni ma sembra in piena forma e comanda a bacchetta i dirigenti del partito
Fra le sue proposte vi è la creazione di squadre suicide hindu to counter Muslim fundametalists and terrorists (si spera farneticazioni come i fucili del povero Bossi per fortuna) e il boicottaggio della festa di S. Valentino, finito con qualche pestaggio a Bombay.
E’ proprio nel grande stato del Maharashtra che il partito è nato e ha potere ma i suoi attivisti (l’Armata di Shiva-Shiv Sena) soffiano sul fuoco in ogni parte del paese. Proprio in questi giorni una nuova conntroversia sia sta aprendo in Jammnu e Kashmir (già posti non tranquilli).
Il Governo del Kashmir ha concesso un vasto terreno per ospitare i fedeli hinduisti (oltre 500.000) che, ogni anno, si recano in pellegrinaggio ad Amarnath, la grotta sacra sede del Linga di ghiaccio, dove Shiva spiegò a Parvati l’eterno ciclo della vita e della morte e i sentieri sacri per uscirne.
I musulmani, maggioranza in Kashmir, hanno protestato con dure manifestazioni. Nel vicino Jammu (maggioranza hindu) grandi folle sono scese in piazza, scontrandosi con la polizia e occupando moschee.
Hinduvta (hinduità) è la parola gridata nelle piazze ed il manifesto del partiti integralista,moschea occupata a Jammu
Fu inventata nel 1923 da Vinayak Damodar Savarkar, controverso politico indiano, studente a Londra, incarcerato ed esiliato degli inglesi, graziato e, considerato, ispiratore dell’assassinio di Gandhi.
Addirittura in Nepal, paese tollerante, nel marzo 2008 sono state fatte esplodere bombe in due moschee a Biratnagar da gruppi che si richiamavano all’Hinduvta, protestando contro la secolarizzazione del Nepal e la fine dell’unico regno costituzionalmente hindu del mondo. Qui, le strumentalizzazione del malcontento passa, però, più esacerbando il conflitto fra le molte etnie, fino a pochi anni orsono in perfetta convivenza.
Quando poi l’estremismo religioso si mischia con le potenti mafie indiane si crea un diabolico legame fra potere, politica, denaro in cui le esigenze e i problemi della gente comune sono stritolati e riutilizzati.
Lo Shi Sena è stato a lungo legato al potente capomafia Arun Gawli (Detto Daddy), lo ieratico padrino di Bombay, utilizzando i suoi Gonda (mafiosi) in ogni scontro religioso, politico o etnico.
Poi Daddy, malgrado sia quasi sempre in prigione, si è messo in proprio, è riuscito a farsi eleggere nellaMaharashtra Legislative Assembly (godendo di parziale impunità) e ha fondato un proprio partito estremista concorrente, il Bharatiya Kamgar Sena.
Anche l’estremismo musulmano non scherzava appoggiandosi al mafioso Dawood Ibrahim capo della D-Company e considerato da Forbes (che stila ogni tipo di classifica), il pericolo pubblico n.4 del mondo.
Dawood fu responsabile del Black Friday (serie di attentati a Bombay nel 1993 con 317 vittime) per vendicare i fatti di Ayodhya.
Il padrino musulmano pare sia scappato a Karachi, protetto dall’ Inter-Services Intelligence, il servizio segreto (allenato dalla CIA) pakistano.
Storie e intrecci da films che, infatti, Bhooliwood ha prontamente messo in scena con tre produzioni. Successo e sceneggiature simili al nostro Gomorra.

 

 

 

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