Dai villaggi del Nepal, i disastri delle ONLUS italiane

Aprile 24, 2009

donna-e-bambinoStagione brutta per i raccolti in Nepal, il monsone è stato debole e il mais e il riso sono scarsi. Si stima un calo della produzione agricola intorno al 20-30% cioè due-tre mesi in meno d’autonomia alimentare per le famiglie. Situazione più grave nei distretti collinari centro-occidentali dove è abituale il deficit alimentare. Le solite ragioni: l’agricoltura dipende dalle piogge monsoniche niente è stato fatto malgrado ingenti investimenti internazionale da decenni per migliorare il sistema idrico (conservazione, pozzi, tanks, etc.) e l’ irrigazione dei campi. Il Nepal è uno dei paesi con le maggiori risorse idriche mondiali ma queste non vengono gestite. Un recente studio di un gruppo di economisti nepalesi (Is foreign aid working?) riporta che nel periodo 1990-2005 oltre il 50% degli aiuti internazionali sono stati destinati a sviluppare il settore energetico, l’agricoltura e il water management (7 miliardi di dollari). A Kathmandu si usano le vecchie fontane, la luce manca per 12 ore al giorno, nei villaggi non si riesce a fare raccolti sufficienti per sopravvivere e la gente deve camminare per chilometri per raccogliere l’acqua per bere e fare da mangiare.
Questa è anche la situazione dei villaggi del Timal (Kavre) dove iniziammo a lavorare nel 2003, anche lì è tutto secco e i raccolti sono stati scarsi. Fa caldo, e, forse per questo la gente sembra più incazzata.
Se non altro, prima del 2007, qualche progetto funzionava per assicurare educazione, salute, integrazioni alimentari a bambini e famiglie. L’unico che và avanti un po’ incasinato è quello per portare l’elettricità alle 60.000 persone che vivono in quest’area, solo grazie alle comunità .
Incontro insegnanti, gente dei villaggi con cui abbiamo lavorato e condiviso esperienze per anni e mi parlano con rabbia e amarezza della progressiva chiusura di tutte le attività iniziate allora: niente più distribuzione due volte all’anno di materiale didattico a 6000 bambini; licenziamneto per decine d’insegnanti; fine del progetto sanitario, delle visite mediche e delle analisi fatte a oltre 4000 bambini e 300 famiglie, dell’idea di creare un sistema assicurativo per garantire ricovero ospedaliero gratis, niente più integrazioni alimentari per 850 bambini degli asili, , fine delle classi di sostegno per i ragazzi sponsorizzati da sostenitori italiani iscritti nelle scuole secondarie, fine del supporto all’unica scuola superiore costruita nella regione (10+2) scuole costruite e non finite (come quella di Chapakori, ne avevamo già parlato) e via discorrendo.
Adesso mi raccontano, l’Ospedale di Dhulikel si è stufato di lavorare con questi cialtroni di mandare gruppi di medici a visitare i bambini dei villaggi quindi l’intervento sanitario per i bambini si è ridotto a : “arriva un dentista di una clinica privata di Kathmandu, ci guarda i denti, dice dobbiamo fare questo e quest’altro e poi arco barsa betulla (ci vediamo l’anno prossimo). La gente ride quando li vede arrivare e pensano a quanto questi spendono per non fare niente.
Breve descrizione della situazione in risposta ai numerosi sostenitori di bambini nepalesi che sperano di far qualcosa per i bambini di Kavre (Timal) tramite l’ ONLUS italiana CCS Italia (Centro Cooperazione Sviluppo) nelle scuole di Naryansthan Thulo Parsel Bolde Pediche, Chapakori, Sarsyurkarka. Le sigle sono NCS, NKS, NN (tutte), NSB NSH, NT (tutte), NBD, etc.
Misfatti scritti da tempo dagli operatori locali, alcuni dei quali licenziati per questo, e dallo stesso Social Welfare Council (l’ente governativo, oggi finalmente ristrutturato incaricato di vigilare e controllare le presunte attività delle INGO). Nei giorni scorsi Evaluation Team del Social Welfare Council ha fatto il giro dei villaggi riscontrando e ufficializzando in un rapporto questo disastro e ripetendo cose già scritte l’anno scorso. Gli scrocconi in Italia se ne fregano basta raccogliere soldi.
Eppure i soldi arrivano, come anni orsono, ma si fermano a Kathmandu e in Italia.
Su 100 euro che uno sponsor italiano versa 45 sono usati dalla sede italiana per stipendi, viaggi, meetings, consulenti per la qualità (avanti e indietro per i paesi) per il webmarketing, per la comunicazione, per i progetti, per incontri di team building per decine di persone a Rapallo.
Dei 55 euro che arrivano in Nepal più della metà sono mangiati da una banda di 25 persone locali pagate mediamente (1000 euro+benefits) e da un inutile espatriato o missionario laico (euro 2500 netti+benefits). Questi fanno gran cooperazione a favore degli hotels a 5 stelle con meeting e workshop (basta guardare il sito e le attività contenute nell’AIN, l’associazione delle INGO nepalesi). Dati tratti dal Bilancio 2007 di CCS Italia ONLUS).
Per i bambini dei villaggi ne restano meno di 25 e neanche questi arrivano e non si sa dove vadano a finire.

Poiché parte degli attuali amministratori del CCS fanno parte del sistema politico-affaristico (dal PSI in poi) che ha saccheggiato da decenni l’Italia alla faccia dei cittadini non sorprende che lo stesso avvenga per i beneficiari nepalesi. Applicano gli stessi metodi.
Qua, però, spero che la gente s’incazzi e fortutamente, ciò sta avvenendo.
Un preside mi racconta che la Country Director nepalese tale e furba Chanda Raj (euro 1500 mensili+benefits, (mentre il maoista Prachanda primo ministro ne guadagna 750) si vede 1 volta all’anno, troppa polvere e fatica. E, aggiunge bisognerebbe mandare la sua foto ai sostenitori italiani visto che i soldi destinati ai nostri bambini se li prende lei.
Poi con una faccia di merda, questi delinquenti si presentano nei villaggi e propongono un accordo con le scuole che prevede un versamento annuo (medio) di Rs. 80.000 (euro 800) per assicurare educazione, libri, insegnati magari a 200 bambini sostenuti. Cioè euro 4 per ogni bambino su 252 versati all’anno da un sostenitore italiano.
Questa proposta è fatta dai funzionari nepalesi di CCS Italia che guadagnano, per gozzovigliare a Kathmandu, euro 1000 al mese. (in un paese in cui il reddito procapite è euro 600 all’anno)
Con questi soldi dati alle scuole, mi dice un insegnante questi pagano una persona per fare le lettere e le foto dei bambini sostenuti da spedire in Italia, per raccogliere soldi per stipendi e prebende ai funzionari nepalesi e italiani di CCS Italia.
La gente dei villaggi è presa in giro da un gruppo di delinquenti e incapaci. Mi chiedono cosa possono fare, perchè tutto quello che si faceva prima per bambini e famiglie è stato distrutto.
Non ho parole. Se non contribuire a far conoscere questi misfatti ai sostenitori italiani che già mi hanno scritto esprimendo dubbi sulla capacità e serietà di CCS Italia (del resto basta leggere la pochezza delle attività nel loro giornalino).
Non è facile trovarle, ma sicuramente, ci sono associazioni migliori dove donare ed esprimere solidarietà.


Finti laptop da 10 dollari e altri strani progetti in India e Nepal

Febbraio 5, 2009

lavagnaSe la ridono, in India,  del minicomputer da 10 dollari (500 rupie) tanto pubblicizzato e inventato dal Vellore Institute of Technology, Indian Institute of Science, Bangalore, IIT-Madras, UGC University Grants Commission) e MHRD (Ministry of Human Resource Development). Il Times of India titola oggi Govt’s much-awaited $10 laptop turns out be a joke.
Il giochetto non ha niente a che fare con un laptop ma è una cd. computer device con poca memoria e un video che fa perdere diottrie agli utilizzatori.
Il governo indiano, promotore dell’iniziativa, stà già facendo una imbarazzata retromarcia dicendo che questo è un primo passo diretto a colmare il divario digitale fra ricchi e poveri, città e campagne. Nel giocattolo, 2 GB di memoria, è stato copiato il portale educativo gestito dal ministero dell’educazione Sakshat, già di per sé essenziale.
Qualcosa di simile ogni tanto accade anche in Nepal quando qualche turista della cooperazione s’inventa stravaganti progetti senza futuro né sostenibilità. E’ il caso della superfinanziata Nepal Open Learning che ha iniziato a dispensare in alcune scuole di Kathmandu una specie di laptop lanciato da Nichols Negroponte in una strombazzata campagna mondiale One-laptop-per-child (OLPC). Il costo dello strumento USD 100, non è poco per un giocattolo nei paesi poveri e rappresenta il 20% del reddito procapite di un nepalese.
Strumenti che hanno dimostrato la loro inutilità e che, specie nel caso nepalese, hanno destato sospetti per lo sfruttamento commerciale di un presunto progetto umanitario. C’è chi dice che l’iniziativa di Negroponte sia diretta a propagandare il suo sistema operativo I hate Windows as much as anyone (and more than most) but does this not kind of lay bare a really unpleasant truth about the OLPC project — namely that it was never about education or poverty or helping kids and was, rather, all about a bunch of amateur techies trying to prove that they could make a better computer than Microsoft and Intel?
La cosa certa è che entrambi i progetti latitano di buonsenso. Molti hanno ricordato che la maggior parte dei villaggi non ha elettricità né alcun collegamento ad internet <(c’è un idea adesso di un satellite finanziato da Israele). Anche fornire un vero computer alle scuole sarebbe insufficiente senza un preventivo e lungo lavoro di sensibilizzazione e formazione sul suo utilizzo. Chi lavora nelle aree rurali ricorda che vi è un analfabetismo (per la lingua nazionale) del 40%, che su 100 studenti iscritti al primo anno della scuola primaria solo 30 finiscono il primo ciclo, che l’inglese (con cui lavorano i sistemi operativi) non è parlato né dagli insegnanti nè dagli studenti e che, in molte areeil-giocattolo mancano banchi, libri, quaderni, penne e insegnanti e anche scuole decenti.
Dove lavoravamo noi a Kavre (ma il fenomeno è diffuso in tutta l’Asia) i bambini parlavano la lingua locale (il Tamang) e impiegavano anni per imparare il nepalese. Certo se questi progettini, come l’ OLPC fatto in Nepal, si limita a spedire qualche turista nelle scuole di Kathmandu e a regalare dei giocattolini colorati, niente di male, ma spacciarlo come cosa utile è un’altra cosa.

A Kathmandu i bambini più fortunati (cioè iscritti nelle scuole migliori (dove opera OLPC) possono accedere senza difficoltà a computers veri, per la maggioranza i problemi sono gli stessi delle aree rurali. Le priorità nei sistemi educativi indiano e nepalese sono altre e lì dovrebbero concentrarsi attenzione, risorse ed energie Per farsi un po’ di pubblicità basterebbe regalare qualche computers vero agli istituti universitari pubblici tecnici e scientifici dove non hanno neanche le lavagne.
Comunque, almeno in Nepal dove qualcosa è arrivato, tutti contenti (insegnati, autorità scolastiche) quando viene regalato qualcosa senza impegno né lavoro.
Qualche anno fa distribuimmo in molte scuole un kit regalatoci da UNICEF contenente dizionari, libri per gli insegnanti, vocabolari e diverso materiale didattico per rendere più interessanti le lezioni. Avevamo visto che qualche mese prima analogo materiale distribuito in villaggi vicini da Save the Children per gli asili era diventato cibo per i topi, perchè nessuno aveva seguito gli insegnanti nella sua utilizzazione.
Noi cercammo di coinvolgere gli insegnanti (già generalmente scazzati per i bassi salari e l’assenza di motivazioni e formazione) nell’utilizzo del kit, fare training sul materiale, lavorare insieme per migliorare la qualità dell’insegnamento e, dunque, il loro lavoro. A qualcosa servì.


Una storia d’amicizia e amore

Gennaio 11, 2009

Questo film racconta cosa spinse l’ONLUS 12 Dicembre a nascere, a collaborare con i nostri progetti per l’educazione e la salute per i bambini Tamang di Kavre (Nepal) e un significato per le parole amore e amicizia.

Il film (un pò ridotto per collocarlo su YouTube) è stato girato da Matteo Bellizzi e da alcuni suoi amici.


Strane ONLUS: diritti del lavoro in Nepal

Settembre 24, 2008
scuola nei villaggiChandra Mainali è un bhaun (brahmino) povero; faceva l’insegnante in una scuola secondaria in un villaggio sperduto fra le colline di Kavre, ha tre figli che studiano, una moglie, un pezzetto di terra in cui coltiva mais, una mucca (per il latte per lui sacro) e qualche gallina. Guadagnava Nrs. 7500 al mese (75 euro) e s’impegnava nel suo lavoro d’insegnante, nelle ore libere collabora con la ONLUS di cui abbiamo parlato (quando era ancora una cosa seria), distribuiva libri e faceva un po’ di training ai suoi colleghi, spiegava alla gente dei villaggi il senso e le opportunità dei progetti, insomma era una persona che voleva partecipare. Ora è stato licenziato (su due piedi, tanto per esportare i diritti del lavoro) e come lui altre 12 insegnanti (con famiglie hanno perso reddito circa 60 persone).
L’ho incontrato abbattuto in un bhatti (tea shop) nel villaggio, cercava spiegazioni. Gli ho solo potuto dire che cercerò di far conoscere ciò che è successo, sperando che chi dona continui a donare ma controllando, verificando chiedendo spese e risultati. Molti dei dati che ho scritto in questi 4 posts sono disponibili a tutti coloro che finanziano questa ONLUS e che dovrebbero essere gratificati non solo dall’idea di sostenere un bambino ma anche dal voler conoscere il Paese, i problemi delle comunità in cui il bambino sostenuto vive e, più importante, i risultati dei soldi donati.
A questo proposito Salam mi chiede di pubblicare queste due foto, la prima è la scuola primaria Saraswati (Bolde Pediche-Kavre) costruita nel 2006 quando tutto funzionava (in Italia e in Nepal); la seconda è la scuola Radha Krishna di Chapakori la cui costruzione decisa nel 2006 non si è ancora completata e non si prevede si completerà, lasciando i muri a secco e a rischio di crollo. La ragione mancanza di soldi per sprechi, stessa ragione per i licenziamenti (vedi posts precedenti)scuola radha krishna non finita.
scuola saraswati-bolde pediche 2006
Voglio raccontare qualche altra storia per concludere il triste ciclo.
Nel 2004 una multinazionale del sostegno a distanza iniziò un progetto a Kavre in collaborazione con il locale DEO (District Education Office) e una ONG di Kathmandu capeggiata da parenti di potenti politici (fortunatamente poi espulsa dalla zona dai maoisti per sospetta corruzione). Il progetto era diretto “for the promotion of quality primary education, and creating opportunities for younger children to enjoy positive early childhood environment at different settings“, il nulla. E si aggiungeva “increased partecipation of community and parents and schools to create replicate model program (sottolineato nell’originale).
Per fare queste cose spendevano euro 100.000 anno e l’unico obiettivo concreto in cinque anni sarebbe stato di  arredare e dotare di materiale didattico 13 asili. Gran parte dei soldi sono finiti in District Level Workshops, Inservice Training (?), Salary (riporta il budget allegato).
I villaggi sede del progetto erano Meche e Chapakori (ca. 8000 abitanti e 200 bambini in età d’asilo), sempre a Kavre-Thimal. Di questo progetto non è rimasto niente, due solo asili più o meno funzionanti e gli stessi insegnanti sottoposti a trainings ripetuti sono stati spostati in un’altra area per fare i facilitatori per altri insegnanti.
Non distante da questi villaggi, altri squilibrati hanno costruito toilets per circa 600 famiglie, senza richiedere contributi delle comunità, senza badare al reddito dei beneficiari (l’hanno costruita anche in una casa di un ministro che abita stabilmente a Kathmandu). La gente era abituata a farla nei campi e ha continuato a farla lì, utilizzando le toilets come depositi; i pochi che hanno usato le nuove costruzioni hanno avuto problemi di inquinamento dell’acqua domestica e malattie derivate. La cosa stravagante è che nelle scuole mancano servizi igienici adeguati e controllo delle acque bevute dai bambini, ma questi somari neanche ci hanno pensato.
Potrei continuare per giorni, raccontando le false Home per i bambini di strada di Kathmandu, ONG nepalesi comprate da stranieri per spillare quattrini con falsi progetti, finte coltivazioni di funghi a Pinthali, i Off-season vegetable Training a Bhimkori, e via discorrendo. Per rimanere nelle INGO/ONLUS e non andare nelle più grandi finzione del “sistema delle NU”.
C’è poi chi s’inventa progetti in partnership con cliniche private come mi racconta Sujan, direttore dei programmi comunitari dell’Ospedale di Dhulikel (una delle più serie e funzionali strutture ospedaliere no-profit del Nepal.
This strange fellows of the italian ONLUS organized some dental camps with a private clinic, People Dental CollegePvt. Ltd” giving a lot of money to the owners, which are Shestra” e se la ride, ricordando che molti dei nuovi funzionari della ONLUS hanno questo nome.
direttore clinica privatapresidente clinica privataMi sono preso la briga di dare un occhiata al sito (commerciale) e scaricare le foto dei proprietari (a sinistra), dai quali, non per essere lombrosiano, non comprerei neanche una bicicletta.
Ma, continua il medico serio e preparato, “they visited 350 children, they organized training and meetings, they produced unusefull papers but there is no chance to give any treatments to the patients“. Sujan continuò spiegando che i programmi dentali nelle aree remote sono fra le cose più inutili poiché ci sono altre gravi priorità (vermi, sottonutrizioni, malattie della pelle, emergenze sanitarie), perché è impossibile intervenire nelle malattie dentali per assenza di attrezzatura e perché gli interventi sarebbero in ogni caso costosissimi.laboratorio d
In effetti l’ONLUS italiana ha speso per tutta questa montatura oltre euro 20.000 e la cosa è finita lì, i bambini sono rimasti con le loro bocche aperte, con le carie, con i denti storti o mancanti. L’unico risultato se l’è portato a casa l’ONLUS italiana che ha pubblicato sul bel giornale quadricromico (e perciò costoso) un articolo dal titolo sublime Nepal, Le carie sono avvisate. Rimangono, infatti solo, avvisate.
Speriamo che Salam (vedi posts precedenti) si trovi un lavoro nel profit, sarebbe più redditizio per lui e, sicuramente avrebbe a che fare con persone più serie.

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Che bel bilancio: ONLUS italiane in Nepal (2)

Settembre 18, 2008

 Un missionario mi scrive dal Terai, a proposito del post precedente sulle ONLUS in Nepal. Lui lavora da anni con le comunità Chepang, una delle etnie dimenticate del Nepal.

Sono circa 50.000 e vivono in villaggi arrampicati sulle prime colline che salgono dalle piane del Terai. L’esempio della loro marginalità è in questo dato: nella storia solo 3 Chepang sono riusciti a raggiungere il SLC (School Leaving Certificate), l’equivalente del nostro diploma. Il missionario ha creato una scuolaostello che consente a qualche centinaio di bambini di frequentare la scuola primaria. Anche lui si trova in difficoltà con l’ONLUS in questione e quasi strozzato dagli accordi imposti e dal ritardo e taglio dei fondi pattuiti.

Inettitudine, burocrazia e formalismi stanno affondando un’altra realtà di speranza. Come già scritto, è fenomeno generalizzato e tutti copiano il peggio degli altri. Gli accordi proposti, scrive il missionario abituato a lavorare con sostanza e non forma “are ‘carbon copied’ from the MOU of some other larger organizations which are not suiting to the situation of the partner organizations” Il risultato l’ONLUS ” has become too far from the partner organizations”. La ragione: The huge number of officers appointed in italian Office often intrigues me. Before, five or six people managed all these programs. My annoyance increased when I read in your post their very high salary.

 Intanto il povero missionario è in giro per il mondo a cercare fondi per la sua scuola per i bambini Chepang, perché il suo budget è stato tagliato. 

Nello scorso post mi è un po’ scappata la mano dopo essere stato nei villaggi e aver visto e parlata con contadini e insegnanti, stupefatti e preoccupati perché tante cose che avevano contribuito a creare e su cui contavano per i propri figli e scolari stavano, progressivamente scomparendo. Indignazione che ogni tanto deve fluire.

Anche Salam, come il missionario e tanta altra gente mi chiedeva la ragione. Si domandavano perché, pur essendo il numero dei bambini sostenuti sempre uguale (e dunque i fondi teoricamente a disposizione) si era giunti, perfino, a tagliare le integrazioni alimentari ai bambini degli asili (per più di 800 bambini). 

La risposta è nei numeri del Bilancio che quest’ONLUS ha depositato nel 2008 e relativo al 2007su 100 euro che ogni sponsor versa per sostenere un bambino del Nepal ne sono utilizzati per i progetti solo 25. E in un prossimo blog vedremo come questi sono, spesso, mal spesi. Se qualcuno si pigliasse la briga di spulciare con attenzione i bilanci di altre organizzazioni  ne scoprirebbero delle belle. Per non perderci nei numeri vediamo quello di questa ONLUS a titolo d’esempio. 

Nel Bilancio di Missione (?) (pubblicato), si legge che sono andati “in attività nei PVS” il 55,5% (68.81% nel 2006) dei fondi raccolti. Il 44,5 è rimasto in Italia (si parla di oltre euro 1.400.000) spese in attività istituzionale (viaggi), costi di struttura (stipendi), etc. Fra la montagna di carte inutile e dichiarazioni formali si può trovare anche un Impegno sottoscritto da tutte le associazione del Forum SAD (Sostegno a Distanza) che s’impegnano a inviare nei paesi l’80% dei fondi raccolti.

Fra le spese balza agli occhi gli oneri diretti (?) che sono così descritti nel bilancio “ Gli Oneri diretti riguardano principalmente il costo delle campagne nazionali di distribuzione volantini effettuate nei mesi di novembre e dicembre 2007 che sono state interamente spesate nell’esercizio.” La cifra per questa operazione è di oltre euro 473.000 (+72% rispetto al 2006), questa brillante e dispendiosa campagna ha portato “durante l’esercizio 2007 il numero delle nuove adesioni è stato di 1.775 unità” se tutte le nuove adesioni (sponsors) sono venute da questo investimento significa che ogni nuovo bambino sostenuto è costato euro 266 (cioè la metà del reddito procapite annuo di un nepalese)

 Per autenticare questi sprechi e cattivi investimenti, questi azzeccagarbugli hanno comprato anche una certificazione (sappiamo quanto vale per le aziende private figuriamoci per certificare fatture e spese scritte in altre lingue e alfabeti). Il bello viene quando si vede quanti soldi sono stati inviati in Nepal e come loro dichiarano di averli utilizzati. 

 Nel 2007 arrivarono in Nepal euro 356.338, secondo la relazione dell’Associazione euro 217.550 sono stati utilizzati per “progetti e sviluppo“, gli altri per spese di gestione. Si parla di euro 150.000 per stipendi, ufficio, labtops ai funzionari, pranzi e cene, meeting in grandi hotels, viaggi in Indonesia, Thailandia etc. (come ha tristemente denunciato il povero Salam). In sintesi significa che se un sostenitore ha versato euro 100 per aiutare un bambino nepalese, euro 45 sono rimasti in Italia; dei 55 che sono arrivati in Nepal 30 se li sono mangiati in stipendi, hotel di lusso, viaggi e cotillons. 

 Con questi numeri e gestione non sorprende che il povero Salam s’incazzi, vedendo che il suo lavoro di 5 anni è stato vampirizzato dai nuovi arrivati (dal 2007 in Italia e in Nepal). Non sorprende che le comunità si vedano abbandonate, né che ai bambini degli asili siano tolte le integrazioni alimentari e che decine d’insegnanti ( e rispettive famiglie) siano senza più reddito).

E’ stata fatta una redistribuzione del reddito come nelle migliori società capitaliste: tanto a pochi e poco a tanti, peccato che l’abbia fatta una ONLUS. 

  Concludo citando i programmi tagliati da una lettera inviata al SWC (Social Welfare Council) l’ente nepalese che si  dovrebbe occupare delle INGO, dalle ONG nepalese di Salam a cui sono stati tagliati fondi e non rispettati gli accordi stipulati. 

 -food integration for around 800 children enrolled in Bal Bikas Kendra (ECDs) -
-rent of Bal Bikas Kendra (ECDs) before supported and founded-
-coaching classes for secondary schools for around 450 students-
-text books for sponsored children sponsored in six and seven classes for around 251 students-
-distribution to all children in primary schools of copy books, pens, pencils and other didactical materials twice at year for around 5000 children sponsored -teachers salary for secondary schools 11 teachers-
-high secondary school (10+2) built by community (in 2006) support-
-health programms for children and community, distribuition of de-worming, water sanitation in schools-
Moreover even the buffalo project directed to the poorest families in the community has been severely reduced.
We heard about plan to further reduce the support of our children for 2009 as well as not start new schools or ECDs building.


Che tristezza: ONLUS italiane in Nepal (1)

Settembre 16, 2008

 

salamSalam ha un viso tondo e buono, la sua storia è quella di tanti Tamang che hanno cercato di sopravvivere migrando a Kathmandu, trent’anni fa, quando era ancora giovane. Ha fatto il portatore nelle strade e nei trekking, la guida e, poi, ha iniziato lavorare per la cooperazione internazionale nel suo villaggio (Thulo Parsel, Timal Kavre). Lì ancor oggi non c’è corrente elettrica, acqua corrente, servizi sociali e sanitari. La gente vive di mais e patate, tantissimi scappano all’estero.  Una persona onesta, seria che crede nel suo lavoro. Un elemento raro fra chi lavora nella cooperazione. La sua NGO, dopo aver fatto piccoli progetti (scuole, sostegno all’educazione), iniziò a collaborare con una ONLUS italiana che, dal 2003, finanziò un programma integrato e apprezzato per migliorare le condizioni materiali e sociali delle sue comunità (educazione, elettrificazione, sanità). Salam ( e isuoi collaboratori, quasi tutti tamang dei villaggi) furono i creatori, ispiratori e organizzatori di questo importante lavoro. Iniziarono a lavorare in modo diverso rispetto alle altre INGO e UN, direttamente con le comunità, senza passare per le burocrazie nazionali e locali.

Quando, nel 2004, fu costruita la prima scuola del progetto (BalBikas a Thulo Parsel) i contadini Magar e Tamang mi mostrarono con orgoglio le mani con la quale l’avevano costruita, racconta commosso Salam, e le spese sostenute, a cui tutta la comunità aveva partecipato. Mi dicevano, con queste mani abbiamo costruito la scuola per i nostri figli. Il luogo era sperduto fra le colline del Nepal. Villaggi distanti e dimenticati dai governi e dalle mafie della cooperazione internazionale.

Salam ha lavorato duro e, negli anni, ha tessuto un rapporto profondo con le comunità, fatto di fiducia e stima. Ciò gli ha permesso di lavorare anche negli anni del conflitto, quando tante organizzazioni internazionali preferirono scappare a Kathmandu. Il suo lavoro ha portato benessere, educazione, salute alla sua comunità; oltre 800 bambini hanno potuto andare all’asilo e ricevere integrazioni alimentari, 5000 ricevevano due volte all’anno materiale didattico che sgravava di costi insopportabili i bilanci delle famiglie, oltre 100 insegnanti sono stati assunti per migliorare la qualità dell’educazione e tante altre cose per la salute, i bufali per le famiglie più povere, etc.

Poi, dal 2007, mi racconta tutto è cambiato in Italia sono arrivati un manipolo di vecchi politicanti (trapassati in diverse repubbliche), qualche bollito ex consulente delle NU (abituato ad essere pagato USD 700 al giorno per dormire nelle conventions) e un paio di incapaci e hanno iniziato a rispettare le regole universali delle ONLUS e INGO: tanto fumo (forma, reports, trainings, workshop in hotel a 5 stelle, improbabili certificazioni) e l’arrosto è bruciato.

Le spese di gestione sono drammaticamente aumentate e i programmi bruscamente tagliati o gestiti in maniera inefficace. Salam e le comunità hanno chiesto spiegazioni, altri beneficiari (nel Terai) hanno scritto lettere. Tutto inutile, la risposta è stata “se non vi va bene spostiamo i programmi in altre zone”, alla faccia della “partnership” e del coinvolgimento delle comunità (formule scritte in tutti i siti e documento delle ONLUS). Salam onesto, membro delle comunità, magari con poco inglese è stato isolato.

Ora chi comanda sono i burocrati piazzati nell’ufficio di Kathmandu e scelti da incompetenti italiani; sono un battaglione di funzionari comprati da altre organizzazioni, mercenari abituati a fare niente e guadagnare tanto, incuranti e senza la minima conoscenza ed interesse nei progetti e nei villaggi.

L’ufficio da un organico di 6 persone è passato a venti, quadruplicando le spese di gestione. Clamorosamente fra i nuovi assunti non c’è neanche un Tamang (maggioranza della popolazione nella sede dei progetti). “Tutti i nuovi assunti appartengono a Shestra, Bhaun, Newari (le caste dominanti), tutti guadagnano cifre spropositate, hanno lab-tops gratuiti, macchine a disposizione, mi racconta ed elenca: Chanda Rai, country director stipendio 150.000 nrs.; Buddhi Man Shestra, nrs. 90.000; Lachi Singh, nrs. 90.000; Vishnu Shestra nrs 90.000; Rajesh Shestra nrs. 90.000; Poi altri 15 con stipendi che variano da nrs. 25.000 a 45.000. Il nuovo Presidente della Repubblica nepalese guadagna nrs. 70.000 al mese.

Molta di questa gente la conosco sono maneggioni stagionati che hanno vagato da un associazione all’altra (spesso e fortunatamente restando a spasso) per racimolare il miglior salario con la minore fatica. In sintesi sono feccia e costano il 50% (cioè euro 150.000) dei soldi inviati in Nepal da oltre 3500 famiglie italiane per sostenere a distanza bambini nepalesi.

E, il rappresentante italiano cosa fa, gli chiedo stupefatto. Pensa alla gmocca e confeziona finti reports da spedire in Italia, copiati da quelli precedenti, quando le cose funzionavano. Mi racconta che l’attività preferita è bivaccare negli alberghi a 5 stelle, organizzando inutili workshps. Poiché l’abitudine allo scrocco è regola, questa gente dorme negli hotels anche se abita a poche centinaia di metri di distanza. Io me ne torno a casa, abito a Kathmandu.

Gli occhi allungati di Salam tendono a spegnersi quando mi racconta queste vergogne e aggiunge prima davamo 2.50 rupie al giorno per l’integrazione alimentare ai bambini dell’asilo, oggi ne danno solo 1, malgrado tutti i costi siano aumentati. Con questa cifra non si compra neanche mezza scatola di biscotti. Con il costo di un lab top (computer) dato a questi “chor” (ladri) si assicurerebbero integrazioni alimentari per sei mesi a 800 bambini.

Questa gente, mi racconta, ha distrutto in poco più di un anno il rapporto di fiducia, partecipazione che avevo stabilito con le comunità. Avevamo iniziato a lavorare in modo diverso rispetto alle altre INGO, direttamente con le persone. Hanno fermato la capacità della gente dei villaggi di contribuire e partecipare al progetto, hanno diffuso pratiche e metodi corrotti.

Metodi che hanno incontrato resistenza da parte delle comunità, abituate a partecipare, a condividere, e allora hanno cercato di fare la cosa più semplice: trovare un altro posto per fare i progetti, secondo il loro metodo da intrallazzatori. Uno di questi delinquenti, Buddhi Man (noto incapace ex disoccupato) è andato dal parlamentare maoista chiedendogli di segnalargli un’altra organizzazione locale e area. Anche i maoisti, non certo delle pecorelle, si sono scandalizzati dalla proposta.

 Mi parla di un Training Center costruito a Thulo Parsel e pagato da un contadino del villaggio (non hanno raggiunto l’accordo per l’affitto della terra) poi, balbikas scuola costruita nel progettoperò, sul giornale italiano dell’organizzazione è comparso il Training Center come costruito da loro, per farsi belli davanti agli sponsors. Io ho distribuito la pagina del giornale nei villaggi per far vedere come lavora questa gente. scuola non finita a chapakoriA Chapakori hanno contribuito alla costruzione di una scuola, ma non l’hanno finita e adesso le pietre a secco (senza intonaco di cemento) rischiano di finire sulla testa dei bambini. Continua con insegnati licenziati, libri non distribuiti, classi di sostegno tagliate. Un massacro che mi lascia con le mani nei capelli.

 Penso con rabbia ai parassiti che parlano a vanvera negli uffici di Kathmandu, alle macchine che li trasportano a casa, mentre il povero Salam raggiunge a piedi e in bus i villaggi sorbendosi le lamentele della comunità. Io, conclude Salam, avevo messo sulla strada un bus ed ora è stato assalito dai banditi, come spesso succede nel Terai. Non c’è peggiore colpa che rubare il lavoro e il merito a qualcuno.

Questa storia triste non è isolata ma raccoglie diversi elementi comuni alle attività delle ONLUS/INGO.

 Il personale è selezionato in base ai rapporti d’amicizia (la massima parte degli annunci sono solo per dimostrare regolarità). Una volta assunto una persona questo si tira dietro amici, parenti e conoscenti. Nel migliore dei casi arrivano giovani volontari carichi d’entusiasmo ma privi di capacità (o alla solo ricerca di un certificato per guadagnare crediti universitari) o gente al primo lavoro o senza speranza di trovarne uno in Italia.

L’altro elemento comune è l’omertà. Nessuno critica l’andamento dei progetti per non perdere il posto e, nella sede centrale, per non perdere i finanziamenti. Malgrado gli innumerevoli sprechi e corruzioni anche i giornalisti, in Nepal raramente scrivono sulla inefficienza delle NU o delle INGO, perché queste sono possibili datori di lavoro per consulenze, pubblicazioni, communication office.

 Infine la forma, ciò che conta sopra ogni altra cosa sono i reports da consegnare ai donatori, le foto e gli articoli da pubblicare sui giornali italiani a beneficio degli sponsors. Grandi paroloni su governance, certificazione di qualità, senza pensare che, come tante volte accade nelle aziende profit queste sono solo marketing e che la qualità del lavoro la fanno le persone e il loro impegno, come ha fatto il povero Salam soffocato da uno sciame di parassiti.