Una storia d’amicizia e amore

Gennaio 11, 2009

Questo film racconta cosa spinse l’ONLUS 12 Dicembre a nascere, a collaborare con i nostri progetti per l’educazione e la salute per i bambini Tamang di Kavre (Nepal) e un significato per le parole amore e amicizia.

Il film (un pò ridotto per collocarlo su YouTube) è stato girato da Matteo Bellizzi e da alcuni suoi amici.


una lettera: ONLUS e credibilità (6)

Ottobre 14, 2008
 mozambico bambiniHo ricevuto una mail, che pubblico integrale, da Claudio, un sostenitore di alcuni bambini, dell’organizzazione di cui ho parlato nei posts precedenti (vedi tag ONLUS)
Mi sembra che l’Associazione di cui hai parlato nei tuoi posts precedenti sia quella di cui alcuni miei amici ed io siamo dal 2005 sostenitori di bambini in Nepal e Mozambico (ne avevamo uno anche in Angola ma, dopo anni di versamenti ci hanno detto che era stato tutto chiuso). Ho visto poi nel tuo posts in che modo.
Quello che hai scritto ha confermato ciò che già pensavamo cioè che questa Associazione non lavora bene e che fa tante chiacchiere poco credibili.
Noi riceviamo ogni quattro mesi il loro giornale che racconta ciò che stanno facendo e che conferma questa mia impressione. Inoltre il giornale, che prima era più semplice e meno patinato (nelle forme e nei contenuti), è oggi pubblicato tutto a colori e con una spesa sicuramente maggiore. Come tu hai sottolineato non è certo indice di buona gestione aumentare le spese in Italia a detrimento dei progetti per i beneficiari, tanto più che a causa della crisi economica, probabilmente, il numero dei sostenitori è destinato a diminuire. Perdipiù non ho più ricevuto la lettera dei bambini sostenuti a Pasqua, cambiata con un generico polpettone sulle comunità in cui loro vivono.
Ho, inoltre, letto con attenzione, come è giusto per un finanziatore (anche se piccolo) di una ONLUS, il trimestrale associativo e ho rilevato quanto segue, per il periodo settembre 2007-settembre 2008.
Oltre alle usuali distribuzione di materiale didattico ai bambini (che fra l’altro ho anch’io notato che non sono state più fatte in Nepal) ben poco è stato fatto e ti dettaglio le attività.
-10 aule complete a Vilankulos (Mozambico ) per una spesa totale di 56.000 euro (in parte finanziata dal governo italiano)
-un Centro medico a Mchini (Zambia) attrezzato e che distribuisce medicine a donne affette da HIV-
-2 aule in una scuola dello Zambia-
-un training center in Nepal (che dal tuo post leggo che è in realtà è stato pagato da un contadino)-
-2 asili in Cambogia-
-la conclusione della costruzione di una scuola a Jasse (Mozambico) risulterebbe però iniziata e finanziata nel 2006.
-un corso per 30 falegnami in Mozambico-
-il finanziamento di una ONG locale in Nepal per la costruzione di una centro per bambini-
-distribuzione di zanzariere in Cambogia a qualche centinaio di famiglie.
-visite dentistiche a 350 bambini in Nepal (di cui tu hai parlato in un posts precedente).
E, poi, di concreto e utile per i bambini poco altro, come si vede anche dal loro nuovo sito. bilancio onlus
Come, giustamente, hai scritto in un anno questa ONLUS dispone circa di euro 3.750.000, anche se ne spende, come ho visto nel loro bilancio, il 55% per le spese di struttura in Italia, con il rimanente mi sembra che, francamente, facciano molto poco e neanche tanto bene, cioè utile per i beneficiari..
Questa lettura e questa analisi, magari non è generosa, ma ritengo che la credibilità di una ONLUS si consolidi su quello che fa per i beneficiari e non sulle tante parole che i funzionari scrivono sul giornale su rinnovamento, certificazioni, etc.
Io sono un piccolo imprenditore è capisco quando c’è fumo o arrosto.
Dalla lettura del loro giornali e dal loro bilancio, abbiamo deciso di spostare i pochi soldi che donavamo su un’altra organizzazione, sperando che questi siano utilizzati con più efficacia.
Ho tagliato saluti e complimenti.
 

 

 

 


No-Profit? Per i beneficiari. Onlus, stipendi, consulenze (5)

Ottobre 5, 2008

uomo

 Qualcuno si annoierà e i sonni di sostenitori a distanza e di sponsors saranno, spero, un pò turbati. Ma mi tocca tornare sul tema ONLUS (è ormai il 5° posts sull’argomento). E’ iniziata una specie di caccia al tesoro per identificare l’organizzazione di cui stiamo vedendo bilanci e attività. Ricordiamo che tutto è partito dalle segnalazioni giunte dal Nepal e relative al progressivo affossamento di progetti e organizzazioni locali che, fatto raro, stavano lavorando con serietà, professionalità e dedizione. Un lavoro che durava da anni, in aree disagiate, durante il conflitto per utilizzare al meglio, per i beneficiari, i denari provenienti da migliaia di famiglie italiane.

 Abbiamo visto che la ragione dell’affossamento è semplice e, purtroppo, abbastanza generalizzata nel settore: il fatale incontro fra incapacità, sprechi e formalismi.  Nel frattempo mi  ha scritto Francesca, una ragazza che ha collaborato con l’Associazione di cui ho parlato nei posts precedenti. La poverella ha avuto una triste esperienza durante uno stage (idee poche ma confuse da parte dello staff italiano nel paese) e, visto che non c’era niente da fare se n’è andata a fare un bel trekking. Esperienza bella ma stage inutile.
Ragazza precisa, puntualizza: tu hai riportato il loro Bilancio 2007, in cui scrivono che hanno speso in Oneri diretti (cita il Bilancio: “riguardano principalmente il costo delle campagne nazionali di distribuzione volantini effettuate nei mesi di novembre e dicembre 2007″) la bella cifra di oltre euro 473.000 (15% dell’intero budget dell’Organizzazione) e che, grazie a questa campagna durante l’esercizio 2007 il numero delle nuove adesioni è stato di 1.775 unità” (e cita il post del 18 settembre); il costo è stato di euro 226 per ogni ogni nuovo sostenitore che però versa in media euro 170 (all’anno). Per cui, scrive impietosa, hanno fatto un bel investimento a spese dei sostenitori e dei beneficiari, con una perdita secca di euro 160.000.
Inoltre mi segnala “ guarda che le ONLUS (come quella descritta) che aderiscono al Forum SAD (http://www.forumsad.it/) non avrebbero bisogno di tante certificazioni ISO, costose da aziende private (anche lei condivide l’inutilità), ma basterebbe che rispettassero il Codice Etico sottoscritto nel 2000 da 82 Organizzazioni del settore (fra l’altro l’organizzazione di cui parliamo è stata fra le promotrici).
E mi cita dal testo disponibile sul sito: Le Organizzazioni si impegnano con i Sostenitori:
- a esplicitare quale percentuale viene utilizzata per le spese di gestione e di ogni altro genere,
- ad attivare tutti gli strumenti possibili per contenere al minimo le spese e a inviare ai beneficiari almeno l’80% dei fondi raccolti per i progetti SAD (Sostegno a Distanza).
Consiglio di andare sul sito a vedere i bilanci delle organizzazioni aderenti perché ognuno si renda conto del divario che spesso esiste fra forma e sostanza.
Ma Francesca è impietosa e scrive “sai perché nel bilancio 2007 (depositato a giugno 2008) questa ONLUS ha inviato nei paesi sostenuti solo il 55% dei fondi raccolti (e aggiungo io il 30% sono stati spesi per stipendi e struttura in Nepal: vedi post del 16 settembre) perché ha il personale pagato come l’Alitalia”
Esagerata, ma poi leggo:
quasi fallitiSegretario Generale (come il vecchio PCUS): euro 3000 al mese x 14 mensilità (che con i contributi fanno oltre 90.000 euro annui)
Direttore ufficio euro 2200 al mese X 14 mensilità (altri euro 60.000)
E poi altre 6-7 persone più una decina di consulenti (formazione, marketing, fundraising, comunicazione, certificazione, etc.)  Aggiungiamo telefonini gratis, buoni pasto; viaggi su e giù per i paesi (anche per qualche membro astuto del CDA, pagato come consulente) e si spiega tutto.
Visto che due direttori non bastano, aggiunge Francesca, stanno prendendone un altro per controllare i progetti; la maligna aggiunge “chissà quali” ( e via altri euro 70.000 annui). Io ho mandato il curriculum ma, come in altri casi, prenderanno amici degli amici.
Adesso capisco perché in Nepal pagano salari da nababbi a 22 funzionari (vedi post del 7 settembre) spendendo così euro 150.000 sui 350.000 a disposizione per progetti a favore dei bambini. Lo fanno per favorire la partnership.

Insomma per gestire circa 3.5 milioni di euro (una piccola azienda) sono impiegati con stipendi o consulenze (fra i 2000 e i 3000 euro mensili) circa 20 persone in Italia e una decina all’estero (oltre un centinaio di personale locale).
Si capisce anche perché sono stati costretti a tagliare le integrazioni alimentari giornaliere da Nrs. 2.5 a Nrs. 1 (Euro 0,1) a 800 bambini degli asili, a licenziare 15 insegnanti, a non distribuire più materiale didattico a 5000 bambini e a non finire la scuola elementare di Chapakori. Fra certificazioni ISO, direttori, consulenti, Country Directors e Deputy Country Directors bisogna risparmiare.  Soluzione “certificata ISO”: togliamoli a chi ne ha bisogno.


Strane ONLUS: diritti del lavoro in Nepal

Settembre 24, 2008
scuola nei villaggiChandra Mainali è un bhaun (brahmino) povero; faceva l’insegnante in una scuola secondaria in un villaggio sperduto fra le colline di Kavre, ha tre figli che studiano, una moglie, un pezzetto di terra in cui coltiva mais, una mucca (per il latte per lui sacro) e qualche gallina. Guadagnava Nrs. 7500 al mese (75 euro) e s’impegnava nel suo lavoro d’insegnante, nelle ore libere collabora con la ONLUS di cui abbiamo parlato (quando era ancora una cosa seria), distribuiva libri e faceva un po’ di training ai suoi colleghi, spiegava alla gente dei villaggi il senso e le opportunità dei progetti, insomma era una persona che voleva partecipare. Ora è stato licenziato (su due piedi, tanto per esportare i diritti del lavoro) e come lui altre 12 insegnanti (con famiglie hanno perso reddito circa 60 persone).
L’ho incontrato abbattuto in un bhatti (tea shop) nel villaggio, cercava spiegazioni. Gli ho solo potuto dire che cercerò di far conoscere ciò che è successo, sperando che chi dona continui a donare ma controllando, verificando chiedendo spese e risultati. Molti dei dati che ho scritto in questi 4 posts sono disponibili a tutti coloro che finanziano questa ONLUS e che dovrebbero essere gratificati non solo dall’idea di sostenere un bambino ma anche dal voler conoscere il Paese, i problemi delle comunità in cui il bambino sostenuto vive e, più importante, i risultati dei soldi donati.
A questo proposito Salam mi chiede di pubblicare queste due foto, la prima è la scuola primaria Saraswati (Bolde Pediche-Kavre) costruita nel 2006 quando tutto funzionava (in Italia e in Nepal); la seconda è la scuola Radha Krishna di Chapakori la cui costruzione decisa nel 2006 non si è ancora completata e non si prevede si completerà, lasciando i muri a secco e a rischio di crollo. La ragione mancanza di soldi per sprechi, stessa ragione per i licenziamenti (vedi posts precedenti)scuola radha krishna non finita.
scuola saraswati-bolde pediche 2006
Voglio raccontare qualche altra storia per concludere il triste ciclo.
Nel 2004 una multinazionale del sostegno a distanza iniziò un progetto a Kavre in collaborazione con il locale DEO (District Education Office) e una ONG di Kathmandu capeggiata da parenti di potenti politici (fortunatamente poi espulsa dalla zona dai maoisti per sospetta corruzione). Il progetto era diretto “for the promotion of quality primary education, and creating opportunities for younger children to enjoy positive early childhood environment at different settings“, il nulla. E si aggiungeva “increased partecipation of community and parents and schools to create replicate model program (sottolineato nell’originale).
Per fare queste cose spendevano euro 100.000 anno e l’unico obiettivo concreto in cinque anni sarebbe stato di  arredare e dotare di materiale didattico 13 asili. Gran parte dei soldi sono finiti in District Level Workshops, Inservice Training (?), Salary (riporta il budget allegato).
I villaggi sede del progetto erano Meche e Chapakori (ca. 8000 abitanti e 200 bambini in età d’asilo), sempre a Kavre-Thimal. Di questo progetto non è rimasto niente, due solo asili più o meno funzionanti e gli stessi insegnanti sottoposti a trainings ripetuti sono stati spostati in un’altra area per fare i facilitatori per altri insegnanti.
Non distante da questi villaggi, altri squilibrati hanno costruito toilets per circa 600 famiglie, senza richiedere contributi delle comunità, senza badare al reddito dei beneficiari (l’hanno costruita anche in una casa di un ministro che abita stabilmente a Kathmandu). La gente era abituata a farla nei campi e ha continuato a farla lì, utilizzando le toilets come depositi; i pochi che hanno usato le nuove costruzioni hanno avuto problemi di inquinamento dell’acqua domestica e malattie derivate. La cosa stravagante è che nelle scuole mancano servizi igienici adeguati e controllo delle acque bevute dai bambini, ma questi somari neanche ci hanno pensato.
Potrei continuare per giorni, raccontando le false Home per i bambini di strada di Kathmandu, ONG nepalesi comprate da stranieri per spillare quattrini con falsi progetti, finte coltivazioni di funghi a Pinthali, i Off-season vegetable Training a Bhimkori, e via discorrendo. Per rimanere nelle INGO/ONLUS e non andare nelle più grandi finzione del “sistema delle NU”.
C’è poi chi s’inventa progetti in partnership con cliniche private come mi racconta Sujan, direttore dei programmi comunitari dell’Ospedale di Dhulikel (una delle più serie e funzionali strutture ospedaliere no-profit del Nepal.
This strange fellows of the italian ONLUS organized some dental camps with a private clinic, People Dental CollegePvt. Ltd” giving a lot of money to the owners, which are Shestra” e se la ride, ricordando che molti dei nuovi funzionari della ONLUS hanno questo nome.
direttore clinica privatapresidente clinica privataMi sono preso la briga di dare un occhiata al sito (commerciale) e scaricare le foto dei proprietari (a sinistra), dai quali, non per essere lombrosiano, non comprerei neanche una bicicletta.
Ma, continua il medico serio e preparato, “they visited 350 children, they organized training and meetings, they produced unusefull papers but there is no chance to give any treatments to the patients“. Sujan continuò spiegando che i programmi dentali nelle aree remote sono fra le cose più inutili poiché ci sono altre gravi priorità (vermi, sottonutrizioni, malattie della pelle, emergenze sanitarie), perché è impossibile intervenire nelle malattie dentali per assenza di attrezzatura e perché gli interventi sarebbero in ogni caso costosissimi.laboratorio d
In effetti l’ONLUS italiana ha speso per tutta questa montatura oltre euro 20.000 e la cosa è finita lì, i bambini sono rimasti con le loro bocche aperte, con le carie, con i denti storti o mancanti. L’unico risultato se l’è portato a casa l’ONLUS italiana che ha pubblicato sul bel giornale quadricromico (e perciò costoso) un articolo dal titolo sublime Nepal, Le carie sono avvisate. Rimangono, infatti solo, avvisate.
Speriamo che Salam (vedi posts precedenti) si trovi un lavoro nel profit, sarebbe più redditizio per lui e, sicuramente avrebbe a che fare con persone più serie.

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Malpractices: ONLUS italiane in Nepal (3)

Settembre 22, 2008

 Nello scorso post abbiamo visto il bilancio di un ONLUS che opera, fra l’altro in Nepal e segnalato che solo una minima parte dei soldi donati arriva, a volte per vie traverse ai beneficiari. In molti casi, le vie traverse, sono le autorità locali e sono le autorità locali che a loro volta drenano parte dei fondi per i loro funzionari, mascherandoli come training, pubblicazioni varie, reports e visite di valutazione. Quindi, oltre alla quantità dei fondi, bisogna dare un occhiata anche alla qualità dei progetti e delle attività.

 Molte INGOONLUS lavorano, per esempio nel campo educativo con i DEO (District Education Office) che sono simili ai nostri provveditorati e, generalmente, totalmente inefficienti; per altri progetti con DHO (sanità). DDC (specie di provincia) etc. L’ONLUS inefficiente che stiamo esplorando lavora con il DEO del Distretto di Kavre, un’istituzione che conosco molto bene per averci lavorato (cercando di tenerla distante dall’implementazione dei progetti) per 5 anni. Per spiegare come opera basta leggere un articolo, comparso un mese fa, sui quotidiani di Kathmandu in cui si denunciava (fatto straordinario) che almeno una quindicina d’ insegnanti erano stati assunti (e insegnavano) senza avere neanche il minimo titolo di studio richiesto cioè il SLC, equivalente del nostro diploma. La ragione: nepotismo, spinte dei politici, corruzione.

 I DEO (come gli altri enti locali), inoltre, ricevono già massicci finanziamenti dal ministro dell’educazione (o sanità, sviluppo, etc.) che a sua volta è finanziato al 50% da UE, UNICEF, ADB e altri donatori istituzionali. Cito quandto scrisse sul Kathmandu Post un alto dirigente del Ministero Educazione Speaking at an interaction in the capital Wednesday, former Education Secretary Bidhyadhar Mallik said that billions of rupees received in assistance from donor agencies have not been utilized properly, reports said.

Come dice Mallik, far fluire i fondi agli enti locali produce risultati praticamente nulli per i beneficiari ma risolve due grandi problemi per le INGOONLUs: nessuno deve lavorare, nessuno può contestare l’utilizzo dei fondi essendo gestiti da un ente pubblico. Questo meccanismo è stato mutuato dai furbacchioni delle NU che, in anni di esperienza, lo praticano in grande con milioni di euro ai ministeri centrali senza controllo, good governance, creazione di “capacity building”, responsabilità sull’utilizzo delle risorse e altre menate del genere.

Quindi le ONLUS INGO dovrebbero essere alternativi a questi metodi, proporre modelli di progetti diversi a stretto contatto con le comunità. Tanto più che, in base alle normative vigenti in Nepal, le scuole hanno una gestione comunitaria (cioè le comunità partecipano finanziariamente e gestiscono la scuola) e, dunque, potrebbero essere supportate dalle INGO in maniera efficace, contribuendo a aumentare il loro capitale umano e sociale, la qualità dell’educazione e assicurando un utilizzo diretto e controllato dei fondi. Lavorare nelle comunità, come ha sempre fatto Salam (vedi posts precedenti), è, però, faticoso, implica lunghi soggiorni in zone disagiate, faticose camminate fra un villaggio e l’altro, estenuanti discussioni per coinvolgere le persone, mobilitarle, farle partecipe ai progetti, controlli costanti sull’utilizzo delle risorse, community auditing, etc.

Più facile andare a Dhulikel (sede del DEO) in jeep, versare i soldi sul suo conto corrente, fare quattro chiacchiere con i burocrati, spedire in Italia i loro reports rivisti e corretti. Il resto del tempo banchettare a Kathmandu, andare agli inutili meeting dell’AIN (Associazione delle INGO), fare un po’ di spettacolo in finti workshops nei grandi alberghi, fare orge dialettiche sul nulla fra i vari caporioni delle INGO. Questo fra la maggioranza degli espatriati che dirigono le INGO e anche i nepalesi di città, che formano il personale, vanno nei villaggi (dove di norma non sono mai stati) solo se spinti con i forconi. Quando arriva qualche italiano dall’HQ (come è accaduto per l’ONLUS di cui parliamo) viene spedito nel villaggio più vicino alla strada (nel caso specifico a Gimdi) dove in pochi passi si raggiunge la scuola sostenuta e viene montato un bello spettacolino. Poi tutti a fare shopping a Kathmandu o un bel trekking sull’Annapurna. In questo contesto non sorprende che spese ed attività siano, spesso, un po’ stravaganti. Partiamo da lontano (nel prossimo post vedremo il Nepal).

 Mozambico, uno dei paesi più malmessi del mondo, AIDS dilagante, 61% d’analfabeti, 41% dell’infanzia sottoalimentata, tasso di mortalità infantile fra i più alti del mondo, tasso di scolarità fra i più bassi. Insomma serve tutto. Ma cosa t’inventa l’ONLUS che ha tagliato di 23 le integrazioni alimentari per i bambini del Nepal, una splendida idea. Citiamo dal giornale associativo, titolone: Palloni e fischietti per 22mila studenti distribuiti nelle scuole di Maputo. Poi, fortunatamente i conti tornano, 104 palloni da calcio e pallavolo, 26 fischietti e 26 reti di pallavolo in dono a 22.000 studenti (cioè un pallone ogni 211 studenti, che avranno lottato come belve per tirargli un calcio), e un fischietto ogni 1.000. Almeno qui hanno speso, relativamente, poco per fare niente.

 Ma continuiamo e ci trasferiamo in Angola, dove la Relazione di Gestione 2006 (presentata nel giugno 2007) racconta: Nel corso del 2006 si sono poste le basi per la creazione di una presenza stabile dell’organizzazione in Angola rafforzando in questa maniera un legame iniziato nel 2001 con il sostegno ad alcune istituzioni religiose attive nel settore educativo e dell’infanzia, Molte energie sono state investite nel corso dell’anno nell’elaborare una strategia d’intervento; si sono presi contatti con più di 20 organizzazioni internazionali e Organizzazioni Non Governative A tal fine sono stati intrapresi dei contatti con le autorità locali responsabili per il settore educativo (Ministero dell’Educazione e Autorità locali, municipali e provinciali). Grazie alle risorse inviate sono state implementate le strutture scolastiche delle congregazioni religiose storicamente sostenute; sono state infatti realizzate una decina di aule per le lezioni e due biblioteche a favore di bambini e insegnanti. Cioè il nulla

Per queste attività nell’anno 2006 sono stati spesi euro 112.747,36. (per favorire la trasparenza il bilancio 2006 è stato tolto dal sito). Dunque nel 2006 sono stati investiti oltre euro 100.000 e si sono poste le basi per la creazione di una presenza stabile dell’organizzazione in Angola. Infatti nel marzo 2008, un poverello scrive sul giornale associativo che le attività in Angola sono state chiuse: il titolo dell’articolo Missione Compiuta.

 Nel frattempo il Bilancio 2007 (presentato nel giugno 2008) riporta che nel 2007 sono stati spesi altri euro 51.479. Risultati: 10 classi+1 biblioteca (come nell’anno precedente); pensiero: o hanno fatto copia e incolla o hanno fatto le stesse attività con la metà dei soldi.

Se calcoliamo l’intero bilancio delle spese in Angola (dai bilanci dal 2004 al 2007) risultano spesi oltre euro 200.000 per circa 450 bambini sostenuti. Solo nel 2006 le spese sono pari a euro 233 a bambino (il 40% del reddito procapite annuo di un angolano). I risultati: 10 aule che, alla grande, costano non più di euro 30.000.

 E’ curioso notare che l’abile responsabile di questa operazione, cioè il referente italiano dell’organizzazione citata in Angola non è finito a vendere noccioline allo stadio (come sarebbe accaduto in una qualsiasi azienda privata) ma è stato premiato affidandogli un budget triplo in Nepal e il compito di distruggere, anche lì, il lavoro di Salam e dei missionari. Esempio di quanto scrivevo nel post N.1 riguardo a una delle cause scrivevo dell’inefficienza delle ONLUSINGO cioè l’incapacità del personale selezionato.

In molti mi hanno chiesto di citare il nome della ONLUS presa ad esempio in questi posts, ma preferisco non farlo sul blog per diverse ragioni: per evitare che il già esiguo flusso di denaro che ancora, faticosamente, raggiunge le comunità del progetto, non sia del tutto prosciugato.


Che tristezza: ONLUS italiane in Nepal (1)

Settembre 16, 2008

 

salamSalam ha un viso tondo e buono, la sua storia è quella di tanti Tamang che hanno cercato di sopravvivere migrando a Kathmandu, trent’anni fa, quando era ancora giovane. Ha fatto il portatore nelle strade e nei trekking, la guida e, poi, ha iniziato lavorare per la cooperazione internazionale nel suo villaggio (Thulo Parsel, Timal Kavre). Lì ancor oggi non c’è corrente elettrica, acqua corrente, servizi sociali e sanitari. La gente vive di mais e patate, tantissimi scappano all’estero.  Una persona onesta, seria che crede nel suo lavoro. Un elemento raro fra chi lavora nella cooperazione. La sua NGO, dopo aver fatto piccoli progetti (scuole, sostegno all’educazione), iniziò a collaborare con una ONLUS italiana che, dal 2003, finanziò un programma integrato e apprezzato per migliorare le condizioni materiali e sociali delle sue comunità (educazione, elettrificazione, sanità). Salam ( e isuoi collaboratori, quasi tutti tamang dei villaggi) furono i creatori, ispiratori e organizzatori di questo importante lavoro. Iniziarono a lavorare in modo diverso rispetto alle altre INGO e UN, direttamente con le comunità, senza passare per le burocrazie nazionali e locali.

Quando, nel 2004, fu costruita la prima scuola del progetto (BalBikas a Thulo Parsel) i contadini Magar e Tamang mi mostrarono con orgoglio le mani con la quale l’avevano costruita, racconta commosso Salam, e le spese sostenute, a cui tutta la comunità aveva partecipato. Mi dicevano, con queste mani abbiamo costruito la scuola per i nostri figli. Il luogo era sperduto fra le colline del Nepal. Villaggi distanti e dimenticati dai governi e dalle mafie della cooperazione internazionale.

Salam ha lavorato duro e, negli anni, ha tessuto un rapporto profondo con le comunità, fatto di fiducia e stima. Ciò gli ha permesso di lavorare anche negli anni del conflitto, quando tante organizzazioni internazionali preferirono scappare a Kathmandu. Il suo lavoro ha portato benessere, educazione, salute alla sua comunità; oltre 800 bambini hanno potuto andare all’asilo e ricevere integrazioni alimentari, 5000 ricevevano due volte all’anno materiale didattico che sgravava di costi insopportabili i bilanci delle famiglie, oltre 100 insegnanti sono stati assunti per migliorare la qualità dell’educazione e tante altre cose per la salute, i bufali per le famiglie più povere, etc.

Poi, dal 2007, mi racconta tutto è cambiato in Italia sono arrivati un manipolo di vecchi politicanti (trapassati in diverse repubbliche), qualche bollito ex consulente delle NU (abituato ad essere pagato USD 700 al giorno per dormire nelle conventions) e un paio di incapaci e hanno iniziato a rispettare le regole universali delle ONLUS e INGO: tanto fumo (forma, reports, trainings, workshop in hotel a 5 stelle, improbabili certificazioni) e l’arrosto è bruciato.

Le spese di gestione sono drammaticamente aumentate e i programmi bruscamente tagliati o gestiti in maniera inefficace. Salam e le comunità hanno chiesto spiegazioni, altri beneficiari (nel Terai) hanno scritto lettere. Tutto inutile, la risposta è stata “se non vi va bene spostiamo i programmi in altre zone”, alla faccia della “partnership” e del coinvolgimento delle comunità (formule scritte in tutti i siti e documento delle ONLUS). Salam onesto, membro delle comunità, magari con poco inglese è stato isolato.

Ora chi comanda sono i burocrati piazzati nell’ufficio di Kathmandu e scelti da incompetenti italiani; sono un battaglione di funzionari comprati da altre organizzazioni, mercenari abituati a fare niente e guadagnare tanto, incuranti e senza la minima conoscenza ed interesse nei progetti e nei villaggi.

L’ufficio da un organico di 6 persone è passato a venti, quadruplicando le spese di gestione. Clamorosamente fra i nuovi assunti non c’è neanche un Tamang (maggioranza della popolazione nella sede dei progetti). “Tutti i nuovi assunti appartengono a Shestra, Bhaun, Newari (le caste dominanti), tutti guadagnano cifre spropositate, hanno lab-tops gratuiti, macchine a disposizione, mi racconta ed elenca: Chanda Rai, country director stipendio 150.000 nrs.; Buddhi Man Shestra, nrs. 90.000; Lachi Singh, nrs. 90.000; Vishnu Shestra nrs 90.000; Rajesh Shestra nrs. 90.000; Poi altri 15 con stipendi che variano da nrs. 25.000 a 45.000. Il nuovo Presidente della Repubblica nepalese guadagna nrs. 70.000 al mese.

Molta di questa gente la conosco sono maneggioni stagionati che hanno vagato da un associazione all’altra (spesso e fortunatamente restando a spasso) per racimolare il miglior salario con la minore fatica. In sintesi sono feccia e costano il 50% (cioè euro 150.000) dei soldi inviati in Nepal da oltre 3500 famiglie italiane per sostenere a distanza bambini nepalesi.

E, il rappresentante italiano cosa fa, gli chiedo stupefatto. Pensa alla gmocca e confeziona finti reports da spedire in Italia, copiati da quelli precedenti, quando le cose funzionavano. Mi racconta che l’attività preferita è bivaccare negli alberghi a 5 stelle, organizzando inutili workshps. Poiché l’abitudine allo scrocco è regola, questa gente dorme negli hotels anche se abita a poche centinaia di metri di distanza. Io me ne torno a casa, abito a Kathmandu.

Gli occhi allungati di Salam tendono a spegnersi quando mi racconta queste vergogne e aggiunge prima davamo 2.50 rupie al giorno per l’integrazione alimentare ai bambini dell’asilo, oggi ne danno solo 1, malgrado tutti i costi siano aumentati. Con questa cifra non si compra neanche mezza scatola di biscotti. Con il costo di un lab top (computer) dato a questi “chor” (ladri) si assicurerebbero integrazioni alimentari per sei mesi a 800 bambini.

Questa gente, mi racconta, ha distrutto in poco più di un anno il rapporto di fiducia, partecipazione che avevo stabilito con le comunità. Avevamo iniziato a lavorare in modo diverso rispetto alle altre INGO, direttamente con le persone. Hanno fermato la capacità della gente dei villaggi di contribuire e partecipare al progetto, hanno diffuso pratiche e metodi corrotti.

Metodi che hanno incontrato resistenza da parte delle comunità, abituate a partecipare, a condividere, e allora hanno cercato di fare la cosa più semplice: trovare un altro posto per fare i progetti, secondo il loro metodo da intrallazzatori. Uno di questi delinquenti, Buddhi Man (noto incapace ex disoccupato) è andato dal parlamentare maoista chiedendogli di segnalargli un’altra organizzazione locale e area. Anche i maoisti, non certo delle pecorelle, si sono scandalizzati dalla proposta.

 Mi parla di un Training Center costruito a Thulo Parsel e pagato da un contadino del villaggio (non hanno raggiunto l’accordo per l’affitto della terra) poi, balbikas scuola costruita nel progettoperò, sul giornale italiano dell’organizzazione è comparso il Training Center come costruito da loro, per farsi belli davanti agli sponsors. Io ho distribuito la pagina del giornale nei villaggi per far vedere come lavora questa gente. scuola non finita a chapakoriA Chapakori hanno contribuito alla costruzione di una scuola, ma non l’hanno finita e adesso le pietre a secco (senza intonaco di cemento) rischiano di finire sulla testa dei bambini. Continua con insegnati licenziati, libri non distribuiti, classi di sostegno tagliate. Un massacro che mi lascia con le mani nei capelli.

 Penso con rabbia ai parassiti che parlano a vanvera negli uffici di Kathmandu, alle macchine che li trasportano a casa, mentre il povero Salam raggiunge a piedi e in bus i villaggi sorbendosi le lamentele della comunità. Io, conclude Salam, avevo messo sulla strada un bus ed ora è stato assalito dai banditi, come spesso succede nel Terai. Non c’è peggiore colpa che rubare il lavoro e il merito a qualcuno.

Questa storia triste non è isolata ma raccoglie diversi elementi comuni alle attività delle ONLUS/INGO.

 Il personale è selezionato in base ai rapporti d’amicizia (la massima parte degli annunci sono solo per dimostrare regolarità). Una volta assunto una persona questo si tira dietro amici, parenti e conoscenti. Nel migliore dei casi arrivano giovani volontari carichi d’entusiasmo ma privi di capacità (o alla solo ricerca di un certificato per guadagnare crediti universitari) o gente al primo lavoro o senza speranza di trovarne uno in Italia.

L’altro elemento comune è l’omertà. Nessuno critica l’andamento dei progetti per non perdere il posto e, nella sede centrale, per non perdere i finanziamenti. Malgrado gli innumerevoli sprechi e corruzioni anche i giornalisti, in Nepal raramente scrivono sulla inefficienza delle NU o delle INGO, perché queste sono possibili datori di lavoro per consulenze, pubblicazioni, communication office.

 Infine la forma, ciò che conta sopra ogni altra cosa sono i reports da consegnare ai donatori, le foto e gli articoli da pubblicare sui giornali italiani a beneficio degli sponsors. Grandi paroloni su governance, certificazione di qualità, senza pensare che, come tante volte accade nelle aziende profit queste sono solo marketing e che la qualità del lavoro la fanno le persone e il loro impegno, come ha fatto il povero Salam soffocato da uno sciame di parassiti.


Thimal, Kavre, Nepal

Luglio 21, 2008

 Nel Timal (Thimal) abbiamo lavorato per anni costruendo scuole, asili, mobilitando le comunità per elettrificare la regione.

 

E’ stato un gran piacere fuggire dal caos e dall’inquinamento di Kathmandu per vivere a Thulo Parsel, Chapakori, Narayansthan, Meche, alcuni dei villaggi della zona.
Non c’è elettricità, acqua corrente e le case sono tutte in argilla e pietre, a due piani con il focolare separato. Così era tutto il Nepal (anche gran parte di Kathmandu) fino a qualche decennio orsono. Per raggiungere il Timal bisogna superare Dhulikel (poco più di un ora da Kathmandu) e salire per strade sterrate fino a Narayanstahn Chapakori e Meche allungate sul crinale della collina o Thulo, Bolde posate sulle pendici della stessa collina.

Il Distretto è quello di Kavre e qui   siamo nel lembo più orientale e dimenticato. thulo parsel
I Tamang, portatori e agricoltori, sono l’etnia dominante ma comunità di Dalit sono presenti, in gruppi di case isolate in tutti i villaggi.
Sotto l’alta collina su cui sono posati i villaggi scorre il Sun Kosi, il fiume che secondo la leggenda portava polvere d’oro dal Tibet. Intorno al fiume pascolano i bufali, nelle uniche zone pianeggianti. Nelle spiagge di sabbia bianca, ogni tanto, compare qualche pescatore che riesce a beccare rari pesciolini, poi fritti insieme alla polenta (dido), unico cibo locale.

montagne e collineLo sfondo, visibile solo dai villaggi più alti, è il gruppo del Ganesh Himal fra cui spuntano le cime del Gauriskankar, Langtang, Dorje Lapka.
Non c’è altro, se non tanti bambini che giocano fra le case sparse fra le terrazze di mais, arate con vecchissimi strumenti, qualche povero Gompa buddhista che ospita le funzioni e le preghiere della fede timidamente praticata. Pochi i giovani che preferiscono cercare fortuna a Kathmandu. Durante la stagione autunnale, quando i campi devono attendere, anche tante famiglie si spostano nella capitale, donne bambini compresi, per lavorare nelle fabbriche di mattoni intorno a Bakthapur. Un tempo, quando tutto era meno organizzato, gli uomini facevano i portatori, le guide e i cuochi nei trekking. Saila, Salam, Dhanbadhur sono nomi per me famigliari perché con queste persone abbiamo camminato per giorni, scherzato e faticato per tutto il Nepal.
Persone gentili, ospitali e curiose con cui è piacevole parlare e lavorare. Quando costruivamo una scuola o incontravamo le comunità per spiegare e condividere un progetto si sentiva crescere una speranza e la volontà, comune, di concretizzarla. Questo entusiamo e partecipazione di contadini e manovali si trasmetteva anche ai cittadini di Kathmandu: i medici (per visitare e distribuire medicine), i docenti universitari (per aumentare le capacità di gestione di insegnanti e Comitati Scolastici), i funzionari della NEA (per costituire la cooperativa che porterà l’elettricità nella regione).
Oggi che questo lavoro (per la cialtronaggine e incompetenza dell’organizzazione italiana che finanziava i progetti) si è fermato. rimane, comunque,  un grande risultato: tutti abbiamo compreso che, impegno, partecipazione, coinvolgimento, possono moltiplicare i risultati e creare condizioni permanenti di miglioramento sociale e personale. distribuzione divise ai bambini asilo
Per queste esperienze e rapporti consiglio a  chi vuole vedere un Nepal diverso, questo trekking fra i  villaggi, che può essere un alternativa interessante e un modo per portare risorse a un area remota e povera.
I trekking tradizionali sono diventati, pur nella estrema bellezza della natura, quasi dei villaggi turistici. La strada che nell’Annapurna sta arrivando a Jomosom annulla il fascino della conquista e completa le troppe comodità fornite dalle lodges a 5 stelle lungo il percorso. Identico il discorso dell’area dell’Everest sempre affollata e dove ormai la montagna (un tempo sacra) è una posto per guiness e marketing: lo scalatore più anziano (Min Bahadur Sherchan, 76 anni), record di spedizioni nello stesso giorno (86 alpinisti il 22 maggio), la ‘First Inclusive Women Sagarmatha Expedition (prima spedizione di sole donne nepalesi), la prima madre e figlia (l’austrialiana Cheryl Bart la 23 enne figlia Nikii). Per festeggiare questa messe di records nel 2008 è stato fissato il the International Everest Day (29 maggio) per celebrare la conquista della montagna da parte di Hillary and Tenzing nel 1953.
Con tutto questo movimento è meglio ritirarsi in qualche posto più tranquillo, vero e meno sfruttato dal marketing, il Timal potrebbe essere il luogo.