Povero Risab

Agosto 16, 2009

rainFinalmente piove, fin troppo in certe zone. Gli allagamenti non fermano, però, proteste, scioperi e manifestazioni in gran parte gestite dai maoisti. Un amico che vende ortaggi (il Nepal è autosufficiente solo per il 30%) dice che i prezzi sono aumentati del 100% nell’ultimo anno, in gran parte a causa delle difficoltà dei trasporti e del relativo aumento dei costi. La benzina va e viene e quando manca il mercato nero prospera. I vegetali sono parte integrante nella dieta nepalese, basata su daal (lenticchie), bat (riso) e tarkari (verdure), nelle feste i polli (a rischio febbre) e nei villaggi qualche montone (sacrificato durante il Dashain).

La pioggia attuale, seppur erratica, produce disastri ma limita i danni all’agricoltura dovuti dal ritardi del monsone e dall’assenza di piogge pre-monsoniche. Anche se il Ministero dell’Agricoltura scrive oggi  This year, over 20 cultivable rice fields are barren in Chitwan following prolonged drought. Un pò di pioggia calmerebbe anche  gli elefanti selvatici che saltano fuori al Parco di Chitwan mezzi matti e distruggono villaggi e raccolti. In altre parti del Nepal, la pioggia blocca strade e sentieri, fa straripare fiumi e provoca frane sulle colline deforestate e abbandonate dagli agricoltori (diventati poveri migranti) ma non ferma il pellegrinaggio (curiosità) al povero Risab il bambino di otto mesi nato malforme. Vive fra i contadini di Ramechap (Tamang, Dalit, qualche Chetri) e i genitori, malgrado la disgrazia, contano sul piccoletto per sopravvivere. Ha avuto la sfiga di un raro evento “ il gemello parassitario” per cui è nato con 4 braccia, 4 gambe e due stomachi. Caso analogo accadde in India l’anno scorso quando una bambina nacque con un duplicazione cranio-facciale. Per entrambi possibilità di sopravvivenza è meno del 25%. Per entrambi grande e strana devozione (come spesso accade): i bambini sono considerati emanazioni di qualche divinità. Cosa curiosa che fra i criteri di selezione della Kumari (la Dea Bambina presente in molti villaggi e quella ex-Reale a Kathmandu) deve essere assente ogni malformazione.

Comunque il povero Risab è considerato, in questa fase di crisi generale del Nepal, una emanazione di Ganesh il Dio elefante, simbolo di prosperità e risabbenessere. Anche lui nato dall’innesto di una testa del pachiderma (quello di Indra il Dio vedico retrocesso con questo gesto) sul corpo del primo figlio di Shiva e Parvati, decapitato per errore da uno sguardo di Saturno. I templi di Ganesh sono ovunque, è una delle divinità più venerate nel grande mondo hinduista e tantissime persone portano il suo nome. Anche lui ha quattro mani (generalmente): una atteggiata nel mudra abhaya (protezione), una che tiene un dolce (modaka), simbolo della sua compassione, una a volte un cappio (pasha, ad indicare l’attaccamento alla materia da superare) nell’altra l’ ankusha (la picca per guidare elefanti e umanità). Il pancione indica l’abbondanza della natura, è segno di protezione e di dispensatore di benessere. Con quest’ultima capacità raccoglie la maggioranza della venerazione.

Dal villaggio del piccolo e sfortunato Risab se ne sentono di tutti i colori. Il piccolo stava per essere ucciso perché considerato portatore di sfortuna, fra l’altro non pioveva. La madre Januk è considerata una mezza strega. Forse, adesso, il flusso turistico-religioso farà cambiare idea ai contadini del villaggio e magari consentirà di raccogliere qualche soldo per cercare di curare il bambino. Segnaliamo, infine, che la stampa italiana torna a ricordarsi del Nepal, come è suo stile abituale per curiosità e gossip.

La sanità pubblica in Nepal è un disastro malgrado sia speso circa il 20% del budget nazionale (in gran parte finanziato dai donatori internazionali). Anche e specie in questo settore si fanno grandi discorsi e conferenze (hotels a 5 stelle) da parte di Nazioni Unite e ONG ma poco di concreto. Gli Health Posts piazzati in molti villaggi sono disertati dal personale, le medicine scarseggiano e gli ospedali distano, spesso, ore di cammino a piedi. Poche le strutture accettabili, fra queste l’Ospedale di Dhulikel (che segue anche Ramechap) con il quale era stato implementato un progetto per assicurare ospedalizzazione, safe-water e medicine per i bambini del distretto di Kavre, poi affossato dai mangiasoldi di CCS Italia.

Mi scrive Ramesh che mentre i politici di Kathmandu e gli espatriati discutevano dei massimi sistemi, già tre mesi fa la gente iniziava a morire di diarrea, colera e altre malattie intestinali in tutti i distretti collinari centro-occidentali (compreso Ramechap e Kavre). Le medicine e gli ospedali costano e i più colpiti sono i poveri e le caste marginali (Dalit, Tamang). Racconta Ramesh che a Jajarkot su 152 persone morte 72 erano Dalit. Come ovunque il Primo Ministro Madhav Kumar Nepal ha promesso Rs. 15.000 (euro 150) per le famiglie vittime del colera e il Ministro della Sanità qualche chilo di riso e lenticchie (speriamo non marcio come quello  distribuito dalle Nazioni Unite). Nessuno ha visto niente.

Io me ne scendo in Africa per una quindicina di giorni, vediamo cosa succede là sotto.


La casta (in Nepal)

Febbraio 9, 2009

L’articolo via mypodcast

sotto-il-palcoI mass meeting dei partiti sono tutti uguali: tanti Magar, Gurung, Tamang, Madeshi sotto i palchi e Bahun (Brahmini), Chetri (guerrieri) e Newari (gli abitanti di Kathmandu) belli grassi sopra. Sotto, gente che mangia le frittelle incartate nei giornali, si passa borraccioni d’acqua, alla fine qualche canto e danza. Molti sono scesi dai villaggi delle colline o saliti dal Terai (spesa pagate dagli organizzatori) in bus sovraccarichi ma festosi. Si fanno una gita a Kathmandu, la capitale, guardano negozi e superstore da lontano, visitano gli antichi templi, incontrano i parenti migrati in cerca di fortuna.
Una vecchia canzone nepalese raccontava il sogno di un innamorato: portare la sua fidanzata (kanchi) a Kathmandu in giro per i templi. Oggi magari i giovani sognano Doha, Kuala Lampur o Seul.
Dal palco sempre i soliti discorsi, roboanti ma simili per tutti partiti: attacchi vibranti agli avversari, minacce di nuove rivoluzioni o proteste, promesse di sviluppo, inni alla vittoria democratica per la cacciata del simbolo, Re Gyanendra, del feudalesimo.
Il feudalesimo è rappresentato,  specie dai maoisti, dal Bahunbad (il sistema di potere delle caste più alte: Brahmini, Chetri e Newari) o la Bahun halimuhali (egemonia). Un potere, gridano da anni,  destinato a finire;  le classi che hanno occupato il paese, responsabili della povertà e dell’esclusione, di corruzione e nepotismo, saranno rimpiazzate dagli esclusi nel Naya (Nuovo) Nepal.
Tutto vero, il paese è bloccato dal nepotismo di questi gruppi ma il Primo Ministro Prachanda, il suo vice e Ministro delle Finanze Baburam, e il capo del Partito CP Gajurel sono tutti maoisti e tutti brahmini. Così come all’opposizione con il clan dei Koirala con il vecchissimo Grija, il delfino Shushil Koirala e l’astro nascente Govinda Raj, lo stesso nei comunisti moderati Jhalanath Khanal and KP Oli. I capi degli studenti universitari che si picchiano tutti i giorni si chiamano Lekhanath Neupane (il maoista) e Pradip Poudel (Congresso) sono entrambi brahmini. Nepotismo e scambi di favore non sono cambiati.  Prachanda è sempre al centro del gossip popolare (come tutti i potenti del passato). Gran bevute e mangiate che l’hanno ingrassato come un vitello, il letto regale della sua residenza ed, ora, un tabloid in lingua nepalese (Naya Patrika) racconta delle terza macchina a disposizione del PM, una Toyota da euro 100 mila.
A discesa questi nomi sempre uguali, che indicano l’appartenenza alle caste alte, riempiono le firme nei giornali (anche le lettere dei lettori), la burocrazia statale, l’esercito e la polizia, l’Università. Si calcola che l’80% dei posti di potere sia occupato da Bahun, Chetri e Newari che rappresentano il 30% della popolazione.
Lo stesso fra i dirigenti locali delle INGO (che dovrebbero favorire le classi svantaggiate), li’ si arriva al 100%, basta scorrere la lista dell’Associazione (AIN). Abbiamo segnalato la vergogna della NGO CCS Italia che ha rimpiazzato, con salari esorbitanti, l’organizzazione Tamang che gestiva i progetti con una banda di Bahun e Chetri.
Un sistema che, malgrado cambiamenti politici ed economici, è rimasto quasi intatto poiché gli appartenenti a queste caste hanno potuto godere di una rendita (fatta d’educazione, viaggi all’estero, rete di conoscenze, denaro accumulato) che li continua a favorire nell’accesso ai posti migliori.
Qualcosa è cambiato fra gli eletti nell’Assemblea Costituente dove, rispetto ai parlamenti precedenti, è sensibilmente aumentato il numero degli appartenenti ai gruppi più svantaggiati. Il problema è che, almeno fino adesso, il loro ruolo permane succube rispetto ai dirigenti dei partiti bhaun e chetri . E’ anche curioso che non sia riuscito a trovare, fra centinaia di reports e studi generici, un’analisi dei mutamenti avvenuti fra gli eletti nel Parlamento, dovrò studiarmi le liste.
Le relazioni sociali sono sicuramente cambiate di più rispetto al sistema di potere, specie nelle città. Ora sono i soldi che determinano la posizione sociale più che l’appartenenza al gruppo castale o etnico; da ciò più liberi i rapporti d’amicizia, le frequentazioni, i matrimoni.
Le migrazioni e, anche la propaganda maoista, hanno incrinato gli schemi sociali tradizionali anche nei villaggi Sulle colline le differenze di casta sono state sempre più morbide rispetto all’hinduizzato Terai dove permangono discriminazioni e tensioni sull’accesso ai pozzi comuni, alle feste religiose e ad altri avvenimenti sociali. Ogni tanto scoppia qualche scontro su queste questioni.
Durante il conflitto i maoisti hanno molto valorizzato le differenze etniche e castali;  hanno formato gruppi guerriglieri etnici e castali, hanno giocato (fin troppo) sul federalismo. Oggi si stanno pagando i frutti di quella politica, unita al secolare disinteresse dello stato verso le etnie escluse.

La moltitudine di sigle  terroristiche del Terai, le continue proteste etniche (in questi giorni i Tharu bloccano la regione), il razzismo che sta emergendo verso i Madhesi da parte degli altri gruppi, il progressivo egoismo locale sono i risultati. Con queste premesse, la soluzione federale (basata sulle etnie) da alcuni suggerita per il Nuovo Nepal sarebbe la soluzione peggiore e porterebbe alla disgregazione dello stato.
Ci sono in Nepal 59 gruppi etnici, che i development workers identificano come “other backward communities“, mi racconta un po’ scazzato per la definizione Salam Tamang. Ma i Tamang, Newar, Magar, Rai, Limbu, Thakali, Sherpa and Gurung have their own distinct (even sophisticated) culture, language, religion, customs and traditional social structures and mores, mi dice. Anche se sono stati esclusi deliberatamente dal sistema di potere negli ultimi due secoli. Rais and Limbus of the eastern hilly districts, Gurungs of mid-western hills, Newars in Kathmandu, Tamangs, Tharus and Madhesis in the plains and Dalits across the country still hold a deep grudge (forte risentimento) against the State for this.
In gran parte del Nepal, specie nei villaggi delle colline, dove vivono etnie di tradizione buddhista le differenze castali sono state storicamente lievi. Lì la treterra è spezzettata, non ci sono latifondisti, e i Brahmini sono money lenders e commercianti; alcuni sono poveri che coltivano come tutti gli altri la terra. Come retaggio della tradizione gli è rimasto un velo d’arroganza e, qualche anziano Tamang, Gurung o Magar che ancora gli si appella con l’onorifico Sir. Anche nei villaggi, però ancora oggi, gran parte degli insegnanti, presidi, segretari comunali sono Bahun.
La storia che questi insegnanti spiegavano (nell’ultimo anno qualcosa è cambiato nei libri di testo) era quella dei conquistatori Gorkha, i guerrieri guidati dai brahmini e niente si raccontava sugli antichi regni locali dei Mitjila, di Lamjung, di Kirat, o dei Tamang.
Il potere, come del resto in India, è stato sempre nelle mani dei sacerdoti e guerrieri/governanti Chetri (in Nepal sono stati affiancati i Newari, gli abitanti di Kathmandu a loro volta divisi in caste e sottocaste).
Questi gruppi hanno codificato in leggi, costumi e tradizioni il loro potere sul resto della popolazione d’origine mongolica (Gurung, Tamang, Limbu, etc.) e sui gruppi castali d’origine indiana (Dalit, Marwari, etc.).
Legge fondamentale fu il Muluki Ain (1854) scritto dal capostipite della dittatura secolare dei Rana ( Jung Bahadur) dopo il suo viaggio in Europa dove capì come sottomettere, attraverso leggi e codici.
L’insieme di norme del Muluki Ain regolava ogni aspetto della vita sociale del Nepal (matrimoni, proprietà, diritti) e incorpora in un sistema legale le discriminazioni sociali e annullò l’autogoverno delle diverse comunità.
In testa i Thagadhari, coloro che indossano la Sacra Corda (Bahun, Chetri, alte caste Newari); Namasyane Matwali (bevitori d’alcol non schiavizzabili) qui hanno inserito le tribù guerriere che hanno aiutato i sovrani Gorkha nella conquista del Nepal (Magar, Gurung) e le caste più basse dei Newari; Masyane Matwali (schiavizzabili bevitori d’alcol) tutti i gruppi d’origine tibetana (Sherpa, Tamang, Dolpali, Limbu, Chepang), i Tharu del Terai; Pani (acqua) nachalne (non prendibile)choichoto halnu naparne, sono le caste impure (da cui non prendere cibo a acqua) ma avvicinabili,  in cui furono inseriti i musulmani, gli europei, le caste basse newari e hindu; Pani nachalne chiochoti halnu parne, (gli intoccabili) in cui finirono i lavoratori più umili raggruppati nei Dalit (fabbri, sarti, pellai, macellai, musicisti, etc.).
Ovviamente la scala dei diritti e delle garanzie scendeva in base all’appartenenza di casta.
In questo contesto legislativo e culturale, i Nakchuche (nasi lunghi come sono chiamati i bahun) hanno consolidato il loro status, hanno avuto accesso a diritti per secoli (educazione, viaggi, reti sociali, vantaggi politici ed economici, etc.) da cui tutti gli altri erano esclusi. I discendenti hanno avuto così vantaggi culturali competivi che hanno mantenuto fino ad oggi e gli hanno permesso di essere ancora casta di potere.
Ma non scandalizziamoci, perché anche in Italia è stato descritto da molti un sistema simile, magari non solo per nascita ma per capacità di servire il potente di turno e restituire favori e protezione a discapito del bene comune. Gente così ce la troviamo anche fra i “saggi” di qualche ONLUS.


Il Losar, capodanno dei popoli tibetani

Gennaio 27, 2009

donne tamang

24\2\2008 : ll messaggio del Dalai Lama per il Losar

E‘ iniziato il Losar, il capodanno delle molte etnie d’origine tibetana (tamang, sherpa, dolpali, manangi, mustangi e tibetani della diaspora). Le date sono differenti come i nomi per la diverse comunità (Tola Lhosar, Sonam Lhosar, Lochar e Gyalpo Lhosar). Per esempio i Gurung l’hanno celebrato venti giorni fa. Tutti, comunque, festeggiano anche le feste della tradizione hindu, come il Tihar. Oggi è il Sonam Losar, e un corteo di Tamang in abiti tradizionali è sfilato per Kathmandu. Losar la jyabadanba.
Qualche problema per il cibo dopo l’esplosione dell’aviaria nei distretti orientali e la paura di contagio da  polli, base della dieta festiva dei nepalesi. L’epidemia (oltre 40.000 polli uccisi) sembra provenire dagli allevamenti indiani del confinante Bihar. Non sono segnalati contagi agli umani ma, come accadde nel 2006, si è diffusa un po’ di preoccupazione.
Altro colpo ai festeggiamenti è il bando dei famigerati Khukri Rum e Virgin whisky, bevande\veleni fondamentali per lo sballo dei più poveri. La qualità già pessima nel passato sembra ulteriormente peggiorata e i misteriosi ingredienti con cui sono preparati hanno provocato una vittima e diversi ricoveri in ospedale negli scorsi giorni.
Verrà sostituito con la grappa dei villaggi (chang), riso, orzo o mais fermentato che scioglie lo stomaco.
Dopo decenni di vendita (e avvelenamenti) appare miracoloso il loro ritiro dal mercato, che sarà momentaneo,  visto che le Gorkha Distellery,  che produce  i veleni, è  insieme alla Surya Company (sigarette) fra le poche industrie che  tirano in Nepal.
Sono riprese a esplodere le bombe nel Terai con un morto e un bambino ferito gravemente, strategia diretta a fare pressione sul governo mentre sta trattando con diversi gruppi separatisti\terroristi. Il Primo Ministro Prachanda ha fatto il primo discorso alla nazione, conciliante verso gli altri partiti; ha riconosciuto l’inesperienza del suo staff, e le difficoltà incontrate a trasferire i proclami nella pratica. Acknowledging the “bitter experiences” of five months at the helm, the prime minister attributed lack of desired progress in the direction of dramatic reforms, to the traditional structure of the state, culture, and manner, and lack of experience in running the government, including the transitional phase within his party and limitations of a coalition government.
Al conciliante discorso del premier s’è contrapposto quello del Ministro della Difesa Ram Bahadur Thapa warned of ‘dire situation’ if the Nepal Army did not immediately stop its ongoing recruitment process. “External forces (India ndr) are trying to play with the relation between army and the government,”.
Siamo entrati nell’anno lunare del bue, della terra, della solidità e della pazienza, attitudini utili in questa fase mondiale e nepalese.
I cinesi hanno già iniziato  con grandi festoni e il Dalai Lama ha confermato, nel suo messaggio augurale, che, malgrado tutto, spera più nel popolo che nel governo di Pechino Last year, many Chinese intellectuals came out with a number of articles and other campaign activities, calling for freedom, democracy, justice, equality and human rights in China. Particularly in a recent development, we saw an increasing number of people from all walks of life signing up to an important document called the Charter ‘08, il manifesto per i diritti umani e delle nazionalità firmato da molti intelletuali cinesi (qualcuno fra i firmatari è stato arrestato nei giorni scorsi).
Il Losar, ben presto, si dipanerà in tutta Kathmandu e nel resto delle comunità d’origine tibetana sparse nel mondo e durerà, secondo la tradizione, due settimane.
Grandi mangiate in famiglia, scambio di regali, visite ai monasteri e ai grandi stupa di Bodhnat e Swayambhu (rinnovati e riempiti di bandiere della preghiera), offerte d’incenso, ginepro e riso, preghiere e incontri con i Lama.
I bambini (e i grandi) si papperanno un sacco di Khapse fritti (biscotti) secondo la tradizione scesa dal Tibet. Lo stesso avviene nei villaggi delle colline e delle montagna.
Per i Tibetani il Losar inizia il 2 febbraio e lo concluderanno con la tradizionale grande preghiera del Monlam.
All’interno della comunità tibetana s’è aperto un dibattito The No Losar Celebration, fra chi vuole trasformare, nel mondo, questa celebrazione in un evento di protesta, ricordo e preghiera e chi dice if we dont celebrate our culture then China Wins again. It is what they exactly want. Non sembra che il governo di Dharamsala sia orientato per il boicottaggio. Il Dalai Lama, nel suo piccolo regno globalizzato, accoglierà i dharmapeople mondiali e i coraggiosi tibetani che scenderanno dalle montagne. Bello è il libro di Pico Iyer che racconta, senza la solita retorica abituale sul Tibet, il buddhismo tibetano della diaspora e l’esistenza, ormai un po’ stanca, del suo simbolo, il Dalai Lama.tibetano
Intanto i cinesi hanno lanciato in grande stile il turismo in Tibet per il Losar e s’aspettano (da gennaio a marzo) oltre 800.000 visitatori (100.000 solo con la nuova ferrovia). Le proteste che hanno contrassegnato il periodo olimpico hanno portato a una forte riduzione del flusso turistico (in massima parte interno) da 4 milioni di visitatori nel 2007 a 2 nel 2008. Per questo le agenzie cinesi praticano the promotion and offered discounts su trasporti e hotels a Lhasa. Per calmare gli animi, il Governo della TAR (Tibet Autonomous Region) ha previsto un aumento del reddito regionale di oltre il 10%.
I tibetani festeggieranno il Losar come sempre e i turisti cinesi fotograferanno i pellegrini giunti dai villaggi sparsi sull’altipiano, genuflessi intorno al sacro tempio del Jokhang, le grandi thanke dispiegate sui muri dei monasteri, corse di cavalli e preghiere incessante dei monaci. I giovani di Lhasa, in attesa di opportunità di fuga in India e in Occidente, si berranno fiumi di birra a basso prezzo nei karaoke della capitale. Qualcuno cercherà di raggiungere Dharamsala e ricevere la benedizione del Dalai Lama o i grandi monasteri di Bodhnath a Kathmandu.
La tradizione sta evaporando e non ci resta che leggerla nei vecchi racconti dei coraggiosi missionari italiani del ‘700 che cercarono, senza alcun successo, di conciliare la Trinità cattolica con il Buddha, Sangha e Dharma del buddhismo dell’altipiano.
Tutte le dame si posero in gala caricandosi di perle, coralli, ambre et altre pietre preziose e si posero da un lato nel lungo cammino che frammezza il Putalà e Giokang. Religiosi e popolo tenevano in mano rami di sabina, altri amaranto. La città era decorata a festa per la venuta del loro nume (il Dalai Lama). I racconti continuano con le danze rituali (chaam) nei monasteri, le maschere terrifiche , gli splendidi vestiti di broccato, l’Oracolo di Stato di Nechung in forsennata comunicazione con le divinità.
Il Losar segnava la fine dell’inverno e la ripresa dei lavori nei campi che dovevano essere propriziati con immense bevute e mangiate per prepararsi alla fatica e  con offerte alle divinità regolatrici dei cicli naturali. Quando la religione animista Bon fu soverchiata dall’organizzato buddhismo,  nell’altipiano la gente adottò il calendario lunare cinese,  ma non perse l’occasione per festeggiare i primi boccioli di pesco che compaiono, in questi giorni, in Tibet.

Aggiornamento: Negli ultimi giorni, probabilmente per prevenire disordini durante il Losar, la polizia cinese ha iniziato controlli serrati su case in affitto, hotels karaoke, internet cafès,  lodges. Circa 6000 persone sono state controllate, qualcuna rispedita alla sua residenza. Anche gli stranieri devono registrarsi alla polizia se si fermono in città per più di tre giorni.


Una storia d’amicizia e amore

Gennaio 11, 2009

Questo film racconta cosa spinse l’ONLUS 12 Dicembre a nascere, a collaborare con i nostri progetti per l’educazione e la salute per i bambini Tamang di Kavre (Nepal) e un significato per le parole amore e amicizia.

Il film (un pò ridotto per collocarlo su YouTube) è stato girato da Matteo Bellizzi e da alcuni suoi amici.


Nepal: si chiude?

Dicembre 9, 2008

pashmine-per-filareAvvolti in una bella pashmina tessuta a mano e da lui prodotta (e vendutami al non modico costo di euro 70), discuto con Ram Dangol, newari di casta contadina, divenuto imprenditore nei mitici anni ‘90 nepalesi. A Kathmandu inizia a far freddo.
Allora mi racconta, come, in quegli anni, tutto sembrava possibile. Centinaia di fabbriche di tappeti (spesso sfruttando contadini, bambini e donne aggiungo io), di pashmine, di magliette e pantaloni furono aperte. La gente vendeva la terra di famiglia ai costruttori e investiva negli affari. Esportazioni, apertura del sistema bancario e finanziario, denaro pubblico a fiumi (aiuti internazionali) portarono all’incredibile crescita del PIL nepalese del 10% per quasi due anni nel 1992-1994.
La gente iniziò ad investire in immobili (facendosi prestare soldi al 50% d’interessi) per ospitare i contadini che accorrevano nella Valle di Kathmandu per essere sfruttati nelle nuove fabbrichette. I soldi fecero nascere i super store, ristoranti moderni per nepalesi, canali televisivi (grazie alla pubblicità) nuovi consumi e modelli di vita. Le macchine e le case riempirono la Valle.pashmina2
Tanti soldi aguzzarono gli appetiti dei politici che iniziarono a combattere per avere la fetta più grossa della torta producendo un’interminabile instabilità che impedì di legiferare le norme necessarie per guidare il libero mercato in esplosione.
Ben presto la bolla iniziò a sgonfiarsi, risucchiata dalla crisi di liquidità, aumento dei prezzi, corruzione, sprechi, investimenti speculativi, assenza di programmazione e dal calo delle esportazioni (mercati ben presto saturi).
Gli investitori internazionali progressivamente si ritirarono; la guerriglia maoista ( fu il simbolo delle enormi disparità create dal boom economico) e l’adesione al WTO (senza intervento regolatore dello stato) fecero il resto.
La classe politica (gli attuali Koirala, Nepal, Deuba, etc.) scelse, come accade quasi ovunque, d’incassare i dividenti del boom tramite corruzione, nepotismo e accaparramento di risorse pubbliche e donazioni internazionali. Il caso della compagnia di stato Royal Nepal Arirline, è esemplare: in attivo prima dell’avvento della democrazia multipartitica (1990) e in fallimento nel 2001, dopo 13 Consigli d’Amministrazione in 8 anni. (le analogie con l’Alitalia sono evidenti, per dire che il Nepal non è molto arretrato o l’Italia solo formalmente un paese politicamente moderno).
In sintesi dal 1996 la bolla era già svanita e anche il povero Ram Dangol dovette fare i conti con la realtà di un paese senza governo, regole e leggi e perdipiù in conflitto civile. Resistette grazie alla qualità dei suoi prodotti mentre centinaia di piccole industrie iniziarono a chiudere. I contadini chiamati dai villaggi, dove abbandonarono l’agricoltura e un ambiente sociale in cui sopravvivevano dignitosamente per l’avventura industriale, furono spediti nelle fabbriche di mattoni che sono, tuttora, le uniche che continuano a produrre. fabbrica-di-mattoni
Molte famiglie Tamang, dei villaggi in cui lavoravamo, sono finite in monostanze schifose o baracche di fortuna, senza scuola, sanità, sostegno comunitario a Bhaktapur e dintorni. Ogni giorno (quando sono chiamati), vanno a fare mattoni (con mogli e bambini) nelle fabbriche medioevali che riempiono la parte orientale della Valle. Salario massimo 2 euro al giorno.
Quando ancora l’organizzazione italiana Centro Cooperazione Sviluppo di Genova (vedi post ONLUS) faceva progetti invece di sprecare il denaro, Salam Singh Tamang  e la sua seria organizzazione locale propose di fare asili, assicurare l’istruzione ai bambini Tamang esiliati con le famiglie nelle fabbriche di Bakthapur, per togliergli da posti di lavoro insalubri e offrire un vecchio e bambinoopportunità. Niente. Anzi di fronte alle critiche per sprechi ed incapacità a danno dei beneficiari, gli   hanno tagliato i fondi (e, dunque, i progetti), così non protesta più. Chi s’ostina viene licenziato o minacciato di esserlo, così possono andare avanti  a far nulla se non a mettersi in tasca alti salari in barba ai bambini e agli sponsors italiani, mi racconta uno dei futuri licenziati Dhane Lama. I critici, addirittura,  pensano di fare causa alla squinternata ONLUSNGO italiana, per non aver rispettato gli accordi firmati sui progetti.

Ma, tornando a Ram Dangol, la sua situazione non è affatto migliorata con la fine del conflitto (fine 2006). Pensa, mi dice, oggi è bloccata la strada che da Kathmandu porta a Dhulikel (una delle più importanti) dopo disordini seguiti a un incidente stradale (evento ricorrente) e i contadini sono arrivati a piedi con il doko (gerla) sulle spalle come si usava 50 anni orsono. I containers sono bloccati lungo la Koshi Highway (Terai) perché i camionisti protestano contro le rapine continue, a Rajapur (Bardya, Terai occidentale) e a Morang (Jante) tutto è fermo da settimane per feroci scontri fra attivisti dell’UML e dei giovani maoisti, con in mezzo i contadini, a Rolpa (roccaforte dei maoisti durante il conflitto) un nuovo gruppo armato incita alla rivolta contro i traditori maoisti, a Kathmandu quasi ogni giorno vi è un bandha e nessuno può circolare, oppure manca la benzina e l’elettricità (36 ore alla settimana senza luce). Non riesco a immaginare come un azienda, seppur piccola, possa produrre e muovere le merci in queste condizioni. Aggiunge: a Kavre i giornalisti chiedono il porto d’armi per potersi difendere dalle minacce, ogni volta che scrivono un articolo critico contro qualcuno e nel vicino distretto di Sindhuli si è costituito un Governo dei Disoccupati con tanto di ministri che ogni tanto blocca le strade verso il Terai
La conclusione: Ram vuole chiudere tutto e andarsene all’estero, crisi economica mondiale permettendo, gestire un benzinaio, un tabacchino e al diavolo le belle pashmine fatte sul telaio a mano. Tanto, mi dice, adesso le fanno tutti a macchina, con lana di scarto (cinesi, indiani e nepalesi) e le vendono a 2 euro.

Lo stesso pensano molti piccoli imprenditori che non sono riusciti a salvare l’artigianato di qualità privi dell’aiuto finanziario e di regole dell’insistente governo e delle migliaia di organizzazioni internazionali che buttano via i soldi per scrivere, insieme a burocrati statali foraggiati, mai applicati Piani pluriennali di programmazione in tutti i settori dell’economia. In questi giorni già si riparla di un nuovo misuse di fondi internazionali che tratteremo in un prossimo post.
Anche il settore turistico sta soffrendo, malgrado, la ripresa degli arrivi. 60 hotels a Nagarkot hanno dovuto chiudere sotto pressione delle Unions maoiste, proprio durante l’alta stagione. Tensioni fra albergatori e maestranze sono diffuse e ogni tanto esplodono anche a Kathmandu, Dhulikel e Pokhara.
Le uniche e poche grandi industrie sono in serrata da mesi: la Biratnagar Jute Mills, Asia Distillery, progetto idroelettrico di Gamgadh (nel remoto Mugu, la Colgate Palmolive.
Malgrado l’ottimismo del governo (anche qui si ricorda l’Italia) la Camera di Commercio e industria Nepalese (FNCCI) ricorda che 20 entrepreneurs have been murdered, 53 businessmen kidnapped, 54 companies closed and there have been 62 shutdowns since elections in April, solo nel Terai, senza contare le estorsioni richieste dai numerosi gruppi armati. Mentre la concorrenza fra i sindacati maoisti e quelli dell’UML (comunisti moderati) ha portato a un esplodere delle vertenze sindacali, in condizioni generali d’assoluta insicurezza.

manakamanaAddirittura è stata chiusa per mesi (aperta solo ieri) la funivia di Manakamana, frequentata dagli sposini nepalesi in viaggio di nozze che salgono sulla collina che ospita la pagoda della divinità che “esaudisce i desideri del cuore”. Qua, per fortuna, si è giunti a un accordo increasing the monthly salary by Rs 1300 (euro13), providing Rs 1000 for each person as a special allowance package and Rs 500 as brunch allowance, one month salary for Dashain allowance, and availing eighteen cable car tickets every year for an employee. Meglio che polo con elefantiniente.
Gli unici che sembra non aver problemi sono i pazzi di Meghauli (a Chitwan), giunti da tutto il mondo, che, come ogni anno, giocano a polo sugli elefanti.


Nepal: giornali perfidi con il Buddha Boy

Novembre 16, 2008

buddha-boy, himalayan timesCome scritto nel post precedente, il percorso del giovane Tamang verso lo stato di Boddhisattva non è stato agevole. Polemiche e dubbi sulle sue performances (e su quelle dei suoi più stretti sostenitori) girano fra la gente e i giornali da anni. Anche perchè  Ram Bahadur Bamjan  è cresciuto fuori dai giri del buddhismo istituzionale e la folla che viene a chiedere la sua benedizione è composta da semplici Tamang e gente delle colline che i grandi e ricchi monasteri di Bodhnat non li ha mai visti. I gran Lama del buddhismo tibetano lo tengono un pò a distanza. Malgrado tutto circa 10.000 persone sono scese nella giungla di  Halkhoriya a Charkosejhadi per ricevere la sua benedizione. Qualcuno si lamenta che, malgrado le ingenti donazioni, niente è stato costruito per ospitare i fedeli.

Il gran movimento ha spinto i giornali  nepalesi a mettere il ragazzo Tamang in prima pagina, con qualche perfidia. Ricordano che la gestione dei fondi (donazioni anche da Corea e Giappone) da parte del Namo Buddha Tapoban Management Committee (NBTMC) è sotto inchiesta. Che  A team of doctors from the district hospital had tried to check Bamjan’s health, but NBTMC did not let them go close to him. With doctors being barred to check Bamjan’s health, there is no way to confirm whether he has been meditating without food. Scrive l’Himalayan Times di oggi.

Se i dottori non l’hanno potuto visitare e controllare, l’impressione è che il ragazzo sia in piena forma, fin ingrassato dall’ultima comparsa He, however, seems healthier compared to his last public appearance, conclude l’articolo. Qualche devoto più preparato, dopo averlo sentito parlare, inizia ad avere qualche dubbio sulle sue conoscenze della dottrina buddhista (Dharma) e Ram dovrebbe ancora predicare per nove giorni.

I fedeli che salgono dall’India, non numerosi, portano con sè la notizia che Chandra (la luna) è stata raggiunta da Chandrayaan-I il satellite indiano The tricolour landed on the Moon at 8.31 pm on Friday, titolavano i giornali indiani con poco clamore.


Giù nel Terai

Novembre 15, 2008

teraiI primi mesi del 2006 erano stati particolarmente freddi (lo stesso nel 2007 con la neve a Kathmandu), qualche poveraccio era morto anche nel Terai dove normalmente è più caldo. Chi resisteva imperterrito, senza mangiare e vestito di cotone, era il ragazzo Tamang che da mesi viveva nella foresta vicino a Bara. Allora partii per vederlo insieme a un amico giornalista (giunto apposta dalla Thailandia), Dhane (un Tamang che lavorava con me) e Roby (anziano e curioso emigrato di Kathmandu). Superato il passo di Tankot (che chiude la Valle a occidente) prendemmo la vecchia strada costruita dagli indiani che un tempo era l’unica carrabile che collegava la Valle al resto del mondo. Oggi è abbandonata dal grande traffico, dirottato su Muglin; e per questo più affascinante e bella. Sale sulle colline, attraversa vecchi villaggi e bazar, scende in valli aperte per raggiungere Hetauda e la East-West Highway che taglia l’intero Terai.
Un tempo, quando questa strada era chiusa (per frane), l’unica alternativa era ripercorrere il sentiero (oggi parzialmente asfaltato) che da Bhimpedi (nome comune in Nepal per indicare i villaggi ai piedi dei passi) sale fino a una grande diga per poi scendere a Pharping, nella parte meridionale della Valle di Kathmandu. Questa strada, che l’eroico Roby percorse a piedi negli anni ‘70, è altrettanto bella (ma più disastrata) e fu la stessa che percorsero i frati missionari italiani nel ‘700 e Tucci negli anni ‘50. Una teleferica, ormai in disuso, consentiva di trasportare merci dalla pianura alla Valle di Kathmandu.
Hetauda è una città che ricorda l’India, case e bazar allungate lungo la strada e da qui inizia il “corridoio industriale” che finisce a Birgunj e poi in India. Piccole aziende tessili e chimiche che fabbricano merci su licenza internazionali esportate in India grazie al vantaggio competitivo derivante dall’ assoluta libertà degli imprenditori. Il gran botto ha avuto anche qui conseguenze: crisi produttive, vertenze sindacali, scontri fra lavoratori e polizia (con qualche morto).
Un tempo qui era tutta giungla malarica, bonificata negli anni ‘60 e abitata, originariamente, dai Tharu (considerabili tribali) e, nei secolli, da migranti indiani (gli odierni Madhesi) e dai poveri delle colline (Tamang, Magar e impoveriti Bhaun e Chetri). La giungla ancora resiste, assalita dall’uomo, ai margini della strada e lì c’infilammo per una stradina che portava al luogo dove meditava il Buddha ragazzo.
Ci accolse una specie di parcheggio assediato da bancarelle in legno che vendevano tè e dal baat, per i molti pellegrini che venivano anche dall’India. Più avanti altre bancarelle gestite da un gruppo di Tamang della Om Namobuddha Protection Commitee, con videocassette ed altri souvernirs. Eravamo un po’ perplessi quando c’avvicinammo al recinto che circondava l’immensi pipal sotto cui era seduto, nel mudra della meditazione il ragazzo. Sugli alberi le colorate bandiere della preghiera. piccolobuddha
Un monaco e un ragazzino (compagno di giochi del neo-Buddha) ci raccontarono la sua storia che non differiva di molto da quella di tanti ragazzini Tamang. Raccogliemmo tutte le informazioni, guardammo a lungo il ragazzo, fummo infastiditi dal micro-business che stava nascendo e non giungemmo a nessuna conclusione. Il ragazzo stava immobile per delle ore, al freddo, con bestie che s’aggiravano sul corpo (forse mangiava la notte) ma era comunque un fatto strano, misterioso da inserire fra i molti che segnano l’Asia
Nei mesi seguenti il ragazzo scomparve, giustamente, infastidito dalla bolgia; i suoi seguaci del Comitato furono accusati di intascarsi soldi e vendere miracoli; il ragazzo dichiarò che lui non era un buddha, ma più modestamente un boddhisatva (coloro che rinunciano al Nirvana per contribuire alla liberazione degli altri).
piccolobuddha3Avrebbe voluto meditare in solitudine per sei anni ma ben presto, su pressione dei suoi fedeli, ricomparve (nel 2007) e fece una lunga predica, abbastanza banale, su pace e compassione. Intorno al sito fece costruire una specie di bunker in cui si rifugiò per stare tranquillo. Il 18 novembre farà un altro discorso alla folla che è sempre numerosa e in attesa di benedizioni. Nel frattempo i suoi fedeli hanno aperto un sito http://www.paldendorje.com/. Il ragazzo, malgrado, tutto sembra tornato in ottima forma. C’è da notare che, pur essendo, un monaco del buddhismo tibetano, la sua popolarità nasce spontanea fra i buddhisti dei villaggi 8e anche fra gli hinduisti) e non nei grandi monasteri di Kathmandu che, negli ultimi anni, avevano riconosciuto alcuni Rimpoche (maestri rinati) in bambini occidentali per consolidarsi in quel mercato.
Il ritorno del giovane Tamang riafferma la centralità del Terai nel Nepal attuale e nell’attenzione dei media.
I Madhesi, da sempre esclusi, sono al governo e stanno sfruttando con abilità il loro supporto ai maoisti: hanno ottenuto qualche posto di potere e stanno battendosi per estenderlo nel Terai. Gli fanno sponda i diversi gruppi guerriglieri che chiedono una sorta d’indipendenza della regione e che controllano gran parte del territorio (in combutta con i gruppi mafiosi). Questi chiedono, al pari dei maoisti, di essere integrati nell’esercito o organizzati in milizie federali.
Gli altri gruppi etnici non stanno a guardare e la federazione Other Backward Class (OBC) che rappresenterebbe 31 gruppi etnici/castali (fra cui Kuswaha, Kalwar, Hajam e Musulmani) blocca i trasporti da giorni nei distretti orientali.
In its nine-point demands, the federation has asked for enlisting them and neglected languages in the constitution, reservation for the marginalised castes in various state mechanisms as per their population, primary education in their tongue and agriculture loans in subsidiary rates. Più a oriente i Limbu chiedono le stesse cose e protestano per l’arresto di un loro dirigente.
Raj, intanto mi racconta di Janakpur da cui è appena tornato, uno dei gioielli del Terai e capitale del popolo Mithila. Dice che i divini Rama e Sita sarebbero anche loro scappati dal fantastico palazzo barocco simbolo della città vedendo il degrado sociale e urbanistico. Qui, un precursore dei separatisti Madhesi tirò una bomba contro Re Mahendra (nel 1960) e fu il primo bramino a essere condannato a morte nel Nepal hindu. Oggi la vedova è stata eletta janakpurnell’Assemblea Costituente e l’area una delle in cui più è attivo i guerriglieri indipendentisti e più contestati i maoisti.
In this twilight zone, cross-border criminal gangs and mafia work hand-in-hand with politicians, scriveva il Kathmandu Post.
Nel Terai, dove vi è più movimento e frammentazione (economico e di popolazioni) rispetto alle più omogenee e povere colline e meno controllo rispetto a Kathmandu,  sono più evidenti le conseguenze di 12 anni d’assenza dello stato e di conflitto ideologico (con lo sfruttamento delle divisioni etniche). In questa parte del Nepal è totalmente da ricostituire il contratto e le regole che determinano i rapporto fra cittadini e fra questi e lo stato.
Ma a Kathmandu i lavori dell’Assemblea Costituente languono, come tutte le risposte ai grandi problemi dello stato fra cui il dialogo con i gruppi armati del Terai.
Qualcuno inizia a domandare che costituzione salterà fuori e quando, visto che i rapporti fra i partiti sono sempre più tesi. Forse sarebbe stato più saggio come scrive Poudel, (Nepal Times 28\10) riformare la costituzione democratica varata nel 1990 (alla cui stesura parteciparono anche molti dei leaders politici attuali).
A Kathmandu il governo preferisce fare proclami ottimistici, mentre le orde di consulenti occidentali s’aggirano a consigliare e predicare su Rule of law, good governance, ending impunity (i nuovi mantra) in seminari e workshops
costituent assembly In the last three months, about 200 CA members and some intellectuals have already been taken to the trip of western European countries under a special funding and some organizations like GTZ have already organized national seminars for federal, democratic republic. Lo stesso accadde nel 1990 quando fu varata la costituzione che già garantiva fundamental rights, freedom of expression, democratic ideals including the periodical elections, parliament accountable to the people and independent judiciary. continua Poudel.
Per adesso, sembrerebbe, che i missionari del diritto siano riusciti esportare il modello italiano: parlamento vuoto e gran viaggi.
Nominati” e pure assenteisti cronici. Per la maggioranza Pdl-Lega il problema sta diventando grave in Parlamento. Tanto grave che i parlamento italianoberlusconiani vogliono punire gli assenti utilizzando un’idea alla Brunetta: una multa da dieci euro per ogni votazione mancata. Apriti cielo! http://www.elezionitaliane.com/2008/10/31/il-pdl-propone-multa-agli-assenteistigli-onorevoli-insorgono/.


I Tamang di Kavre

Luglio 22, 2008
incontri nelle comunità KESHAB RAJ ADHIKARI, un tardo studente di sociologia che lavora come segretario comunale nel villaggio di Thulo Parsel, Distretto di Kavre, ha scritto un libro\tesi sui Tamang del villaggio di Thulo Parsel e altri (distretto di Kavre -Nepal)

In quei villaggi situati in una località chiamata Timal ho lavorato per anni in stretta collaborazione e amicizia con le comunità, formate in massima parte dall’etnia di origine mongolica e buddhista dei Tamang. Poco si sà sulla loro storia e specialmente su quella di quest’area, dimenticata dai governanti di Kathmandu, priva di corrente elettrica, trasporti, servizi e distante ore di strada sterrata dalla capitale distrettuale Dhulikel (sede del più vicino ospedale). Qui la gente vive di mais e patate, migra all’estero, faceva il portatore nei trekking quando c’era più turismo.

Le scuole, i serv izi sanitari , le infrastrutture erano pressochè inesistenti,  ma, dopo quattro anni di lavoro e impegno insieme alle comunità, abbiamo iniziato a creare le condizioni per un miglioramento.

Keshab vive fra i Tamang fu scacciato e minacciato dai maoisti ma è tornato al suo lavoro e il suo libro, abbastanza raro, racconta la loro storia.

Il libro: tamangbook2