Dai villaggi del Nepal, i disastri delle ONLUS italiane

Aprile 24, 2009

donna-e-bambinoStagione brutta per i raccolti in Nepal, il monsone è stato debole e il mais e il riso sono scarsi. Si stima un calo della produzione agricola intorno al 20-30% cioè due-tre mesi in meno d’autonomia alimentare per le famiglie. Situazione più grave nei distretti collinari centro-occidentali dove è abituale il deficit alimentare. Le solite ragioni: l’agricoltura dipende dalle piogge monsoniche niente è stato fatto malgrado ingenti investimenti internazionale da decenni per migliorare il sistema idrico (conservazione, pozzi, tanks, etc.) e l’ irrigazione dei campi. Il Nepal è uno dei paesi con le maggiori risorse idriche mondiali ma queste non vengono gestite. Un recente studio di un gruppo di economisti nepalesi (Is foreign aid working?) riporta che nel periodo 1990-2005 oltre il 50% degli aiuti internazionali sono stati destinati a sviluppare il settore energetico, l’agricoltura e il water management (7 miliardi di dollari). A Kathmandu si usano le vecchie fontane, la luce manca per 12 ore al giorno, nei villaggi non si riesce a fare raccolti sufficienti per sopravvivere e la gente deve camminare per chilometri per raccogliere l’acqua per bere e fare da mangiare.
Questa è anche la situazione dei villaggi del Timal (Kavre) dove iniziammo a lavorare nel 2003, anche lì è tutto secco e i raccolti sono stati scarsi. Fa caldo, e, forse per questo la gente sembra più incazzata.
Se non altro, prima del 2007, qualche progetto funzionava per assicurare educazione, salute, integrazioni alimentari a bambini e famiglie. L’unico che và avanti un po’ incasinato è quello per portare l’elettricità alle 60.000 persone che vivono in quest’area, solo grazie alle comunità .
Incontro insegnanti, gente dei villaggi con cui abbiamo lavorato e condiviso esperienze per anni e mi parlano con rabbia e amarezza della progressiva chiusura di tutte le attività iniziate allora: niente più distribuzione due volte all’anno di materiale didattico a 6000 bambini; licenziamneto per decine d’insegnanti; fine del progetto sanitario, delle visite mediche e delle analisi fatte a oltre 4000 bambini e 300 famiglie, dell’idea di creare un sistema assicurativo per garantire ricovero ospedaliero gratis, niente più integrazioni alimentari per 850 bambini degli asili, , fine delle classi di sostegno per i ragazzi sponsorizzati da sostenitori italiani iscritti nelle scuole secondarie, fine del supporto all’unica scuola superiore costruita nella regione (10+2) scuole costruite e non finite (come quella di Chapakori, ne avevamo già parlato) e via discorrendo.
Adesso mi raccontano, l’Ospedale di Dhulikel si è stufato di lavorare con questi cialtroni di mandare gruppi di medici a visitare i bambini dei villaggi quindi l’intervento sanitario per i bambini si è ridotto a : “arriva un dentista di una clinica privata di Kathmandu, ci guarda i denti, dice dobbiamo fare questo e quest’altro e poi arco barsa betulla (ci vediamo l’anno prossimo). La gente ride quando li vede arrivare e pensano a quanto questi spendono per non fare niente.
Breve descrizione della situazione in risposta ai numerosi sostenitori di bambini nepalesi che sperano di far qualcosa per i bambini di Kavre (Timal) tramite l’ ONLUS italiana CCS Italia (Centro Cooperazione Sviluppo) nelle scuole di Naryansthan Thulo Parsel Bolde Pediche, Chapakori, Sarsyurkarka. Le sigle sono NCS, NKS, NN (tutte), NSB NSH, NT (tutte), NBD, etc.
Misfatti scritti da tempo dagli operatori locali, alcuni dei quali licenziati per questo, e dallo stesso Social Welfare Council (l’ente governativo, oggi finalmente ristrutturato incaricato di vigilare e controllare le presunte attività delle INGO). Nei giorni scorsi Evaluation Team del Social Welfare Council ha fatto il giro dei villaggi riscontrando e ufficializzando in un rapporto questo disastro e ripetendo cose già scritte l’anno scorso. Gli scrocconi in Italia se ne fregano basta raccogliere soldi.
Eppure i soldi arrivano, come anni orsono, ma si fermano a Kathmandu e in Italia.
Su 100 euro che uno sponsor italiano versa 45 sono usati dalla sede italiana per stipendi, viaggi, meetings, consulenti per la qualità (avanti e indietro per i paesi) per il webmarketing, per la comunicazione, per i progetti, per incontri di team building per decine di persone a Rapallo.
Dei 55 euro che arrivano in Nepal più della metà sono mangiati da una banda di 25 persone locali pagate mediamente (1000 euro+benefits) e da un inutile espatriato o missionario laico (euro 2500 netti+benefits). Questi fanno gran cooperazione a favore degli hotels a 5 stelle con meeting e workshop (basta guardare il sito e le attività contenute nell’AIN, l’associazione delle INGO nepalesi). Dati tratti dal Bilancio 2007 di CCS Italia ONLUS).
Per i bambini dei villaggi ne restano meno di 25 e neanche questi arrivano e non si sa dove vadano a finire.

Poiché parte degli attuali amministratori del CCS fanno parte del sistema politico-affaristico (dal PSI in poi) che ha saccheggiato da decenni l’Italia alla faccia dei cittadini non sorprende che lo stesso avvenga per i beneficiari nepalesi. Applicano gli stessi metodi.
Qua, però, spero che la gente s’incazzi e fortutamente, ciò sta avvenendo.
Un preside mi racconta che la Country Director nepalese tale e furba Chanda Raj (euro 1500 mensili+benefits, (mentre il maoista Prachanda primo ministro ne guadagna 750) si vede 1 volta all’anno, troppa polvere e fatica. E, aggiunge bisognerebbe mandare la sua foto ai sostenitori italiani visto che i soldi destinati ai nostri bambini se li prende lei.
Poi con una faccia di merda, questi delinquenti si presentano nei villaggi e propongono un accordo con le scuole che prevede un versamento annuo (medio) di Rs. 80.000 (euro 800) per assicurare educazione, libri, insegnati magari a 200 bambini sostenuti. Cioè euro 4 per ogni bambino su 252 versati all’anno da un sostenitore italiano.
Questa proposta è fatta dai funzionari nepalesi di CCS Italia che guadagnano, per gozzovigliare a Kathmandu, euro 1000 al mese. (in un paese in cui il reddito procapite è euro 600 all’anno)
Con questi soldi dati alle scuole, mi dice un insegnante questi pagano una persona per fare le lettere e le foto dei bambini sostenuti da spedire in Italia, per raccogliere soldi per stipendi e prebende ai funzionari nepalesi e italiani di CCS Italia.
La gente dei villaggi è presa in giro da un gruppo di delinquenti e incapaci. Mi chiedono cosa possono fare, perchè tutto quello che si faceva prima per bambini e famiglie è stato distrutto.
Non ho parole. Se non contribuire a far conoscere questi misfatti ai sostenitori italiani che già mi hanno scritto esprimendo dubbi sulla capacità e serietà di CCS Italia (del resto basta leggere la pochezza delle attività nel loro giornalino).
Non è facile trovarle, ma sicuramente, ci sono associazioni migliori dove donare ed esprimere solidarietà.


ONG dietro la lavagna: se si copia il peggio dell’industria dell’assistenza

Gennaio 7, 2009

bambini-mozambicoL’inglesino Max è riuscito a scampare alle risse d’Oxford Street per comprare qualche cappotto con il 70% di saldo, mi racconta di gente che, con un freddo polare, era piazzata davanti ai magazzini fin dal primo mattino. Lui è scappato dalla calca e si è tenuto il cappotto vecchio con il quale s’aggirava, inquietante per Kathmandu quando lavorava (bene)  nella cooperazione internazionale. Mi racconta che lassù c’è aria di disastro, più che in Italia. Ha chiuso Woolworth, Zaani (per restare nei big stores) e altri tireranno giù le saracinesche dopo i saldi.
Abbandonato Oxford Street ha catapultato le analisi sui risultati della grande industria dello sviluppo su ciò che fa la piccola industria dell’assistenza internazionale (ONG\ONLUS) , a cui gli italiani donano  circa 500 milioni l’anno. Non cambia molto, se non nelle dimensioni, rispetto ai metodi inefficaci visti per la grande. Cioè, segnala:

  • spese di struttura e marketing che raggiungono l’80% delle risorse (la logica dell’automantenimento più che delle attività a favore dei beneficiari)
  •  growth of aid bureaucracies who live and feed on keeping the poor poor (vedi esempio  post)
  •  Personaggi che are not likely to solve the problems they work on, since doing so would put them out of a job (vedi esempio  post)
  • preferenza a parlare behalf of poor communities piuttosto che a lavorare  insieme ad esse
  • Spreco delle risorse either through inefficient or by ending up in the private hands  of local or national political leaders

Max nota che poco si parla, nella stampa italiana e dei paesi sostenuti, di questi andazzi e si domanda perché nessuno fra i molti corrispondenti esteri dei giornali, invece di copiare (a volte sbagliando), le notizie dei quotidiani locali non fanno una bella inchiesta visitando una decina di progetti di ONG, ONU e Cooperazione ufficiale per vedere cosa c’è di reale. Lui potrebbe già suggerire qualche posto: Pashupatinath (Kathmandu), Dolpo (Nepal occidentale), Pondicherry (India del sud), Everest (Nepal), Kompong Chaang (Cambogia), Kirtipur (Kathmandu), Sihanoukville (Cambogia), etc. O, come scrive l’Himalayan Time (31-12-08) andare a verificare la denuncia fatta un Associazione di sieropositivi nepalesi , secondo cui i fondi del Global Fund loro destinati sono scomparsi non-government organisations working to support people affected with HIV/AIDS have been misusing funds meant for their treatment, and education of their children to buy luxury vehicles for private use. La National HIV Federation vuole andare a fondo e capire che fine hanno fatto gli oltre USD 3 milioni distribuiti a governo, ONG locali e internazionali.
Meglio far finta di non vedere e lasciare che le coscienze siano tranquille e che il “sistema”, politicamente lottizzato vada avanti. I soldi vengono dati, le coscienze pubbliche e private placate e chi se ne frega se i beneficiari (come gli utenti dei servizi statali) ricevano solo briciole.
Per scendere nel pratico vediamo come esempio della qualità e quantità delle spese delle ONLUS\ONG che lavorano nella cooperazione quella della nostra ONLUS (CCS Italia); già analizzata (per il bilancio 2007) come esempio a seguito di segnalazioni da parte di partners e comunità nepalesi. I poveretti hanno visto affossare attività, progetti e organizzazioni comunitarie dopo averli creati e lavorato per 5 anni (con ottimi risultati) per dare qualche opportunità a bambini e famiglie (anche negli anni tesi del conflitto civile).
Le ragioni dell’affossamento risultarono essere quelle generali soprasegnalate. Infatti, i nuovi assunti (tutti appartenenti alle caste più elevate) hanno rimpiazzato (licenziandoli) le persone dei villaggi (tutti Tamang di casta bassa) che avevano iniziato nel 2003 i progetti e costituito un organizzazione locale ora distrutta. E’ la nota, studiata e diffusa malpractice in cui i ricchi dei paesi poveri gestiscono (a loro beneficio) gli aiuti internazionali. Lo dimostra un esempio di attività in sostituzione dei progetti (su salute, sostegno alle famiglie, integrazioni alimentari, etc.), abbandonati:
-Practicable demonstration on personal health and hygiene, i.e. develop basic cleanliness habits in students like cutting their nails (42 schools and ECDs centers).
Per non lasciare niente al caso, Max, chiuso in casa per salvarsi dalla folla dei saldi e nel freddo di Londra, si è andato a vedere il sito con l’elenco dei progetti fatti nel 2008. Ha anche notato che, per favorire la trasparenza verso i sostenitori , il sito è stato aggiornato (dopo 3 anni) solo il 20 dicembre, forse, per intercettare i donatori natalizi.
L’80% dei progetti prevede versamenti diretti a partners locali (che s’incaricano di svolgere le attività), distribuzione di materiale didattico ai bambini, costruzioni (affidate a imprese, si presume), perciò risulterebbe che il lavoro fatto dalla struttura dell’organizzazione in Italia e nei Paesi è limitato a un passaggio di denaro e al controllo dell’utilizzo.
Per attuare questi progetti (Mozambico, Zambia, Cambogia, Nepal) sono stati spesi euro 1.309.095 (dichiarano nel sito, spese che già compendono anche benzina, ammortizzamento auto, personale straordinario e altre spese di gestione). Le entrate complessive (in calo del 15% rispetto al 2007) saranno nel 2008 circa euro 3.200.000.
Viene lecito domandarsi, dice Max, come sono stati utilizzati i restanti euro 2.000.000 .
Sappiamo che CCS Italia è ben organizzato. In Italia si barcamenano: 1 Segretario Generale (e chi è Breznev?), 1 responsabile progetti, 1 responsabile qualità(?). Solo per questi ballano (lordi) più di euro 220.000 all’anno (al netto dei vari benefits), più gli stipendi per una decina tutti-a-tavolad’impiegati vari. Vi sono, poi, almeno 3 consulenti per il fundraising, 1 per i progetti e una società per il web-marketing. In effetti era necessario migliorare il marketing,  la campagna dello scorso anno ha prodotto una perdita di euro 160.000 fra investimento e entrate, (sempre soldi dei bambini).  Quest’anno sicuramente andrà meglio con la splendida idea di Tutti a Tavola, un po’ di telemarketing, viaggi premio e una lettera di un politico trapassato (tutte attività che costano un bel po’ di soldi  (consulenti e marketing pagati con i soldi che i donatori vorrebbero impiegati per i bambini). Situazione che ricorda l’inutile baraccone dei Millennium Development Goals visto nel post precedente. Max non finisce qui.

Per gestire, nelle forme indirette che abbiamo visto, euro 1.309.095 in progetti lavorano all’estero, a proposito di growth of aid bureaucracies: 10 espatriati (costo medio degli espatriati annuo euro 50.000 +casa+macchina+viaggi aerei+telefonino) e 130 locali (costo medio euro 15.000 annuo).

Elementi stravagantiIn Nepal,  come abbiamo visto si è speso 150.000 in struttura su 350.000 euro inviati; il personale locale nel 2006 era di 6 persone per gestire il doppio delle attività, come segnalano i partners nepalesi. In Cambogia per gestire progetti per euro 65.000 (di cui 34.000 girati a partners locali) spendono per personale e struttura euro 115.000.

Per completare il quadro: le ONLUS\NGO sono gestite da  un Consiglio d’Amministrazione che, contrariamente alle aziende private, dove per esserci si mettono soldi o lavoro, qui si approda (almeno nell’esempio in questione) senza né uno nè l’altro. Ciò implicherebbe che i membri volontari dovrebbero contribuire con parole (queste non mancano) e lavoro volontario all’attività dell’associazione per ridurre i costi di personale, liberare fondi per i bambini beneficiari; se no rischiano di fare la figura degli scrocconi (di visibilità e scampoli di potere).
Max, inoltre, è un po’ infastidito (è inglese e moderato). Lui ha lavorato come volontario per questa associazione in Nepal nel 2006, contribuendo a corsi di formazione per il personale locale e alla preparazione delle registrazione presso il Ministero degli esteri nepalese (MAE), lui pensa che qualcuno dei membri del CDA si faccia pagare una bella consulenza, per analoghi lavori. Non ci posso credere sono soldi dei bambini.
Bè, dico, io, sarebbe bello che per gestire progetti per euro 1.309.000 (poco più del fatturato di una grande rosticceria, per rimanere in tema con l’immagine associativa) ne utilizzassero euro 2.000.000 (soldi donati per i bambini) e quasi 150 persone (fra espatriati, locali e 5 poltronati nel CDA).

Max, dopo questa analisi, non c’è la fa più con ONLUS\ONG, vuole fare domanda alle Nazioni Unite; lì, in confronto a questi, arrivano più soldi ai beneficiari e forse, ogni tanto, s’intravede qualche attività sensata. Qui il 75% dei soldi donati se ne va nell’automantenimento.


Tutti a tavola, con FAO e ONLUS

Dicembre 16, 2008

mozambicoPoche chiacchiere sull’abituale Report della FAO sull’aumento della fame nel mondo, ne fanno già tante loro. Un dato spicca: tra il 2005 e il 2007 si è compiuto ‘the bigger jump’, il più grande salto in avanti del numero degli affamati: 75 milioni di persone in più, la maggioranza dei quali si trovano nei Paesi in via di sviluppo (121 milioni in più dal 1990). In tutto 1 miliardo di esseri umani.
Il 2008 ha aggiunto, grazie a hedge found e futures e il relativo e ingovernato (da politica e organizzazioni internazionali) balzo dei prezzi delle materie prime alimentari,  l’arruolamento nell’esercito degli affamati di altre 40 milioni di persone. Il dato nuovo è che nel progressivo appiattimento (in basso) delle condizioni di vita nel mondo, la fame inizia a comparire come problema anche nei paesi “ricchi” (stimate 63 milioni di persone).
Il Rapporto dice poco altro se non sancire il fallimento della FAO (50 anni d’interventi) con il drammatico dato della crescita degli affamati (oltre il 35% della popolazione) in DRC (Congo in cui si sta, ancora una volta impastando l’industria pubblica e privata dell’assistenza), Eritrea, Burundi, Sierra Leone, Ethiopia, Angola, Zimbabwe, Zambia, Central African Republic, Rwanda, Chad, Liberia, Mozambique, Togo, Madagascar and Tanzania. In India, malgrado tutto, è concentrato il 20% degli affamati mondiali. Alla faccia dei MDGs (Millennium Development Goals).
Nel 1992, in Nepal c’erano 3,5 milioni di persone sottonutrite, oggi le persone cronicamente affamate sono più di 5 milioni, cioè circa il 25% della popolazione (specie donne e bambini) non hanno le calorie minime necessarie per combattere le malattie, studiare, lavorare. I Distretti in cui vi è cronica carenza cambogia1alimentare sono passati a 45 su 77.
Il Rapporto si dilunga sulle cause della crescita della disperazione; segnala che l’aumento dei prezzi (rientrato solo del 50% dal picco d’inizio 2008) rimane al 28% superiore rispetto al 2006 (FAO Food Price Index), e che i contadini abbandonano la terra perché non ce la fanno a sostenere i costi, crescenti, delle sementi, dell’irrigazione, dei macchinari per lavorarla; in assenza d’interventi di sostegno da parte dei governi, foraggiati dalla FAO.
Fenomeni che sanno tutti da anni, basta girare per i villaggi dell’Africa o dell’Asia o leggere i giornali. “Hundreds of debt-ridden farmers have committed suicide in Maharashtra over the last few years. In spite of many relief packages announced by the Centre and state governments, suicides are continuing, scriveva il Times of India il 2610 2006. As many as 4,850 farmers have committed suicide during the four-year, solo nello stato indiano del Maharashtra dal 2004 to 2008,  scriveva sempre il Times of India (31102208).
I dati del Report non fanno che confermare l’inutilità e lo spreco di denaro pubblico rappresentato dalla FAO, un’autentica zavorra (per i costi e l’efficacia degli interventi) sui poveri del pianeta.
Il Direttore Jaques Diouf è inamovibile dal 1994 e nel 2005 fu l’unico candidato a presentarsi. Il 70% del personale è stabile a Roma con stipendi che per segretarie e nuovi assunti variano dai euro 65.000 ai 73.000 (netti annui) più caterve di benefits, 1600 dipendenti sono inquadrati come dirigenti direttore-fao-jaques-diouf(guadagnando il doppio).
Nel 2007, un Auditing (nei docs per chi vuole leggerlo) fatto da un gruppo di esperti indipendenti segnalava questi problemi, carenza di efficacia negli interventi e, un generale, mismanagement dei fondi (ma tutti se ne sono fregati). Il budget è di 784 milioni di dollari; 41 vanno all’ufficio di presidenza; 33 ai coordinamenti, decentralizzazioni ed uffici legali;17 alla comunicazione; 31 alla tecnologia; e solo 60 alla sicurezza alimentare; 29 alle politiche dell’alimentazione e l’agricoltura; e 12 alle iniziative contro la fame e la povertà.
E’ rimasto famoso il menù del vertice Fao di Roma, quando fra una discussione sulla fame in Ruanda, sulla desertificazione in Mauritania, fra uno shopping in Via Veneto, l’unico accordo concreto, preso dai delegati, sull’alimentazione fu preso per il menù così composto Foie gras su toast con kiwi/ Aragosta in vinaigrette /Filetto d’anatra con le olive /Verdure di stagione / Composta di frutta alla vaniglia / Vol au vent con mais e mozzarella/ Pasta con crema di zucca e gamberetti /Vitello alle olive con pomodorini e basilico /Macedonia di frutta con gelato alla vaniglia / Orvieto Classico Poggio Calvelli 2005.
tutti-a-tavolaIn questo contesto, l’ ONLUSONG al centro della nostra inchiestina, riesce sempre a distinguersi. Nell’ambito delle attività per raccogliere e mantenere sostenitori per i bambini del Mozambico, Cambogia, Nepal e Zambia spende un bel po’ di soldi (dei bambini sostenuti) per un regalo (distribuito in 20.000 esemplari e chiramente prodotto in Italia), la cui utilità è zero (un segnaposti). Lo splendido regalo ha un invito, non sò se diretto ai bambini beneficiari o ai dirigenti dell’organizzazione: TUTTI A TAVOLA.

N.B.: Non è uno scherzo, ci sono anche le spiegazioni.


ONLUS sotto l’albero, la corsa per raccogliere fondi

Dicembre 11, 2008

nei-villaggiÈ un tipino inglese che sembrava fuori posto in Nepal. Un po’ affettato parlava, ovviamente, un inglese oxfordiano e, dunque, non lo capiva nessuno. Però ha marciato in lungo e in largo nei villaggi, dormito in catapecchie senz’acqua, parlato (a volte a gesti) con centinaia di persone. La sua piccola ONG inglese ha lavorato durante il conflitto e ha portato aiuto,  progetti ancor oggi esistenti e funzionanti nel campo educativo, grazie alla cooperazione e partecipazione che seppe creare con le comunità. Lui, come altri, rientra nelle bestpractices che pur esistono nel mondo della cooperazione e che, dovrebbero essere la norma: la piccola 12 Dicembre in Italia, Karuna Bhawan, CCS Nepal e Little Flower Society in Nepal, i missionari di Shianoukville e Kampot in Cambogia, i medici del CUAMM in Mozambico e di Medici senza Frontiere in Nepal o di Emergency sempre in Cambogia. Almeno quelle con cui ho collaborato o conosciuto.
Max mi ricorda, con la sua mentalità anglosassonebuddhista, che criticare è giusto e necessario se indirizzato a smuovere e a favorire la presa di coscienza degli errori e il loro miglioramento.
Sorrido; lui stesso mi ha raccontato che alle critiche mosse sull’utilizzo dei fondi dagli operatori locali di una ONG nepalese, i finanziatori italiani hanno risposto tagliandogli i fondi e minacciando (e operando licenziamenti). Addirittura la ONG nepalese pensa di fare causa alla INGO italiana (CCS Italia, Centro Cooperazione Sviluppo) per il non rispetto degli accordi sottoscritti e il danno arrecato ai bambini beneficiari.natale
Del resto anch’io ho ricevuto segnalazioni di come questa organizzazione Centro Cooperazione Sviluppo (CCS Italia) ONLUS, malgrado una certificazione di facciata, non abbia rispettato il Codice Etico delle associazioni che aderiscono al Forum SAD (Sostegno a Distanza) di cui, fra l’altro è stata promotrice, che impegna le associazioni aderenti a mantenere entro il 20% le spese di struttura (speso il 55% secondo il loro ultimo bilancio).
Questi discorsi sono particolarmente attuali nel periodo natalizio quando le ONLUSNGO s’agitano per aumentare le entrate. In teoria il cosiddetto lavoro di fund raising per raccogliere fondi e donatori per i progetti dovrebbe essere un attività costante delle ONLUSNGO perché presupporrebbe un rapporto solido fra organizzazione e donatore basato sulla conoscenza dei progetti, degli scopi, delle realtà in cui la stessa opera. Volontari e operatori dovrebbero incontrare i potenziali donatori per spiegargli le realtà dei paesi e il lavoro svolto e, per questo, a me piacciono i banchetti e le attività dei gruppi locali; cioè chi opera non solo a Natale ma tutto l’anno per diffondere il suo lavoro.
Altrettanto bello è vedere le ONG che regalano o vendono prodotti fabbricati nei paesi in cui operano piuttosto che cianfrusaglie confezionate in Italia.
Risulta triste chi si getta nel telemarketing, mailing (lettere con qualche testimonial magari formalmente autorevole ma estraneo all’attività dell’Associazione), o addirittura viaggi premio.
Max mi racconta che in Inghilterra, i donatori non esauriscono il loro impegno con il versamento ma sono costantemente attenti all’utilizzo dei fondi, alle attività; insomma sono dei rompicoglioni positivi verso gli enti che finanziano.
Anche le attività di raccolta fondi delle ONLUS/INGO sono uno strumento per valutare la serietà ed eticità delle stesse. Tanto più che i costi del marketing sono lievitati vertiginosamente fino a rappresentare in qualche caso quasi un quinto del bilancio delle associazioni, suggerisce Giulio Marcon, autore di “Le ambiguità degli aiuti umanitari (Feltrinelli, ma purtroppo esaurito).
Non è facile districarsi in un bilancio di una ONLUS che opera nella cooperazione internazionale poiché, in assenza di leggi e norme precise, molte spese (fundraising, consulenze, costi del personale, costi di struttura, missioni) possono essere incluse nei costi dei progetti a favore dei beneficiarie e ridurre così i costi di struttura della sede italiana. E fare bella figura. scuola-in-cambogia
In Gran Bretagna e Francia la rendicontazione dei singoli progetti è obbligatoria, in Italia no: eppure questo è un modo per garantire ai donatori che i soldi devoluti a una finalità non siano poi stornati verso altre missioni o altri scopi.
Anche nel caso del 5 per mille, da cui le Ong hanno tratto nel 2006 quasi 193 milioni di euro, le autorità pubbliche non hanno imposto l’obbligo di fornire riscontri ai cittadini. «Diciamo che i controlli non piacciono a nessuno. Anche le Ong fanno resistenza» osserva Marcon. Nelle ONG/ONLUS non si è ancora arrivati (o almeno non è noto) ai livelli delle NU o dell’UNICEF tedesco in cui giravano contratti di consulenza per USD 300.000, lavori di ristrutturazioni pagati e non documentati, etc.
Dal lato opposto la serietà dimostrata da Medici Senza Frontiere che, nel 2005, richiese di fermare le donazioni quando raggiunse la somma utile alle sue operazioni di soccorso durante lo Tsunami.
Dall’Inghilterra, mi dice l’amico Max, arriva aria di crisi. Le multinazionali dell’assistenza (Oxfam, Save The Children e World Vision in tutto circa USD 2 miliardi annui) prevedono riduzioni delle entrate intorno al 10-15%.  Si spera che la crisi, come per famiglie, nazioni, aziende, porti, anche per l’industria dell’assistenza, a una critica e revisione della qualità delle spese. Speriamo che l’aiuto allo sviluppo inteso come trainings, reports, workshops, versamenti agli enti statali invece che alle comunità sia rivisto per attività più dirette nelle comunità e coinvolgenti anche i beneficiari (anche dal punto di vista economico).
mozambicoMa è Natale e quasi tutti sparano i loro messaggi più toccanti magari suggeriti dall’esercito dei consulenti di fundraising cresciuti come funghi sul tortone crescente dell’industria dell’assistenza.
E’ curioso notare come, anche in questo settore, esista una certa distanza fra forma e sostanza (fa anche rima). Uno di questi consulenti (che a me sanno tanto di ex-statali o sindacalisti pentiti), pubblica sul suo sito un potente messaggio “Workers are not tools” ma non si vergogna di consultare una ONG che ha licenziato, senza preavviso, indennità o altro, 20 insegnati e diverso personale locale in Nepal, insinua con un sorriso oxfordiano il serafico Max.
La serata si trascina su questi discorsi e, fra una birra e l’altra, andiamo a vedere un po’ di bilanci (del 2007) di ONGONLUS sul web, per vedere quanto dichiarano formalmente di spendere per attività di sensibilizzazione (marketing). Le ONLUS scelte sono abbastanza omogenee poiché in tutte predomina il sostegno a distanza come principale fonte di finanziamento.
In generale, segnala la Società Un-guru   (specializzata ma benevola nella valutazione dei bilanci ONLUS) la competitività crescente ” ha portato a un maggiore investimento nella raccolta fondi” nell’ultimo anno.
AIBI incidenza di costi di promozione sul totale dei fondi raccolti 9,3% (€ 790.000)
AIFO 12, 4% (€ 780.000)
Aiutare i Bambini (18,1%, € 700.000)
Amref 8,6% (€ 570.000)
CCS Italia 15% (473.000)
Save The Children Italia 18%
Action Aid Italia 13,34
Intervita 5,12% (793.000)
Altro discorso è sui risultati di questi investimenti, quello che abbiamo visto noi non è brillantissimo (post)


una lettera: ONLUS e credibilità (6)

Ottobre 14, 2008
 mozambico bambiniHo ricevuto una mail, che pubblico integrale, da Claudio, un sostenitore di alcuni bambini, dell’organizzazione di cui ho parlato nei posts precedenti (vedi tag ONLUS)
Mi sembra che l’Associazione di cui hai parlato nei tuoi posts precedenti sia quella di cui alcuni miei amici ed io siamo dal 2005 sostenitori di bambini in Nepal e Mozambico (ne avevamo uno anche in Angola ma, dopo anni di versamenti ci hanno detto che era stato tutto chiuso). Ho visto poi nel tuo posts in che modo.
Quello che hai scritto ha confermato ciò che già pensavamo cioè che questa Associazione non lavora bene e che fa tante chiacchiere poco credibili.
Noi riceviamo ogni quattro mesi il loro giornale che racconta ciò che stanno facendo e che conferma questa mia impressione. Inoltre il giornale, che prima era più semplice e meno patinato (nelle forme e nei contenuti), è oggi pubblicato tutto a colori e con una spesa sicuramente maggiore. Come tu hai sottolineato non è certo indice di buona gestione aumentare le spese in Italia a detrimento dei progetti per i beneficiari, tanto più che a causa della crisi economica, probabilmente, il numero dei sostenitori è destinato a diminuire. Perdipiù non ho più ricevuto la lettera dei bambini sostenuti a Pasqua, cambiata con un generico polpettone sulle comunità in cui loro vivono.
Ho, inoltre, letto con attenzione, come è giusto per un finanziatore (anche se piccolo) di una ONLUS, il trimestrale associativo e ho rilevato quanto segue, per il periodo settembre 2007-settembre 2008.
Oltre alle usuali distribuzione di materiale didattico ai bambini (che fra l’altro ho anch’io notato che non sono state più fatte in Nepal) ben poco è stato fatto e ti dettaglio le attività.
-10 aule complete a Vilankulos (Mozambico ) per una spesa totale di 56.000 euro (in parte finanziata dal governo italiano)
-un Centro medico a Mchini (Zambia) attrezzato e che distribuisce medicine a donne affette da HIV-
-2 aule in una scuola dello Zambia-
-un training center in Nepal (che dal tuo post leggo che è in realtà è stato pagato da un contadino)-
-2 asili in Cambogia-
-la conclusione della costruzione di una scuola a Jasse (Mozambico) risulterebbe però iniziata e finanziata nel 2006.
-un corso per 30 falegnami in Mozambico-
-il finanziamento di una ONG locale in Nepal per la costruzione di una centro per bambini-
-distribuzione di zanzariere in Cambogia a qualche centinaio di famiglie.
-visite dentistiche a 350 bambini in Nepal (di cui tu hai parlato in un posts precedente).
E, poi, di concreto e utile per i bambini poco altro, come si vede anche dal loro nuovo sito. bilancio onlus
Come, giustamente, hai scritto in un anno questa ONLUS dispone circa di euro 3.750.000, anche se ne spende, come ho visto nel loro bilancio, il 55% per le spese di struttura in Italia, con il rimanente mi sembra che, francamente, facciano molto poco e neanche tanto bene, cioè utile per i beneficiari..
Questa lettura e questa analisi, magari non è generosa, ma ritengo che la credibilità di una ONLUS si consolidi su quello che fa per i beneficiari e non sulle tante parole che i funzionari scrivono sul giornale su rinnovamento, certificazioni, etc.
Io sono un piccolo imprenditore è capisco quando c’è fumo o arrosto.
Dalla lettura del loro giornali e dal loro bilancio, abbiamo deciso di spostare i pochi soldi che donavamo su un’altra organizzazione, sperando che questi siano utilizzati con più efficacia.
Ho tagliato saluti e complimenti.
 

 

 

 


No-Profit? Per i beneficiari. Onlus, stipendi, consulenze (5)

Ottobre 5, 2008

uomo

 Qualcuno si annoierà e i sonni di sostenitori a distanza e di sponsors saranno, spero, un pò turbati. Ma mi tocca tornare sul tema ONLUS (è ormai il 5° posts sull’argomento). E’ iniziata una specie di caccia al tesoro per identificare l’organizzazione di cui stiamo vedendo bilanci e attività. Ricordiamo che tutto è partito dalle segnalazioni giunte dal Nepal e relative al progressivo affossamento di progetti e organizzazioni locali che, fatto raro, stavano lavorando con serietà, professionalità e dedizione. Un lavoro che durava da anni, in aree disagiate, durante il conflitto per utilizzare al meglio, per i beneficiari, i denari provenienti da migliaia di famiglie italiane.

 Abbiamo visto che la ragione dell’affossamento è semplice e, purtroppo, abbastanza generalizzata nel settore: il fatale incontro fra incapacità, sprechi e formalismi.  Nel frattempo mi  ha scritto Francesca, una ragazza che ha collaborato con l’Associazione di cui ho parlato nei posts precedenti. La poverella ha avuto una triste esperienza durante uno stage (idee poche ma confuse da parte dello staff italiano nel paese) e, visto che non c’era niente da fare se n’è andata a fare un bel trekking. Esperienza bella ma stage inutile.
Ragazza precisa, puntualizza: tu hai riportato il loro Bilancio 2007, in cui scrivono che hanno speso in Oneri diretti (cita il Bilancio: “riguardano principalmente il costo delle campagne nazionali di distribuzione volantini effettuate nei mesi di novembre e dicembre 2007″) la bella cifra di oltre euro 473.000 (15% dell’intero budget dell’Organizzazione) e che, grazie a questa campagna durante l’esercizio 2007 il numero delle nuove adesioni è stato di 1.775 unità” (e cita il post del 18 settembre); il costo è stato di euro 226 per ogni ogni nuovo sostenitore che però versa in media euro 170 (all’anno). Per cui, scrive impietosa, hanno fatto un bel investimento a spese dei sostenitori e dei beneficiari, con una perdita secca di euro 160.000.
Inoltre mi segnala “ guarda che le ONLUS (come quella descritta) che aderiscono al Forum SAD (http://www.forumsad.it/) non avrebbero bisogno di tante certificazioni ISO, costose da aziende private (anche lei condivide l’inutilità), ma basterebbe che rispettassero il Codice Etico sottoscritto nel 2000 da 82 Organizzazioni del settore (fra l’altro l’organizzazione di cui parliamo è stata fra le promotrici).
E mi cita dal testo disponibile sul sito: Le Organizzazioni si impegnano con i Sostenitori:
- a esplicitare quale percentuale viene utilizzata per le spese di gestione e di ogni altro genere,
- ad attivare tutti gli strumenti possibili per contenere al minimo le spese e a inviare ai beneficiari almeno l’80% dei fondi raccolti per i progetti SAD (Sostegno a Distanza).
Consiglio di andare sul sito a vedere i bilanci delle organizzazioni aderenti perché ognuno si renda conto del divario che spesso esiste fra forma e sostanza.
Ma Francesca è impietosa e scrive “sai perché nel bilancio 2007 (depositato a giugno 2008) questa ONLUS ha inviato nei paesi sostenuti solo il 55% dei fondi raccolti (e aggiungo io il 30% sono stati spesi per stipendi e struttura in Nepal: vedi post del 16 settembre) perché ha il personale pagato come l’Alitalia”
Esagerata, ma poi leggo:
quasi fallitiSegretario Generale (come il vecchio PCUS): euro 3000 al mese x 14 mensilità (che con i contributi fanno oltre 90.000 euro annui)
Direttore ufficio euro 2200 al mese X 14 mensilità (altri euro 60.000)
E poi altre 6-7 persone più una decina di consulenti (formazione, marketing, fundraising, comunicazione, certificazione, etc.)  Aggiungiamo telefonini gratis, buoni pasto; viaggi su e giù per i paesi (anche per qualche membro astuto del CDA, pagato come consulente) e si spiega tutto.
Visto che due direttori non bastano, aggiunge Francesca, stanno prendendone un altro per controllare i progetti; la maligna aggiunge “chissà quali” ( e via altri euro 70.000 annui). Io ho mandato il curriculum ma, come in altri casi, prenderanno amici degli amici.
Adesso capisco perché in Nepal pagano salari da nababbi a 22 funzionari (vedi post del 7 settembre) spendendo così euro 150.000 sui 350.000 a disposizione per progetti a favore dei bambini. Lo fanno per favorire la partnership.

Insomma per gestire circa 3.5 milioni di euro (una piccola azienda) sono impiegati con stipendi o consulenze (fra i 2000 e i 3000 euro mensili) circa 20 persone in Italia e una decina all’estero (oltre un centinaio di personale locale).
Si capisce anche perché sono stati costretti a tagliare le integrazioni alimentari giornaliere da Nrs. 2.5 a Nrs. 1 (Euro 0,1) a 800 bambini degli asili, a licenziare 15 insegnanti, a non distribuire più materiale didattico a 5000 bambini e a non finire la scuola elementare di Chapakori. Fra certificazioni ISO, direttori, consulenti, Country Directors e Deputy Country Directors bisogna risparmiare.  Soluzione “certificata ISO”: togliamoli a chi ne ha bisogno.