Nepal: il tiraemolla dei maoisti

Novembre 4, 2009

dal Kala Pattar-everestForse il Governo nepalese rinuncerà alla riunione prevista a Gorak Sheep, il pianoro sabbioso alle pendici del Monte Everest (Sagarmatha). Un bene anche perché per arrivarci avrebbero dovuto muovere stormi di elicotteri e, forse, a 5300 metri qualche ministro avrebbe tirato le cuoia. Era un modo per spettacolarizzare la crisi dell’ecosistema himalayano (inquinamento, ritirata dei ghiacciai, disboscamento, nubi tossiche) e raccogliere un po’ di soldi dalla nuova moda in voga nella cooperazione internazionale: i cambiamenti climatici.

In realtà, l’ecosistema himalayano è messo in difficoltà dall’uomo che produce inquinando (Cina e India), migra per vivere (villaggi nepalesi), affolla le montagne senza controlli (turismo). Su nessuno di questi fattori, penso, il governo nepalese (né gli altri in realtà) possono e vogliono intervenire. E’ già successa una mezza rivoluzione per il solo blocco al traffico di un pezzo di Thamel a Kathmandu, figuriamoci per cose più importanti.

Come il bilancio dello stato non ancora approvato da 111 giorni, L’esercizio provvisorio impedisce i trasferimenti di denaro per la sanità, l’educazione, lo sviluppo. Alcuni ospedali sono già in shortage di fondi. Il paese è bloccato in tutti i sensi. Il governo non riesce ad agire per sua incapacità, lotte interne, pressioni esterne dei maoisti.

Prachanda sta spingendo per ottenere una fetta di potere; cercano di non esagerare, come dimostra la rinuncia del blocco dell’aereoporto internazionale, ma spesso il controllo sfugge nelle periferie. A Dhankuta (est Nepal) vi è stato proclamato il coprifuoco. L’idea è una progressivo movimento di piazza, blocco delle attività degli enti locali (DAO- district administration offices) e grande manifestazione a Singh Durbar, sede del Parlamento. Lo scopo dimostrare che senza i maoisti nulla si muove e, contemporaneamente, come sta avvenendo trattare con i partiti di governo. Quindi niente paura, i maoisti non esagereranno, tranne qualche segmento incontrollato. I leaders maoisti hanno assaggiato i piaceri del potere, parte della base ha già contestato qualche lusso (macchine, case, scuole private per i figli, viaggi) degli ex-guerriglieri, per cui non torneranno nella jungla. Ricordiamo che, comunque, i maoisti raggiunsero la maggioranza relativa nelle ultime elezioni per l’Assemblea Costituente.

Dall’altra parte è uguale. Si minaccia l’intervento dell’esercito, si allerta la polizia, ma si discute come ridividere il potere. Un continuo tiraemolla che ha rimesso in gioco il grande vecchio della politica nepalese Girija Prasad Koirala, prima contestato dal suo stesso partito per aver piazzato la figlia come v.primoministro e i suoi fedeli nei posti più importanti dello stato. La sua casa di Maharajgunj, dove si festeggiò la caduta del sovrano nell’aprile 2006, è tornato ad essere il vero  centro di potere in Nepal. Tutti (il Primo Ministro Nepal e il leader maoista Pushpa Kamal Dahal, fra gli altri) vanno a cercare il suo consiglio\benestare per cercare di trovare forme e modi per re-infilare i maoisti nel governo, senza scontentare l’India e senza perdere troppo potere. Nei colloqui, anche il destino del Presidente della Repubblica (suo medico personale) inviso ai maoisti.

Il problema e la lunghezza delle trattative (che in realtà vanno avanti da un anno) è dovuto alle troppe bocche da sfamare (22 partiti nella coalizione) e, una in più (per di più famelica come quella dei maoisti), rompe tanti equilibri. I partiti Madeshi, un po’ come la nostra Lega Nord, fecero fuoco e fiamme per l’indipendenza del Terai, prima,.durante e immediatamente dopo le elezioni, ora un po’ di potere li ha sedati. Se, in un ipotetico e probabile rimpastone, dovessero perderlo li sentiremo tornare alla carica.

In questa situazione, fortunatamente il turismo regge e per il quinto mese consecutivo aumenta il flusso del 10%. Siamo in alta stagione e i disagi provocati dalla tensione politica faranno arrabbiare un po’ di tour operators. Tutti premono per un governo d’unità nazionale (situazioni già viste) che, per un pò, assicurerà un minimo di tranquillità e poi si spappolerà come è sempre accaduto. L’unica speranza è che si giunga almeno a una Costituzione condivisa (dimenticata), un sistema elettorale maggioritario e che si rifacciano le elezioni, sperando che qualcuno prenda la maggioranza assoluta. Forse ci sarà un pò di stabilità e i nepalesi non dovranna più lottare per riuscire a lavorare, produrre, trasportare le merci, comprare gas e benzina. O continuare a fuggire all’estero.

Altre entrate che aumentano sono quelle degli aiuti internazionali, che seppur sparsi fra le diverse consorterie locali, affitti, acquisti d’automobili di lusso, salari ai privilegiati, generano, comunque, reddito. Lo spreco è immane tant’è che iniziano a denunciarlo anche i nepalesi. The country’s dependency on foreign aid has not only been restricting the country from utilising its resources back home, but such innumerable international projects have also been failing to yield satisfactory outcome. Ha dichiarato Dinesh Kumar Thapaliya, portavoce del Ministry of Local Development. Aggiunge . Indu Ghimire (dello stesso ministero), Nessuno have any special records of development progress from the foreign aids. “Worse, the National Planning Commission and the Ministry of Finance too have not maintained the record of total foreign aids given to Nepal and development statistics”. Insomma nessuno sà dove vanno a finire i soldi. O meglio: “Every year, the same road is repeatedly made, which is the misuse of loans,” finisce Thapaliya, aggiungendo che oltre il 15% delle somme sono spese per consulenti stranieri invece che locali.

L’Himalayan Times chiude l’articolo citando A representative of a donor agency, on condition of anonymity, admitted the ineffectiveness of foreign grants that has been fuelling dependency and misuse of development budget. Poco sotto leggiamo questa bella notizia: a Chitwan, Thaguwa Mahato, 45 anni ha venduto un figlio (Rs. 10.000, euro 100) e una figlia (Rs. 18.000, euro 180) perché non riusciva a mantenerli.


Il Chhat in Nepal: sole e acqua da ringraziare

Ottobre 26, 2009

tramonto sulle colline del nepal Oggi al tramonto finisce il festival del Chhat festeggiato da gran parte degli abitanti hinduisti dell’India settentrionale e dagli abitanti del Terai nepalese. Donne vestite con il sari e uomini cosparsi solo di polvere gialla e rossa si lavano nei fiumi all’alba e al tramonto. Vogliono ringraziare Surya, Vishnu, il Sole prima che vada a riposare per i mesi dell’inverno. Anche a Kathmandu i molti Madhesi migrati vanno al fiume (il putrido Bagmati) o nelle sacra piscina di Rani Pokhari, aperta per l’occasione. La festa dura sei giorni, inizia il sesto giorno del sesto mese Kartik (secondo il calendario lunare).

Stasera al tramonto la festa finisce con l’ultima mangiata vegetariana di thekuwa, banane, canna da zucchero e altri dolci d’origine indiana. Come il buonissimo kheer (budino di riso). Acqua e sole meritano questi festeggiamenti e la devozione della gente del Terai. Mi raccontano dal Nepal che le giornate di festività (Dashain, Tihar, Chhat) sono costate più del doppio dello scorso anno. Solo per il Chhat l’anno scorso si spendeva circa Rs. 800 ques’anno per comprare le cose necessarie per le puja e per i pasti si è speso più di 2.000 rupie. Lo zenzero costava Rs. 30 al Kg. oggi costa 160; un limone costava Rs. 2 oggi 10. Tutto sta aumentando, conclude sconsolato l’amico, tranne i guadagni.

Offerte, preghiere dirette a propiziare gli elementi vitali, il sole e l’acqua dovrebbero aumentare anche nella più mondana e moderna Kathmandu. Il sole è offuscato dallo smog perenne che aleggia sulla Valle, bronchiti, asma, TBC sono le malattie più diffuse. Quello che si coltiva è ammorbato dal piombo e dalla polvere delle automobili. La vita per i pedoni è difficile fra cumuli di spazzatura, pochi e diroccati marciapiedi, file di venditori accovacciati, macchine, camion, tempu che pretendono la precedenza.

Timidamente, dopo decenni d’inutili discorsi e convegni, s’è presa l’iniziativa di bloccare una parte di Thamel (un area di soli 100 metri quadri da Kathmandu Guest House Chowk Narasingha Chowk, nella speranza di felicitare qualche turista) al transito di ogni veicolo ( vehicle-free zone) dal 1 novembre. Il sogno, molti anni fa, era che tutto il cuore vecchio della città (da Thamel, passando per Asan Tole da un lato e Chetrapati dall’altro, fino alla Piazza inclusa) fosse chiuso al traffico veicolare. Solo risciò e portatori avrebbero potuto muoversi nella città medioevale, portando merci e passeggeri (aumentando così il loro reddito). Il sogno prevedeva che le vecchie case fossero ristrutturate con i criteri del passato e magari i lavori finanziati con tasse agevolati da una dei molti donatori internazionali (UNESCO, UNDP) che buttano via i soldi in progetti inutili o non completati. Un sogno che poteva rendere un sacco di soldi, diminuire l’inquinamento della Valle, iniziare una regolazione urbanistica, mantenere il turismo. Salvare la Firenze d’Asia ( come era una volta chiamata Kathmandu) doveva essere uno degli obiettivi degli strateghi dello sviluppo nepalese. Niente si è fatto.

L’acqua è un altro problema mica da ridere. Da aprile-maggio (fine stagione secca) manca in tutta la parte meridionale della Valle, non è potabile e solo il 30% degli alloggi ha acqua corrente. Anche qui le hanno provate tutte, investito fior di milioni di euro, impiegati centinaia di consulenti stranieri, privatizzato, ma il problema è rimasto. La grande diga della Mid- Marsyangdy (fa il paio con quella del Gandaki dove c’era dentro anche la potentissima e protetta Impregilo), finanziata dai tedeschi, è costata più del doppio di quanto previsto, per dire come gira il mondo. Adesso sulla graticola è rimasto qualche funzionario nepalese.

Ma il problemino d’affrontare sembrerebbe, ora, quello del progressivo esaurimento dei depositi d’acqua sotterranei della Valle, ricordo dei tempi mitici in cui Kathmandu era una grande lago con al centro il Buddha Primordiale, sotto forma di loto. Il Boddhisattva Manjustri con il suo spadone aprì una breccia, le acque defluirono dalle gole meridionali di Chobar e si formò l’isola di Swayambunath, finalmente visitabile dai fedeli. Quanto rimane del lago s’esaurirà, secondo un recente studio, fra meno di 100 anni aggravando i problemi idrici della città. Del resto, per rimanere nell’ecosistema fragile e violentato del Nepal anche le tigri stanno scomparendo dalle giungle del Terai, se ne contano meno di 100 esemplari.

I politici che fanno? Hanno ripreso a litigare nell’eterno tira e molla fra partiti di governo e maoisti. Qualche scontro fra opposte fazioni qua e là. Un po’ di ruberie e mafie dei giovani maoisti sempre più fuori controllo. La situazione si rifà tesa.  Ci manca solo qualche escorts, trans e ipocrisia.


Nepal, non piove e il sole scompare

Luglio 21, 2009

RainFinalmente, con poca efficacia,  stanno intervenendo (governo e organizzazioni internazionali) per cercare di fermare l’abituale epidemia di diarrea nei distretti centro occidentali. Intanto i morti sono più di 140. Bastava prevenire inviando un po’ di bustine di oral rehydratation solution (ORS) qualche centesimo a bustina o, non si spera tanto, mettere su qualche progettino per mettere a posto i tubi che portano acqua nei villaggi e assicurare acqua potabile anche durante il monsone.  Monsone erratico come lo definiscono gli esperti, cioè debole, non omogeneo in tutte le aree, In their desperation, farmers in several parts of the country even organised religious rituals to appease the rain gods, but to no avail. Monsone indolente che si scatena e provoca inondazioni e frane ma non assicura l’acqua necessaria per raccolti prosperi, come accadde l’anno scorso. Dovremmo essere nella stagione di massime piogge ma i nuvoloni neri che salgono dalla Baia del Bengala sembrano sfiorare solo il Nepal, girano a occidente sulle città dell’India settentrionale. Se i nuvoloni non si raddrizzano,  il Nepal dovrà assorbire un altro anno duro per l’agricoltura e, dunque, l’alimentazione delle famiglia e la crescita economica complessiva (l’agricoltura occupa il 75% dei nepalesi e copre il 40% del PIL).  Ormai è quasi certo qualcosa nel clima globale è cambiato e insieme dovranno cambiare anche i ritmi e i prodotti vitali dell’agricoltura.

Piove meno anche sulla grande piana del Terai, serbatoio alimentare, e in più s’incasina anche una delle più redditizie attività economiche della regione, cioè il turismo nella giungla di Chitwan. Non è stagione, troppo caldo, ma un po’ di gente era ospitata nelle lodges di lusso (Machan, Gaiada Wildlife Camp, Chitwan Jungle Lodge, Narayani Safari, Island Jungle Resort, Tiger Tops and Temple Tiger), all’interno del grande parco naturale dove, in alta stagione (primavera, autunno, inverno), si può spendere anche USD 200 al giorno comprensivi di gita con l’elefante e saliscendi sul fiume Rapti.  Lodges chiuse e turisti obbligati a migrare negli squallidi hotel di Bharatpur.  Sono scadute le licenze e nessuno se ne è accorto.  La chiusura non durerà a lungo, le lodges sono gestite da potenti gruppi turistici multinazionali e vi lavorano oltre 600 persone, in massima parte Tharu (etnia dominante nella regione) negli ultimi mesi in lotta per chiedere autonomia. Il terai è bello, tranquillo, arcaico. Sullo sfondo fra le erbe della savana le montagne dell’Himalaya. Qui abbiamo lavorato per assicurare qualche scuola ai bambini Chepang, una delle etnie più sfigate del Nepal.

La settimana nepalese si conclude, per stare leggero, con il problema mondiale dell’eccesso di donne in età da marito, specie vedove. Fra tante emergenze il governo ha scelto di affrontare questa con una innovativa misura: quella di finanziare con Rs. 50.000 (euro 500) coloro i quali sposeranno una vedova e di ben Rs. 100.000 chi sposerà una donna Dalit. Probabile che i soldi facciano cadere anche quest’ultimi tabù culturali. Subito i contestatori: The government’s policy of Rs 50,000 reward to those marrying widows has raised the hackles of single women. A delegation of single women, including widows, in Baglung district submitted a memorandum to the chief district officer on Friday in which they said the government’s scheme undermines the dignity of women

Oggi il sole scompare in Asia per una delle più lunghe eclissi della nostra era, sciamani, lama, sacerdoti aumentano offerte e preghiere.


Nepal: la giornalista Uma Singh non è dimenticata

Marzo 26, 2009

 uma-singhAnche in Nepal (forse meno che in Occidente) si tende a dimenticare scandali, disastri, morti, mi dice Rajendra (l’amico giornalista, una delle categorie più a rischio attualmente in Nepal).  Aggiunge, noi non vogliamo dimenticare Uma Singh, la giovane giornalista uccisa nel Terai. Un gruppo di suoi colleghi è sceso a Janakpur dove la ragazza viveva per capire e ricordare a distanza di qualche mese le ragioni dell’accaduto; capire chi potrebbero essere i mandanti e gli esecutori.
La polizia, mi dice Rajendra, ha fatto la solita confusione per allontanare i sospetti dal gruppo maoista (ora ex maoista) legato al potente ex ministro Yadav, limitando le indagini a to a property dispute, and Uma Singh was killed because she allegedly had the title to a large part of the family’s assets, mainly land.
Il Rapporto dell’ International Federation of Journalists (IFJ) però ripercorre le ultime inchieste della giornalista e racconta delle espropriazioni di terra durante il conflitto, delle richieste e delle pressione per la restituzione ai legittimi proprietari durante l’attuale fase di transizione verso la democrazia.
Si parla di oltre 10.000 ettari di terra ancora sotto controllo di gruppi maoisti locali non restituita ai legittimi proprietari. La gente protesta, inutilmente,  malgrado tutti ritengano la restituzione delle proprietà uno degli elementi decisivi per far decollare il processo di riconciliazione nazionale.
Uma Singh scrisse in un suo articolo sul mensile in lingua nepalese Sarokar, lo scorso ottobre, The Maoists have not returned the seized land in Siraha district even three months after Maoist chairman and Prime Minister Pushpa Kamal Dahal directed his party cadres to do so.
Pubblicò la lista delle terre espropriate e i nomi dei proprietari con l’obiettivo di rendere giustizia alla gente di Siraha e Danusha, i distretti del Terai maggiormente coinvolti in questa vicenda.
Nello stesso articolo indicò nell’allora Ministry of Land Reforms, Matrika Yadav uno dei capibanda della regione, il responsabile della mancata soluzione del problema. Yadav ha, da qualche mese, lasciato il Partito Maoista, perché troppo “riformista”, e ha costituito una sua formazione politica di estrema sinistra legata ai gruppi armati politico-mafiosi che controllano gran parte del Terai.
La terra espropriata è finita a suoi amici, parenti, elettori.
Quindi, conclude il Rapporto, le cause della morte di Uma Singh sono da ricercarsi nel suo lavoro di giornalista, nelle sue inchieste, nelle interviste fatte a tanta gente, nelle denuncie di un sistema mafioso, nella difesa, concreta, dei diritti delle persone.
The problems that women journalists faced were Uma Singh’s special focus and she was, through her commitment and courage, an example for many younger women who chose to enter journalism after the 2006 transition to democracy.
Rajendra, ricorda ancora l’impotenza, la tristezza e la paura del giorno in cui una banda di maoisti assaltò il suo giornale e, anche allora,  l’impunità degli aggressori.


Buon segno dal Nepal: finisce la guerra di Tharu e musulmani

Marzo 17, 2009

la moschea di kathmanduLa guerra dei Tharu è, forse, finita con gli ultimi scontri di ieri e le ultime due vittime, uccise dalla polizia impaurita. Guerra inutile nata da una decisione del governo poi ritirata come tante in questi mesi. Migliaia di persone bloccate sulle strade del Terai, convogli scortati dall’esercito per rifornire la Valle di Kathmandu come ai tempi peggiori del conflitto.
Il paese dei bhanda (scioperi, letteralmente chiusura) ha conosciuto nuove vette con il blocco anche dei risciò, delle biciclette e dei pedoni. Tutti soggetti che hanno sempre potuto circolare e che, nel caso dei risciò, hanno salvato tanti turisti dalla perdita del volo, quando nessun altro mezzo  poteva girare.
La soluzione del problema dei Tharu s’è risolta con il cambio da ‘Madhesh’ by ‘Terai-Madhesh’ in the interim constitution and other statutes including the controversial ordinance on reservations. Questo semplice cambiamento porterà, forse, a un generale rappacificamento fra i molti gruppi che abitano il Terai e una maggiore, teorica, rappresentanza di tutte le etnie nei posti pubblici. Il riconoscimento dei diversi gruppi etnici che formano la popolazione del Terai include anche i musulmani che avevano minacciato altre proteste.
In Nepal non hanno mai creato tensione, più poveri della media, vivono in massima parte nel Terai e sono d’origine indiana. Nell’ultimo decennio sono notevolmente aumentati anche a Kathmandu. Un tempo i soli musulmani erano i molti commercianti d’origine kashmira di tappeti, pietre, scatolette di carta pressata o i Chaurate che vendevano, in bicicletta,  i braccialetti di vetro; tant’è che la moschea di Bagh Bazar non più riesce a contenerli tutti. Donne in chador si vedono nelle strade di Kathmandu solo da qualche anno. Un gran corteo ha attraversato la Valle la scorsa settimana promosso dall’ United Muslim National Struggle Committee.
Si calcola che siano oltre 2,5 milioni (10% della popolazione) di cui il 97% concentrato nel Terai e, negli anni passati, apparentemente ben integrati. Qualche protesta durante l’ultimo Hajj (pellegrinaggio alla Mecca) quando chiesero, senza ottenerlo, un contributo del governo per il viaggio dopo l’aumento dei costi delle accomodations in Arabia Saudita passati da USD 300 a USD 800. Ma qualcosa è cambiato, negli ultimi anni, nella convivenza fra i diversi gruppi religiosi; la storica tolleranza dei nepalesi è stata spezzata dal conflitto e dai mutamenti sociali e culturali del paese. I segnali più brutti giunsero nel  settembre 2007 a Kapilavastu quando in due giorni di scontri fra hindu e musulmani morirono diverse persone.
Già prima violenza ingiustificata,  sorprendente e shoccante, anche per i nepalesi, furono i disordini del settembre 2004 quando migliaia di manifestanti (in gran parte giovani) assaltarono, a Kathmandu, la moschea e gli uffici della Quatar Airlines per protestare, irragionevolmente, per l’uccisione in Iraq di 12 lavoratori nepalesi ad opera di un gruppo islamico.
Questi avvenimenti vanno contro le statistiche che raccontano di una veloce integrazione, data anche da una crescita culturale dei musulmani nepalesi, una dei gruppi tradizionalmente più svantaggiati.
Negli anni passati (2004-2005) verificammo in diversi villaggi del Terai che il trend d’iscrizione alle scuole dei bambini musulmani aumentava più velocemente di quello di altre etnie (+12%), con particolare aumento (+16%) di quello delle bambine. A ciò s’aggiunge l’incredibile aumento delle Madrase (circa 300) e delle moschee (360) che forniscono educazione religiosa e assistenza. Gli indiani hanno denunciato che molte di queste sono finanziate dall’ISI (i servizi segreti pakistani) e sono centri di formazione per terroristi ma senza mai fornire prove. Nei distretti sud-orientali di Banke, Kapilbastu, Parsa and Rautahat, i musulmani sono oltre il 50% della popolazione. Maoisti e partiti Madhesi hanno raccolto la maggioranza dei loro voti nelle scorse elezioni.
Gli storici ricordano che le prime migrazioni massicce di musulmani avvennero in Nepal dopo l’Ammutinamento del 1857, quando gli inglesi massacrarono indiani di tutte le fedi. L’allora Primo Ministro nepalese (l’epico Jung Bahadur Rana) in uno degli abituali contorcimenti della politica estera nepalese, dette asilo alla Begum di Oudh e protezione ai musulmani; dopo aver mandato i Gurkha a combattere gli ammutinati.
Da allora agricoltori, piccoli commercianti, muratori, venditori di frutta hanno iniziato a stabilirsi nel Terai, spesso per sfuggire alle violenze religiose in India. Una migrazione, per certi versi sorpendente, se consideriamo che i musulmani, in base all’antico codice civile (Muluki Ain) erano considerati fuoricasta, privi di diritti civili e sottoposti a una monarchia, costituzionalmente, hindu (fino al 2007). Gli era, inoltre, vietato il proselitismo (come per i cristiani), la Sharia e il Tanaq (diritto maschile del divorzio verbale). Solo nel 1963 (con l’abolizione del Muluki Ain) sono stati riconosciuti, almeno formalmente, parità di diritti.
Oggi, è positivo che il Governo, pur nella generale incapacità gestionale, consideri, almeno a parole, i cittadini ,musulmani al pari delle altre etnie e gruppi castali, da sempre più privilegiati di fede hinduista e buddhista. La soluzione del problema dell’etnie del Terai è uno dei primi segnali positivi, verso una soluzione dei molti conflitti politici e sociali.


La guerra dei Tharu in Nepal

Marzo 9, 2009

antico totem tharuSi guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo nel Distretto di Chitwan (Terai) da ormai sei giorni. Prima di tutto perché lì, a Tandi, opera una scuola\ostello da noi creata che ospita 150 bambini dell’etnia Chepang e diretta dall’amico Father Michael Chirayath , già con problemi Lack of electricity is a major problem which we face now We cannot complete any work., and pending works are piling up, scrisse qualche giorno fa.
Adesso tutto è bloccato dallo sciopero e dai disordini che da sei giorni coinvolgono i Tharu, polizia e qualche attivista Madhesi. Tutti contro tutti. Si contano 3 morti e decine di feriti.
Altro elemento di preoccupazione è il disfacimento progressivo (già segnalato in altri post) dell’identità nazionale dopo che, per ragioni politiche, i vari partiti hanno esacerbato divisioni etniche e interessi contrastanti.
S’è spezzato l’equilibrio e la coesione nazionale, svuotato l’orgoglio per il proprio paese, lingua, gente Hamro Nepal Hamro Desh, Pran bhanda pyaro cha. Hamro Bhasha Hamro Bhesh, Pran bhanda pyaro cha, cantato ogni mattina da milioni di bambini in tutte le scuole.
Il Governo non riesce a giungere a una sintesi dei diversi interessi, anzi li scatena con legge e proclami confusi (e spesso subito ritirati) come in questo caso. Gli stati o province federali sono richiesti dagli oltre 50 gruppi etnici che formano il Nepal, ognuno con sue rivendicazione di festività, lingua, autonomia. Una situazione generata dalla strumentalizzazione politica delle etnie, dal loro utilizzo propagandistico che ha scatenato questa marea di rivendicazioni a volte violente.
I Tharu si considerano gli abitanti originali del Terai centro-orientale “from the River Mechi to the River Mahakali: One people dichiarano) e costituiscono (secondo l’ultimo censimento del 2001 il 6,75 dei 28 milioni di nepalesi). Sono probabilmente tribù mongoliche scese all’alba dei tempi dalle montagne e dalle colline e insediatesi, malgrado foreste, malaria, tigri e elefanti selvaggi) nella pianura del Terai.  Ancor oggi i loro villaggi di capanne, case d’argilla decorata circondano il grande Parco di Chitwan (una delle mete turistiche principali del Nepal) e da esso, come guide, cacciatori, raccoglitori, agricoltori, traggono il necessario per vivere. Avevano tradizioni (sono stati gli inventori del uomo- struzzo), costumi e lingua propria ma che, in parte, sono state hinduizzate quando, negli anni ‘60, il Terai, liberato dalla malaria, divenne il granaio del Nepal (negli anni ‘80 anche il centro industriale) e indiani dal sud (gli odierni Madhesi) e poveri dalle colline scesero a occupare le terre. In questo processo i Tharu furono marginalizzati, a volte finirono servi e schiavi. In sintesi esclusi da potere e ricchezza che si stava formando, nei limiti, grazie alle loro antiche terre.
Molti dei Kamaiya, i lavoratori schiavi (per debiti generazionali) liberati nel 2000 sono Tharu (18.400 secondo le stime). Poco è stato fatto per loro e la metà sono tuttora senza terra e, dunque, reddito. Government rehabilitation programs were sporadic, and most kamaiyas still live in poverty and illiteracy, and continue to be exploited ci ha detto un loro esponente.
Durante le ultime elezioni la maggioranza votò per i maoisti e i partiti Madhesi sperando in una loro inclusione nel processo democratico (e dunque un po’ più d’attenzione e potere). Oggi dichiarano i loro leader (ex maoisti) del Tharu Welfare Council (TWC), “This is either a conspiracy of the Maoists to divide and rule the indigenous people or a tactics to appease the Madhesi leaders to prop up the falling government.
Motivo dello sciopero e dei disordini l’ordinanza del Governo che incude i Tharu nel grande calderone dei Madhesi nella notice listing the castes & ethnicities. Ciò significa non riconoscerli come gruppo etnico indipendente con conseguenze sulle quote e rappresentanze nei vari servizi e posti pubblici. La stessa preoccupazione è dei musulmani, Rajbansi, Limbu, Khambuwan, etc; gruppi che chiedono un loro stato federale. Tutto in barba alle recenti giornate, inutili dichiarazioni e convenzioni dell’ILO relative alla protezione degli Indigenous and Tribal People.
Dunque, in questi sei giorni, scontri con la polizia, fra Tharu e Madhesi, coprifuoco, blocco del traffico sull’importante strada che porta all’India, 3000 persone bloccate sui malefici bus senza cibo né acqua, blocco degli approvvigionamenti a Kathmandu. Per la prima volta nella lunga storia dei bandha (scioperi) è vietata anche la circolazione dei risciò, biciclette e pedoni.  Un altro esempio di come il Gioverno con provvedimenti stravaganti (che poi è obbligato a ritirare) riesce a incasinare del tutto un paese. Resta la speranza che l’avvicinarsi delle festività gioiose dell’Holi (una specie di Carnevale) inducano i manifestanti al riposo.
Il povero Padre missionario là sotto non sa più cosa fare per i suoi bambini ma ancora ha la forza di darmi la sua opinione sulla vicenda Tharus demands are genuine, I feel. Government has categorized them with the Madhesis, rather than with Indigenous Groups. Tharus will lose much politically if this categorization is finalized. This problem is coming mainly in the background of making Nepal a Federal State, in which Madhesis are going to dominate in the Tarai, where Tharus may be ignored and not taken care of.


Kathmandu: Lo sciopero della Dea Bambina (Kumari)

Marzo 7, 2009

kumari-bahal-assediato-dalle-nuove-costruzioniSegni di sfiga, raccontano i vecchi Newari, stanno continuando a manifestarsi in Nepal. La controversia sulla sacra città di Pashupatinath, il pinnacolo mobile di Machendranath caduto e, infine, la rottura del carro cerimoniale che trasporta la Kumari, protettrice del Paese da secoli e emanazione terrena di Kali Durga, terrifica e benigna Dea Madre. 
La causa dell’ultima disgrazia è la finale di Indian Idol 4, quando migliaia di persone si sono radunate (causa mancanza di elettricità) a Basantapur per guardare da un maxi schermo (in realtà neanche tanto grande) la trasmissione. Nel grandissimo casino, la giovane Kumari non ha potuto dormire, ma, più grave, qualcuno ha danneggiato il sacro carro con cui la Dea Bambina è trasportata (la tradizione vieta alla Kumari di toccare terra)  durante le ricorrenze religiose. Giustamente i sacerdoti Newari che accudiscono la 14° Kumari, Matina Shakya (età 4 anni e nominata  l’anno scorso) hanno lanciato imprecazioni contro il già malandato governo che aveva permesso l’evento.
La Piazza di Kathmandu è rimasto uno dei pochi luoghi (pur attaccato da speculazione edilizia e traffico) in cui rimane, quasi intatto, l’antico fascino della  capitale. Statue, pagode, il vecchio Palazzo Reale e, appunto, la casa della Kumari (Kumari Bahal), costruita nel 1775 dall’ultimo Re Malla, Jayaprakash, (sconfitto e scacciato dalla dinastia Shah a cui apparteneva l’ultimo Re Gyanendra). Malgrado un’infinità di piani dell’UNESCO, visite di esperti internazionali, progetti vari, l’antica costruzione, tipica dei monasteri buddhisti Newari sparsi in tutta la Valle, fu restaurata l’ultima volta solo nel 1966.
La Piazza, da qualche anno, è a pagamento per i turisti (Rs.300\€ 3) ma i soldi provenienti da questo business chissà dove sono finiti, But none of the money is spent on the historic monuments. There is no renovation, no security and even no lights in the square, dichiarano i residenti.
La dimora della Kumari, come altri monasteri, palazzi e templi di Kathmandu, è coperta da intricate e bellissime decorazioni di legno e ottone, statue di divinità, potenti serpentoni protettori (Makara). Le entrate sono sovrastate da grandi Torana, archi di legno (in altri templi di argento, bronzo dorato, rame dorato) scolpito di estrema bellezza e tipiche dell’antica arte dei Newari, esportata in tutta l’Asia.
Nell’ultimo anno due torana sono stati rubati mentre un altro tentativo di furto è avvenuto la notte dell’Indian Idol. Fenomeno storico: dal Nepal e specialmente dalla Valle di Kathmandu, sono sparite migliaia d’opere d’arte nell’ultimo trentennio, spesso con la complicità delle “valigie diplomatiche” di personale delle ambasciate o delle NU o con la corruzione dei doganieri.
Diversi libri  riportano le foto dei reperti spariti. Raccontano i rigattieri che,  nell’ultimo anno (grazie all’insicurezza e impunità diffusa),  i furti sono ricominciati in maniera massiccia. L’unico intervento fatto dalle autorità e dall’UNESCO (che ha dichiarato la Valle e i suoi templi, ironicamente, Patrimonio dell’Umanità) è produrre dichiarazioni, grandi progetti e piani mai realizzati. L’unico intervento concreto l’hanno fatto i Guthi (parrocchie) che hanno protetto con grate di ferro statue e torana dei loro templi.
Per reazione a questa situazione d’abbandono, la Kumari ha iniziato uno sciopero bianco e non si presenta più a benedire fedeli e turisti (a cui è stato anche vietato l’ingresso nel Palazzo). Rimonta la tensione che portò, prima dello scorso Indra Jatra di ottobre, a duri scontri di piazza fra polizia e giovani Newari, che protestavano per i tagli di fondi, decisi  dal governo,  per la celebrazione della grande e antica festa dei raccolti e del saluto del monsone.
La sfiga tende, però ad allargarsi: è scoppiato un sexigate che coinvolge politici e un ministro (dopo le prediche e la minacciata chiusura dei sexibar); come in Italia si fanno grandi prediche e poi si razzola male.
Ben più grave, continua da quattro giorni la protesta dei Tharu nel Terai, proprio nei pressi del Parco naturale di Chitwan e della scuola dei Chepang, da noi costruita e gestita da Padre Michael a Tandi. Già si contano tre morti ed è stato decretato il coprifuoco nell’area. I Tharu, maggioranza etnica della regione, protestano per la loro inclusione nel gruppone dei Madhesi e conseguente perdita d’identità e posti pubblici in base alle quote.  (torneremo su questa notizia).


Nepal, l’ultimo articolo di Uma Singh

Gennaio 17, 2009

teraiFra gli impegni presi dai maoisti (ora unificati con una formazione minore e con il nuovo nome Unified Communist Party of Nepal-Maoist) vi fu quello di restituire le terre e le case sequestrate durante e nei mesi successivi al conflitto. Sono migliaia le famiglie che sono rimaste senza niente e che costantemente protestano a Kathmandu per chiedere il rispetto dei loro diritti. Uno degli ultimi articoli della giovane Uma Singh trattava questo argomento e il destino di circa 80 famiglie nella sua provincia nel Terai. L’articolo è centrato sul ruolo del ministro maoista Matrika Yadav, boss di quelle parti, a cui è stato affidato il teorico compito delle restituzioni. Il ministro è un personaggio stravagante già responsabile di aver rinchiuso in un bagno un funzionario che lo contestava a Kathmandu e di distribuire terre e proprietà ai suoi amici.
L’uccisone della giovane giornalista, la sua storia ha avuto grande impatto sull’opinione pubblica (almeno di Kathmandu e del Terai, con due conseguenze. Una negativa: sta crescendo un certo razzismo da parte dei Pahari (gli abitanti di Kathmandu e delle colline) verso i sempre più turbolenti Madhesi. Una positiva: i maoisti , di fonte a una crescente perdita di credibilità, sono finalmente giunti a un compromesso (con gli altri partiti) per iniziare a discutere (tramite la costituzione di due comitati (Army Integration Special Committee -AISC- e National Defence Council -NDC-) il fondamentale problema dell’integrazione degli ex-guerriglieri e il ruolo dell’esercito regolare. Il Primo Ministro Prachanda ha, anche, rinunciato al suo viaggio in Europa. Il titolo dell’articolo è Un ministro fuori controllo“.

 Matrika Yadav loves making headlines-sometimes by confiscating red sandalwood and others by locking LDOs in the toilet. He is in the news again, this time for the seizure of land belonging to Birendra Sah of Mirchaiya, Siraha. If he thinks he can get away with it, he’s mistaken.
This recent action by Yadav has led to souring of relationship between him and his party chair Pushpa Kamal Dahal. The Maoists apologised on his behalf and Yadav was made to resign from the cabinet and as a minister. After being relieved from his ministerial responsibilities, Yadav is busy participating in programs organised by his party’s sister organisation, Madhesi National Liberation Front in various parts of Siraha and Sarlahi districts.
Matrika Yadav seized the land belonging to 75 locals including Sah with the help of local YCL on 14 September, 2008. He has distributed 7.15 hectares and a house with 16 rooms to his party’s 200 Dalit activists as part of his campaign to nationalise the property of former royal family members. He has alleged that the land actually belongs to former king Gyanendra’s brother-in-law Mohan Shahi.
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Yadav has ordered local Dalits and landless of Malhaniya, Raghopur, Kuthanama, Jiwa, Mirchaiya, Matiyawa, Rampur, Birta and Prayagpur to build huts and settle over the seized land.
The land seizure was initially done by Maoist cadres led by the party’s district in-charge and Matrika’s own son-in-law Dilip Sah, CA member Mahendra Paswan and local Maoist leader Jagat Yadav on 3 August, but had to be let go under the directives of the Home Ministry. However, it was captured again within less than 24 hours under the direct orders of Yadav.
“The Home Minister interfered in my jurisdiction without informing me,” Yadav had said. “I went there to help the Dalit community settle. What I have done is right.”
The motive behind the seizure of the land and the house of Birendra Sah is extortion. When Sah failed to pay up an additional Rs 1 million as demanded by the Maoists, they seized this property. However, he maintains that he had already handed over Rs 4 million, and this has been confirmed by former Maoist district secretary Abinash.
Such activities by former minister Yadav have put his credibility on the line. His move has strained his relationship with the Home Ministry and the Maoist leadership has said they will take actions against him.
The Maoist have not returned the seized land in Siraha district even three months after Maoist chairman and Prime Minister Pushpa Kamal Dahal directed his party cadres to do so. Some 729 hectares of land captured during the war is still under Maoist control.
The 2005 12-point agreement and the Comprehensive Peace Agreement, both pledge to create conducive environment for the displaced to return and that the seized land and houses would be handed back to their rightful owners and a committee would be formed for that purpose.
But the committee has not taken shape yet due to political bickering among major parties. During the war, 225 people were displaced from the district. According to Insec, Maoists seized land belonging to 80 families here. Maoist Coordinator in Siraha, Dilip Sah, claimed the Maoist party has so far not issued any instruction regarding returning the seized land to the rightful owners. Sah says the seized land would be returned only after the government forms a Land Reforms Commission. Questo articolo di Uma Singh è stato pubblicato in  Nepali Sarokar


Uma Singh, una ragazza nepalese

Gennaio 13, 2009

umasinghL’amico giornalista Rajendra mi scrive da Janakpur, profondo Terai, l’uccisione, e il modo in cui è avvenuta, della giovane giornalista Uma Singh (25 anni) l’ha lasciato esterrefatto, incapace di comprendere in quale fondo siano finito tanti dei suoi compatrioti. Un fatto impensabile nel Nepal di solo quindici anni orsono, una tristezza infinita.
La storia di Uma Singh è tragica. Il padre e il fratello furono rapiti dai maoisti tre anni orsono e uccisi. Quello che restava della sua famiglia (la madre, una sorella e qualche bambino) hanno assistito, impotenti, all’invasione della sua casa da parte di venti banditi e alla sua uccisione a colpi di kukri. Lei aveva investito se stessa nel suo Paese.
Si è dentro a un vuoto morale e politico, riempito dall’ impunità garantita alle bande affiliate ai partiti politici principali e, nel Terai, ai gruppi politicocriminali che comandano in tutte le zone di confine. Poi, i capobastone, legati ai politici nazionali, che esercitano il controllo sulle prebende, i posti i lavoro, gli aiuti internazionali che giungono alle sfasciate amministrazioni locali. Una lotta di potere feroce, confusa, che coinvolge bande di indiani bihari, guerriglieri naxaliti (maoisti indiani) e ha obbligato l’India a irregolari intrusioni nel territorio nepalese per reprimere la criminalità e garantire la sua sicurezza. Niente stato, legge, morale.
Uma, dalla polverose e decadente città di Janakpur, un tempo sede del mitico regno dei Mithila, di Rama e Sita, raccontava tutto questo per un giornale (Janakpur Today) e una radio locale.
Aveva anche raccontato, fra l’altro, dell’emergente capobanda Matrika Yadav,  maoista che, allettato dalle facili ruberie, stava formando un suo gruppo localemi2 sfruttando il separatismo Madhesi. Ha descritto il sistema delle “donazioni” (ereditato dai maoisti) praticato da decine di gruppi armati che si spacciano per indipendentisti. Some groups send letters asking Rs 2,000 and Rs 50,000 as donation. On the other hand, Khumbuwan Rastriya Mukti Morcha’s demand ranges from Rs 25,000 to Rs 5 lakhs. Chi sgarra è rapito, picchiato, l’attività distrutta.(descritto in altri post)
Questo è il contesto mafioso  in cui è avvenuta la sua esecuzione. Sono i giovani, come Uma, che stanno vedendo svanire il loro investimento di speranza nel “nuovo Nepal”.
nt786Nei giorni passati un giovane giornalista , Dambar Shestra (nella foto) era rimasto sconvolto dall’assalto alla sede del suo giornale a Kathmandu e dalle botte che aveva preso. Non tanto per quello che era accaduto, ma per il concreto e personale scontro definitivo con la realtà. Ricordava l’idealismo dei maoisti intervistati sulle montagne e di come vide, in questa gente in gran parte proveniente dai villaggi, una novità positiva nello stagnante Nepal. Tutto definitivamente cancellato dalle violenze e dall’incapacità in quest’ultimi mesi che sarebbero dovuti essere di pacificazione e costruzione.
Anche Manjushree Thapa, la giovane autrice di diversi libriracconti sulla vita sociale e politica nepalese ha scritto (sul Kathmandu Post del 3112) come il Nepal stia perdendo un’altra opportunità Alright, before and after 2006 the world has in many ways held Nepal back, supporting petty dictators and profiteering off poverty via the aid industry. But in 2006 the world said to Nepal: alright, what you want you shall have.
Disonestà, finta stupidità, intentions which are narrowly self-serving, sono gli elementi che hanno tranciato queste opportunità. La sua speranza che la politica abbandoni queste idiozie.
Laggiù nel pianurone del Terai, Rajendra sconvolto dalla morte assurda di Uma non ci spera.


Giù nel Terai

Novembre 15, 2008

teraiI primi mesi del 2006 erano stati particolarmente freddi (lo stesso nel 2007 con la neve a Kathmandu), qualche poveraccio era morto anche nel Terai dove normalmente è più caldo. Chi resisteva imperterrito, senza mangiare e vestito di cotone, era il ragazzo Tamang che da mesi viveva nella foresta vicino a Bara. Allora partii per vederlo insieme a un amico giornalista (giunto apposta dalla Thailandia), Dhane (un Tamang che lavorava con me) e Roby (anziano e curioso emigrato di Kathmandu). Superato il passo di Tankot (che chiude la Valle a occidente) prendemmo la vecchia strada costruita dagli indiani che un tempo era l’unica carrabile che collegava la Valle al resto del mondo. Oggi è abbandonata dal grande traffico, dirottato su Muglin; e per questo più affascinante e bella. Sale sulle colline, attraversa vecchi villaggi e bazar, scende in valli aperte per raggiungere Hetauda e la East-West Highway che taglia l’intero Terai.
Un tempo, quando questa strada era chiusa (per frane), l’unica alternativa era ripercorrere il sentiero (oggi parzialmente asfaltato) che da Bhimpedi (nome comune in Nepal per indicare i villaggi ai piedi dei passi) sale fino a una grande diga per poi scendere a Pharping, nella parte meridionale della Valle di Kathmandu. Questa strada, che l’eroico Roby percorse a piedi negli anni ‘70, è altrettanto bella (ma più disastrata) e fu la stessa che percorsero i frati missionari italiani nel ‘700 e Tucci negli anni ‘50. Una teleferica, ormai in disuso, consentiva di trasportare merci dalla pianura alla Valle di Kathmandu.
Hetauda è una città che ricorda l’India, case e bazar allungate lungo la strada e da qui inizia il “corridoio industriale” che finisce a Birgunj e poi in India. Piccole aziende tessili e chimiche che fabbricano merci su licenza internazionali esportate in India grazie al vantaggio competitivo derivante dall’ assoluta libertà degli imprenditori. Il gran botto ha avuto anche qui conseguenze: crisi produttive, vertenze sindacali, scontri fra lavoratori e polizia (con qualche morto).
Un tempo qui era tutta giungla malarica, bonificata negli anni ‘60 e abitata, originariamente, dai Tharu (considerabili tribali) e, nei secolli, da migranti indiani (gli odierni Madhesi) e dai poveri delle colline (Tamang, Magar e impoveriti Bhaun e Chetri). La giungla ancora resiste, assalita dall’uomo, ai margini della strada e lì c’infilammo per una stradina che portava al luogo dove meditava il Buddha ragazzo.
Ci accolse una specie di parcheggio assediato da bancarelle in legno che vendevano tè e dal baat, per i molti pellegrini che venivano anche dall’India. Più avanti altre bancarelle gestite da un gruppo di Tamang della Om Namobuddha Protection Commitee, con videocassette ed altri souvernirs. Eravamo un po’ perplessi quando c’avvicinammo al recinto che circondava l’immensi pipal sotto cui era seduto, nel mudra della meditazione il ragazzo. Sugli alberi le colorate bandiere della preghiera. piccolobuddha
Un monaco e un ragazzino (compagno di giochi del neo-Buddha) ci raccontarono la sua storia che non differiva di molto da quella di tanti ragazzini Tamang. Raccogliemmo tutte le informazioni, guardammo a lungo il ragazzo, fummo infastiditi dal micro-business che stava nascendo e non giungemmo a nessuna conclusione. Il ragazzo stava immobile per delle ore, al freddo, con bestie che s’aggiravano sul corpo (forse mangiava la notte) ma era comunque un fatto strano, misterioso da inserire fra i molti che segnano l’Asia
Nei mesi seguenti il ragazzo scomparve, giustamente, infastidito dalla bolgia; i suoi seguaci del Comitato furono accusati di intascarsi soldi e vendere miracoli; il ragazzo dichiarò che lui non era un buddha, ma più modestamente un boddhisatva (coloro che rinunciano al Nirvana per contribuire alla liberazione degli altri).
piccolobuddha3Avrebbe voluto meditare in solitudine per sei anni ma ben presto, su pressione dei suoi fedeli, ricomparve (nel 2007) e fece una lunga predica, abbastanza banale, su pace e compassione. Intorno al sito fece costruire una specie di bunker in cui si rifugiò per stare tranquillo. Il 18 novembre farà un altro discorso alla folla che è sempre numerosa e in attesa di benedizioni. Nel frattempo i suoi fedeli hanno aperto un sito http://www.paldendorje.com/. Il ragazzo, malgrado, tutto sembra tornato in ottima forma. C’è da notare che, pur essendo, un monaco del buddhismo tibetano, la sua popolarità nasce spontanea fra i buddhisti dei villaggi 8e anche fra gli hinduisti) e non nei grandi monasteri di Kathmandu che, negli ultimi anni, avevano riconosciuto alcuni Rimpoche (maestri rinati) in bambini occidentali per consolidarsi in quel mercato.
Il ritorno del giovane Tamang riafferma la centralità del Terai nel Nepal attuale e nell’attenzione dei media.
I Madhesi, da sempre esclusi, sono al governo e stanno sfruttando con abilità il loro supporto ai maoisti: hanno ottenuto qualche posto di potere e stanno battendosi per estenderlo nel Terai. Gli fanno sponda i diversi gruppi guerriglieri che chiedono una sorta d’indipendenza della regione e che controllano gran parte del territorio (in combutta con i gruppi mafiosi). Questi chiedono, al pari dei maoisti, di essere integrati nell’esercito o organizzati in milizie federali.
Gli altri gruppi etnici non stanno a guardare e la federazione Other Backward Class (OBC) che rappresenterebbe 31 gruppi etnici/castali (fra cui Kuswaha, Kalwar, Hajam e Musulmani) blocca i trasporti da giorni nei distretti orientali.
In its nine-point demands, the federation has asked for enlisting them and neglected languages in the constitution, reservation for the marginalised castes in various state mechanisms as per their population, primary education in their tongue and agriculture loans in subsidiary rates. Più a oriente i Limbu chiedono le stesse cose e protestano per l’arresto di un loro dirigente.
Raj, intanto mi racconta di Janakpur da cui è appena tornato, uno dei gioielli del Terai e capitale del popolo Mithila. Dice che i divini Rama e Sita sarebbero anche loro scappati dal fantastico palazzo barocco simbolo della città vedendo il degrado sociale e urbanistico. Qui, un precursore dei separatisti Madhesi tirò una bomba contro Re Mahendra (nel 1960) e fu il primo bramino a essere condannato a morte nel Nepal hindu. Oggi la vedova è stata eletta janakpurnell’Assemblea Costituente e l’area una delle in cui più è attivo i guerriglieri indipendentisti e più contestati i maoisti.
In this twilight zone, cross-border criminal gangs and mafia work hand-in-hand with politicians, scriveva il Kathmandu Post.
Nel Terai, dove vi è più movimento e frammentazione (economico e di popolazioni) rispetto alle più omogenee e povere colline e meno controllo rispetto a Kathmandu,  sono più evidenti le conseguenze di 12 anni d’assenza dello stato e di conflitto ideologico (con lo sfruttamento delle divisioni etniche). In questa parte del Nepal è totalmente da ricostituire il contratto e le regole che determinano i rapporto fra cittadini e fra questi e lo stato.
Ma a Kathmandu i lavori dell’Assemblea Costituente languono, come tutte le risposte ai grandi problemi dello stato fra cui il dialogo con i gruppi armati del Terai.
Qualcuno inizia a domandare che costituzione salterà fuori e quando, visto che i rapporti fra i partiti sono sempre più tesi. Forse sarebbe stato più saggio come scrive Poudel, (Nepal Times 28\10) riformare la costituzione democratica varata nel 1990 (alla cui stesura parteciparono anche molti dei leaders politici attuali).
A Kathmandu il governo preferisce fare proclami ottimistici, mentre le orde di consulenti occidentali s’aggirano a consigliare e predicare su Rule of law, good governance, ending impunity (i nuovi mantra) in seminari e workshops
costituent assembly In the last three months, about 200 CA members and some intellectuals have already been taken to the trip of western European countries under a special funding and some organizations like GTZ have already organized national seminars for federal, democratic republic. Lo stesso accadde nel 1990 quando fu varata la costituzione che già garantiva fundamental rights, freedom of expression, democratic ideals including the periodical elections, parliament accountable to the people and independent judiciary. continua Poudel.
Per adesso, sembrerebbe, che i missionari del diritto siano riusciti esportare il modello italiano: parlamento vuoto e gran viaggi.
Nominati” e pure assenteisti cronici. Per la maggioranza Pdl-Lega il problema sta diventando grave in Parlamento. Tanto grave che i parlamento italianoberlusconiani vogliono punire gli assenti utilizzando un’idea alla Brunetta: una multa da dieci euro per ogni votazione mancata. Apriti cielo! http://www.elezionitaliane.com/2008/10/31/il-pdl-propone-multa-agli-assenteistigli-onorevoli-insorgono/.