Nepal: tensioni e fragilità

Maggio 26, 2009

con Padre Anthony Sharma, nella chiesa di KathmanduLa crisi si sta risolvendo come scritto in altri posts. Il veterano Madhav Kumar Nepal, (nuovo Primo Ministro)  uno dei maggiori responsabili dello sfascio del paese dal 1990, è riuscito ad assicurare al suo partito (UML- (Unione dei marxisti leninisti) uscito duramente sconfitto dalle elezione un po’ di potere, sicuramente temporaneo. I maoisti sono incazzatisimi e giudicano il governo un fantoccio (puppet) creato con un alchimia politica da “foreign masters”, cioè India e USA.

Non hanno tutti i torti per entrambe le definizioni, il nuovo governo indiano gongola nel vedere i maoisti isolati, le loro velleità verso la Cina stroncate e il possibile appoggio ai maoisti indiani annullato. Inoltre, il loro protetto il Congresso nepalese, malgrado l’assoluta crisi di leadership (ancora comanda il vecchissimo Koirala), riprende l’iniziativa e il comando, strumentalizzando la voglia di potere del Partito comunista moderato (UML), in perenne competizione con i maoisti.

Prachanda ha fatto, come in tutti questi 9 mesi di governo, la figura del somaro. Sputtanato a livello planetario per lo scandalo del sovra-dimensionamento del suo esercito, dei fondi per i combattenti transitati nelle casse del partito (grazie al fancazzismo e incompetenza delle Nazioni Unite), per il suo piacere manifesto per mangiate, belle macchine e prebende non sarà neanche credibile quando il nuovo governo s’insabbierà nelle lotte di potere e nell’incapacità di governare. I maoisti non sono ricordati positivamente per le loro capacità dalla gente del Nepal. Adesso hanno due strade davanti e un opportunità: cercare di co-partecipare al governo e spingere per la soluzione dei problemi del paese o, come sembra, ricostituire un governo alternativo nei villaggi e nelle città, basato sulla violenza e le minacce. Nel primo caso sarebbe un grande merito da spendere nel secondo un ulteriore spinta verso al disgregazione sociale del paese.

Sabato,  il noto Nepal Defence Army (gruppo terroristico hindu)  è ricomparso a Kathmandu facendo esplodere una bomba artigianale nell’unica chiesa cattolica della capitale, sede del nuovo vescovado. Due morti, molti feriti. I due ragazzi rimasti uccisi portano nomi occidentali Patric, Celestina. Erano membri della comunità cattolica che è cresciuta negli ultimi vent’anni, da quando fu costruita la strana chiesa di Jawalakhel, sede dell’attentato. I sacerdoti cattolici hanno, lentamente perché in Nepal era vietato fare proselitismo religioso, costruito scuole, centri d’assistenza, muovendosi come operatori sociali . Del resto il Vaticano è la più grande (e forse più efficace) ONLUS\ONG del mondo. In Nepal, poi, l’essere cattolici è diventata una specie di moda, d’avanzamento sociale e d’occidentalizzazione.

La chiesa ha una stravagante architettura, che compare a sorpresa alla fine di uno stretto vicolo. Mischia stili buddhisti, hinduisti e il cupolone è sovrastato da un immenso angelo con un topi (cappello nepalese). Nel compound funzionava una scuola per bambini abbandonati. Father Antony Sharma (nella foto), da un paio d’anni, nominato vescovo è un simpatico vecchietto nepalese che proviene, però, da Darjeeling il centro dell’intellighenzia della diaspora; chiaramente è un brahmino. Con lui iniziammo a lavorare nel 2003, cooperando per la creazione e il sostegno di una scuola a Chitwan per i bambini Chepang.

Dolore, sconforto e preoccupazione sono i sentimenti dominanti nella comunità cattolica (un paio di migliaia di fedeli) e fra i sacerdoti e missionari. Qualche mese fa, si sospetta, fu ucciso un missionario nell’ovest del Nepal dalla Nepal Defence Army che richiede uno stato hindu, il sanscrito obbligatorio nelle scuole, il divieto di altre religioni. Lo stesso gruppo ha rivendicato, nei mesi scorsi, attentati con vittime nel Terai e a Kathmandu. Legati ai gruppi oltranzisti hindu indiani, mano armata dell’ex re Gyanendra in una strategia della tensione; queste sono le voci che circolano. Dato certo che compaiono nei momenti di crisi politica e contribuiscono a rendere il paese pericolosamente fragile.


Nepal: torna il passato?

Maggio 5, 2009

flagGuardando il passato, cioè dall’avvento del sistema multipartico in Nepal (1990) questa crisi potrebbe inserirsi nella tradizione. In 15 anni di monarchia costituzionale si sono avvicendati 20 governi con tutte le coalizioni possibili, fino a che l’ingovernabilità del paese, la guerriglia maoista, l’insicurezza diffusa portò al potere assoluto (di un solo anno) del fu Re Gyanendra.

Nella tradizione s’inseriscono le manovre di alcuni partiti (UML) per rimescolare a loro vantaggio lo scenario politico, con le stesse vecchie facce e operazioni. Dice Gianni, l’amico neo-maoista italiano, “sulla cacciata del generale, dopo mesi di riaggiornamenti a seduta successiva non mi pare ci fossero grandi margini di dialogo con quei partner al Governo. Si è fatto chiarezza e “per me e per molti (Nepalesi) e` stato un atto di forte valore democratico” perché le forze armate devono ubbidire al potere civile. Posizioni che sono ribadite nelle piazze, non solo dai maoisti ma anche da esponenti della cosiddetta società civile (alcuni arrestati).

Ma, rispetto al passato, chi crea disturbo è il soggetto nuovo cioè i maoisti. L’India che considera il governo di Prachanda un elemento di grave instabilità ai propri confini e un, potenziale santuario per l’analogo movimento di guerriglia indiano nonché vedono con enorme fastidio le manovre politico-economiche con i cinesi. Il Nepal è considerato da Delhi una sorta di protettorato dove sono stati investiti grandi capitali indiani. Anche in Nepal i  goffi tentativi di decisionismo dei maoisti non piacciono a molti (stampa, comunità finanziaria, industriale, governi occidentali) che stanno assistendo a un progressivo deragliamento dell’economia e della sicurezza. I partiti tradizionali, stanno tendendo a coalizzarsi, per isolarli o costringerli nei loro giochi di potere. Infine, i maoisti hanno dimostrato in questi otto mesi di governo di essere dei gran pasticcioni e qualche delinquente, con leaders che hanno poche idee e capacità. Neanche capaci a tenere a bada una base sempre più violenta e incontrollata. 

Intanto, gli altri partiti, sparano tutte le cartuccie per indebolirli. Salta fuori un  discorso (mai pubblicato ma ripreso da una TV) del Primo Ministro Prachanda durante una visita a un campo del People Liberation Army. Il video risale a gennaio 2008 (i maoisti hanno dichiarato che è roba vecchia) ma ha creato scalpore ed è stato utilizzato per rafforzare le posizioni di chi dice che i maoisti stavano appropriandosi dello stato. Non penso che ne abbiano le capacità. Purtroppo un gruppo di giovani maoisti ha subito assaltato la Image Channel Television che aveva trasmesso l’intervista.

Il discorso del leader maoista certifica alcune questioni già note: il mitico People Liberation Army contava circa 8.000 uomini e non 35.000 come certificato  dall’inutile UNMIN .  Come era ovvio, l’aumento dei miliziani  doveva pesare nelle trattative per la riforma delle forze armate , favorendo un loro maggiore arruolamento e potere.  Ha poi aggiunto, facendo contenti gli oppositori, che i combattenti are “politically aware”, he said even a small number of their entry into NA is enough to establish “complete Maoist control” over the army. the party had not deviated from the main goal of waging an “ultimate revolt“. Infine, il Prachandagate (come titolano oggi i giornali) per cui i soldi dei donatori internazionali, da impiegare per le vittime del conflitto, finivano nelle casse del partito. Queste dichiarazioni sono giunte come un babà in questa fase politica, quando proprio l’opposizione del generale Rookmangud Katawal all’ingresso dei maoisti nellìesercito e la sua rimozione forzata ha aperto questa crisi annunciata. Tutti gli oppositori le hanno utilizzate per ribadire il “pericolo per la democrazia”.

Ma i maoisti rappresentano pur sempre il 30% dell’elettorato. La loro esclusione dal processo democratico può avere conseguenze gravissime fra cui la ripresa della violenza diffusa, come rischia già di accadere, nei distretti di Ramechap e Kavre (obbligo d’allontanarsi per gli esponenti degli altri partiti). Atteggiamenti che portano all’isolamento  favorendo manovre repressive. Intanto nella capitale manifestazioni continue e chiusura delle aree sensibili ( caserme militari e  presidenza della Repubblica). Il Primo Ministro Prachanda ha chiesto alla Corte Suprema di valutare la legittimità della decisione del Presidente (gran contestato nelle manifestazioni maoiste) di annullare il licenziamento del generalone, i membri maoisti dell’Assemblea Costituente stanno bloccando i lavori. Andrà bene se la crisi si mantiene all’interno delle fragilissime istituzioni.

Comunque, tutti gli scenari sembrano, per ora, foschi: un governo che isoli i maoisti renderebbe il paese in perenne casino; un rimpasto d’unità nazionale durerebbe poco. Esercito, polizia e, forse, anche l’India, sono pronti ad intervenire se la situazione peggiora e si ventila l’ipotesi di un governo tecnico-militare. In pratica un colpo di stato morbido.

Intanto le ore di elettricità sono aumentate, le rivolte nel Terai finite e la benzina è tornata a Kathmandu. Ma guarda un pò.


Elezioni in Nepal: i maoisti si confermano

Aprile 12, 2009

drshekharkoirala1Malgrado tutto (comprese le mie previsioni) le elezioni suppletive (6 membri dell’Assemblea Costituente) hanno confermato la resistenza dei maoisti, che, oltre a mantenere i seggi ottenuti alle ultime elezioni, hanno preso un seggio al partito del Congresso, l’ unica opposizione. Anche l’UML, i comunisti moderati in perenne lotta, anche violenta ,con i maoisti, sono riusciti a guadagnare un seggio che non avevano, sempre a spese del Congresso. Grandi feste per gli eletti, riempiti di polvere rossa si sindur ed elezioni sostanzialmente regolari.
Insomma, gestire il potere paga, pure qua, anche se l’Assemblea è bloccata dall’ostruzionismo dell’UML che, ancora, protesta per l‘uccisione di un suo militante, e le accuse fra i vari partiti aumentano d’intensità -Prachanda è un pazzo dice il leader Congresso Deupa- i giornalisti sono pagati dai reazionari dice il PM Prachanda – i maoisti vogliono un dittatura violenta dicono quelli dell’UML). Il test è significativo poiché hanno votato circa 400.000 persone, in gran parte nelle regioni meridionali, quelle che in cui vi sono più problemi di sicurezza e instabilità.
Oggi a Sunsari vi sono stati scontri fra polizia e i profughi dell’alluvione (scorso agosto) del fiume Koshi che attendono ancora una sistemazione. Kathmandu è rimasta bloccata per lo sciopero degli studenti maoisti.
Una presunta strega è stata torturata vicino a Patan, per costringerla a confessare le sue fatture contro alcuni abitanti. Il torturatore era il preside della scuola locale. Queste sono le notizie mentre si avvicina la fine dell’anno, il 2065.


Nepal: senza luce arriva il baby boom

Febbraio 7, 2009

babyboomLa mancanza di elettricità sta facendo aumentare le nascite, riferiscono gli ospedali cittadini e preannunciano un baby-boom quest’anno.  Senza televisione, computers, telefonini, e videogiochi le coppie si sono avvicinate.
Si stanno riparando i piloni nel Terai (distrutti dall’alluvione di agosto) recuperando 60MW.  Ha preso il via l’impianto idroelettrico sul fiume Marsyangdi, nella splendida valle che porta al Manaslu, aumentando la produzione elettrica di 48MW. Serve ancora molta elettricità per assicurare il fabbisogno minimo per cittadini ed industrie e iniziare a sfruttare l’enorme potenziale idroelettrico calcolato in 42.000 MW di cui oggi prodotti solo 300 (ne servirebbero 770).
La gente ha imparato a vivere senza elettricità (14 ore al giorno circa), dimostrando che è possibile organizzarsi anche senza servizi primari. Atteggiamento che rientra nella culturale e tradizionale accettazione che rende l’Asia piacevolmente statica.
Qualcuno, però, ha fatto i conti su questo progetto idroelettrico finanziato dai precisissimi tedeschi.
Per costruire la centrale sono serviti il doppio degli anni previsti (8 anni) e più del doppio dei soldi (da 130 a 233 milioni di euro). Purtroppo adesso, come sempre, inizia a mancare l’acqua nei fiumi e nelle case fino al prossimo monsone e anche gli impianti idroelettrici producono meno e due centrali private sono saltate; una (Indrawani) bloccata dagli abitanti che dicono la centrale è nostra e non vogliamo dare in giro l’elettricità, vogliamo guardare Indian Idol 4 senza tagli.
Il bottone che fece partire la centrale sul Marsyangdi  fu schiacciato, a dicembre,  dal Primo Ministro PKD (Pushpa Kamal Dahal) che è stato uno dei responsabili dei ritardi nella costruzione, bloccando i lavori e chiedendo donazioni, durante gli anni del conflitto. Allora minacciava disastri e accusava i gestori del progetto di corruzione e non aveva tutti i torti perché il raddoppio delle spese è finito nelle tasche della nomenklatura nepalese (e non solo). Ormai però tutto è fatto, perché cercare i colpevoli e, come insegna l’antica scienza della politica italiana, oggi a me domani a te.
Del resto Eighty percent of the world’s governments fail to provide adequate information for the public to hold them accountable for managing their money, according to the Open Budget Index 2008. Il Nepal ha un indice di 43, la Cambogia di 11 (su un massimo di 100) (l’Italia non è stata valutata, forse è meglio così).
Il caso della centrale sul Marsyangdi ripropone la grande questione degli aiuti internazionali e del loro utilizzo. Se ne fa un gran parlare nel 2005 è stata addirittura fatta una la
Dichiarazione di Parigi sull’efficacia degli aiuti, oltre 100 Paesi donatori e partner si sono impegnati a organizzare in modo più efficace la cooperazione allo sviluppo. Alla revisione di tali accordi è dedicato il vertice di Accra (Ghana nello scorso settembre) ancora riga di chiacchiere e dichiarazioni d’intenti. Si rilevano i problemi (100 miliardi di aiuti internazionali si perdono nelle melme burocratiche e corrotte dei paesi donatori e riceventi). Poi il solito scaricabarile “ corruzione e sprechi soprattutto nei Paesi dell’Africa riducono l’efficacia degli interventi“. Ma se ci sono corrotti, che ogni tanto saltano fuori, ci saranno anche corruttori (protetti dalle mafie delle organizzazioni internazionali) che avranno dei vantaggi e maggiori responsabilità, visto che fanno girare i soldi
A questo proposito ieri grande spolvero di falci e martello (sarebbe da organizzare una gita, se si mettessero d’accordo almeno sugli orari, dello spezzatino di flagsinistra italiana per il mass meeting del Partito Comunista nepalese (UML) che cerca di riacquistare visibilità e presenza. Nelle ultime elezioni è stato il grande sconfitto perdendo il 10% dei consensi. La sua presenza, un tempo forte nei villaggi delle colline, è scomparsa e il suo ruolo attuale nel governo appare ancora subalterno, malgrado parole e minacce, ai maoisti mentre l’opposizione è monopolizzata dal Congresso che sta riguadagnando parte dei consensi perduti. L’UML, nel decennio del primo multipartitismo (1990-2002) è stato uno dei protagonisti della stagione d’instabilità e di corruzione che ha sfasciato il paese e, giustamente, gli elettori l’hanno punito.
Sul palco belli grassi, una sfilza di brahmini (bhaun), chetri, newari che alla faccia della fine del feudalesimo e alla cacciata del sovrano continuano a malgovernare il paese. Un po’ come in Italia anche se le caste, lì,  non sono sempre determinate dalla nascita ma dalla capacità di servire fedelmente.
Una bella notizia il mandarino Ian Martin, uno dei capi della cupola delle NU, gran spendaccione (delle nostre tasse) e principale creatore di disastri post-conflitto, se n’è finalmente andato.


Il Losar, capodanno dei popoli tibetani

Gennaio 27, 2009

donne tamang

24\2\2008 : ll messaggio del Dalai Lama per il Losar

E‘ iniziato il Losar, il capodanno delle molte etnie d’origine tibetana (tamang, sherpa, dolpali, manangi, mustangi e tibetani della diaspora). Le date sono differenti come i nomi per la diverse comunità (Tola Lhosar, Sonam Lhosar, Lochar e Gyalpo Lhosar). Per esempio i Gurung l’hanno celebrato venti giorni fa. Tutti, comunque, festeggiano anche le feste della tradizione hindu, come il Tihar. Oggi è il Sonam Losar, e un corteo di Tamang in abiti tradizionali è sfilato per Kathmandu. Losar la jyabadanba.
Qualche problema per il cibo dopo l’esplosione dell’aviaria nei distretti orientali e la paura di contagio da  polli, base della dieta festiva dei nepalesi. L’epidemia (oltre 40.000 polli uccisi) sembra provenire dagli allevamenti indiani del confinante Bihar. Non sono segnalati contagi agli umani ma, come accadde nel 2006, si è diffusa un po’ di preoccupazione.
Altro colpo ai festeggiamenti è il bando dei famigerati Khukri Rum e Virgin whisky, bevande\veleni fondamentali per lo sballo dei più poveri. La qualità già pessima nel passato sembra ulteriormente peggiorata e i misteriosi ingredienti con cui sono preparati hanno provocato una vittima e diversi ricoveri in ospedale negli scorsi giorni.
Verrà sostituito con la grappa dei villaggi (chang), riso, orzo o mais fermentato che scioglie lo stomaco.
Dopo decenni di vendita (e avvelenamenti) appare miracoloso il loro ritiro dal mercato, che sarà momentaneo,  visto che le Gorkha Distellery,  che produce  i veleni, è  insieme alla Surya Company (sigarette) fra le poche industrie che  tirano in Nepal.
Sono riprese a esplodere le bombe nel Terai con un morto e un bambino ferito gravemente, strategia diretta a fare pressione sul governo mentre sta trattando con diversi gruppi separatisti\terroristi. Il Primo Ministro Prachanda ha fatto il primo discorso alla nazione, conciliante verso gli altri partiti; ha riconosciuto l’inesperienza del suo staff, e le difficoltà incontrate a trasferire i proclami nella pratica. Acknowledging the “bitter experiences” of five months at the helm, the prime minister attributed lack of desired progress in the direction of dramatic reforms, to the traditional structure of the state, culture, and manner, and lack of experience in running the government, including the transitional phase within his party and limitations of a coalition government.
Al conciliante discorso del premier s’è contrapposto quello del Ministro della Difesa Ram Bahadur Thapa warned of ‘dire situation’ if the Nepal Army did not immediately stop its ongoing recruitment process. “External forces (India ndr) are trying to play with the relation between army and the government,”.
Siamo entrati nell’anno lunare del bue, della terra, della solidità e della pazienza, attitudini utili in questa fase mondiale e nepalese.
I cinesi hanno già iniziato  con grandi festoni e il Dalai Lama ha confermato, nel suo messaggio augurale, che, malgrado tutto, spera più nel popolo che nel governo di Pechino Last year, many Chinese intellectuals came out with a number of articles and other campaign activities, calling for freedom, democracy, justice, equality and human rights in China. Particularly in a recent development, we saw an increasing number of people from all walks of life signing up to an important document called the Charter ‘08, il manifesto per i diritti umani e delle nazionalità firmato da molti intelletuali cinesi (qualcuno fra i firmatari è stato arrestato nei giorni scorsi).
Il Losar, ben presto, si dipanerà in tutta Kathmandu e nel resto delle comunità d’origine tibetana sparse nel mondo e durerà, secondo la tradizione, due settimane.
Grandi mangiate in famiglia, scambio di regali, visite ai monasteri e ai grandi stupa di Bodhnat e Swayambhu (rinnovati e riempiti di bandiere della preghiera), offerte d’incenso, ginepro e riso, preghiere e incontri con i Lama.
I bambini (e i grandi) si papperanno un sacco di Khapse fritti (biscotti) secondo la tradizione scesa dal Tibet. Lo stesso avviene nei villaggi delle colline e delle montagna.
Per i Tibetani il Losar inizia il 2 febbraio e lo concluderanno con la tradizionale grande preghiera del Monlam.
All’interno della comunità tibetana s’è aperto un dibattito The No Losar Celebration, fra chi vuole trasformare, nel mondo, questa celebrazione in un evento di protesta, ricordo e preghiera e chi dice if we dont celebrate our culture then China Wins again. It is what they exactly want. Non sembra che il governo di Dharamsala sia orientato per il boicottaggio. Il Dalai Lama, nel suo piccolo regno globalizzato, accoglierà i dharmapeople mondiali e i coraggiosi tibetani che scenderanno dalle montagne. Bello è il libro di Pico Iyer che racconta, senza la solita retorica abituale sul Tibet, il buddhismo tibetano della diaspora e l’esistenza, ormai un po’ stanca, del suo simbolo, il Dalai Lama.tibetano
Intanto i cinesi hanno lanciato in grande stile il turismo in Tibet per il Losar e s’aspettano (da gennaio a marzo) oltre 800.000 visitatori (100.000 solo con la nuova ferrovia). Le proteste che hanno contrassegnato il periodo olimpico hanno portato a una forte riduzione del flusso turistico (in massima parte interno) da 4 milioni di visitatori nel 2007 a 2 nel 2008. Per questo le agenzie cinesi praticano the promotion and offered discounts su trasporti e hotels a Lhasa. Per calmare gli animi, il Governo della TAR (Tibet Autonomous Region) ha previsto un aumento del reddito regionale di oltre il 10%.
I tibetani festeggieranno il Losar come sempre e i turisti cinesi fotograferanno i pellegrini giunti dai villaggi sparsi sull’altipiano, genuflessi intorno al sacro tempio del Jokhang, le grandi thanke dispiegate sui muri dei monasteri, corse di cavalli e preghiere incessante dei monaci. I giovani di Lhasa, in attesa di opportunità di fuga in India e in Occidente, si berranno fiumi di birra a basso prezzo nei karaoke della capitale. Qualcuno cercherà di raggiungere Dharamsala e ricevere la benedizione del Dalai Lama o i grandi monasteri di Bodhnath a Kathmandu.
La tradizione sta evaporando e non ci resta che leggerla nei vecchi racconti dei coraggiosi missionari italiani del ‘700 che cercarono, senza alcun successo, di conciliare la Trinità cattolica con il Buddha, Sangha e Dharma del buddhismo dell’altipiano.
Tutte le dame si posero in gala caricandosi di perle, coralli, ambre et altre pietre preziose e si posero da un lato nel lungo cammino che frammezza il Putalà e Giokang. Religiosi e popolo tenevano in mano rami di sabina, altri amaranto. La città era decorata a festa per la venuta del loro nume (il Dalai Lama). I racconti continuano con le danze rituali (chaam) nei monasteri, le maschere terrifiche , gli splendidi vestiti di broccato, l’Oracolo di Stato di Nechung in forsennata comunicazione con le divinità.
Il Losar segnava la fine dell’inverno e la ripresa dei lavori nei campi che dovevano essere propriziati con immense bevute e mangiate per prepararsi alla fatica e  con offerte alle divinità regolatrici dei cicli naturali. Quando la religione animista Bon fu soverchiata dall’organizzato buddhismo,  nell’altipiano la gente adottò il calendario lunare cinese,  ma non perse l’occasione per festeggiare i primi boccioli di pesco che compaiono, in questi giorni, in Tibet.

Aggiornamento: Negli ultimi giorni, probabilmente per prevenire disordini durante il Losar, la polizia cinese ha iniziato controlli serrati su case in affitto, hotels karaoke, internet cafès,  lodges. Circa 6000 persone sono state controllate, qualcuna rispedita alla sua residenza. Anche gli stranieri devono registrarsi alla polizia se si fermono in città per più di tre giorni.


Nepal, Prachanda c’è riuscito

Agosto 15, 2008

I superstiti Katuwal che annunciano con gran botte sui tamburi le notizie più importanti nei villaggi potranno gridare fra le case che il Nepal ha un governo, dopo quattro mesi dalle votazioni. Un tempo erano scelti fra i Dalit e pagati dalle comunità oggi, i moderni katuwal, sono privilegiati che lavorano nei canali televisivi o radiofonici. Quelli di Nepal One Television  (una delle peggiori) potrà, finalmente, rivolgersi al nuovo governo invece che all’onnipotente Ambasciata Indiana (con sit-in e incontri con l’ambasciatore) per essere sostenuti nella loro vertenza sindacale.

 

Oggi, finalmente, l’Assemble Costituente ha eletto il nuovo Capo del Governo e, logicamente, è il  “Supremo” leader maoista Pushpa Kamal Dahal. Il Congresso all’opposizione.

Anche lui come Koirala (che finalmente ha lasciato l’ufficio di Baluwatar), il rivale proposto dal Congresso Deuba (uno dei principali responsabili dei disastri del Paese), il N.2 maoista Bhattarai e gran parte della classe politica e burocratica nepalese è un bramino, appartenente al gruppo castale di origine indiana sparso in tutto il Nepal che, un tempo, era la casta sacerdotale, unico tramite fra gli dei e gli uomini.

Oggi possono essere contadini, possidenti terrieri, insegnanti, commercianti, poveri o ricchi, ma considerati, specie nei villaggi con rispetto. Anche in Nepal, progressivamente, le divisioni castali sono fatte dal denaro più che dalla tradizione.

Quando entrò in clandestinità e divenne segretario del Communist Party of Nepal (Maoist) si fece chiamare Prachanda (traducibile come il Determinato). Il leader , oggi 54 enne, studiò fino a prendere il Bachelor of Science and Agricolture in un istituto di Chitwan dove visse.

La sua storia è simile a quella della gran parte dei quadri maoisti:  sono giovani che hanno studiato, vivono nei villaggi e non hanno alcuna prospettiva di futuro se non scappare dal Nepal. Sono stanchi della mancanza di opportunità, della corruzione, nepotismo e ipocrisia dei governanti di Kathmandu. Sentono di valanghe di soldi provenienti dagli aiuti internazionali che giungono in Nepal e si fermano nella capitale e niente arriva nei villaggi dove mancano strade, elettricità, ospedali, futuro. Per i contadini, finiti i lavori nei campi, non resta che annichilirsi nel rakshi (vino fermentato di mais o riso) o rovinarsi  con il gioco d’azzardo. Le donne sono super-sfruttate e senza diritti. Situazioni di estrema povertà, aumentata dal progressivo venir meno del sistema tradizionale che, con i suoi limiti, imponeva regole, etica e rapporti sociali.

Povertà e arretratezza sono più evidenti nel Nepal delle colline e in quello occidentale che, infatti, sono  le roccaforti dei maoisti. L’Esercito Popolare ha raccolto questa disperazione e la voglia di rivincita di tanti ragazzi e ragazze. Il movimento maoista ha ridato loro obiettivi e speranze ma, anche, l’ideologica sicurezza di essere “i Giusti”.

Tradotto nel diritto impunito ad esercitare violenze,  processi sommari,  uccisioni ingiustificate, richiedere donazioni e cibo. Questo era il clima creato nei villaggi durante il conflitto (di cui sono stato testimone) ma, parallelamente, vi è stata l’introduzione di una rigida morale, applicata a loro stessi e nelle zone da loro controllate (divieto di alcol e droghe, di rapporti extramatrimoniali, di usura, prostituzione, violenza alle donne e mogli, etc.).

Prachanda è stato il capo carismatico della rivolta, durissimo a sedare ogni dissenso interno, come quando espulse dal Partito l’attuale numero 2 Bhattarai che lo accusava di centralismo e decine di altri militanti.

L’attuale domanda è se il carisma costruito in 10 anni di guerra e rappresentato dal suo faccione sulle magliette e sulle bandiere dei militanti, resisterà alla gestione del potere. La risposta a questa domanda è fondamentale perché non riemerga una guerriglia di delusi che rimetterebbe in gioco pace e stabilità.

La prima impressione, secondo gli amici nepalesi,  è che tutte le principali cariche dello stato sono state occupate da politici del Terai e che il ruolo d’interdizione dei Mahadeshi (fondamentali i loro voti per ogni elezione) è ulteriormente rafforzato dalla carica di ministero degli esteri che hanno ottenuto nelle trattative. Ora Prachanda dovrà gestire anche le loro richieste politiche dirette a formare una super-regione, autonoma nel sud del Nepal. Proposta osteggiata, anche con dimostrazioni violente dalle altre etnie coinvolte.

L’altro partito fondamentale della coalizione è l’UML (comunisti moderati) che sono stati schiacciati a sinistra dai maoisti durante le elezioni, pestati e allontanati dai villaggi e costretti a costituire una Youth Force, in costante lotta fisica con i giovani maoisti (negli ultimi giorni risse costanti nelle strade per la vertenza sindacali nei Casinò). I rapporti tesi e la concorrenza politica sono stati addolciti dall’offerta maoista (rifiutata durante le elezioni presidenziali e causa della rottura degli accordi) del ministero degli interni all’UML. Per loro inizierà una lotta per assicurarsi visibilità e non essere fagocitati. Altri 18 piccoli partiti hanno votato per Prachanda e il suo compito maggiore, tradizionalmente, sarà mantenere insieme la coalizione.

Accampati sulle rive dell’insano fiume sacro Bagmati, sono scesi da ogni parte del Nepal centinaia di contadini, insegnanti, artigiani a cui i maoisti, durante i 10 anni di guerra, hanno sequestrato campi, case, ucciso o ferito famigliari, perso il lavoro. Hanno protestato nelle strade della capitale per ottenere indietro il maltolto e adeguati compensi. Per adesso hanno ottenuto solo bastonate dai poliziotti, al pari dei più pubblicizzati tibetani.

Gli strascichi del conflitto che il nuovo governo deve affrontare s’allarga allo status dei combattenti maoisti (People Liberation Army) che ancora stazionano, almeno quando l’inutile UNMIN li và a contare, in appositi campi. Il nuovo ministro della difesa, fermamente voluto dai maoisti, dovrà superare l’opposizione del Congresso per cui  “the national army forms the last line of defence against Maoist moves to turn Nepal into a hardline Communist republic”,  dagli alti gradi dell’esercito che non vogliono inquinamenti e della logica per cui il Nepal non può permettersi un esercito di 90.000 soldati + almeno 30.000 maoisti.

Il Congresso, abituato alla fluidità della politica nepalese, attende all’opposizione che i maoisti si arrendano alla complessità della gestione del potere e dell’economia che dovrebbe essere la priorità del nuovo governo come chiede la gente in grave difficoltà. Insomma, un gran lavoro per Prachanda.