La prevenzione dei disastri fà acqua

Puntualmente mi arriva un bollettino di rapporti e attività delle Nazioni Unite, cose curiose, buffe, interessanti.

Uno di questi racconta che un anno fa Bangkok fu scelta come “città modello” dall’  UN International Strategy for Disaster Reduction (UNISDR), uno dei mille sotto-enti inutili delle Nazion Unite. Contemporaneamente il 13 ottobre c’è stato  l’ International Day for Disaster Reduction, festeggiato a Bangkok con l’acqua alla cintola.

Nel frattempo sono volati nella confortevole capitale thailandese centinaia d’esperi internazionali, finanziati convegni e reports, foraggiate le ONG locali legate al governo. Spesi qualche milione di euro (i conti delle NU sono opachi come le paludi di Chiangmai).

Esattamente un anno dopo l’inizio delle potenti attività degli esperti internazionali, dopo centinaia d’incontri e parole  è venuto giù un immenso acquazzone (si parla di oltre 16 miliardi di metri cubi d’acqua). Una bomba,  che poteva essere in parte contenuta dal lavoro degli esperti e dai finanziamenti spesi durante l’anno trascorso.

Come sempre non è accaduto, mi raccontano che i cittadini correvano con sacchi di riso a bloccare le acque lungo gli argini e i canali del King’s Dyke. L’acqua era salita fino a due metri, i morti sono stati 500.

Gli esperti del Disaster Managment, un po’ indietro nella prevenzione, non sono stati neanche svegli nelle attività successive per eliminare i pericoli per la salute derivanti dall’acqua stagnante.

Per fortuna, un ‘azienda privata giapponese, aveva inventato delle specie di palle di fango studiate per assorbire e purificare il putridume. Ed ecco migliaia di thailandesi, lì a fare palle di fango e gettarle nelle pozze d’acqua.

Dopo arrivano gli espertoni: Thai health officials are in talks with WHO and the UN Children’s Fund (UNICEF) about a possible independent study on mud balls in the Thai floods, said Claire Quillet, a water, sanitation and hygiene (WASH) specialist with UNICEF.

Certo, come ovunque, Bangkok ha raccolto milioni di migranti interni ed esterni, sono cresciute costruzione moderne e fatiscenti, strade per le file interminabili di macchine. La popolazione è aumentata a dismisura fino a superare i 10 milioni di abitanti. Siamo a Bangkok, nella più arretrata Genova è bastato molto meno (dopo annuali nubifragi_alluvioni_dal_1966), svendite di spazi pubblici, condoni per ponti e strutture di protezione, d’incuria da parte degli amministratori pubblici, per ritrovarsi con cinque morti.

In entrambi i casi le organizzazioni internazionali, i Comitati di Bacino, le protezioni civili, le istituzioni pubbliche, sono state sommerse.

Cambogia: diritti umani sfioriti

Una strada è bloccata a Phnom Penh, c’è un matrimonio. Centinaia d’invitati mangiano zuppe varie, pesce, riso, carne, s’inciuccano, ridono a volte litigano e finisce a botte. Comunque, alla fine, tutti ballano muovendosi in circolo e agitando le mani. Il tutto dura tre giorni e tre notti. In Cambogia il matrimonio è una grande festa, forse la più importante e costosa di tutta la vita.

Ed un grande affare per ristoratori, sarti, parrucchieri. Tantè che lo stato (Ministro del Lavoro) si è messo nel business ed aprirà una specie di centro per i matrimoni in grado d’ospitare 2500 persone, con immense tavolate su due piani. Uno esiste già più piccolo ma questo sarà uno spettacolo, promettono e, infatti, costa USD 1 milione. il posto (Phnom Penh’s Meanchey district) e il nome (Modern 2 Centre, dalla strada National Road 2) non sono un granchè ma il costo per invitato, in questi momenti di crisi è di soli USD 17 tutto compreso.

Anche la gran setta dei parrucchieri cambogiani risorge nel periodo invernale (più popolare per oi matrimoni) e acconcia in modi strabilianti i capelli, naturalmente splendidi, di spose ed invitati. Una potenza a Phnom Penh, tant’è che brigano per organizzare il campionato mondiale della categoria che quest’anno si tiene a Manila e gestito dalla Asia Pacific Hairdressers and Cosmetologist Association (APHCA).  Nella foto la campionessa nazionale.

La moglie arriva a casa dello sposo in una macchina simile a un albero di natale, vestiti con abiti eleganti (lui), sgargianti lei. Monaci suonano i cimbali, fanno girare un po’ d’incenso, la sposa lava i piedi del marito, vengono tagliati i capelli come sacrificio per la buona riuscita del matrimonio. Monaci e oracoli decidano la data e ciò li rende ancor più simili ai matrimoni indiani, nepalesi, e di gran parte dell’ Asia. Matrimoni arrangiati, spesso, dai parenti ma non per questo riescono male. Si dice che circa il 30% delle spose parla/incontra il marito solo il giorno del matrimonio. Sui giornali si legge spesso di suicidi di giovani innamorati che vedevano la loro storia bloccata dalle famiglie. Non è una cosa nuova perchè i Khmer Rouge obbligavano le donne (si dice 250.000) a sposarsi in base a ragioni di partito, economiche, di ripopolamento. Come in tutta l’Asia accade che gli sposi siano giovanissimi, bambini. La dote, a volte, distrugge l’economia domestica della famiglia della sposa.

Sui matrimoni sono nati ogni tipo di business, tant’è che l’anno scorso il governo sospese i permessi alle donne cambogiane che volevano sposarsi con gli stranieri, preoccupato dal crescente numero di donne abbandonate e tornate in patria in miseria. La stessa International Organization for Migration (IOM) segnalava la gravità del problema. Si scoprì un vero e proprio business specie con la Corea del Sud, che fruttava qualche centinaio di dollari alla moglie ma migliaia alle agenzie. Solo nel 2007, 1800 donne finirono in Corea, molte furono rispedite indietro (senza un soldo) dai mariti scontenti.

Ovviamente ci sono leggi, convenzioni internazionali, organizzazioni a protezione dei diritti umani che dovrebbero vigilare, controllare, reprimere gli abusi. Diritti dell’uomo, uno dei cavalli di battaglia (prima dei cambiamenti climatici) dell’industria dell’assistenza un po’ sfioriti in questa parte del mondo.

Pochi giorni fa 20 profughi Uighuri sono stati rimandati in Cina, dopo che avevano chiesto asilo politico a seguito della repressione nello Xinjiang, dello scorso luglio.L’UNCHR (organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati) se n’è fregata altamente (o è esemplare nell’incapacità) e i venti poveretti finiranno in qualche gattabuia cinese (se va bene). Il governo cambogiano è stato ripagato con una serie d’accordi che faranno fluire ben USD 1,2 miliardi. Nell’ ottobre 2008 l’UNHCR aveva dichiarato la Cambogia “paese modello” per aver siglato la convenzione sui rifugiati del 1951. Ricordiamo che qui le Nazioni Unite spendono qualche miliardo all’anno e dovrebbero, dunque, aver qualceh potere.

Qui vicino, in Thailandia, dove aver sbattuto in mare 1000 Rohingya l’anno scorso, adesso stanno rispedendo in Laos 4.000 profughi Hmong (tante donne e bambini). Questa popolazone delle montagne del Laos (e Vietnam) è ancora in lotta per far valere i propri diritti. Questi sono i discendenti dei combattenti anti Pathet Lao (comunisti laotiani) che furono ingaggiati dalla CIA per combattere i guerriglieri vietnamiti, cambogiani e laotiani durante la guerra del Viet- Nam. Ben 300.000 lasciarono il Laos dopo il 1976, la metà di rifugiò in USA. Il Primo Ministro thailandese Abhsit (si racconta che voglia fare un colpo di stato) ha assicurato “these Hmong will have a better life”. Non preoccupiamoci, l’UNHCR vigila (negli hotels di Bangkok) tant’è che durante la deportazione (avvenuta senza giornalisti e con camions militari) ha “intervistato” alcuni profughi definendoli “people of concern” cioè a rischio di persecuzione. Il buon Abshit se ne è fregato.

Corrono le Borse, si ferma la Cambogia (e altri)

Mentre le Borse continuano a correre in tutto il mondo e la liquidità (iniettata dai governi) le fa rifiorire (insieme alle banche e agli operatori finanziari), sembra diversa la realtà nel mondo produttivo, per chi ci lavora e per le economie più fragili.

Scendiamo nella calura della Cambogia dove sta passando l’euforia della corsa alle costruzioni, dei capitali stranieri che spingevano corruzione, land grabbing, dislocazione della produzione. In questi dieci anni di corsa (il PIL aumentava del 10% all’anno), il governo ha accumulato oltre USD 600 milioni di dollari (al netto di quelli intascati dal sistema politico) e ora, in molti, chiedono che li tiri fuori per assicurare qualche ammortizzatore sociale in una situazione di crisi.

Nei paesi neo-globalizzati non esistono stimoli per l’economia, protezioni all’industria, sostegni ai lavoratori. In questi paesi chi non ha più lavoro deve arrangiarsi, tornare con la coda fra le gambe a coltivare mais e riso nei villaggi o migrare. La Cambogia, come altri paesi simili, stava entrando con fatica nel mondo economico spinta dai due più strutturati vicini Thailandia e Vietnam, dalla Cina che delocalizzava il tessile e da altri paesi asiatici (fra i quali spicca la Corea del Sud) che investivano nell’esplodente mercato immobiliare con l’intento di fare una nuova Bangkok, a costi minori. Il Governo di Hun Sen gongolava e, senza tanti scrupoli, spediva via i contadini dalle terre comuni (land-grabbing) per affidarle agli investitori internazionali che volevano legno pregiato, gomma e altre risorse naturali e i poveracci dai quartieri da ristrutturare di Phnom Penh. Nelle fabbriche tessili e chimiche i lavoratori avevano i salari più bassi dell’Asia.

Chiaramente, come ovunque, il decennio d’oro ha portato immensi e ineguali benefici, concentrati nel sistema politi-affaristico che domina la Cambogia, come altri paesi simili. Le città hanno visto un aumento di macchine, baretti, prostituzione, case moderne, grattacieli. Dalle campagne arrivavano giovani per cercare fortuna, impoverendo ancora di più il sistema economico e sociale, nel 70% della Cambogia fatto di villaggi di palafitte circondate da risaie non è cambiato nulla, almeno in meglio. Poi la crisi, creata e voluta da lontani trafficanti, con l’immediata conseguenza di un crollo delle esportazioni calcolato mediamente del 44% nei paesi più svantaggiati (dato WTO).

 La shining Phnom Penh fatica a diventare la nuova Bangkok e attrarre aziende e uomini d’affari nei nuovi grattacieli lungo il fiume. Aumenta, invece, lo dicono le statistiche e le frequentazioni il numero di ragazze nei baretti,  aumentano quelli che cercano d’arrangiarsi. Le fabbriche tessili dei cinesi stanno chiudendo a raffica, ormai non si riesce più ad esportare e a trovare manod’opera disposta a lavorare per USD 100 al mese. L’export (specie verso gli USA) crolla del 15 % al mese, ornai da più di un anno e il settore sembra ormai morto (crisi strutturale). 77 fabbriche sono state chiuse (e parte dei guadagni riportati nei paesi investitori, altre 53 hanno sospeso le attività, solo dall’inizio del 2009, dicono dal Ministry of Labour , oltre 30.000 persone sono rimaste senza posto di lavoro, cioè circa 150.000 persone senza reddito. Nelle fabbriche tessili lavorano in maggioranza donne (ragazze) che cercano di mantenersi e passare qualche dollaro alle famiglie nei villaggi. Il 56% della popolazione cambogiana è sotto i 25 anni e spera di trovare un futuro.

Quindi, i dance bar  pieni  di di ragazze, più del solito, che cercano di racimolare qualche dollaro (guadagno medio di una bar girls USD 500-600 al mese) o di trovare un fidanzato, possibilmente occidentale. Le tensioni della crisi economica , (la ricchezza vista e non presa, le disparità, e la mancanza di opportunità) scendono nel sociale e aumentano gli episodi di violenza il Ministry of Women Afairs ha dichiarato che rate of domestic and sexual violence is 22 percent and it is increasing. Il Police Blotter (cronaca nera del Phnom Penh Post) aumenta lo spazio e non racconta solo d’efferate vendette a base di acido gettato in faccia ai rivali d’amore o a scannamenti per questioni di gioco o di soldi ma anche di bande armate di AK-47 che assaltano  i negozietti. Four robbers armed with AK-47s robbed a store vendor in Siem Reap province’s ; A man was arrested in Battambang province’s Ratanak Mondol district after he tried to rape a woman who was washing her clothes at a river on Friday; Two men were arrested for beating up a blind beggar in Phnom Penh’s Dangkor district … tosteal him 11,500 riels (USD 3) e così via.

Intanto nelle campagne scoppiano rivolte contadine per impedire che gli portino via la terra, nel povero distretto di Rattanakiri, a Kampong Thom, Oddar Meanchey. E’ il fenomeno del land grabbing, comune a tutti i paesi poveri anche africani, con l’appoggio (pagato) dei governi. Compagnie multinazionali (spesso cinesi),  nazionali ammanicate,  si prendono la terra migliore per sfruttare le risorse naturali (legno, gomma, minerali) o produrre cereali o riso per i loro mercati in deficit alimentare. In Cambogia tutti i documenti legali di proprietà furono distrutti dai Khmer Rossi e, oggi, la terra è di fatto proprietà dello stato che ne fa quello che vuole. Intorno a Shianoukville, immensi appezzamenti sono inutilizzati ma recintati e di proprietà di pezzi grossi legati a Hun Sen, si attende la speculazione turistica per venderli.

Nella capitale, la gente vagola con gli infernali motorini nella più bella stagione dell’anno, i ragazzi si incontrano sotto l’immenso Ananas (il monumento all’amicizia di facciata con il Viet-Nam) prossimo al fiume, il bel mercato in stile coloniale francese ha visto scendere un po’ i clienti, vicino il nuovo Super Store pieno di ragazzini che guardano le ultime novità della moda e della tecnologia. Nessuno parla dello stanco processo ai vecchi Khmer Rossi che si trascina da più di un anno. Pochi parlano dell’ ex-premier thailandese Thaksin, gran riccone, ricercato nel suo paese per corruzione, ed accolto in Cambogia come capo di stato. Qualche storia di spionaggio, un ragazzo thailandese è finito in prigione per aver passato all sua ambasciata gli orari dei voli di Thaksin e, come tradizione, i rapporti con il potente vicino sono diventati pessimi. Addirittura si parla di blocco delle frontiere. Per adesso ci stanno rimettendo solo i contadini delle zone di confine che non riescono più ad esportare la loro povera cassava (mandioca, manioca, tapioca, yucca) nei vicini villaggi thailandesi.

Re D’Asia

Gran mangiate di dahichura (riso battuto), innaffiate dal chang, riso o orzo fermentato nei villaggi del Nepal per celebrare l’antica festa dell’inizio dei monsoni. Quest’anno in ritardo di due settimane (evento mai accaduto9 ma finalmente arrivato. ” The fluctuating weather system over the Bay of Bengal and northern India had pushed this year’s monsoon some two weeks back, against the early forecast of weathermen. Monsoon normally begins in the second week of June” dicono dal Dipartimento di meteorologia. Si preannunciano piogge torrenziali nei prossimi giorni che faranno felici gli agricoltori ma non chi abita lungo i fiumi, non curati e sempre pericolosi in questo periodo.

Senza il monsone il Nepal non mangia poiché solo il 21% della terra coltivabile è irrigata artificialmente, malgrado 40 anni di progetti internazionali dedicati all’acqua. Come ogni anno esploderanno epidemie di difterite nel Terai (acqua inquinata) e frane e straripamenti faranno fuori centinaia di persone e villaggi. Non è portare sfiga ma è un tragico evento che si ripete ogni anno anche qui malgrado miliardi di euro spesi per gestire i disastri. Inoltre il governo non governa e dunque tutto si fa più difficile. Segnale positivo: il Comitato Centrale dei maoisti ha rigettato la linea del duro Mohan Baidya (a dire il vero anche lui poco convinto) per un ritorno alla guerra popolare e accettato il morbido Prachanda che chiede un governo d’unità nazionale. Ipotesi accettabile anche dagli altri partiti e dall’India che sta manovrando per stabilizzare il paese.

La democrazia ottocentesca, fatta di riti, elezioni, spartizioni non sembra più funzionare (già diceva qualche anno fa l’amico politologo Francesco quando era in forma (carico). I tempi sono cambiati, le società più veloci, i diritti rappresentati dalle opportunità economiche più che dal voto e, quindi, bisogna cambiare tutto. La soluzione, valida anche per la dissestata (politicamente Italia) è votare solo per una lista di ministri, senza più parlamento, controllati da efficienti (non come accade adesso lottizzate e controllate dai controllori) corti costituzionali e dei conti. Se il governo fa dei casini, la sfiducia viene data dalla maggioranza dei governi regionali (eletti con lo stesso sistema). E, secondo, lui tutto fila senza tante perdite di tempo e soldi per la nomenclatura (nazionale, regionale, comunale, etc.). Un ipotesi da rivalutare quando si è meno carichi.

Norodom SihamoniIn Asia si è piantata anche l’alternativa monarchica che, anche quella, almeno qui non funziona. Troppo somari i sovrani. L’ex re Gyanendra Shah sta per compiere gli anni, isolato nel suo cottage a Nagarjuna non si è fatto più sentire ma sta preparando un discorso alla nazione, annunciano i suoi scarsi seguaci. Probabile contenuto: peggio di così non si può andare, i partiti si sono dimostrati ancora una volta inefficienti e corrotti, meglio che torni io. Come già scritto, è troppo tardi, poteva abdicare prima a favore del nipote, e non attirarsi le antipatie indiane e occidentali.

Il suo compleanno non muoverà più cavalieri, elefanti, popolo come accadeva nel passato. Stessa sorte, almeno per il compleanno, sembra subire il dimenticato Re della Cambogia Preah Karuna Preah Bat Sâmdech Preah Bâromneath Nai Preah Reacheanachakr Kampuchea, più noto come Norodom Sihamoni. Lui ha sempre preferito fare il ballerino più che il monarca ed è stato completamente soffocato dal potente, dinamico e populista primo ministro Hun Sen. Il padre, Norodom Shianouk, si è ritirato a Pechino dopo aver governato la Cambogia per 60 anni quando si accorse che, per anzianità, malattie, situazione politica non poteva contare più niente nel suo paese. Abdicò nel 2004 e fra la ventina di figli (legittimi e no) che generò durante il suo regno, gli fu imposto quello meno simile a lui. Timido e schivo, non amante delle donne, senza prole, privo del carisma populista e dell’arte del barcamenarsi del padre è finito a 55 anni a portare fiori all’ambasciata della Corea del Nord, che, sembra, fornisca nerborute e disponibili guardie del corpo (in senso stretto) al sovrano,  large basket of flowers to the DPRK embassy in Phnom Penh on the occasion of the birthday of General Secretary Kim Jong Il. Written on the ribbon of the basket were letters reading “Glory to H.E. Kim Jong Il, the great leader of the Democratic People’s Republic of Korea. Cambodian King Norodom Sihamoni.” Scrivevano i giornali qualche giorno fa.

L’unico che se la passa bene (e detiene potere reale) è il Re della Thailandia (Bhumibol Adulyadej o Rama IX), amato dalla sua gente e gran controllore dei potenti generali e dell’esercito.

Elezioni Bangladesh: sta vincendo il partito laico

bangladesh elezioniMale abituati da tensioni che esplodono anche nei paesi apparentemente più tranquilli come la Thailandia, le elezioni in Bangladesh sono state sorprendentemente tranquille e ben organizzate.
Ha votato l’80% degli oltre 81 milioni di elettori, in un ambiente quasi festaiolo, racconta il Professor Huq.
Eppure queste elezioni sono state più volte posticipate e nello scorso gennaio fu dichiarato addirittura lo stato d’emergenza dopo gravi disordini.
Straordinariamente attivo, dopo aver smesso di lavorare per l’OMS, forse lì era narcotizzato dal generale fancazzismo, il Professore racconta che a Dhaka è comparso anche un allegro Mc Cain che ha dichiarato il voto perfettamente regolare.
Sta vincendo il partito laico dell’Awami League di Sheikh Hasina e la vittoria sembra una valanga e qualcuno già festeggia nelle strade di Dhaka, come a Chittagong, Rajshahi, Khulna, Sylhet and Barisal dove il partito ha preso molti voti.
Sarebbe un risultato molto positivo, dice il Professore, perché eviterebbe ulteriori problemi con l’India che ha già accusato il Bangladesh di fare poco per bloccare i gruppi separatisti (collegati agli estremisti musulmani) dell’Assam che hanno i loro campi fra le giungle del paese. Speriamo che la rivale, Khaleda Zia del BNP, accetti il risultato che si sta profilando, tanto più che il partito fondamentalista islamico del Jamaat-e-Islami (suo alleato) sembra uscire duramente sconfitto da questa tornata elettorale.bangladesh elezioni2
Mi racconta che anche nei villaggi è andata tanta gente a votare e tante donne e giovani, che poi si fermavano a chiacchierare fuori dai seggi, come se fosse una festa e questa, spiega, è una delle ragioni della vittoria di Hasina. Altra ragione è che il BNP governò dal 2001 al 2006 e fu uno dei peggiori e più corrotti governi della storia del Bangladesh.
Qualche problemino c’è stato, scontri fra partiti rivali a Madaripur, tentativi di brogli sparsi ma nel complesso tutto regolare. Grazie Professore, una buona notizia per concludere l’anno.

thaiSe in Bangladesh sembra andare tutto per il meglio si ri-complica la situazione  in Thailandia. 20.000 sostenitori dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra (inquisito nel 2006) hanno bloccato, fino a oggi,  il Parlamento. Le camice rosse (Democratic Alliance Against Dictatorship- DAAD) hanno sostituito quelle gialle e continueranno (finite le feste!)  fino a che l’attuale Primo Ministro (PAD) Abhisit Vejjajiva non indirà nuove elezioni. Bloccata tutta l’attività istituzionale, compreso il dialogo con la Cambogia per risolvere la questione di Preah Vihear.

Asia: i giornali del mattino

rahul-gandhitimes-of-india Il primo sguardo corre all’India e si ferma sulle notizie relative alla vittoria del Congresso ai danni del nazionalista BJP a Delhi, Rajasthan e Mizoram (estremo nord-est). Nessuno se l’aspettava ed è un importante segnale per le prossime elezioni politiche previste a Maggio 2009. Sembra, dunque, che come scritto nel post precedente l’opinione pubblica indiana abbia apprezzato la pressione esercitata sul Pakistan. Viene spinto come nuovo leader del Congresso, Rahul Gandhi, 28 anni, figlio di Raijv e Sonia, bella presenza, studi all’estero ed erede della dinastia che sta governando, direttamente o indirettamente, l’India da 50 anni.
A Mumbai, molti membri della comunità musulmano hanno ridotto al minimo la celebrazione del Bakr-Eid (la festa più importante dopo Eid-ul-Fitr, che conclude il mese di Ramadam. Pochi i sacrifici di animali e l’acquisto di gioielli e nuovi vestiti ma visite negli ospedali dove sono ricoverati i feriti, molti dei quali appartenendo alla comunità. amritsar
L’ Himalayan Times pubblica la foto degli estremisti hindu dello Siv Sena in azione ad Amristar, segnalando il rischio di sfruttamento politico dell’attentato.

I giornali pakistani riportano le dichiarazioni di Qazi Hussain Ahmad, gran capo del partito religioso estremista musulmano Jamaat-e-Islami Qazi said the entire Muslim Ummah, especially Pakistan, was facing serious challenges today, as the entire West, Zionists and Hindus had unleashed dangerous conspiracies to disintegrate the country. He said the Nato forces were invading Pakistan amidst the worst kind of civil war in which Pakistan’s Army was killing its patriotic citizens in the name of war on terror. He said India had taken to renewed aggression and threats to launch attacks on the pretext of the Mumbai incident. E ha ricordato che in questa situazione chi ci rimette sono i più poveri visto che the national economy, industry and agriculture had reached the brink of destruction while lawlessness had made the lives of people worse than hell.qha
In prima pagina le dichiarazioni del governo che rinnova l’intenzione di cooperare pienamente per combattere il terrorismo The military confirms an operation of law enforcement is under way,” it said in a statement issued after Pakistan security forces launched a raid on Lashkar-e-Taiba, an Islamist group widely suspected of being behind the attacks. “There have been arrests and investigations are ongoing,” the statement said, adding further details would be released once preliminary investigations had been completed. Il problema è che non esistendo un trattato d’estradizione fra India e Pakistan non si capisce se e come gli arrestati potranno essere spediti in India secondo la richiesta di Delhi.
Dopo l’azione nel Kashmir Pakistano che ha portato a 12 arresti, altre sono avvenute a contro le sedi di Jamaat-ud-Dawa a Mansehra e Chakdara, zone terremotate. I responsabili dell’organizzazione islamica hanno dichiarato la loro estraneità We are peaceful people and not involved in any act of terrorism. We are also against attacks like the one made in Mumbai. They understand that raids on their offices by the government were carried out under the US and Indian pressure.Intanto l’Unione Europea ha stanziato euro 50 milioni d’aiuti al governo Pakistano.

In Nepal, Hisila Yami, alias Parvati moglie del ministro delle Finanze maoista Battharai e ministro del Turismo ha dichiarato che i maoisti potrebbero ritirarsi dal governo a metà gennaio se continuerà l’ostruzionismo del Congresso (che in realtà fà legittimamente l’opposizione).

phnom-penh-postIn Cambogia si festeggia l’incredibile farsa (ne parleremo in un prossimo post) dell’annuale meeting dei donatori internazionali. In sintesi, per non restare indietro rispetto ai cinesi (USD 275 milioni), gli occidentali stanziano USD 950 milioni per il 2009 (+40% rispetto al 2008) in aiuti internazionali, senza garanzie sul loro utilizzo corretto visto che sono anni che parlano di leggi e norme che il governo cambogiano dovrebbe varare contro la corruzione. Il primo Ministro Hun Sen dovrebbe andare in Italia per risolvere il problema del debito pubblico.

In Thailandia, il partito d’opposizione Democratic Party intende formare un nuovo governo forte di 260 deputati, di cui 24 transfughi dalla precedente maggioranza. I deputati migratori che vivono nelle campagne sono stati minacciati  “In some constituencies in |northeastern provinces, villagers logo_mainwere asked to seal off the houses of MPs which have defected to the other camp [following the disbanding of ruling PPP],” scrive il The Nation. Il Pheu Thai Party che ha raccolto i deputati del passato maggioranza (dopo lo scioglimento dei  partiti che la componevano,  deciso dalla corte costituzionale per brogli eletorali) è deciso a dare battaglia ed accusa i militari di spingere i suoi deputati alla fuga. Non sarebbe una novità, visto che l’ esercito è stato autore di 18 colpi di stati, l’ultimo nel 2006 contro Thakshin, il leader fuggito all’estero, della precedente maggioranza. Del resto l’esercito vorrebbe stabilità, non avere più moltitudini nelle strade a protestare, ridare un immagine al paese. Lo stesso desiderio è espresso dalla comunità finanziaria, già frastornata dalla crisi globale e dalla fuga d’investimenti derivanti dal perdurante chaos thailandese. Insomma il Democratic Party ce la farà. La gente, in un recente sondaggio dell’Abac Poll, vorrebbe che i partiti si siedano intorno a un tavolo e trovino un accordo (40%) o che si vada a nuove elezioni (26%).

Bangkok bloccata: anche le “tigri” piangono

manifestazioni in ThailandiaIl PAD ha atteso un intervento dei militari\sovrano (come nel passato) per una restaurazione della democrazia che non è venuto e sta, ora, attuando una sorta di rivoluzione popolare, come dichiarano i suoi leaders.
Le ragioni: sbarazzassi del Primo Ministro Somchai Wongsawat, cognato dell’odiato ex-premier Thaksin il magnate delle comunicazioni\politico emigrato a Londra per sfuggire alle accuse di corruzione.
Si calcola che oltre 100.000 persone (la media borghesia della capitale), sorrette dai funzionari dello stato (in sciopero generale) siano nelle strade. Allontanate dal Parlamento dalla polizia. Sono ora concentrate nei pressi dell’aeroporto di Don Muang per riprovare, in seguito, l’assedio.
Situazione pericolosa, in precedenti scontri due persone furono uccise e 500 ferite. La Regina partecipò alla cremazione delle vittime, indicando così la sua posizione.
Nei giorni scorsi fra i dimostranti, che da mesi assediano il Parlamento, sono esplose due bombe con un morto e decine di feriti. Ma loro vanno avanti.
Il Governo, eletto democraticamente e non intende, per ora cedere, e rigetta le accuse di corruzione, manovre giudiziarie pro- Thaksin , compravendita dei voti come sostiene il PAD (The People’s Alliance for Democracy).
Nella capitale starebbero arrivando dalle campagne (dove Thaksin è popolare) decine di migliaia di manifestanti per sostenere il governo. Nessuno si augura l’incontro fra i due gruppi e si auspica che resista l’estrema gentilezza thailandese.
L’ipotesi più probabile che il governo s’arrenda. Diverse aziende multinazionali hanno diminuito produzione e posti di lavoro e anche la Thailandia sta pagando la crisi mondiale, aggravata dall’esposizione rilevante della sua finanza nel mercato immobiliare che sta crollando. La crisi politica che dura da un anno non aiuta.

Cambogia: tamburi di guerra

Fighting erupts on border , titola oggi il Phnom Penh Post. Un elicottero thailandese ha sparato sulle linee cambogiane che hanno risposto con missili. Anche nelle scorse settimane qualche scaramuccia era accaduta e tre soldati furono feriti. Continuo a pensare, visto l’assoluta inutilità del territorio per cui si combatte, che sotto ci sia ben altro e che la questione sia destinata a chiudersi.
Probabilmente i ben più lauti giacimenti petroliferi in acque contese (vedi post precedenti) e l’intenzione di sviare l’attenzione delle rispettive opinioni pubbliche sui problemi interni. Come segnala The Nation nel suo titolo Hun Sen bangs the war drum too early (15 ottobre).
La crisi si è allungata e dilatata oltremisura per la crisi politica thailandese. Ormai da mesi l’opposizione chiede le dimissioni del governo con grandi manifestazioni di piazza che dalla capitale si sono allargate al resto del paese, con le prime vittime. Il parlamento e il governo non sono, dunque tecnicamente, nelle condizioni di prendere decisioni quali la definizione dei confini.
Three protesters have been killed and hundreds of others injured, including at least 40 police officers, and more violence in Bangkok is feared. In the most recent bout of serious violence, on October 7, police tried to disperse 2,000 anti-government protesters in front of Parliament using teargas and rubber bullets. Witnesses told Human Rights Watch that they heard loud explosions when police charged the protesters. The blasts nearly severed the leg of one PAD protester, while many others suffered deep wounds and burns.
Since the standoff began in late May 2008, pro-government groups have attacked about a dozen rallies across Thailand organized by the PAD. Human Rights Watch found that many of these attacks were financed and coordinated by members of the governing People’s Power Party (PPP). For example, on July 24, more than 1,000 members of the pro-government Khon Rak Udorn Club, led by Kwanchai Praipana and Uthai Saenkaew (the younger brother of Theerachai Saenkaew, who was then the agriculture minister) used force to break up a peaceful rally of about 200 PAD supporters in Udorn Thani province
.  (The Nation, 15\10; cito le fonti per rispettare le giuste richieste di un gentile commentatore)
L’opposizione ha addirittura chiesto all Forze Armate d’attuare un colpo di stato morbido come avvenne nel 1976.
Le tensioni economiche degli ultimi giorni, i ritardi d’interventi strutturali sui mercati finanziari (speculazione monetaria e sulle materie prime) da parte dei governi prima del grande botto, sono costati meno cari in Oriente ma, anche lì, la crescita si è rallentata. Con tutte le conseguenze sui più deboli.
In Cambogia vi è grande preoccupazione poiché la crisi economica internazionale, partita dal settore immobiliare, rischia di ridurre pesantemente i grandi investimenti per costruzioni che la Cambogia sta ricevendo (vedi post precedenti). In Cambogia non c’è la Borsa che si prevede creare nel 2009 con l’aiuto dei sud-coreani.
Ecco allora Hun Sen che chiede un prestito alla Cina di USD 300 milioni “We need some hundreds of millions … $300 million is a small amount for China” ha dichiarato. Nello scorso anno già USD 600 milioni sono stati prestati dai cinesi.
Nei giorni scorsi ha ricevuto usd 35 milioni dall’Asian Development Bank e 9 dall’ UN World Food Program. Gli obiettivi: intervenire nella crisi alimentare che sta investendo i 500.000 abitanti del bacino del lago Tonle Sap, i cui redditi e alimentazione dipendono dal pescato, insufficiente per acquistare il riso (il cui prezzo è raddoppiato nell’ultimo anno) e integrare la dieta.
“Our target is to get food on the plate within three weeks, but we need to make sure the system is fully transparent first,” dice il Country Director dell’ADB, Arjun Goswami.
Mentre tuttti chiedono, da anni, maggiore trasparenza al governo, la Cambogia è ulteriormente scesa nella classifica sulla corruzione stilata dall’autorevole Transparency International, passando dal 162 posto nel 2007 al 166 nel 2008; cioè il quarto posto fra i paesi più corrotti del mondo.
Eppure, l’attuale sistema politico, è stato costruito anche grazie a una delle operazione più brillanti delle NU (come è stata da loro stessi definita); una specie di governo diretto delle stesse UN per circa due anni (1992-1994), dopo il ritiro delle truppe vietnamite. Per consolidare l’operazione (UNTAC, costata USD 1.6 miliardi di allora, con oltre 20.000 funzionari e militari internazionali), la Cambogia ha continuato ad essere uno dei paesi più aiutati del mondo (in proporzione al numero degli abitanti) con oltre USD 800 milioni annui.
L’industria dell’assistenza è, infatti, una delle principali del Paese; sono presenti tutte le sigle delle UN e ben 450 NGO, molte delle quali con propri ristorantini, cafeteries, bakery, discoteche, aperte (esentasse) nel centro di Phnom Penh.
Questo schieramento di finanziatori non ha impedito (ma ha forse favorito) il crescere della corruzione e malgoverno propedeutica ad enormi diseguaglianze di reddito, persistente povertà (33% degli abitanti con meno di USD 600 annui) e disgregazione sociale (prostituzione e sex trafficking).
Fattori che sembrano confermare la teoria sempre più diffusa secondo cui l’attuale “sistema” della cooperazione internazionale crea più danni che benefici.
Più soldi arrivano, più Hun Sen e la sua banda sono contenti, poi, forse, qualcosa rimarrà anche per le centinaia di famiglie di Borei Keila (molte con famigliari sieropositivi), che stanno per essere scacciate da Phnom Penh, o per le 1000  di Kandal, che come tanti contadini cambogiani, si vedranno portare via la terra a beneficio di qualche multinazionale.
                                                        Meglio suonare i tamburi di guerra e attaccare la Thailandia.

linee fragili

Mentre a Kathmandu tutti attendono un qualche segnale di vita dal nuovo governo e nessuno, per ora, protesta contro lo stato di abbandono dello stato (benzina, gas, sanità, luce elettrica, traffico, monumenti, etc.), nella benestante Thailandia continuano le proteste. Se i tailandesi avessero gli stessi problemi del Nepal avrebbero già assaltato i ministeri in-competenti per farsi giustizia. In Nepal invece si combatte fra poveri, vandalizzati gli ospedali e picchiati i medici per la malasanità, i venditori di gas per la penuria, gli autisti dei minibus per l’aumento delle tariffe.I comunisti moderati (UML) finalmente entrano nel governo ma nessuno più parla della stesura della nuova costituzione. L’Assemblea Nazionale avrebbe due anni per redigerla (di cui 6 mesi già passati). Aiuti sparsi e disorganizzati raggiungono solo parzialmente le zone indondate dal fiume Kosi.

Mentre si legge, con orrore, che l’Encefalite Giapponese (una specie di meningite trasmessa da particolari zanzare) si è estesa dai villaggi dimenticati del Terai a Kathmandu. Circa 50 casi segnalati negli ospedali cittadini con vittime i soggetti più deboli: vecchi e bambini.

Le cause, inquinamento, migrazione, etc. Ma l’UNICEF aveva stanziato nell’anno fiscale 2006-2007 circa 130.000 euro (la metà dello stipendio annuo di un medio funzionario dell’organizzazione) per una vaccinazione di massa, purtroppo l’azienda da cui si dovevano comprare i vaccini non rispettava le Good Manufacturing Practices stabilite dalle NU e, dunque, non si è fatto niente. Lo stesso nel 2006 “the government failed to conduct vaccination programm on time” scrive il Kathmandu Post del 21 agosto 2008 in un articolo sulla questione..

Il ministro della sanità è diventato presidente del Nepal e i somari delle NU che foraggiano per il 50% il ministero della sanità Nepalese e, dunque, dovrebbero controllarlo e attivarlo (la famosa good governance) sono ancora al loro posto pagati dalle tasse dei contribuenti.

Meglio tornare a Bangkok dove migliaia di manifestanti, occhiali da sole firmati (falsi), magliette modaiole, cartelloni ben stampati al computer, hanno rinnovato la richiesta al Primo Ministro Samak di andarsene. Lui non ci sente, come la Gran Bretagna che ha rifiutato l’estradizione del ricchissimo ex primo ministro Thaksin, accusato di corruzione e proprietario di una squadra di calcio inglese.

Sono tre mesi che i tailandesi manifestano (qualche centinaio gli arresti) in modo pacifico impedendo l’accesso alla sede del governo (Government House) nel centro della capitale. Un gruppo di duecento poliziotti è rimasto bloccato nel compund senza cibo.

Si profila la minaccia d’arresto per i leader del People Alliance for Democracy (PAD) che accusano il PM di proteggere Thaksin e di volere la repubblica. Si profila anche, come già accaduto, un colpo di stato morbido della forze armate (cioè monarchia) per far dimettere (stile il pakistano Musharraff), gentilmente alla tailandese, il controverso PM, del resto anche per la prospera Thailandia qualche problema economico sta affiorando.

Oltre Nepal e Thailandia la linea di fragilità passa per il Pakistan, Bangladhes (dove opera un governo non eletto), Birmania, Sri Lanka (in eterno conflitto).

Truppe nel tempio

 

Movimenti di truppe ai confini fra Thailandia e Cambogia per la vecchia questione del possesso di qualche pezzo di terra intorno ai templi di Preah Vihar. Faccende manipolate per ragioni politiche dall’opposizione thailandese che accusa il premier Samak Sundaravej (oltre che d’incapacità e corruzione) anche of ceding territory to Cambodia with their support for the temple listing.
preah vihearIn effetti la Thailandia ha appoggiato la decisione dell’UNESCO di considerare il complesso di templi patrimonio dell’umanità (con grandi feste da parte dei cambogiani). Una decisione che non ha alcun effetto né sulle annose dispute di confine né sui necessari lavori di restauro del complesso. Ormai mezzo mondo è considerato patrimonio dell’umanità compresa la distrutta Valle di Kathmandu senza che questa definizione formale implichi qualche iniziativa per proteggere il patrimonio artistico ed architettonico.
Da parte Cambogiana, il fortunato primo ministro Hun Sen gongola; può sfoderare i muscoli per difendere quello che i cambogiani considerano uno dei simboli della nazione, in periodo elettorale. I Khmer, inoltre, non amano i ricchi e presuntosi Thai. Nel 2003 una folla inferocita assaltò l’ambasciata e i negozi thailandesi, solo perché era girata la voce che una starlet thai aveva dichiarato che Angkor Wat doveva tornare alla Thailandia.
Al centro della bandiera cambogiana sono disegnati le torri shikkara di Angkor, simbolo dei tempi lontani in cui l’impero Khmer dominava il Laos, parte del Vietnam e le montagne Isaan dell’odierna Thailandia; si parla dell’XI secolo.
Preah Vihar si trova proprio fra le montagne (Dangrek) che segnano gli odierni confini. Il complesso di templi dedicato a Shiva Signore delle Vette (Sreysikharesvara) s’allunga su una alta collina che domina un’ampia vallata. Proprio sotto, a 200 metri di distanza, sono acquartierati 800 soldati cambogiani e 200 rangers thailandesi. Speriamo che la noia, il caldo e la pioggia non faccia scoppiare qualche scintilla.
I massi scompigliati dal tempo, i serpentoni protettori delle Acque (Naga) e le splendide pietre scolpite con le immagini di Shiva, di Kala (il Signore del Tempo) e dei Dikpala (Guardiani delle Direzioni) è arte d’origine indiana come il Linga che veniva venerato nel tempio centrale.
La forma dei templi, allungati verso il cielo, riportano al monte Meru, il Centro del Mondo e dimora delle divinità. Per cercare il contatto con esse, in tempi migliori, nelle tre costruzioni studiavano e meditavano monaci, sovrani e alti dignitari per trovare armonia e guidare con giustizia il popolo. Le entrate furono costruite per offrire alla divinità il primo raggio di sole dell’alba. Preah-Vihear
Negli ultimi anni, le mura dei templi hanno visto arrendersi i soldati fedeli al dittatore filo-americano Lon Nol ai Khmer Rouge (1975) che a loro volta s’arresero proprio qui nel 1998. Qust’area, nei secoli, passò da un paese all’altro, fu riempita di mine durante la guerra civile e tornò praticabile solo nel 2003 con il rifacimento e la bonifica della strada da Siem Reap.
Prima di allora e, anche oggi, per i visitatori era più comodo arrivarci dalla Thailandia e del resto anche il complesso di Angkor (oltre due milioni di visitatori annui) è integrato nei pacchetti turistici thailandesi.
Nel 1962, forse per tenersi buono l’altalenante Re Norodom, la Corte dell’Aia decise, finalmente, che il tempio e l’area circostante erano sovranità cambogiana, decisione mai riconosciuta dalla Thailandia.
Anche in questi giorni qualche decina di thailandesi s’è raggruppata alla frontiera per richiederne il possesso. Un gruppetto, malgrado la chiusura del confine, s’è infilato, è stato arrestato e ciò ha provocato l’invio di truppe thailandesi. Un po’ di spettacolo, come detto, per i politici di Phnom Penh e Bangkok. Intanto la gente dei villaggi scappa, di combattimenti ne hanno visti abbastanza.

 

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